I. Zilio Grandi tratta:
“Il diritto alla libertà religiosa nel contesto islamico”
“Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa”
Commento, riflessioni ed osservazioni.
Riflessioni osservazioni ed interpretazioni di uno spettatore esterno supportato dalla registrazione audio
Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Osservazioni sulla relazione svolta dal professoressa I. Zilio Grandi “Il diritto alla libertà religiosa nel contesto islamico.”
L’intervento
della professoressa Ida Zilio Grandi dell’università di Genova viene commentato
partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.
La
relazione della professoressa Ida Zilio Grandi dura circa 30 minuti.
La
relazione della professoressa Zilio Grandi è relativa a uno studio attraverso
l’interpretazione escatologica degli interpreti del Corano attorno al versetto,
citato da Ratzinger all’Università di Ratisbona,
“Nessuna costrizione nella fede”. La professoressa Zilio Grandi analizza il
significato escatologico, come è stato interpretato storicamente, come è stato
applicato, che cosa significa per gli islamici e come è stato trattato nella
storia. Tutto il discorso della professoressa Zilio Grandi ruota attorno alla
miscredenza e a come gli islamici si relazionano rispetto alle altre religioni.
Lascia
perplessi come in un convegno di studio dedicato a “Diritti umani e religioni:
il ruolo della libertà religiosa” si siano dedicate due relazioni tali da
definire l’atteggiamento degli islamici nei confronti dei non musulmani e non
si è organizzata nessuna relazione tale da definire l’atteggiamento e l’odio
dei cristiani e dei cattolici in particolare: quasi che gli islamici fossero il
nemico da criminalizzare. Quasi ci fosse un progetto per FAR CREDERE che la
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ha delle radici “cristiane”,
quando di derivazione cristiana ci sono solo i campi di sterminio che hanno attraversato
la storia per ordine del dio cristiano e del cristo Gesù, mentre i nemici della
libertà religiosa siano gli islamici.
E’
mia intenzione riportare quasi per intero il discorso della professoressa Zilio
Grandi per quello che sono riuscito a scaricare dalla registrazione,
integrandolo, però, con tutta una serie di versetti biblici e di dottori della
chiesa prese nello stesso periodo storico degli esegeti e degli interpreti
coinvolti dalla professoressa.
Perché
questo?
Perché
io non ho dubbi che la professoressa Zilio Grandi abbia voluto fare solo una
lezione, ma io ritengo che non tutte le lezioni, e in particolare questa tenuta
in questo convegno di studi, se presentata fuori del contesto storico della
relazione islam-cristianesimo in cui quelle interpretazioni sono avvenute,
rischiamo che venga considerata una lezione finalizzata alla demonizzazione e
alla criminalizzazione degli islamici. Ed io, come persona religiosa, posso
criticare e discutere le idee dimostrandone pochezza e vuotezza, ma non
posso aggredire o criminalizzare le persone. Tanto più, persone fragili e
deboli com’è la comunità islamica in Italia. Lo so che nel Corano io, come
Pagano Politeista, o mi converto all’islam o sarei ammazzato. Ma la cosa non è
diversa né con i cattolici, né con gli ebrei. Infatti, nell’Esodo, che il
cattolicesimo reputa l’immutabile parola di dio e la sua legge, è scritto:
“Chi sacrifica ad altri
Dèi, fuorché al signore solo, sia punito con la morte.” Esodo 22, 19.
E,
questo principio è ancora un ordine sacro al quale la chiesa cattolica. Se non
fosse per le leggi civili vi si atterrebbe come si è attenuta nel corso della
storia. Come per i cristiani è una condizione di beatitudine il
“il prendere e sbattere la testa dei pargoli
contro i macigni” Salmo 137 (136), 9.
E questo per non palare dell’esaltazione della
pratica del genocidio contro i sacerdoti di Baal
(pratica poi ripresa dall’esercito nazista nell’eliminazione degli ebrei).
Diritto
alla libertà religiosa in ambito islamico.
La
professoressa Zilio Grandi premette che il suo discorso verte in ambito
islamico e nell’ambito classico. Testi classici e a partire da fonti classiche.
Come
unico peccato irremissibile, il Corano riconosce la miscredenza. Miscredenza
come negazione dell’unicità di dio.
