Spe
Salvi
di
Ratzinger
Commento
al quarto paragrafo
“Il
bisogno di Ratzinger dello schiavismo come necessità emotiva
e
l’intoppo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”
Per riuscire a capire il senso religioso, etico e morale,
esposto nel quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi è necessario allacciarsi
alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il cui valore e la cui
attualità le Nazioni Unite hanno ribadito proprio in antitesi all’attacco
portato all’etica umana da Ratzinger attraverso questa enciclica.
Scrive la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel
preambolo per le cui considerazioni si rende importante tale dichiarazione:
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i
membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili,
costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel
mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti
dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità,
e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di
parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato
come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano
protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a
ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e
l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti
amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello
Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel
valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della
donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore
di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in
cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei
diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste
libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi
impegni;
Questo preambolo elenca le necessità per le quali è
importante fare una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo.
Ed è contro questo Preambolo che Ratzinger scrive il quarto
paragrafo dell’enciclica Spe Salvi.
Dopo una breve premessa, sulla quale torneremo, Ratzinger
introduce il suo discorso con una truffa retorica. Dice Ratzinger:
“Non è difficile
rendersi conto che l'esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata
anche l'esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù
nell'epoca del cristianesimo nascente.”
Ciò che Bakhita ha sofferto, lo ha sofferto SOTTO IL GIOGO
CRISTIANO! Lo ha sofferto nelle guerre che i cristiani hanno scatenato al fine
di distruggere le società civili africane. Distruggere il loro quotidiano al
fine di costruire disperazione e poter spacciare speranza attraverso una fede manifestata
dall’autodistruzione psicologica delle persone. Bakhita è stata torturata dai
cristiani. Callisto Legnani era un cattolico che nel 1882 comperava e vendeva
persone! Il meccanismo sociale in cui era coinvolta Bakhita era quello
cristiano, cattolico, monoteista.
La truffa di Ratzinger consiste nella diffamazione delle
antiche civiltà durante il periodo del cristianesimo nascente. E’ la stessa
truffa che per centinaia d’anni è stata fatta da quel becero figuro che è
Agostino di Ippona attraverso un altro truffatore come Orosio.
Il cristianesimo ha sempre giustificato la sua apparizione
non tanto con le stragi e col genocidio che fece, ma col fatto che portava una
sorta di “buona novella”, un modo diverso di vivere la società civile. A
prescindere dalla menzogna di ciò, il cristianesimo ha elevato la schiavitù
delle Antiche Civiltà da fattore sociale a manifestazione della volontà del suo
dio. La schiavitù, nel cristianesimo, diventa la VERITA’ alla quale ci si
sottomette e dalla quale non si può prescindere.
La schiavitù è quella “cittadinanza della verità sull’uomo”
che Ratzinger riafferma come valore universale alle Ong cristiane.
Il valore sociale intrinseco dell’ideologia cristiana.
Per questo motivo Ratzinger spande tanta energia per
distinguere il padrone buono dal padrone cattivo e si rallegra quando un suo
schiavo (già perché Ratzinger si pensa il dio padrone in terra, non è forse lui
che ha abolito il Limbo con cui i cattolici hanno sempre terrorizzato i non
battezzati? Mica il suo dio!) è sottoposto ad un padrone buono.
Nel cristianesimo, per la verità, non esiste nessuna
relazione fra gli uomini che non sia quella di padrone e schiavo.
“Nessun servo
può servire a due padroni; infatti o disprezzerà l’uno e amerà l’altro, o si
affezionerà a questo e trascurerà quello. Voi non potete servire dio e alle
ricchezze”. Luca 16, 13
Non esiste, nel Gesù di Nazareth, una società civile, né
esiste il rispetto per l’uomo e per il suo essere un soggetto sociale. Tutto
viene disprezzato salvo lui stesso, figlio del dio padrone e, pertanto,
padrone. Nei vangeli, nel cristianesimo, l’uomo non è concepito in nessun altro
modo se non come schiavo e quando si ribella alla sua condizione di schiavitù,
per il vangelo, per il Gesù, è il suo tentativo di sostituirsi al padrone, di
sostituirsi a dio. Non esiste, nel cristianesimo, nessun elemento dottrinale
che metta l’Essere Umano al centro degli interessi della vita. L’uomo, per il
cristiano, è solo una bestia a disposizione del suo dio all’interno di una
gerarchia di padroni di cui il suo dio, e il suo rappresentate supremo
(appunto, Ratzinger), si rappresentano come padroni dei padroni: “il papa è l’unico uomo a cui gli Imperatori
baciano i piedi!”.
