L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quarto paragrafo

“Il bisogno di Ratzinger dello schiavismo come necessità emotiva

e l’intoppo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Per riuscire a capire il senso religioso, etico e morale, esposto nel quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi è necessario allacciarsi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il cui valore e la cui attualità le Nazioni Unite hanno ribadito proprio in antitesi all’attacco portato all’etica umana da Ratzinger attraverso questa enciclica.

Scrive la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel preambolo per le cui considerazioni si rende importante tale dichiarazione:

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

 

Questo preambolo elenca le necessità per le quali è importante fare una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo.

Ed è contro questo Preambolo che Ratzinger scrive il quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi.

Dopo una breve premessa, sulla quale torneremo, Ratzinger introduce il suo discorso con una truffa retorica. Dice Ratzinger:

Non è difficile rendersi conto che l'esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata anche l'esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù nell'epoca del cristianesimo nascente.”

Ciò che Bakhita ha sofferto, lo ha sofferto SOTTO IL GIOGO CRISTIANO! Lo ha sofferto nelle guerre che i cristiani hanno scatenato al fine di distruggere le società civili africane. Distruggere il loro quotidiano al fine di costruire disperazione e poter spacciare speranza attraverso una fede manifestata dall’autodistruzione psicologica delle persone. Bakhita è stata torturata dai cristiani. Callisto Legnani era un cattolico che nel 1882 comperava e vendeva persone! Il meccanismo sociale in cui era coinvolta Bakhita era quello cristiano, cattolico, monoteista.

La truffa di Ratzinger consiste nella diffamazione delle antiche civiltà durante il periodo del cristianesimo nascente. E’ la stessa truffa che per centinaia d’anni è stata fatta da quel becero figuro che è Agostino di Ippona attraverso un altro truffatore come Orosio.

Il cristianesimo ha sempre giustificato la sua apparizione non tanto con le stragi e col genocidio che fece, ma col fatto che portava una sorta di “buona novella”, un modo diverso di vivere la società civile. A prescindere dalla menzogna di ciò, il cristianesimo ha elevato la schiavitù delle Antiche Civiltà da fattore sociale a manifestazione della volontà del suo dio. La schiavitù, nel cristianesimo, diventa la VERITA’ alla quale ci si sottomette e dalla quale non si può prescindere.

La schiavitù è quella “cittadinanza della verità sull’uomo” che Ratzinger riafferma come valore universale alle Ong cristiane.

Il valore sociale intrinseco dell’ideologia cristiana.

Per questo motivo Ratzinger spande tanta energia per distinguere il padrone buono dal padrone cattivo e si rallegra quando un suo schiavo (già perché Ratzinger si pensa il dio padrone in terra, non è forse lui che ha abolito il Limbo con cui i cattolici hanno sempre terrorizzato i non battezzati? Mica il suo dio!) è sottoposto ad un padrone buono.

Nel cristianesimo, per la verità, non esiste nessuna relazione fra gli uomini che non sia quella di padrone e schiavo.

 

“Nessun servo può servire a due padroni; infatti o disprezzerà l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà a questo e trascurerà quello. Voi non potete servire dio e alle ricchezze”. Luca 16, 13

 

Non esiste, nel Gesù di Nazareth, una società civile, né esiste il rispetto per l’uomo e per il suo essere un soggetto sociale. Tutto viene disprezzato salvo lui stesso, figlio del dio padrone e, pertanto, padrone. Nei vangeli, nel cristianesimo, l’uomo non è concepito in nessun altro modo se non come schiavo e quando si ribella alla sua condizione di schiavitù, per il vangelo, per il Gesù, è il suo tentativo di sostituirsi al padrone, di sostituirsi a dio. Non esiste, nel cristianesimo, nessun elemento dottrinale che metta l’Essere Umano al centro degli interessi della vita. L’uomo, per il cristiano, è solo una bestia a disposizione del suo dio all’interno di una gerarchia di padroni di cui il suo dio, e il suo rappresentate supremo (appunto, Ratzinger), si rappresentano come padroni dei padroni:  “il papa è l’unico uomo a cui gli Imperatori baciano i piedi!”.

Un inganno di Ratzinger; un suo modo di truffare le persone collocando un’esperienza in una società cristiana, quella di Bakhita, tentando di deresponsabilizzare il cristianesimo e facendo credere (spacciando mediante un’imposizione di fede) che la tortura delle persone fosse una pratica comune prima dell’avvento del cristianesimo.

Al contrario, il cristianesimo portò la tortura sistematica nelle società civili, la elevò a pratica del controllo sociale facendo della tortura e della vessazione fisica e morale delle persone metodo e dottrina con cui imporre la sua religione e CENTINAIA di MILIONI di individui morirono e furono sottomessi a feroci vessazioni:

 

“Nel 1480-1500 i Portoghesi riescono a penetrare in Guinea grazie a “trattati” stipulati dai missionari in modo ingannevole con i capitribù.”

“Nel 1505 Kilwa resiste ai missionari e alla conquista. Viene saccheggiata e rasa al suolo mentre i missionari benedicono il massacro.”

“Nel 1508 i missionari inviati in Congo avviano una propria tratta degli schiavi.”

Nel 1529 i portoghesi mettono a fuoco e saccheggiano Mombasa per rappresaglia alle sommosse popolari contro invasori e missionari. Il traffico degli schiavi ha spopolato le regioni del Congo.

“Nel 1534 Sao Tomé, sede principale della tratta [degli schiavi], è dichiarata città e centro arcivescovile sotto i missionari bianchi.”

“Nel 1540 il Vaticano tenta una colonizzazione militare dell’allora regno etiopico di Ambara-Galla-Harar.”

“Nel 1553 una nuova missione gesuita giunge a Mbanza, nel Congo, dove si occupa ancora di traffico degli schiavi.”

“Nel 1600 Francisco de Almeida, i gesuiti e i coloni sono i padroni assoluti delle coste dell’angola. Non ancora dell’interno. In questo periodo il traffico degli schiavi rappresenta l’80% delle esportazioni dall’Angola.”

“Nel 1628 i missionari ampliano la propria influenza e hanno il sopravvento sulla resistenza africana. Nuove terre sono conquistate in Africa Orientale.”

“Nel 1633 il cardinale Richelieu concede per dieci anni il monopolio per il commercio degli schiavi ad una compagnia di Rouen, la “Compagnia Senegalese di Dieppe e di Rouen”.”

“Nel 1650 i missionari della “Zambesia” sono demoralizzati dalla prolungata resistenza africana. I domenicani dispongono di enormi proprietà terriere e di manodopera di schiavi neri. I gesuiti intensificano la propria partecipazione alla tratta degli schiavi in Angola e diventano latifondisti come in Mozzambico. La Compagnia di Gesù ha una flotta di navi private per il commercio degli schiavi.”

“Nel 1660 i cappuccini stabiliti nelle colonie portoghesi riferiscono di una diffusa ostilità degli africani nei loro confronti. Solo da Goréé, nei 200 anni che seguono, verranno “esportati” 20 milioni di schiavi.”

“Nel 1676 le rivolte contro i missionari, latifondisti e schiavisti, costringono il vescovado portoghese ad abbandonare San Salvador nell’Angola settentrionale.”

“Nel 1700 25 milioni di africani sono stati massacrati dall’inizio della tratta. Lo schiavismo e i missionari si riappropriano dell’Angola, ma la parte settentrionale del paese e San Salvador sono praticamente deserte, spopolate dalla tratta. I missionari, che hanno capito tutto, attribuiscono il declino dell’Africa alla resistenza africana.”

“Nel 1707 in Sudafrica uno schiavo capeggia una rivolta. I missionari olandesi, a scopo dimostrativo, straziano quattro schiavi con la tortura della ruota e strangolano una schiava con le loro mani.”

Cronologia tratta dal Libro Nero del cristianesimo di Jacolo Fo’

 

Il cristianesimo, dice Ratzinger, non è una dottrina di liberazione dell’uomo e cita, a tal proposito Spartaco dicendo:

Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotte cruente, aveva fallito.”

 

Che Spartaco abbia fallito nei suoi propositi personali, appare ovvio. A Spartaco non era preziosa la società civile. Era preziosa la sua libertà personale, solo che anziché coltivarla come ideale, si è illuso di diventare padrone di Roma. Dalle guerre servili dell’evo antico, alla condizione sociale dell’impero esiste un’evoluzione all’interno della società civile:

 

“Molto probabilmente erano liberti anche i proprietari terrieri con nome di familiae imperiali che vivevano in altre città e nelle regioni suburbane d’Italia i quali non hanno lasciato indicazioni relative al proprio incarico e che, dobbiamo ritenere, avevano rotto i contati con l’amministrazione di palazzo e quella statale. In alcuni casi essi menzionano chiaramente le loro proprietà. In una iscrizione del 71 d.c. a Sinuessa viene menzionata la villa di un liberto dell’imperatore; nella regione di Capena c’era il podere del liberto di Vespasiano, il cui figlio venne eletto edile questore della città; il liberto Aithalis possedette dei giardini in Roma.” (da La schiavitù nell’Italia Imperiale)

 

La civiltà Romana si era avviata verso l’abolizione della schiavitù prima dell’avvento del cristianesimo. Non per questioni morali, ma per questioni economiche.

L’evoluzione del sistema sociale fu possibile soltanto perché la schiavitù era una condizione relativa al lavoro e non era elevata a manifestazione della volontà di nessun dio.

Ciò che noi dobbiamo sottolineare è sia il desiderio delle persone di rimuovere gli ostacoli che limitano la loro libertà, sia le società civili che di quella rimozione diventano le beneficiarie facendo della libertà personale una ricchezza sociale.

Ciò che danneggia una società, o gli uomini della società, VA SEMPRE CENSURATO, ma non si può usare quella censura per aggravare le condizioni di vita dell’intera società. Che molti schiavi vedessero nel cristianesimo una liberazione dalla loro condizione, non viene messo in discussione, ma che il cristianesimo fosse portatore di libertà sociale, non era vero. Con il cristianesimo la schiavitù passa da una relazione sociale a manifestazione della verità del dio e viene, in questa veste sia riproposta che usata come modello di gestione delle relazioni fra le persone. Non si era più schiavi soltanto come relazione di lavoro, ma si era schiavi “con tutto il cuore e con tutta l’anima”. Non si era più sottoposti al padrone, ma il padrone andava “amato”.

 

E’ la riaffermazione della schiavitù, la “scoperta rivoluzionaria” che fa il cristianesimo. Dice Ratzinger:

 

Ciò che Gesù, Egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l'incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.”

 

Gesù, secondo Ratzinger, usa la schiavitù per i propri scopi collocandosi come il padrone di tutti i padroni, “l'incontro col Signore di tutti i signori”, e imponendo agli schiavi una “speranza” che poteva imporsi proprio attraverso le sofferenze della schiavitù. Per questo trasformava di dentro la persona rendendola una schiava ancor più sottomessa “con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima”. Se le società schiaviste usavano catene per legare gli uomini, il cristianesimo usa quelle catene per imporre altre catene, catene emotive, con cui giustificare sia le catene fisiche che il trionfo delle emozioni incatenate nella speranza.

La rivoluzione cristiana, per Ratzinger, è dunque il trionfo dello schiavismo e non la ribellione sterile e inefficace dei Spartaco o dei Barabba. Vedremo in un secondo tempo come Ratzinger definirà quelle ribellioni che, invece, si caleranno nella società civile costruendo le libertà delle persone, delle società, fino alle Costituzioni attuali. Per ora limitiamoci ad analizzare la dottrina di Ratzinger per ciò che egli, con la Spe Salvi, vuole dire e cosa, con questa, vuole imporre alla società civile.

Gli intendimenti schiavistici di Ratzinger appaiono chiari nella sua citazione alla lettera a Filemone il cui testo così interpreta:

 

Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima evidenza nella Lettera di san Paolo a Filemone. Si tratta di una lettera molto personale, che Paolo scrive nel carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone – appunto Filemone. Sì, Paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando: « Ti supplico per il mio figlio che ho generato in catene [...] Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore [...] Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo » (Fm 10-16). Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle – così i cristiani si chiamavano a vicenda. In virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le stesse, questo cambiava la società dal di dentro.”

 

Ratzinger, nel citare la lettera a Filemone, omette il senso della farneticazione di Paolo di Tarso là dove dice a Filemone:

 

“Io, Paolo, lo scrivo di mio proprio pugno: pagherò; per non dirti che tu devi a me anche te stesso.” Filemone 19

 

In sostanza, Paolo si riteneva il padrone di Filemone e in diritto di ordinare a Filemone quello che lui voleva. Una raccomandazione personale in disprezzo della situazione sociale. A Paolo di Tarso non interessava il benessere dell’uomo, ma quell’uomo, che gli era utile a lui come padrone, in disprezzo a tutti gli altri uomini che vivevano la medesima situazione speciale.

