La formazione della percezione nelle condizioni della vita

Seconda parte

Claudio Simeoni

Questo è un capitolo del libro: "La formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

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Mondadori

Feltrinelli

Ibs

Cod. ISBN 9788891185822

 

Indice pagine sulla formazione della percezione

 

Percezione e Stregoneria - Seconda parte
La formazione della percezione nelle condizioni della vita

Nel discorso sulla percezione, normalmente, viene ignorato l'aspetto secondo cui la percezione dei fenomeni del mondo seleziona nell'individuo la capacità di selezionare la percezione dei fenomeni del mondo.

Tutto il dibattito che tende a stabilire se la percezione sia una capacità innata o sia una capacità appresa, è un dibattito da confinare all'interno dell'ideologia creazionista che separa l'individuo dal divenuto della specie.

La nostra percezione costruisce il nostro modo di percepire e di interpretare i fenomeni provenienti dal mondo e ci mette nelle condizioni di produrre fenomeni ai quali il mondo si adatta. La percezione è lo strumento con cui il vivente costruisce le relazioni col mondo e mette in atto le sue strategie d'esistenza. Solo il corpo vivente percepisce un mondo diverso da sé e in questa percezione viene germinata la sua coscienza dell'"Io sono" separando sé stesso dal mondo in cui è venuto in essere. La percezione è lo strumento mediante il quale il vivente fonda la propria consapevolezza di sé e la propria coscienza.

Si tratta di comprendere che ogni Essere della Natura è all'interno di un processo di crescita che comprende un percorso di trasformazione e di specializzazione della sua percezione. Gli Esseri Umani vivono in un insieme immenso nel quale costruiscono la loro specifica percezione e, mentre costruiscono la loro percezione, in ogni istante di quella costruzione, percepiscono un mondo sempre diverso e in un modo sempre diverso.

Il mondo esiste in sé. E' oggetto in sé sia come insieme nel quale viviamo sia come un immenso crogiolo di singoli esseri che vivono in sé e per sé. Ogni Essere che germina nel mondo della Natura ha la stessa spinta percettiva del mondo e la specie ha soddisfatto questa spinta percettiva veicolandola in vari organi fisici, psichici, emotivi. I fenomeni percepiti vengono a loro volta elaborati dal soggetto e il soggetto mette in atto strategie di adattamento rispetto a questa specifica percezione soggettivamente elaborata.

E' come se nell'immenso che ci circonda ogni vivente seleziona il proprio "cerchio di conosciuto" mediante la propria percezione. Cosa percepisce il soggetto? Ciò che è utile alla vita del soggetto nelle relazioni col mondo in cui vive e che il divenuto della specie, le trasformazioni, di cui il soggetto è continuità, gli hanno fornito. Il soggetto costruirà dei "cerchi di conosciuto" all'interno di uno sconosciuto che in quel momento non percepisce anche se, in parte, potrebbe percepire rivelandolo.

Noi oggi possiamo affermare, perché lo osserviamo nell'azione, che lo stesso spermatozoo e l'ovulo hanno la percezione del mondo in cui vivono. La corsa dello spermatozoo e la scelta dell'ovulo è un'azione che dimostra la capacità di percezione del mondo che li circonda. La corsa del "feto" del canguro per raggiungere il marsupio, la sua arrampicata, indica la capacità di percepire e di agire nel mondo. Come soggetti esterni non siamo in grado di vivere quella percezione per cui non la conosciamo, non siamo in grado di valutarla, ma se è per questo non siamo in grado nemmeno di valutare la nostra stessa percezione mentre eravamo nell'utero.

Possiamo immaginare la nostra capacità di percezione del mondo come un cerchio di conoscenza che si allarga in un immenso sconosciuto in cui abitiamo e in cui agiamo. La nostra isola della percezione che la vita ci spinge ad ampliare. Non so da dove si possa iniziare a dire "Qui comincia la percezione del mondo". Non so nemmeno dove si possa iniziare a dire "qui finisce il non vivente e qui inizia il vivente".

Viviamo sempre in uno sconosciuto che esploriamo e nel quale costruiamo, affiniamo, modifichiamo, adattiamo, la nostra percezione trasformando lo sconosciuto in conosciuto che giunge alla nostra coscienza.

L'immenso sconosciuto in cui l'individuo viene generato viene ridotto da questi alla propria dimensione nella situazione culturale in cui questi si trova a vivere attraverso un processo di selezione continua della propria percezione soggettiva.

