La formazione della percezione nel feto

Terza parte

Claudio Simeoni

Questo è un capitolo del libro: "La formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

Il libro si può ordinare all'editore Youcanprint

Oppure, fra gli altri anche su:

Mondadori

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891185822

 

Indice pagine sulla formazione della percezione

 

Percezione e Stregoneria - Terza parte
La formazione della percezione nell'età fetale:
il feto e la percezione del mondo

Ciò che noi chiamiamo "dolore" in natura sono stimolazioni intense che giungono verso il soggetto e che costringono il soggetto a modificarsi per cambiare la relazione fra sé stesso e la fonte della stimolazione. La percezione di queste stimolazioni varia da soggetto a soggetto e pur incidendo in maniera diversa nelle varie strutture emotive, provocano sempre la modificazione del soggetto e della relazione emotiva che intrattiene col mondo in cui tale stimolo giunge.

Ogni stimolo che giunge dal mondo è doloroso perché mi costringe a riadattarmi variando l'armonia e l'equilibrio che avevo raggiunto nelle trasformazioni.

E' in questo senso che tratto il termine "dolore": uno stimolo che mi costringe a modificare l'equilibrio che ho raggiunto. Tale stimolo provoca dolore.

La psicologia parla del dolore come "sofferenza". Ma la sofferenza è un grado di intensità o, e, un modo di percezione dello stimolo esterno.

La psicologia definisce il dolore come:

"Sensazione di sofferenza che si presenta come risposta soggettiva ad uno stimolo avvertito dall'organismo come nocivo o, comunque, riduttivo del suo benessere. Dal punto di vista psicologico, il dolore è una delle tonalità emotive fondamentali che accompagnano l'esistenza."

Dal dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Rizzoli

La risposta di un organismo ad uno stimolo esterno che definiamo dolore è la dimostrazione della sua capacità di percepire il mondo e di manifestare una tensione adattativa come risposta a tale percezione.

L'osservatore esterno, anche se è separato da un organismo "elementare", è in grado di osservare sia il fenomeno doloroso, sia le azioni che, come risposta, un organismo mette in atto. Un neurologo, un psicoanalista, sono in grado di osservare le "strategie" di adattamento soggettivo, all'intervento dello stimolo, di un organismo.

Quando si affronta lo studio della formazione della capacità di percepire di un soggetto, è necessario ricordare che mentre lo "studioso" parte da una capacità di percezione formata e fissata nel tempo, dalle trasformazioni e dalle scelte, il soggetto studiato, nel nostro caso il feto, costruisce la sua percezione del mondo nel momento in cui lo spermatozoo entra nell'ovulo e il soggetto inizia a separare sé stesso dal mondo. L'osservatore ha costruito la propria capacità di percezione selezionandone le possibilità nel corso della sua crescita; il feto sta costruendo la sua percezione in quel momento e non è detto che la stia costruendo come l'osservatore ritiene che questa debba essere, partendo dalla sua esperienza. Pertanto, abbiamo due movimenti diversi: lo studioso inizia a considerare sé stesso, il finito, e scompone la propria percezione, il feto sedimenta la propria conoscenza affrontando il mondo e affinando sia la sua percezione che le sue risposte adattative.

Alla Stregoneria interessa dimostrare che, parendo dalla percezione finita dell'individuo adulto e dai recenti studi, esiste un movimento di formazione della percezione che obbedisce a stimoli-risposte consapevoli in ogni stadio della costruzione dell'individuo.

Quando si parla di un feto di pochissime settimane di vita, parliamo di una separazione quasi totale fra la capacità di percezione e la capacità di Mettere in atto adattamenti del feto e dell'osservatore. Come il feto percepisce lo stimolo, l'osservatore non lo sa. Come il feto risponde allo stimolo, l'osservatore non lo sa. Per assurdo l'osservatore no è in grado di rilevare la massa degli stimoli che provenienti dalla madre agiscono sul feto e non è in grado di rilevare la massa dei processi adattativi che il feto mette in atto. L'osservatore è talmente separato dal feto a poter osservare soltanto ciò che è simile alla sua percezione e alle sue risposte. Per l'osservatore il feto è muto; non ha i suoi stessi pensieri, le sue stesse modalità di comunicazione o le sue stesse modalità di adattamento. Quando l'osservatore è abbastanza attento può fare un'operazione empatica: soggettivare alcune delle sensazioni che sta subendo il feto e leggere per analogia le sue stesse sensazioni trasferendole al feto.

