LIBIDO, POTENZA D’UNIONE
Psicanalisi, psichiatria e
Stregoneria
Seconda parte
Vai all'indice su libido e realtà delle Streghe e degli Stregoni.
Per
il dizionario di Psicologia libido è:
“un termine latino, che
significa “desiderio”, impiegato da S. Freud per designare
l’energia corrispondente all’aspetto psichico della pulsione sessuale, e da C.
C. Jung per designare l’energia psichica in generale
presente in tutto ciò che è appetitus o “tendenza verso”, non necessariamente sessuale.”
Per
questa serie di confronti si è usato un vecchio libro di psicanalisi cristiana
di Huber Vergote/Piron “La psicanalisi
scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
“Poiché noi siamo carne, la
sessualità si estende a tutte le nostre relazioni con gli altri e, quindi,
anche al nostro rapporto col mondo. Ciò non significa che il lavoro, l’arte o
la politica si riducano a dei semplici schemi scenografici e che la nostra vera
consistenza risieda nel sessuale, nel senso stretto del termine. Sin dagli
inizi della nostra vita psichica, il rapporto tra persona e persona è fondamentalmente sessuale, nel senso
che esso è assunto in un desiderio che è
ben di più che il semplice aver bisogno degli altri, quale è appunto la
domanda di tenerezza, di calore o di nutrimento. Immagini sessuali perdurano,
soggiacenti, in qualsiasi rapporto vissuto col mondo. In questo senso, rimane
sempre inconscio un elemento propriamente sessuale. Ma non ci attarderemo su
questo punto: richiederebbe un approfondimento troppo tecnico. Ci interesseremo
più diffusamente di un’altra realtà, più accessibile ad un primo approccio
della psicanalisi: quella della libido come fonte di affettività, di desiderio
e di valori.” Huber Vergote/Piron
“La psicanalisi scienza dell’uomo” ed. Borla Editore
1968
La
libido è la vita; il desiderio è la forza che spinge la totalità
dell’individuo. La libido spinge ogni azione, ogni intento e ha la sua apoteosi
nella relazione sessuale adulta. La libido spinge per il piacere: nell’attività
fisica, nell’attività astratta, intellettuale e artistica, nell’attività
sessuale. Ma la libido ha la sua apoteosi nel crescita e nell’espansione
dell’individuo: la crescita fisica, la crescita relazionale, la crescita della
consapevolezza soggettiva. Nutrimento, tenerezza e calore, sono aspetti della
sessualità.
Sulle
braccia degli Esseri Umani e sulle guance esistono una serie di terminazioni
nervose che trasmettono le sensazioni piacevoli delle carezze al cervello e
alla struttura emotiva. La stessa pelle dell’Essere Umano è una struttura
percettiva che ha preceduto la vista nella costruzione delle sensazioni
emotive. La libido trova nella pelle, nella carne, la sua espressione. Ma non
solo la carne, nei cinque sensi. Cinque sensi che, invece, sono ventuno o anche
di più. Dai ventuno sensi si sprigiona la libido e la libido cerca il piacere.
Ogni reazione col mondo data dai sensi è una relazione sessuale che si fissa
sulla struttura emotiva e crea l’esperienza soggettiva attraverso la quale
fondare le relazioni con il mondo.
La
libido è desiderio, sempre e diffuso, qualitativamente e quantitativamente
intenso; coinvolgente capace di destrutturare la
struttura emotiva dell’individuo per poi ristrutturarla in maniera diversa
conglobando l’esperienza emotiva raggiunta.
“Anche se non acquista subito
la vera conoscenza degli altri o la dualità dei sessi, il bambino è
diversamente sensibilizzato alle figure materna e paterna, e la sua evoluzione
psicologica sarà dominata per lungo tempo dalla progressiva scoperta della
polarità padre-madre e dalle relazioni fraterne fatte di gelosia e imitazione.
