Il buddhismo è una costola bastarda della
filosofia greca innestata sul Jainismo?

Orfeo e Platone
Un'antica guerra religiosa - Settima parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

E' una domanda che da qualche tempo mi perseguita. In realtà, non esiste una data certa della diffusione del buddismo prima dell'avvento del regno dell'imperatore Asoka 274-236 a.c.

Un'altra data certa è l'arrivo in India di Alessandro Magno nel 327-325 a.c.

L'altra questione certa è che Alessandro Magno non arrivò in India solo con le armate, ma anche con filosofi al seguito che ebbero forti e profonde discussioni con filosofi, i gimnosofisti, indiani. Se abbiamo qualche informazione sugli effetti che le discussioni con i gimnosofisti ebbero sui filosofi al seguito di Alessandro Magno, non abbiamo nessun dato sugli effetti che i filosofi al seguito di Alessandro Magno hanno prodotto sui gimnosofisti. I gimnosofisti, i filosofi nudi, erano i pensatori Jainisti. In particolare i digambara che scoprirono delle assonanze con i filosofi al seguito di Alessandro Magno che erano allievi di Platone, di scuola cinica, e che non disdegnavano la nudità e la rinuncia ai beni materiali.

Con chi ha parlato Pirrone?

Con chi ha discusso Anassarco di Abdera?

Come ha fatto Onesicrito a conoscere le idee filosofiche e religiose dei Digambara e a definire le analogie col pensiero cinico?

Se Pirrone ha portato in grecia le idee scettiche e i cinici hanno riscontrato la loro visione nei Digambara, che cosa hanno fatto propria i digambara, i gimnosofisti, dalle idee che espresse Pirrone, Anassarco di Abdera o Onesicrito?

Calano e Mandanis, come gimnosofisti, digambara, che cosa hanno attinto da Onesicrito e altri?

Non si può certo dimenticare che i cinici sono una costola del pensiero socratico, come il platonismo.

Cosa è successo in India dal 327 al 325 a.c.?

I buddisti tentano di far risalire la loro dottrina ad un leggendario fondatore, il Buddha. Un monaco che si muoveva nella regione, ma di tale monaco noi non abbiamo nessuna notizia. Se questo fosse stato un gimnosofista, un digambara staccatosi dalla setta centrale elaborando le nuove idee portate dai filosofi al seguito di Alessandro Magno in un sincretismo con le idee dei digambara, alcuni fondamenti della dottrina buddista diventerebbero del tutto logici e comprensibili. Il buddismo non sarebbe altro che una variante del Jainismo sorto dal sostrato filosofico jainista modificato nelle relazioni con la filosofia e i comportamenti greci introdotti da Alessandro Magno per soddisfare le esigenze di distruzione dell'uomo proprie della pulsione di morte come consapevolezza di un monaco del fallimento della propria esistenza.

Secondo S. Radhakrishnan in La filosofia indiana, vol 1p.341 ed. Asram Vidya 1998:

"Per parlare del buddismo antico si deve fare riferimento ai Pitaka, o "Canestri della legge" le concezioni che sono esposte, anche se non sono esattamente le dottrine insegnate dal Buddha [come può saperlo? Nota mia], ne sono comunque la più attendibile approssimazione di cui siamo in possesso. [...] Essi furono probabilmente compilati prima del 241 a.c., anno in cui si tenne il terzo Concilio, e sono senza dubbio le più antiche e autorevoli testimonianze dell'insegnamento del Buddha attualmente esistenti."

La più antica testimonianza del buddismo, dunque, noi l'abbiamo nel 241 a.c., Cinque anni prima della morte di Asoka e ottantacinque anni dopo l'arrivo di Alessandro Magno in India.

La dottrina dei Jaina, i Giainisti, di cui i digambara erano una corrente filosofica, fu definita, in maniera orale, alla fine del IV secolo a.c.

Perché si sentì l'esigenza da parte dei Jaina di fissare il canone delle loro idee?

E' possibile pensare che tale esigenza nacque dopo il confronto con i Greci? D'altro canto, il canone religioso-filosofico fu "fissato" in maniera orale. Non in forma scritta. Quasi ci fosse un'urgenza a mettere in ordine le idee religiose e filosofiche della loro dottrina. Il canone scritto fu fissato nel 454 d.c. (circa 800 anni dopo) nel concilio tenuto a Valabhi presieduto da Devarddhi.

Le prime iscrizioni che testimoniano la dottrina buddista sono le "Iscrizioni sul Dharma redatte in pracrito, nelle scritture Brahmi e karosthi, ma anche in aramaico e greco nella regione dell'Arachosia con cui il re dei Magadha Asoka Maurya imponeva il buddismo.

Sempre nel La filosofia indiana, a pag. 282 del 1 volume, si dice che:

"Tal è la sorprendente somiglianza della vita e degli insegnamenti di Buddha e di Vardhamana che a volte si è propensi a credere che il buddismo e il jainismo non siano due scuole distinte e che il Jainismo non sia altro che una derivazione del buddismo."

A mio avviso, la questione deve essere invertita: il buddismo è una derivazione del Jainismo. Alessandro Magno non incontra i buddisti in India, ma incontra i Jainisti nella forma dei digambara che i greci chiameranno gimnosofisti. Pertanto, è logico supporre che nel 325 non esistessero buddisti in India, mentre esistevano i digambara alcuni dei quali, in sincretismo con i greci, hanno dato vita al buddismo.

