A. Rigopoulos tratta:

“La libertà religiosa in India: fondamentalismo hindu

reazioni islamiche e cristiane, neobuddhismo.”

“Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa”

Commento, riflessioni ed osservazioni.

Riflessioni osservazioni ed interpretazioni di uno spettatore esterno supportato dalla registrazione audio

Vai all'indice generale del commento degli interventi Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani).

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Osservazioni sulla relazione svolta dal professor A. Rigopoulos “La libertà religiosa in India: fondamentalismo hindu, reazioni islamiche e cristiane, neobuddhismo

 

L’intervento del professor Antonio Rigopoulos dell’università Ca’ Foscari di Venezia viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.

L’intervento del professor Antonio Rigopoulos dura 48 minuti.

Nella sua relazione, il professor Rigopoulos, ripercorre un po’, la storia del venir in essere dell’attuale società indiana.

La relazione del professor Rigopoulos è da leggere per quello che lui ha detto. Il quadro non induce a grandi commenti in quanto, lo stesso Rigopoulos mette in rilievo come la nascita del fondamentalismo hindu avviene in risposta alle tensioni provocate sia dal colonialismo che dall’attività dei missionari cristiani.

A differenza di altre relazioni, questa del professor Rigopoulos, non avrà molti commenti.

Il professor Rigopoulos organizza la sua relazione su quattro temi principali:

 

1) Il tema della laicità come c’è nella costituzione indiana

2) Il neobuddismo riformistico moderato

3) Terzo il problema del fondamentalismo e neoconservatorismo (che definisce un esame del problema religioso da “destra”)

4) La figura della Costituzione dell’India in rapporto al neo buddismo e al tema delle caste e partiti delle caste (che definisce un esame del problema religioso da “sinistra).

 

Il professor Rigopoulos premette che normalmente in occidente si pensa all’India e alla categoria hinduismo come non sono mai esistite. In India non è mai esistita una chiesa e la realtà del continente indiano è un mosaico, dal punto di vista religioso troviamo che nella storia millenaria si parla di religioni al plurale e pluralità di tradizioni che si incontrano e si scontrano

La prima osservazione

L’affermazione di hinduismo è sviante è occidentale e appartiene all’ideologia coloniale e fa diventare singolare ciò che non è mai stato né oggi né in passato. Se proprio vogliamo parlare a gruppi comuni denominatori in campo religioso pensiamo almeno a cinque grandi componenti;la civiltà brahamanica portatrice dell’autoritas sacerdotale dei Bramani, dei brahamani con l’ideologia castale. Asse portante della religioni indiane. Pensiamo alle grandi tradizioni ascetiche spesso antagoniste al bramanesimo dichiarate eretiche e pensiamo alle scuole dell’antico buddismo, al mondo Giavista e alle varie correnti dello Yoga. Schiva la dea e si riallacciano a decine differenti tradizioni religiose che venerano questa divinità o particolare forma in una prospettiva dell’ideologia dell’amore.

I culti folcloristici dei villaggi e decine e decine di culti locali. Per questo la realtà indiana va sempre contestualizzata regionalmente.

Non possiamo sottacere la componente abitanti originari pre-hindu se che comprende da 150-200 milioni di Arivasi abitatori originari pre-hindu con proprie caratteristiche religiose e proprie lingue. E questo solo per dire come si dia un fatto complesso e dinamico di tradizioni religiose spesso in contrasto e in dissenso l’una con l’altra e uno straordinario fascino della complessità.

Contro l’ideologia dell’india immobile, statica, irrazionale, monolitica, delle nostre preposizioni dobbiamo sottolineare la straordinaria dinamicità e prolificità dell’orizzonte religioso indiano.

Se a questo associamo le componenti religiose dell’islam che costituiscono la civiltà dell’India, indo-persiana e pensiamo alle varie altre componenti di minoranza come lo sikismo e lo stesso buddismo e i cristiani scopriamo una realtà multiforme. Il quadro della presenza religiosa e i diritti sul continente indiano diventa complesso e di nuovo chiama alla contestualizzazione storica caso per caso; soprattutto in ambito regionale.

Il primo tema è il tema della laicità relativamente al dettato Costituzionale indiano.

L’India è definita nel primo paragrafo della Costituzione “una repubblica democratica laica socialista e sovrana” a forma parlamentare di governo a struttura federale.

