Stregoneria: psichiatria e psicologia
Seconda parte
libido come potenza d'unione

Claudio Simeoni

Psichiatria e libido

Libido potere che unisce

Per il dizionario di Psicologia "libido" è:

"un termine latino, che significa "desiderio", impiegato da S. Freud per designare l'energia corrispondente all'aspetto psichico della pulsione sessuale, e da C. C. Jung per designare l'energia psichica in generale presente in tutto ciò che è appetitus o "tendenza verso", non necessariamente sessuale."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "libido", pag. 601

Per questa serie di confronti e ragionamenti si è usato un vecchio libro di psicanalisi cristiana di Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968

Scrivono Huber Vergote/Piron

"Poiché noi siamo carne, la sessualità si estende a tutte le nostre relazioni con gli altri e, quindi, anche al nostro rapporto col mondo. Ciò non significa che il lavoro, l'arte o la politica si riducano a dei semplici schemi scenografici e che la nostra vera consistenza risieda nel sessuale, nel senso stretto del termine. Sin dagli inizi della nostra vita psichica, il rapporto tra persona e persona è fondamentalmente sessuale, nel senso che esso è assunto in un desiderio che è ben di più che il semplice aver bisogno degli altri, quale è appunto la domanda di tenerezza, di calore o di nutrimento. Immagini sessuali perdurano, soggiacenti, in qualsiasi rapporto vissuto col mondo. In questo senso, rimane sempre inconscio un elemento propriamente sessuale. Ma non ci attarderemo su questo punto: richiederebbe un approfondimento troppo tecnico. Ci interesseremo più diffusamente di un'altra realtà, più accessibile ad un primo approccio della psicanalisi: quella della libido come fonte di affettività, di desiderio e di valori." 

Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 p. 148-149

La libido è la vita; il desiderio è la forza che spinge la totalità dell'individuo. La libido spinge ogni azione, ogni intento e ha la sua apoteosi nella relazione sessuale adulta. La libido spinge per il piacere: nell'attività fisica, nell'attività astratta, intellettuale e artistica, nell'attività sessuale. Ma la libido ha la sua apoteosi nella crescita e nell'espansione dell'individuo: la crescita fisica, la crescita relazionale, la crescita della consapevolezza soggettiva. Nutrimento, tenerezza e calore, sono aspetti della sessualità.

Il corpo abita il mondo e il corpo può abitare il mondo solo mediante il desiderare, il desiderio, che alimenta la sua apertura verso gli altri, verso il vivere, in cui l'uomo veicola la propria intelligenza e la propria volontà.

Senza desiderio non c'è corpo vivente. Cristiani, ebrei e buddisti, con le loro ideologie, tendono a distruggere il desiderio negli Esseri Umani affinché si sottomettano alle loro ideologie. Così facendo uccidono l'uomo prima ancora che l'uomo possa iniziare la sua esistenza nel mondo sociale.

Sulle braccia degli Esseri Umani e sulle guance esistono una serie di terminazioni nervose che trasmettono le sensazioni piacevoli delle carezze al cervello e alla struttura emotiva. La stessa pelle dell'Essere Umano è una struttura percettiva che ha preceduto la vista nella costruzione delle sensazioni emotive. La libido trova nella pelle, nella carne, la sua veicolazione. Ma non solo la carne, nei cinque sensi. Cinque sensi che, invece, sarebbero ventuno o anche di più nelle infinite combinazioni attraverso le quali il corpo percepisce il mondo. Da questi ventuno sensi si sprigiona la libido e la libido cerca il piacere.

Ogni reazione col mondo, data dai sensi, è una relazione sessuale che si fissa sulla struttura emotiva e crea l'esperienza soggettiva attraverso la quale l'individuo alimenta la propria coscienza e la propria conoscenza manipolando la propria struttura emotiva in un processo di crescita continua.

La libido è desiderio, sempre e diffuso, qualitativamente e quantitativamente intenso; coinvolgente capace di destrutturare la struttura emotiva dell'individuo per poi ristrutturarla in maniera diversa conglobando l'esperienza emotiva raggiunta.

Il cristianesimo, l'ebraismo e il buddismo, distruggendo il desiderio per sostituirlo con "l'amore per Dio", trasforma gli Esseri Umani in morti che camminano in una continua ricerca della distruzione del loro presente impedendo ad altri Esseri Umani di vivere per sé stessi.