Lo
sforzo per diffondere la parola divina e di estendere anche ad altri la
salvezza che ne consegue è il noto jiahd. La storia
ha visto propendere le società islamiche verso un jiahd nel senso della conversione del miscredente
più che la sua eliminazione fisica.
Una
conversione attraverso varie modalità.
Offrendo
il buon consiglio, con uno sforzo verbale di conversione. Uno sforzo assiduo di
parola.
Offrendo
il buon esempio. In particolare il Corano illumina la via della persuasione
verbale.
Vi
offro qualche esempio. Ad esempio La 25^ versetto 52 è dio che parla al profeta
“Tu non seguire i miscredenti ma combattili con la parola in una guerra grande” [ io ho questa versione: “Non prestare obbedienza ai Kafiruna, anzi combattili virilmente”].
Oppure
16^ versetto 125 dice: “Chiama gli uomini al sentiero del tuo signore con la
sapienza e con la buona esortazione (o
persuasione) e discuti con loro nel modo migliore (circa)” [ io ho questa versione: “Richiama verso il sentiero del
signore, fallo con saggezza e buone maniere, tieni discussioni con essi su ciò
che vi è di migliore. Il signore conosce assai bene chi sgarra dal sentiero,
conosce anche bene chi sa orientarsi verso di lui.” ].
Oppure 19^ versetto 84 “Non avere fretta
contro di loro noi teniamo conto di quel che fanno.” [io
ho: “Non aver fretta contro di loro, stiamo già facendo i conti...].
Oppure
50^ versetto 45 “Noi conosciamo meglio quel che dicono e tu non sei stato
inviato per obbligarli. Dunque ammoniscili con il Corano” [ io ho: “Conosciamo perfettamente ciò che dicono: per loro tu non sei
tiranno. Ammonisci dunque, per mezzo del Corano, colui che ha paura della mia
minaccia.”]
Al di
là del chiamare e dell’ammonire, rimane la domanda di base. L’effettiva
possibilità di convertire. L’effettiva possibilità di condurre il credente alla
vera fede.
Questo
quello che ci racconta la professoressa Zilio Grandi. L’effettiva possibilità
di convertire alla vera fede è anche il problema dei cristiani. Se in Marco 16,
15 (un’aggiunta medioevale al vangelo di Marco) troviamo che Gesù ordina:
“Andate
per tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà
battezzato sarà salvo; chi non crederà sarà condannato.”
E
della missione del vangelo Gesù parla nel vangelo di Matteo affermando:
“Non
crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra. Non sono venuto a
portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal
padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera e i nemici dell’uomo
saranno i suoi familiari.” Matteo 10, 34-36
Parole
che hanno un preciso significato esegetico. Parlando di Gregorio I (590-604) Joannes Haller in “vita di
Gregorio”, scrive:
“ “... e attraverso la nuvola d’incenso di una devota venerazione
rifulgeva la sua immagine con l’aureo splendore dei santi in una dimensione
soprannaturale... senza essere un grande dominatore o una grande personalità”.
Gregorio fu indubbiamente un papa religioso solo nel senso determinato dal suo
tempo. Quel che ciò significa quanto superficiale e ripugnante sia per la
nostra sensibilità la concezione el cristianesimo, dimostrano a sufficienza i criteri da lui
adoperati per la conversione di Ebrei e Pagani. E la cosa peggiore non è il
fatto che raccomandi di procedere contro chi si opponeva col bastone, la
tortura e la galera; con ingenuo cinismo raccomandò, come mezzo di conversione
persino la persecuzione fiscale; ai transfughi si doveva far balenare la
prospettiva di un alleggerimento delle gabelle, mentre i riluttanti dovevano
essere ammorbiditi con la pressione fiscale.”