Il titolo originario del ’50 diceva “repubblica democratica e sovrana” I due aggettivi socialista e laico (secolare) saranno aggiunti nel 1976 quale 92 emendamento.

E’ necessario riflettere su questa identificazione laica o secolare. A monte c’è la visione gandiana della laicità “uguale rispetto o possibilità offerta a tutte le religioni”. Poi la concezione del laicismo nerudiano la muta in“ Uguale indifferenza nei confronti di tutte le religioni” e nella Costituzione, nel preambolo, è scritto “uguale indifferenza nei confronti di ogni via religiosa”. Si è usato il termine <<pat>> che indica via piuttosto che il termine Darma che indica religione; troppo carico di significati all’ortodossia brahaminica.

Nel ’90, con il declino del laicismo Neru e l’ascesa del partito nazionalista alfiere e motore del fondamentalismo hindu , questa nozione di laicità è stata appropriata dagli hindu. Costoro dichiarano di far proprio il socialismo gandiano e dichiarano che il loro progetto politico manifesta la laicità, seppure, dal punto di vista nella pratica, sembra smentita dalla propaganda.

Il fondamentalismo in doppiopetto al governo rifiuta di togliere, e neppure di derubricare, ma reinterpreta la nozione di laicismo. In India il termine laico, si traduce in NON CONFESSIONALE privo di ogni tradizione religiosa.

Si tratta di sei ampie categorie di sei gruppi fondamentali di diritti,  valori laici, della Costituzione. Degli articoli 12 e altri della parte terza della Costituzione:

Diritto di uguaglianza contro la discriminazione sociale di casta;

Diritto di libertà di parola e di espressione;

Il diritto contro lo sfruttamento;

Diritto di libertà di coscienza e fede religiosa;

Diritto dei cittadini di conservare lingua scrittura e tradizione, assicura diritti delle minoranze; formate da: 4600 gruppi etnici e 325 fra lingue e dialetti e 12 distinte famiglie linguistiche;

Diritti ai livelli costituzionali per far rispettare i diritti fondamentali.

Contrariamente a quanto le persone credono l’India non ha seguito gli ideali di Gandi. Nell’india indipendente Gandi è stato santificato, ma rimosso o obliterato. Il suo progetto politico è morto col suo assassinio. Il più noto hinduista è Vinayak Damodar Savarkar, l’ideologo del fondamentalismo hindu ed è la figura centrale di molti partiti contemporanei.

 

Secondo punto

E’ necessario sottolineare come il neobuddismo moderato e riformista e il fondamentalismo hindu nascano dallo scontro col dominio coloniale.

Non si divorzia la politica dalla religione in quanto sono collegati alle lotte per l’indipendenza dei diversi nazionalismi. Il neohinduismo riformista e moderato ha in Gandi e Videkananda Said i suoi ideologi. Videkananda Said è considerato in occidente il san Paolo degli hinduisti.

Quando l’india si scopre all’Europa risponde alla presenza occidentale l’india si apre, sia pur in maniera critica all’occidente come nel caso del neobuddismo riformista, oppure si chiude rigettando la prospettiva dell’apertura e proponendo una riedizione di tradizione e di culto che sarà la mossa tipica del neofondamentalismo hindu.

Una prospettiva di bramanesimo moderato, occidentalizzato, è l’India che conosceremmo attraverso i Guru e da Videkananda Said, ma i principi religiosi stessi non violenti di Gandi sono influenzati da modelli che non sono hindu.

Sono modelli che chiaramente rispondono  alle necessità di controllo delle popolazioni da parte dei colonialisti.

Gli stessi principi religiosi di Gandi sono influenzati da modelli occidentali cristiani e si allineano a questa idea religiosa di Videkananda Said. Il manifesto di questo hinduismo moderato e riformista lo troviamo in Videkananda Said nei discorsi a Chicago dove la forma di spiritualità che si sottolinea importante nell’India, nella sua interezza religiosa dell’India come religione unica e che propone una sua caratteristica è una prova di spiritualità vedantica e una prospettiva moderata, tollerante e inclusivista, che riconosce le altre religioni come altre strade che conducono all’unico dio.

L’enfasi sul devozionalismo al servizio del sociale. Con l’insistenza su luoghi vedantici sulle discipline meditative portate in occidente con i movimenti giovanili negli anni ’60 e ’70; che diverranno poi la tipica proposta religiosa considerata veicolare dell’hinduismo; una sorta di visione presentata come retaggio memorabile che le stesse masse dell’India urbanizzata faranno proprie.