Un inganno di Ratzinger; un suo modo di truffare le persone
collocando un’esperienza in una società cristiana, quella di Bakhita, tentando
di deresponsabilizzare il cristianesimo e facendo credere (spacciando mediante
un’imposizione di fede) che la tortura delle persone fosse una pratica comune
prima dell’avvento del cristianesimo.
Al contrario, il cristianesimo portò la tortura sistematica
nelle società civili, la elevò a pratica del controllo sociale facendo della
tortura e della vessazione fisica e morale delle persone metodo e dottrina con
cui imporre la sua religione e CENTINAIA di MILIONI di individui morirono e
furono sottomessi a feroci vessazioni:
“Nel 1480-1500 i Portoghesi
riescono a penetrare in Guinea grazie a “trattati” stipulati dai missionari in
modo ingannevole con i capitribù.”
“Nel 1505 Kilwa resiste ai
missionari e alla conquista. Viene saccheggiata e rasa al suolo mentre i
missionari benedicono il massacro.”
“Nel 1508 i missionari
inviati in Congo avviano una propria tratta degli schiavi.”
Nel 1529 i portoghesi
mettono a fuoco e saccheggiano Mombasa per rappresaglia alle sommosse popolari
contro invasori e missionari. Il traffico degli schiavi ha spopolato le regioni
del Congo.
“Nel 1534 Sao Tomé, sede
principale della tratta [degli schiavi], è dichiarata città e centro
arcivescovile sotto i missionari bianchi.”
“Nel 1540 il Vaticano tenta
una colonizzazione militare dell’allora regno etiopico di Ambara-Galla-Harar.”
“Nel 1553 una nuova
missione gesuita giunge a Mbanza, nel Congo, dove si occupa ancora di traffico
degli schiavi.”
“Nel 1600 Francisco de
Almeida, i gesuiti e i coloni sono i padroni assoluti delle coste dell’angola.
Non ancora dell’interno. In questo periodo il traffico degli schiavi
rappresenta l’80% delle esportazioni dall’Angola.”
“Nel 1628 i missionari
ampliano la propria influenza e hanno il sopravvento sulla resistenza africana.
Nuove terre sono conquistate in Africa Orientale.”
“Nel 1633 il cardinale
Richelieu concede per dieci anni il monopolio per il commercio degli schiavi ad
una compagnia di Rouen, la “Compagnia Senegalese di Dieppe e di Rouen”.”
“Nel 1650 i missionari
della “Zambesia” sono demoralizzati dalla prolungata resistenza africana. I
domenicani dispongono di enormi proprietà terriere e di manodopera di schiavi
neri. I gesuiti intensificano la propria partecipazione alla tratta degli
schiavi in Angola e diventano latifondisti come in Mozzambico. La Compagnia di
Gesù ha una flotta di navi private per il commercio degli schiavi.”
“Nel 1660 i cappuccini
stabiliti nelle colonie portoghesi riferiscono di una diffusa ostilità degli
africani nei loro confronti. Solo da Goréé, nei 200 anni che seguono, verranno
“esportati” 20 milioni di schiavi.”
“Nel 1676 le rivolte contro
i missionari, latifondisti e schiavisti, costringono il vescovado portoghese ad
abbandonare San Salvador nell’Angola settentrionale.”
“Nel 1700 25 milioni di
africani sono stati massacrati dall’inizio della tratta. Lo schiavismo e i
missionari si riappropriano dell’Angola, ma la parte settentrionale del paese e
San Salvador sono praticamente deserte, spopolate dalla tratta. I missionari,
che hanno capito tutto, attribuiscono il declino dell’Africa alla resistenza
africana.”
“Nel
Cronologia
tratta dal Libro Nero del cristianesimo di Jacolo Fo’
Il cristianesimo, dice Ratzinger, non è una dottrina di
liberazione dell’uomo e cita, a tal proposito Spartaco dicendo:
“Il cristianesimo non
aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco,
in lotte cruente, aveva fallito.”