La
difficoltà di convertire alla vera fede non è un problema solo dei musulmani,
ma di tutte le religioni rivelate. Di tutti i monoteismi. Basta pensare agli
ebrei che una volta tornati in Palestina da Babilonia, devono distruggere il
culto di Baal. Il culto degli Ebrei prima della
diaspora a Babilonia:
“Allora Elia ordinò loro: “Prendete i profeti di Baal:
non se ne scampi nemmeno uno!” Ed essi li presero. Poi egli li fece scendere
presso il torrente Cison, dove li sgozzò.” I Re 18,
40
Cosa
non molto diversa dall’attuale attività dello Stato d’Israele che, obbedendo all’ordine
di Geremia:
“Alzatevi salite contro Kedar, abbattete i
Beduini d’Oriente. Spogliate le loro tende e i loro greggi, prendetevi le loro coperte
e tutte le loro suppellettili, si rubino i loro cammelli, e si gridi su di loro:
“Terrore da ogni parte!”.” Geremia 49, 28-29
Continua
la professoressa Zilio Grandi affermando che questa è la domanda che in
dottrina resta sempre aperta perché è una questione teologica. Ci si chiede se
l’incredulità del credente sia voluta o creata da dio o se l’uomo ne sia
responsabile. Ci si chiede se l’uomo ha una capacità di intervento sulla sua,
sebbene negativa, miscredenza, propria e degli altri. E fino a che punto l’uomo
avrebbe questa capacità. O forse dio ha decretato fede e miscredenza
inesorabilmente. La dottrina musulmana ha sempre mantenuto il dubbio in
proposito.
Questo
dubbio sulla possibile ingerenza umana in tema di conversione, ha condotto sia
la teologia che la giurisprudenza musulmana a soffermarsi su passi coranici diversi da quelli che vi ho appena detto.
Passi
coranici che distolgono l’attenzione su colui che
converte, deputato a convertire, e lasciano gravare tutto il peso sul
miscredente da convertire e delegano al miscredente da convertire la colpa
sulla volontà di dio.
Sono
due passi su cui la dottrina insiste, uno sulla 18^ versetto 29 dove è detto.
“Chi vuole creda, chi non vuole respinga la fede” L’atro passo è la Sura della Vacca 2 versetto 257 che recita “Nessuna
costrizione nella fede”.
I due
versetti completi, però, dicono:
Il
18^ versetto 29: “Poi insisti: “Dal signore soltanto è
verità”. Creda chi vuole, allora, e chi non vuol diventi incredulo. Per i
trasgressori abbiamo bell’e pronto il fuoco che in
sue volute li stringerà d’assedio: imploreranno la pioggia e su di essi
cadrà... ma sarà pioggia di metallo fuso, gli brucerà per bene la faccia. Bello,
no? Che bevanda prelibata, che sudicia comodità!”
Il 2^
versetto 257: “Non ci sia coercizione in materia di
libertà religiosa: la strada dritta è facilmente distinguibile dall’errore. Chi
ha rinnegato i Tagut e crede in dio avrà afferrato l’ansa
più sicura senza rottura. Il dio è colui che tutto intende, tutto sa.”
Il
versetto 2^ 257 è un versetto noto perché citato da Ratzinger nella lezione all’università
di Regensburg; e nel suo tentativo di coinvolgere gli
islamici nella guerra santa cattolica contro le Costituzioni Europee, aggiungo
io.
E’
stato ripreso da un gruppo ingente di autorità religiose e giuridiche del mondo
musulmano che hanno risposto a Ratzinger
in una lettera aperta.
Dice
la professoressa Zilio Grandi che nella prima risposta da parte musulmana alla
dichiarazione del 1948, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è
legata all’iniziativa del Consiglio Islamico d’Europa e firmata nel 1981. Anche
lì si legge “nessuna costrizione nella fede”.
Quello
che vorrei notare, dice la professoressa Zilio Grandi, è che nessuna
costrizione della fede è citato in modo assoluto e completamente decontestualizzato e in qualche modo tratto fuori dal proprio
ambiente culturale. Significa che è stato citato dimenticando il lavoro di esegesi
che è stato operato nel corso della storia dai grandi interpreti esegeti che
hanno tentato di spiegare il libro sacro, il corano, ai confratelli. Quello che
dovrebbero proporre è la storia di questa interpretazione, quello che sta a
monte di simile enunciazione assoluta.
Ricorro,
dice la professoressa, ai maggiori esegeti del passato e come questa norma è
stata arginata e perfino negata.
Vorrei
che questo discorso fosse all’interno di una molteplicità. Nell’ambiente islamico
ci sono interpretazioni diverse a seconda delle scuole e dei tempi.