Quando Ratzinger dice:

Gli uomini che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle”

In realtà sta negando l’uguaglianza degli Esseri Umani perché il loro essere “fratelli e sorelle” di un’unica chiesa fissa le loro relazioni secondo lo stato civile. Appunto di schiavi e padroni. Una fissazione della schiavitù nello stato civile proprio assicurata dal fatto che la speranza, manifestata attraverso la fede, impone di non modificare le relazioni civili: lo stato di schiavitù.

Dice Paolo di Tarso:

 

“Ognuno sia soggetto alle autorità superiori; poiché non c’è un’autorità che non venga da dio, e quelle che esistono sono costituite da dio. Perciò chi si oppone all’autorità resiste all’ordine stabilito da dio; e coloro che resistono attirano la condanna sopra sé stessi.” Romani 13, 1

 

Secondo Ratzinger gli uomini si rapportano fra loro da padroni e schiavi proprio per la volontà di dio. E’ la volontà di dio che fa gli uomini padroni e schiavi e la speranza li fissa nel loro stato di schiavitù imponendo loro di obbedire ai loro padroni come se il loro padrone fosse il dio.

Questo è il terrore di Ratzinger per la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Quella carta sovverte l’ordine imposto dal suo dio proprio quando lui, Ratzinger, è diventato il rappresentante del suo stesso dio in terra: il padrone dei padroni. Infatti, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo afferma:

 

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

 

Uguali! Compreso il dio padrone e Ratzinger stesso! Io dio padrone, Ratzinger, Gesù, ogni singolo individuo è compreso nell’uguaglianza sociale! Uguale a quello che Ratzinger considera il suo schiavo e per estensione l’umanità come insieme di individui suoi schiavi in quanto, lui si pensa di essere il dio padrone, hanno ognuno fra loro (Ratzinger compreso) gli stessi diritti e gli stessi doveri. Doveri che come uomo Ratzinger non mette in atto tentando di distruggere i diritti degli altri uomini a maggior gloria del suo dio padrone che ha meno diritti di fronte alla legge di un singolo individuo del consesso umano. Proprio per questo Ratzinger deve riuscire a convincere gli Esseri Umani che devono ritornare ad essere schiavi del suo padrone come Paolo di Tarso fa nei confronti dello schiavo che rimanda a Filemone. Citando questa lettera di Paolo di Tarso, Ratzinger dice alle persone che si sono sottratte alla schiavitù del suo dio padrone che devono tornare sottomessi al loro padrone.

Piuttosto squallido!

 

Per sottolineare questo aspetto, dice Ratzinger:

 

la società presente viene riconosciuta dai cristiani come una società impropria; essi appartengono a una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che, nel loro  pellegrinaggio, viene anticipata.”

 

La società democratica, la società Costituzionale, viene considerata dai cristiani come una società impropria avendo rifiutato l’ordinamento schiavistico imposto dal suo dio padrone. Il cristiano non appartiene alla società Costituzionale, non è uguale agli altri cittadini al di sotto della legge, il cristiano è, come dice Paolo di Tarso, al di fuori della legge, morto alla legge. Il cristiano può imporre le relazioni schiaviste là dove le leggi delle società impongono diritti e doveri ed uguaglianza nei diritti e nei doveri. E’ un modo per rivendicare la costituzione di organizzazioni mafiose ad opera dei cristiani sottraendo i cittadini dall’essere dei soggetti di diritto Costituzionale. Organizzazioni che rivendicano il diritto di far del male alle donne privandole del dovere di abortire, privandole del diritto alla gestione del loro corpo, privando le famiglie del diritto all’autodeterminazione, privando i bambini degli strumenti per affrontare in modo consapevole il loro futuro.

Il cristiano va verso la società nuova immaginata dalla speranza indotta dalla schiavitù imposta agli Esseri Umani attraverso il dominio nella società civile. Una speranza che è manifestazione della disperazione fisica nella quale i cristiani costringono gli Esseri Umani. E l’anticipazione è quel terrore e quello stridor di denti a cui i cristiani, quando possono violare le norme della convivenza civile, costringono le persone indifese.

 

Torniamo ora a comprendere l’introduzione che Ratzinger fa del quarto paragrafo quando inizia scrivendo:

 

Prima di affrontare la domanda se l'incontro con quel Dio che in Cristo ci ha mostrato il suo Volto e aperto il suo Cuore possa essere anche per noi non solo « informativo », ma anche «performativo », vale a dire se possa trasformare la nostra vita così da farci sentire redenti mediante la speranza che esso esprime, torniamo ancora alla Chiesa primitiva.”

