“Ma quando vi consegneranno
nelle loro mani,
non vi date pensiero del
come o di che dovrete dire;
perché vi si comunicherà in
quel momento ciò che dovrete dire.
Non sarete infatti voi che
parlerete, ma lo Spirito del Padre vostro che parlerà per voi.” Matteo 10,
19-20
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Voi
non siete delle persone: siete le pecore del mio gregge!
Questa
depersonalizzazione dei seguaci di Gesù è importante e fondamentale. Loro non devono avere
intelligenza, progetti, scopi, desideri o bisogni. Per cosa hanno agito? Hanno
agito in quanto terrorizzati ed angosciati per la fine del mondo, speranzosi di
diventare i padroni del mondo nuovo che da quella fine del mondo sarebbe nato,
assieme al loro Gesù!
Come
potrebbero giustificare la loro condotta nei confronti degli uomini?
Potrebbero
dire, come Gesù; io sono il vostro padrone, mettetevi
in ginocchio?
Effettivamente,
davanti ai magistrati, Matteo afferma che Gesù lo ha
fatto. Dice Matteo:
“Tu l’hai detto; anzi io
vi dico: d’ora in avanti vedrete il Figlio dell’uomo assiso alla destra
dell’onnipotente e venire sulle nubi del cielo.” Matteo 26, 64
Gesù dice ai suoi apostoli: “Qualunque cosa dite ai magistrati non ha
importanza perché voi, pecore senza bisogni e desideri, potete solo essere
speranzosi nella fine del mondo e nell’avvento del nuovo mondo di cui io sono
il padrone: quali altre speranze avete?” A Gesù non
importa cosa loro possono o non possono dire perché ciò che Gesù
desidera è che loro siano condannati in suo nome. Gesù
necessita di Talebani votati al martirio per riuscire
a dominare tutti gli Esseri Umani. I Talebani di Gesù sono pronti ad ammazzare sé stessi per la gloria di Gesù, ma quando è possibile ammazzano solo gli altri: furbi
some serpenti e semplici come colombe!
Solo
l’individuo che ha un futuro può giustificare sé stesso davanti a quel futuro;
può giustificare le sue azioni e dare un senso a quello che ha fatto. Quando si
riesce a dare un senso a quello che si ha fatto, non si è più dei folli, si è
delle persone che perseguono un obiettivo. Un obiettivo che non appartiene mai
ad un solo uomo, ma a tutti gli uomini che sono coinvolti da quelle azioni.
Così, anche se le azioni sono giudicate “gravi” hanno un motivo, tendono ad un
fine. Ed è per questo che il magistrato può trattare. La società civile può
comprendere od ostacolare, ma mantiene comunque il significato per cui quelle
azioni sono state fatte.
Ma
quando si aggredisce la società civile soltanto perché si vuole imporre il
terrore e l’angoscia per la fine del mondo distruggendo la capacità degli
uomini e della società civile di affrontare il proprio futuro, nessuna
mediazione può essere fatta.
Le
guerre ebraiche, cominciate nel 66 d.c. terminarono nel 136 d.c. e solo allora
i Romani, dopo aver annientato gli Zeloti riconobbero
nella loro folle idea di “fede
religiosa”, nell’avvento del messia e nell’attesa “messianica” della fine del
mondo, la radice della caparbia ostinazione degli ebrei. Davanti ai magistrati
chiedevano ai magistrati di mettersi in ginocchio; davanti ai Romani
chiedevano, strage dopo strage, ai popoli di mettersi in ginocchio davanti a
loro perché la fine del mondo era vicina.
“Osservate il fico e tutte le piante. Quando
vedete che già mettono i germogli, voi sapete che l’estate è vicina; così
quando vedrete succedere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino!”
dice Gesù in Luca
21, 30-31!
E
ancora:
“vedranno allora il Figlio
dell’uomo venire in una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno
ad accadere queste cose , guardate in alto e alzate il capo, perché la vostra
redenzione è vicina.” Luca 21, 27-28
E
ancora:
“In verità vi dico: non passerà
questa generazione prima che tutto ciò sia avvenuto.” Luca 21, 32
“Del resto, mentre Traiano era impegnato in una campagna contro i Parti
(114-117), corse rapidamente la voce che l’Impero Romano fosse stato sconfitto;
intanto un terribile terremoto distruggeva Antiochia
e molte altre città dell’Asia minore: gli Zeloti
ritennero che fosse giunto il momento di ribellarsi nuovamente. Il “re” e
“messia” Luca-Andrea distrusse la capitale della Cirenaica, Cirene, facendo strage, stando a quanto si
racconta, di 200000 non giudei.” Tratto da “Storia criminale del cristianesimo”
Vol 1 di Karlheinz Deschner.
Chi
viene arrestato e portato davanti al magistrato non ha nulla da dire. Alla
domanda: “Perché hai detto questo? Perché hai incitato a venir meno ai doveri
sociali?” L’apostolo risponde: “Perché la fine del mondo è vicina e se le
persone non si mettono in ginocchio davanti a Gesù,
non saranno redente!” Che altro può dire l’apostolo che è stato mandato a
predicare l’imminente fine del mondo? Un ladro direbbe. “Ho rubato il denaro
perché volevo quel denaro!” Colpevole, ma non ha derubato l’altro della
capacità di accumulare ancora del denaro. L’apostolo, invece, deruba
l’individuo della sua anima, della sua psiche, della sua capacità di costruire
e programmare la sua vita costringendolo in ginocchio, timoroso ed angosciato,
nell’attesa della fine del mondo: che altro potrebbe dire?
In
compenso, la sua condanna, costituisce una testimonianza del potere di Gesù. Un potere che ha distrutto l’apostolo costringendolo
a rinunciare alla sua vita per Gesù! Il magistrato
ammira un servo tanto devoto. Un servo pronto a morire per la gloria del suo
padrone. Una gloria che è gloria in sé in quanto manca di ogni ideale e di ogni
condizione capace di costruire speranza in un diverso futuro. Un servo che
muore per il proprio padrone avendo rinunciato a costruirsi degli ideali per i
quali valeva la pena di morire.
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Marghera 25.05.2007
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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