Se l'area del cerchio, che rappresenta la percezione delle singole persone, può subire delle modificazioni in quantità e qualità all'interno del cerchio delle possibilità, che rappresenta la percezione soggettiva della propria specie; le trasformazioni delle specie, la diversificazione delle specie, che avvengono durante le trasformazioni degli Esseri Viventi della Natura, modificano la specie modificando il cerchio della percezione possibile per quella specie sia in quantità che in qualità. La diversificazione delle specie è anche diversificazione della percezione delle singole specie.

Ogni nuova generazione di ogni specie della Natura, e ogni singolo individuo al suo interno, si trova a dover selezionare il proprio cerchio percettivo per la propria esistenza partendo dalla capacità di percezione e dagli strumenti con cui percepisce che la specie, nel corso di milioni di anni, ha selezionato per il nuovo nato.

Il processo di "divenire per sedimentazione e selezione" viene registrato nel DNA che dimostra i legami fra ogni specie della Natura. Legami che si possono, e si devono, riferire anche alle capacità di percezione comuni fra tutti gli Esseri della Natura. Si devono riferire anche alla capacità di comunicazione e interazione fra gli Esseri della Natura. Io non posso pensare che dal momento che il materiale genetico è comune (varia per quantità, non per qualità) la percezione degli Esseri della Natura e la loro intelligenza non abbia un minimo comune denominatore sul quale ogni specie ha costruito le sue variazioni nel corso dell'evoluzione.

Questo presupposto è il ragionamento dal quale si vuole iniziare per affrontare il discorso sulla formazione della percezione dell'Essere Umano, le sue caratteristiche e le sue possibilità di modificarla. Per questo motivo noi non ci chiediamo se la percezione è innata o è il frutto di apprendimento. La percezione del mondo è una qualità della vita e la vita, nelle sue trasformazioni, modifica mezzi, modi e ambienti, attraverso cui e in cui veicolare la percezione del soggetto.

Iniziamo dal concetto di Percezione:

"Insieme di funzioni psicologiche che permettono all'organismo di acquisire informazioni circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all'azione di organi specializzati quali la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto."

Tratto da: Enciclopedia di Psicologia di Umberto Galimberti voce Percezione Garzanti editore 1999.

Per esprimere questo tipo di concetto è necessario considerare il soggetto come un ente statico. Cioè, l'individuo che siamo ora. L'analista, prende un individuo e afferma che la sua percezione è:

"Insieme di funzioni psicologiche che permettono all'organismo di acquisire informazioni circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all'azione di organi specializzati quali la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto".

L'analista non si chiede perché esiste una "non-percezione". Non si chiede che cosa il soggetto non percepisce. E non se lo chiede, perché quanto il soggetto non percepisce, non rientra nelle sue azioni e nemmeno lo può descrivere all'analista. Fintanto che il fenomeno non viene percepito dal soggetto, il fenomeno, per il soggetto, non esiste e anche se quel fenomeno dovesse entrare nella sfera percettiva di un soggetto, questi non lo riconoscerebbe, ma lo descriverebbe per come quel fenomeno agisce su di lui. Però, quanto percepisce e descrive in maniera diversa da quanto l'analista interpreta, la percezione viene classificata dall'analista come "allucinazione" oppure come un "illusione".

La percezione del soggetto agisce sulla coscienza, ma la coscienza, è un aspetto "razionale" dell'individuo. La coscienza è costituita da quanto l'individuo riesce a razionalizzare descrivendo e a quanto l'individuo riesce a comunicarci. La percezione agisce nella sfera dell'azione dell'individuo anche senza passare per la coscienza. Solo dopo, una volta che l'azione è stata soggettivamente riassorbita, la coscienza razionale procede nel tentativo di spiegare l'azione. E' indubbio che alcune azioni rispondono alla percezione che ha la coscienza della realtà, ma non tutte le azioni sono originate dalla coscienza. La percezione agisce sulla sfera emotiva attraverso l'insorgenza di emozioni che sospendono la struttura neuro-vegetativa e la coscienza stessa.

L'azione della percezione nell'individuo è ben più complessa di quanto viene circoscritto dalla ragione all'interno della coscienza.