Questo hinduismo e i Guru saranno sempre più esportati in occidente con successo. Dall’800 al 900 sempre più quest’hinduismo sublimato, essenzializzato, entra nell’immaginario occidentale.

Gandi stesso va ricondotto al neohinduismo moderato e riformistico. Volto all’abolizione dell’intoccabilità. L’articolo 17 della Costituzione dell’India abolisce l’intoccabilità, ma Gandi non è disposto all’abolizione della caste che mira a reinterpretarle e questo è sistemico della stessa posizione gandiana. Gandi dice, tra i tanti slogan gandiani, che esiste una sola casta, l’UMANITA’! Ma sta di fato che la divisione dei quattro caste sono difese da Gandi perché secondo lui le differenze derivate sono da attribuirsi ad una errata interpretazione di un atto originario. Questo è problematico. Gandi è una figura tragica anche nel senso di cercare un compromesso tenendo insieme la sua redenzione dell’intoccabilità, ma non vuole rinunciare alle distinzione delle categorie sociali che è il fondamento del brahamanesimo.

Un tipico cavallo di battaglia dell’hinduismo riformistico; nascono varie idee per cui è possibile convertirsi all’hinduismo o ad uno dei movimenti che lo rappresentano. In realtà nessuno può convertirsi all’hinduismo, si nasce hinduista. E’ una volontà che risponde alla situazione nuova ad un contesto ermeneutico che l’India non ha di fatto cercato, ma lo ha subito. E’ la tipica risposta è stata di insistere sulla prospettiva gandiana, sull’inclusivismo dell’hinduismo, l’accoglienza e l’inclusione del diverso, dell’altro, ma letto sempre in una chiave gerarchica.

 

Terzo punto

 

Il così detto hinduismo fondamentalista o neotradizionale o neoconservatore, dove non si può parlare di diritti umani ma di doveri castali. Non si può parlare di universalità di diritti, ma di doveri di casta che vanno e si modificano in ordine all’appartenenza di casta. Il grande ideologo di questa corrente è Vinayak Damodar Savarkar che nel 1923 pubblica un libero “Chi è un Hindù” e fonda il concetto di hinduità: chi è lo hindu?

Il neohinduismno moderato fa in modo di richiamarsi brahamanesimo e il fondamentalismo  si richiama al Brahamanesimo Smarta, duro e puro. La versione che esso reputa versione ortodossa. E non è la posizione Costituzionale, ma è quella che tende a costruire un Hindu Rasta; un paese Hindu.

Dove l’elemento castale gioca un ruolo determinante nella prospettiva di organizzazione gerarchica. C’è una necessità di omogeneizzare e di ridurre la complessità. Vi è un solo dio, Brahama che è la rappresentazione castica del regno ideale e naturalmente vi è un Savatta Brahama che è quello che si incarna in un discorso dei doveri di casta. Questa semplificazione ha portato allo sviluppo di nuovi catechismi, non volti all’esterno, perché per il fondamentalismo si può solo nascere indi e non ci si può convertire. Questi catechismi sono pensati per riportare sulla retta via coloro che sono stati sedotti dalle sirene della modernità e dall’occidente . Catechismi diretti agli indiani della diaspora e dell’India propria.

 

Gli unici veri indiani sono gli hindu e i nemici sono gli islamici e  anche l’occidente con i cristiani. Ma anche il fondamentalismo Hhindu è molto più variegato di quanto non appaia.

Ad esempio la politica delle liberalizzazioni in India si attua quando c’è al governo, sia pur a livello strumentale  per le nuove tecnologie , quando al potere c’è un partito fonadamentalista. Se tatticamente o idealmente possiamo opporre il neohinduismo fondamentalista al moderato, ci sono molto più differenze di quanto non si voglia ammettere.

 

Con l’Islam bisogna fare un necessario invio alla complessità dell’Islam che non è assolutamente monolitico. I musulmani sono circa il 12% circa 140.000.000, ma non si possono considerare come un tutto omogeneo in quanto sono divisi per regione e per casta. Ambiti di Islam elitario e ambiti di Islam popolari che si intrecciano con la religione popolare Hindu.

Non si possono fare identificazioni con la lingua. Non esiste che chi parla arabo o persiano è islamico e chi parla indiano è indù.

Quando nasce il fondamentalismo e l’integralismo religioso in India?

