L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento all'ottavo paragrafo

 Campi di stermino, galere, schiavitù

e la famiglia cristiana, sono elementi indispensabili per Ratzinger

per imporre la speranza nella fede.”

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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“Se gli Uomini non comprendono che ogni loro cellula è un individuo e non imparano ad ascoltarle, non avranno mai Coscienza dell'immenso che sta dentro di loro e dell'immenso da cui sono circondati.

Tanto minore sarà la loro consapevolezza e tanto più misere saranno le loro scelte di vita: spesso, implorando il dio padrone dei cristiani, saranno solo scelte di autodistruzione.

Cosa sono gli Esseri Umani, e tutti gli altri Esseri della Natura, se non il corpo di Hera, Giunone, l'Essere Natura?

Coscienza dentro Coscienza: solo se riuscirete a realizzare questo comprenderete il potere degli Stregoni!”

 

Per commentare il paragrafo otto dobbiamo ricorrere alla moderna ricerca scientifica. L’intero paragrafo è un’esaltazione del suicidio delle persone in funzione della “fede” imposta mediante la violenza. Una “fede” che se da  un lato annienta nell’individuo ogni prospettiva futura che non sia quella legata all’immaginazione fideistica, dall’altro lato fa della fede un elemento tanto totalizzante da trasformarlo in un elemento di distruzione nei confronti di chiunque non approvi tale fede.

Ratzinger inizia il paragrafo con un furto. Un furto che indigna in quanto ha la finalità di costringere il lettore a considerare gli Esseri Umani delle bestie senza relazioni con il mondo e privi di senso sociale.

Ratzinger inizia con una dichiarazione paranoica. Dice:

 

« Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere spogliati delle vostre sostanze (hyparchonton Vg: bonorum), sapendo di possedere beni migliori (hyparxin Vg: substantiam) e più duraturi ». Hyparchonta sono le proprietà, ciò che nella vita terrena costituisce il sostentamento, appunto la base, la « sostanza » per la vita sulla quale si conta. Questa « sostanza », la normale sicurezza per la vita, è stata tolta ai cristiani nel corso della persecuzione.”

 

E’ una dichiarazione di Paolo di Tarso che faceva a persone che mai erano state perseguitate per le opinioni religiose. Per il loro credo religioso. Dichiarazioni che la chiesa cattolica ha sempre usato per giustificare le persecuzioni, i massacri, i macelli, messi in atto nei confronti delle persone che non si sottomettevano al suo dio.  Si tratta di un’immagine che serve per afferrare la struttura emotiva delle persone e costringerle alla sottomissione.

In cosa consiste il gioco?

Fin da quando gli Esseri Umani sono diventati una specie che agiva in “branco”, alcuni milioni di anni or sono, hanno sviluppato, trasferendola sulla corteccia cerebrale, quella funzione di relazione empatica che hanno costruito nella pancia della madre. Quella capacità che consente alle persone di soggettivare le emozioni e le passioni del mondo, di vivere lo stesso dolore che dal mondo attorno a loro proviene. Vivere le stessa passioni e lo stesso dolore è possibile soltanto se viene focalizzata la loro attenzione e fissata, come fa Paolo di Tarso nel passo citato da Ratzinger, che invita ogni lettore ad immedesimarsi con delle “povere persone perseguitate per la loro fede” (e non per i loro delitti) e soggettivare psicologicamente una situazione che il lettore immagina. Si tratta di un trucco di rappresentazione emotiva molto usato dalle rappresentazioni cinematografiche melense o dai pubblicitari che, costruendo una situazione emotivamente struggente, costringono il lettore ad immedesimarsi psicologicamente. L’invenzione dei poveri martiri per giustificare il genocidio e la distruzione degli Esseri Umani è un’invenzione dei cristiani imposta attraverso i vangeli (dice il Gesù dei cristiani...voi siete malvagi perché avete ammazzato tutti i profeti fino a Zaccaria Ben Baracchia e i suoi figli, ecc. ecc.). Ma mentre i pubblicitari intendono solo sollecitare la vendita dei loro prodotti, Ratzinger e Paolo di Tarso intendono appropriarsi delle persone per usarle per i loro scopi dopo averle sottratte alla società civile. Infatti, nella scena proposta, ci sono delle persone sottratte alla società civile: persone in galera. Perchè? Non si dice. Non certo per le loro convinzioni religiose, secondo alcuni sono i prigionieri delle Guerre Giudaiche, ma a noi non interessa indagare. La situazione è chiaramente strumentale e funzionale per gli scopi della chiesa cattolica e di Ratzinger.