Il cristianesimo, l'ebraismo e il buddismo sono strutture militari volte alla distruzione del desiderio emotivo negli uomini: vivono nel deserto emotivo e devono trasformare l'umanità in un deserto emotivo per la gloria del loro Dio.

Scrivono Huber Vergote/Piron

"Anche se non acquista subito la vera conoscenza degli altri o la dualità dei sessi, il bambino è diversamente sensibilizzato alle figure materna e paterna, e la sua evoluzione psicologica sarà dominata per lungo tempo dalla progressiva scoperta della polarità padre-madre e dalle relazioni fraterne fatte di gelosia e imitazione. Tutti questi desideri e queste richieste troveranno più tardi espressione più adeguata nei legami sessuali. E' questo il motivo per cui si può parlare, a buon diritto e fin dallo stadio dell'infanzia, della libido, della pulsione sessuale, contraddistinta dal principio del piacere. E poiché questa pulsione costituisce la dinamica di tutta la vita psichica del bambino e poiché è essa che lo orienta verso gli altri e verso il mondo, si comprende come essa rappresenti il destino fondamentale dell'uomo e come le sue vicissitudini iniziali condizionano tutta la storia delle nostre relazioni con gli altri e col mondo. Le vicissitudini della libido ci sono state descritte da Freud, nel 1914, nel suo studio sul narcisismo. Egli ci spiega come essa si espande nell'uomo normale e come, sotto l'influsso dell'angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa, sino a tagliare completamente i ponti che collegano l'uomo all'universo: è questo il destino dello schizofrenico." Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 pag. 149

In ogni fase della vita, anche quando l'Essere Umano vive nell'utero materno, la libido costruisce le relazioni fra il feto e il mondo, la madre, attraverso relazioni empatiche che permettono al bambino di soggettivare gli input emotivi provenienti dalla madre anche, e specialmente, quando gli input emotivi della madre sono risposte a fenomeni o situazioni esterne di cui il feto non ha né esperienza né conoscenza.

Quella relazione empatica, di fusione emotiva, è l'azione della libido che nella ricerca continua del piacere costringe il feto a mettere in atto i suoi adattamenti soggettivi alle sollecitazioni incontrate. Siano sensazioni gradevoli, condizioni favorevoli di dilatazione soggettiva, o sgradevoli, impedimenti alla dilatazione del feto o contrazioni dovute ad ansia, angoscia o paura della madre.

L'espressione della libido nella ricerca del piacere nel bambino appena nato è talmente potente che la sua capacità di soggettivare le informazioni del mondo non ha uguali, per intensità, nel corso di tutta la sua vita. La libido spinge il bambino nella direzione del piacere: il piacere che nella pancia della madre era la crescita come risposta soggettiva alle tensioni emotive che riceveva; appena nato, è la crescita fisica unita all'apprendimento e allo sviluppo della sua capacità di comprendere e abitare il mondo.

Ogni comprensione si manifesta dentro di lui come un'esplosione di piacere e il metodo di interazione acquisito con la madre viene continuamente applicato dal bambino in tutte le relazioni col mondo che incontra una volta nato.

Anziché chiamarla "libido", sarebbe più corretto usare il termine di "desiderio". E' meno fuorviante e rende l'idea di un desiderio più totalizzante rispetto alla vita del corpo mentre, il termine "libido" oggi ha assunto una connotazione eminentemente sessuale.

Solo che il cristianesimo, l'ebraismo e il buddismo non fanno guerra alla libido dell'uomo, ma al suo desiderio come necessità complessiva di abitare il mondo con la propria intelligenza e con la propria volontà.

Desiderio e piacere; un piacere che viene spento nel bambino quando il pensiero apriori, manifestato dagli atteggiamenti della madre e delle persone vicine, determina la selezione dei fenomeni che gli "adulti" ritengono debbano giungere a lui. Gli adulti selezionano, per il bambino, i fenomeni "adeguati" a cui il bambino deve rispondere e come deve rispondere a quei fenomeni.

La formazione della conoscenza del bambino è aperta ad un "infinito" numero di possibilità; la "conoscenza" degli adulti è chiusa entro un numero limitato di possibilità. Ma sono gli adulti che determinano la qualità dei fenomeni privando il bambino di quella totalità di percezione fenomenologica alla quale l'individuo adulto è già stato costretto a rinunciare.

Così, la società allargata, viene chiusa al bambino in una relazione familiare: una relazione chiusa che priva, di fatto, il bambino della comprensione dell'origine dei fenomeni emotivi che percepiva nella pancia della madre. Una relazione chiusa che costringe il bambino a costruirsi un'idea illusoria del mondo; un'idea magica di onnipotenza che vede, nelle risposte della madre, la misura e la qualità del mondo nel suo insieme. La madre non istruisce suo figlio su come difendere la sua ricerca del piacere dai pericoli del mondo. Non lo istruisce sui suoi diritti di rivendicare in funzione del piacere. Lo illude che lui potrà sempre cercare il piacere e nessuno lo ostacolerà data la sua protezione materna. La madre non presenta a suo figlio i pericoli, gli agguati, i fenomeni delle infinite diversità del mondo con cui potrebbe costruire delle strategie emotive diverse. La madre e il padre non sono coloro che accompagnano il figlio nelle sue esperienze evitandogli soltanto i pericoli maggiori, ma sono i padroni del figlio. Coloro che esigono obbedienza, rispetto, attenzione e sottomissione. Non sono coloro che aiutano il figlio a costruire le esperienze attraverso le quali veicolare la propria libido. Sono coloro che hanno paura della libido del figlio, della sua ricerca di piacere e riaffermano il loro dominio sul figlio sia con la violenza, attraverso la quale costringono il figlio alla sottomissione, sia con la violenza con cui impongono la dipendenza al figlio: un eterno figlio che non diventerà mai adulto.

Quel non essere adulto impone il ritiro della propria libido dal mondo, oppure, al contrario, impone violenza con la quale il figlio immaturo pretende da altri che soddisfino i suoi bisogni sessuali. Bisogni sessuali privi di patos e di emozioni ma pieni di desiderio di possesso dell'altro.

La paura delle relazioni blocca il bambino. Il mondo è ingestibile. Ci si ritrae, nell'oratorio, in parrocchia, nei videogiochi o in un ambito chiuso che riproduca l'utero in cui, quella volta, le emozioni si dispiegavano nel piacere della crescita.

Ogni nato va verso il mondo. Il suo "narcisismo" lo porta ad attrezzare sé stesso per affrontare al meglio il mondo. Oppure, il suo narcisismo assume quella forma patologica che spinge quel bambino ad appropriarsi del mondo per costringere il mondo a ruotare attorno a lui? Il bambino va verso la madre. La madre è una donna che costruisce la dipendenza in suo figlio tanto da diventare essa stessa la serva del figlio, o è la donna che vive liberando il suo desiderio nel mondo e fornisce a suo figlio gli strumenti attraverso i quali liberare a sua volta il suo desiderio dai legami e dagli intoppi che le contraddizioni del quotidiano potrebbero imporgli?

Questi psicanalisti cristiani stanno capovolgendo i termini della questione nelle relazioni fra l'Essere Umano e il mondo in cui vive. Non è: " Egli ci spiega come essa si espande nell'uomo normale e come, sotto l'influsso dell'angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa, sino a tagliare completamente i ponti che collegano l'uomo all'universo: è questo il destino dello schizofrenico".  Il desiderio espande l'Essere Umano nel mondo attraverso le relazioni che le emozioni costruiscono con tutte le emozioni che incontra, ma non è il desiderio che si ritrae sotto l'influsso dell'angoscia. E' il ritrarsi delle emozioni sotto il terrorismo e la minaccia di una morale estranea imposta dalla società umana che fa sorgere nell'individuo l'angoscia.

L'angoscia e la paura costruiscono barriere che impediscono all'individuo di dispiegare la sua libido nel mondo e cercare il suo piacere, il suo benessere, la sua necessità di conoscenza.

Lo schizofrenico soffre di altre cose, un'anomala tensione energetica che non riesce a controllare e che lo coinvolge rinchiudendolo in allucinazioni. Allucinazioni che la mancanza di abitudine e di disciplina gli impediscono di distinguere dal reale quotidiano.