Quando andiamo ad analizzare il rapporto percezione-coscienza in Stregoneria dobbiamo tener conto che dalla percezione di un soggetto emerge la sua coscienza, ma non tutto ciò che un soggetto percepisce viene compreso dalla coscienza razionale. Potremmo parlare di due forme di coscienza. Una coscienza relativa all'Essere Vivente della Natura. La coscienza complessiva del suo abitare il mondo e una coscienza ridotta e ritagliata dall'insieme della coscienza esistenziale che possiamo definire come coscienza razionale. Il soggetto, l'individuo, percepisce il mondo con tutto sé stesso mentre la coscienza razionale descrive e razionalizza una piccola parte di ciò che è percepito ampliandone i confini mediante le scoperte scientifiche.

La percezione messa in atto da un organismo è riconosciuta come tale solo nella misura in cui viene comunicata e riconosciuta da altri soggetti. Quando l'oggetto percepito non è riconosciuto da altri soggetti, quelle percezioni vengono relegate ne campo delle illusioni o delle allucinazioni, ma il loro insorgere in un organismo ha comportato l'acquisizione di informazioni e un processo di adattamento soggettivo a quanto l'organismo ha percepito e la coscienza razionale ha descritto.

Molte idee sulla percezione sono state formulate dalla filosofia. Nel corso dei millenni queste idee sono sempre (quando avevano la forza di affermarsi) state poste a fondamento dei comportamenti umani per costruire una base su cui i singoli individui e le singole generazioni, nelle loro culture, potessero costruire la loro conoscenza nelle relazioni con il mondo. Non ci si è posti la questione se il mondo fosse come lo si percepiva, ma dal come lo si percepiva, così si organizzava la propria vita.

Il discorso sulla percezione è stato, troppo spesso, chiuso in una serie di affermazioni che si contendevano la spiegazione sull'origine della percezione:

"Uno dei problemi tradizionali della percezione è se la nostra capacità di percepire è frutto di apprendimento o invece è innata. La disputa è antica e ha diviso i filosofi che se ne sono occupati in innatisti, come R. Descartes e G. W. Leibniz, ed empiristi come J. Locke e G. Berkeley, che sostenevano che noi impariamo a percepire in un certo modo in base all'esperienza degli oggetti che fanno parte del nostro mondo.

La psicologia sperimentale ha confortato questa seconda posizione, non smentita neppure dalla comune osservazione, per cui lo sciatore esperto è in grado di percepire la differenza fra i vari tipi di neve, che può sfuggire alla percezione di chi non vive nell'ambiente; oppure parole scritte erroneamente vengono lette correttamente perché la conoscenza di ciò che dovrebbe essere ha la meglio su ciò che è. Lo stesso dicono gli esperimenti con particolari occhiali che producono deformazioni grossolane come dell'alto e del basso del campo visivo, o deformazioni sottili come lo spostamento dello sguardo a destra o a sinistra. In tutti questi casi si è assistito ad un riadattamento percettivo della nuova visione del mondo per effetto dell'influsso della precedente. Ciò non toglie che animali allevati da piccoli nella completa oscurità rivelino difetti alla retina, per cui si è dedotto che una certa quantità di luce è necessaria per lo sviluppo anatomico del sistema ottico. Da qui si è dedotto che sia il processo di maturazione sia l'esperienza interagiscono nello sviluppo delle capacità percettive."

Tratto da: Enciclopedia di Psicologia di Umberto Galimberti voce Percezione Garzanti editore 1999.

La conoscenza dell'uomo è formata dalla sua capacità di percepire i fenomeni provenienti dal mondo, selezionarli, metterli in relazione con altri, per produrre azioni o atteggiamenti da assumere nei confronti del mondo. Tali azioni e tali atteggiamenti, a loro volta, hanno modificato la capacità di percepire i fenomeni sia in qualità che in quantità.

Se c'è stato un tempo in cui l'individuo formava la propria percezione adattandosi ai fenomeni provenienti dalla Natura, nel corso degli ultimi millenni la percezione degli uomini, in molte culture, si è formata adattandosi a fenomeni provenienti dalla cultura delle società umane.

Il feto non si adattava ad impulsi emotivi provenienti dalla madre che agiva in risposta a sollecitazioni provenienti dalla Natura e dalle condizioni che la Natura presentava, ma il feto si adattava ad impulsi emotivi provenienti dalla madre che agiva in risposta a impulsi provenienti dalla società umana, dalle sue leggi, dai suoi dogmi, dalla sua morale.