La capacità empatica è sempre stata affermata dagli Stregoni, ma la "scienza" razionalista e positivista non l'ha mai presa in considerazione come oggetto che concorre alla formazione della conoscenza.

Giornale La Repubblica

ELABORAZIONE CEREBRALE EMPATIA

Roma Secondo uno studio Italiano pubblicato su "Nature Neuroscience" la prestigiosa rivista inglese, la risposta empatica al dolore degli altri, oltre ad essere dettata dall'emotività, risponde anche all'attivazione di una precisa zona del cervello. La ricerca è stata condotta da Salvatore Alioti del dipartimento di Psicologia dell'Università di Roma la Sapienza e della fondazione Santa Lucia di Roma, con Alessio Avenanti. I due ricercatori, utilizzando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica, hanno osservato un "contagio somato-motorio" che scatta alla vista del dolore altrui.

Che cos'è questa capacità empatica?

E' la capacità che, messa in moto dall'osservatore, gli permette di interpretare le sensazioni emotive che ha un soggetto mentre subisce uno stimolo. Apparentemente sembra un modo di procedere non scientifico; ma vi sembra un modo di procedere scientifico privare i viventi della loro intelligenza per affermare che le loro risposte agli stimoli sono solo dei riflessi? E solo perché la percezione del fenomeno e le strategie di risposta sono diversi (per tempi e modi) da quelle umane? Poi si scopre che il virus dell'AIDS strappa un pezzo di DNA dell'individuo per mascherarsi e poter penetrare nella cellula che vuole infettare!

La capacità empatica è molto evidente nei bambini appena nati. Si sviluppa prepotentemente nell'età fetale ed è la più grande fonte di conoscenza che ha un bambino appena nato.

Giornale D, donna de La Repubblica

"Ma che cosa gli passa per la mente?

Scienza Fino a pochi anni fa, i ricercatori consideravano il cervello di un neonato una tabula rasa, poi plasmata dall'esperienza. Le ultime scoperte di genetica e neuroscienza ribaltano la teoria: si viene alla luce con molte capacità programmate. E tra le più importanti c'è quella di sognare.

A nove mesi un bebé è in grado di riconoscere espressioni facciali o verbali di felicità, tristezza o rabbia e di riprodurle, facendole proprie. Sa modellare le emozioni su quelle altrui e reagire ai segni di rimprovero o approvazione. A un anno, guarda l'oggetto indicato da un dito, e non il dito.

"Oggi sappiamo che i bambini sanno più di quanto pensavamo fosse possibile. Hanno idee sugli altri esseri umani, sugli oggetti e sul mondo, nel momento steso in cui nascono. Sono idee piuttosto complesse, non soltanto riflessi o reazioni a determinate sensazioni. I bambini sono come piccoli scienziati, acquisiscono nuovi dati in continuazione e scartano le teorie che non combaciano con essi. Cambia la loro comprensione sulle cause di certi fenomeni. Il che porta a domande difficili: come viene rappresentata questa comprensione della struttura causale del mondo? E attraverso quali meccanismi di apprendimento nasce la rappresentazione?"

A mano a mano che diventiamo adulti la capacità empatica, attraverso la quale conosciamo il mondo, tende a scomparire dalla coscienza e noi ci separiamo sempre di più dal mondo assumendo forme di comunicazione "superiori" e diverse. L'empatia non sparisce dall'individuo, ma le relazioni che l'empatia costruisce emergono quasi esclusivamente nelle emozioni. Ad esempio, la relazione empatia che si crea fra due persone che si amano è un aspetto che ci dimostra la persistenza di tale percezione anche se la coscienza razionale la ignora. In alcuni adulti la capacità empatica, per allenamento o per disposizione "naturale" (o per scelte soggettive che si sono dimenticate), rimane più viva che in altri. Normalmente si dice che queste persone sono "molto sensibili". Inoltre, la capacità di percezione attraverso l'empatia non è una capacità "semplificabile" come Aristotele ha fatto con i cinque sensi. La capacità di percezione empatica di un soggetto coinvolge tutto sé stesso, tutto l'individuo, mentre è nella pancia della madre. Anche nell'adulto la percezione empatica non è localizzata in un senso anche se, molto probabilmente, esistono delle zone cerebrali dedicate anche se molto più antiche rispetto alla corteccia cerebrale, ma la percezione è relativa all'intero corpo. L'empatia produce una conoscenza totale mentre si è nella pancia della madre e anche quando l'individuo sostituisce alla conoscenza empatica la conoscenza razionale, la ragione, la conoscenza empatica si presenta alla ragione mediante tutta una serie di fenomeni che vengono, comunemente, descritti come sensazioni, alterazione dei sensi o "fenomeni extrasensoriali".