Nello schizofrenico tutti i fenomeni del mondo assumono aspetti diversi nella forma e la loro interpretazione assume i connotati della manipolazione mentale educazionale che ha subito. Nello schizofrenico la manipolazione mentale diventa oggetto che si materializza in forma e in sostanza sotto la spinta della sua diversa interpretazione dei fenomeni che può sia rinchiuderlo su sé stesso sia portalo ad esplodere in attività distruttive.

L'angoscia è imposta all'individuo dalla morale come necessità di un comportamento predeterminato che ha alla sua base l'impedimento a sviluppare le relazioni che coinvolgono i suoi desideri. Non esiste apprendere nell'angosciato; perché apprendere gli impone sofferenza e non piacere. Non esiste attività fisica o artistica nell'angosciato; perché l'attività gli procura dolore e sofferenza. Non esiste sessualità nell'angosciato; perché l'altro gli fa paura.

"Quest'esperienza clinica è fondamentale per il filosofo. La coscienza intenzionale, quella che si interessa al mondo reale, appare quindi come raddoppiata, all'interno, da un rapporto affettivo la cui materia prima è la libido. Per il fenomenologo non c'è da meravigliarsi: dovrebbe già sapere che il pensiero oggettivo, scientifico, non è primario; esso non è che un frammento del globale orientamento intenzionale che riunisce, in un fascio diversificato, tutti i nostri interessi per le qualità del mondo. Noi assaliamo il mondo con i nostri progetti prima di osservarlo con sguardo neutro."

Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 p. 149-150

Osserviamo il mondo proprio perché il nuovo nato dà l'assalto al mondo. Lo sguardo non è mai neutro, ma è diretto dalle nostre intenzioni e dai nostri interessi che agiscono per raggiungere il piacere. Desiderio è ciò che siamo; piacere è ciò che vogliamo. Piacere in ogni attività della nostra esistenza; in ogni espressione della nostra vita. Il desiderio si esprime nella crescita (che è dilatazione dell'individuo nell'oggettività) come nella ricerca del sapere che serve all'individuo; alla sua conoscenza del mondo; alla sua attività per trasformare il mondo, nelle relazioni con il mondo. Non esiste uno sguardo neutro. Esiste solo il nostro sguardo soggettivo ed interessato con cui guardiamo e viviamo quanto si presenta, quanto incontriamo.

Soltanto nel narcisismo, in cui si manifesta il delirio di onnipotenza dell'appropriazione e del possesso, l'individuo si distacca dal mondo. Si fa giudice di azioni e di bisogni di soggetti diversi da lui. Un giudice che non interviene nelle relazioni ma che si propone di dominare le azioni e le relazioni di altri in funzione del proprio delirio patologico.

"La ricerca del piacere, cosciente o anche propriamente inconscia, è quindi il dinamismo originario che anima l'uomo e che lo orienta verso la pienezza offerta dal contatto affettivo con la madre. In fondo ad ogni adulto dorme questo bambino prematuro, agognate alla felicità in un'unione totale, in una fusione affettiva. A questa aspirazione l'uomo impresterà la voce delle più svariate esperienze di fusione: mistica cosmica ove soggetto ed oggetto si annullano nell'evanescenza delle loro frontiere; l'esperienza amorosa che tende ad annullare il mondo, il tempo, la distinzione tra bene e male, tra mascolinità e femminilità. Non per nulla l'amore umano è il simbolo della felicità sia nei limiti del paradiso che al culmine dell'unione mistica cristiana (simbolismo nuziale dell'unione dell'anima con lo sposo divino)."

Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 pag. 150

La ricerca del piacere è una costante della vita. La ricerca del piacere viene ingabbiata dalla "morale del dovere" imposta all'individuo dall'educazione. Il conflitto fra principio del piacere e principio del dovere imposto, è all'origine del conflitto ansioso che attanaglia l'Essere Umano e che spesso lo conduce alla malattia.

