Commento all’Enciclica
Spe Salvi
di Ratzinger
Commento al primo paragrafo
AI VESCOVI
Introduzione
1. « SPE SALVI facti sumus » – nella speranza siamo stati salvati, dice san
Paolo ai Romani e anche a noi (Rm 8,24).
La « redenzione », la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice
dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la
speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare
il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto
ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere
sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino.
Ora, si impone immediatamente la domanda: ma di che genere è mai questa
speranza per poter giustificare l'affermazione secondo cui a partire da essa, e
semplicemente perché essa c'è, noi siamo redenti? E di quale tipo di certezza
si tratta?
VEDI ELENCO DEI PARAGRAFI COMMENTATI E RELATIVI TEMI RELIGIOSI E SOCIALI TRATTATI
Ammetto, commentare l’enciclica Spe
Salvi è un’impresa non indifferente in quanto, questa enciclica, legittima sia
la malattia psichiatrica da dipendenza che la distruzione della società civile
e delle istituzioni Costituzionalmente determinate. Inoltre, nel commentarla, è
necessario tener presente che chi la scrive si ritiene il padrone degli uomini,
dio padrone esso stesso, che pretende di affermare senza sentirsi in dovere di
dimostrare.
Affermazioni prive di dimostrazione e manifestazione in
quanto egli, padrone delle persone, non si ritiene in dovere di dimostrare le
sue asserzioni. Asserzioni che appaiono più il frutto di una combinazione
esplosiva di patologia psichiatrica da onnipotenza fusa con necessità
soggettive di dominio economico e sociale, che non il frutto di un ragionamento
culturale. Infatti, le dimostrazioni si sviluppano e si sprecano là dove Ratzinger intende aggredire la società civile e le sue
istituzioni, ma vengono limitate e omesse là dove il delirio di onnipotenza di Ratzinger pretende che i suoi interlocutori, apparentemente
pecore del suo gregge ma in realtà l’intera società civile come afferma,
accettino il suo dispiegamento patologico come se fosse normale e naturale.
La prima affermazione che rasenta la patologia psichiatrica
in Ratzinger è: “– nella speranza siamo stati
salvati”.
E qui l’omissione è grave. Salvati da cosa? Se ne guarda bene
dal dirlo Ratzinger che cita Romani 8, 24.
Dimenticando e omettendo che Paolo di Tarso continua dicendo: “Or, la speranza
che si vede non è più speranza: infatti chi spera in ciò che vede?” Romani 8,
25
Ciò che noi vediamo è la storia, il suo sviluppo e il
processo attraverso il quale il presente è divenuto.
Se Paolo di Tarso, ai suoi interlocutori, andava farneticando
per truffarli affermando che “loro vedevano le cose” e per questo erano stati
salvati, a distanza di 2000 anni; quali sono le cose che si vedono della
salvezza? Il cristianesimo ha rappresentato orrore e morte per le persone.
Distruzione sistematica, sia morale che materiale. E’ nella distruzione
dell’altro che il cristiano afferma di essersi salvato. E’ distruggendo l’altro
che il cristiano chiama sé stesso santo.
Qual è la salvezza per il cristiano?
Il saccheggio, l’omicidio, la distruzione delle società, lo
stupro dei bambini? Chiaramente questo ha riempito quel senso di vuoto che
opprime il cristiano; lo schiavo-schiavista riempie il vuoto della sua
esistenza frustando lo schiavo sottoposto. Frustare lo schiavo sottoposto gli
permette di esaltare la sua psiche vuota e chiama quest’azione:
salvezza (o potere, che poi è la stessa cosa)!
Salvati da cosa?
Iniziamo da qui. Il cristianesimo si diffonde fra gli
emarginati delle città antiche. Gli emarginati sono tali per incapacità
culturale. La miseria fisica arriverà dopo, col cristianesimo. Il cristianesimo
eleverà la povertà, la miseria, a morale sociale per poter ottemperare alle
direttive del Buon Samaritano: bastonare chi sta bene per trasformarlo in
soggetto bisognoso di carità. Il cristianesimo si rivolge a coloro che hanno,
in un modo o nell’altro, sciupato la loro vita e non hanno “percezione” di un
infinito che stia loro davanti. Come nella patologia psichiatrica della
depressione:
“Infatti è
specifico della situazione psicologica del depresso non tanto il non riuscire a
scorgere delle alternative, quanto piuttosto il non riuscire a scorgere le cause
(sociali) di quella situazione di vita dolorosa o deludente che è all’origine
della depressione. Chi non riesce a scorgere nella società e nella storia il
disegno più vasto in cui si iscrive la propria condizione di vita, è portato a
chiudersi in sé stesso, e a cercare le cause del proprio male dentro di sé.”
Da questa condizione psichiatrica nasce l’esigenza della
salvezza. Le cause della sofferenza non sono nelle contraddizioni della nostra
esistenza, ma sono dentro di noi. Il dentro di noi separato dalle nostre
relazioni con il mondo. E quando il dentro di noi è separato dalle relazioni
con il mondo i fantasmi, il dio creatore, emergono dentro di noi per costruire
delle relazioni illusorie. Così i fantasmi “salvano” dalla distruzione che gli
uomini sono stati costretti a mettere in atto separandosi dal mondo e
rinunciando alle relazioni in esso.
Malattia psichiatrica che anziché essere risolta riaprendo
l’individuo al mondo, lo si chiude al mondo mediante l’illusione della
speranza. Quel:
“Nella loro
tristezza , il mondo appare loro come grigio nel grigio, indifferente e
sconsolante.”
Anziché essere superato nelle relazioni viene fissato
nell’illusione in cui il malato, ormai cronico, si ritaglia un’illusione di
“salvezza” attendendo la propria morte.
E’ il senso del discorso di Paolo di Tarso: “Voi che siete
disperati perché non siete più in grado di affrontare le relazioni con il
mondo, io vi fornisco una speranza: FATE GUERRA AL MONDO diffondendo la vostra
disperazione e costringendo gli altri, coloro che ancora vivono di relazioni
con il mondo, a sottomettersi al piacere della vostra disperazione. Trasformate
il dolore in un’ideologia da imporre. E a chi colpite, a chi farete soffrire,
spiegate loro quanto è bella la sofferenza; la loro sofferenza!”
La patologia psichiatrica non viene superata, ma diventa
strumento di offesa alla società civile. Ed è il malato mentale che vede quello
che Paolo di Tarso indica: “La speranza che si vede”.
Ora vediamo Ratzinger saltare, dopo
aver buttato là, strumentalmente, il discorso sulla speranza costruisce la
relazione fra speranza e salvezza. Il malato depresso che si è costruito
l’immagine del dio padrone che pensa solo a lui, può concepire l’esistenza di
una salvezza dal grigiore. Alle relazioni con il mondo ha sostituito la
relazione con la materializzazione delle sue allucinazioni e desideri. Ora il
mondo non è più grigio: c’è Gesù! L’allucinazione Gesù si trasforma in speranza, in consolazione, nell’attesa
che la morte del corpo fisico ponga fine alle sue sofferenze. Un anestetico,
una morfina, in attesa che il cancro depressivo ponga fine all’esistenza.
Secondo la fede cristiana la “salvezza” è lo strumento per
truffare le persone omettendo da che cosa le persone vengono salvate e in cosa
le persone vengono salvate. Omettendo la descrizione dell’oggetto dal quale le
persone vengono salvate e la descrizione dell’oggetto in cui le persone vengono
salvate. Omettendo la dimostrazione dell’oggetto dal quale le persone vengono
salvate e la dimostrazione dell’oggetto nel quale le persone vengono salvate.
La salvezza è affermazione che viene imposta alle persone costringendo le
persone a pensare, partendo dalle loro sofferenze e dai loro desideri, da che
cosa vengono (o vogliono) essere salvate e qual è la meta (che loro desiderano)
in cui si concretizza la loro salvezza.
Ratzinger gioca sui fraintendimenti. Dice: “Gesù ama le persone!”. Poi vai a leggere le azioni di Gesù e le sue affermazioni e la nostra Costituzione e il
Codice Penale lo qualificano come un criminale e un assassino. La psichiatria
lo qualifica come un povero pazzo! Si tratta di quei crimini che le persone
cristiane sono pronte a tollerare: massacrarli tutti a maggior gloria del loro
dio! E quella follia che esalta la loro follia: scendere dal cielo alla destra
di suo padre onnipotente mentre le stelle cadono sulla terra. Che viene
trasformato dal cristiano nel linguaggio comune (censurato dalla Corte di
Cassazione in quanto dispregiativo nei confronti delle persone): “Lei non sa
chi sono io!”.