Proviamo a vedere la struttura del nostro cervello che Ratzinger vuole sfruttare per i suoi scopi:

 

La Repubblica del 26 luglio 2002

Articolo di Natalie Angier

“La bontà? Un vero piacere sta scritto nel cervello

“Siamo nati per collaborare con gli altri”

I ricercatori della Emory University di Atlanta hanno disegnato con la risonanza magnetica il primo ritratto “neurale” dei buoni sentimenti.

Che cosa fa bene come il cioccolato quando si scioglie in bocca o il denaro al sicuro in banca? In questi tempi di contagiosa avarizia e di sciabole sguainate, gli scienziati hanno scoperto che il semplice coraggioso atto di collaborare con qualcuno, o di preferire la fiducia al cinismo e la generosità all’egoismo, accende nel cervello un sentimento di gioia. Studiando l’attività neuronale di 36 giovani donne – anche se con gli uomini si sarebbero ottenuti gli stessi risultati – alle prese col “dilemma del prigioniero” (gioco di laboratorio nel quale i partecipanti devono scegliere fra differenti strategie di cooperazione o di avidità come raggiungere il loro guadagno), i ricercatori hanno scoperto che quando le donne preferivano la collaborazione all’interesse personale i loro circuiti mentali si riempivano di gioia e di piacere. I ricercatori, alla Emory University di Atlanta, hanno utilizzato la risonanza magnetica per osservare quello che potrebbe essere definito il primo ritratto della bontà sul cervello. I segnali più forti, infatti, sono stati registrati in presenza di alleanze e mutua collaborazione, e nelle medesime aree cerebrali che rispondono positivamente ai dolci, a un bel viso, alla cocaina, e ad un indefinito numero di piaceri leciti ed illeciti. “E’ confortante. Questa scoperta – ha dichiarato lo psichiatra autore dell’esperimento, Gregory Berns – conferma che siamo programmati per collaborare gli uni con gli altri”.

Lo studio, tra i primi ad impiegare la tecnologia della risonanza magnetica, dimostra che la profondità e l’ampiezza dell’altruismo umano, la volontà a rinunciare al tornaconto personale a vantaggio del bene comune superando di gran lunga i comportamenti studiati in altre specie molto socializzate come gli scimpanzé e i delfini. A differenza dei test che dimostra quanto conti la minaccia della punizione nella cooperazione, le nuove scoperte provano che le persone collaborano perché così facendo si sentono meglio.  Analizzando lo scanner delle risonanze si è notato come nelle giocatrici “collaborative” si attivavano due vaste aree del cervello ricche di neuroni reattivi alla dopamina, la sostanza chimica che regola la dipendenza. La prima di queste due aree è lo stato antero-ventrale, nella zona centrale del cervello, sopra al midollo spinale. L’altra è la corteccia orbito-frontale, proprio sopra gli occhi.

L’impulso a collaborare è dunque innato negli Esseri Umani e rafforzato dalla piacevole sensazione  cerebrale. Ma perché? Per gli antropologi fu lo spirito di squadra e la capacità a collaborare che conferirono ai nostri antenati un vantaggio incalcolabile per la sopravvivenza. (traduzione di Anna Bissanti).”

