“Non temete coloro che
uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima;
temete piuttosto colui che
può mandare anima e corpo all’inferno.” Matteo 10, 28
Vai al significato sociale delle istruzioni di Gesù agli apostoli.
Siamo
alla prima parte del discorso che sta alla base dei comportamenti dei kamikaze
musulmani. Perché si suicidano? Perché non temono di perdere il corpo in quanto
la loro anima sarà assunta nel loro paradiso.
Ma a Gesù non è questo che interessa, anche se il messianesimo farà della strage e della distruzione di ogni
presente la caratteristica della sua manifestazione, gli Esseri Umani non
devono essere distrutti in uno scontro a fuoco, militare, che vede opposte
fazioni, ma devono essere annientati nella psiche, sottomessi a volontà
esterne, diventare schiavi e supplici perché travolti dalla paura e dal
terrore. Non fazione contro fazione, ma massa contro i singoli individui che
vengono macellati, sottomessi e annientati affinché siano esempio del terrore
che può avvinchiare chiunque non si metta in
ginocchio davanti a lui “figlio del dio padrone”.
A Gesù interessa spargere terrore: il terrore di finire anima
e corpo all’inferno in alternativa a morire per la sua gloria!
Si
tratta, da parte di Gesù, di pretendere che le
persone si sacrifichino per lui che nella dottrina cristiana si trasformerà
nella strage degli eretici e delle Streghe giustificata con “l’esigenza di
salvare la loro anima”.
L’elenco
dei terrori e dei tormenti cui le persone sono sottoposte ad opera di Gesù sono presto diffuse dagli apostoli.
Esiste
un’apocalisse di Paolo che rende bene il terrore che i cristiani seminano.
Questa apocalisse fu quella usata da Dante per scrivere la sua Divina Commedia.
La
prelevo da un sito che l’ha messa in rete per far comprendere come i cristiani
spargevano il terrore, e presento la parte relativa alla visione dell’inferno
di quell’apocalisse:
Visione dell'inferno (Dall’apocalisse
di Paolo)
[31] Quand'ebbe finito di parlare con me, mi condusse fuori della
città attraverso gli alberi, lungi dai luoghi della terra dei buoni, e mi pose
sulla sponda del fiume di latte e miele; dopo mi condusse sull'oceano che regge
le fondamenta del cielo.
Poi l'angelo prese a dirmi: "Comprendi tu che te ne vai di
qui?". Risposi: "Sì, signore!". Egli proseguì: "Vieni, seguimi e ti mostrerò le anime degli empi e dei peccatori,
e così vedrai il luogo ]oro assegnato".
Partii con l'angelo il quale mi condusse lungo la via del tramonto;
vidi l'inizio del cielo le cui fondamenta sono in un grande fiume d'acqua.
Domandai: "Che cos'è questo fiume d'acqua?". Mi rispose: "Questo
è l'oceano che avvolge tutta la terra". Giunto al di là dell'oceano,
guardai: in quel luogo non c'era luce, ma solo tenebre, tristezza e malinconia,
ed io sospirai.
Vidi un fiume di fuoco ardente, nel quale si trovava una
moltitudine di uomini e donne, alcuni immersi fino alle ginocchia, altri fino
all'ombelico, altri fino alle labbra e altri ancora fino ai capelli.
Interrogai l'angelo dicendo: "Signore, chi sono costoro nel
fiume di fuoco?". Mi rispose: "Sono quelli né caldi né freddi, quelli
che non sono stati annoverati nel numero dei giusti, ma neppure nel numero dei
peccatori. Costoro trascorsero il tempo della loro vita sulla terra dedicando
qualche giorno alla preghiera e gli altri giorni ai peccati e alle fornicazioni
fino alla morte".
Domandai: "Chi sono, signore, costoro immersi fino alle
ginocchia?". Egli mi rispose: "Sono coloro che, usciti di chiesa, si
perdono in discorsi frivoli. Quelli immersi fino all'ombelico sono coloro che
dopo aver preso il corpo e il sangue di Cristo se ne andavano a fornicare, e
non desistettero dai loro peccati fino alla morte. Quelli immersi fino alle
labbra sono coloro che praticano la maldicenza, allorché sono raccolti in
chiesa. Sono poi immersi fino alle sopracciglia quelli che si fanno cenni l'un
l'altro e tramano malignità contro il prossimo".