La psicoanalisi ha accumulato altre macerie nella distinzione fra individuo adulto e bambino. Come si può affermare " In fondo ad ogni adulto dorme questo bambino prematuro," se non scindendo l'età infantile dall'età adulta come se fossero due fasi distinte e non consegunziali? L'adulto è il bambino che era ed è diventato adulto nella misura in cui ha manifestato il suo desiderio nel mondo in cui viveva e nelle manifestazioni in cui il desiderio veniva gratificato attraverso il principio del piacere. L'adulto manifesta la libido nel mondo in cui vive e nel modo in cui desidera, manifesta il desiderio e viene gratificato col principio del piacere. Il bambino e l'adulto veicolano costantemente le loro emozioni. La manifestazione del desiderio insorge per essere gratificata dal piacere. L'uno e l'altro affrontano delle contraddizioni nella loro esistenza partendo da ciò che sono divenuti e dalla loro possibilità di manifestare il loro desiderio in funzione della gratificazione del piacere. Come (mezzi, modi e funzioni) un adulto manifesta il desiderio in funzione della gratificazione del piacere non è come un bambino manifesta il desiderio per essere gratificato dal piacere.

Le due condizioni vanno separate, anche se nel processo di crescita i desideri del bambino si trasformano nei desideri dell'adulto pur persistendo, nell'adulto, anche il desiderio del bambino che è stato.

Sono i preti cattolici, cristiani in generale, ebrei e buddisti che violentano sessualmente i bambini non solo in base al delirio di possesso della loro ideologia religiosa, ma anche nel fingere di interpretare, come adulto, il desiderare del bambino.

Il piacere che regola la fusione emotiva fra madre e figlio. La madre è alla ricerca del piacere che viene alimentato dalla trasmissione emotiva del bambino. Il bambino trasmette emozioni in relazioni empatiche con la madre attivando in essa il trasporto emotivo mediante il sorriso e altri gesti in cui veicola le sue emozioni. Il sorriso del neonato attiva le aree del piacere nel cervello della madre. Attraverso una relazione empatica, fatta da segnali non verbali, viene costruita quella situazione emotiva per la quale la specie salvaguarda la sopravvivenza del nuovo nato nell'immediato. Il sorriso del neonato attiva le aree cerebrali della gratificazione; del piacere. Le stesse aree che vengono stimolate nella pratica sessuale, da alcuni gusti di cibo o da alcune droghe. Con la risonanza magnetica è stata osservata la risposta della madre alle sollecitazioni emotive del figlio. Il cervello della madre si accende nelle aree in cui agisce il "neurotrasmettitore del piacere", la dopamina (studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, luglio 2008).

E' EROS che regola il rapporto madre e figlio, non Agape.

E' Eros che agisce nel sistema limbico del cervello che sovrintende alla elaborazione di varie emozioni, quali l'aggressività, la rabbia, il piacere e anche alla formazione della memoria.

Solo nel delirio di onnipotenza, imposto all'individuo mediante la violenza con cui la famiglia e la società lo hanno reso dipendente, lo costringe a rinunciare a veicolare il suo desiderare in relazioni predefinite e circoscritte imponendo la morbosità patologica del possesso e della dipendenza in ogni relazione emotiva.

La libido del bambino cerca il piacere del bambino; la libido dell'adulto cerca il piacere dell'adulto. In tutte le fasi di crescita ci sono delle necessità in cui veicolare la libido che danno piacere e che appartengono alla crescita. In ogni stadio di crescita, specialmente nei bambini, il pericolo di imporre la malattia attraverso l'imposizione della dipendenza è sempre presente. Una dipendenza che può essere la ricerca compulsiva di un piacere che si fissa per l'angoscia di non poter provare altri e diversi piaceri; oppure, un piacere che si soddisfa soltanto attraverso il possesso di un oggetto o di una situazione senza la quale si è vuoti o disperati.

La madre dà piacere al figlio e viceversa; ma la fissazione di quel piacere, separato dal mondo, chiude madre e figlio in una forma di dipendenza ossessiva che non è più ricerca del piacere, ma rinnovo della dipendenza per evitare l'angoscia della separazione.