 

Si tratta di una forma di risposta alle interazioni emotive dell’individuo con il mondo, in questo caso, con gli individui della società civile che il singolo individuo ha separato in un insieme, in cui si riconosce, dall’insieme umano. Una forma empatica comune alla specie che non solo percepisce le tensioni emotive del mondo e tende a rispondere, ma immette emozioni nel mondo proprio per provocare delle risposte. E’ la tecnica distruttiva del “buon Samaritano”. Si bastonano le persone per poter costruire pietismo per il loro dolore e sfruttare il loro dolore per stimolare emozioni compassionevoli nelle persone. Emozioni compassionevoli che inibiscono le tensioni che portano gli Esseri Umani a chiedere giustizia. Quel senso di giustizia che, costruito come pulsione cerebrale fin da quando eravamo delle scimmie arboricole, ci permette di rivendicare, anche in maniera feroce, il rispetto della nostra persona e delle persone che rispondono alle nostre pulsioni emotive.

 

La condizione necessaria, da cui si dispiega la logica di Ratzinger, è la GALERA. Il CAMPO DI STERMINIO come base dell’esistenza umana. Come organizzazione della società civile.

Questa esistenza, come la schiavitù del caso di Giuseppina Bakhita, è l’ideale sociale dal quale prende il via la speranza ratzingeriana. La speranza di Ratzinger non consiste nel modificare le condizioni di vita degli Esseri Umani affinché non siano sottoposti al campo di sterminio, alla schiavitù o alla galera, ma consiste proprio nel poter gestire, per il proprio tornaconto, la condizione fisica degli Esseri Umani costretti nel campo di sterminio, nella galera o alla schiavitù. Una condizione, quella del campo di sterminio, che non deve aver possibilità di modificazione. Solo così l’individuo cessa di agire verso l’esterno per interiorizzare la propria condizione di sterminando e sovrapporre la condizione psichica della dipendenza. Una condizione psichica di dipendenza che viene mantenuta mediante la coercizione fisica. Una volta che la coercizione fisica si cala nella struttura psichica della persona, tale condizione la rende incapace di affrontare la sua oggettività anche quando quell’oggettività le consentirebbe di liberarsi dalla coercizione.

 

Esiste un meccanismo di “cortocircuitazione” della struttura cerebrale della “collaborazione” attraverso la “compassione”. Questo “cortocircuito” è dovuto al fatto che anziché considerare l’individuo parte di un insieme sociale, l’individuo considera l’insieme sociale in funzione di sé stesso. Questo “in funzione di sé stesso” è la speranza di essere il sé stesso che si immagina! Il sé stesso nelle grazie di un onnipotente padrone, il sé stesso figlio del dio padrone, il sé stesso “bambino scambiato in culla, ma figlio di genitori ricchi e potenti”. La speranza ratzingeriana si impone mediante quel meccanismo neurologico attraverso il quale l’individuo rifiuta la realtà nella quale vive e immagina (o desidera) una realtà diversa nella quale fuggire da un presente ossessivo.

 

Il problema sociale posto dall’Enciclica Spe Salvi diventa, appunto, la necessità di imporre una società che induca ossessione negli individui al fine di costringere le persone a fuggire. Ma dal momento che l’idea ratzingeriana è quella di una società ossessiva nella quale non vi sia nessun luogo fisico in cui fuggire, rimane soltanto lo spazio psichico dell’immaginazione raggiungibile soltanto mediante la speranza imposta per fede.

 

Il meccanismo neuronale, su citato, cortocircuita in presenza di condizioni fisiche tanto totalizzanti da condizionare la struttura emotiva dell’individuo. La famiglia cristiana, la galera e il campo di sterminio, sono le condizioni che portano ad una manipolazione psichico-emotiva così profonda da ottenere il risultato della speranza imposta mediante la fede.