Di fatto le contrapposizioni vengono alimentate proprio dal colonialismo britannico. Proprio nel 19° secolo si determinano sempre più orizzonti ideologici contrapposti sia da parte hindu che da parte musulmana irrigidendo una situazione che nel corso dei secoli si è caratterizzata per amalgama o per interazione.

I due estremismi hindu e islam si toccano. La contrapposizione religiosa è un dato recente che si può imputare al dominio coloniale.

 

Ultima questione

 

Legata all’ambito dei diritti visto da “sinistra”

B. R. Ambedkar fu il padre della Costituzione indiana. Lui B. R. Ambedkar vede il brahamanesimo come fumo negli occhi. Vedeva come nemica ogni tendenza fondamentalista, ma vedeva come suo nemico lo stesso Gandi con cui ebbe moltissimi motivi di scontro specialmente sulla questione delle caste. Il sistema di caste, di fatto, perpetuava il dramma dell’ineguaglianza. B. R. Ambedkar come padre della Costituzione si carica di tutte le contraddizioni della società indiana finché alla fine della sua vita, nel 1951, compirà un gesto a suo modo rivoluzionario. Non volendo morire hindu e considerando l’hinduismo la matrice di tutti i mali nella prospettiva fondamentalista, ma anche in quella moderata in quanto riteneva fosse una copertura, guidò una conversione di massa al buddismo. Egli portò circa 4-5 milioni di persone nella conversione al Buddismo. Il professor Rigopoulos ci dice di aver visto code di persone che veneravano B. R. Ambedkar come un bodhisattva. E’ la visone di sinistra, continua il professor Rigopoulos, rigettare la componente brahamanica e rivolgersi ad un’altra componente religiosa che ha rigettato la divisione delle caste e che ha rigettato il modello hindu. Dal punto di vista brahamanico il buddismo è un’eresia. Nella prospettiva indiana le comunità vengono prima dei singoli soggetti e c’è la supremazia delle caste. B. R. Ambedkar voleva una politica di uguaglianza che Gandi avversava. I partiti delle caste sono forti in ambito regionali.

Ultimo appunto sul cristianesimo.

La presenza cristiana è molto variegata e coinvolge circa 1-1,5% di persone organizzate dalle più diverse denominazioni evangeliche, protestanti e cattolici romani presenza che inizia con i domini portoghesi ed ebbero sviluppo durante il colonialismo

Tre cose.

La presenza cristiana è molto variegata e diversificata.

La presenza cristiana in Maharashtra è diversa da come il cristianesimo è messo in altre regioni dell’india come il Kerala o nel profondo nord.

I cristiani pescano in realtà sociali e castali basse e medio basse e, soprattutto, in ambito tribale. Non a caso che gli ultimi fatti hanno riproposto la questione. Il proselitismo cristiano è visto come un’aggressione all’India.

Arivassi sono popolazioni oggetto di conversione anche da parte degli hindu

E’ da sottolineare il carattere sociale del cristianesimo.

Il relativo successo dell’esperienza di conversione al neobuddismo, ma anche per conversione cristiane in ambito evangelico o cattolico romano è un escamotage per cambiare la situazione sociale. Per il 90% dei casi si tratta di conversione di caste basse o di intoccabilità. Ciò che determina il l’adesione alla nuova fede è l’ambito sociale più che non la nuova fede.

Il missionarismo cristiano pesca in questi ambiti.

Che i missionari cristiani comperavano le conversioni lo sapevamo ben prima che ne parlasse il professor Rigopoulos. I cristiani possono diffondere il loro credo soltanto col denaro. Comperare le persone i cristiani la chiamano: convertire.

Questo è il quadro tracciato dal professor Rigopoulos. Un quadro che parla di assoluta libertà religiosa in un ambiente religioso estremamente dinamico. Solo che la dinamicità di quell’ambiente religioso è anche una dinamicità conflittuale in quanto l’ambiente religioso indiano subisce violenze esterne. Sia dagli islamici che dai cristiani.

Sia gli uni che gli altri aggrediscono la società civile nel tentativo di piegarla alla loro fede. Nel farlo commettono gravi ed atroci delitti. Non si tratta di libertà di diffondere le proprie idee religiose, cosa garantita dalla Costituzione Indiana, ma si tratta di agire con le armi e col denaro per devastare gli equilibri interni dell’India in modo di garantirsi una certa quantità di fedeli da usare come massa di manovra per alterare gli equilibri sociali.

Marghera, 16 dicembre 2008

 

 

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO