Olimpiodoro e le sue idee sugli Orfici
Orfeo e Platone

Un'antica guerra religiosa - Terza parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

"Presso Orfeo sono tramandati quattro regni: primo quello di Urano, al quale successe Crono, una volta che ebbe evirato i genitali del padre; dopo Crono regnò Zeus, che scaraventò nel tartaro il genitore; in seguito a Zeus successe Dioniso, i quali dicono che i Titani lo dilaniarono per una macchinazione di Era, e si cibarono delle sue carni. E Zeus colto dallo sdegno, li folgorò: e generatasi materia dalla cenere del fumo da essi prodotto, nacquero gli uomini; dunque non bisogna che facciamo morire noi stessi, non solo come sembra dire il mito, perché siamo in un carcere, il corpo, questo infatti è chiaro, e non avrebbe detto questa cosa proibita, ma dice che non bisogna far morire noi stessi, perché il nostro corpo è Dioniso: infatti, noi siamo parte di lui se è vero che siamo formati di cenere dei Titani, che ne mangiarono le carni."

Questo frammento di Olimpiodoro riportato da Otto Kern ci chiarisce parte del gioco a cui l'ideologia religiosa orfica è stata sottoposta ad opera di Platone.

Olimpiodoro è un filosofo neoplatonico del VI secolo d.c. della scuola di Alessandria, scolaro di Ammonio, figlio di Ermia. Di lui ci rimangono opere a commento dei dialoghi platonici come il Fedone e il Gorgia oltre ad altro materiale. Olimpiodoro, di cui riporto la citazione del pensiero orfico, riporta il pensiero degli orfici 1000 anni dopo gli orfici.

Se noi mettiamo attenzione alla struttura della citazione, dobbiamo distinguerla in due parti.

La prima parte è ciò che Olimpiodoro riporta di quello che dicono gli orfici:

"Presso Orfeo sono tramandati quattro regni: primo quello di Urano, al quale successe Crono, una volta che ebbe evirato i genitali del padre; dopo Crono regnò Zeus, che scaraventò nel tartaro il genitore; in seguito a Zeus successe Dioniso, i quali dicono che i Titani lo dilaniarono per una macchinazione di Era, e si cibarono delle sue carni. E Zeus colto dallo sdegno, li folgorò: e generatasi materia dalla cenere del fumo da essi prodotto, nacquero gli uomini;"

La seconda parte sono le deduzioni di Olimpiodoro che sono sempre state fatte proprie da chiunque parli degli Orfici:

"dunque non bisogna che facciamo morire noi stessi, non solo come sembra dire il mito, perché siamo in un carcere, il corpo, questo infatti è chiaro, e non avrebbe detto questa cosa proibita, ma dice che non bisogna far morire noi stessi, perché il nostro corpo è Dioniso: infatti, noi siamo parte di lui se è vero che siamo formati di cenere dei Titani, che ne mangiarono le carni."

La struttura delle "generazioni" riportate da Olimpiodoro sono quelle classiche di Omero, Esiodo e degli Orfici; le deduzioni di Olimpiodoro sono quelle funzionali al Platonismo e al Neoplatonismo e assolutamente arbitrarie e soggettive.

Nella prima parte riconosciamo le basi del pensiero orfico; nella seconda parte riconosciamo le interpretazioni dei Neoplatonici, funzionali all'interpretazione del pensiero neoplatonico, ma, per quel che mi riguarda, in aperto contrasto col pensiero religioso e iniziatico degli Orfici. In pratica, i platonici e i neoplatonici, per favorire la fissazione del loro pensiero, che poi in parte si traslerà nel cristianesimo ( troviamo anche tracce di Filone di Alessandria), piegano il senso del pensiero orfico alle loro esigenze religiose che hanno al loro centro l'obbedienza e la sottomissione ad una morale imposta.

Olimpiodoro trae le sue conclusioni senza chiedersi:

1) Che cos'era per gli Orfici Urano?

2) Che cos'era per gli Orfici Cronos?

3) Che cos'era per gli Orfici Zeus?

4) Che cos'era per gli Orfici Dioniso?

Olimpiodoro può interpretare le idee degli Orfici partendo dal significato che a quei nomi i tardi neoplatonici attribuivano. Può dire come i neoplatonici interpretano, ma non come gli Orfici interpretavano e, conseguentemente, come gli uomini avrebbero dovuto articolare la loro esistenza partendo dal significato che gli Orfici davano al nome degli Dèi che essi usavano.

Alcuni anni or sono avevo affrontato il significato di Dioniso nella trasformazione del presente da parte di Zeus. Avevo parlato del significato di Semele e di Era. Avevo parlato del ruolo dei Titani nella trasformazione in Dèi degli Esseri della Natura. Tutto questo discorso, fondamentale per mettere in un'ottica, a mio avviso corretta, la struttura del pensiero religioso degli Orfici, verrà ripresa a mano a mano che approfondiremo la guerra religiosa fra Orfeo e Platone.

Claudio Simeoni

Marghera, 07 gennaio 2012

 

Immagini della scuola di Atene di Raffaello

Tratte dalla riproduzione di un artista di strada

Particolare scuola di Atene

Platone e Aristotele

Scuola di Atene

Scuola di Atene

Vigili manganellatori propri dell'ideologia religiosa di Platone e cristiana

Fortificazione di Mestre: cristianesimo e Platonismo

Toro uno dei simboli dell'Orfismo

Cerimonia dionisiaca Palazzo musica Bologna

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

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Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.