 

Prelevo da un NG di discussioni pubblico l’autostoria di Elena X. per riuscire a comprendere come i problemi imposti mediante la coercizione emotiva le impediscano di affrontare la vita e come tutta la farneticazione di Ratzinger altro non sia che uno svolgimento logico in esaltazione del presupposto da cui tale svolgimento parte: la schiavitù, la galera e il campo di sterminio, che vede nell’organizzazione della famiglia cristiana l’attuazione delle condizioni proprie della galera, della schiavitù e dei campi di sterminio (tutti gli omicidi in famiglia ne sono una testimonianza).

Dal link "Elena" <...> ha scritto nel messaggio news:47682f58$0$36443$4fafbaef@reader5.news.tin.it... Finché il messaggio sarà reperibile nel gruppo pubblico di discussione: free.it.religioni.cristianesimo

 

9- anni autolesionismo di mia madre, che simula una fattura per vendicarsi di mia nonna. Mia madre reduce da un dopoguerra che gli ha strappato padre che l'adorava e un fratello in età giovanile. Mio padre la trascura, mia madre non ce la fa più, si taglia,di nascosto ....io ero la + grande e due fratellini più piccoli di cui uno malato di nanismo iposfisario: perdo mia madre in un età in cui per evoluzione affettiva si cerca il modello che funga da sostegno.

Esorcista in casa, avrò il terrore del demonio sino all'età di 27 anni quando conoscendo il R.N.S. Dio mi libererà da questa ossessione. Comincia il calvario, la mia adolescenza è minata da una affettività malata, arretrata rispetto alla mia razionalità che invece è in linea con la crescita.

M'*innamoro* dell'amicizia .... ma di persone del mio stesso sesso, non v'erano problemi per me era solo amicizia, ma erano relazioni strane morbose, non capivo e non mi chiedevo il perchè, non potevo capire.

19 anni incontro una ragazza con problemi simili ma con esperienze diverse, il tarlo che rodeva raggiunge l'osso grazie a Dio ( se non fosse accaduto non avrei mai conosciuto i miei nemici)...1^ esperienza omosessuale. 5 anni di storia. un inferno vissuto a casa mia, perchè lei era senza dimora... con una storia famigliare disastrosa alle spalle.

27 anni vinco un concorso al Ministero interni, prima sede Ravenna. Mi allontano da casa mia. la mia partner mi lascia .. torno e mi ritrovo senza casa...e senza colei nella quale avevo riposto la mia vita. Nel frattempo entra in gioco un'altra storia con un'altra lei.. 2 mesi e di nuovo sola... scoppio....

Ringraziando Dio a Ravenna conosco un gruppo del Rinnovamento dello Spirito.... e qui una suora laica... che si prende cura di me... troppo...

Ricovero in clinica neurologica: esaurimento, non riesco più a parlare.. incontro uno psichiatra grazie a Dio cristiano ^__^ e assieme a lui comincio a vedere dentro me....

Ma le violenze subite in età infantile sono ancora lì... comincia il mio autolesionismo: Ingestione di farmaci per gridare aiuto: 8 lavande gastriche. Mi rendo conto che è uno squallido gioco .... e ci provo sul serio ingerisco 35 pastiglie di Largactil un sedativo senza antidoto: Semicoma...

In seguito mi recido un nervo e un tendine con una lametta.

In questo marasma incontro un tunisino, sadico e violento, lo sposo per far si che riesca a venire in Italia, vado in Tunisia .. costui mi violenta fisicamente....

Dio mi strappa anche a quest'orrore....

35 anni incontro il più grande amore della mia vita un tossicodipendente, con lui vivrò una storia tanto densa di amore e dolore che lo stesso dolore si muta in solo amore....

Prego Dio perchè non riesco a rimanere incinta (sino ad allora non avevo mai usato anticoncezionali) pensavo di essere sterile.

Dopo 2 mesi rimango incinta. Ero la donna più felice di questo mondo. Ma lui continuava a farsi e bere.