 

La necessità di Ratzinger di ripristinare la schiavitù sociale, esaltarla, e censurare le Costituzioni occidentali, nascono da questa esigenza: costringere le persone ad una vita così miserevole da costringerle all’incontro con quel dio che, per Ratzinger, in cristo ha mostrato il suo volto. Il volto sanguinario di colui che si compiace della sofferenza. Una sofferenza che Ratzinger vuole imporre alle persone al fine di suscitare in loro quella compassione, quella compartecipazione, al dolore rappresentato dal crocifisso e imposto mediante la violenza da impedire loro di individuare quelle soluzioni, nella società civile, capaci di portarle fuori dal dolore, in una diversa organizzazione nei confronti del loro futuro. Per Ratzinger diventa un dovere religioso distruggere le società civili, le regole democratiche, perché solo in quel modo la sofferenza può essere imposta alle persone. Una sofferenza che si esalta in Ratzinger quando glorifica la schiavitù delle persone a sé stesso in quanto padrone dei padroni.

Per questo motivo Ratzinger vede nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e in chi la vuole applicare nella vita civile e sociale, rivendicandola, i peggiori nemici. Nemici di quel dio che in cristo ha mostrato il volto dell’odio e della crudeltà nei confronti degli Esseri Umani.

Quando qualcuno si chiede, riferendosi al dio dei cristiani,; “Dov’era dio quando c’erano i campi di sterminio nazisti?”. La risposta è semplice, lapalissiana: “Il dio dei cristiani gestiva quei campi di sterminio e si dilettava a girare i rubinetti delle camere a gas!” Ogni nazista era un cristiano e proprio perché era un cristiano poteva essere un nazista: anche lui padrone delle persone!

Marghera, 03 dicembre 2007

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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30175 Marghera - Venezia

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Scrive Ratzinger nel quarto paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva

4. Prima di affrontare la domanda se l'incontro con quel Dio che in Cristo ci ha mostrato il suo

Volto e aperto il suo Cuore possa essere anche per noi non solo « informativo », ma anche «

performativo », vale a dire se possa trasformare la nostra vita così da farci sentire redenti mediante

la speranza che esso esprime, torniamo ancora alla Chiesa primitiva. Non è difficile rendersi conto

che l'esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata anche l'esperienza di molte persone

picchiate e condannate alla schiavitù nell'epoca del cristianesimo nascente. Il cristianesimo non

aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario come quello con cui Spartaco, in lotte cruente,

aveva fallito. Gesù non era Spartaco, non era un combattente per una liberazione politica, come

Barabba o Bar-Kochba. Ciò che Gesù, Egli stesso morto in croce, aveva portato era qualcosa di

totalmente diverso: l'incontro col Signore di tutti i signori, l'incontro con il Dio vivente e così

l'incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo

trasformava dal di dentro la vita e il mondo. Ciò che di nuovo era avvenuto appare con massima

evidenza nella Lettera di san Paolo a Filemone. Si tratta di una lettera molto personale, che Paolo

scrive nel carcere e affida allo schiavo fuggitivo Onesimo per il suo padrone – appunto Filemone.

Sì, Paolo rimanda lo schiavo al suo padrone da cui era fuggito, e lo fa non ordinando, ma pregando:

« Ti supplico per il mio figlio che ho generato in catene [...] Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore [...]

Forse per questo è stato separato da te per un momento, perché tu lo riavessi per sempre; non più

però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo » (Fm 10-16). Gli uomini

che, secondo il loro stato civile, si rapportano tra loro come padroni e schiavi, in quanto membri

dell'unica Chiesa sono diventati tra loro fratelli e sorelle – così i cristiani si chiamavano a vicenda.

In virtù del Battesimo erano stati rigenerati, si erano abbeverati dello stesso Spirito e ricevevano

insieme, uno accanto all'altro, il Corpo del Signore. Anche se le strutture esterne rimanevano le

stesse, questo cambiava la società dal di dentro. Se la Lettera agli Ebrei dice che i cristiani quaggiù

non hanno una dimora stabile, ma cercano quella futura (cfr Eb 11,13-16; Fil 3,20), ciò è tutt'altro

che un semplice rimandare ad una prospettiva futura: la società presente viene riconosciuta dai

cristiani come una società impropria; essi appartengono a una società nuova, verso la quale si

trovano in cammino e che, nel loro pellegrinaggio, viene anticipata.

 

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