Solo nella patologia psichiatrica l'individuo ha esperienze di fusione "mistica cosmica". Una patologia psichiatrica che l'individuo proietta sull'universo di cui si sente padrone e parte. Nei mistici si produce l'incapacità, prodotta dal loro delirio di onnipotenza, di vivere il mondo e nel mondo. Allora si separano dal mondo rifugiandosi in una proiezione fantastica della loro immaginazione che diventa realtà psichica nella quale si rifugiano: loro sono il tutto; padroni del tutto. Al di là di come descrivono il loro essere padroni del tutto. Lo fece Parmenide. E' il mondo che fornisce all'individuo la massa di emozioni nelle quali manifestare il suo Eros. Fuori dal mondo c'è solo la chiusura dell'individuo; la chiusura nei confronti dell'altro. Il maschile e il femminile; le diverse facce della sessualità; i diversi divenuti dei singoli individui; hanno bisogno di relazione con l'altro. Hanno bisogno di relazione con il mondo, Senza la relazione attiva col mondo si chiudono in una dimensione patologica nella quale aspettano solo di morire. E mentre muoiono, vivono il sentimento di compassione pietista per la loro condizione. Una condizione di miseria che proiettano sulle altre persone e che si soddisfa soltanto se quella condizione di miseria intima che vivono, separati dal mondo, la possono seminare e diffondere fra i loro simili.

L'amore umano, l'Eros della vita, va sviluppato nella vita. Nella quotidianità. Nei confronti degli oggetti del mondo. Quando l'individuo anela a qualche cosa al di fuori dal mondo, fuori dagli oggetti del mondo ( Non per nulla l'amore umano è il simbolo della felicità sia nei limiti del paradiso che al culmine dell'unione mistica cristiana (simbolismo nuziale dell'unione dell'anima con lo sposo divino). ) , siamo in presenza della malattia mentale al di là che questa sia socialmente riconoscibile o scambiata per "aspetti del carattere". Un individuo chiuso su sé stesso la cui azione nella società è finalizzata ad impedire alle persone di manifestare la loro libido. Il loro desiderio.

"Certo, i concetti filosofici di totalità e di felicità e i concetti mistici di unione non si riducono alla libido sessuale; ma questa ne costituisce il tessuto comune e la matrice simbolica. Non è indifferente, per il filosofo o il teologo, riconoscerlo: molte visioni filosofiche sulla felicità e sul male non sono infatti sufficientemente libere da quelle esperienze iniziati e da quelle immagini inconsce. I sistemi filosofi che concepiscono la separazione e la molteplicità come il male essenziale e quelli che si propongono di realizzare il momento di perfetta coincidenza dello spirito con se stesso, sono ancora vittime di una esperienza narcisistica. Nel loro fondo conservano la nostalgia i una totalità affettiva nella nostalgia tra il loro essere e gli altri. La filosofia ha dovuto compiere degli sforzi notevoli per valorizzare la diversità degli esseri e per riconoscere il valore di una assenza attiva dell'essere spirituale: questi sforzi testimoniano quanta difficoltà esista a staccarsi dal legame primordiale. La psicologia freudiana ha riconosciuto nella libido il nucleo originario di tutti i nostri rapporti con gli altri e col mondo. Essa ci ha fatto prendere sul serio la presenza attiva, in tutte le manifestazioni dello spirito, del desiderio a contenuto pulsionale. Del resto, è grazie alla psicanalisi che la psicologia contemporanea si è interessata a questi fatti primordiali quali i nostri desideri, il nostro corpo, la nostra affettività. "A mano a mano che ci si avvicina alla metà del secolo, è sempre più evidente che il nostro vivere nel corpo e gli altri sono il labirinto della riflessione e della sensibilità - di una sorta di riflessione sensibile - dei nostri contemporanei"."

Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 pag. 150-151

Quando si inizia a parlare di "divino" come ente staccato dal mondo, significa che si sta parlando della patologia psichiatrica da dipendenza come oggetto in sé. Come oggetto del reale e non come divenuto per adattamento della psiche dell'individuo alla violenza educazionale subita. La descrizione di un divino immaginato che giustifica il suo ritrarsi dalla realtà oggettiva nella quale non è più in grado di veicolare la sua libido. Così chiude la libido nella sua fantasia del divino e la protegge dall'angoscia e dall'ansia che la veicolazione nel mondo esterno gli produce.