Un gioco orrido del destino , cado in psicosi da gravidanza, o io o il bambino, il medico dice l'unica strada è l'interruzione. Oggi ricordo il mio bambino come un esserino informe che non ho saputo difendere....

Dio dov'era ? Ebbene Dio c'era !

Dio c'è! Io proclamo a gran voce che Dio mi ama !

le mie testimonianze in questa marea di dolore...della sua mano le trovate nell'altro news.

Dio non è un'illusione... per me è la vita!

Mia madre è ammalata di cancro oggi... forse non ha più molta vita.... anni fa non riuscivo a starle nemmeno vicina, rivivevo l'impotenza da bambina, oggi l'amo più di me stessa.

Non la perderò più ... Dio ha permesso che guarissi dal non perdono.

Ha timbrato la mia vita con la Sua presenza d'amore.... questo è quanto.e sino a che avrò un filo di voce ... griderò che Gesù Cristo è Il Signore!

Un Dio d'amore.... che non vuole la sofferenza delle sue creature... ma che al contrario ne sventa la maggiore...

si Dio è amore !

avevo postato la mia storia per condividere... sapevo che avrei rischiato ma non immaginavo...tanta disumanità... davvero non c'è Dio NON C'E' NULLA NON C'E NEPPURE L'UOMO!

Elena

 

La condizione di Elena suscita un moto di solidarietà. Quella solidarietà che scatta nel nostro cervello come patrimonio di specie quando si costruisce una ”unità di intenti” con la persona che racconta le sue disgrazie. Ma per farlo è necessario soggettivare il dolore di Elena, una soggettivazione che implica il blocco, nell’individuo, di tutte le azioni che potrebbero modificare la situazione affinché altre “Elena” non siano più costrette a costruire la “speranza” attraverso la disperazione della loro esistenza. Quando qualcuno mette in atto delle azioni affinché la situazione che produce la disperazione manifestata da Elena non si riproduca, cessa la relazione empatica e cessa la soggettivazione del dolore che percepisce da Elena. Anche Elena stessa potrebbe superare il suo dolore analizzando il meccanismo che l’ha portata a soggettivare la speranza attraverso la disperazione, ma, se facesse questo, le aumenterebbe l’ansia e la paura di perdere quel “Gesù Cristo è Il Signore” si trasforma nel grido di disperazione di chi è terrorizzato a cambiare il proprio stato.”

 

Quando nell’NG pubblico di discussione avverto Elena che userò la sua storia come esempio nell’analisi dell’ottavo paragrafo alla Spe Salvi di Ratzinger, mi trovo sommerso di e-mail di questo tenore (ne prelevo una):

 

"Elena" <....> ha scritto nel messaggio news:476a3a13$0$37204$4fafbaef@reader3.news.tin.it...

> Sei un TESTA di CAZZO VERME SCHIFOSO FIGLIO di una buona donna

> 

 

Perché questa reazione? Una reazione a prescindere, senza sapere né che cosa avrei scritto, né che cosa avrei detto? Eppure la storia l'ha pubblicata lei, in un NG pubblico e messa a disposizione degli internettiani. E' come se Freud non parlasse dei casi clinici che incontra nel suo lavoro di analisi psicoanalitica. D'altro canto nessuno può individuare Elena a meno che Elena non voglia riconoscere sé stessa. Perché, dunque, tanta rabbia?

Perché ciò che viene messo in discussione è il dio onnipotente che si chiama Elena. E’ la speranza di onnipotenza che io ho messo in discussione. Io non la considero una persona che ha idee diverse o una visione diversa della vita, ma una persona malata, una disperata, che investe l’intera sua sfera emotiva in un delirio di onnipotenza che identifica in un’immaginazione che chiama Gesù o dio. Quanti morti, quanti stermini, ha fatto nel corso della storia questo delirio disperato prima che si iniziasse a confinarlo nelle problematiche psichiatriche.