Tutti questi desideri e queste richieste troveranno più tardi espressione più
adeguata nei legami sessuali. E’ questo il motivo per cui si può parlare, a
buon diritto e fin dallo stadio dell’infanzia, della libido, della pulsione
sessuale, contraddistinta dal principio del piacere. E poiché questa pulsione
costituisce la dinamica di tutta la vita psichica del bambino e poiché è essa
che lo orienta verso gli altri e verso il mondo, si comprende come essa
rappresenti il destino fondamentale dell’uomo e come le sue vicissitudini
iniziali condizionano tutta la storia delle nostre relazioni con gli altri e
col mondo. Le vicissitudini della libido ci sono state descritte da Freud, nel 1914, nel suo studio sul narcisismo. Egli ci spiega come essa si espande nell’uomo normale e
come, sotto l’influsso dell’angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa,
sino a tagliare completamente i ponti che collegano l’uomo all’universo: è
questo il destino dello schizofrenico.” Huber Vergote/Piron “La psicanalisi
scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
In
ogni fase della vita, anche quando l’Essere Umano vive nell’utero materno, la
libido costruisce le relazioni fra il feto e la madre attraverso relazioni empatiche che permettono al bambino di soggettivare
gli imput emotivi provenienti dalla madre anche, e
specialmente, quando gli imput emotivi della madre
sono risposte a fenomeni o situazioni esterne di cui il feto non ha né
esperienza né conoscenza. Quella relazione empatica
di fusione emotiva è l’azione della libido che nella ricerca continua del
piacere costringe il feto a mettere in atto i suoi adattamenti soggettivi alle
sollecitazioni incontrate. Siano sensazioni gradevoli, condizioni favorevoli di
dilatazione soggettiva, o sgradevoli, impedimenti alla dilatazione del feto o
contrazioni dovute ad ansia, angoscia o paura della madre.
L’espressione
della libido nella ricerca del piacere nel bambino appena nato è talmente
potente che la sua capacità di soggettivare le
informazioni del mondo non ha uguali, per intensità, nel corso di tutta la sua
vita. La libido spinge il bambino nella direzione del piacere: il piacere che
nella pancia della madre era la crescita come risposta soggettiva alle tensioni
emotive che riceveva, appena nato è la crescita fisica unita all’apprendimento
e allo sviluppo della sua capacità di comprendere il mondo. Ogni comprensione
si manifesta dentro di lui come un’esplosione di piacere e le interazioni con
la madre continuano quelle relazioni che ha costruito nell’utero materno. Libido
e piacere; un piacere che gli viene spento quando il pensiero apriori, manifestato dagli atteggiamenti della madre e
delle persone vicina, determina la selezione dei fenomeni che gli “adulti”
ritengono debbano giungere a lui. Gli adulti selezionano, per il bambino, i
fenomeni “adeguati” che devono giungere al bambino. La formazione della
conoscenza del bambino è aperta ad un “infinito” numero di possibilità; la
“conoscenza” degli adulti è chiusa entro un numero limitato di possibilità. Ma
sono gli adulti che determinano la qualità dei fenomeni privando il bambino di
quella totalità fenomenologica alla quale l’individuo
adulto è già stato costretto a rinunciare.
Così,
la società allargata, viene chiusa al bambino in una relazione familiare: una
relazione chiusa che priva, di fatto, il bambino della comprensione
dell’origine dei fenomeni emotivi che percepiva nella pancia della madre. Una
relazione chiusa che costringe il bambino a costruire un’idea illusoria
del mondo; un’idea magica di onnipotenza
che vede nelle risposte della madre la misura e la qualità del mondo nel suo
insieme. La madre non istruisce suo figlio su come difendere la sua ricerca del
piacere dai pericoli del mondo. Non lo istruisce sui suoi diritti da
rivendicare in funzione del piacere. Lo
illude che lui potrà sempre cercare il piacere e nessuno lo ostacolerà data la
sua protezione. Né ha presentato a suo figlio i pericoli, gli agguati, i
fenomeni delle infinite diversità del mondo con cui potrebbe costruire delle
strategie emotive diverse. La madre e il padre non sono coloro che accompagnano
il figlio nelle sue esperienze evitandogli soltanto i pericoli maggiori, ma
sono i padroni del figlio. Coloro che esigono obbedienza, rispetto, attenzione
e sottomissione. Non sono coloro che aiutano il figlio a costruire le
esperienze attraverso le quali veicolare la propria libido. Sono coloro che
hanno paura della libido del figlio, della sua ricerca di piacere e riaffermano
il loro dominio sul figlio sia con la violenza, attraverso la quale costringono
il figlio alla sottomissione, sia con la violenza con cui impongono la
dipendenza al figlio: un eterno figlio che non diventerà mai adulto.
