“Chi riceve voi, riceve me;
e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.
Chi riceve un profeta come
un profeta, riceverà una ricompensa da profeta;
e chi riceve un giusto come
giusto, riceverà una ricompensa da giusto.
E chi avrà dato da bere
anche un solo bicchier d’acqua fresca ad uno di questi piccoli,
perché è mio discepolo, in
verità vi dico:
non perderà la sua
ricompensa.” Matteo 10, 40-42
Vai al significato sociale delle istruzioni di Gesù agli apostoli.
La
sindrome di onnipotenza di Gesù è tale da manifestare la volontà di strappare
ogni dignità alle persone. Le persone non sono sé stesse: non devono essere sé
stesse. Le persone devono essere lui! Solo annientando le persone,
trasformandole in oggetti privi di tensioni e desideri, di soggettività e di
personalità, Gesù può rapportarsi con le persone. Solo quando le persone si
mettono in ginocchio davanti a lui egli le riconosce; come un padrone riconosce
le sue pecore nel momento in cui queste gli porgono la gola affinché egli le
possa macellare senza fatica.
Per
contro, l’evangelista Matteo ha necessità dell’investitura ad opera di Gesù.
Matteo è Gesù; chi riceve Matteo riceve Gesù in quanto Matteo ha ricevuto Gesù
e, ricevendo Gesù, ha ricevuto colui che lo ha mandato.
E’
irrilevante che un personaggio come Gesù sia esistito o meno; certamente è
esistito un tale che si faceva chiamare (o si chiamava) Matteo e che ha
descritto un soggetto che farneticava di essere il figlio del dio padrone e che
Matteo, avendolo ricevuto, aveva ricevuto l’investitura da parte del dio
padrone e creatore di rappresentare nella società le farneticazioni deliranti
di Gesù.
Fra
il delirio di chi crede nell’esistenza di un dio creatore e il delirio di
Matteo che pretende di essere ricevuto in quanto egli, ricevendo Gesù, ha
ricevuto il dio padrone e creatore, c’è la descrizione del delirio patologico
di Gesù che giustifica le due altre forme di delirio.
Gli
ultimi versetti delle Istruzioni agli apostoli in Matteo, sono il passaggio di
testimone del dominio sociale fra Gesù, la cui figura si perde nelle fantasie
narrative, e Matteo che ha il compito di trasformare i deliri patologici che ha
attribuito a Gesù in istruzioni religiose da presentare alla società civile.
Matteo non si presenta come Matteo, ma si presenta come Matteo inviato da Gesù
e dunque, Gesù esso stesso.
Ricordiamo
questo “gioco” delle identificazioni. E’ fondamentale nella predicazione dei
cristiani: a voi, lo dico io, ma quello che io vi dico, lo ha detto Gesù! Non
sono io il pazzo, dice Matteo, che farnetica, ma Gesù che io ho accolto. Se
vuoi dare del matto a qualcuno, dice Matteo, dallo a Gesù, non a me che ho
creduto in lui. Questo, quando qualcuno analizza quanto Matteo va dicendo, ma
se qualcuno è dubbioso, se qualcuno scambia la predicazione di Matteo per un
“profetizzare” o un “atto di saggezza” e gli offre un bicchiere d’acqua fresca,
eccolo Matteo ergersi come padrone in quanto ha accolto Gesù e, attraverso lui,
il dio creatore! E Matteo ci tiene a sottolineare che colui che lo accoglie,
accoglie Gesù e chi lo ha mandato: nemmeno il più incallito dei truffatori,
imbonitori di piazza, sarebbe in grado di presentare una faccia tosta del
genere.
Ed è
il concetto che viene ribadito in maniera più chiara in Luca:
“Chi ascolta voi ascolta
me, e chi disprezza voi disprezza me. Chi disprezza me disprezza colui che mi
ha mandato.” Luca 10,16
I
preti della chiesa cattolica sono altrettanti Matteo. Quando vengono
disprezzati per ciò che fanno, accusano immediatamente: “Voi state disprezzando
Gesù!” e subito: “Dal momento che tu disprezzi Gesù, stai disprezzando dio!”.
Il
transfert, mentale e psichico, è un modus operandi che gli anticlericali non
sono mai riusciti a capire.