Percepire il mondo significa renderci consapevoli che il mondo esiste; che esistono fenomeni nel mondo e che questi fenomeni agiscono su di noi; significa renderci consapevoli che a questi fenomeni noi rispondiamo. Che poi la consapevolezza dell'azione dei fenomeni del mondo su di noi raggiunga la nostra coscienza o si collochi al di sotto di essa (e venga definita in modo vario come istinto, subconscio o inconscio), noi, comunque, reagiamo alle sollecitazioni del mondo. Noi ci adattiamo a quelle sollecitazioni mediante le nostre risposte.

Le idee che noi abbiamo sulla percezione dei fenomeni del mondo sono il risultato dell'elaborazione soggettiva del nostro percepito e dei nostri adattamenti per come lo abbiamo percepito e interpretato.

Le idee che abbiamo sulla formazione della nostra percezione sono quelle che ci permettono (o ci costringono) ad agire sulla percezione stessa. Nel contempo, da quelle idee la nostra percezione viene guidata per selezionare i fenomeni che dal mondo ci giungono.

In questo lavoro prenderò in considerazione i fenomeni che giungono dal mondo; la percezione dell'individuo; i suoi adattamenti percettivi ai bisogni che giungono dal mondo; la modificazione della percezione dei fenomeni che giungono dal mondo.

LA PRIMA COSA CHE DOBBIAMO considerare è la qualità del fenomeno che noi percepiamo. Un fenomeno che ci giunge dal mondo non è un oggetto singolo. Anche se la nostra percezione tende a semplificarlo, ogni fenomeno che ci giunge è portatore di tutto l'insieme spazio-temporale che quel fenomeno ha generato.

Questo genera il primo CAOS nel soggetto che percepisce. Se il fenomeno "singolo" è in realtà portatore di tutto l'insieme (senza il quale il fenomeno singolo nella nostra percezione non sarebbe), significa che quel singolo che percepiamo non appartiene al fenomeno, ma alla mia capacità di isolare quell'aspetto del fenomeno dall'insieme che lo genera. Per me il fenomeno è quell'aspetto ed entra nella mia coscienza razionale per quell'aspetto e solo per quell'aspetto. La capacità di percepire quell'aspetto e solo quell'aspetto, appartiene alla costruzione della mia capacità di percepire il fenomeno. Io ho selezionato la mia capacità di percezione in modo da isolare dall'immenso da cui quel fenomeno proviene solo quell'aspetto per inserirlo nella mia coscienza razionale.

Si può fare l'esempio del cacciatore che uccide animali, del boscaiolo che taglia gli alberi o dell'assassino che uccide persone. Tutte queste persone hanno separato l'oggetto sul quale agiscono dalla sua struttura emotiva, dall'intelligenza e dai progetti, di cui quell'oggetto è portatore. In altre parole diciamo che hanno chiuso le orecchie alle voci del mondo trasformando il soggetto sul quale agiscono in un oggetto privo di emozioni, intelligenza e progetti esistenziali. Tuttavia, quell'oggetto, come fenomeno, è portatore di emozioni, intelligenza e progetti esistenziali, ma il cacciatore, il boscaiolo o l'assassino hanno chiuso ad essi la loro percezione.

La costruzione della capacità di percepire il mondo aprendo o chiudendo la nostra percezione ai fenomeni o ad aspetti di essi o di trasferire una percezione completa e coerente nella coscienza, è "l'arte della Natura". Appartiene al vivere nella Natura. Una percezione costruita per vivere nella Natura che ha dovuto adattarsi alle sollecitazioni del vivere nella società umana.

La costruzione della percezione di un soggetto DEVE avvenire in un mondo ristretto, circoscritto, che, pur inondando il nuovo soggetto di fenomeni, tale inondazione sia tale da rendere fertile l'individuo senza soffocarlo. Lo faccia crescere senza farlo impazzire nell'immenso. Lo faccia crescere costruendo e specializzando la propria capacità di percepire in relazione al mondo nel quale si troverà a nascere: il seme, l'uovo, la pancia della madre, la scissione.

