Percezione extrasensoriale nelle relazioni sociali.
L'empatia sociale.

Nona parte

Claudio Simeoni

Questo è un capitolo del libro: "La formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

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Mondadori

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891185822

 

Indice pagine sulla formazione della percezione

 

Percezione e Stregoneria - Nona parte
Percezione extrasensoriale nelle relazioni sociali. L'empatia sociale.

Parlare di capacità extrasensoriali in relazioni interpersonali, quando ci si riferisce alla vita nella società, è difficilissimo perché quanto emerge dentro di noi è frutto spesso di comunicazione non verbale e di intuizioni che nascono da un insieme di esperienze vissute e necessità di agire nella società.

Una delle più grandi capacità extrasensoriali di cui non si parla mai è la capacità di vivere e abitare la società degli uomini allo stesso modo in cui si viveva e si abitava l'utero materno. Come nell'utero materno si costruivano relazioni empatiche con le sollecitazioni provenienti dalla madre, così nella società si percepiscono, si vivono e si risponde alle sollecitazioni emotive che si manifestano nella società. E' il piacere di "soggettivare l'oggettività" fondendo le proprie emozioni con le emozioni del mondo in modo che le emozioni del mondo siano le nostre emozioni.

La percezione extrasensoriale nelle attività sociali nascono essenzialmente da come noi ci collochiamo nella società.

La società in cui viviamo divide gli individui in una forma gerarchica in cui le parti inferiori della gerarchia rappresentano delle vere e proprie prede nei confronti della gerarchia che si pone nei loro confronti come un predatore in agguato.

Nei rapporti con l'altro, o gli altri, al di fuori di rapporti gerarchici, entrano in concorso i segnali non verbali sia del corpo che delle espressioni del viso con cui si inviano segnali emotivi.

Diventa tutto più complesso quando i rapporti gerarchici, famiglia, ambiente di lavoro, ambiente circoscritto come una caserma, orfanotrofio, collegio, galera, centri di interdizione, ecc. tendono a soffocare l'individuo per ridurlo a comportamenti prefissati.

La percezione extrasensoriale che emerge appartiene essenzialmente al mondo del tempo, cioè all'intuizione di trasformazioni in atto per le quali si è sollecitati a prepararci prima che tali trasformazioni si presentino.

Cosa sollecita l'emersione dentro di noi di percezioni extrasensoriali legate alle trasformazioni in atto nel mondo? E' la violazione di quella normalità esistenziale nel rapporto con altri che la specie ha sviluppato nel corpo di milioni e milioni di anni.

Data una condizione sociale che la specie umana ha costruito negli ultimi milioni di anni e che è stata funzionale allo sviluppo dell'uomo, si è imposta una condizione immorale e innaturale nella società, che è la gestione gerarchica del sistema sociale mediante il possesso delle persone, che ha finito, nel corso delle generazioni, per essere interiorizzato fino ad occupare ogni anfratto della struttura psico-emotiva dell'uomo.

La specie umana vive un conflitto fra la necessità della gerarchia di imporsi e la necessità dell'uomo di avere relazioni di solidarietà che sole gli danno il piacere e la felicità attivando le stesse aree del cervello attivate dai dolci, dalla cioccolata, dalla cocaina e dal sesso (o l'aspettativa sessuale).

La percezione extrasensoriale sociale si colloca con l'insorgenza di intuizioni quando è in atto il conflitto fra l'imposizione della gerarchia, del comando e del possesso e la necessità di solidarietà e di collaborazione. In altre parole, la percezione extrasensoriale si esprime come intuito quando è in atto il conflitto fra aristocrazia e democrazia; fra il dominio sociale e la necessità di rimuovere il dominio e la sottomissione.

Scrive il quotidiano La Repubblica del 26 luglio 2002

Articolo di Natalie Angier

"La bontà? Un vero piacere sta scritto nel cervello

"Siamo nati per collaborare con gli altri"

I ricercatori della Emory University di Atlanta hanno disegnato con la risonanza magnetica il primo ritratto "neurale" dei buoni sentimenti.

