la resurrezione di Lazzaro nel vangelo di Giovanni
Il libertino Bonaventura Forcroy
Rinascere dalla morte imposta dal cristianesimo
Ideologia dell'odio nel vangelo di Giovanni

(testo originale 1998)

di Claudio Simeoni

 

LA PAGINA CONTIENE:

Giovanni: Resurrezione di Lazzaro "ultima frase";
Commento al testo "Commento alla resurrezione di Lazzaro";
Da Michel Foucault "Storia della follia": Bonaventura Forcroy;
Commento: "La resurrezione di Lazzaro" in Giovanni e Bonaventura Forcroy;

Scrive Giovanni nel suo vangelo:

Reazioni alla resurrezione di Lazzaro

Egli uscì subito, legato piedi e mani con fasce e col viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: "scioglietelo e lasciatelo andare". Molti dei Giudei, venuti da Maria, visto il prodigio compiuto da Gesù, credettero in lui. Alcuni, però, andarono dai Farisei a riferire quanto Gesù aveva fatto.

Tratto dal vangelo di Giovanni 11, 44 46

Riflessioni sul significato delle reazioni alla resurrezione di Lazzaro

Giovanni ama molto mescolare le carte a proprio uso e consumo per i suoi fini. Egli piega la storia, inventa storielle per assecondare i suoi fini: tanto sembra che non ci sia più nessuno a contraddirlo. Per questo motivo Giovanni spaccia Gesù come padrone della morte. Nel confronto con gli gnostici Giovanni soccombe. Gli insegnamenti della prima comunità cristiana sono troppo poveri rispetto alla profondità delle visioni di Simon Mago e degli gnostici. Essi vedono le trasformazioni degli Esseri proiettati nell'infinito dei mutamenti, vedono la possibilità di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, cosa può proporre Giovanni per opporsi a loro? La resurrezione come fantasia? Non è sufficiente, deve inventare qualche cosa attraverso il quale affermare, sia pur in maniera enfatica, come Gesù fosse padrone della morte non soltanto per quanto riguarda la sua resurrezione. Padrone della morte come della vita delle persone.

Ed ecco come alcuni dei presenti vanno dai Farisei e riferiscono quanto Gesù ha fatto, come Gesù fosse padrone della morte. In realtà Giovanni indica alle chiese cristiane come la promessa della resurrezione sia l'unica cosa esistente e non ci sia nessun'altra via accettabile. Quanto Gesù indica attraverso la resurrezione viene ampliato da Giovanni con l'introduzione del racconto di Lazzaro. Con questo Giovanni indica alle chiese cristiane la via alla distruzione di ogni percezione del circostante per costruire il proprio divenire in relazione all'esistente.

Scrive Michel Foucault in Storia della Follia:

Bonaventura Forcroy

L'opera di Bonaventura Forcroy (Bonaventura Fourcroy) ebbe una certa risonanza negli ultimi anni del regno di Luigi XIV. Nel tempo stesso in cui Bayle componeva il suo Dictionnaire, Forcroy fu uno degli ultimi testimoni del libertinaggio erudito, o uno dei primi filosofi, nel senso che il XVIII secolo darà a questa parola. Egli scrisse una Vie d'Apollonius de Thyne, tutta diretta contro il miracolo cristiano. Più tardi, indirizzò "ai signori dottori della Sorbona" un opuscolo dal titolo Doutes sur la religion. Questi dubbi erano diciassette; nell'ultimo, Forcroy si interrogava per sapere se la legge naturale non fosse "l'unica vera religione"; il filosofo della natura è rappresentato come un secondo Socrate e un altro Mosè, "un nuovo patriarca riformatore del genere umano, fondatore di una nuova religione". Un simile "libertinaggio" avrebbe meritato il rogo come Vanini, o la Bastiglia, come tanti autori di libri empi del XVIII secolo. Ora, Forcroy non è stato né bruciato né imbastigliato, ma internato per sei anni a Saint-Lazare, e infine liberato con l'ordine di ritirarsi a Noyon, suo paese d'origine. La sua colpa non era di ordine religioso; non gli si rimproverava di avere scritto un libro fazioso. Farcroy fu imprigionato per un altro motivo: nei suoi libri si scorgeva una certa parentela tra l'immoralità e l'errore. Il fatto che la sua opera fosse un attacco contro la religione (cristiana) rivelava un abbandono morale che non era né eresia né incredulità.