Assumiamo come punto di riferimento la madre con un figlio in pancia e semplifichiamo le relazioni. La madre è un "divenuto" nella società umana che è un divenuto nella Natura. La madre al figlio che ha in pancia trasferirà, attraverso le proprie emozioni e i propri stati psichici, le condizioni fondamentali che vive nella specifica società umana che a sua volta si è adattata nella specifica Natura (e nello specifico divenuto delle società umane). Le condizioni imposte dalla società umana in quella Natura saranno trasferite, attraverso la madre, al nuovo nato. Ma non saranno trasferite al nuovo nato per come si presentano, ma sotto forma di impulsi emotivi con cui la madre accompagnerà le risposte di adattamento alle condizioni che incontra nel corso della sua quotidianità. Al nuovo nato la madre trasferisce la sua specifica condizione di adattamento nella società umana.

Quelle fra la madre, la società e la natura, sono un complesso di relazioni psico-emotive che vanno a costruire un complesso di sollecitazioni emotive che costituiscono il mondo in cui il feto si costruisce. Condizioni psico-emotive che sollecitano il feto ad adeguare la propria percezione la propria coscienza: quelle risposte emotive che arrivano al feto prodotte dalle azioni e dalle emozioni della madre che risponde alle sollecitazioni del mondo quotidiano, sono il mondo in cui il feto plasma la selezione dei fenomeni. Così ogni stato psico-emotivo vissuto dalla madre alimenta delle trasformazioni fisiche che vengono percepite dal feto e nei confronti delle quali il feto mette in atto i suoi processi adattativi.

I processi adattativi del feto sono guidati dalla madre e dai suoi processi adattativi nella società degli uomini. I processi adattativi della società degli uomini sono rivolti alla madre e riassumono i processi adattativi che la società degli uomini ha fatto nella Natura e attraverso la Natura e nella storia sociale.

Natura, società degli uomini, madre (e stiamo semplificando), costruiscono i limiti adattativi del feto. Nel contempo costituiscono la guida affinché gli adattamenti del feto siano funzionali a costruire quella qualità di percezione utile al feto per adattarsi nella società degli uomini in cui nasce.

In Stregoneria questi processi erano già conosciuti, la scienza sta sperimentando e verificando, da alcuni anni, i meccanismi che producono queste trasformazioni. Anche se, troppo spesso, non li interpreta come meccanismi dinamici complessi, ma quasi sempre come relazioni semplici e meccanicistiche. Troppo spesso usa l'espressione "risposta di riflesso". Anche quando la scienza scopre dei meccanismi neuronali, sembra sempre agire non su un corpo che abita il mondo, in costruzione e trasformazione, ma su un cadavere. Quel meccanismo neuronale è! Non è un meccanismo divenuto.

Quando si parla della conoscenza di un soggetto, si parla del divenuto di quel soggetto. La conoscenza assoluta di un soggetto si costruisce nel suo divenire nella Natura. La conoscenza esprime la gloria del singolo individuo nel momento della morte del corpo fisico. La conoscenza di un soggetto è la sua capacità di penetrare il mondo in cui vive, svelarlo e agire al suo interno fondando la propria esistenza.

Partendo dalla considerazione che la CONOSCENZA è una selezione soggettiva del CONOSCIBILE operata mediante la percezione e gli adattamenti di un individuo, cerchiamo di comprendere le nuove informazioni che ci giungono dalla scienza neurologia e dalla neuropsichiatria degli ultimi tempi per scoprire le possibilità di percepire il mondo nella pratica della Stregoneria.

Pagine scritte nel novembre 2006

Presentate ogni giovedì in Radio Gamma5 dal giorno 07 dicembre 2006

Revisionata 11 gennaio 2015

Indice di "la formazione della percezione e la qualità dei fenomeni percepiti"

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

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Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Foto scattate alla Biennale di Venezia

La percezione

La percezione è il modo con cui selezioniamo e facciamo nostri i fenomeni provenienti dal mondo. La percezione cresce e si modifica nell'individuo in base alle sue scelte in relazione alle sollecitazioni che riceve dal mondo. Sia da parte della Natura che da parte della società. Come la percezione dei fenomeni del mondo può essere ridotta, rispetto ad un ipotetico modello desunto dalla media sociale, così può essere ampliata in quantità e qualità anche se i limiti rimangono quelli del divenuto della specie umana. Mentre il cristianesimo riduce la percezione dell'uomo alla parola con cui il suo dio padrone ha "creato" il mondo, la Stregoneria tende ad ampliare la percezione rendendola uno strumento attivo nella pratica dell'abitare il mondo da parte dell'uomo.