Ci
sono delle interpretazioni di Tabari, Abu Ja’far
Muhammad ibn Jarir Amul, Mazandaran,
Iran 839 - 923 che scrive nel X° secolo il
quale, quando commenta questo versetto, raccoglie le interpretazioni più
antiche e scrive che ci sono più scuole per le sue interpretazioni. Per la
maggior parte degli autori questo versetto si riferiva agli alleati del
profeta, a Medina, e dunque i primi convertiti che Maometto trovò a Medina dopo
l’uscita da La Mecca. I così detti ausiliari. Tabari
dice che questo versetto riguarda uno di questi ausiliari il quale aveva dei
figli cristiani. Ci racconta che le armate siriane erano arrivate a Medina e
avevano indotto i figli di quest’uomo al
cristianesimo portandoli in Siria. Quest’uomo si era
rivolto al profeta perché li richiamasse all’islam. Il profeta aveva risposto:
“Nessuna costrizione nella fede”, ma aveva risposto citando il versetto per intero
che continua così: “La retta via ben sia distinta dall’errore” e a commento di
ciò il profeta avrebbe detto: “dio li allontani sono i primi miscredenti”.
Tabari dà un’altra versione a questa vicenda secondo cui l’uomo avrebbe detto:
“Li devo costringere? Altro non vogliono che essere cristiani”.
Questa
ultima versione è ripresa da molti autori successi a Tabari.
Uno dei molti è Ibn Kathir
(morto nel 1373) che scrive nel XIV° secolo e scrive [ha
scritto il trattato “Commento al sublime Corano”] così: “nessuna costrizione
nella fede significa che non si deve costringere nessuno ad entrare nella fede dell’Islam poiché colui
che dio guida all’islam, aprendogli il petto e rischiarandogli la vista, costui
vi entra di propria volontà. Invece, colui a cui dio acceca il cuore, colui a
cui dio sigilla l’udito e la vista, costui non trarrà vantaggio alcuno
dall’ingresso nella fede se costretto ed obbligato.”
Questa
estensione ci consente di riassumere il senso dei racconti.
La libertà di scelta in materia religiosa è
certamente vincolo di legge, ma in quanto libertà è apparente.
Nessuna
costrizione non significa dire che costringere qualcuno alla religione
dell’islam è invisa a dio, significa dire che è inutile. In quanto significa che
ciò che dio ha decretato sarà; non è modificabile dall’uomo.
Una
altro autore, al-Zamakhshari (morto nel 1144), pensa a dare peso all’arbitrio e alla
responsabilità umana. Scrive:
“Dio
non permise che il credo fosse imposto e forzato, invece volle che fosse
concesso e scelto.” E poi insiste su la
previa scelta di dio e cita un altro versetto, Corano 10 versetto 99 che
recita: “Se il tuo signore avesse voluto, tutti sulla terra avrebbero creduto.
Puoi tu costringere gli uomini ad essere credenti a suo dispetto?” [ io ho: “Se volesse il signore, tutti quelli che sono sulla
terra crederebbero. Ma tu non puoi prendere la gente per il collo perché
credano!” ]
Dunque
dio ha già separato la fede dall’empietà, dall’errore. Questa separazione
determinata da dio non può che tradursi in realtà. Non può che essere
osservata: constatata.
Questi
appunti non si riferiscono alla libertà religiosa, ma solo alla piena
sottomissione al decreto. Attribuiscono all’islam, alla volontà di dio. Un
altro autore del XII secolo ci dice che nelle parole “nessuna costrizione nella
fede” fede significa “fede di dio”, “vera fede” significa islam.
La
fede significa la dottrina. Significa l’appartenenza alla comunità dei
credenti.
Si
tratta sempre di una contrapposizione ad una posizione antislamica,
non rispetto ad un’altra fede.
L’idea
di una conversione ad altra fede non è neppure ventilata da altri autori.
Anche
uno dei maggiori teologi dei fratelli musulmani morto nel 1966 nella sua
esegesi parla di tolleranza nella fede.
Tolleranza fra musulmani. In pratica, chiedeva al governo egiziano di
consentirgli di fare proselitismo in funzione della sua versione dell’Islam.
Tornando
a Tabari, contrappone, ai racconti già citati, altri
racconti in cui si parla di una donna e di figli ebrei.
