“Il significato del Logos in Ratzinger;
le parole e le azioni che le parole
indicano!”
Spe Salvi
di
Ratzinger
Commento
al nono paragrafo
Il commento al nono paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi ci impone di capire il significato delle parole
che usa Ratzinger. Cosa significano le parole? Di
quali azioni sono manifestazione? Cosa intende Ratzinger
quando usa quelle parole?
Le parole e le intenzioni che manifestano. Il logos che
abbaglia creando le illusione di un reale che sta solo nell’immaginazione delle
persone. Alimentando l’immaginazione si controllano le azioni e le scelte delle
persone!
E’ importante comprendere il significato delle parole per non
cadere nelle illusioni e nelle disillusioni per aver creduto che “fosse ciò che
noi pensavamo fosse anziché prendere atto di ciò che era!”. Il fraintendimento
che si crea quando all’analisi si sostituisce la fede.
Innanzi tutto iniziamo a chiarire le citazioni che fa Ratzinger:
“Vi è
necessaria, infatti, la paziente perseveranza per compiere la volontà di dio e
conseguire ciò che vi è stato promesso.” Ebrei 10, 36
E
“Ma noi non
siamo di quelli che si sottraggono per la perdizione, bensì gente che sta salda
nella fede per salvare l’anima propria.” Ebrei 10, 39
In termini più spicci, tali citazioni, rientrano in ciò che
viene definito: “Esaltazione dell’oscurantismo!”.
La prima affermazione parte dal presupposto che “la volontà
di dio” sia oggetto manifestato in sé e non pura farneticazione lasciata
all’immaginazione di chi pensa che la sua volontà sia la volontà di dio.
Facciamo un esempio della volontà di dio traendolo dalla
sacra bibbia dei cristiani:
1) Non
lasciar vivere la maliarda;
2) Chi giace
con una bestia sia messo a morte;
3) Chi
sacrifica ad altri Dèi, fuorché al signore, sia punito con la morte;
Ordini del dio padrone dei cristiani dall’Esodo 22, 17-19
Secondo Ratzinger e il catechismo
della chiesa cattolica:
“Dio è
l’autore della Sacra Scrittura: La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica,
ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo
Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto l’ispirazione dello
Spirito Santo, hanno dio per autore e come tali sono stati consegnati alla
Chiesa.” Catechismo della Chiesa Cattolica, capitolo secondo, articolo 3
versetto 105 con citazione del Concilio Vaticano secondo.
Questa è, per la chiesa cattolica e per Ratzinger,
la volontà del suo dio. Manifestare questa volontà del suo dio porta Ratzinger e la chiesa cattolica a “conseguire ciò che le è
stato promesso”.
Per la chiesa cattolica, stando alle dichiarazioni di Ratzinger nella Spe Salvi,
perseguire il genocidio di chi la chiesa cattolica ritiene una maliarda, di chi
pratica una religione diversa dalla chiesa cattolica, di chi fa sesso in modo
non approvato dalla chiesa cattolica, DEVE ESSERE MESSO A MORTE. E questo per
permettere alla chiesa cattolica e ai suoi aderenti di conseguire ciò che il
loro dio ha promesso loro.
Per secoli la chiesa cattolica ha obbedito agli ordini del
suo dio muovendo guerra a chi non era cattolico o cristiano, a chi non faceva
sesso come la chiesa cattolica voleva, a chi riteneva “maliarda” in quanto
incarnazione del male. Massacrare le persone, la chiesa cattolica, lo ha
chiamato: “paziente perseveranza”. Perseverare nell’estirpare il male:
“Bartolomeo Bartoccio Eretico Pertinace – Adì detto – essendo
costituito nella suddetta carcere il detto giorno et condennato dall’ufitio della
santa Inquisitione alla morte Bartolomeo di Giovanni Bartoccio da Città di Castello per eretico pertinace et ustinato, quale perseverando
nella sua pessima ostinatione, non gli valse
persuasioni di Theologhi ne di dottori, ma sempre più
ostinato si dimostrò, al fine fu condotto in ponte, dove di nuovo fu
combattuto, ma non si potendo far profitto nessuno, fu abruciato
vivo, presenti quasi tutto il popolo di Roma.”
Tratto da:
“Il santo rogo e le sue vittime”.
Forse che nel bruciare vive le persone i Ratzinger
si sono sottratti per la perdizione?
Se non avessero bruciato vive le persone sarebbero andati
verso la perdizione: poteva la santa madre chiesa non bruciare vive le persone
e dannarsi?
La santa madre chiesa di Ratzinger
sta salda nella fede per salvare la propria anima e, allora, brucia vive le
persone. Le brucia vive fintanto che le norme della società civile le consentono
di farlo. Poi la società civile si ribella e altri principi diventano il suo
fondamento e alla santa madre chiesa cattolica si impedisce di farlo. Si
impedisce di bruciare vive le persone; le si impedisce di restare salda nella
fede; gli viene impedita la salvezza e portata alla dannazione.
Quale delitto ha commesso la società civile!
Così, mentre la santa madre chiesa cattolica bruciava le persone,
la rivolta delle perone nei confronti dell’orrore cristiano portava ad
elaborare quella Carta dei Diritti Fondamentali dei Cittadini Europei che,
proprio per il fatto di manifestare principi avversi alla volontà del dio
padrone dei cristiani, libera gli uomini dalle catene del dio padrone:
Quando il dio padrone dei cristiani ordina:
1) Non
lasciar vivere la maliarda; Esodo 22, 17
La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
contrappone:
Articolo 1 Dignità umana
La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata
e tutelata.
Articolo 2 Diritto alla vita
1. Ogni individuo ha
diritto alla vita.
2. Nessuno può essere
condannato alla pena di morte, né giustiziato.
Articolo 3 Diritto all'integrità
della persona
1. Ogni individuo ha
diritto alla propria integrità fisica e psichica.
Articolo 6 Diritto alla libertà e
alla sicurezza
Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.
Articolo 22 Diversità culturale,
religiosa e linguistica
L'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e
linguistica.
Quando il dio padrone dei cristiani ordina:
2) Chi giace
con una bestia sia messo a morte; Esodo 22, 18
La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
contrappone:
Articolo 21 Non discriminazione
1. È vietata qualsiasi
forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il
colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche,
la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi
altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la
nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.
Quando il dio padrone dei cristiani ordina:
3) Chi
sacrifica ad altri Dèi, fuorché al signore, sia punito con la morte; Esodo 22,
19
La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
contrappone:
Articolo 10 Libertà di pensiero, di
coscienza e di religione
1. Ogni individuo ha
diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto
include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di
manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o
collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento,
le pratiche e l'osservanza dei riti.
All’assolutismo dell’obbedienza alla volontà del dio padrone,
la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea contrappone il
relativismo dell’Essere Umano nella fruizione dei suoi diritti e l’assolutismo
dell’Unione Europea che della garanzia di quei diritti ai cittadini ne fa un dovere
sacro ed imprescindibile che impone alle Istituzioni.
Ed è a questo punto che Ratzinger
delinea il cristiano, obbediente ed asservito alla gerarchia della quale
manifesta la volontà a chi si fa servire, in contrapposizione all’uomo
consapevole nella società civile e davanti alla vita. Il cristiano obbedisce,
il cittadino vive le relazioni con il mondo riconoscendo agli oggetti del mondo
i suoi stessi diritti e i doveri che competono loro.
Il cristiano fa della promessa del suo dio (una promessa che
nella bibbia il suo stesso dio ha dimostrato quanto se ne freghi di mantenere
le promesse) fatta soltanto per costringere le persone alla sottomissione e
criminalizzarle quando, non vedendo la sua promessa realizzata, osano
affrontare con un minimo di dignità il loro futuro. Da qui si sostanzia il
concetto di “essere saldi nella fede” come manifestazione di delirio
psichiatrico che Ratzinger sottolinea affermando:
“Nella religiosità
dell'antico giudaismo questa parola veniva usata espressamente per l'attesa di
Dio caratteristica di Israele: per questo perseverare nella fedeltà a Dio,
sulla base della certezza dell'Alleanza, in un mondo che contraddice Dio.”