Che Spartaco abbia fallito nei suoi propositi personali,
appare ovvio. A Spartaco non era preziosa la società civile. Era preziosa la
sua libertà personale, solo che anziché coltivarla come ideale, si è illuso di
diventare padrone di Roma. Dalle guerre servili dell’evo antico, alla
condizione sociale dell’impero esiste un’evoluzione all’interno della società
civile:
“Molto probabilmente
erano liberti anche i proprietari terrieri con nome di familiae imperiali che
vivevano in altre città e nelle regioni suburbane d’Italia i quali non hanno
lasciato indicazioni relative al proprio incarico e che, dobbiamo ritenere,
avevano rotto i contati con l’amministrazione di palazzo e quella statale. In
alcuni casi essi menzionano chiaramente le loro proprietà. In una iscrizione
del 71 d.c. a Sinuessa viene menzionata la villa di un liberto dell’imperatore;
nella regione di Capena c’era il podere del liberto di Vespasiano, il cui
figlio venne eletto edile questore della città; il liberto Aithalis possedette
dei giardini in Roma.” (da La schiavitù nell’Italia Imperiale)
La civiltà Romana si era avviata verso l’abolizione della schiavitù
prima dell’avvento del cristianesimo. Non per questioni morali, ma per
questioni economiche.
L’evoluzione del sistema sociale fu possibile soltanto perché
la schiavitù era una condizione relativa al lavoro e non era elevata a
manifestazione della volontà di nessun dio.
Ciò che noi dobbiamo sottolineare è sia il desiderio delle
persone di rimuovere gli ostacoli che limitano la loro libertà, sia le società
civili che di quella rimozione diventano le beneficiarie facendo della libertà
personale una ricchezza sociale.
Ciò che danneggia una società, o gli uomini della società, VA
SEMPRE CENSURATO, ma non si può usare quella censura per aggravare le
condizioni di vita dell’intera società. Che molti schiavi vedessero nel
cristianesimo una liberazione dalla loro condizione, non viene messo in
discussione, ma che il cristianesimo fosse portatore di libertà sociale, non
era vero. Con il cristianesimo la schiavitù passa da una relazione sociale a
manifestazione della verità del dio e viene, in questa veste sia riproposta che
usata come modello di gestione delle relazioni fra le persone. Non si era più
schiavi soltanto come relazione di lavoro, ma si era schiavi “con tutto il
cuore e con tutta l’anima”. Non si era più sottoposti al padrone, ma il padrone
andava “amato”.
E’ la riaffermazione della schiavitù, la “scoperta
rivoluzionaria” che fa il cristianesimo. Dice Ratzinger:
“Ciò che Gesù, Egli
stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso:
l'incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così
l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù
e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.”
Gesù, secondo Ratzinger, usa la schiavitù per i propri scopi
collocandosi come il padrone di tutti i padroni, “l'incontro col Signore di tutti i signori”, e imponendo agli
schiavi una “speranza” che poteva imporsi proprio attraverso le sofferenze
della schiavitù. Per questo trasformava di dentro la persona rendendola una
schiava ancor più sottomessa “con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima”.
Se le società schiaviste usavano catene per legare gli uomini, il cristianesimo
usa quelle catene per imporre altre catene, catene emotive, con cui
giustificare sia le catene fisiche che il trionfo delle emozioni incatenate
nella speranza.
La rivoluzione cristiana, per Ratzinger, è dunque il trionfo
dello schiavismo e non la ribellione sterile e inefficace dei Spartaco o dei
Barabba. Vedremo in un secondo tempo come Ratzinger definirà quelle ribellioni
che, invece, si caleranno nella società civile costruendo le libertà delle
persone, delle società, fino alle Costituzioni attuali. Per ora limitiamoci ad
analizzare la dottrina di Ratzinger per ciò che egli, con la Spe Salvi, vuole
dire e cosa, con questa, vuole imporre alla società civile.
Gli intendimenti schiavistici di Ratzinger appaiono chiari
nella sua citazione alla lettera a Filemone il cui testo così interpreta:
“Ciò che di nuovo era
avvenuto appare con massima evidenza nella Lettera di san Paolo a
Filemone. Si tratta di una lettera molto personale, che Paolo scrive nel
carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone – appunto
Filemone. Sì, Paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo
fa non ordinando, ma pregando: « Ti supplico per il mio figlio che ho generato
in catene [...] Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore [...] Forse per questo è
stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più
però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo » (Fm
10-16). Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra
loro come padroni e schiavi, in quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati
tra loro fratelli e sorelle – così i cristiani si chiamavano a vicenda. In
virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso
Spirito e ricevevano insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del Signore.
Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società
dal di dentro.”
Ratzinger, nel citare la lettera a Filemone, omette il senso
della farneticazione di Paolo di Tarso là dove dice a Filemone:
“Io, Paolo,
lo scrivo di mio proprio pugno: pagherò; per non dirti che tu devi a me anche
te stesso.” Filemone 19
In sostanza, Paolo si riteneva il padrone di Filemone e in
diritto di ordinare a Filemone quello che lui voleva. Una raccomandazione
personale in disprezzo della situazione sociale. A Paolo di Tarso non
interessava il benessere dell’uomo, ma quell’uomo, che gli era utile a lui come
padrone, in disprezzo a tutti gli altri uomini che vivevano la medesima
situazione speciale.