[32] Nella parte settentrionale, vidi un luogo ove erano diversi e
svariati tormenti, pieno di uomini e donne, nel quale scorreva un fiume di
fuoco. Guardai e vidi fosse molto profonde nelle quali si trovavano insieme
molte anime: la profondità di quel luogo era di circa tre mila cubiti; le
sentii gemere e piangere mentre dicevano: "Abbi pietà di noi,
Signore!". Ma nessuno aveva di loro pietà.
Interrogai l'angelo, dicendo: "Chi sono costoro,
signore?".
L'angelo mi rispose: "Sono quelli che non sperarono di potere
avere aiuto dal Signore". Domandai ancora: "Signore, se si seguita a
gettare queste anime così l'una sull'altra, penso che di qui a trenta o
quaranta generazioni, anche se verranno spinte nelle più alte profondità, le
fosse non le potranno più contenere". Mi rispose: "L'abisso non ha
alcuna misura; dietro di questo ne viene un altro e un altro ancora. Come
quando un uomo robusto scaglia un sasso dentro un pozzo molto profondo, sicché
solo dopo molte ore raggiunge il suolo, così è l'abisso Per quante anime vi si
gettino, a stento dopo cinquecento anni raggiungono il fondo".
[33] A queste parole io piansi e gemetti sul genere umano. L'angelo
mi rispose dicendo: "Perché piangi? Sei, forse, tu più misericordioso di
Dio? Dio è buono, sa che ci sono i tormenti, e perciò sopporta con pazienza il
genere umano, lasciando che ognuno, nel tempo in cui abita sulla terra, si
regoli secondo la propria volontà".
[34] Guardai ancora nel fiume di fuoco e vidi un uomo preso per la
gola dagli angeli custodi del Tartaro, che avevano in mano un tridente con il
quale perforavano le viscere di quel vecchio.
Interrogai l'angelo, dicendogli: "Chi è questo vecchio,
signore, al quale sono inflitti simili tormenti?". L'angelo mi rispose:
"Questo che tu vedi fu un sacerdote che non adempì bene il suo ministero:
mangiava, beveva, fornicava, e offriva il sacrificio
al Signore sul suo santo altare".
[35] Non lungi, vidi un altro vecchio portato correndo da quattro
veloci angeli cattivi; poi lo immersero nel fiume di fuoco fino alle ginocchia
e presero a percuoterlo e a tempestargli il volto di ferite senza permettergli
neppure di esclamare: "Abbi pietà di me!".
Interrogai l'angelo il quale mi rispose: "Questo che tu vedi
fu vescovo, ma non adempì bene il suo ministero episcopale: ebbe sì un gran
nome, ma per tutta la sua vita non entrò mai nella santità di colui che gli
aveva dato quel nome; non giudicò con giustizia, non ebbe pietà delle vedove e
degli orfani: ora è ricompensato in proporzione della sua iniquità e delle sue
azioni".
[36] Vidi un altro uomo immerso nel fiume di fuoco fino alle
ginocchia; aveva le mani tese e sanguinanti, gemeva e piangeva, gridando:
"Abbi pietà di me! Io, infatti, soffro più di tutti gli altri che sono in
questo tormento".
Domandai: "Chi è costui, signore?". Mi rispose:
"Questo che vedi fu diacono; mangiava le offerte, fornicava e non si
comportava rettamente al cospetto di Dio: perciò ne sconta la pena senza
tregua".
Osservai e vidi che al suo fianco c'era un altro uomo, che essi
avevano portato in fretta e gettato nel fiume di fuoco ove rimase immerso fino
alle ginocchia; venne poi l'angelo preposto ai tormenti, con un coltello
grande, affilato e rosso di fiamma e prese a tagliare le labbra e la lingua di quell'uomo.