Transfert:
“detto anche
traslazione, il transfert designa in generale la condizione emotiva che caratterizza
la relazione del paziente nei confronti dell’analista, e in senso specifico il
trasferimento sulla persona dell’analista delle rappresentazioni inconsce
proprie del paziente.”
Questo
meccanismo, individuato in psicanalisi, è il meccanismo dell’attribuzione ad
altri delle responsabilità dei propri impulsi inconsci:
“Un’attualizzazione dei
conflitti inconsci che nel transfert non “intendono essere ricordati, come la
cura vorrebbe, bensì tendono a riprodursi in modo corrispondente
all’atemporalità e alla capacità allucinatoria dell’inconscio. Come nel sogno,
il malato attribuisce attualità e realtà agli esiti del risveglio dei suoi
impulsi inconsci; egli vuole mettere in atto le sue passioni senza tener conto
della situazione reale [...] E’ innegabile che il controllo dei fenomeni di
translazione crea allo psicanalista le maggiori difficoltà, ma non bisogna
dimenticare che proprio essi ci rendono il servizio inestimabile di rendere
attuali e manifesti gli impulsi amorosi, occulti e dimenticati, dei malati.
infatti, checché se ne dica, nessuno può essere battuto in absentia o in
effigie (Freud 1911-1912)”
Quando
non interviene lo psicanalista, la riproduzione dei deliri attribuiti a Gesù ad
opera di Matteo, diventano “manifestarsi come un profeta”. Un “manifestarsi
come un profeta”, un invasato farneticante, che può essere accolto soltanto
dalle persone disperate. Da qui la necessità dei cristiani di costruire
disperazione al fine di costringere le persone ad accettare in maniera
acritica-culturale le farneticazioni. Una volta che le farneticazioni,
attribuite al delirio di Gesù, diventano accettazione in un contesto culturale
diventa più difficile risalire all’origine del delirio in quanto è necessario
costruire una cultura che si oppone alla cultura prodotta dal delirio. Solo
allora il delirio di Gesù, riprodotto da Matteo può essere definito.
Dice
Jervis a proposito della nascita del delirio [preso dal dizionario di
Psicologia di Galimberti]:
“Il delirio, come
interpretazione del mondo nasce nel momento in cui il soggetto cerca dei
messaggi, dei simboli, una chiave che gli spieghino chi è lui stesso e che cosa
è il mondo, che cosa sta realmente succedendo, come può entrare in questo mondo
che lo domina, ma da cui è escluso e sul quale non ha nessun potere. Il
soggetto cerca di ricostruire una realtà che gli si è parzialmente [nel caso
della descrizione di Gesù si è totalmente disgregata] davanti e lo invade in
una serie di frammenti di esperienza, separati fra loro e non più pienamente
significativi. Il mondo gli appare insopportabilmente [dichiara che ci sarà, in
quella generazione la fine del mondo!] estraneo, ostile, minaccioso, falso e
destrutturato. La ristrutturazione della realtà parte da un’interpretazione di
significato attorno alla quale tutto il mondo si organizza e, per così dire,
ricomincia a funzionare. La spiegazione delirante [Gesù che si ritiene il
figlio del dio padrone e padrone lui stesso] rimette in moto un’esistenza che
si era bloccata nell’angoscia, nella passività, nella perdita di senso nelle
cose. Improvvisamente il soggetto [nell’esprimere le idee del suo delirio]
intuisce [egli è il figlio del dio padrone, non lo sfigato]: egli è invaso da
forze estranee, succede qualche cosa [la fine del mondo, le stelle che cadono
sulla terra], c’è un complotto o una mascheratura: qualche cosa gli viene
nascosto [egli è il padrone], ma egli comincia a capire [giudicherà gli
uomini], vede significati nuovi e cifrati. E’ il delirio. Il delirio ha qui
delle importanti affinità psicologiche con la conversione religiosa, con
l’illuminazione poetica, e anche con la mutata percezione indotta talora da
certe sostanze dette impropriamente allucinogeni.(1975)”
N.B.
Le note in parentesi quadra sono di Claudio Simeoni
Il
delirio farneticante attribuito all’attività di Gesù diventa metodo di
organizzazione sociale imposto dalla chiesa cattolica che trasforma il delirio
in cultura. Per trasformare il delirio in cultura è necessario imporre le idee
deliranti attraverso la manipolazione mentale ai bambini, stuprandoli, affinché
le persone, una volta adulte, per tutta la loro vita saranno costrette a
descrivere, pensare e guardare il mondo con delle descrizioni logiche quale
conseguenza dell’apriorismo dei deliri che gli sono stati imposti. Il delirio
imposto diventa idea naturale dal quale far discendere le proprie scelte. Solo
che quelle scelte lasciano l’individuo vuoto portandolo alla disperazione:
Dice
Jaspers:
“la disperazione vitale
nasce dalla consapevolezza di dover morire nell’incertezza di aver realizzato
se stesso. Non so cosa devo volere quando, di fronte a tutte le possibilità che
mi si presentano, non vorrei rinunciare a nessuna di esse, anche se non so se
ce né una per me veramente essenziale. Non potendo scegliere, mi abbandono alla
successione degli eventi consapevole del mio non-essere esistenziale . (1932)”
Gesù
ha costruito un “credere” nelle sue farneticazioni deliranti e ha costruito la
disperazione negli Esseri Umani che, costretti a credere, non si sono
attrezzati di strumenti attraverso i quali affrontare la loro esistenza.
Uccidere le persone affinché non diventino adulti. E’ l’ordine di Gesù che non
bisogna scandalizzare chi manifesta credulità nei suoi confronti. Solo che la
credulità costringe l’individuo che crede ad attendere. Mentre l’individuo che
crede attende, il tassametro della sua vita scorre. Quando il tassametro della
vita giunge a concludere il ciclo dei mutamenti, l’individuo non è più in grado
di ritornare sui suoi passi. Non si è attrezzato per affrontare la vita, ha
confidato nella sua credenza, ha atteso la provvidenza sotto forma della fine
del mondo, non ha saputo scegliere, ha fermato la sequenza dei suoi mutamenti
psico-fisici. La credenza lo ha trasformato in un oggetto d’uso da parte del
soggetto in cui “credeva”:
“La credulità è la
tendenza a prestar fede a qualsiasi affermazione. frequente nei soggetti
CARENTI DI CAPACITA’ CRITICA, la credulità è una caratteristica del tutto
normale nei bambini [il cristiano è ammalato di infantilismo] dov’è destinata a
scomparire con la progressiva acquisizione di capacità di giudizio e di
autonomia rispetto alle figure di riferimento. La credulità si può osservare
anche in individui adulti di intelligenza normale quando si rapportano a
persone a cui conferiscono un’eccessiva autorità [è il caso dei preti cattolici
che stuprano bambini, ma quei bambini, spesso, non li denunciano perché il
prete afferma di agire per volontà di Gesù!].”
Attraverso
la credulità si impone negli individui la DIPENDENZA dal delirio di Gesù che
diventa oggetto di predicazione degli evangelisti e della chiesa cattolica:
“Dipendenza: modalità
relazionale in cui un soggetto si rivolge continuamente ad altri per essere
aiutato, guidato e sostenuto. L’individuo dipendente, avendo una scarsa fiducia
in sé stesso, fonda la propria autostima sull’approvazione e la rassicurazione
altrui ed è incapace di prendere delle decisioni senza un incoraggiamento
esterno [senza la riaffermazione dei deliri di Gesù]”
Per
capirci:
Freud
attribuisce la situazione di dipendenza del cristiano nei confronti di Gesù
alla paura di perdere l’amore di Gesù da cui il cristiano si difende con quella
“sottomissione educativa” che nell’adulto si trasforma nel timore di essere
disapprovato dalla comunità e quindi in “sottomissione ai deliri di Gesù
presentati dai preti della chiesa cattolica”.
Per
fissare la dipendenza si genera, attraverso la manipolazione mentale che
costringe l’individuo a diventare cristiano, la sindrome di onnipotenza:
“termine desunto dal
linguaggio teologico dove designa l’illimitata potenza di Dio, e adottato dalla
psicoanalisi per definire il sentimento che caratterizza la prima infanzia in
cui il bambino crede di poter controllare con il suo desiderio l’intera realtà.
tale sentimento si riduce con le successive esperienze di frustrazione che
accompagnano la progressiva separazione dell’Io dal mondo esterno, che resiste
alla soddisfazione immediata del desiderio. Particolare attenzione è stata
riservata all’onnipotenza del pensiero, comune tanto al mondo dei bambini
quanto al mondo dei primitivi [i cristiani] e dei nevrotici ossessivi [gli
apostoli] che, con rituali del tipo magico [trasformazione dell’ostia nel corpo
e sangue di Gesù], tentano di controllare il mondo circostante o la parte
alienata di sé.”