Il 15 maggio del 2008 il giornale "Salute di Repubblica" presentava uno studio dell'università Ann Arbor del Michigan secondo cui la visione di un film è in grado di scatenare pulsioni, emozioni e generare stimoli mutando i livelli dei neurotrasmettitori come la serotonina e la norodrenalina. Una è un calmante e l'altra crea euforia e un aumento di attenzione. In sostanza, un film è in grado di agire nei confronti degli spettatori sia a livello psicologico che neurologico.

Questo significa che la visione di un film attiva sia sentimenti ed emozioni scontate, sia altri stadi psichici che coinvolgono l'individuo, dall'eccitazione al rilassamento con una diversa produzione ormonale. Si è sempre saputo che un film pornografico ha la capacità di produrre eccitazione, ma l'eccitazione è il risultato della produzione di ossitocina che agisce sull'eccitazione maschile e femminile.

Questi effetti si ottengono anche con i massaggi o con le carezze sia che queste siano determinate da gesti d'affetto che da intenzioni sessuali.

Esistono immagini inconsce che vengono proiettate alle persone fin dall'infanzia. L'unica preoccupazione del teologo è quella di distorcere la psiche del fanciullo affinché non sia in grado di veicolare la propria libidine nella società. Il terrore che il teologo impone ha la funzione di chiudere alla persona il suo futuro. Non ti devi masturbare, dio ti punisce; diventi cieco; ti spuntano i peli sulle mani; come tieni le mani di notte figliola? Al teologo interessa solo una cosa: l'aggressione alla possibilità di manifestare la libido delle persone. Impedire il loro desiderio per affermare il proprio possesso delle persone. Anche nei giochi in parrocchia chi viene aggredito è quel ragazzo che ha iniziativa; è quel ragazzo che esprime delle passioni; è quel ragazzo che esprime degli interessi. E tutto per umiliarlo, affinché non sia superbo davanti al "suo" Dio padrone.

Nel 1933 Reich si chiedeva:

La sessuo-economia sociale porta avanti il discorso chiedendo: Per quale ragione sociologica la sessualità viene repressa dalla società e rimossa nell'individuo?

La Chiesa dice per la salvezza dell'anima nell'al di là, la filosofia morale mistica dice a causa della natura immutabilmente etica dell'uomo; la filosofia culturale di Freud sostiene che questo avviene per amore verso la "civiltà"; a questo punto diventiamo scettici e ci chiediamo in che modo la masturbazione dei bambini piccoli e i rapporti sessuali degli adolescenti possano disturbare la costruzione di stazioni di rifornimento e la produzione di aeromobili. Sospettiamo che non l'attività culturale in sé, ma soltanto le forme attuali di questa attività richiedano questo, e siamo disposti a sacrificare queste forme pur di eliminare l'immensa miseria in cui versano i bambini e gli adolescenti.

Reich, Psicologia di massa del fascismo, Sugarco Editore, 1971, pag. 60-61

E ancora scrive Reich:

La rimozione sessuale rafforza la reazione politica non solo attraverso i processi appena descritti che rende gli individui della massa passivi e apolitici; essa crea nella struttura dell'uomo una forza secondaria, un interesse artificiale che sostiene anch'esso attivamente l'ordine autoritario. Infatti, se la sessualità viene esclusa attraverso il processo della rimozione sessuale dai binari dati naturalmente del soddisfacimento, allora imbocca la via di soddisfacimenti sostitutivi di vario genere. Così per esempio aumenta la naturale aggressività fino al brutale sadismo che costituisce una parte sostanziale della base psicologica di massa di quella guerra che viene inscenata da pochi individui per interessi imperialistici. Un altro esempio: l'effetto del militarismo poggia, a livello di psicologia di massa, sostanzialmente su un meccanismo libidinoso: l'effetto sessuale dell'uniforme, l'effetto eroticamente eccitante, perché ritmicamente perfetto, delle marce di parata, il carattere esibizionistico del modo di fare militare sono diventati più chiari a una domestica o a una impiegata media che ai nostri politici più colti.

[...]

Sia la morale sessuale che inibisce la volontà di libertà che quelle forze che favoriscono gli interessi autoritari, traggono la loro energia dalla sessualità rimossa. Ora comprendiamo meglio una parte essenziale del processo della "ripercussione dell'ideologia sulla base economica". L'inibizione sessuale modifica strutturalmente l'uomo economicamente oppresso in modo tale che agisce, sente e pensa contro il suo interesse materiale.