Il rapporto redatto da D'Argenson lo disse chiaramente: il libertinaggio del suo pensiero non è, nel caso di Forcroy, che la forma derivata da una Libertà di costumi che non sempre giunge , se non ad esercitarsi, almeno a soddisfarsi: "Talvolta egli si annoiava da solo e, nei suoi studi, formava una specie di sistema morale e religioso, misto di dissolutezza e magia". E lo si interna a Saint-Lazare (manicomio), anziché alla Bastiglia o a Vincennes, perché ritrovi, nel rigore di una regola morale impostagli, le condizioni che gli consentiranno di scoprire la verità. In capo a sei anni si perviene infine al risultato: lo si libera il giorno in cui i preti di Saint-Lazare, i suoi angeli guardiani, possono attestare che si è mostrato "abbastanza docile e che si è avvicinato ai sacramenti".

Tratto da: Storia della Follia di Michel Foucault edizione BUR

la relazione fra gli effetti della resurrezione di Lazzaro nel vangelo di Giovanni e la morte e resurrezione di Bonaventura Forcroy

Bonaventura Forcroy può essere paragonato a Vanini. La stessa forza, lo stesso fuoco e praticamente la stessa condizione oggettiva all'interno della quale volgere la propria percezione.

In mondo circostante agiva pesantemente su Forcroy attraverso una relazione di interscambio molto stretta. L'uno riversava nell'altro (e viceversa) la propria soggettività.

Uno dei problemi, di chi sviluppa la percezione nel circostante, è quello di pensare che chiunque lo faccia (anche se chiunque lo può fare), ma soprattutto che chiunque sia sufficientemente libero per sviluppare bisogni da soddisfare attraverso una relazione col mondo circostante. In altre parole, che la percezione del circostante faccia parte degli interessi dell'esistenza di tutti gli Esseri Umani. I ricercatori di Libertà hanno sempre sottovalutato la funzione e la presa che il condizionamento educazionale esercitava sugli individui. Sottovalutazione che invece non è avvenuta da parte dei preti cristiani.

Perché?

Perché il prete cristiano è consapevole delle menzogne diffuse attraverso il suo credo. Egli sa che quanto sta dicendo è menzogna; per questo deve mettersi al riparo da chi potrebbe smascherare quella menzogna. Il prete cristiano si nutre della menzogna, la menzogna gli consente di vivere e di imperare sugli Esseri Umani, la menzogna è egli stesso. Egli deve intervenire sugli individui del Sistema Sociale affinché aderiscano a quella menzogna. La menzogna diventa la costante nella quale costringere gli individui. Per questo motivo il cristiano afferma che la verità rende liberi. Infatti, spacciando per verità le proprie menzogne, la Libertà, per il cristianesimo, è l'assoggettamento dell'individuo a quelle menzogne che i suoi preti si sforzano di propagandare per verità! Attraverso questo il cristiano uccide ogni cammino di Libertà in quanto l'unica Libertà concepita dal cristianesimo è l'adesione acritica alle sue menzogne. Alla sua "verità di fede". Per questo motivo l'indottrinamento cristiano avviene fin dal primo giorno di vita attraverso l'imposizione di un atto di sottomissione (il battesimo) equivalente al cannibalismo, per quanto riguarda il bambino, e l'impegno dei genitori e degli astanti per costringere questo bambino ad aderire alla menzogna cristiana. Costringerlo a pregare appena parla, approvare tutti i suoi gesti di sottomissione (come il mettersi in ginocchio, farsi il segno della croce passando davanti ad una chiesa, recitare preghiere ecc. ecc.), disapprovare e punire violentemente ogni atto di ribellione alla sottomissione (come l'imprecazione all'assillo soffocante del macellaio di Sodoma e Gomorra e i suoi servi che i cristiani chiamano bestemmia). Con questa azione, sistematica e quotidiana si spezzano le ali del bambino impedendogli di librarsi nel cielo della Conoscenza e della Consapevolezza costringendolo ad aderire, facendola propria, alla menzogna cristiana spacciandola per verità. Il condizionamento educazionale così imposto distrugge ogni possibilità di relazione col circostante convincendolo di essere stato creato ad immagine e somiglianza del suo immaginato dio e che non esiste nulla oltre a quello che i suoi sensi, bloccati e sottomessi, sono in grado di percepire.

Quando per una qualsiasi condizione si arriva a percepire il circostante, in questa situazione di condizionamento educazionale, si pensa che chiunque è in grado di percepire lo stesso circostante esattamente come gli occhi di tutti gli Esseri Umani sono, più o meno, in grado di vedere la stessa forma degli oggetti. Si è dimenticato che gli occhi hanno attraversato un periodo di adattamento prima di vedere la cosa che la madre voleva fargli vedere e nella forma in cui la madre voleva che fosse vista. Chi altera la percezione non comprende come la diversa percezione del circostante, o aspetti inusuali di esso, sia determinata dalla diversa reazione soggettiva che il soggetto ha sviluppato nel tentativo di arginare o aggirare il condizionamento educazionale impostogli. Proprio perché la percezione del circostante è il risultato di una strategia soggettiva messa in atto dall'individuo in contrapposizione al condizionamento educazionale, questa non è uguale per tutti i soggetti che percepiscono aspetti inusuali del circostante, ma si presenta in maniera diversa. Se l'individuo, che percepisce quel circostante, non si rende conto che quella è soltanto una fase intermedia dello sviluppo della propria percezione, egli si blocca in quello stadio percettivo e nella forma in cui la percezione si è espressa. Questo è l'effetto del condizionamento educazionale. "E' vero" dice il condizionamento educazionale "non c'è solo quello che ti ho obbligato a credere, c'è anche questo aspetto, ma solo questo e nient'altro!".

Questo successe a Forcroy. Egli considerava quanto percepiva come l'assoluto di quanto percepibile e non si rendeva conto delle infinite possibilità che la sua percezione aveva aperto. La sua percezione gli consegnò nuovi elementi attraverso i quali descrivere l'esistenza. Un'esistenza migliore! Dunque, perché gli altri non vedevano quello che lui vedeva? Perché gli altri non percepivano quello che lui percepiva?

Saturno insegnò agli Esseri Umani come rubare Sapere e Conoscenza per donarli alla propria specie.

Giovanni, attraverso il racconto di Lazzaro, indica ai cristiani che devono seppellire chiunque non aderisca alla menzogna, spacciata per verità, del matto che si spacciava come figlio del creatore dell'universo. L'invenzione dell'episodio di Lazzaro serve a stupire spacciando Gesù come padrone della vita. Stando alle conclusioni logiche dell'episodio Gesù avrebbe potuto andare in giro per i cimiteri della Palestina chiedendo ad ogni morto di risorgere e camminare! L'episodio non ha nulla di reale, ma rappresenta un'indicazione operativa di Giovanni rivolta ai cristiani. Solo chi aderisce alla menzogna di Gesù chiamandola verità può vivere, tutti gli altri devono morire. Tutti gli altri devono essere sepolti e, nel caso di Forcroy, dei sepolti vivi negli istituti manicomiali. Si vuole impedire loro di far conoscere quanto percepiscono in quanto, il loro percepito, chiama la verità dei cristiani col suo vero nome: menzogna!

Sull'ultimo dubbio indirizzato ai "dottori" della Sorbona Forcroy si chiedeva se la legge naturale non fosse l'unica vera legge in contrapposizione alla legge divina spacciata dai cristiani in generale e dei cattolici in particolare. La legge naturale appariva chiara, a Forcroy, e logica, ma egli non si chiese perché tale chiarezza non era tale anche per i "dottori" della Sorbona e se per caso gli interessi dei dottori della Sorbona non coincidessero con gli interessi dei cattolici (cattolici essi stessi). Forcroy pensava ancora di essere un Essere creato e non riusciva a pensare di essere un Essere divenuto. Non riusciva a comprendere come dio, che "creava" gli uomini a sua immagine e somiglianza, fossero così diversi l'uno dall'altro. Egli non era ancora giunto a formulare che l'essere assolutamente necessario creatore del cielo e della terra altro non era che un parto immaginario della fantasia umana (e dei bisogni coercitivi del Potere di Avere) la cui funzione era quella di troncare lo sviluppo dell'individuo nel circostante per meglio assoggettarlo e derubarlo.