Quel non essere adulto impone il ritiro
della propria libido dal mondo. La paura delle relazioni blocca il bambino. Il
mondo è ingestibile. Ci si ritrae, nell’oratorio, in parrocchia, nei
videogiochi o in un ambito chiuso che riproduca l’utero in cui, quella volta,
le emozioni si dispiegavano nel piacere della crescita.
Ogni
nato va verso il mondo. Il suo “narcisismo” lo porta ad attrezzare sé stesso
per affrontare al meglio il mondo. Oppure, il suo narcisismo assume quella
forma patologica che spinge quel bambino ad appropriarsi del mondo per
costringere il mondo a ruotare attorno a lui? Il bambino va verso la madre. La
madre costruisce la dipendenza in suo figlio tanto da diventare essa stessa la
serva del figlio o è la donna che vive liberando la sua libido nel mondo e
fornisce a suo figlio gli strumenti attraverso i quali liberare a sua volta la
sua libido dai legami e dagli intoppi che le contraddizioni del quotidiano
potrebbero imporgli?
Questi
psicanalisti cristiani stanno capovolgendo i termini della questione nelle
relazioni fra l’Essere Umano e il mondo in cui vive.
Non
è: “Egli ci
spiega come essa si espande nell’uomo normale e come, sotto l’influsso
dell’angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa, sino a tagliare
completamente i ponti che collegano l’uomo all’universo: è questo il destino
dello schizofrenico. La
libido espande l’Essere Umano nel mondo attraverso le relazioni che la libido
costruisce con tutte le libido che incontra, ma non è la libido che si ritrae
sotto l’influsso dell’angoscia. E’ il ritrarsi della libido sotto il terrorismo
e la minaccia di una morale estranea imposta dalla società umana che fa sorgere
nell’individuo l’angoscia. L’angoscia e la paura costruiscono barriere che
impediscono all’individuo di dispiegare la sua libido nel mondo e cercare il
suo piacere, il suo benessere, la sua necessità di conoscenza.
Lo
schizofrenico soffre di altre cose, un’anomala tensione energetica che non
riesce a controllare e che lo coinvolge rinchiudendolo in allucinazioni.
Allucinazioni che la mancanza di abitudine e di disciplina gli impediscono di
distinguere dal reale quotidiano. Nello schizofrenico tutti i fenomeni del
mondo assumono aspetti diversi nella forma e la loro interpretazione assume i
connotati della manipolazione mentale educazionale
che ha subito. Nello schizofrenico la manipolazione mentale diventa oggetto che
si materializza in forma e in sostanza sotto la spinta della sua diversa
interpretazione dei fenomeni che può sia rinchiuderlo su sé stesso sia portalo
ad esplodere in attività distruttive.
L’angoscia
è imposta all’individuo dalla morale come necessità di un comportamento
predeterminato che ha alla sua base l’impedimento a sviluppare le relazioni che
coinvolgono la sua libido. Non esiste apprendere nell’angosciato; perché
apprendere gli impone sofferenza e non piacere. Non esiste attività fisica o
artistica nell’angosciato; perché l’attività gli procura dolore e sofferenza.
Non esiste sessualità nell’angosciato; perché l’altro gli fa paura.
“Quest’esperienza
clinica è fondamentale per il filosofo. La coscienza
intenzionale, quella che si interessa al mondo reale, appare quindi come raddoppiata, all’interno, da un rapporto affettivo la cui materia
prima è la libido. Per il fenomenologo non c’è da meravigliarsi: dovrebbe già sapere
che il pensiero oggettivo, scientifico, non è primario; esso non è che un
frammento del globale orientamento intenzionale che riunisce, in un fascio
diversificato, tutti i nostri interessi per le qualità del mondo. Noi assaliamo
il mondo con i nostri progetti prima di osservarlo con sguardo neutro.” Huber Vergote/Piron
“La psicanalisi scienza dell’uomo” ed. Borla Editore
1968
Ed è
proprio perché assaltiamo il mondo, che lo osserviamo. Lo sguardo non è mai
neutro, ma è diretto dalle nostre intenzioni e dai nostri interessi che agiscono
per raggiungere il piacere. Libido è ciò che siamo; piacere è ciò che vogliamo.