 

E’ la disperazione di Ratzinger che, calata nelle persone e rese le persone incapaci di affrontare la loro vita perché schiave di una morale imposta, possono finalmente diventare le vittime sacrificate al suo dio in quanto, la loro incapacità e impotenza, le rende schiave della fede e della speranza: come chi gioca al lotto (l’apparato cerebrale che si attiva è lo stesso e si soddisfa con dosi di eroina o dosi di sottomissione emotiva alla speranza).

Ratzinger non condanna la schiavitù che la chiesa cattolica ha elevato a manifestazione e volontà del suo dio; né condanna i campi di sterminio che la chiesa cattolica ha sempre esaltato (vedi quello di Carlo Magno e dei 4.500 Pagani Sassoni) e nemmeno l’uso della galera e della tortura che per la chiesa cattolica e i cristiani erano doveri sacri (vedi l’inquisizione).

E’ difficile per la chiesa cattolica ottenere le condizioni affinché le masse diventino come tante Elene se non costruendo delle condizioni di vita atroci che si possono ottenere nella famiglie cristiane, ma, soprattutto, attraverso l’uso della galera, dei campi di sterminio e della schiavitù imposta all’intera società. Quell’ideologia assolutista che Ratzinger contrappone continuamente al relativismo Costituzionale o al relativismo della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Uomo propria dell’Onu.

 

Ciò che la chiesa cattolica sa perfettamente è che quando si mettono in atto delle azioni per rimuovere le condizioni che generano la disperazione (schiavitù, campi di sterminio, galere, ecc.) la “compassione” nei confronti di chi soffre si attenua, sparisce, per sostituirsi alla “compassione per chi agisce per lo stesso intento”. In quel momento non sei più in grado di costruire miseria chiedendo alle perone di soffrire della miseria che hai costruito. Nel momento in cui chiedi all’insieme sociale di soggettivare il tuo dolore, il tuo rattrappimento su te stesso, diventi il nemico da colpire! Diventi colui che si erge a padrone che impone all’insieme di organizzarsi in funzione del tuo dolore. Sei individuato immediatamente come colui che ha costruito e usa la miseria e la sofferenza per i propri propositi. Sia che questa miseria l’abbia costruita in e per sé stesso, sia che l’abbia imposta ad altri (vedi i missionari cristiani). Quando avvenivano i rivolgimenti sociali o le rivolte sociali, il pietismo veniva spazzato via anche negli atteggiamenti degli individui.

Per questo motivo, nella storia, ogni volta che si sono cambiate le condizioni di vita delle persone si è sempre combattuto la chiesa cattolica. E ogni volta che migliori condizioni di libertà venivano raggiunte, la chiesa cattolica, i cristiani, hanno sempre aggirato le regole per continuare ad imporre miseria.

Imporre miseria e disperazione significa costringere le persone a soggettivare la loro speranza, ma solo se le persone non hanno nessuna speranza di modificare il loro stato fisico presente.

 

Afferma Ratzinger:

 

. Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Lì la nuova « sostanza » si è comprovata realmente come «sostanza », dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente «sostanza » ed è una « sostanza » che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una « prova » che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il « filosofo » e il « pastore » che ci indica che cosa è e dove sta la vita.”

 

Innanzi tutto l’affermazione di Ratzinger è un falso storico. Francesco d’Assisi era un criminale usato dal Ratzinger del tempo per aggredire militarmente le persone.

Di tutti i movimenti del Libero Spirito, dieci li bruci vivi e uno lo usi!