Che cosa fa bene come il cioccolato quando si scioglie in bocca o il denaro al sicuro in banca? In questi tempi di contagiosa avarizia e di sciabole sguainate, gli scienziati hanno scoperto che il semplice coraggioso atto di collaborare con qualcuno, o di preferire la fiducia al cinismo e la generosità all'egoismo, accende nel cervello un sentimento di gioia. Studiando l'attività neuronale di 36 giovani donne anche se con gli uomini si sarebbero ottenuti gli stessi risultati alle prese col "dilemma del prigioniero" (gioco di laboratorio nel quale i partecipanti devono scegliere fra differenti strategie di cooperazione o di avidità come raggiungere il loro guadagno), i ricercatori hanno scoperto che quando le donne preferivano la collaborazione all'interesse personale i loro circuiti mentali si riempivano di gioia e di piacere. I ricercatori, alla Emory University di Atlanta, hanno utilizzato la risonanza magnetica per osservare quello che potrebbe essere definito il primo ritratto della bontà sul cervello. I segnali più forti, infatti, sono stati registrati in presenza di alleanze e mutua collaborazione, e nelle medesime aree cerebrali che rispondono positivamente ai dolci, a un bel viso, alla cocaina, e ad un indefinito numero di piaceri leciti ed illeciti. "E' confortante. Questa scoperta ha dichiarato lo psichiatra autore dell'esperimento, Gregory Berns conferma che siamo programmati per collaborare gli uni con gli altri".

Lo studio, tra i primi ad impiegare la tecnologia della risonanza magnetica, dimostra che la profondità e l'ampiezza dell'altruismo umano, la volontà a rinunciare al tornaconto personale a vantaggio del bene comune superando di gran lunga i comportamenti studiati in altre specie molto socializzate come gli scimpanzé e i delfini. A differenza dei test che dimostra quanto conti la minaccia della punizione nella cooperazione, le nuove scoperte provano che le persone collaborano perché così facendo si sentono meglio. Analizzando lo scanner delle risonanze si è notato come nelle giocatrici "collaborative" si attivavano due vaste aree del cervello ricche di neuroni reattivi alla dopamina, la sostanza chimica che regola la dipendenza. La prima di queste due aree è lo stato antero-ventrale, nella zona centrale del cervello, sopra al midollo spinale. L'altra è la corteccia orbito-frontale, proprio sopra gli occhi.

L'impulso a collaborare è dunque innato negli Esseri Umani e rafforzato dalla piacevole sensazione cerebrale. Ma perché? Per gli antropologi fu lo spirito di squadra e la capacità a collaborare che conferirono ai nostri antenati un vantaggio incalcolabile per la sopravvivenza. (traduzione di Anna Bissanti)."

Il piacere consiste nel vivere. Il "dolore" consiste nell'impossessarsi e nel dominare la vita. So che sembra molto morale, ma chi ha il piacere del dominio e del possesso è perché non ha il piacere di abitare il mondo. Se nell'uomo distruggi un piacere e la possibilità di procurarselo, quell'uomo costruirà un altro tipo di piacere, come surrogato o sostituto.

Spesso dei politici noi sentiamo dire: "Sono tutti ladri". Normalmente, chi afferma questo, è pronto ad accodarsi all'uomo del destino di turno. Questo atteggiamento è una deformazione del principio del piacere sociale che da un lato porta ad accusare indiscriminatamente chi provoca dolore indicandolo nella categoria del politico che ruba (anche se magari non ruba, ma dovendo rispettare delle regole non soddisfa le aspettative di chi lo ha eletto) e dall'altro agisce accodandosi al politico emergente per una propria promozione sociale sperando di avere dei vantaggi accodandosi al politico vincente.

Rompendo questo gioco della gerarchia, si apre all'intuizione sociale che è ricerca del piacere esistenziale in un insieme che nega il piacere esistenziale in funzione del possesso delle persone.

Siamo davanti alla prima forma di intuizione psichica delle relazioni con il mondo. Ma non si tratta soltanto di principio del piacere applicato alle strategie d'esistenza, ma si tratta anche di bisogno di giustizia e piacere nel vedere che chi fa delle ingiustizie viene punito ripristinando l'equilibrio sociale.

Si tratta di un insieme di forze psichiche che agiscono dentro di noi e che hanno lo scopo di mantenere l'equilibrio fra ciò che noi siamo e l'insieme in cui viviamo affinché la nostra azione nell'insieme favorisca il nostro sviluppo. Ed è la stessa forza psichica che muoveva il feto nella pancia della madre.