Israele aveva un dio che rompeva sistematicamente la sua
promessa; o meglio, le promesse del dio di Israele avevano lo scopo di impedire
alle persone di vivere la loro vita per sé stesse; integrarsi nella società in
cui vivevano; partecipare alle condizioni e alle contraddizioni sociali. Gli
Ebrei, attraverso il gioco del bastone e della carota, impedivano ai cittadini
di vivere la loro vita lasciandoli in una sospensione psichica di attesa della
realizzazione della promessa che, fallendo ad ogni generazione, ad ogni
generazione necessitava di essere rinnovata attraverso il dolore che le scelte
fanatiche degli ebrei (o fazioni di essi) imponevano all’intero popolo.
Non venivano rinnovati i diritti dell’uomo davanti al dio
padrone assoluto, ma mediante la sofferenza il dio padrone e assoluto imponeva
la sottomissione alla sua volontà. Una volontà che si esprimeva con la
derisione degli ebrei in quanto incapaci di pretendere che il loro dio
mantenesse le promesse (veri o fallaci che fossero) che aveva fatto.
Accettavano passivamente di essere colpevolizzati e criminalizzati per
giustificare le pretese volgari e parassite del loro dio che impediva loro di
affrontare la loro vita. Perseverando in questa fedeltà che distruggeva l’uomo
e le loro civiltà, sacrificavano la vita fisica e psichica dei loro figli
circoncidendoli. Marchiandoli affinché non avessero nessun luogo in cui
nascondersi e fossero costretti a confidare nella speranza che il loro dio, questa
volta, tenesse fede alla parola data. Come potevano gli ebrei non perseverare
quando i loro genitori provvedevano a marchiarli affinché non potessero
desistere dal perseverare?
La circoncisione, la marchiatura del bestiame umano, era la
certezza del dio padrone degli ebrei che il proprio bestiame avrebbe
perseverato.
Avrebbe perseverato nella disperazione in un mondo che
dimostrava che non solo il loro dio non esisteva, ma era l’incarnazione del
MALE; della distruzione dell’uomo. Il mondo, dimostrava e dimostra che il dio
dei cristiani e degli ebrei è il NEMICO DEL MONDO, il suo distruttore; la rappresentazione
dell’odio nei confronti della vita. Ma quando sei marchiato e la marchiatura è
tale da non poter essere nascosta, sei costretto a giustificarla davanti al
mondo come se fosse una tua scelta. E allora la giustifichi e la santifichi,
perché giustifichi e santifichi la violenza che hai subito e dalla quale non
sei più in grado di sottrarti. Sei bestiame posseduto che giustifica l’alleanza
con l’onnipotenza alla quale ti sei sottomesso e, feroce, aggredisci chi quell’onnipotenza mette in discussione.
Ed è esattamente ciò che afferma Ratzinger
quando dice:
“Nel Nuovo Testamento
questa attesa di Dio, questo stare dalla parte di Dio assume un nuovo
significato: in Cristo Dio si è mostrato. Ci ha ormai comunicato la « sostanza
» delle cose future, e così l'attesa di Dio ottiene una nuova certezza. È
attesa delle cose future a partire da un presente già donato. È attesa, alla
presenza di Cristo, col Cristo presente, del
completarsi del suo Corpo, in vista della sua venuta definitiva.”
“Lui ci ha mostrato”, afferma Ratzinger,
ma la qualità e la forma dell’oggetto dimostrato non viene definita. Perché?
Perché l’aspetto mostrato dai vangeli consiste nella distruzione del presente,
di ogni presente umano, che viene mostrato proprio attraverso la distruzione di
Gesù stesso. Non si tratta soltanto del fatto che il Gesù viene descritto nei vangeli con le finalità di portare
la guerra e l’odio fra le nazioni, ma la guerra che porta ha il fine della
distruzione di sé, di ogni sé, ogni individuo, che a sua imitazione deve essere
costretto nel dolore e nella sofferenza. Un dolore e una sofferenza che viene
santificata dalla chiesa cattolica sotto forma del sacrificio che porta a dio
attraverso la fede nelle speranza.
