Metempsicosi anima e corpo
diventare un dio

Orfeo e Platone
Un'antica guerra religiosa - Quinta parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

Nell'orfismo non è mai esistita la "credenza" nella metempsicosi. Non è escluso che quando il tardo orfismo arriva in contatto con i pitagorici si formano alcune sacche di sincretismo.

Innanzitutto, perché si esclude? Perché non esiste nell'orfismo il "soggetto" che crea o programma il presente che dovrebbe esistere mediante la serie delle rinascite dell'anima. Nell'orfismo non esiste nemmeno il concetto di "anima" nella dualità introdotta da Platone.

Questo non esclude che, giocando sull'interpretazione delle credenze, Platone e Aristotele possano attribuirne la "credenza" agli orfici. Ma, attribuire la credenza agli orfici, non significa che gli orfici abbiano mai avuto quella credenza specialmente se si considera che non esistono prove, come il Papiro di Derveni, che le possano confermare o, comunque, fornire un qualche supporto dottrinale.

Il Papiro di Berlino 44, pubblicato da Kern altro non è che l'Inno Omerico a Demetra.

Il Papiro di Berlino 44 è attribuito a Orfeo, o ispirato da Orfeo

Relativamente alla morte contiene una differenza sostanziale dall'Inno Omerico. Mentre nell'Inno Omerico a Demetra quando la madre, Metanira (nell'Inno Omerico) e Baubò (nel Papiro di Berlino), di Demofonte scopre Demetra a mettere Demofonte nel fuoco per trasformarlo in un dio e grida. La reazione di Demetra al grido della madre, nei due Inni è diametralmente opposta. Nell'Inno Omerico Demofonte, anche se non diventa immortale, mantiene dei privilegi per essere salito in braccio alla Dea, nel Papiro Orfico di Berlino la Dea dichiara:

"Stolti uomini, che soffrite duramente e non scorgete in anticipo né il male che sopraggiunge né il bene, forse che una stoltezza molto in anticipo rispetto alla fine della notte non ha rapito e ucciso il bimbo amato che per voi avrei reso libero dalla vecchiaia? Ma adesso non si può sfuggire dalla morte e dal destino" e, deposto il bambino, lo brucia."

Dal punto di vista del simbolismo religioso Orfico, l'interruzione della trasformazione implica il fallimento di trasformare la vita fisica in un processo di costruzione del dio come Dioniso. Quel "bruciare il bambino" ha il preciso significato di "bruciare la possibilità di trasformarlo in un dio". Il fallimento dell'esistenza con la morte dell'"anima", è una possibilità non ammessa dal pensiero Platonico.

Affermare che in questo contesto l'autore orfico avesse l'idea della metempsicosi, mi sembra non solo azzardato, ma addirittura velleitario.

La stessa Laminetta Orfica che parrebbe, ad una lettura superficiale, ricondurre ad una sorta di idea di metempsicosi in sintonia con l'interpretazione platonica recita:

Laminetta d'oro di Thurii

Vengo dai puri pura, regina degli Inferi,

Eucle ed Eubuleo e voi altri, dèi immortali,

giacché affermo di essere anch'io della vostra stirpe beata.

Ma mi soggiogarono la Moira [altri dei immortali]

e il folgoratore celeste con i suoi fulmini.

Volai via dal cerchio di pesante dolore e tormento

e con i piedi veloci salii all'agognata corona,

mi immersi poi nel seno della Signora, regina degli Inferi,

e dall'agognata corona discesi con i piedi veloci.

"Felice e beatissimo, sarai dio invece che mortale."

Capretto caddi nel latte.

Non trasmette nessuna idea di metempsicosi o di corpo che imprigiona il dio, ma piuttosto di un dio che vuole liberarsi dalle costrizioni che, al momento della morte del corpo fisico, abbandona i legami col mondo. L'azione di Fanes, Protogono, Eros Primordiale (chiamatelo come volete) la cui azione costante in ogni Essere della Natura tende a spingerlo nella trasformazione continua affinché sciolga i legamenti o, se preferite, spezzi le membra.

Qui non siamo nel ciclo delle "rinascite", come qualcuno vuol far credere, ma siamo alla fine del ciclo delle nascite fisiche: il feto, il fanciullo, l'uomo adulto, il dio.... Cosa facilmente deducibile sia dall'azione di Demetra su Demofonte nel racconto del Papiro di Berlino 44, sia nella sequenza delle rinascite di Dioniso.

Ade e Dioniso sono nominati in questa laminetta di Thurii con i nomi di Eucle e Eubuleo. Dioniso in particolare è indicato con una formula che richiama Zeus Eleusino (Laminette d'Oro Orfiche di G. P. Caratelli ed Adelphi).

Il supporto cosmologico che mi porta ad identificare le "credenze" religiose degli Orfici nasce dalla loro visione cosmologica. La fine del ciclo delle nascite è il ciclo indicato da Dioniso. Non ha nulla a che vedere né con la metempsicosi, né con la reincarnazione né come scrive Platone:

Platone Fedro 400

Alcuni affermano che il corpo (soma) sia la tomba [sema] dell'anima, in quanto essa vi starebbe come sepolta nel tempo presente, e anche perché grazie ad esso l'anima significa ciò che può significare e per questa ragione viene detta correttamente "segno" [sema]. A me pare che gli orfici, soprattutto, abbiamo stabilito questo nome, come se l'anima, scontando la giusta punizione per le colpe per le quali è punita, abbia il corpo come luogo di detenzione, per esservi custodita [sozetai], a somiglianza di un carcere. Dunque, a loro avviso, il corpo, così come il nome indica, è custodia [soma] dell'anima, fino a che essa non abbia scontato le pene che deve scontare: e non c'è bisogno di cambiare nemmeno una lettera. Anche gli antichi teologi e indovini, poi, attestano che l'anima, a causa di determinate punizioni, è sepolta in questo corpo [soma] come in una tomba [sema]. [cfr. anche 44B 15].

Questa visione collima con l'idea cosmologica di Platone in cui l'anima degli Esseri è creata dall'artefice, dal demiurgo e da questi posta nel corpo:

"E quando le anime fossero state di necessità innestate nei corpi e al loro corpo una cosa si aggiungesse..." Timeo 42A

Non ha nulla a che vedere con Dioniso che viene rimesso insieme dopo lo smembramento da parte dei Titani. Quel corpo, rimesso assieme, diventa il dio. Così il defunto chiede ad Ade, Proserpina, Zeus e Dioniso, di essere riconosciuto come un dio, non perché creato in quanto tale o caduto per una colpa, ma perché:

Volai via dal cerchio di pesante dolore e tormento

e con i piedi veloci salii all'agognata corona,

mi immersi poi nel seno della Signora, regina degli Inferi,

e dall'agognata corona discesi con i piedi veloci.

Io ho (possiedo una somma di esperienze) vissuto. Io ho scalato la montagna della vita (Volai via...). Questo mi ha portato ad essere un dio come voi.

Platone non dice chi è il giudice che "punisce l'anima". Agli Orfici non interessa. Zeus e Semele hanno partorito il corpo che i Titani hanno smembrato affinché nascesse il corpo del dio: sciogliere i legamenti o spezzare le membra.

Platone giustifica le proprie idee sul corpo come prigione dell'anima affermando che anche gli Orfici pensavano così. Le cose sono due. O Platone ha giocato sporco nel tentativo di legittimare le sue idee nella dualità corpo-anima, o ha semplicemente proiettato ciò che lui pensava appiattendo su sé stesso l'idea della vita degli Orfici.

L'idea di Platone, di Aristotele e di Proclo è l'idea dei dominatori della vita. Non hanno l'idea di coloro che vivono la vita. Platone ha l'idea dell'Artefice.

Aristotele vede gli Dèi degli Orfici come dominatori. Nella Metafisica fra l'altro dice:

"...poi il re degli dèi immortali, Zeus, è chiaro che anche costui ritiene Zeus, ossia il bene e l'ottimo, venuto dopo Caos, Oceano, Notte e Urano cioè dopo il mondo. Ma questi poeti dice, per il fatto che cambiano e considerano i sovrani del mondo ora l'uno ora l'altro dapprima "regnò il molto onorato Erichepeo" (fr 108), dice il poema, dopo di lui la Notte "che ha nelle mani lo scettro famoso di Eurichepeo" (fr. 102, dopo di lei Urano "che per primo regnò sugli Dèi dopo Madre Notte2 (fr 111) costoro, facendo cambiare i regnati, pongono dopo il bene e l'ottimo." (Kern 107-1))

Aristotele negli Dèi vede solo dei padroni, dei re, dei dominatori; non vede la vita dispiegarsi nelle trasformazioni e non coglie la complessità e la diversità del pensiero Orfico rispetto all'appiattimento e all'imbruttimento dottrinale imposto da Platone.