Quando la tensione della solidarietà degenera si ha attività di accettazione passiva dell'insieme e una ricerca spasmodica di derelitti (anche costringendo uomini alla povertà) per avere il piacere di esercitare il dominio come "buon samaritano". Mettere in atto strategie "aggressive" nell'insieme in cui si vive comporta una "fatica" soggettiva non solo per le azioni, ma anche per far fronte alle reazioni dell'insieme stesso. Fatica che viene percepita dal soggetto come un "dolore" che può fermare l'azione dell'individuo soltanto se l'individuo non ha una visione psichica dell'insieme che provoca la necessità di affrontare quel "dolore" e non prova piacere nel veicolare la necessità di affrontare le reazioni sociali. Il principio del piacere è anche la forza che organizza l'individuo per superare il "dolore" che le contraddizioni della vita gli impongono. E' una strategia di "specie".

La specie ha costruito un meccanismo di interazione fra l'uomo e la società in modo che ogni danno che viene provocato alla società deve comportare nell'individuo una perdita di piacere. Questo meccanismo psichico viene finalizzato dai cristiani che, nella violenza dell'educazione, sostituiscono nella psiche emotiva del bambino la compartecipazione sociale con la compartecipazione nel dio padrone. L'educazione cristiana porta l'individuo a slegarsi dalla società per legarsi all'immagine del dio padrone. Solo che l'immagine del dio padrone porta nell'individuo un'identificazione col delirio di onnipotenza e l'individuo dal suo dio non riceve altro che lo stimolo per distruggere la società rispondendo al proprio delirare (al di là del grado di intensità del suo delirio).

L'individuo ha sacrificato al dio padrone il suo principio del piacere sostituendolo col principio del dolore e il principio dell'obbedienza. Questa situazione, che viene vissuta come naturale dal credente cristiano, produce dentro di lui tutta una serie di richiami, di sollecitazioni per riprendere il proprio posto nella società. Richiami che assumono la dimensione di immagini (allucinazioni), di suoni, di necessità. La "chiamata" ad aiutare i poveri che spesso i cristiani sentono, altro non è che lo stupro che mettono in atto nei confronti del proprio principio del piacere di essere soggetti sociali. I poveri, per costoro, diventano l'oggetto consolatorio per aver distrutto il principio del piacere dentro di loro.

Il dolore soggettivo viene limitato quando il feto, crescendo, costruisce degli equilibri con la madre. Così gli Esseri Umani, in questo esperimento, provano piacere quando il loro sviluppo avviene in armonia con altri. Quando si creano delle assonanze e degli equilibri. Il principio di piacere si esprime, ci dice questa ricerca scientifica, mediante il rilascio di dopamina in aree precise del cervello che coinvolgono l'intero stato psico-emotivo della persona.

"Io vivo nel piacere sviluppandomi in accordo col mondo che mi circonda, ma quando il mondo che mi circonda costituisce limitazione al mio sviluppo, ciò provoca dolore!" Se l'individuo ha una percezione della realtà che supera il dolore, allora affronta la modificazione della realtà presente, per quanto dolorosa sia tale scelta, superando l'ostacolo che limita il suo sviluppo. Per superare il dolore che sta provando.

Attraverso questo meccanismo l'individuo soggettiva le necessità della società in cui vive. Egli è la società. La società si esprime attraverso lui perché è legata a lui mediante il principio del piacere.

Per riuscire a fissare il principio del piacere in contrapposizione al possesso, l'individuo deve avere una visione del dopo; o un'intuizione del dopo. La visione del "dopo la situazione di dolore" che si può trasformare anche in "euforia" per la fine del dolore che ostacola lo sviluppo nel presente, gli consente di fermare il principio "speranza" con cui chi pratica il possesso tende a rinchiudere il posseduto nella dimensione dell'accettazione e della sottomissione.

L'euforia di un dopo che emerge dalle scelte e dalle azioni dell'individuo lo aiuta a costruire un futuro che emerge dalle sua mani.

Per riprendere l'esempio del gioco dell'esperimento, il giocatore che cessa di collaborare con altri perché gli accordi non gli garantiscono più il progresso nel gioco (o nella vita) e gioca spezzando gli equilibri per continuare (o nell'illusione di continuare) il proprio progresso su nuovi e diversi equilibri blocca le aree del piacere illudendosi di poter impossessarsi o di controllare i meccanismi sociali.

L'euforia di spezzare gli equilibri è fatta propria dalla Stregoneria.

Quell'emergere di Fanete, Eros, dall'uovo primordiale degli Orfici, è l'azione euforica della Stregoneria. La stessa azione euforica che permette all'Essere Umano femminile di formare il feto e condurre la gestazione.