Questo sarò oggetto di un capitolo a parte sulla percezione.

L'Essere umano adulto percepisce il dolore in un modo che possiamo descrivere (sia pur approssimativamente) e trasmettere ad altre persone. Se una persona ha una mano schiacciata, chiunque la guarda intuisce immediatamente quanto dolore sta provando. La ricerca neurologica ha stabilito che nella percezione del dolore (come gli Esseri Umani lo intendono) si attivano delle aree cerebrali e si accendono delle connessioni neuronali. Se quelle aree cerebrali non esistono e non si accendono quelle connessioni neuronali la scienza ci dice che il soggetto non prova dolore.

Il concetto di dolore, che prendiamo in esame, non si riferisce all'idea di dolore dell'Essere Umano, ma alla percezione che ne ha la vita di azioni che modificano l'equilibrio esistente. Sia che il soggetto cui ci riferiamo abbia o non abbia quelle connessioni e quelle aree cerebrali per vivere lo stimolo "doloroso" come noi lo intendiamo.

Schiacciare un piede ad un Essere Lucertola, gli si procura molto dolore, esattamente come ad un Essere Umano. Ciò che le neuroscienze ci possono dire è che la percezione soggettiva del dolore è diversa fra l'Essere Lucertola e l'Essere Umano per la diversità di organizzazione cerebrale.

La ricerca sul dolore provato dal feto viene inserita nella polemica fra abortisti ed antiabortisti.

Si tratta di una polemica sterile, che vuole incidere sulle decisioni politiche della società civile attraverso un coinvolgimento emotivo delle persone. In pratica, se si stabilisce che il feto prova dolore al momento di essere abortito, si susciteranno delle emozioni di riprovazione nei confronti dell'aborto; se si dimostra che il feto non prova dolore al momento di essere abortito si sollecita maggiormente la libertà d'aborto. E ognuno tenta di portare l'acqua al proprio mulino.

E' una polemica nella quale vengono coinvolti e messi in discussione i diritti civili e l'autodeterminazione delle persone. Viene messo in discussione il diritto delle persone di disporre del proprio corpo. Il dibattito sociale deve essere circoscritto nell'ambito sociale e nessuno ha il diritto di dire alla donna come deve o non deve comportarsi. Lei ha il diritto di gestire il proprio corpo e ogni azione fatta contro quel diritto è un atto di eversione dell'ordine democratico. Un atto del peggiore schiavismo e come tale deve essere censurato.

L'aborto è un diritto sacro della donna che lo esercita rispondendo alla sollecitazioni e ai fenomeni che percepisce nel mondo in cui vive.

La vita, qualunque vita, tende sempre all'espansione e considera dolore tutto ciò che limita o impedisce quell'espansione.

Giornale, Il Gazzettino

"I feti umani sentono il dolore soltanto dopo la ventiseiesima settimana di gestazione

"Londra - Un feto umano non sente dolore fino alla 26esima settimana di gestazione: lo afferma su un articolo dell'autorevole British Medical Journal, Stuart Derbyshire, psicologo dell'università di Birmingham, sottolineando che anche se i feti sono capaci di reazioni ad uno stimolo doloroso, questo non vuol dire che sentono dolore. Per il ricercatore solo alla 26esima settimana si sviluppano i meccanismi nervosi che consentono di avvertire il dolore."

Il ricercatore ci dice che il feto sente il dolore, come noi consideriamo il dolore (o similmente a noi), solo dalla 26^ settimana di gestazione. Perché dalla 26^ settimana di gestazione si sviluppano i meccanismi nervosi che consentono di avvertire il dolore come noi lo consideriamo e lo sentiamo. Quei meccanismi nervosi che noi troviamo anche dentro all'uomo adulto e, pertanto, quando si formano nel feto, come persone adulte diciamo che da quel momento il feto sente il dolore.

Prima di allora, nel feto, la percezione del dolore avveniva comunque e a quella percezione il feto rispondeva con delle strategie di adattamento. Voler assumere l'uomo adulto come modello è un'adesione all'idea che l'uomo è creato ad immagine e somiglianza del suo dio padrone e voler imporre l'idea che solo quando assume l'immagine del dio padrone è un soggetto cosciente.

Giornale, La Repubblica

"Lo studio: i neonati prematuri sentono il dolore come gli altri.

Londra I neonati prematuri sentono dolore. Uno studio ha infatti dimostrato che purtroppo non sono affatto al riparo da sofferenze, come si credeva, quando sottoposti alle tante pratiche mediche necessarie nelle terapie intensive neonatali per aiutarli a crescere. Lo hanno verificato per la prima volta i ricercatori della University College di Londra che hanno misurato risposte di dolore nel cervello di questi neonati e non, come si pensava, semplici reazioni riflesse. Lo studio è riportato su "The Journal of Neuroscience."

Giornale, Il Gazzettino

"A 22 settimane il feto decide movimenti autonomi

I ricercatori: differenziano le modalità gestuali delle mani rispetto ai bersagli da raggiungere, in genere occhi e bocca

Trieste Una scoperta che cambia il panorama e le prospettive della medicina prenatale. Il feto umano è in grado di fare movimenti finalizzati (ovvero non stimolati da semplici riflessi) all'interno dell'utero materno già a partire dalla 22esima settimana di gravidanza, differenziando le modalità di movimento delle mani rispetto al bersaglio da raggiungere (principalmente bocca ed occhi). E' una scoperta fatta da un'equipe di medici, psicologi e neuropsichiatri dell'ospedale infantile Irccs Burlo Garofalo di Trieste, sulla base di una ricerca guidata dalla dottoressa Giuseppina D'Ottavio, dirigente dell'unità Diagnostica Prenatale del Burlo, in collaborazione con la psicologa Stefania Zoia, dirigente del laboratorio di Cinematica dell'ospedale infantile giuliano, e presentata ieri all'istituto di Trieste.

Lo stesso ricercatore afferma che prima che si formano i meccanismi nervosi alla 26^ settimana il feto reagisce ad uno stimolo doloroso.

Dunque, esiste la CONSAPEVOLEZZA del feto che quello è dolore e che lo spinge ad adattarsi, pur senza percepire quel dolore come lo percepisce un individuo adulto in quanto manca delle connessioni neuronali relative.

Il dolore è sempre percepito come sofferenza, una sofferenza alla quale il soggetto pone rimedio attraverso i suoi adattamenti. La sofferenza si esprime sul soggetto come una costante in quanto costante è la ricerca del benessere del soggetto che non può permanere nel suo stato sofferente in quanto, la permanenza in quello stato, gli è intollerabile. Deve reagire. La necessità di crescere è una continua ricerca di piacere del soggetto. Proprio perché il soggetto cresce ha il concetto di piacere. Un piacere che viene cercato continuamente sia migliorando il proprio stato, sia ovviando alla sofferenza che gli impedimenti alla crescita gli procurano.

Il concetto di dolore va inteso come impedimento alla crescita del soggetto. Un soggetto prova dolore quando la sua espansione nel mondo è impedita. Quando dal mondo arrivano dei fenomeni che impediscono al soggetto di espandersi e lo costringono a mettere in atto processi adattativi attraverso i quali cambia o modifica la direzione della sua crescita.

La spinta espansiva in ogni soggetto biologico è sempre all'interno del proprio divenuto come specie; è sempre all'interno del proprio divenuto culturale; ha come scopo spingere all'espansione, spingere verso il piacere, sollecitare i migliori adattamenti la propria specie e la situazione culturale in cui il soggetto è divenuto.

Questo modo di operare è il modo di operare di tutte le specie della Natura perché in tutte le specie della natura la pulsione di espansione è il fondamento della loro esistenza.

Il concetto di consapevolezza razionale, che viene normalmente attribuito all'Essere Umano adulto, è "uno specifico stato psichico" che pur comportando il riconoscimento di sé stesso diverso dal mondo, lo separa dai legami empatici della vita costringendo l'individuo ad essere sordo ai segnali che da dentro di lui, dal suo corpo alla sua percezione profonda, si manifestano e tentano di raggiungere la sua coscienza senza mai riuscirci.

Per riuscire a comprendere il processo di formazione della percezione è necessario superare il concetto di "coscienza razionale" riferito all'individuo umano adulto e parlare di "coscienza esistenziale" di cui la coscienza razionale è solo una minima parte. Questo superamento è quello che ci permette di riconoscere la coscienza e la consapevolezza soggettiva in tutti i movimenti, in tutti i processi adattativi, che avvengono da parte di tutti gli oggetti del mondo e che ci permette di capire il rapporto fra percezione inconscia e stati dissociati della soggettività. Ciò che io percepisco in uno stato, non è memorizzato in un altro stato dal quale ho dissociato la mia struttura neuro-vegetativa.