Quando Ratzinger dice:
“Gli uomini che,
secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni e schiavi, in
quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle”
In realtà sta negando l’uguaglianza degli Esseri Umani perché
il loro essere “fratelli e sorelle” di un’unica chiesa fissa le loro relazioni
secondo lo stato civile. Appunto di schiavi e padroni. Una fissazione della
schiavitù nello stato civile proprio assicurata dal fatto che la speranza,
manifestata attraverso la fede, impone di non modificare le relazioni civili:
lo stato di schiavitù.
Dice Paolo di Tarso:
“Ognuno sia
soggetto alle autorità superiori; poiché non c’è un’autorità che non venga da
dio, e quelle che esistono sono costituite da dio. Perciò chi si oppone
all’autorità resiste all’ordine stabilito da dio; e coloro che resistono
attirano la condanna sopra sé stessi.” Romani 13, 1
Secondo Ratzinger gli uomini si rapportano fra loro da
padroni e schiavi proprio per la volontà di dio. E’ la volontà di dio che fa
gli uomini padroni e schiavi e la speranza li fissa nel loro stato di schiavitù
imponendo loro di obbedire ai loro padroni come se il loro padrone fosse il
dio.
Questo è il terrore di Ratzinger per la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo. Quella carta sovverte l’ordine imposto dal
suo dio proprio quando lui, Ratzinger, è diventato il rappresentante del suo
stesso dio in terra: il padrone dei padroni. Infatti, la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’uomo afferma:
Nessun individuo potrà
essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta
degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Tutti sono eguali
dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale
tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro
ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi
incitamento a tale discriminazione.
Uguali! Compreso il dio padrone e Ratzinger stesso! Io dio
padrone, Ratzinger, Gesù, ogni singolo individuo è compreso nell’uguaglianza
sociale! Uguale a quello che Ratzinger considera il suo schiavo e per
estensione l’umanità come insieme di individui suoi schiavi in quanto, lui si
pensa di essere il dio padrone, hanno ognuno fra loro (Ratzinger compreso) gli
stessi diritti e gli stessi doveri. Doveri che come uomo Ratzinger non mette in
atto tentando di distruggere i diritti degli altri uomini a maggior gloria del
suo dio padrone che ha meno diritti di fronte alla legge di un singolo
individuo del consesso umano. Proprio per questo Ratzinger deve riuscire a
convincere gli Esseri Umani che devono ritornare ad essere schiavi del suo
padrone come Paolo di Tarso fa nei confronti dello schiavo che rimanda a
Filemone. Citando questa lettera di Paolo di Tarso, Ratzinger dice alle persone
che si sono sottratte alla schiavitù del suo dio padrone che devono tornare
sottomessi al loro padrone.
Piuttosto squallido!
Per sottolineare questo aspetto, dice Ratzinger:
“ la società presente
viene riconosciuta dai cristiani come una società impropria; essi appartengono
a una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata.”
La società democratica, la società Costituzionale, viene
considerata dai cristiani come una società impropria avendo rifiutato
l’ordinamento schiavistico imposto dal suo dio padrone. Il cristiano non
appartiene alla società Costituzionale, non è uguale agli altri cittadini al di
sotto della legge, il cristiano è, come dice Paolo di Tarso, al di fuori della
legge, morto alla legge. Il cristiano può imporre le relazioni schiaviste là
dove le leggi delle società impongono diritti e doveri ed uguaglianza nei
diritti e nei doveri. E’ un modo per rivendicare la costituzione di
organizzazioni mafiose ad opera dei cristiani sottraendo i cittadini
dall’essere dei soggetti di diritto Costituzionale. Organizzazioni che
rivendicano il diritto di far del male alle donne privandole del dovere di
abortire, privandole del diritto alla gestione del loro corpo, privando le
famiglie del diritto all’autodeterminazione, privando i bambini degli strumenti
per affrontare in modo consapevole il loro futuro.
Il cristiano va verso la società nuova immaginata dalla
speranza indotta dalla schiavitù imposta agli Esseri Umani attraverso il
dominio nella società civile. Una speranza che è manifestazione della
disperazione fisica nella quale i cristiani costringono gli Esseri Umani. E
l’anticipazione è quel terrore e quello stridor di denti a cui i cristiani,
quando possono violare le norme della convivenza civile, costringono le persone
indifese.
