L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al primo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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AI VESCOVI

Introduzione

1. « SPE SALVI facti sumus » – nella speranza siamo stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi (Rm 8,24). La « redenzione », la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. Ora, si impone immediatamente la domanda: ma di che genere è mai questa speranza per poter giustificare l'affermazione secondo cui a partire da essa, e semplicemente perché essa c'è, noi siamo redenti? E di quale tipo di certezza si tratta?

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Ammetto, commentare l’enciclica Spe Salvi è un’impresa non indifferente in quanto, questa enciclica, legittima sia la malattia psichiatrica da dipendenza che la distruzione della società civile e delle istituzioni Costituzionalmente determinate. Inoltre, nel commentarla, è necessario tener presente che chi la scrive si ritiene il padrone degli uomini, dio padrone esso stesso, che pretende di affermare senza sentirsi in dovere di dimostrare.

Affermazioni prive di dimostrazione e manifestazione in quanto egli, padrone delle persone, non si ritiene in dovere di dimostrare le sue asserzioni. Asserzioni che appaiono più il frutto di una combinazione esplosiva di patologia psichiatrica da onnipotenza fusa con necessità soggettive di dominio economico e sociale, che non il frutto di un ragionamento culturale. Infatti, le dimostrazioni si sviluppano e si sprecano là dove Ratzinger intende aggredire la società civile e le sue istituzioni, ma vengono limitate e omesse là dove il delirio di onnipotenza di Ratzinger pretende che i suoi interlocutori, apparentemente pecore del suo gregge ma in realtà l’intera società civile come afferma, accettino il suo dispiegamento patologico come se fosse normale e naturale.

 

La prima affermazione che rasenta la patologia psichiatrica in Ratzinger è: “– nella speranza siamo stati salvati”.

E qui l’omissione è grave. Salvati da cosa? Se ne guarda bene dal dirlo Ratzinger che cita Romani 8, 24. Dimenticando e omettendo che Paolo di Tarso continua dicendo: “Or, la speranza che si vede non è più speranza: infatti chi spera in ciò che vede?” Romani 8, 25

Ciò che noi vediamo è la storia, il suo sviluppo e il processo attraverso il quale il presente è divenuto.

Se Paolo di Tarso, ai suoi interlocutori, andava farneticando per truffarli affermando che “loro vedevano le cose” e per questo erano stati salvati, a distanza di 2000 anni; quali sono le cose che si vedono della salvezza? Il cristianesimo ha rappresentato orrore e morte per le persone. Distruzione sistematica, sia morale che materiale. E’ nella distruzione dell’altro che il cristiano afferma di essersi salvato. E’ distruggendo l’altro che il cristiano chiama sé stesso santo.

Qual è la salvezza per il cristiano?

Il saccheggio, l’omicidio, la distruzione delle società, lo stupro dei bambini? Chiaramente questo ha riempito quel senso di vuoto che opprime il cristiano; lo schiavo-schiavista riempie il vuoto della sua esistenza frustando lo schiavo sottoposto. Frustare lo schiavo sottoposto gli permette di esaltare la sua psiche vuota e chiama quest’azione: salvezza (o potere, che poi è la stessa cosa)!

Salvati da cosa?

Iniziamo da qui. Il cristianesimo si diffonde fra gli emarginati delle città antiche. Gli emarginati sono tali per incapacità culturale. La miseria fisica arriverà dopo, col cristianesimo. Il cristianesimo eleverà la povertà, la miseria, a morale sociale per poter ottemperare alle direttive del Buon Samaritano: bastonare chi sta bene per trasformarlo in soggetto bisognoso di carità. Il cristianesimo si rivolge a coloro che hanno, in un modo o nell’altro, sciupato la loro vita e non hanno “percezione” di un infinito che stia loro davanti. Come nella patologia psichiatrica della depressione:

 

“Infatti è specifico della situazione psicologica del depresso non tanto il non riuscire a scorgere delle alternative, quanto piuttosto il non riuscire a scorgere le cause (sociali) di quella situazione di vita dolorosa o deludente che è all’origine della depressione. Chi non riesce a scorgere nella società e nella storia il disegno più vasto in cui si iscrive la propria condizione di vita, è portato a chiudersi in sé stesso, e a cercare le cause del proprio male dentro di sé.”