Piacere in ogni attività della nostra esistenza; in ogni espressione della
nostra vita. La libido si esprime nella crescita (che è dilatazione
dell’individuo nell’oggettività) come nella ricerca del sapere che serve
all’individuo; alla sua conoscenza del mondo; alla sua attività per trasformare
il mondo, nelle relazioni con il mondo. Non esiste uno sguardo neutro. Esiste
solo il nostro sguardo soggettivo ed interessato con cui guardiamo e viviamo
quanto si presenta, quanto incontriamo.
Soltanto
nel narcisismo in cui si manifesta il delirio di onnipotenza
dell’appropriazione e del possesso l’individuo si distacca dal mondo. Si fa
giudice di azioni e di bisogni di soggetti diversi da lui. Un giudice che non
interviene nelle relazioni ma che si propone di dominare le azioni e le
relazioni di altri in funzione del proprio delirio patologico.
“La ricerca del piacere,
cosciente o anche propriamente inconscia, è quindi il dinamismo originario che
anima l’uomo e che lo orienta verso la
pienezza offerta dal contatto affettivo con la madre. In fondo ad ogni adulto
dorme questo bambino prematuro, agognate alla felicità in un’unione totale, in una fusione
affettiva. A questa aspirazione l’uomo impresterà la voce delle più svariate
esperienze di fusione: mistica cosmica ove soggetto ed oggetto si annullano
nell’evanescenza delle loro frontiere; l’esperienza amorosa che tende ad
annullare il mondo, il tempo, la distinzione tra bene e male, tra mascolinità e
femminilità. Non per nulla l’amore umano è il simbolo della felicità sia nei
limiti del paradiso che al culmine dell’unione mistica cristiana (simbolismo
nuziale dell’unione dell’anima con lo sposo divino).” Huber
Vergote/Piron “La psicanalisi
scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
La
ricerca del piacere è una costante della vita. La ricerca del piacere viene
ingabbiata dalla “morale del dovere” imposta all’individuo dall’educazione. Il
conflitto fra principio del piacere e principio del dovere imposto, è
all’origine del conflitto ansioso che attanaglia l’Essere Umano e che spesso lo
conduce alla malattia.
Altre
macerie la psicoanalisi le ha accumulate nella distinzione fra individuo adulto
e bambino. Come si può affermare “In fondo ad ogni adulto dorme questo bambino
prematuro,” se non
scindendo l’età infantile dall’età adulta come se fossero due fasi distinte?
L’adulto è il bambino che era ed è diventato adulto nella misura in cui ha
manifestato la sua libido nel mondo in cui viveva e nelle manifestazioni in cui
la libido lo gratificava attraverso il principio del piacere. L’adulto
manifesta la libido nel mondo in cui vive e nel modo in cui la libido,
manifestata, lo gratifica col principio del piacere. L’uno è l’altro hanno
delle costanti: la manifestazione della libido per essere gratificati dal
piacere. L’uno e l’altro affrontano delle contraddizioni nella loro esistenza
partendo da ciò che sono divenuti e dalla loro possibilità di manifestare la
libido in funzione della gratificazione del piacere. Come (mezzi, modi e
funzioni) un adulto manifesta la libido in funzione della gratificazione del
piacere non è come un bambino manifesta la libido per essere gratificato dal
piacere.
E’ il
piacere che regola la fusione emotiva fra madre e figlio. La ricerca del
piacere della madre che viene stimolato dalla trasmissione emotiva del bambino.
Il bambino trasmette emozioni in relazioni empatiche
con la madre attivando in essa il trasporto emotivo mediante il sorriso. Il
sorriso del neonato attiva le aree del piacere nel cervello della madre.
Attraverso una relazione empatica fatta da segnali
non verbali costruisce quella situazione emotiva per la quale la specie
salvaguarda la sopravvivenza del nuovo nato nell’immediato. Il sorriso del
neonato attiva le aree cerebrali della gratificazione; del piacere. Le stesse
aree che vengono stimolate nella pratica sessuale, da alcuni gusti di cibo o da
alcune droghe. Con la risonanza magnetica è stata osservata la risposta della
madre alle sollecitazioni emotive del figlio. Il cervello della madre si
accende nelle aree in cui agisce il “neurotrasmettitore del piacere”, la dopamina (studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, luglio 2008).
E’
EROS che regola il rapporto madre e figlio, non Agape.
E’
Eros che agisce nel sistema limbico del cervello che
sovrintende alla elaborazione di varie emozioni, quali l’aggressività, la
rabbia, il piacere e anche alla formazione della memoria.
Solo
nel delirio di onnipotenza, imposto all’individuo mediante la violenza con cui
la famiglia e la società lo hanno reso dipendente, lo costringe a rinunciare a
veicolare la sua libido nelle relazioni e impone la morbosità patologica del
possesso e della dipendenza.
La
libido del bambino cerca il piacere del bambino; la libido dell’adulto cerca il
piacere dell’adulto. In tutte le fasi di crescita ci sono delle necessità in
cui veicolare la libido che danno piacere e che appartengono alla crescita. Ma
in ogni stadio di crescita, specialmente nei bambini, il pericolo di imporre la
malattia attraverso l’imposizione alla dipendenza è sempre presente. Una
dipendenza che può essere la ricerca compulsiva di un
piacere che si fissa per l’angoscia di non poter provare altri e diversi
piaceri; oppure un piacere che si soddisfa soltanto attraverso il possesso di
un oggetto o di una situazione senza la quale si è vuoti o disperati. La madre
dà piacere al figlio e viceversa; ma la fissazione di quel piacere, separato
dal mondo, chiude madre e figlio in una forma di dipendenza ossessiva che non è
più ricerca del piacere, ma rinnovo della dipendenza per evitare l’angoscia
della separazione.
Solo
nella patologia psichiatrica l’individuo ha esperienze di fusione “mistica
cosmica”. Una patologia psichiatrica che l’individuo proietta sull’universo di
cui si sente padrone e parte. Nei mistici si produce l’incapacità da parte del
loro delirio di onnipotenza di vivere il mondo e nel mondo. Allora si separano
dal mondo costruendo quella proiezione della loro immaginazione che diventa
realtà psichica nella quale si rifugiano: loro sono il tutto; padroni del
tutto. Al di là di come descrivono il loro essere padroni del tutto. E’ il
mondo che fornisce all’individuo la massa di emozioni nelle quali manifestare
il suo Eros. Fuori dal mondo c’è solo la chiusura dell’individuo; la chiusura
nei confronti dell’altro. Il maschile e il femminile; le diverse facce della
sessualità; i diversi divenuti dei singoli individui; hanno bisogno di
relazione con l’altro. Hanno bisogno di relazione con il mondo, Senza la
relazione attiva col mondo si chiudono in una dimensione patologica nella quale
aspettano solo di morire. E mentre muoiono vivono il sentimento di compassione
pietista per la loro condizione. Una condizione di miseria che proiettano sulle
altre persone e che si soddisfa soltanto se quella condizione di miseri intima
che vivono, separati dal mondo, la possono seminare e diffondere fra i loro
simili.
L’amore
umano, l’Eros della vita, va sviluppato nella vita. Nella quotidianità. Nei
confronti degli oggetti del mondo. Quando l’individuo anela a qualche cosa
fuori dal mondo, fuori dagli oggetti del mondo (Non per nulla l’amore umano è il simbolo
della felicità sia nei limiti del paradiso che al culmine dell’unione mistica
cristiana (simbolismo nuziale dell’unione dell’anima con lo sposo divino).), siamo in presenza della malattia.
Dell’individuo chiuso su sé stesso la cui azione nella società è finalizzata ad
impedire alle persone di manifestare la loro libido.
“Certo, i concetti filosofici
di totalità e di felicità e i concetti mistici di unione non si riducono alla
libido sessuale; ma questa ne costituisce il tessuto comune e la matrice
simbolica. Non è indifferente, per il filosofo o il teologo, riconoscerlo:
molte visioni filosofiche sulla felicità
e sul male non sono infatti sufficientemente libere da quelle esperienze
iniziati e da quelle immagini inconsce. I sistemi filosofi che concepiscono la
separazione e la molteplicità come il male essenziale e quelli che si
propongono di realizzare il momento di perfetta coincidenza dello spirito con
se stesso, sono ancora vittime di una esperienza narcisistica. Nel loro fondo conservano la nostalgia i una
totalità affettiva nella nostalgia tra il loro essere e gli altri. La filosofia
ha dovuto compiere degli sforzi notevoli per valorizzare la diversità degli
esseri e per riconoscere il valore di una assenza attiva dell’essere spirituale: questi sforzi
testimoniano quanta difficoltà esista a
staccarsi dal legame primordiale. La psicologia freudiana ha riconosciuto nella libido il nucleo
originario di tutti i nostri rapporti con gli altri e col mondo. Essa ci ha
fatto prendere sul serio la presenza attiva, in tutte le manifestazioni dello
spirito, del desiderio a contenuto pulsionale. Del
resto, è grazie alla psicanalisi che la psicologia contemporanea si è
interessata a questi fatti primordiali quali i nostri desideri, il nostro
corpo, la nostra affettività. “A mano a mano che ci si avvicina alla metà del
secolo, è sempre più evidente che il nostro vivere nel corpo e gli altri sono
il labirinto della riflessione e della sensibilità – di una sorta di
riflessione sensibile – dei nostri contemporanei”.” Huber
Vergote/Piron “La
psicanalisi scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
Quando
si inizia a parlare di “divino” come ente staccato dal mondo, significa che si
sta parlando della patologia psichiatrica da dipendenza come oggetto in sé.
Come oggetto del reale e non come divenuto per adattamento della psiche
dell’individuo alla violenza educazionale subita. La
descrizione di un divino immaginato che giustifica il suo ritrarsi dalla realtà
oggettiva nella quale non è più in grado di veicolare la sua libido. Così
chiude la libido nella sua fantasia del divino e la protegge dall’angoscia e
dall’ansia che la veicolazione nel mondo esterno gli
produce.
“...alcuni
scienziati dell’università di Ann Arbor,
nel Michigan, ha scoperto che la visione di un film, oltre che a scatenare
pulsioni e creare stimoli, muta i livelli dei diversi neurotrasmettitori,
inclusi serotonina (calmante), e norodrenalina (euforizzante e allertante),
agendo così sia a livello psicologico sia fisiologico. E, naturalmente, ci sono
piaceri, più scontati e assolutamente potenti, scatenati da sentimenti/emozioni
canonici, quali l’innamoramento, amore, sesso, nei quali, più o meno
direttamente o indirettamente, sono attivati neurotrasmettitori
e ormoni che regolano euforia, benessere, rilassamento. Le sostanze che mediano
il piacere, dunque, sono in gran parte prodotte
dall’organismo in situazioni molto diverse. Un esempio su tutti? “L’ossitocina, l’ormone che provoca l’eccitazione sessuale dei
genitali femminili e l’erezione maschile, che dà senso di appagamento e relax:
la sua produzione, in misura diversa, è stimolata dalle carezze, sia che queste
derivino da un gesto affettivo, oppure finalizzato all’attività sessuale, ma
anche, più semplicemente, da un massaggio eseguito ad arte per finalità
estetiche”.” (fonte: Salute di Repubblica del 15 maggio 2008)
Esistono
immagini inconsce, ma non sono distinte dal teologo la cui unica preoccupazione
è quella di distorcere la psiche del fanciullo affinché non sia in grado di
veicolare la propria libidine nella società. Il terrore che il teologo impone
ha la funzione di chiudere alla persona il suo futuro. Non ti devi masturbare,
dio ti punisce; diventi cieco; ti spuntano i peli sulle mani; come tieni le
mani di notte figliola? Al teologo interessa solo una cosa: l’aggressione alla
possibilità di manifestare la libido delle persone. Anche nei giochi in
parrocchia chi viene aggredito è quel ragazzo che ha iniziativa; è quel ragazzo
che esprime delle passioni; è quel ragazzo che esprime degli interessi. E tutto
per umiliarlo affinché non sia superbo davanti al suo dio padrone.
La
libido di una persona spinge gli individui a fare il meglio del meglio e a
gioire, vivere il piacere, per aver fatto il meglio sperato e ancora meglio. Il
teologo, il cristiano, vede, nelle persone che fanno del loro meglio, un
tentativo di sfidare il suo dio padrone costruendo la Torre di Babele delle loro
possibilità. Una Torre di Babele di risultati e di piaceri che deve essere
abbattuta per umiliare chi l’ha costruita: perché nessuno deve vantarsi davanti
a dio. E il teologo è dio! Nel suo delirio di onnipotenza, nella sua miseria di
vita. Il teologo si identifica col dio padrone, è colui che ne interpreta la
volontà e gli intendimenti.
Quante
macerie di strutture psichiche è disseminata la storia della psicanalisi solo
perché gli psicanalisti sono sempre fuggiti davanti alla manipolazione mentale
della struttura psichica dei bambini fatta dai cristiani ed imposta come
tradizione a famiglie pervase dal “fuoco della fede”.
Il
principio del piacere è cosa diversa dall’ideale di felicità. Il primo è reale
e risponde al vivere quotidiano; il secondo è desiderio patologico che non si
dispiega nella realtà. Resta confinato nell’immaginario, come le immagini
religiose educazionalmente imposte che fungono da
modello, limite invalicabile morale, del comportamento umano.
Il
piacere è una condizione fisiologica. Rintracciabile con la risonanza
magnetica. Oggi! Ma ieri vivevamo la contrapposizione fra la ricerca della
felicità di Epicuro, che altro non era che vivere
nella ricerca del piacere, e il principio di sofferenza che veniva imposto
mediante il crocifisso alla società e ai bambini. La sofferenza, il dolore,
come “principio di realtà”. Povero Lucrezio, quanti insulti hai ricevuto!
Separarsi
dal mondo: è male! Separarsi da sé stessi considerandosi corpo e spirito: è
male! Considerare la vita, la quotidianità, il reale che ci circonda, al di là
di come noi lo percepiamo, come un insieme molteplice di sé nei quali il nostro
sé costruisce delle relazioni: è bene!
La
libido unisce e fonde il soggetto al mondo e nel mondo in cui vive mettendo in
relazione il suo egoismo soggettivo con tutti gli egoismi dei soggetti del
mondo. Libido come fusione emotiva. Libido come relazione empatica
che l’individuo pratica fin da quando la sua specie era nel brodo primordiale.
Libido che ha nella pelle, nel tatto, il suo trionfo relazionale col mondo che
ci circonda. Libido come potere della trasformazione soggettiva quando viene
dispiegata nella società e nel mondo in cui si vive. Libido come fonte di
malattia dell’individuo qualora l’individuo non sia in grado di dispiegarla;
non abbia gli strumenti per dispiegarla; sia impedito a dispiegarla!
Cosa
dovrebbe fare la psicanalisi? Aiutare gli adulti a dispiegare la loro libido
anche se il modo con cui la dispiegano ha molto dell’artificioso e del
contratto; fornire gli strumenti che non sono stati forniti loro da bambini: il
piacere di leggere, il piacere della conoscenza, il piacere della competizione
e dell’emergere, il piacere delle relazioni emotive, il piacere delle relazioni
sessuali. Soprattutto, dovrebbe trasmettere questo ai bambini. Ai bambini
appena nati. In modo che i genitori non li separino dalla società, ma fin dal
primo istante della loro nascita li coinvolgano nella loro vita. Perché il
bambino non è scemo. Sviluppa il piacere della diversità dell’apprendimento
delle lingue fin dai primi mesi di vita e fin ai primi mesi di vita acquisisce
il piacere della lettura, delle sue emozioni veicolate all’interno dei
racconti. Costruire dei cittadini anche se noi adulti spesso siamo stati
costretti alla sconfitta; a subire paranoie di ordine morale; condizionamenti
comportamentali che non riusciremo mai più a rimuovere.
Marghera,
10 luglio 2008
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