Riferisce
di una donna Pagana di Medina prima dell’Egira. I figli di questa donna
morivano al momento della nascita così ella fece il voto che avrebbe reso ebreo
ogni bambino sopravvissuto. Alcuni medinesi erano
ebrei e si volle costringerli alla conversione all’Islam e fu allora che dio
contrappose: “Nessuna costrizione nella fede”.
Pertanto
chi scelse l’ebraismo si divise da chi scelse di farsi musulmano. Alcune
versioni rilevano l’allontanamento degli ebrei dalla città del profeta.
“La
retta via sia distinta dall’errore” pose il profeta a dire che se gli ebrei
sceglieranno voi saranno dei vostri se sceglieranno loro saranno allontanati e
saranno divisi da voi.
Gli
esegeti insistono sui primi convertiti a Medina. Trattare gli ausiliari
significa trattare di persone precise e di un’epoca precisa. Relativizzare l’episodio
attribuendolo a persone precise.
Nessuna
costrizione della fede vale solo per le persone del libro, solo per le persone
a Medina e solo in quell’epoca. Infatti non appena
abbandoniamo questo ambiente l’esegesi ci offre una teoria della costrizione
religiosa appoggiandosi ad altri versetti del libro.
Innanzi
tutto gli autori ci parlano della costrizione degli idolatri. Ancora Tabari ci dice “ Uno dei beduini venne obbligato alla
conversione. I beduini erano una comunità di ignoranti e non avevano mai
conosciuto il libro.” Invece gli appartenenti alle genti del libro non furono
obbligati a patto che adempissero al testato o all’imposta fondiaria. Da quel
beduino forzato alla religione dell’islam non c’erano alternative: o islam o
morte. Invece, le genti appartenenti al libro ebbero la possibilità di pagare
la tassa sulla persona e se la pagavano né ebrei, né cristiani, né zoroastriani, erano obbligati alla conversione.
Tabari scrive che: “l’inviato ordinò di
combattere gli idolatri dell’Arabia e impose che dagli altri si accettasse il
testatico.” In queste tradizioni il testatico, la tassa sulla persona, è la
condizione senza la quale non vi è tolleranza religiosa.
Ciò
che distingue cristiani, ebrei e zoroastriani dai
Politeisti, si traduce sul piano giuridico in una tassazione. Invece, la totale
ignoranza della scrittura si traduce in persecuzione. Significa che la
tradizione ha diviso fra ciò che ha incontrato il profeta a Medina e le
situazioni in epoca successiva. Anche il testatico, se vogliamo, è una forma di
costrizione.
Altri
esegeti intrapresero una diversa interpretazione della norma “nessuna
costrizione nella fede”. Ibn Arabi di Bagdad nel XII° secolo ribalta
l’interpretazione della norma rispetto agli esegeti appena trattati. Nessuna
costrizione della fede è un concetto generale che vale solo per la costrizione
al falso. Quando la costrizione al vero è parte della religione. Per questo dà
per scontata la persecuzione del miscredente. Ibn
Arabi dice “Forse che il miscredente si uccide per altro che non per la fede?
Il profeta ha detto (e qui cita corano 2 versetto 193): “ Mi è stato ordinato
di combatterli finché non professano che non c’è altro dio che dio. Combatteteli
dunque fino a che non ci sarà più scandalo e la religione sia quella di dio.” [io ho: “Combatteteli fino a che non vi sia più
ribellione, e che la religione sia quella del dio. Se la smettono, cessate le
ostilità, meno contro quelli che si intestardiscono.”]
Kathir racconta: “l’inviato di dio disse ad un uomo di convertirsi; l’uomo
disse, lo faccio contro voglia; il profeta disse, convertiti anche se lo fai
contro voglia; ma quello non accettava perché provava disgusto; il profeta
disse, convertiti anche se provi disgusto; ma se lo farai di buon grado e in
purità di fede dio ti ricompenserà.”
Anche
Cordovano (Qurtubi morto
nel 1272?) legittima la costrizione religiosa. Legittima è la costrizione alla
conversione e lo fa anche per cristiani e zoroastriani.
Il
passo venne redatto in riferimento ai prigionieri che non andavano costretti se
appartenevano alle genti del libro ed erano adulti. Invece i bambini, che non
avevano ancora fede, andavano costretti ad entrare nella religione musulmana
per evitare di entrare in una religione falsa. Se poi erano Zoroastriani
o politeisti, sia bambini o adulti, allora andavano costretti.