Io sospirai e piansi, e domandai: "Chi è costui,
signore?". Mi rispose: "Questo che tu vedi fu lettore; leggeva al
popolo, ma egli non osservava i precetti di Dio: ora sconta la sua pena".
[37] Vidi, nello stesso luogo, un'altra quantità di fosse: nel
mezzo c'era un fiume pieno di una moltitudine di uomini e donne divorati dai
vermi. Io piansi, sospirai, e interrogai l'angelo: "Chi sono costoro,
signore?". Mi rispose: "Sono coloro che estorsero usura su usura, ebbero
fiducia nelle loro ricchezze e non sperarono in Dio, che era il loro
aiuto".
Poi osservai e vidi un altro luogo molto angusto: c'era come un
muro e tutt'intorno del fuoco; vidi che dentro
c'erano uomini e donne che si mangiavano la lingua.
Domandai: "Chi sono costoro, signore?". Mi rispose:
"Sono coloro che in chiesa motteggiano la parola di Dio, non la valutano,
bensì giudicano pressappoco un nonnulla Dio e i suoi angeli: perciò ora ne
scontano in tal modo la pena dovuta".
[38] Guardai e vidi in fondo al baratro un'altra fossa che pareva
di sangue. Domandai: "Signore, che è mai questo luogo?" Mi rispose:
"In questa fossa convergono tutti i tormenti".
Vidi uomini e donne immersi fino alle labbra, e domandai: "Chi
sono costoro, signore?". Mi rispose: "Sono i fattucchieri, che
diedero incantesimi a uomini e donne, e non cessarono fino a quando non li
colse la morte".
Vidi ancora, in una fossa di fuoco, altri uomini e donne dal volto
molto nero. Sospirai, piansi e domandai: "Signore, chi sono
costoro?". Mi rispose: "Sono i fornicatori
e gli adulteri: avevano la propria moglie e commisero adulterio. Così è pure
delle donne: avevano il proprio marito e commisero adulterio. Perciò ne
scontano le pene, senza fine".
[39] Vidi là delle fanciulle vestite di nero, e quattro terribili
angeli aventi tra le mani catene infuocate che gettavano attorno al loro collo
e le conducevano così tra le tenebre.
Nuovamente in lacrime, interrogai l'angelo: "Queste chi sono,
signore?". Mi rispose: "Sono le vergini che macchiarono la loro
verginità all'insaputa dei loro genitori. Perciò scontano senza tregua le loro
pene".
Là, in un luogo di ghiaccio e neve, osservai ancora uomini e donne
nudi, con le mani e i piedi tagliati, che venivano divorati dai vermi. A quella
vista piansi, e domandai: "Chi sono questi, signore?". Mi rispose:
"Sono quelli che fecero del male agli orfani, alle vedove e ai poveri, e
non avevano fiducia nel Signore. Perciò scontano senza posa le loro pene".
Osservai e vidi altri sospesi su di un corso d'acqua: le loro
lingue erano straordinariamente secche, davanti a loro vi erano molti frutti,
ma a loro non era permesso di prenderne. Io domandai: "Chi sono costoro,
signore?". Mi rispose: "Sono quelli che rompono il digiuno. Perciò ne
scontano senza posa le pene".
Vidi altri uomini e donne sospesi per le sopracciglia e per i
capelli trascinati dal fiume di fuoco. Domandai: "Chi sono questi,
signore?". Mi rispose: "Sono quelli che non si offrivano ai propri
mariti o alle proprie mogli, ma ad adulteri. Perciò scontano le loro pene senza
fine".
Vidi altri uomini e donne ricoperti di polvere: il loro aspetto era
come il sangue; erano immersi in una fossa di pece e zolfo, e scorrevano giù
lungo il fiume di fuoco. Domandai: "Chi sono costoro, signore?". Mi
rispose: "Sono coloro che praticarono l'empietà di Sodoma
e di Gomorra, maschi con maschi. Perciò ne scontano
senza posa le pene".
[40] Osservai e vidi uomini e donne in una fossa; indossavano abiti
chiari e i loro occhi erano ciechi. Io domandai: "Chi sono costoro,
signore?". Mi rispose: "Sono i pagani che fecero elemosine, ma non
conobbero il Signore Dio: perciò scontano senza posa le loro pene".
Osservai e vidi altri uomini e donne sopra un obelisco di fuoco,
mentre delle bestie li dilaniavano tanto che non riuscivano neppure a dire:
"Abbi pietà di noi, Signore!". Vidi l'angelo preposto ai tormenti,
che addossava contro di loro pena su pena, esclamando: "Riconoscete il
Figlio di Dio! Vi è stato, infatti, annunziato, ma quando vi si leggevano le
Scritture divine non prestavate attenzione. E' dunque giusto il giudizio
divino. Le vostre azioni cattive si impadronirono di voi e vi condussero tra
queste pene".
Io sospirai, piansi e domandai: "Chi sono questi uomini e
queste donne che vengono strangolati nel fuoco e scontano le pene?". Mi
rispose: "Sono le donne che macchiarono la creatura di Dio, allorché dal
loro seno estrassero i bimbi; e gli uomini che giacquero con esse. I loro bimbi
invocano il Signore Dio e gli angeli preposti alle pene, dicendo: "Vendicaci
dei nostri genitori poiché macchiarono la creatura di Dio; pur avendo il nome
di Dio non ne osservarono i comandamenti, ci gettarono in cibo ai cani, ci
fecero calpestare dai porci e ne gettarono altri nel fiume".
Questi bimbi furono affidati agli angeli del Tartaro, sovrapposti
alle pene, affinché li conducessero nel vasto luogo della misericordia, mentre
i loro padri e le loro madri sono sottoposti in perpetuo alla pena dello
strangolamento".
Dopo vidi uomini e donne indossanti panni pieni di pece e di zolfo
infuocato: draghi si avvinghiavano al loro collo, alle spalle e ai piedi, e
angeli li tenevano fermi con corna infuocate, li percuotevano e chiudevano loro
le narici, dicendo: "Perché non avete compreso il tempo nel quale dovevate
fare penitenza e servire Dio?".
Domandai: "Chi sono costoro, signore?". Mi rispose:
"Sono quelli che apparentemente rinunziavano al mondo, indossando il
nostro abito, ma gli ostacoli del mondo li resero miseri: non mostrarono
carità, non ebbero pietà delle vedove e degli orfani, non accolsero lo
straniero e il pellegrino, non fecero offerta alcuna, né ebbero pietà del
prossimo; neppure per un solo giorno la loro preghiera s'alzò pura verso Dio.
Furono trattenuti da molti ostacoli del mondo e furono incapaci di comportarsi
rettamente al cospetto di Dio".
Gli angeli andavano con loro intorno al luogo delle pene, e quanti
si trovavano nei tormenti li vedevano ed esclamavano: "Quando eravamo nel
mondo noi trascurammo Dio, e anche voi avete agito allo stesso modo; quando
eravamo nel mondo sapevamo di essere peccatori, mentre di voi si diceva:
"Questi sono giusti e servi di Dio!". Ora sappiamo che quando vi si
chiamava con il nome del Signore, era solo di nome! Perciò anch'essi scontano
le loro pene".
Sospirai e piansi, dicendo: "Guai agli uomini! Guai ai
peccatori! Perché mai sono nati?". L'angelo mi rispose: "Perché
piangi? Sei, forse, tu più misericordioso del Signore Dio, sia benedetto nei
secoli! Chi ha stabilito il giudizio e lasciò alla volontà di ognuno la scelta
del bene e del male e il compimento di ciò che ognuno preferisce?". Piansi
ancora moltissimo, ma egli mi disse: "Piangi, mentre non hai ancora visto
i maggiori supplizi? Seguimi, e ne vedrai di sette
volte più grandi".
