La percezione e conoscenza Kevala
La conoscenza del corpo luminoso

Stregoneria e conoscenza dei Jainisti
quinto stadio della conoscenza

Orfeo e Platone
Un'antica guerra religiosa - Sedicesima parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

Che cosa intendono i Jainisti con la percezione Kevala?

Il Kevala, o conoscenza perfetta, comprende tutte le sostanze e le loro modificazioni; è l'onniscienza non limitata dallo spazio, dal tempo o dall'oggetto. Per la coscienza perfetta l'intera realtà è un'evidenza. Questa conoscenza, che è indipendente dai sensi, che può solamente essere sentita ma non descritta, è possibile solo per le anime purificate libere dai legami della schiavitù.

L'interpretazione che ne da Radhakrishnan S. nella sua Filosofia indiana (il testo buddhista che sto usando e dal quale traggo le citazioni) è chiaramente un'interpretazione superstiziosa derivata dall'ideologia da onnipotenza buddista.

Si tratta della conoscenza dell'inconoscibile.

Questa i buddhisti non la possono raggiungere, ma quando ne parlano ne parlano come un potere assoluto. Si tratta di superstizione buddhista. Come può un individuo sapere che "per la conoscenza perfetta l'intera realtà è un'evidenza" se non come desiderio di onnipotenza in cui la consapevolezza dell'immenso spinge la ragione a sognare uno stato tale per cui la "realtà è un'evidenza"? Fa il pari con una delle prove teologiche dell'esistenza del dio dei cristiani che dice "Dal momento che le cose sono imperfette deve esserci qualcuno di perfetto che le ha create".

Di questo tipo di conoscenza non ne possiamo parlare. Possiamo immaginarla, ma è inconoscibile.

Perché la immaginiamo? La immaginiamo per deduzione. La immaginiamo Perché da essa sale l'intuizione che quando giunge alla coscienza la illumina di un "nuovo" che chiede di essere presentato e descritto. L'intuizione, che giunge dall'inconoscibile, amplia i confini della nostra conoscenza. Per questo sappiamo che esiste, ma la ragione non è in grado di descriverlo.

Sappiamo, perché i veggenti ne hanno seguito i processi di trasformazione, che la vita degli Esseri della Natura è una pratica la cui attività plasma e costruisce il corpo luminoso dell'individuo. Sappiamo che al momento della morte del corpo fisico gli Esseri della Natura che hanno vissuto con impegno e passione, partoriscono il loro corpo luminoso. Sappiamo che questo corpo luminoso diventa consapevole ancora prima che l'individuo muoia. Sappiamo che nel sonno, quando la coscienza quotidiana si disgrega, il corpo di sogno agisce mediante la sua specifica percezione del mondo. Una specifica percezione del mondo che inizialmente è legata ancora ai nostri sensi che vengono usati in maniera diversa, ma poi, a mano a mano che cresce, inizia a percepire con le proprie specificità. Quelle specificità appartengono ad un tipo di corpo che è estraneo al nostro corpo fisico e per difendersi la ragione solleva una barriera che separa le percezioni del corpo luminoso dal la sua percezione. Questa barriera è alzata da tutto il nostro corpo fisico.

Sia la volontà che esercitiamo nel mondo dell'azione che l'emozione, separano il proprio mondo dalle interazioni col corpo luminoso. Il corpo luminoso un po' alla volta prende il sopravvento sul corpo fisico e fa in modo che le interazioni del corpo fisico con l'ambiente siano tali da favorire la sua ulteriore crescita.

Il corpo luminoso quando nasce (il termine nascere è letterale) dentro all'individuo, inizia ad alimentare l'intero apparato della percezione dell'individuo mediante le proprie specificità. In questo momento, nell'individuo inizia una vera e propria guerra fra la qualità della percezione e delle esigenze del corpo luminoso di espandersi, e le necessità della ragione di mantenere il controllo dell'individuo. Questa guerra la vediamo spesso sotto forma di problemi psicologici delle persone, a volte psichiatrici, che possono essere superati (al di là della medicina) solo con l'autodisciplina della persona. Un'autodisciplina che da un lato ferma l'onnipotenza della ragione e, dall'altro lato, impedisce al corpo luminoso di prevaricare la ragione nelle relazioni con il mondo.

L'autodisciplina, che è la personale titanomachia dell'individuo (mettere le forze dei Titani della vita al nostro servizio liberandoli dal Tartaro), da un lato rende la ragione fluida e aperta al nuovo togliendola dal suo "ruolo" di padrona dell'individuo e dall'altro lato ferma l'intemperanza e l'urgenza della coscienza e della conoscenza del corpo luminoso di assumere il controllo dell'individuo rendendolo inadeguato a relazionarsi nel mondo della Natura e nel Sistema Sociale.

L'autodisciplina dell'individuo tende a relegare il corpo luminoso in un suo spazio psichico consentendogli di supportare la ragione e costringe la ragione ad essere malleabile pronta ad accogliere il nuovo e ad analizzarlo senza trasformarlo in fantasmi, paranoie, fobie o quant'altro.

Con l'autodisciplina il corpo luminoso si colloca alle spalle di una ragione che coglie in maniera immediata gli input e i segnali che arrivano dalla percezione della conoscenza dal mondo dell'azione e dal mondo emotivo che vengono sollecitati e alimentati dal corpo luminoso che cerca di indurre l'individuo in situazioni la cui soluzione favorisce la sua ulteriore crescita.

Il corpo luminoso si trasforma in un "pilota segreto" delle scelte dell'individuo. Lui progetta e la ragione veicola.

In quelle condizioni una persona si trova a mettere in atto delle azioni o a fare delle scelte in base ad un progetto e ad intenti che non conosce. Nel fare quelle azioni, si sente bene. Sente di seguire un "disegno" che sta dentro di lei.

Se l'individuo non pratica una forte autodisciplina al sorgere del corpo luminoso il conflitto fra ciò che è nato e la ragione può risolversi in malattia mentale con l'insorgenza di paranoie, deliri, depressioni e nevrosi, che spingono anche al suicidio o in deliri di onnipotenza della ragione: il vedere la madonna, l'essere il profeta di un dio, predicare la fine del mondo, ecc. Questo porta alla distruzione del corpo luminoso perché la sopravvivenza fisica dell'individuo si nutre dell'energia del suo corpo luminoso. La paranoia, la depressione, la nevrosi, le allucinazioni, ecc. portano ad esaurire il potere personale che l'individuo ha accumulato e che ha permesso di far nascere il proprio corpo luminoso.

C'è un momento in cui o il corpo luminoso riesce ad instaurare la propria relazione con la ragione o la ragione prevale e allora l'individuo si avvia alla distruzione.

Per questo motivo i Jainisti affermavano che se l'individuo, incapace di reggere l'autodisciplina dopo dieci anni di pratica, anche se si suicidava avrebbe partorito il proprio corpo luminoso o, per dirla alla Jainista, avrebbe interrotto il ciclo karmico.

Al momento della morte del corpo fisico la nostra consapevolezza diventa il corpo luminoso che viene partorito.

Claudio Simeoni

Marghera, 11 febbraio 2012

 

La nascita di Fanes, Protogono, Eros Primordiale

Sculture di Wolfgang Joop 54esima Biennale Venezia

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.