La percezione extrasensoriale nel tatto, la vista e l'empatia.

Ottava parte

Claudio Simeoni

Questo è un capitolo del libro: "La formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

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Mondadori

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891185822

 

Indice pagine sulla formazione della percezione

 

Percezione e Stregoneria - Ottava parte
Empatia, tatto e vista nella formazione della percezione e della percezione extrasensoriale.

Nella costruzione della propria percezione soggettiva l'individuo deve ridurre la capacità dei sensi di trasmettergli fenomeni da far intervenire nella coscienza razionale. Poi iniziano gli studi sulle persone non vedenti e si scopre che la loro necessità di sviluppare la loro percezione dei fenomeni del mondo ha sviluppato il tatto in maniera diversa da come lo hanno sviluppato le persone che hanno una vista normale.

Che cos'è normale nel tatto? Come lo hanno sviluppato le persone vedenti o come lo hanno sviluppato le persone non vedenti?

Cos'è extrasensoriale? Lo sviluppo della percezione tattile del vedente o quella del non vedente?

Il tatto è un senso antichissimo ed è il primo senso che si sviluppa negli Esseri della Natura affiancando, di fatto, la percezione emotiva.

Quando si afferma che il tatto è il senso più antico (e il primo che si attiva nel feto in pancia della madre) non si sta parlando di una sequenza di sensi che si attivano nell'Essere Umano, ma si sta parlando delle trasformazioni d'insieme dell'Essere Umano.

Si tratta di quella che in psicologia viene chiamata protopatica che è una sensibilità cutanea diffusa nel corpo che permette, sempre secondo gli psicologi, di sviluppare una sensibilità tattile, percepire il calore e il dolore. Alla sensibilità tattile chiamata protopatica si affianca una capacità tattile, che nel corso dell'evoluzione è classificata come "più recente", chiamata epicritica che permette al soggetto, sempre secondo la psicologia, di discriminare sui gradi termici, l'intensità del dolore, ecc.

Oltre a questi sistemi ci sono dei sistemi tattili all'interno del corpo, sui muscoli, ossa, ecc.

I corpi separati si riconoscono mediante il tatto e, mediante il tatto, il corpo, anche il più "primitivo", quello in cui ci sarebbe quel sistema che gli psicologi chiamano protopatico, è in grado di distinguere ciò che incontra: se è utile mangiarlo o non mangiarlo; costruire una relazione, se è animato o non è animato, ecc.

Tutti i sensi che noi normalmente consideriamo (i cinque sensi) sono tutti sensi che derivano dal tatto. Tutto l'apparato dei nostri sensi si costruisce in età fetale, ma inizia a funzionare specializzandosi, con un processo di trasformazione e di specializzazione, dopo la nascita del bambino. Il tatto "protopatico" è il primo ad entrare in funzione al momento della separazione del neonato dalla madre: il bambino sente con tutto il corpo. Anche quando il bambino, una volta nato, lo si mette sulla madre con l'idea che sentendo il cuore della madre riconosce una parte dell'ambiente prenatale, il suo sentire non avviene con l'udito, ma col tatto. Lo stesso sistema uditivo è una trasformazione del tatto che attraverso la coclea trasforma vibrazioni in sensazioni elettriche che vanno al cervello. Potremo dire che l'udito è un sistema con cui "palpare le vibrazioni" di un oggetto senza avere contatto con l'oggetto.

Il tatto è un senso che permette la conoscenza mediante la separazione dei corpi. Attraverso il tatto un corpo costruisce la propria conoscenza entrando in contatto con l'oggetto che vuole conoscere. Non è più nell'oggetto o in simbiosi con l'oggetto che vuole conoscere, ma separa sé stesso dagli oggetti e LUI, se vuole tocca o, se non vuole, non tocca gli oggetti dei quali diventa consapevole. Il tatto è un senso che si sviluppa negli Esseri viventi come uno sviluppo dell'identità soggettiva del vivente nella Natura.

Partendo da queste considerazioni si riscontra, negli Esseri della Natura in cui si sviluppa l'Essere Umano, una progressiva separazione del soggetto dal mondo in cui vive iniziando ad allontanare la sua struttura fisica dagli oggetti del mondo.