[41] Mi trasportò nella parte settentrionale, mi pose su di un
pozzo e io vidi che era sigillato con sette sigilli. L'angelo che era con me
rivolse la parola all'angelo di quel luogo, dicendo: "Apri la porta del
pozzo, affinché Paolo, amatissimo da Dio, possa guardare; gli è stato, infatti,
concesso di vedere tutte le pene dell'inferno". L'angelo mi avvertì:
"Sta' lontano, per potere reggere al fetore di quel luogo".
Appena il pozzo fu aperto, ne venne fuori un fetore così orribile e
pessimo da superare tutte le pene. Guardai nel pozzo e vidi una massa incandescente
da ogni lato. L'apertura del pozzo era tanto angusta e stretta da accogliere un
sol uomo.
L'angelo riprese a parlarmi, dicendo: "Chiunque viene gettato
in questo pozzo dell'abisso, ed esso è sigillato dietro di lui, non sarà più
ricordato al cospetto del Padre, del Figlio e dello Spirito santo e degli
angeli santi". Domandai: "Chi sono, signore, coloro che vengono
gettati in questo pozzo?". Mi rispose: "Tutti coloro che non
confessano che Cristo è venuto nella carne e che lo generò Maria
vergine, e chiunque non confessa che il pane e il calice della benedizione sono
il corpo e il sangue di Cristo".
[42] Guardai da Settentrione a Occidente, e vidi là il verme che
non dorme; in quel luogo v'era anche lo stridore di denti; i vermi avevano la
grossezza di un cubito ed erano dotati di due teste; quivi c'erano uomini e
donne al gelo che stridevano i denti.
Interrogai dicendo: "Signore, chi sono quelli che si trovano
in questo luogo?". Mi rispose: "Sono quelli che asseriscono che
Cristo non risuscitò dai morti e che questa carne non ri
sorge". Domandai ancora: "In questo luogo, signore, non c'e né fuoco
né calore?". Mi rispose: "In questo luogo non c'è altro che gelo e
neve". Aggiunse: "Anche se su di loro sorgesse il sole non si
scalderebbero a causa dello straordinario gelo di questo luogo, e della
neve".
All'udire tali cose, stesi le mie mani, piansi e sospirai, dicendo:
"Sarebbe stato meglio che non fossimo mai nati, noi tutti che siamo
peccatori!".
[43] Giorno di riposo dalle pene. Ma allorché quelli che erano in
quel luogo mi videro piangere, con l'angelo, gridarono e piansero anch'essi,
dicendo: "Signore, abbi di noi pietà!".
Dopo vidi il cielo aperto, l'arcangelo Michele discendere dal
cielo, con lui c'era pure tutto l'esercito degli angeli, e andare da coloro che
erano tra i tormenti.
Al vederlo, piansero ancora, gridarono e dissero: "Abbi pietà
di noi, arcangelo Michele, abbi pietà di noi e dell'umano genere, giacché la
terra si regge per le tue preghiere. Ora abbiamo visto il giudizio e abbiamo
riconosciuto il Figlio di Dio; prima di entrare in questo luogo ci era stato
impossibile pregare per questo. Avevamo udito che ci sarebbe stato un giudizio,
prima dell'uscita da questo mondo, ma gli ostacoli e la vita del mondo non ci
consentirono di pentirci".
Michele rispose dicendo: "Udite Michele che parla! Io sono
colui che sta sempre al cospetto di Dio. Viva il Signore al cospetto del quale
io sto! Né un giorno né una notte desisto dal pregare incessantemente per il
genere umano. Io prego sì per quanti si trovano sulla terra, ma essi non
desistono dal compiere iniquità e fornicazioni, e mentre sono sulla terra non
mi portano nulla di buono; ed anche voi avete sprecato il tempo in cose vane
delle quali avreste dovuto pentirvi. Io però ho sempre pregato e anche ora
supplico affinché Dio mandi sulla terra rugiada e pioggia, e supplico fino a
quando la terra produrrà i suoi frutti. Affermo che se uno fa un po' di bene io
combatterò per lui, proteggendolo fino a quando sfuggirà la condanna alle pene.