Dal momento che i buddisti occupano la stessa zona dell'India dei Jainisti, non si capisce bene perché i filosofi al seguito di Alessandro Magno discutono con i saggi Gimnosofisti e non con i "saggi" buddisti.

Rileva La filosofia indiana riportando un passo di Barth:

"La leggenda di Vardhamana, o per usare il nome più conosciuto Mahavira, "il grande eroe", il Jana dell'era attuale, presenta così tanti e peculiari punti di contatto con quella di Gautama Buddha che si è istintivamente portati a concludere che il soggetto delle due leggende sia la stessa persona. Entrambi sono di nascita regale; tra i parenti e i discepoli ricorrono gli stessi nomi. Nacquero e morirono nello stesso paese e nello stesso periodo storico. Coincidenze del tutto simili ricorrono nel corso delle due tradizioni."

E ancora:

"Guérinot ha messo in rilievo cinque differenze fondamentali tra Vardhamana (Mahavira) e Gautama Buddha in riferimento alla loro nascita, alla morte delle loro madri, alla loro rinuncia, illuminazione e morte. Vardhamana nacque a Vaisali intorno al 599 a.c. mentre Gautama nacque a Kapilavastu verso il 597 a.c. I genitori di Vardhamana vissero a lungo, mentre la madre di Gautama morì subito dopo averlo dato alla luce. Vardhamana abbracciò la via ascetica col consenso dei parenti, Gautama Buddha si fece monaco contro il volere del padre. L'ascesi di Vardhamana si protrasse per dodici anni, mentre Gautama conseguì l'illuminazione alla fine del sesto anno. Vardhamana morì a Pawa nel 527 a.c. mentre Gautama morì a Kusìnagar verso il 488 a.c.."

Come è logico e facile notare, una vita è elaborata, scritta a livello promozionale sulla vita dell'altro. La finalità delle similitudini hanno lo scopo di far accettare il Buddha nelle leggende esistenziali di un Vardhamana. Qualora la storia fosse stata troppo diversa, l'accettazione sarebbe stata molto più difficoltosa. E' più difficile far accettare una nuova tradizione che non una tradizione che richiami le categorie di una tradizione già ampiamente praticata. E' la stessa operazione messa in atto per costruire la figura di Gesù. Le storie vengono assemblate con storie e leggende attribuite ad altri Dèi e ad altre tradizioni al fine di renderla appetibile dagli ascoltatori dell'epoca. Ciò è proprio del pensiero Platonico. Come non è mai esistito un Orfeo che scende all'Ade in quanto il mito indica le necessità umane, così Platone usa Orfeo e il mito di Orfeo nell'elaborare il mito di Er nella Repubblica. Come non è mai, molto probabilmente, esistito il Socrate a cui Platone mette in bocca i dialoghi, che appare più come una soluzione letteraria per dare valore a ciò che scrive attribuendolo all'autorità di Socrate. Inventare un illuminato dalla cui autorità scaturisce la "verità dell'illuminazione" e la verità dell'assurdo della dottrina, è proprio di Platone fatta propria dai cristiani. Che lo stesso escamotage sia stato applicato anche per Buddha, appare verosimile. Come un Gesù inventato certifica la resurrezione della carne e la salita al cielo, cos'ì il Buddha certifica l'illuminazione e l'uscita dal ciclo delle rinascite nel dolore. Esattamente come Herry Potter certifica che la bacchetta magica funziona.

Mi sembra evidente, a questo punto, che il Buddha non è mai esistito, ma è una costruzione funzionale ad annunciare una "nuova" forma filosofica che, derivata dal Jainismo si combina sincreticamente con la tradizione Greca importata da Alessandro Magno. Una dottrina religiosa in cui la paura si fissa nell'ideologia del dolore che diventata, come il sommo bene in Platone, l'essenza della nuova dottrina. Anche lo stile di far risalire una nuova e diversa forma di pensiero ad un soggetto leggendario, è una forma usata da Platone con Pitagora e Orfeo. Platone attribuisce molte sue affermazioni dottrinali ad Orfeo, mentre appaiono come sue elaborazioni.

Claudio Simeoni

Marghera, 23 gennaio 2012

Oltre ai testi citati in indice, sono stati citati ed usati:

Storia delle Religioni India a cura di Giovanni Filoramo Edizione La biblioteca di Repubblica

Le gesta del Buddha di Asvaghosa edizione Bompiani 1987

Breve storia del buddhismo di Edward Conze Edizione BUR 1985

Aforismi e discorsi del Buddha a cura di Mario Piantelli edizioni TEA 1988

Il vangelo dei cani. Aforismi dei primi cinici a cura di Luciano Parinetto ed. Stampa Alternativa 2001

La filosofia indiana di S. Radhakrishnan Edizioni Asram Vidya 1998

La nascita di Fanes, Protogono, Eros Primordiale

Sculture di Wolfgang Joop 54esima Biennale Venezia

Immagini della scuola di Atene di Raffaello

Tratte dalla riproduzione di un artista di strada

Particolare scuola di Atene

Platone e Aristotele

Scuola di Atene

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Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.