In quest'ottica si può riuscire a comprendere come ogni adattamento del feto, nella pancia della madre, sia il risultato di consapevolezza psico-fisica in risposta a sollecitazioni esterne in relazione alle tensioni interne del feto quali espressione della specie cui appartiene.

Le idee sulla consapevolezza soggettiva del feto e sulle sue trasformazioni si stanno affacciando fra i ricercatori. Qualche ricercatore ha iniziato ad ipotizzare:

Giornale, Il Gazzettino

"La memoria del feto influisce sulla vita post-natale

Uno studio permetterà di scoprire il riflesso della vita del feto su alcune caratteristiche della vita post-natale. Lo ha messo a punto per la prima volta in Italia, il dott. Carlo Bellieni dell'U.O. di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Le Scotte diretta dal professor Franco Bagnoli. "Siamo partiti ha detto in una nota il professor Bellieni dallo studio della situazione prenatale e abbiamo scoperto che l'equilibrio del bambino e la sua ricerca di stimoli motori siano legate alle condizioni di vita della madre durante il periodo di gravidanza."

Anche se tale ipotesi è formulata, rispetto a modelli di vita standard, si tratta di una grande rivelazione nella scienza medica scoprire che la vita neonatale è la continuazione della vita prenatale non solo come sviluppo fisico dell'individuo, ma come struttura emotiva e modificazione continua della sua capacità di percepire il mondo. La vita fetale ha costruito un imprinting ai futuri sviluppi della percezione neonatale prima, dell'infanzia e dell'età adulta, poi. E' un po' come scoprire che gli Esseri Animali sono delle forme di vita complesse piene di emozioni, tensioni, desideri e passioni per la vita, anziché considerarli come macchine prive di progetti interni.

Riuscire a comprendere come "l'equilibrio del bambino e la sua ricerca di stimoli sia legata alla propria vita prenatale e alle condizioni della vita della madre nel periodo di gravidanza" equivale a guardare al feto come ad un soggetto che cresce per fondare la futura vita fisica adulta. Se il feto perde una gamba: l'individuo adulto avrebbe una gamba? E allora perché pensare che se le tensioni psichiche indotte dalla madre sono portatrici di paura, una volta nato il bambino possa essere coraggioso? Avrà costruito i suoi adattamenti soggettivi e la sua percezione in funzione della sua difesa da ciò che gli può provocare paura.

Giornale, La Repubblica

""Se la mamma è stressata l'ansia passa al nascituro"

Milano Neonati a rischio stress. Le tensioni psicologiche, l'ansia per la perdita del posto di lavoro e le preoccupazioni psicologiche che colpiscono le madri incinte si ripercuotono anche sul nascituro. L'allarme arriva da recenti studi medici e sociali sul periodo perinatale, presentati ieri in un incontro sul tema: "Mobbing perinatale", all'ospedale Macedonio Melloni di Milano. "A mamma stressata corrisponde bambino stressato, in stato d'ansia, irritabile e nervoso: sin dai primi giorni di vita, ad esempio, il bambino fa fatica ad attaccarsi al seno e dorme poco di notte; sulla lunga distanza, poi, sorgono anche difficoltà ad instaurare rapporti più profondi."

La percezione del feto si costruisce nella relazione con l'utero materno. Tutto il suo mondo in cui esercita la sua percezione dei fenomeni e la sua attenzione. La qualità della percezione, il modo con cui il futuro essere umano percepisce il mondo, si forgia nell'utero materno. Non ci sono occhi, non ci sono orecchie, non c'è il gusto, ma essenzialmente è percezione corporea, percezione empatica delle emozioni. Tutto l'utero, tutta la madre, è percepita da tutto il corpo. Tutti gli adattamenti psico-fisici-emotivi del feto avvengono per rispondere a quelle sollecitazioni. La stessa percezione viene sollecitata dalle tensioni emotive.

Tutto il mondo è percepito con tutto il corpo.