Torniamo ora a comprendere l’introduzione che Ratzinger fa
del quarto paragrafo quando inizia scrivendo:
“Prima di affrontare
la domanda se l'incontro con quel Dio che in Cristo ci ha mostrato il suo Volto
e aperto il suo Cuore possa essere anche per noi non solo « informativo », ma
anche «performativo », vale a dire se possa trasformare la nostra vita così da
farci sentire redenti mediante la speranza che esso esprime, torniamo ancora
alla Chiesa primitiva.”
La necessità di Ratzinger di ripristinare la schiavitù
sociale, esaltarla, e censurare le Costituzioni occidentali, nascono da questa
esigenza: costringere le persone ad una vita così miserevole da costringerle
all’incontro con quel dio che, per Ratzinger, in cristo ha mostrato il suo
volto. Il volto sanguinario di colui che si compiace della sofferenza. Una
sofferenza che Ratzinger vuole imporre alle persone al fine di suscitare in
loro quella compassione, quella compartecipazione, al dolore rappresentato dal
crocifisso e imposto mediante la violenza da impedire loro di individuare
quelle soluzioni, nella società civile, capaci di portarle fuori dal dolore, in
una diversa organizzazione nei confronti del loro futuro. Per Ratzinger diventa
un dovere religioso distruggere le società civili, le regole democratiche,
perché solo in quel modo la sofferenza può essere imposta alle persone. Una
sofferenza che si esalta in Ratzinger quando glorifica la schiavitù delle
persone a sé stesso in quanto padrone dei padroni.
Per questo motivo Ratzinger vede nella Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo e in chi la vuole applicare nella vita civile
e sociale, rivendicandola, i peggiori nemici. Nemici di quel dio che in cristo
ha mostrato il volto dell’odio e della crudeltà nei confronti degli Esseri
Umani.
Quando qualcuno si chiede, riferendosi al dio dei cristiani,;
“Dov’era dio quando c’erano i campi di sterminio nazisti?”. La risposta è
semplice, lapalissiana: “Il dio dei cristiani gestiva quei campi di sterminio e
si dilettava a girare i rubinetti delle camere a gas!” Ogni nazista era un
cristiano e proprio perché era un cristiano poteva essere un nazista: anche lui
padrone delle persone!
Marghera, 03 dicembre 2007
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive
Ratzinger nel quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:
Il concetto di speranza basata sulla fede
nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva
4. Prima di affrontare la domanda se
l'incontro con quel Dio che in Cristo ci ha mostrato il suo
Volto e aperto il suo Cuore possa essere
anche per noi non solo « informativo », ma anche «
performativo », vale a dire se possa
trasformare la nostra vita così da farci sentire redenti mediante
la speranza che esso esprime, torniamo
ancora alla Chiesa primitiva. Non è difficile rendersi conto
che l'esperienza della piccola schiava
africana Bakhita è stata anche l'esperienza di molte persone
picchiate e condannate alla schiavitù
nell'epoca del cristianesimo nascente. Il cristianesimo non
aveva portato un messaggio
sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotte cruente,
aveva fallito. Gesù non era Spartaco, non
era un combattente per una liberazione politica, come
Barabba o Bar-Kochba. Ciò che Gesù, Egli
stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di
totalmente diverso: l'incontro col Signore
di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così
l'incontro con una speranza che era più
forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo
trasformava dal di dentro la vita e il
mondo. Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima
evidenza nella Lettera di san Paolo a
Filemone. Si tratta di una lettera molto personale, che Paolo
scrive nel carcere e affida allo schiavo
fuggitivo Onesimo per il suo padrone – appunto Filemone.
Sì, Paolo rimanda lo schiavo al suo padrone
da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando:
« Ti supplico per il mio figlio che ho
generato in catene [...] Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore [...]
Forse per questo è stato separato da te per
un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più
però come schiavo, ma molto più che schiavo,
come un fratello carissimo » (Fm 10-16). Gli uomini
che, secondo il loro stato civile, si
rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri
dell'unica Chiesa sono diventati tra loro
fratelli e sorelle – così i cristiani si chiamavano a vicenda.
In virtù del Battesimo erano stati
rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano
insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del
Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le
stesse, questo cambiava la società dal di dentro.
Se la Lettera agli Ebrei dice che i cristiani quaggiù
non hanno una dimora stabile, ma cercano
quella futura (cfr Eb 11,13-16; Fil 3,20), ciò è tutt'altro
che un semplice rimandare ad una prospettiva
futura: la società presente viene riconosciuta dai
cristiani come una società impropria; essi
appartengono a una società nuova, verso la quale si
trovano in cammino e che, nel loro
pellegrinaggio, viene anticipata.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!