Colui che usi, Francesco d’Assisi, è responsabile di tutti quelli che, nel frattempo e attraverso lui, hai fatto bruciare vivi. Non si tratta soltanto dei Catari, degli Albigesi o dei Valdesi, ma di tutti i movimenti che fra il 1100 e il 1300 hanno spinto gli Esseri Umani ad uscire dall’orrore e dal terrore cattolico. Proprio per preservare il criminale Francesco d’Assisi la chiesa cattolica ha provveduto a distruggere ogni biografia in circolazione per far circolare solo la sua versione. Mecco Sacconi (o Dominico Savi) non è forse stato bruciato vivo grazie all’uso di Francesco d’Assisi? E le accuse ai Begardi e alle Beghine? Stuprare la storia per continuare a stuprare le persone è il desiderio e l’attività di Ratzinger nei “moderni Istituti e Movimenti religiosi” in cui si stuprano bambini (vedi le migliaia di processi in tutto il mondo) il cui fine è portare sofferenza e distruzione sociale; vedi l’attività dei missionari cattolici e l’attuale aggressione, proprio con la scrittura della Spe Salvi, alle Nazioni Unite e ai loro sforzi per ricostruire il benessere sociale là dove la chiesa cattolica lo ha distrutto per il suo potere.

La promessa del cristo di Ratzinger si realizza là dove c’è la distruzione della società civile; dove c’è la distruzione del benessere sociale. E’ il significato della parabola di Gesù che invita il ricco ad abbandonare le ricchezze e a prendere la sua croce. In quella parabola Ratzinger coglie il vero significato dell’insegnamento cristiano: ridurre la società civile in miseria, condurla alla disperazione, per spacciare la sua speranza come la dose di eroina che placa la crisi di astinenza.

Indubbiamente, Ratzinger ha ragione sul fatto che la crisi di astinenza dell’eroinomane conduce alla speranza che la dose di eroina metta fine al suo tormento: solo nella fede nella dose di eroina la crisi di astinenza dell’eroinomane vede: “la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza”. Esattamente come la dose di eroina!

Marghera, 20 dicembre 2007

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Recita l’ottavo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

8. Questa spiegazione viene ulteriormente rafforzata e rapportata alla vita concreta, se consideriamo

il versetto 34 del decimo capitolo della Lettera agli Ebrei che, sotto l'aspetto linguistico e

contenutistico, è collegato con questa definizione di una fede permeata di speranza e la prepara. Qui

l'autore parla ai credenti che hanno subito l'esperienza della persecuzione e dice loro: « Avete preso

parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere spogliati delle vostre sostanze

(hyparchonton Vg: bonorum), sapendo di possedere beni migliori (hyparxin Vg: substantiam) e

più duraturi ». Hyparchonta sono le proprietà, ciò che nella vita terrena costituisce il sostentamento,

appunto la base, la « sostanza » per la vita sulla quale si conta. Questa « sostanza », la normale

sicurezza per la vita, è stata tolta ai cristiani nel corso della persecuzione. L'hanno sopportato,

perché comunque ritenevano questa sostanza materiale trascurabile. Potevano abbandonarla, perché

avevano trovato una « base » migliore per la loro esistenza – una base che rimane e che nessuno

può togliere. Non si può non vedere il collegamento che intercorre tra queste due specie di «

sostanza », tra sostentamento o base materiale e l'affermazione della fede come « base », come «

sostanza » che permane. La fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul

quale l'uomo può poggiare e con ciò il fondamento abituale, l'affidabilità del reddito materiale,

appunto, si relativizza. Si crea una nuova libertà di fronte a questo fondamento della vita che solo

apparentemente è in grado di sostentare, anche se il suo significato normale non è con ciò

certamente negato. Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova « sostanza » che ci è stata

donata, si è rivelata non solo nel martirio, in cui le persone si sono opposte allo strapotere

dell'ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo. Essa si

è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco

d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di

Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone

sofferenti nel corpo e nell'anima. Lì la nuova « sostanza » si è comprovata realmente come «

sostanza », dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che

vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente «

sostanza » ed è una « sostanza » che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure,

questo loro agire e vivere è di fatto una « prova » che le cose future, la promessa di Cristo non è

soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il « filosofo » e il « pastore » che

ci indica che cosa è e dove sta la vita.

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!