A
volte gli esegeti, gli autori, hanno
spacciato “nessuna costrizione nella fede” dandola ai nuovi convertiti che
venivano accusati di opportunismo. Uno sciita, molto noto scrive nella seconda
metà del XII secolo: “Non dite a chi è entrato nella fede dopo la guerra che vi
è entrato da costretto. Se costui dopo la guerra è consenziente, se la sua
conversione è sincera, allora non è costretto per nulla né va considerato
costretto. In ogni caso, da parte di dio non c’è costrizione della fede. E’ piuttosto
la professione esteriore della fede che
è oggetto di costrizione, ma quella non è fede, perché la vera fede è un atto
del cuore.”
Nella
condizione intima la fede non può essere oggetto di costrizione. Lo può essere
solo nella forma esteriore. Islam è il bene, la fede della quale dio si
compiace.
La
professoressa Zilio Grandi non ricorda (né appartiene alla sua lezione) Gesù
che dice:
“Ecco, portate i miei nemici, quelli che non volevano che io
regnassi sopra di loro e scannateli in mia presenza!” Luca 19, 27
Ignora
la professoressa che nei vangeli non c’è la “conversione”, ma l’accettazione e
la sottomissione attraverso il riconoscimento del figlio di dio il quale si
sarebbe rivelato, in quella generazione, con grande potenza scendendo dalle
nuvole mentre le stelle cadranno sulla terra. Se crederai in me sarai salvo! Ed
è nell’episodio del fico maledetto che porta i cristiani a vedere la
maledizione del popolo ebreo e a favorire la soluzione finale di Hitler. Un Hitler che vede nella
frusta di Gesù che caccia i mercanti dal tempio la legittimazione del suo
genocidio.
Negli
spirituali la questione è diversa. Dice la professoressa Zilio Grandi che un
noto mistico osserva, nel XIV secolo, che la fede non può essere indotta perché
c’è già, perché il suo esserci è inevitabile. “La fede vera è la guida che
deriva dalla luce del cuore ed è obbligata per la natura umana originaria. È
necessaria per la fede che è certezza assoluta”. Cita quindi un passo coranico: “Alza il viso alla religione da vero credente secondo
la natura viva che dio ha tra gli uomini non c’è cambiamento nella creazione di
dio la religione retta è quella ma la gran parte della gente non sa nulla.”
Corano 30 versetto 30. [ io ho: “Gira il tuo volto
verso la religione degli hanif, la religione fitrat secondo la quale dio ha creato l’umanità nella sua
natura. Non c’è cambiamento nella creazione fatta dal dio, ecco la vera
autentica religione, ma la maggior parte degli uomini la ignora.” ]
Si
tratta, dunque, di una religione naturale.
La possibile
abrogazione subita da “nessuna costrizione della fede”. Là dove dio parla più
volte dello stesso argomento, l’ultima rivelazione è quello che vale. Dio ha
parlato molte volte. L’islam è dell’idea che lo stesso dio può esprimersi più
volte. Dio ha parlato con Mosé; dio parla con i
vangeli che abrogano la Torah; dio parla con Maometto
e abroga i vangeli. Lo stesso dio parla più volte ed abroga il precedente. [Con
gli Sciiti dio parla ancora attraverso gli Imam, la
guida predestinata da dio nella comunità.]
Dio
dà diverse formulazione della legge e l’ultima abroga le precedenti.
Alcuni
dissero che il passo fu abrogato perché il profeta forzò gli arabi
costringendoli alla conversione. Si cita il corano 9 versetto 73 versetto che
recita: “Profeta combatti i miscredenti” [ io ho: “Lotta,
o nabì, contro kafiruna e
ipocriti, non essere tenero con loro. La loro casa sarà il Gahannam.
Che ritorno ben squallido.” ]
Alcuni
sono del tutto favorevoli all’abrogazione del versetto. Hanno detto che “nessuna
costrizione nella fede” è stato abrogato dal versetto dell’uccisione 2, 193. “Combatteteli dovunque finché non ci sia
più scampo e la religione sia quello di dio” [io ho: “Combatteteli
fino a che non vi sia più ribellione, e che la religione sia quella del dio. Se
la smettono, cessate le ostilità, meno contro quelli che si intestardiscono.”]