 

Da questa condizione psichiatrica nasce l’esigenza della salvezza. Le cause della sofferenza non sono nelle contraddizioni della nostra esistenza, ma sono dentro di noi. Il dentro di noi separato dalle nostre relazioni con il mondo. E quando il dentro di noi è separato dalle relazioni con il mondo i fantasmi, il dio creatore, emergono dentro di noi per costruire delle relazioni illusorie. Così i fantasmi “salvano” dalla distruzione che gli uomini sono stati costretti a mettere in atto separandosi dal mondo e rinunciando alle relazioni in esso.

Malattia psichiatrica che anziché essere risolta riaprendo l’individuo al mondo, lo si chiude al mondo mediante l’illusione della speranza. Quel:

 

“Nella loro tristezza , il mondo appare loro come grigio nel grigio, indifferente e sconsolante.”

 

Anziché essere superato nelle relazioni viene fissato nell’illusione in cui il malato, ormai cronico, si ritaglia un’illusione di “salvezza” attendendo la propria morte.

E’ il senso del discorso di Paolo di Tarso: “Voi che siete disperati perché non siete più in grado di affrontare le relazioni con il mondo, io vi fornisco una speranza: FATE GUERRA AL MONDO diffondendo la vostra disperazione e costringendo gli altri, coloro che ancora vivono di relazioni con il mondo, a sottomettersi al piacere della vostra disperazione. Trasformate il dolore in un’ideologia da imporre. E a chi colpite, a chi farete soffrire, spiegate loro quanto è bella la sofferenza; la loro sofferenza!”

La patologia psichiatrica non viene superata, ma diventa strumento di offesa alla società civile. Ed è il malato mentale che vede quello che Paolo di Tarso indica: “La speranza che si vede”.

 

Ora vediamo Ratzinger saltare, dopo aver buttato là, strumentalmente, il discorso sulla speranza costruisce la relazione fra speranza e salvezza. Il malato depresso che si è costruito l’immagine del dio padrone che pensa solo a lui, può concepire l’esistenza di una salvezza dal grigiore. Alle relazioni con il mondo ha sostituito la relazione con la materializzazione delle sue allucinazioni e desideri. Ora il mondo non è più grigio: c’è Gesù! L’allucinazione Gesù si trasforma in speranza, in consolazione, nell’attesa che la morte del corpo fisico ponga fine alle sue sofferenze. Un anestetico, una morfina, in attesa che il cancro depressivo ponga fine all’esistenza.

Secondo la fede cristiana la “salvezza” è lo strumento per truffare le persone omettendo da che cosa le persone vengono salvate e in cosa le persone vengono salvate. Omettendo la descrizione dell’oggetto dal quale le persone vengono salvate e la descrizione dell’oggetto in cui le persone vengono salvate. Omettendo la dimostrazione dell’oggetto dal quale le persone vengono salvate e la dimostrazione dell’oggetto nel quale le persone vengono salvate. La salvezza è affermazione che viene imposta alle persone costringendo le persone a pensare, partendo dalle loro sofferenze e dai loro desideri, da che cosa vengono (o vogliono) essere salvate e qual è la meta (che loro desiderano) in cui si concretizza la loro salvezza.

 

Ratzinger gioca sui fraintendimenti. Dice: “Gesù ama le persone!”. Poi vai a leggere le azioni di Gesù e le sue affermazioni e la nostra Costituzione e il Codice Penale lo qualificano come un criminale e un assassino. La psichiatria lo qualifica come un povero pazzo! Si tratta di quei crimini che le persone cristiane sono pronte a tollerare: massacrarli tutti a maggior gloria del loro dio! E quella follia che esalta la loro follia: scendere dal cielo alla destra di suo padre onnipotente mentre le stelle cadono sulla terra. Che viene trasformato dal cristiano nel linguaggio comune (censurato dalla Corte di Cassazione in quanto dispregiativo nei confronti delle persone): “Lei non sa chi sono io!”.