Il presente già donato di Ratzinger
è il presente che si nega alla vita. Il soggetto viene privato della
prospettiva di un futuro in quanto, il “futuro” di Ratzinger
ha la forma della distruzione incarnata nel “cristo presente”, nell’estensione
del dolore ad ogni Essere Umano costretto a vivere un’angoscia talmente assoluta
che può soltanto attendere la realizzazione della sua illusione per liberarsi
da uno stato presente terrifico e angosciante.
Questa volontà di distruzione del presente umano viene ben incarnata
nella distruzione operata dai cristiani nei confronti delle Antiche vestigia di
Grecia, Roma e dei popoli che venivano assoggettati. E’ ben visibile nelle
distruzioni totali e sistematiche delle civiltà dell’America Latina e
dell’Africa ad opera dei missionari cristiani. La volontà di distruzione è il
sostrato, l’umus, da cui si produce l’angoscia
dell’uomo e dal quale l’uomo è impedito ad uscire. La violenza con cui l’uomo è
mantenuto nell’angoscia viene esaltata da Ratzinger
come il comportamento eroico del cristiano che, angosciato, diffonde l’angoscia
in tutta la società civile. Questa volontà di diffondere l’angoscia e la
disperazione che ne consegue è definita da Ratzinger
come il comportamento eroico del cristiano. La libertà del cristiano consiste
nel PRETENDERE DI ESSERE SOTTOMESSO ED UBBIDIENTE E DI OBBLIGARE GLI ESSERI
UMANI AD ESSERE SOTTOMESSI ED UBBIDIENTI, COME LUI, AL SUO DIO PADRONE. Il
cristiano pretende la libertà di costruire terrore ed angoscia nella società
civile. La chiama: evangelizzazione!
Ratzinger censura chi non lo aiuta a praticare
l’odio sociale, dicendo:
“Con hypostole invece è espresso il sottrarsi di
chi non osa dire apertamente e con franchezza la verità forse pericolosa.
Questo nascondersi davanti agli uomini per spirito di timore nei loro confronti
conduce alla « perdizione »”
Chi non aiuta Ratzinger a praticare
l’odio sociale è colui che va verso la perdizione. Colui che non impone
angoscia e dolore nella società civile è colui che va verso la perdizione.
Colui che impone e rispetta i la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione
Europea è colui che va verso la perdizione.
C’è qualche cosa di perverso, di male e di cattivo, in quanto
detto da Ratzinger ed è espressione dell’odio per la
libertà delle persone. Dal momento che le società civili hanno decretato che
ogni soggetto deve sottomettersi alla legge e dal momento che Ratzinger non vuole sottomettersi alla legge in quanto
incarnazione del dio padrone, va da sé che chi va nella direzione indicata
dalla società civile, per Ratzinger, va verso la
perdizione: la perdizione che lui ha accolto distruggendo la sua vita quando si
è separato dalla vita e dal futuro sociale. Quel futuro sociale che per il
cristiano appare chiuso nella promessa irrealizzata ed
irrealizzabile del suo padrone davanti al quale rinuncia al suo futuro per
coltivare la distruzione di un “presente già donato”. Il futuro non sarà ciò
che il cristiano costruisce, ma ciò che il suo dio padrone donerà in quel
presente!
Infine Ratzinger conclude con una
chiamata alle armi:
« Dio non ci ha dato
uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza » – così invece
la Seconda Lettera a Timoteo (1,7) caratterizza con una bella
espressione l'atteggiamento di fondo del cristiano.”
Proviamo a leggere Timoteo 1, 7:
“Dio, infatti
non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma uno spirito di fortezza, d’amore e
di sobrietà. Non ti vergognare, dunque, della predicazione del vangelo, confidando
nella forza di dio che ci ha salvati e chiamati con una invocazione santa, non
per merito delle vostre opere, ma conforme al proprio disegno di grazia,
preparato per noi in cristo Gesù prima dei tempi
eterni, manifestato ora con l’apparizione del nostro salvatore cristo Gesù, che ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la
vita e l’immortalità per mezzo del vangelo di cui io sono stato stabilito
banditore, apostolo e maestro.” Seconda lettera a Timoteo 1, 7-11
Cosa sta dicendo Ratzinger?