Quel corpo costruisce gli "organi dei sensi". Orecchie, naso, occhi, lingua, che si mettono in moto solo una volta che il feto muore e nasce il bambino. Una volta nato il bambino inizia ad usare gli organi di senso, ma la percezione è stata forgiata nell'utero percependo tutto il mondo con tutto il suo corpo. Ma il mondo è troppo "grande" e la sua percezione è confusa. Il bambino inizia a concentrare la sua percezione sugli organi di senso e, un po' alla volta, allontana il suo corpo dalla percezione del mondo come insieme: seleziona il mondo da percepire. Adatta la percezione che ha forgiato nell'utero materno alla forma che assume il mondo descritto dai suoi sensi. Ma la sua capacità di percepire il mondo con tutto il suo corpo è sempre presente, sempre attiva, e stimola la sua intuizione, le sue sensazioni, i suoi desideri e i suoi bisogni.

Il dolore del feto per la percezione di stimoli psico-emotivi che hanno condizionato, diretto e costretto la sua crescita, hanno forgiato una percezione del mondo che selezionerà un tipo di fenomeni percepiti piuttosto che altri. Una qualità di fenomeni percepiti piuttosto che altri. Ma il feto sviluppa anche un'altra cosa: l'attenzione nei confronti del mondo in cui agisce. La percezione del corpo che ha costruito la coscienza esistenziale, cede il controllo ad una coscienza razionale che si costruisce giorno dopo giorno a mano a mano che i sensi si affinano e l'intelligenza razionale si costruisce. Un mondo, l'utero materno, che è portatore di un'oggettività psico-fisica, tensioni che la madre trasmette al feto affrontando il proprio mondo quotidiano, alle cui sollecitazioni il feto risponde porta il feto a individuare quelle medesime tensioni nella vita quotidiana e a quelle tensioni mette in atto gli adattamenti psico-emotivi che ha forgiato nell'utero: riproduce le medesime strategie di vita.

Pertanto il feto non risponderà soltanto al "dolore" della propria necessità di crescita, ma la sua necessità di crescita come bambino sarà condizionata dalle condizioni, comunque dolorose, che giungono dal mondo come giungevano nell'utero materno quand'era feto.

E' proprio partendo nell'impedimento, dal dolore, alle possibilità di crescita dell'individuo che l'analista può leggere gli sforzi del feto. Sforzi intelligenti finalizzati ad adattarsi alle condizioni che incontra al fine di continuare il suo processo di sviluppo.

Dice un ricercatore:

"A mamma stressata corrisponde bambino stressato, in stato d'ansia, irritabile e nervoso: sin dai primi giorni di vita, ad esempio, il bambino fa fatica ad attaccarsi al seno e dorme poco di notte; sulla lunga distanza, poi, sorgono anche difficoltà ad instaurare rapporti più profondi."

E ad una madre accanita lettrice, una madre che vive la sua vita con passione, con tensione, dalle emozioni esplosive e coinvolte, ad una madre appassionata; che tipo di bambino corrisponde? Non sto parlando di una madre calma e tranquilla; ma sto parlando di un "vulcano femminile rivolto all'espansione della sua vita"!

Addomestica la madre all'obbedienza e alla sottomissione e avrai un bambino la cui percezione sarà rivolta verso la sottomissione e la deferenza.

Questa è la vera questione sociale per la quale è necessaria la "liberazione della donna".

Quando il feto percepisce questo, come risponde con i suoi adattamenti? Una volta che il bambino nasce; con che occhi guarda il mondo? Come agirà la sua capacità empatica? Ma, soprattutto, che necessità ha il feto nella pancia della madre?

Pagine scritte nel novembre 2006

Presentate ogni giovedì in Radio Gamma5 dal giorno 07 dicembre 2006

Revisionata 12 gennaio 2015

Indice di "la formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

 

 

 

 

Home Page

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Foto scattate alla Biennale di Venezia

La percezione

La percezione è il modo con cui selezioniamo e facciamo nostri i fenomeni provenienti dal mondo. La percezione cresce e si modifica nell'individuo in base alle sue scelte in relazione alle sollecitazioni che riceve dal mondo. Sia da parte della Natura che da parte della società. Come la percezione dei fenomeni del mondo può essere ridotta, rispetto ad un ipotetico modello desunto dalla media sociale, così può essere ampliata in quantità e qualità anche se i limiti rimangono quelli del divenuto della specie umana. Mentre il cristianesimo riduce la percezione dell'uomo alla parola con cui il suo dio padrone ha "creato" il mondo, la Stregoneria tende ad ampliare la percezione rendendola uno strumento attivo nella pratica dell'abitare il mondo da parte dell'uomo.