L'empatia implica un'interazione fisica, psichica ed emotiva con l'oggetto del conoscere. Il tatto allontana l'oggetto del conoscere e ne permette la conoscenza entrando in contatto, ma lasciando ai soggetti, che entrano in contatto, la decisione se farlo o meno.

Il terzo passaggio è la vista. La vista allontana ulteriormente l'oggetto del conoscere che può essere lontano, ma entrare ugualmente nella coscienza senza entrare in contatto fisico, come col tatto, né interagire direttamente come con l'empatia.

Nel processo di crescita l'individuo vive con tutto sé stesso, qualunque sia il mondo in cui abita e diviene. Tutto l'apparato psico-fisico è teso a costruire delle relazioni funzionali col mondo in cui vive. L'empatia è una interazione totale del soggetto col mondo in cui il soggetto vive anche se mediante l'empatia il soggetto discrimina nelle sensazioni emotive con una frequenza e una dialettica interna che noi non siamo in grado, razionalmente, di immaginare. Proviamo a riflettere sulla divisione per scissione. E' uno che diventa due. Una coscienza che diventa due coscienze. Una coscienza che si separa da sé stessa portando a germinare una nuova coscienza diversa da sé. In quel momento la relazione empatica è totale. Quando il soggetto si scinde la relazione empatica permane con due individualità diverse che sviluppano sé stesse. Ciò che avviene nel singolo essere avviene anche nel neonato, anche se nel neonato c'è l'apporto del bisessuato: la coscienza della madre viene scissa, ma viene scissa non solo in quanto sé stessa, ma nella direzione (non ho trovato altri termini per definire quello che voglio dire) determinata dall'apporto maschile, di quel maschio specifico che introduce le variabili nell'elemento femminile.

La relazione empatica si sviluppa, come capacità di percezione del soggetto, proprio perché c'è l'interazione fisica fra il soggetto (il feto) e il suo mondo (la pancia della madre). Sull'apparato psico-fisico che si forma nella pancia della madre viene a sovrapporsi, nella capacità di percepire i fenomeni provenienti dal mondo, il tatto. Pertanto, tutto l'apparato psico-fisico del soggetto si riadatta per comprendere la percezione ottenuta col nuovo senso. Si riadatta, comprende il nuovo senso, ma non distrugge il vecchio modo di percepire il mondo anche quando il tatto inizia ad invadere tutto l'organismo che se ne serve. La capacità empatica si scompone; una parte diventa percezione mediante il tatto e una parte rimane percezione empatica emotiva pura e semplice ed entra a far parte della nostra percezione profonda del mondo. Lo stesso vale per la vista che invade l'organismo e contende al tatto nell'individuo il ruolo centrale nella percezione del mondo.

L'empatia che cosa cede al tatto? Come il tatto si integra con l'empatia? Che cosa il tatto cede alla vista? Come la vista si integra col tatto? E qual è il ruolo dell'empatia in un organismo in cui la vista diventa il senso centrale? Come tatto, vista ed empatia si integrano?

Le capacità extrasensoriali nascono da questo amalgama. Come l'individuo combina dentro sé stesso la trasformazione dei sensi durante la sua crescita e come sposta la sua attenzione all'interno delle relazioni sensorie, contribuisce a far arrivare alla propria coscienza fenomeni che non appartengono all'usuale di quello che egli considera la percezione dei cinque sensi.

L'extrasensoriale non è ciò che è esterno ai sensi e all'individuo, ma ciò che emerge nell'individuo e che l'individuo, nella sua necessità di controllo della forma del mondo, percepisce come nuovo e inusuale.

Il tatto è empatia e vista allo stesso tempo. Vengono attivate aree comuni del cervello e connessioni neuronali comuni. Eppure, tatto, empatia e vista, vengono soggettivamente distinte nella percezione dei fenomeni provenienti dal mondo e l'individuo, mediante la sua attenzione, annulla una tipologia di fenomeni per metterne in evidenza un'altra.

Il tatto è il senso centrale nella sessualità nella cui relazione si ha una delle massime espressioni di interazione empatica fra individui e l'area cerebrale, coinvolta nel tatto, è la stessa area cerebrale che viene coinvolta nella vista.