Diffusi i suoi scritti i "dottori" andarono a riferire ai padroni e servi del macellaio di Sodoma e Gomorra. Spiegarono loro quanto fossero pericolosi, ma i cristiani stavano perdendo il diritto di bruciare gli individui che non gradivano e preferirono confinarlo in manicomio. Esattamente come alcuni, vedendo quanto Gesù aveva fatto, corsero ad avvertire del pericolo il Comando Sociale.

Giovanni dice ai cristiani. Voi dovete comportarvi, nei confronti dei vostri nemici, come io vi dico che si comportano i Farisei. Non posso dirvi di fare in questo modo, altrimenti tutti capirebbero la malvagità della chiesa cristiana e i suoi veri intendimenti. Voi fate come facevano loro in quanto non avete altra alternativa per sopravvivere!

Seguendo le direttive della dottrina di Giovanni i cristiani lo fecero internare: solo un matto o un demone può dubitare dell'esistenza del loro dio e della supremazia della legge divina!

Fortuna volle che Lacroy vivesse in un'epoca nella quale non si bruciava quasi più e i lumi della ragione stavano facendosi breccia nell'intelletto di alcuni individui. Lacroy era uno degli ultimi pensatori libertini, come tale gli fu risparmiato il rogo e il taglio della lingua. In compenso si fece sei anni rinchiuso in manicomio. Sei anni di galera che avrebbero, secondo i cristiani, dovuto convincerlo che effettivamente il Gesù dei cristiani faceva dei miracoli per volontà divina. La miracolistica cristiana era talmente povera e miserabile che per imporsi ed essere creduta come tale erano necessari eserciti, ferri roventi e sbarre.

Lacroy percepiva il circostante, ma il circostante aveva continuato a mutare l'oggettività nella quale Lacroy viveva e si sviluppava. Anche se Lacroy non percepiva Veiove e aveva sfidato l'intellighenzia bacchettona e servile del macellaio di Sodoma e Gomorra non ne subì conseguenze salvo il confine. Il confine affinché le sue idee non infestassero i buoni cristiani che in ginocchio supplicavano il macellaio di Sodoma e Gomorra di liberarli dall'insopportabile peso dell'esistenza. Una supplica che il macellaio e i suoi servi finsero di non udire. Le loro orecchie si aprirono nel 1779 quando non poterono fare a meno di sentire il rombo di Furia e di Bellona che prendeva il sopravvento nei cuori dove la tristezza aveva preso il posto di Speranza.

Lacroy ha continuato il lavoro dei libertini. Ha imparato da Minerva il volo della Civetta. Il suo volo non era aggraziato e silenzioso, era solo deciso e determinato. In compenso poté dedicarsi allo sviluppo del suo pensiero consegnando un secolo nelle mani di filosofi che impararono a conoscere Veiove. Giove è più antico, padre e figlio di ogni Essere, così la Conoscenza è fonte di un bisogno, padre e figlio di ogni Essere Umano che fonda il proprio divenire.

L'illuminismo avanzava, prepotente, era il suo momento mentre gli insegnamenti di Giovanni alla chiesa cristiana diventavano inadeguati e la chiesa cristiana non era in grado di adeguarsi al cambiamento. I cristiani non sono in grado di vedere il tempo mentre viene incontro, essi vivono la loro pazzia, essi sono i perfetti e immutabili, creati a somiglianza da e di un dio perfetto e immutabile!

 

Scritto nel 1998

 

Vai al libro Gesù: e i Farisei, i fondamenti ideologici dell'odio religioso.

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Aggressione di cristiani alle statue pagane 2015

Gesù e i Farisei

Nella relazione fra Gesù e i Farisei c'è l'insegnamento cristiano alla pratica dell'odio religioso contro chi non si mette in ginocchio davanti al loro dio padrone. Gesù esprime un odio violento incitando, di fatto, al linciaggio di chi non lo riconosce come dio e padrone. Questo insegnamento verrà sviluppato dai cristiani che insanguineranno il mondo distruggendo uomini e popoli in nome e per conto del loro dio padrone.