C'è un modo di procedere della vita che consiste nella rottura degli equilibri del presente per ricostruire gli equilibri in un diverso piano di relazione con il mondo. Questo procedere è proprio della vita e risponde all'armonia fra le forze della trasformazione che spingono ogni Essere della Natura e il mondo in cui tale Essere agisce. La Stregoneria agisce esattamente nel territorio in cui l'equilibrio si rompe e si ricompone. In quel territorio agisce Fanete che in ogni istante spicca il suo volo nell'infinito ad ogni mutamento di ogni presente che si spezza e si ricompone.

La scienza può registrare gli equilibri fra il piacere e il dolore; la fisiologia del dolore, la sua realtà sociale, e la fisiologia del piacere e la sua rappresentazione nella vita sociale.

La capacità extrasensoriale si manifesta come un'abnorme percezione soggettiva del mondo sociale in cui l'individuo vive. Una grande sensibilità che lo rende preda di ogni fenomeno sociale che si presenta alla sua attenzione. Il fenomeno afferra immediatamente le sue emozioni ed egli penetra il fenomeno non per la forma, ma per l'emozione che porta. L'individuo avrà difficoltà a sottrarsi ad azioni emotive che vengono rivolte nei suoi confronti e sarà un soggetto facilmente influenzabile dalla "pubblicità" televisiva o dalla propaganda.

Ciò che per l'individuo è l'utero della madre che gli dava piacere, ora è la società che funge da utero e che gli dà piacere agendo in essa per il suo stesso piacere: l'aumento della libertà sociale è l'aumento del piacere che prova l'individuo che agisce in essa.

Si tratta in sostanza di una moltiplicazione della capacità di percezione empatica capace di portare l'individuo a prevedere le trasformazioni del presente in cui vive e capace di spingerlo a vedere possibilità d'azione quando per tutti sembra inutile.

Grande capacità di comprensione dei flussi emotivi sociali nei quali sarà coinvolto a meno che non imparerà a disciplinare le sue risposte. Pronto ad accorrere ad ogni ingiustizia, perché ogni ingiustizia gli accenderà le sue emozioni che poi la sua ragione trasformerà in idee e soluzioni. Dal punto di vista sociale, chi manifesta la capacità empatica nei confronti del mondo in cui vive, sarà facilmente travolto in quanto non viene educato a fare un bilancio economico fra l'azione che mette in atto, data la percezione del fenomeno emotivo, e gli effetti della sua azione.

Solo l'autodisciplina sarà in grado di preservarlo dall'autodistruzione.

Le capacità extrasensoriali nella società, come tutte le capacità extrasensoriali che non sono controllate mediante l'autodisciplina, tendono a travolgere l'individuo che perde di vista le relazioni razionali per inseguire l'insorgenza delle emozioni dentro di lui.

Un'autodisciplina che questo individuo dovrà applicare non nella percezione emotiva dei fenomeni del mondo, ma nelle risposte che egli dà a quella percezione.

Penetrare le emozioni del mondo concede grande Potere di Essere e grande conoscenza, ma si paga con molto dolore e con molta fatica. Si paga soprattutto con l'incomprensione in quando se il soggetto travolto dall'insorgenza emotiva ha la possibilità di agire senza dover descrivere l'azione attraverso la ragione, le persone, che non hanno la stessa percezione della qualità dei fenomeni del mondo, trovano quell'agire incomprensibile, esagerato, inappropriato, ecc.

Pagina scritta dicembre 2006

Presentate ogni giovedì in Radio Gamma5 dal giorno 07 dicembre 2006 (presenti in prima stesura sul sito federazionepagana.it).

Revisionata 17 gennaio 2015 (la pagina è stata quasi completamente riscritta)

Indice di "la formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Foto scattate alla Biennale di Venezia

La percezione

La percezione è il modo con cui selezioniamo e facciamo nostri i fenomeni provenienti dal mondo. La percezione cresce e si modifica nell'individuo in base alle sue scelte in relazione alle sollecitazioni che riceve dal mondo. Sia da parte della Natura che da parte della società. Come la percezione dei fenomeni del mondo può essere ridotta, rispetto ad un ipotetico modello desunto dalla media sociale, così può essere ampliata in quantità e qualità anche se i limiti rimangono quelli del divenuto della specie umana. Mentre il cristianesimo riduce la percezione dell'uomo alla parola con cui il suo dio padrone ha "creato" il mondo, la Stregoneria tende ad ampliare la percezione rendendola uno strumento attivo nella pratica dell'abitare il mondo da parte dell'uomo.