E
ancora: “Presto sarete chiamati contro un popolo possente che voi dovrete
combattere” da 48 versetto 16. [io ho: “Spiega a quelli
dei beduini che sono rimasti indietro. “Presto sarete chiamati a guerreggiare
nemici strapieni di energico coraggio: o li combatterete o abbracceranno l’islam.
Se voi obbedirete, il dio vi concederà invidiabile ricompensa, ma se
diserterete (e non è la prima volta che lo fate!) vi flagellerà: il castigo
sarà tremendo”. ]
Tutt’oggi il catechismo della chiesa cattolica legittima lo sterminio del
miscredente. Infatti, il Catechismo Romano, indica la legittimità delle
uccisioni per comando di dio. Di dio e della chiesa cattolica che lo rappresenta.
Infatti, il Catechismo Romano edizione 1994 cita a legittimazione del massacro
dei miscredenti Esodo 32,29:
“Quando Mosè
vide il popolo sfrenato, poiché Aronne li aveva lasciati abbandonati
all’idolatria, diventando così lubidrio dei suoi
avversari, si fermò sulla porta del campo e gridò: “Chi è per il Signore?... A
me!”. E si raccolsero attorno a lui tutti i figli di Levi. Egli ordinò loro:
“Ha detto il Signore, Iddio d’Israele: Ciascuno di voi si metta la spada al
fianco; andate in giro pel campo, da una porta all’altra, e ognuno uccida il
fratello, l’amico, il parente”. i figli di Levi fecero secondo la parola di Mosè; e in quel giorno perirono fra il popolo circa tremila
uomini. poi Mosè disse: “Oggi voi siete stati
consacrati al servizio del Signore, chi a prezzo del proprio figlio, e chi del
proprio fratello; perciò oggi, egli vi dona la benedizione”. Esodo 32, 25-29
Che
poi era il messaggio di collaborazione che Ratzinger voleva lanciare ai settori
musulmani attraverso la lezione all’Università di Ratisbona.
Uniamo le forze per combattere i miscredenti! Come gli islamici, così i
cristiani e i cattolici in Italia sono costretti a mediare fra l’assolutismo
del loro dio e le imposizioni delle Costituzioni Occidentali. Costituzioni che
i cattolici hanno sempre impedito che venissero rispettate con guerre feroci e
ricatti in stile mafioso. E’ di un paio di giorni fa la notizia della rabbia
cattolica contro la Spagna che ha deciso di applicare la sua Costituzione. I cattolici
hanno gridato alla “statolatria” che impedirebbe di imporre la loro idolatria
ai bambini spagnoli.
E’
difficile decontestualizzare il versetto “nessuna
costrizione nella fede”, eppure, dice la professoressa Zilio Grandi, alcuni
ambienti musulmani lo hanno fatto. Hanno decontestialuzzato
il passo in questione.
Osservo:
tutti tendono a contestualizzare: ma quali sono i
fini della contestualizzazione che ne fanno le
persone? E quali sono i limiti e l’ampiezza dell’ambito in cui contestualizzano il fenomeno di cui parlano?
Dice
la professoressa Zilio Grandi che decontestualizzandolo
è possibile trovare un rapporto con il diritto umano e le Costituzioni Europee.
Noi siamo abituati a dare valore alla storia e a considerare il passato
esegetico. Può funzionare oppure no. In questo caso,
dice la professoressa Zilio Grandi concludendo, è meglio dimenticare il passato
esegetico.
Il
passato esegetico è un problema di relazione nell’oggi. Se io prendo il
famigerato “Il martello delle Streghe” di Kramer e Sprenger con cui si giustificavano i roghi e le torture a
chi i cristiani indicavano come streghe e come stregoni, leggo:
“Ma la capacità del diavolo è più forte della capacità corporea. Si
veda Giobbe: “Non esiste sulla terra nessuna potenza che posa essere paragonata
a quella di colui che fu creato senza che temesse nessuno”. Giobbe 41, 24 In
risposta qui occorre impugnare tre errori eretici, respinti i quali si
manifesterà la verità. Infatti, secondo la dottrina di Tommaso d’Aquino, nel commento alle Sentenze, dove tratta dell’impedimento
ottenuto con la stregoneria , si dice che c’è chi ha tentato di affermare che
nel mondo non esiste nessuna stregoneria se non nella credenza degli uomini che
attribuiscono alla Stregoneria quegli effetti naturali la cui essenza è
occulta. Altri ammettono l’esistenza degli stregoni, ma affermano che questi
possono soltanto immaginare con la fantasia di concorrere ad effetti di
stregoneria. Una terza categoria di persone sostiene che gli effetti di
stregoneria siano del tutto fantastici e immaginari, benché il diavolo
collabori realmente con la strega.”