Scrive il settimanale L'Espresso del 05 agosto 2004

"Toccare è come vedere

Articolo di Marzia Mazzonetto

Per il nostro cervello non c'è nessuna differenza tra vista e tatto. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori Italiani e americani in un articolo pubblicato sulla rivista americana "The Proceedings of the National Academy of Science". Dai loro studi è emerso che quando guardiamo un oggetto, oppure lo riconosciamo attraverso il tatto senza vederlo, si attiva la stessa area della corteccia cerebrale. Per scoprirlo, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (Fmri), una tecnica che permette di visualizzare i processi biochimici del cervello, in maniera non invasiva. "Sapevamo già da tempo che la zona studiata era responsabile dell'elaborazione delle informazioni visive", spiega Pietro Pietrini del dipartimento di Psicologia dell'Università di Pisa, a capo del team italiano di ricerca. "Si tratta della corteccia visiva associativa, sta sulla superficie del lobo temporale del cervello: in pratica ci permette di riconoscere il mondo che ci circonda. Quello che non ci aspettavamo, invece, era di osservare che questa stessa zona entra in funzione anche quando il cervello riceve informazioni anche per via tattile". Di più. Circa tre anni fa il gruppo di ricerche aveva scoperto che per ogni categoria di soggetti che vediamo, nel nostro cervello si produce una risposta specifica. Un bicchiere, ad esempio, attiva una risposta diversa da un libro. Un principio che gli studiosi hanno riscontrato anche in questa nuova ricerca: quando un cieco dalla nascita tocca un oggetto, le risposte neuronali che si attivano sono molto simili a quelle sollecitate in un individuo che sta vedendo lo stesso oggetto. "I nuovi risultati dimostrano che la vista non è un requisito fondamentale per il funzionamento della corteccia visiva", conclude Pietrini. "Lo studio potrà avere importanti applicazioni nello sviluppo di nuove strategie di insegnamento e riabilitazione dei pazienti che soffrono di cecità".

Toccare è vedere e vedere stimola le sensazioni tattili.

Ci saranno, nella vita della persona, delle sensazioni tattili che si trasformeranno in immagini e delle immagini che si trasformeranno in sensazioni tattili. Inoltre si verificherà un'interazione fra sensazioni tattili e sensazioni visive. Il tattile e il visivo tenderanno ad integrarsi al punto tale che ciò che vediamo susciterà sensazioni legate al tatto e il nostro toccare susciterà sensazioni visive. Il concetto è abbastanza usuale nelle relazioni sessuali dove il vedere il corpo e il toccare il corpo alimenta l'interazione empatica emotiva che porta all'atto sessuale.

Si instaura dentro all'individuo un meccanismo di percezione della realtà sovrapposto in cui i sensi fungono da "recettori" dei fenomeni, ma la definizione del fenomeno recepito sarà il risultato dell'elaborazione soggettiva dell'individuo che elabora le emozioni mediante relazioni empatiche.

Dal momento che la stessa struttura neuronale di percezione dei fenomeni, che implicano sia il tatto che la vista, è un divenuto nell'individuo in base alle proprie esigenze come risposta alle sollecitazioni provenienti dal mondo, ne consegue che la struttura di percezione che si formerà sarà assolutamente soggettiva. Un sentire soggettivo che comprenderà una gamma di possibilità di percezione i cui confini non sono individuabili, ma che fa della percezione dei fenomeni del mondo un complesso di interazione soggettiva che si trasforma, nella coscienza razionale, in un effetto semplice. Tutta la complessità che percepisco in un tramonto viene trasmessa nell'oggettività con "che bello!". Un'espressione che dice tutto solo a me stesso che ho vissuto il momento, ma non all'altro che ascolta.

Nel sentire soggettivo si svilupperà la percezione dell'individuo che arriva alla coscienza razionale con un segnale semplice: un suono, un gusto, un'immagine, un odore. Solo che questi segnali che arrivano alla coscienza razionale sono una sorta di "riassunto" dell'insieme che abbiamo percepito che viene ridotto, forzatamente, nell'ambito di una razionalità, di quel minimo comune denominatore, che possiamo trasmettere verbalmente.

Il percepito sarà costituito da oggetti che sommeranno sensazioni tattili e visive in un'interazione, sovrapposizione, relazione, tali da presentarsi come un risultato finale al sentire dell'individuo. Quel sentire che l'individuo presenterà nella sua azione e nella sua rappresentazione nel mondo in cui vive.