Dice Ratzinger: “La redenzione
ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza
affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente”.
Appare evidente la truffa. Ratzinger
fa un’affermazione che si lega alla patologia e si lega ad un’affermazione dal
significato opposto di Paolo di Tarso che affermando: “Or, la speranza che si
vede non è più speranza: infatti chi spera in ciò che vede?” Romani 8, 25 fa
ricadere la speranza sotto l’arbitrio dei sensi e quindi la sottrae dal regno
delle ipotesi. Se la speranza si vede, anche la “redenzione” deve poter essere
vista. Ma dal momento che la “redenzione” è un’affermazione il cui significato
consiste nell’imporre i sensi di colpa negli individui, la speranza di uscire dai
sensi di colpa e dalle mortificazioni è il punto di forza di Ratzinger.
Ma quando noi incontriamo delle persone che ricattano delle
persone attraverso i sensi di colpa privandoli della possibilità di affrontare
il loro futuro; non li chiamiamo forse CRIMINALI? C’è forse qualche cosa di più
squallido che controllare le persone imponendo loro dei sensi di colpa?
E come si gestisce l’esser schiavista delle persone? Dice Ratzinger: “il presente, anche un presente faticoso, può
essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta...”
L’affermazione è lapalissiana, solo che la meta per la quale
si agisce in un presente, deve superare il presente della qualità stessa del
presente. Io posso soffrire per pagare il mutuo della casa e la meta, il mutuo,
una volta pagato, è una liberazione da una costrizione. Ma se soffro nel pagare
il mutuo, non ho come meta quella di morire, anche se morire mi libera dagli
obblighi del mutuo.
Una meta è sempre sicura. Quanto meno la morte del corpo
fisico è una meta sicura. Semmai sono i sacrifici che possono essermi richiesti
per mete aleatorie, irreali, truffaldine, solo per sottrarmi la mia vita.
Derubarmi del mio tempo: rubarmi l’infinito per impedirmi di trasformarmi in un
DIO attraverso la sottomissione a mete che sono manifestazione di patologie
psichiatriche che mi vengono imposte attraverso inganni e illusioni.
E, infatti, per Ratzinger la truffa
è l’essenza stessa della sua enciclica: QUAL E’ LA META?
Ovviamente non dice che lui vuole sottrarre la vita alle
persone. Ovviamente non dice che lui vuole gestire per il proprio potere e per
la gloria del suo dio la disperazione delle persone. Usare la disperazione,
impedendo alle persone di abbandonare la disperazione, superarla; impedire alle
persone di iniziare un cammino diverso nella propria esistenza con mete
visibili e materiali.
Ratzinger si trasforma in un truffatore quando
afferma. “Ora, si impone immediatamente la domanda: ma di che genere è mai
questa speranza per poter giustificare l'affermazione secondo cui a partire da
essa, e semplicemente perché essa c'è, noi siamo redenti? E di quale tipo di
certezza si tratta?”
No! Si imporrebbe di sapere qual è la meta!
Una volta conosciuta la meta stabilisco il cammino. Una volta
stabilito il cammino accetto anche situazioni pesanti. Ma dal momento che Ratzinger omette di DIMOSTRARE la realtà della meta, appare
evidente il suo tentativo di truffa.
E in cosa consiste la truffa di Ratzinger?
Nel sottrarre le persone alla loro vita per costringerle in
uno stato di patologia psichiatrica in cui la speranza si materializza
attraverso la disperazione a cui le persone sono costrette.
E di quale tipo di certezza si tratta?
Per quanto riguarda ciò che cade sotto i sensi, si tratta
della certezza di perdere il diritto di gestire la propria esistenza. Di
perdere il diritto di essere dei soggetti di diritto Costituzionale per
abbandonarsi alla disperazione, unica condizione psico-fisica che consente a Ratzinger di imporre speranza. Una speranza che diventa,
con gli anni, desiderio di autoannientamento
producendo, come vediamo nei paesi occidentali migliaia di suicidi di cui Ratzinger porta la responsabilità morale assieme alle
Istituzioni che venendo meno ai principi Costituzionali hanno delegato ai
banditi di Ratzinger il diritto di fare violenza
psichica ai ragazzi.
Commento al primo Paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi.
Marghera, 30 novembre 2007-11-30
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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