Considerare
l’escatologia dell’altro dipende dalla guerra che i cristiani vogliono fare all’islam
e come l’islam intende rispondere.
Scrive
Emil Belzner (da Storia
criminale del cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. III):
Che cosa ha
insegnato al mondo il Cristo?: «Ammazzatevi l'un l'altro, custodite i
portafogli dei ricchi, opprimete i poveri, privateli della vita in nome mio
quando diventino troppo potenti... La Chiesa accumuli tesori sulla sofferenza
dei suoi figli, benedica cannoni e granate, innalzi fortezze su fortezze, vada
alla caccia di onori, si dedichi alla politica, guazzi nella corruzione e
brandisca la mia passione come un flagello!».
(Emil Belzner)
La
Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo è il frutto dell’attività di
Robespierre. Robespierre come qualità che emerge da un processo di
accumulazione quantitativa di tensioni sociali di ribellione all’assolutismo
cattolico
Mai
nessuno aveva messo al centro dei suoi intenti l’UOMO! Non il padrone o lo
schiavo, come la chiesa cattolica e l’islam, ma l’UOMO che rivendica diritti e
dignità e che impone doveri alle Istituzioni. L’onore va riconosciuto a Massimiliano
Robespierre, né Voltaire, né ad altri,
ma all’uomo che pronunciò, in quel tempo e in quella situazione:
Il
Discorso sulla libertà di stampa del 09 maggio 1791.
Il
Discorso sulla Costituzione del 10 maggio 1793.
Il Discorso
sui principi di morale politica del 17 piovoso anno II – 05 febbraio 1794.
Il Discorso
dell’8 termidoro del 08 termidoro anno II – 26 luglio 1794.
Chi
ebbe la capacità, o la possibilità, di trasformare il bisogno di diritto in
intento di rivendicazione sociale. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
è figlia dei cittadini che si riprendono la loro vita e lo Stato. E i cristiani
non si possono permettere di dichiarare guerra agli uomini e sottometterli al
loro dio usando la Dichiarazione per garantirsi la libertà di offendere le
persone nel loro diritto di costruire il loro futuro. Per loro e per i loro
figli.
I
popoli hanno problemi con gli ebrei, i cristiani e gli islamici, per il loro
desiderio di trasformare le persone in bestiame di un gregge asservito al loro
dio. E’ per questo che dobbiamo sempre guardare con diffidenza quando i
cristiani e i cattolici in particolare, indicano un “nemico” da criminalizzare.
Ieri erano gli eretici, le Streghe, i seguaci del libero pensiero, i libertini,
gli illuministi, il liberalismo, il risorgimento laico italiano, il socialismo
e il comunismo. Oggi è la Costituzione della Repubblica nel complesso delle Costituzioni
Europee. E’ a loro che dobbiamo guardare ed è sui principi Costituzionali che
dobbiamo tener ben ferma la barra della società.
Anche
i paesi islamici avranno bisogno di un loro illuminismo. Alcune persone
islamiche hanno lavorato in questa direzione, come, ad esempio Mustafa Kemal Atatürk. Altri illuministi
di nazionalità islamica sono stati degli eroi per il loro popolo contro il
colonialismo. Molti cambiamenti avverranno nelle società umane. Sia cristiane
che islamiche, ma questi cambiamenti saranno positivi solo se la spinta sarà
fatta dai loro popoli e dai bisogni interni di quelle popolazioni. Non saranno
né i bombardieri della “democrazia occidentale”, né le eventuali “guerre” fra
monoteismi che si contendono gli Essere Umani come bestiame da legare al loro
gregge, ad aprirsi verso quella forma di diritti della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani a cui Robespierre tendeva.
Marghera,
22 dicembre 2008
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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