 

Dice Ratzinger: “La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente”.

Appare evidente la truffa. Ratzinger fa un’affermazione che si lega alla patologia e si lega ad un’affermazione dal significato opposto di Paolo di Tarso che affermando: “Or, la speranza che si vede non è più speranza: infatti chi spera in ciò che vede?” Romani 8, 25 fa ricadere la speranza sotto l’arbitrio dei sensi e quindi la sottrae dal regno delle ipotesi. Se la speranza si vede, anche la “redenzione” deve poter essere vista. Ma dal momento che la “redenzione” è un’affermazione il cui significato consiste nell’imporre i sensi di colpa negli individui, la speranza di uscire dai sensi di colpa e dalle mortificazioni è il punto di forza di Ratzinger.

Ma quando noi incontriamo delle persone che ricattano delle persone attraverso i sensi di colpa privandoli della possibilità di affrontare il loro futuro; non li chiamiamo forse CRIMINALI? C’è forse qualche cosa di più squallido che controllare le persone imponendo loro dei sensi di colpa?

 

E come si gestisce l’esser schiavista delle persone? Dice Ratzinger: “il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta...”

L’affermazione è lapalissiana, solo che la meta per la quale si agisce in un presente, deve superare il presente della qualità stessa del presente. Io posso soffrire per pagare il mutuo della casa e la meta, il mutuo, una volta pagato, è una liberazione da una costrizione. Ma se soffro nel pagare il mutuo, non ho come meta quella di morire, anche se morire mi libera dagli obblighi del mutuo.

Una meta è sempre sicura. Quanto meno la morte del corpo fisico è una meta sicura. Semmai sono i sacrifici che possono essermi richiesti per mete aleatorie, irreali, truffaldine, solo per sottrarmi la mia vita. Derubarmi del mio tempo: rubarmi l’infinito per impedirmi di trasformarmi in un DIO attraverso la sottomissione a mete che sono manifestazione di patologie psichiatriche che mi vengono imposte attraverso inganni e illusioni.

 

E, infatti, per Ratzinger la truffa è l’essenza stessa della sua enciclica: QUAL E’ LA META?

Ovviamente non dice che lui vuole sottrarre la vita alle persone. Ovviamente non dice che lui vuole gestire per il proprio potere e per la gloria del suo dio la disperazione delle persone. Usare la disperazione, impedendo alle persone di abbandonare la disperazione, superarla; impedire alle persone di iniziare un cammino diverso nella propria esistenza con mete visibili e materiali.

 

Ratzinger si trasforma in un truffatore quando afferma. “Ora, si impone immediatamente la domanda: ma di che genere è mai questa speranza per poter giustificare l'affermazione secondo cui a partire da essa, e semplicemente perché essa c'è, noi siamo redenti? E di quale tipo di certezza si tratta?”

No! Si imporrebbe di sapere qual è la meta!

Una volta conosciuta la meta stabilisco il cammino. Una volta stabilito il cammino accetto anche situazioni pesanti. Ma dal momento che Ratzinger omette di DIMOSTRARE la realtà della meta, appare evidente il suo tentativo di truffa.

E in cosa consiste la truffa di Ratzinger?

Nel sottrarre le persone alla loro vita per costringerle in uno stato di patologia psichiatrica in cui la speranza si materializza attraverso la disperazione a cui le persone sono costrette.

E di quale tipo di certezza si tratta?

Per quanto riguarda ciò che cade sotto i sensi, si tratta della certezza di perdere il diritto di gestire la propria esistenza. Di perdere il diritto di essere dei soggetti di diritto Costituzionale per abbandonarsi alla disperazione, unica condizione psico-fisica che consente a Ratzinger di imporre speranza. Una speranza che diventa, con gli anni, desiderio di autoannientamento producendo, come vediamo nei paesi occidentali migliaia di suicidi di cui Ratzinger porta la responsabilità morale assieme alle Istituzioni che venendo meno ai principi Costituzionali hanno delegato ai banditi di Ratzinger il diritto di fare violenza psichica ai ragazzi.

Commento al primo Paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi.

Marghera, 30 novembre 2007-11-30

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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