Ciò che viene semplificato, nella percezione del tatto e della vista diventa, nell'insieme dell'individuo, assai più complesso non solo per l'intervento di tutti gli altri sensi, ma anche per le infinite rappresentazioni di tutti gli altri sensi dentro all'individuo.

Per cui avremmo che i suoni si presentano sotto forma di colori o di sapori. Ma questo esula da questo lavoro, perché ciò lo amplierebbe a dismisura.

E' importante osservare che se l'individuo vede quello che tocca, anche quello che vede si può trasformare in sensazione tattile e anche le immagini illusorie o le allucinazioni assumono carattere di sostanza tale da rappresentarsi, in individui particolari o in situazioni particolari, col carattere di realtà oggettiva.

Quando si parla di capacità extrasensoriali è necessario tener presente questo meccanismo perché, se da un lato questo meccanismo è fuorviante nella formazione del giudizio e delle idee dell'individuo qualora questi cortocircuiti su sé stesso, dall'altro lato questo meccanismo è in grado di descrivere la realtà vissuta in maniera estremamente complessa e complessiva fornendo alla persona numerosi caratteri su cui fondare la propria azione e le proprie scelte nella sua quotidianità. E' sufficiente che, anziché semplificare il percepito nel minimo comune denominatore della coscienza razionale da trasmettere verbalmente si prenda in considerazione gli infiniti aspetti della percezione mettendo a tacere la coscienza razionale permettendo l'affiorare in essa della coscienza esistenziale che nell'individuo cambia tutta la visione e l'idea del mondo. In questa situazione il tramonto non è più solo "che bello", ma sono le parole di un dio che parla, l'insorgenza di emozioni che si trasformano in immagini e la stessa luce mi coinvolge diventando carezza e piacere in un'interazione che costruisce un legame empatico fra me e il mondo che vive l'attimo del tramonto.

L'arte della Stregoneria, in questo aspetto specifico, consiste nel disciplinare l'uso di queste percezioni dei sensi trasformandole in uno strumento d'uso dell'individuo e funzionali ad affrontare il proprio quotidiano nella sua complessità. La Stregoneria interviene con l'autodisciplina finalizzata da un lato per immergerci nelle relazioni empatiche del mondo e dall'altro per proteggere la coscienza razionale da un possibile travolgimento. L'autodisciplina finalizzata permette all'individuo di discernere fra ciò che è illusorio da ciò che sono descrizioni non usuali della realtà vissuta. La Stregoneria afferma: "Se possiamo subire milioni di modi attraverso i quali descrivere la realtà in cui viviamo, data la combinazione sensoria con cui la percepiamo, perché non veicolare il nostro intento per armarlo nella descrizione più precisa della realtà stessa?"

In Stregoneria l'elemento specifico che sviluppa il tatto negli Esseri Umani è dato dalla tecnica del "palpare il mondo". In particolare l'Essere Umano ha una sensibilità tattile particolare, le sue mani trasformano la materia e mentre trasforma la materia, la materia invade i suoi sensi, la sua percezione, la sua struttura empatica: l'individuo diventa materia, animali, piante e dalla percezione empatica attivata mediante il tatto, alla sua coscienza sorge una diversa forma del mondo.

Da qui lo sviluppo del Crogiolo dello Stregone.

Pagina scritta il 15 dicembre 2006

Presentate ogni giovedì in Radio Gamma5 dal giorno 07 dicembre 2006 (presenti in prima stesura sul sito federazionepagana.it).

Revisionata 16 gennaio 2015 (la pagina è stata quasi completamente riscritta)

Indice di "la formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Foto scattate alla Biennale di Venezia

La percezione

La percezione è il modo con cui selezioniamo e facciamo nostri i fenomeni provenienti dal mondo. La percezione cresce e si modifica nell'individuo in base alle sue scelte in relazione alle sollecitazioni che riceve dal mondo. Sia da parte della Natura che da parte della società. Come la percezione dei fenomeni del mondo può essere ridotta, rispetto ad un ipotetico modello desunto dalla media sociale, così può essere ampliata in quantità e qualità anche se i limiti rimangono quelli del divenuto della specie umana. Mentre il cristianesimo riduce la percezione dell'uomo alla parola con cui il suo dio padrone ha "creato" il mondo, la Stregoneria tende ad ampliare la percezione rendendola uno strumento attivo nella pratica dell'abitare il mondo da parte dell'uomo.