Reich, Psicologia di massa del fascismo, Sugarco Editore, 1971, pag. 64-65

Il desiderio di una persona spinge gli individui a fare il meglio del meglio e a gioire, vivere il piacere, per aver fatto il meglio sperato e ancora meglio. Il teologo, il cristiano, vede, nelle persone che fanno del loro meglio, un tentativo di sfidare il suo Dio padrone costruendo la Torre di Babele delle loro possibilità. Una Torre di Babele di risultati e di piaceri che deve essere abbattuta per umiliare chi l'ha costruita: perché nessuno deve vantarsi davanti a dio. E il teologo è dio! Nel suo delirio di onnipotenza, nella sua miseria di vita. Il teologo si identifica col dio padrone; è colui che ne interpreta la volontà e gli intendimenti.

Quante macerie di strutture psichiche è disseminata la storia della psicanalisi solo perché gli psicanalisti sono sempre fuggiti davanti alla manipolazione mentale della struttura psichica dei bambini fatta dai cristiani ed imposta come tradizione a famiglie pervase dal "fuoco della fede".

Il principio del piacere è cosa diversa dall'ideale di felicità. Il primo è reale e risponde al vivere quotidiano; il secondo è desiderio patologico che non si realizza nella quotidianità. Resta confinato nell'immaginario, come le immagini religiose educazionalmente imposte che fungono da modello, limite invalicabile morale, del comportamento umano.

Il piacere è una condizione fisiologica. Rintracciabile con la risonanza magnetica. Oggi! Ma ieri vivevamo la contrapposizione fra la ricerca della felicità di Epicuro, che altro non era che vivere nella ricerca del piacere, e il principio di sofferenza che veniva imposto mediante il crocifisso alla società e ai bambini. La sofferenza, il dolore, come "principio di realtà". Povero Lucrezio, quanti insulti hai ricevuto!

Separarsi dal mondo: è male! Separarsi da sé stessi considerandosi corpo e spirito: è male! Considerare la vita, la quotidianità, il reale che ci circonda, al di là di come noi lo percepiamo, come un insieme molteplice di sé nei quali il nostro sé costruisce delle relazioni: è bene!

Il desiderio unisce e fonde il soggetto al mondo, e nel mondo in cui vive, mettendo in relazione il suo egoismo soggettivo con tutti gli egoismi dei soggetti del mondo. Libido, come fusione emotiva. Libido, come relazione empatica che l'individuo pratica fin da quando la sua specie era nel brodo primordiale. Libido che l'individuo ha nella pelle, nel tatto, il suo trionfo relazionale col mondo che ci circonda. Libido come potere della trasformazione soggettiva quando viene veicolata nella società e nel mondo in cui si vive. Libido come fonte di malattia dell'individuo qualora l'individuo non sia in grado di veicolarla nella ricerca di felicità; non abbia gli strumenti per veicolarla; sia impedito a veicolarla!

Cosa dovrebbe fare la psicoanalisi? Aiutare gli adulti a veicolare la loro libido anche se il modo con cui la veicolano ha molto dell'artificioso e del contratto; fornire gli strumenti che non sono stati forniti loro da bambini: il piacere di leggere, il piacere della conoscenza, il piacere della competizione e dell'emergere, il piacere delle relazioni emotive, il piacere delle relazioni sessuali. Questi adulti dovrebbero trasmettere questo ai bambini con il loro esempio, con il loro vissuto, mostrando ai loro figli i loro limiti e i loro errori. Trasmettere l'idea delle possibilità all'interno della vita ai bambini appena nati. In modo che i genitori non li separino dalla società ma, fin dal primo istante della loro nascita, li coinvolgano nella loro vita.

Il bambino non è scemo. Sviluppa il piacere della diversità, dell'apprendimento delle lingue, fin dai primi mesi di vita e fin dai primi mesi di vita acquisisce il piacere della lettura, delle sue emozioni veicolate all'interno dei racconti. Costruire dei cittadini, anche se noi adulti spesso siamo stati costretti alla sconfitta; a subire paranoie di ordine morale; condizionamenti comportamentali che non riusciremo mai più a rimuovere.

Marghera, 10 luglio 2008 (pagina revisionata il 03 aprile 2026)

 

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