Così
la dipendenza si fissa nel momento in cui esiste una relazione diretta fra il
soggetto e Gesù; una relazione in cui è il soggetto stesso che proietta su Gesù
la propria patologia di onnipotenza rispondendo alla propria disperazione con i
deliri di relazione fra sé e Gesù. Un delirio che da qualche giorno da oggi, 09
giugno
Ciò
che Matteo ha descritto come delirio di onnipotenza, viene da Gesù affidato
agli apostoli e, per conseguenza, ad ogni membro della chiesa cattolica (in
Italia) e ad ogni chiesa cristiana che può dire, per mandato di Gesù come
scritto da Matteo: “Chi riceve voi,
riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato. Chi riceve un
profeta come un profeta, riceverà una ricompensa da profeta; e chi riceve un
giusto come giusto, riceverà una ricompensa da giusto.” partendo dal
presupposto folle che ognuno che sproloquia negli “interessi” di Gesù possa
essere un profeta o un giusto e non, più semplicemente, un criminale o un
assassino. E come può quel criminal e assassino che presenta i deliri di Gesù
essere accolto? C’è sempre, in ogni società, persone che non sono fornite di
capacità critica e che sono disposte a qualsiasi cosa pur di rompere
l’isolamento psichico fisico che si sono costruite rinunciando ad essere delle
persone sociali per vari motivi. Sono queste persone che daranno a coloro che
diffonderanno il delirio patologico un “bicchiere d’acqua fresca” e come
ricompensa avranno la distruzione della società civile nella quale vivono.
La
realtà di Gesù è il regno della farneticazione psichiatrica.
Le
chiese cristiane altro non fanno che spostare la farneticazione delirante dal
regno mentale della follia (del desiderio), dell’immaginazione onnipotente,
alla realtà quotidiana degli uomini.
La
follia del possesso di Gesù è delirio psichiatrico; la volontà di possesso
della chiesa cattolica è attività criminale.
La
chiesa cristiana trasforma la società prodotta dal delirio psichiatrico di Gesù
in realtà quotidiana nella quale ella occupa il posto di Gesù! Quando Gesù
dice: “Io sono il padrone”, anche se è descritta una situazione quotidiana in
cui egli non è il padrone (Zagrebelsky dice che Gesù non obbliga nessuno: e
come potrebbe?), egli è effettivamente il padrone nel suo delirio
allucinatorio.
Se
l’evangelista descrive una realtà sociale più o meno simile al suo tempo, tale
realtà è spostata in un’interpretazione delirante in cui la realtà della realtà
è determinata da un dio padrone e da Gesù suo figlio.
Nella
descrizione del Gesù nella quotidianità appare un Gesù che non obbliga, ma solo
perché è impotente ad obbligare: non ha né mezzi né autorità!
Ma
nel suo delirio, che poi è quello che fonda la dottrina cristiana, Gesù è colui
che ordina di uccidere in quanto le persone non si mettono in ginocchio; Gesù è
colui che viene sulle nubi mentre le stelle cadranno sulla terra; Gesù è colui
che giudica, riconoscendo o ignorando, testimoniando o non testimoniando ecc.
Questo
schema verrà capovolto dalla chiesa cattolica che obbligherà e torturerà nella
vita fisica perché ha i mezzi per farlo, mentre farneticherà delirando sul
paradiso, inferno e il limbo (che la chiesa cattolica ha da qualche mese
abolito). Si invertono i terreni del delirio, ma il cristianesimo è solo
delirio psichiatrico ordinato da un povero pazzo, appunto, il pazzo di
Nazareth, al fine di descrivere una realtà in cui egli, proprio lui, è il
padrone che sta arrivando sulle nubi alla fine del mondo.
Queste
sono le istruzioni che il pazzo di Nazareth ha dato ad altrettanti pazzi, gli
apostoli, perché trasformino il delirio psichiatrico in cultura sociale!
Marghera,
10 giugno 2007
N.B. Le citazioni di psicologia e di psichiatria sono tratte dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti edizioni Garzanti
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Marghera 25.05.2007
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