Or dunque dove sono le vostre preghiere? Dove sono le vostre penitenze? Avete
perduto tempo vergognosamente. Ora piangete e anch'io piangerò con voi, con gli
angeli che sono con me, e con il dilettissimo Paolo,
se mai Dio misericordioso abbia misericordia di voi e vi dia refrigerio".
All'udire queste parole, essi esclamarono tra molte lacrime dicendo
tutti con un'unica voce: "Abbi pietà di noi, Figlio di Dio!". Io,
Paolo, sospirai e dissi: "Signore Dio, abbi pietà della tua creatura, abbi
pietà dei figli degli uomini, abbi pietà della tua immagine!".
E
tutto questo per spargere terrore ed impedire agli Esseri Umani di affrontare
con passione e determinazione la loro vita. Per Gesù
le persone devono mettersi in ginocchio davanti al suo delirio di onnipotenza e
sventola il terrore e la sua capacità di macellare gli Esseri Umani per
impedire loro di diventare protagonisti della loro vita.
Abbiate
paura di me, dice Gesù, non di chi può uccidervi: io
vi mando all’inferno anima e corpo!
Nella
seconda apocalisse di Giacomo, trovata a Nag Hammadi (tratto da “Le apocalissi gnostiche” a cura di
Luigi Moraldi ed. Adelphi),
si legge la disperazione che spinge le persone a sottomettersi a Gesù:
Salvami
dalla carne peccaminosa,
poiché
mi sono diretto verso di te con tutta la mia forza.
Salvami
da un nemico umiliante!
Non
darmi in potere di un giudice severo!
Salvami
dal peccato
e
perdonami tutte le colpe dei miei giorni!
Poiché
io sono vivo in te,
in me
vive la tua grazia.
Ho
rinunciato ad ogni cosa,
ma ho
confessato apertamente a te.
salvami
dalla grande tribulazione.
ora è
giunto il tempo e l’ora!
O
Santo Spirito, mandami la salvezza.
A
pag. 542 de “Il peccato e la paura” di Jean Delumeau, ed Il Mulino si legge un effetto che ha avuto
nella storia il dogma di terrore imposto da Gesù:
“L’altro
componente dello stato d’animo, in cui lo spirito è lacerato tra odio ed amore,
è “il senso di un debito insolvibile”. dato che si è ricevuto da Dio tutto e
dato che si è peccatori, si rimane in debito infinito nei riguardi di quel
puntiglioso creditore. Forse quest’idea del prezzo da
pagare si radicava per tramiti sotterranei nel vergeld
del diritto germanico? Forse, ma in ogni caso la convinzione che un ordine
dovesse essere ripristinato con l’espiazione ha avuto largo campo nella più
alta spiritualità cattolica. caterina di Bar era
convinta che le Benedettine del SS. Sacramento erano destinate a “riparare” le
ingiurie patite da Gesù nell’Eucarestia
e anche il Bernieres parlava di “riparare l’ingiuria
fatta a Dio”. Questo dramma della riparazione si espresse com’è chiarissimo
negli schemi monarchici del tempo: infatti il sovrano supremo era irritato dai
misfatti dei sudditi ribelli e ingrati e minacciava di colpirli con la sua
ira.”
Il
diritto di distruggere i corpi, perché tanto non è possibile distruggere
l’anima, fu un diritto della monarchia assoluta cristiana attraverso la quale
vennero macellati popoli interi.
Il Gesù non concepiva l’anima quale manifestazione soggettiva
del corpo, ma le separava per poter macellare le persone a proprio piacere. per
contro minacciava pene e sofferenze ai corpi. Anche nell’apocalisse di Paolo,
le pene non sono inflitte alle anime, ma ai corpi!
Questo
ha consentito ai cristiani di macellare milioni di persone: uccidevano solo i
loro corpi liberando le anime!
E’
uno degli aspetti più rilevanti dell’attività di terrorismo di Gesù al fine di distruggere le società civili e il diritto
dei popoli all’autodeterminazione senza dover essere costretti a piegare il
proprio futuro al terrore e all’angoscia che gli apostoli di questo pazzo vanno
spargendo.
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Marghera 25.05.2007
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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