Lo stesso discorso viene fatto da Proclo che, data la sua struttura mentale legata all'artefice e all'Uno, non coglie la vita fra gli Dèi degli Orfici, ma pensa i loro nomi come dei re, dei dominatori e i padroni della vita:

"Quali sono, dunque, le dottrine orfiche, visto che crediamo si debba far risalire a esse l'insegnamento di Timeo sugli Dèi? Orfeo tramandò secondo il numero perfetto come sovrani degli Dèi, preposti al governo dell'universo, Fanes, Notte, Urano, Crono, Zeus e Dioniso: infatti, Fanes si procura per primo lo scettro; e per primo regnò il celebre Erichepeo (fr. 108); per seconda la Notte, che lo ricevette dal padre; per terzo Urano, che lo ricevette dalla Notte; e per quarto Crono, che, come dicono, soggiogò suo padre con la violenza, per quinto Zeus, vinto il padre, e dopo costui, per sesto, Dioniso. Tutti questi re, dunque, a cominciare dall'alto, dagli Dèi intelligibili e intellettivi, procedono attraverso le classi intermedie fino al mondo, per ordinare anche le cose di qui: infatti Fanes non si trova solo fra gli intelligibili, ma anche fra gli intellettivi nella classe demiurgica e nei sopramondani, e così pure Notte e Urano: infatti, i loro caratteri peculiari passano attraverso tutte le classi intermedie. Non è vero che è stato posto prima di Zeus e dopo il regno di Zeus lo stesso grandissimo Crono, che divide insieme agli altri Titani il potere demiurgico di Dioniso, e che è uno nel cielo, un altro nel mondo sublunare, un altro nella sfera dei corpi fissi, un altro fra i corpi in movimento, e al contempo Zeus e Dioniso? Ciò è stato detto in modo esplicito dagli antichi." (Kern 107-3) Proclo Proemio al Timeo di Platone.

Questa idea dell'ultimo neoplatonismo ci dice quanta immaginazione è stata usata da Platone fino a Damascio per interpretare gli antichi Dèi e i meccanismi della vita che a loro erano letteralmente inconoscibili. Proviamo a riempire di significato i nomi usati da Proclo secondo la visione Orfica.

Fanes (chiamato anche Protogono, Erichepeo, Eros) è la qualità propria della materia-energia dell'universo. Una caratteristica della materia-energia. Questa caratteristica permette a porzioni di materia-energia (la materia e l'energia sono la medesima cosa organizzate in maniera diversa) di passare dallo stato di inconsapevolezza allo stadio di consapevolezza. Quell'IO SONO, che separa il soggetto dal mondo in cui è venuto in essere è prodotto dalla qualità propria della materia..

Notte (Madre Notte o Nera Notte) è l'infinito, lo spazio non occupato dalla materia-energia che solo l'esplosione e la dilatazione dell'universo verrà a poco a poco occupato. Nera Notte è il Genius Loci dell'universo.

Urano Stellato è l'emozione che sorge generando il passaggio della materia-energia dallo stato di inconsapevole alla consapevolezza. Un'emozione che attraversa stelle e galassie e che Afrodite ha trasferito fin nel più piccolo essere di ogni Natura dell'universo.

Crono è il tempo. La trasformazione e il mutamento di ogni presente. Uno spazio in cui il soggetto-oggetto che diventa sostanza è il mutamento. Ciò che non muta o non agisce, non esiste.

Zeus è l'atmosfera. Zeus è la ragione. Zeus è lo Stregone che fagocita Meti (negli orfici anche Fanes) e progetta il futuro. Zeus è descrizione degli oggetti come forma e quantità.

Dioniso sono le tappe della costruzione di nuovi Dèi generati dalla Natura. La serie di rinascite seguite alla morte che trasforma l'Essere della Natura in un dio; in un infinito numero di Dèi. Muore il feto e nasce il bambino; muore il bambino e nasce l'adulto; muore l'essere adulto e nasce il dio.

Se Proclo, anziché pensare in termini di comando, potere e gerarchia, avesse pensato al fluire della vita di cui era parte, avrebbe pensato in maniera diversa gli Orfici. Ma, soprattutto, gli storici non avrebbero attribuito un'improponibile metempsicosi agli Orfici quando non avevano nessun elemento per supportare tale ipotesi.

"Felice e beatissimo, sarai dio invece che mortale."

Capretto caddi nel latte.

Marghera, 11 gennaio 2012

Claudio Simeoni

La nascita di Fanes, Protogono, Eros Primordiale

Sculture di Wolfgang Joop 54esima Biennale Venezia

Immagini della scuola di Atene di Raffaello

Tratte dalla riproduzione di un artista di strada

Particolare scuola di Atene

Platone e Aristotele

Scuola di Atene

Scuola di Atene

Cerimonia dionisiaca Palazzo musica Bologna

Spighe su drappi di seta

Giulia Piscitelli 54esima biennale

Spighe su drappi di seta

Giulia Piscitelli 54esima biennale

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.