Spe Salvi
di Ratzinger
Commento al terzo paragrafo
“La società schiavista dei cristiani di
Ratzinger
E la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”
In questo paragrafo Ratzinger delinea la sua visione sociale.
Come deve essere organizzata la società in base ai principi cristiani per
permettere alla speranza di trionfare. Dice: Ora, però, si impone la domanda: in che cosa consiste questa speranza
che, come speranza, è «redenzione »? Bene: il nucleo della risposta è dato nel
brano della Lettera agli Efesini citato poc'anzi: gli Efesini, prima
dell'incontro con Cristo erano senza speranza, perché erano « senza Dio nel
mondo ».
E allora proviamo a leggerci il passo citato da Ratzinger:
“Ricordatevi, dunque, che nel passato voi, pagani –
che eravate tali di nascita, denominati prepuzio da coloro che si chiamano
circoncisione, operazione fatta sulla carne! – ricordatevi che allora voi
eravate separati da Cristo, privi del diritto di cittadinanza in Israele,
estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza dio in questo mondo.”
Efesini 2, 11-12
Dice Paolo di Tarso: “Nel passato voi non eravate oggetti che
io potevo possedere, perché eravate separati dal mio possesso, e dal momento
che solo io possedendovi posso darvi la speranza, prima voi eravate senza
speranza!” In altre parole, Paolo di Tarso è consapevole di creare
disperazione. Una disperazione che non ha basi religiose, ma basi civili. Paolo
di Tarso (lui che godeva della cittadinanza romana) è consapevole (o lo è chi
scrive dal momento che come è usato il termine “pagani” lascia molto perplessi
in quanto i cristiani hanno iniziato a definire i seguaci delle religioni
diverse “pagani” soltanto nel IV secolo, la le ricerche sull’autenticità
temporale del documento le lasciamo agli storici e ai filologi) di avere dei
privilegi umani come cittadino Romano e distingue fra i privilegi che i Romani
gli riconoscono e gli altri, coloro che sono privi di cittadinanza e di uguali
diritti. Ed è su questa consapevolezza che Paolo di Tarso gioca per imporre il
concetto speranza proprio dei cristiani.
Per imporre un principio “religioso”, qual si vuol far
apparire la speranza e la fede, è necessario agire sulla materialità della vita
delle persone. E’ la materialità della vita delle persone che manipola la loro
struttura emotiva costringendole a calare nelle loro emozioni e nella loro
psiche profonda sia le varie forme di patologia psichiatrica sia i principi di
libertà o le tensioni di sviluppo verso il futuro. Sono le condizioni materiali
che determinano gli adattamenti psico-emotivi degli individui e attraverso l’uso
di strumenti culturali con cui gli individui si adattano alle condizioni
oggettive imposte.
Proprio nella definizione e nell’esaltazione del concetto di
speranza e nella materializzazione nella psiche delle persone dei concetti
religiosi cristiani, Ratzinger ci racconta della visione sociale del
cristianesimo. Dice Ratzinger: Per noi
che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad
esso, il possesso della speranza, che proviene dall'incontro reale con questo
Dio, quasi non è più percepibile.”
Nella società attuale, dice Ratzinger, non è più concepibile
che le persone siano sottoposte al principio speranza.
La società attuale, buona o cattiva che sia, è il risultato di
un processo di trasformazione sociale di uscita dalle società assolutiste
cristiane. Pur con tutte le contraddizioni prodotte dal tentativo del
cristianesimo di riprendere il controllo sociale, alla base della civile
convivenza ci sono i principi della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI
DELL’UOMO che dal 1948 guida le azione dell’ONU. La Costituzione della Repubblica
Italiana che stabilisce i principi etici delle relazioni fra le persone e delle
relazioni fra le persone e le Istituzioni. Una società, che piaccia o meno a
Ratzinger, non può essere organizzata in maniera diversa, a prescindere da tali
principi, ma, soprattutto, tali principi, SI DEVONO APPLICARE AD OGNI PERSONA E
OGNI PERSONA LI DEVE APPLICARE A SE’ STESSA IN OGNI AMBITO DELLE RELAZIONI SOCIALI
IN CUI AGISCE.
E’ in questa condizione sociale che Ratzinger arriva a dire:
“Per noi che viviamo da sempre con il
concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della
speranza, che proviene dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più
percepibile.”.
Che i cristiani, che da sempre vivono
con il concetto di dio hanno perso quella condizione fisica per la quale il
“possesso della speranza” non è più concepibile, è, per loro, un problema
drammatico. Infatti, la Costituzione della Repubblica e la Dichiarazione Universale dei diritti
dell’Uomo si applicano anche ai cristiani quando, usciti dall’ambito della loro
fede, vivono le relazioni etiche nella società civile. Nello stesso modo i
cristiani SAREBBERO tenuti a rispettare i principi etici della Costituzione
della Repubblica e della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo nelle relazioni
fra le persone e all’interno della società civile.
E’ proprio all’interno delle norme etiche della Costituzione
e della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che Ratzinger individua
il pericolo per l’uomo di non essere più costretto a costruire quella
disperazione e quell’impotenza sociale che lo porta ad elaborare la necessità
psichica della speranza nel suo dio. Ratzinger, in questo terzo paragrafo della
Spe Salvi, sembra dire: “Beati quelli che soffrivano nei campi di sterminio
nazisti perché per loro è il regno dei cieli!”. Dal che si deduce che la
beatitudine è il prodotto della sofferenza e, pertanto, diventa, per Ratzinger,
un dovere sacro far soffrire le persone perché, in questo modo, si inducono
alla speranza che le conduce alla salvezza.
Nel terzo paragrafo della Spe Salvi Ratzinger ci illustra
come avviene che le persone manifestano il principio speranza.
Per capire le indicazioni dottrinali di Ratzinger dobbiamo
individuare, in quanto scrive, due situazioni. La situazione sociale oggettiva
nella quale il soggetto sviluppa la speranza e la percezione soggettiva del
soggetto che svilupperà la speranza. In pratica, dobbiamo individuare gli
adattamenti soggettivi alle variabili oggettive per i quali l’individuo, che
Ratzinger prende in considerazione, sviluppa la speranza giungendo alle
farneticazioni premiali di Ratzinger.
Perché, se siamo in grado, sia pur a grandi linee, di
individuare l’oggettività in cui il
soggetto si muove e si adatta, se siamo in grado di individuare, sia pur a
grandi linee, i processi di adattamento del soggetto che ci permettono di
individuare una patologia psichiatrica che necessità di sviluppare la speranza,
tutta la situazione “premiale” descritta da Ratzinger è frutto di fantasie che
suonano come una beffa, un’ingiuria, una derisione, per gli sforzi adattativi
del soggetto nella sua situazione oggettiva.
La situazione sociale di Ratzinger prevede:
1) La possibilità che le persone vengano rapite, comperate e
vendute come schiave;
2) Che le persone siano proprietà di padroni;
3) Che i padroni siano legittimati a qualsiasi violenza;
4) Che il concetto di padrone e schiavo sia un concetto
normale dell’esistenza umana;
5) L’unica possibilità sociale per le persone è trovare
padroni meno crudeli;
6) Ratzinger concepisce la società come una piramide di
padroni;
Questo tipo di società, propria del cristianesimo, è la
società di Ratzinger. Non è un caso che l’esempio preso in considerazione abbia
la sua origine col rapimento della ragazza nel
Ricordo una breve cronaca degli avvenimenti in Africa in quel
periodo:
“Nel 1834 il missionario
Philip consiglia al governatore di annettere lo Xhosaland e di ricorrere al
governo indiretto per tramite di capi fantoccio. Ma gli Xhosa resistono
all’attacco combinato di una forza di 20.000 uomini comprendente Inglesi, Boeri
e missionari cattolici, wesleyani e anglicani...”
“Nel gennaio 1835 gli Xhosa
sono sconfitti dalle truppe del missionario Philip. Gli altri missionari
seguiranno l’esempio di Philip.”
“Nel 1837, grazie
all’appoggio missionario di cattolici e wesleyani, i Boeri massacrano a Mosega
400 Zulu, esclusivamente donne, vecchi e bambini.”
“Nel 1844 i missionari
francesi “padri dello spirito santo” fondano la missione di Santa Maria del
Gabon ed estorcono “trattati” ai capi tribù, che permettono ai francesi di
insediarsi nell’estuario del Gabon.”
“Nel 1853 David Livingstone
attraversa l’Africa dal Luanda a Quelimane. Fonda una missione sulle rive del
lago Niassa per farne una base contro gli africani e prepara il terreno
all’arrivo dei colonialisti inglesi.”
“Nel 1868 il cancelliere
tedesco Bismarck chiede all’Inghilterra di proteggere i missionari dell’Africa
sud occidentale. Il governatore del Capo, Sir Philip Wodehouse, risponde
all’appello dell’impero prussiano e, aiutato dalla missione del dottor Hahn,
attacca i Nama. I Nama resistono finché possono ma alla fine verranno quasi
completamente sterminati. Il loro capo viene affidato alla punizione dei
missionari.”
“Nel 1894, il 6 gennaio
nella Drill Hall di Città del Capo, Rhodes ringrazia pubblicamente le missioni
anglicane e cattoliche , l’Esercito della Salvezza, il Movimento dei Giovani
Esploratori di Baden-Powell e la “Società Abolizionista” per aver contribuito
alla “liberazione” della Rhodesia dai ribelli Africani.”
“Nel 1920 l’Alleanza delle
Società Missionarie in Kenya chiede alla Commissione dell’Africa Orientale di
non permettere le libere contrattazioni tra dipendenti e padroni.”
Si trattava del sistema sociale cristiano imposto dal
Ratzinger di quel tempo e praticato dai cristiani con grande attenzione,
violenza e determinazione, per imporre il loro dio e le condizioni sociali che
portavano al loro dio.
Come notiamo nel terzo paragrafo della Spe Salvi, non esiste
nessuna censura per le condizioni sociali imposte dallo schiavismo. E come
potrebbe Ratzinger censurare le condizioni sociali imposte dallo schiavismo
quando egli stesso cita con tanto ardore la lettera agli Efesini di Paolo di
Tarso?
"Schiavi obbedite ai vostri padroni di quaggiù con rispetto e
timore, nella semplicità del vostro cuore, come cristo, non soltanto quando
siete sotto i loro occhi, come se doveste solo piacere a uomini, ma come servi
di cristo, che fanno di buon cuore la volontà di dio." Efesini 6, 5-6
Sono i padroni di uomini che Ratzinger glorifica perché loro
conducono gli uomini alla disperazione, condizione psichica per portare gli
Esseri Umani alla speranza nell’intervento di un padrone più forte di un altro
padrone. La schiavitù deve essere senza uscita, senza possibilità di chiedere
giustizia nella società civile: DEVE ESSERE SENZA SPERANZA DI CAMBIAMENTI
SOCIALI. Solo in quel modo il cristianesimo può imporre la speranza mediante la
fede nel premio dopo la morte del corpo fisico.
Cosa dice Ratzinger e la chiesa cattolica? Proviamo a leggere
dalla lettera di Pietro:
“Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non
solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere
intrattabile. poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo
verso di lui, quando si soffre ingiustamente. infatti che gloria vi è nel
sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito
rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio. Anzi è
appunto a questo che voi siete stati chiamati, perchè Cristo pure ha sofferto
per voi, lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme.” I Pietro 2, 18-21
Si tratta dell’ideologia del campo di sterminio nazista
imposta su tutto il globo ed esaltata dall’etica di Ratzinger. In quella
condizione Giuseppina Bakhita, privata della consapevolezza di diritti come
persona civile, convinta dai cattolici che la condizione di schiava sia la
condizione naturale, fa della sottomissione stupro coercitivo delle sue
emozioni veicolandole su un soggetto che , padrone, è però buono!
Non è in grado di pensare che buono o cattivo, con la frusta
o con altri modi, un padrone è quanto di più inumano le società abbiano visto e
se vengono tollerati dei rapporti di lavoro di dipendenza è proprio della
civiltà giuridica stabilirne fini, metodi e confini. Ma lo schiavo cristiano è
privato di ogni diritto. L’etica cattolica prevede che le persone siano private
della possibilità di gestione del loro corpo e siano trasformati in oggetti
d’uso per un padrone: il dio padrone, come padrone di tutti i padroni.
La violenza con cui Ratzinger aggredisce l’ONU è rivelatrice
del modello etico che Ratzinger vuole imporre alle società civili occidentali e
perché lo vuole imporre. Come può, uno schiavista come Ratzinger, tollerare
un’etica che prevede l’uomo, ogni uomo e ogni donna, dei soggetti di diritto
Costituzionale?
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è del 1948
ed è una tappa importante di quel processo di liberazione sociale che gli
uomini hanno messo in atto per liberarsi dall’orrore assoluto che il
cristianesimo, per bocca del suo dio padrone, del suo Gesù, hanno imposto agli
Esseri Umani. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo per permettere
all’uomo di liberarsi dall’orrore che impediva agli individui della specie
umana di trasformarsi in Dèi. Di queste tappe di trasformazione sociale e delle
loro implicazioni ne vedremo alcune quando affronteremo il divenuto sociale
proprio commentando le farneticazioni schiaviste e naziste dell’ideologia
cristiana manifestata da Ratzinger.
L’etica dell’Onu e delle Costituzioni Occidentali non prevede
la “libertà di comperare e vendere le persone”, non prevede “la libertà di
torturare le persone”, non prevede “la libertà di sottrarre alle persone l’uso
e la disponibilità del proprio corpo”, non prevede “l’obbligo di seguire
un’idea religiosa o politica”, non prevede “la negazione dei diritti
individuali”. Per contro, l’etica cristiana prevede che l’uomo sia sottomesso a
dio, oggetto di commercio, soggetto di obbedienza e disposto a farsi vessare e
torturare a maggior gloria del dio padrone. Quest’etica viene imposta alle
persone esponendo il crocifisso nei luoghi pubblici al fine di aggredire l’etica
della Costituzione e l’etica della Dichiarazione Universale dei Diritti del’Uomo.
L’etica cristiana è SOLO terrorismo nei confronti delle società civili e degli
uomini anche se, troppo spesso, uomini ed organizzazioni mafiose, venendo meno
ai loro doveri Istituzionali, preferiscono usare l’etica cristiana per stuprare
l’etica Costituzionale e Universale.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma:
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso
gli altri in spirito di fratellanza.
Ebbene, in tutto il terzo paragrafo della Spe Salvi non
trovate nessuna censura di Ratzinger al fatto che Giuseppina Bakhita fosse
stata rapita e ridotta in schiavitù, né una sola parola di censura contro la
schiavitù. Per contro trovate molte affermazioni farneticanti di gentaglia come
Don Mazzi, Don Benzi, che accusano i concorrenti dei cattolici (normalmente i
trafficanti di donne) di voler esser degli schiavisti, ma si guardano bene dal
condannare lo schiavismo predicato dal loro Gesù. E’ solo un antischiavismo di
facciata che serve per gettare fumo negli occhi agli sprovveduti e aiutare
Ratzinger ad aggredire le società civili.
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di
servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto
qualsiasi forma.
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta
dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione
contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale
retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione
equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza
conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di
protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di
aderirvi per la difesa dei propri interessi.
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente
a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con
particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle
cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in
caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni
altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti
dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed
assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere
della stessa protezione sociale.
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel
senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare
un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle
libertà in essa enunciati.
Che questa enciclica sia stata scritta da Ratzinger per
riaffermare l’etica della società schiavista sull’etica Costituzionale come
manifestata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, appare chiaro
e manifesto quando, il giorno 01 dicembre 2007, Ratzinger fa una serie di
dichiarazioni che riprendo dal giornale La Repubblica del 02 dicembre 2007:
“Ventiquattro ore dopo la pubblicazione la Spe
Salvi, papa Ratzinger attacca il “relativismo” predominante nelle
organizzazioni internazionali, fra cui quelle che dipendono dalle Nazioni
Unite, e dichiara di aver scritto la sua seconda enciclica come risposta al
“nichilismo” imperante. Il nichilismo, ha affermato il pontefice celebrando
l’avvento nella basilica vaticana, “corrode la speranza nel cuore dell’uomo”
perché diffonde la convinzione che “dentro di lui e attorno a lui regni il
nulla: nulla prima della nascita, nulla dopo la morte”. Ieri mattina Benedetto
XVI ha ricevuto le Ong cattoliche in occasione di un convegno organizzato dal
segretario di stato Bertone. “Il dibattito internazionale – ha lamentato il
papa dinanzi ad esponenti che collaborano sistematicamente con l’Onu – appare
spesso pregnato da una logica relativistica che pare ritenere, come unica
garanzia per una convivenza pacifica fra i popoli, il negare cittadinanza della verità sull’uomo
e sulla sua dignità nonché alla possibilità di un agire etico fondato sul
riconoscimento della legge morale naturale”. La tensione fra il Vaticano e
alcune organizzazioni internazionali è riesplosa recentemente sulla questione
dell’aborto e dei contraccettivi. Con l’Unhcr, che si occupa di campi di
rifugiati in tutto il mondo, la santa sede ha polemizzato per la distribuzione di
Kit anticontraccettivi (per prevenire gravidanze insostenibili in condizioni di
estrema difficoltà). Mentre con Amnesty International è scontro dopo la
decisione dell’organizzazione umanitaria di verificare se anche il diritto
all’interruzione della gravidanza non vada considerato un diritto fondamentale
della donna.”
Si tratta di un attacco voluto e premeditato di Ratzinger
alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite al fine
di reintrodurre lo schiavismo. Un attacco che ha portato scrivendo la Spe Salvi
con fini di disarticolazione militare della società civile. Che cosa significa,
infatti, “negare cittadinanza alla verità sull’uomo” se non la pretesa che
l’uomo sia sottomesso ad una verità predeterminata, preconfezionata, alla quale
si deve sottomettere e alla quale deve piegare il proprio vivere? Che cosa
significa “...possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della
legge morale naturale” se non la proprietà dell’uomo, dell’individuo, che deve
essere sottomesso a chi definisce che cosa è la legge morale e naturale?
Si tratta della riaffermazione di Ratzinger della società
schiavista, del disprezzo per l’uomo, affinché l’uomo si sottometa a quella
distruzione etica, morale e fisica, che portandolo alla disperazione gli
imponga la soggettivazione della speranza e della fede.
Di Giuseppina Bakhita, che cosa colpisce Ratzinger? Che cosa
porta Ratzinger all’esaltazione?
“i padroni terribili”, il fatto che “fu picchiata a sangue e
venduta più volte”, “al servizio della madre e della moglie di un generale e lì
ogni giorno frustata fino a sangue”
“aveva 144 cicatrici”; tutto questo non indigna Ratzinger,
non lo porta ad urlare per offesa agli uomini, ma lo eccita sessualmente tanto
da esaltare Bakhita come un modello di sessualità sottomessa del quale egli si
compiace. Un modello da presentare come il modello di santità cristiana al
quale desidera far aderire tutte le persone.
Appunto, il modello sociale di Ratzinger, di cui Ratzinger è
il padrone in quanto rappresentate di quella verità alla quale vuole
sottomettere la cittadinanza dell’uomo.
Afferma Ratzinger:
“Fino ad allora aveva
conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso
migliore, la consideravano una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che
esiste un «paron» al di sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i
signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che
questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la
amava. Anche lei era amata, e proprio dal « Paron » supremo, davanti al quale tutti
gli altri padroni sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e
amata ed era attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il
destino di essere picchiato e ora la aspettava « alla destra di Dio Padre ».
Ora lei aveva « speranza » – non più solo la piccola speranza di trovare
padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e
qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è
buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era « redenta », non si
sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio.”
La patologia psichiatrica da dipendenza e da incapacità a
costruire le relazioni con il mondo per costruire un futuro possibile è ciò che
Ratzinger oppone alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo dell’Onu.
Il senso stesso della Spe Salvi.
Attraverso lo schiavismo la chiesa cattolica costruisce quel
bisogno materiale che costringe le persone alla dipendenza sia fisica che
psichica da forme psico-emotive di sopravvivenza. Che Bakhita non volesse più
tornare nel suo paese dopo quello che aveva passato e che ritenesse
l’appartenenza all’ordine delle Canossiane un traguardo sociale raggiunto, è
più che comprensibile. Che il modello di terrore sociale imposto da Ratzinger abbia
il fine di costringere le persone alla disperazione per poterle gestire
muovendo guerra a tutti i principi etici e sociali per imporre la schiavitù, è
una cosa che indigna e deve indignare la società civile.
Ratzinger, dunque, ci dice che soltanto costruendo
disperazione lui può imporre speranza e fede e sottomettere le persone: il suo
dio e il suo Gesù possono esistere solo là dove c’è disperazione, non dove la
società civile fornisce ai suoi cittadini tutti gli strumenti con i quali
affrontare in modo consapevole la loro vita.
Aggiungo sotto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
che Ratzinger con la Spe Salvi ha aggredito affinché le persone ricordino che
cosa ha insultato Ratzinger.
Marghera, 02 dicembre 2007
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
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TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948
Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;
L'Assemblea
Generale
proclama
la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
1. Ad ogni
individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente
Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di
sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine
nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto
politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona
appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad
amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra
limitazione di sovranità.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
1. Ogni
individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza
non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia
avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo
che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il
diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere
inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato
sia stato commesso.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
1. Ogni
individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini
di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e
di ritornare nel proprio Paese.
1. Ogni
individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle
persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente
ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi
delle Nazioni Unite.
1. Ogni
individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua
cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.
1. Uomini e
donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia,
senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali
diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo
scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso
dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto
ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
1. Ogni
individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in
comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
1. Ogni
individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.
1. Ogni
individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia
direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai
pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà
deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a
suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura
equivalente di libera votazione.
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
1. Ogni
individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e
soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per
eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e
soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza
conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di
protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la
difesa dei propri interessi.
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
1. Ogni
individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute
e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo
all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai
servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di
disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso
di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua
volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti
i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa
protezione sociale.
1. Ogni
individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno
per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione
elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e
l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base
del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità
umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia
fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera
delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire
ai loro figli.
1. Ogni
individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della
comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai
suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali
derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli
sia autore.
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
1. Ogni
individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il
libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere
sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per
assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli
altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e
del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati
in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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Scrive Ratzinger nel terzo paragrafo dell’enciclica Spe
Salvi:
3. Ora, però,
si impone la domanda: in che cosa consiste questa speranza che, come speranza,
è «
redenzione »?
Bene: il nucleo della risposta è dato nel brano della Lettera agli Efesini citato
poc'anzi: gli
Efesini, prima dell'incontro con Cristo erano senza speranza, perché erano «
senza Dio
nel mondo ».
Giungere a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza. Per
noi
che viviamo
da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il
possesso
della
speranza, che proviene dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più
percepibile.
L'esempio di
una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa
significhi
incontrare
per la prima volta e realmente questo Dio. Penso all'africana Giuseppina
Bakhita,
canonizzata
da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non sapeva la
data
precisa – nel
Darfur, in Sudan. All'età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata
a
sangue e
venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò
al servizio
della madre e
della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue;
in
conseguenza
di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Infine, nel 1882 fu
comprata da un
mercante
italiano per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte all'avanzata
dei mahdisti,
tornò in
Italia. Qui, dopo « padroni » così terribili di cui fino a quel momento era
stata proprietà,
Bakhita venne
a conoscere un « padrone » totalmente diverso – nel dialetto veneziano, che ora
aveva
imparato, chiamava « paron » il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo. Fino ad
allora aveva
conosciuto
solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso migliore, la
consideravano
una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che esiste un « paron » al di sopra
di tutti i
padroni, il
Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona.
Veniva a
sapere che
questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la
amava.
Anche lei era
amata, e proprio dal « Paron » supremo, davanti al quale tutti gli altri
padroni sono
essi stessi
soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata ed era attesa. Anzi, questo
Padrone
aveva
affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora la aspettava «
alla destra di Dio
Padre ». Ora
lei aveva « speranza » – non più solo la piccola speranza di trovare padroni
meno
crudeli, ma
la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io
sono
attesa da
questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa
speranza lei
era « redenta
», non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo
intendeva
quando
ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza e senza Dio nel mondo –
senza
speranza
perché senza Dio. Così, quando si volle riportarla nel Sudan, Bakhita si
rifiutò; non era
disposta a
farsi di nuovo separare dal suo « Paron ». Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e
cresimata e
ricevette la
prima santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L'8 dicembre
Verona,
pronunciò i voti nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora –
accanto ai suoi
lavori nella
sagrestia e nella portineria del chiostro – cercò in vari viaggi in Italia
soprattutto di
sollecitare
alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l'incontro con il Dio
di Gesù
Cristo,
sentiva di doverla estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior
numero
possibile di
persone. La speranza, che era nata per lei e l'aveva « redenta », non poteva
tenerla per
sé; questa
speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti.
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