Dio ha dato ai cristiani lo spirito della distruzione,
dell’assassinio, della volontà con cui costringere gli Esseri Umani alla
sofferenza per il suo piacere. Ma ciò che Ratzinger
omette di citare nella seconda lettera a Timoteo è ciò che segue alla frase che
lui cita. La vergogna del cristiano per essersi separato dalla società civile.
La vergogna del cristiano per il male che diffonde. La vergogna del cristiano
per il dolore e la sofferenza che impone alle persone che è la stessa vergogna
che oggi si impone a chi gestiva e faceva funzionare le camere a gas dei campi
di sterminio nazisti. La forza, che secondo Ratzinger
dio ha dato al cristiano, è la forza per sopportare il peso della vergogna che
le atrocità commesse dal cristiano gli inducono nei confronti della società
civile.
Non ti vergognare dei tuoi delitti, dice Ratzinger
nel citare la seconda lettera a Timoteo. A quei delitti sei stato chiamato con
una “vocazione santa” e non per merito delle tue opere, ma per il disegno
divino preparato per noi da cristo Gesù prima dei
tempi eterni. I tuoi delitti, dice Ratzinger, non
devono costringerti alla vergogna perché quei delitti sono voluti da cristo Gesù che ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la
vita. E allora, se cristo Gesù ha distrutto la morte
e ha fatto risplendere la vita, tutte le morti, tutte le atrocità che tu hai
fatto in nome di Gesù, non sono delle atrocità delle
quali ti devi vergognare perché Gesù ha distrutto la
morte e tu dunque non hai ucciso delle persone, ma le hai votate alla vita
eterna. Non devi essere condannato per delitti contro l’umanità, dice Ratzinger, ma sei un benemerito dell’umanità perché attraverso
i tuoi delitti, il tuo genocidio, le tue atrocità, hai fatto trionfare la
verità della vita eterna portata da Gesù. E io, dice Ratzinger, del genocidio, delle atrocità, delle sofferenze “sono
stato stabilito banditore, apostolo e
maestro.” Questo è il fine per cui il dio di Ratzinger
avrebbe dato ai cristiani: “...non uno spirito di timidezza, ma di forza, di
amore e di saggezza.”. Ratzinger chiama la volontà di
sterminio per imporre l’idea dell’onnipotenza del suo cristo Gesù, forza, amore e saggezza.
Basta intenderci sul significato che si vuole dare alle
parole!
Marghera, 22 dicembre 2007
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
9. Per comprendere più nel profondo questa
riflessione sulle due specie di sostanze – hypostasis
e
hyparchonta – e sui due modi di vita espressi con esse,
dobbiamo riflettere ancora brevemente su
due parole attinenti l'argomento, che si
trovano nel decimo capitolo della Lettera agli Ebrei. Si
tratta delle parole hypomone
(10,36) e hypostole (10,39). Hypomone si traduce normalmente con «
pazienza » – perseveranza, costanza. Questo
saper aspettare sopportando pazientemente le prove è
necessario al credente per poter « ottenere
le cose promesse » (cfr 10,36). Nella religiosità
dell'antico giudaismo questa parola veniva
usata espressamente per l'attesa di Dio caratteristica di
Israele: per questo perseverare nella
fedeltà a Dio, sulla base della certezza dell'Alleanza, in un
mondo che contraddice Dio. Così la parola
indica una speranza vissuta, una vita basata sulla
certezza della speranza. Nel Nuovo
Testamento questa attesa di Dio, questo stare dalla parte di Dio
assume un nuovo significato: in Cristo Dio
si è mostrato. Ci ha ormai comunicato la « sostanza »
delle cose future, e così l'attesa di Dio
ottiene una nuova certezza. È attesa delle cose future a partire
da un presente già donato. È attesa, alla
presenza di Cristo, col Cristo presente, del completarsi del
suo Corpo, in vista della sua venuta
definitiva. Con hypostole invece è
espresso il sottrarsi di chi
non osa dire apertamente e con franchezza la
verità forse pericolosa. Questo nascondersi davanti
agli uomini per spirito di timore nei loro
confronti conduce alla « perdizione » (Eb 10,39).
« Dio
non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma
di forza, di amore e di saggezza » – così invece la
Seconda Lettera a Timoteo (1,7)
caratterizza con una bella espressione l'atteggiamento di fondo del
cristiano.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!