Massimo Raveri
La libertà religiosa in Giappone
Diritti Umani e Religioni:
il ruolo della libertà religiosa

Riflessioni ed osservazioni di uno spettatore esterno

di Claudio Simeoni

Brevi cenni di storia dello Shintoismo

La religione pagana e l'Università Ca' Foscari 2008

 

Massimo Raveri

 

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa" tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

L'intervento del professor Massimo Raveri dell'università Ca' Foscari di Venezia viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.

Nella sua relazione, il professor Raveri, fa una specie di cronaca della religione giapponese come è venuta delineandosi nel corso della storia e descrive la realtà attuale del Giappone.

Il professor Raveri ci dice come Stato e chiesa in Giappone [si riferisce alla chiesa cattolica, presumo] sia una realtà serena. Esiste in Giappone la libertà di culto e lo Stato non favorisce né appoggia una religione sulle altre né si legittima con discorsi religiosi. In Giappone c'è un'apparente indifferenza rispetto al problema religioso e, normalmente, la stampa non si preoccupa di questioni religiose.

Vale la pena di ricordare brevemente la storia dello Shintoismo prendendola da un dizionario (Garzanti Enciclopedia delle religioni):

Il primo imperatore (mikado o tenno) del Giappone fu Jimmu considerato discendente della Dea del Sole Amaterasu Omikami e il suo regno si fa tradizionalmente iniziare nell'anno 660 a.c. Fu all'epoca del ventinovesimo imperatore, Kimmei (540-571), che venne introdotto in Giappone il Buddhismo; da allora Shintoismo e Buddhismo interagirono continuamente, come accadde nella dottrina denominata Zoku shinto (Scintoismo popolare), probabilmente elaborata dal monaco Gyogi in epoca Nara (710-782); secondo questo insegnamento non esiste differenza alcuna fra Kami (<>) e hotoke (Buddha e i bodhisattva).

Saicho (o Dengyo Daishi, 767-822), fondatore del Tendai shu (un tipo di buddhismo), e Kukai ( o Kobo Daishi, 774-835) fondatore dello Shingonshu, elaborano concezioni filosofiche e religiose all'insegna di un analogo sincretismo, promuovendo quello che venne definito come Ryobu Shinto (Shintoismo bivalente).

Durante il periodo di Kamakura (1192-1333), l'imperatore mantenne il potere solo formalmente, mentre il governo effettivo del paese passò nelle mani dello shogun, il più alto dignitario dello Stato. Fu in questo clima che lo schintoismo assunse connotazioni nazionalistiche e tradizionaliste allo scopo di rivalutare la figura dell'imperatore. I maggiori teorici di questo sistema furono Motoori Norinaga ( 1730-1801) e Hirata Atsutane (1776-1843). L'imperatore Meiji, salito al trono dopo la caduta dello shogunato Tokugawa riconquistò l'effettivo potere e procedette al rinnovamento del regno imperiale, ispirandosi a Motoori Norinaga. Lo Shintoismo venne infatti proclamato religione di stato in un editto del 1868 e in seguito si stabilì che le varie correnti del culto ponessero come dogma principale la venerazione dell'imperatore e dei suoi avi.

Il sovrano si stabilì ad Edo (Tokyo dal 1869) e nel 1871 un altro editto imperiale impose che lo Shintoismo venisse considerato un sistema separato dal Buddhismo (Yuiitsu shinto, "Unico schintoismo"). Dal 1913 al 1945 lo Shukyo kyoku, una sorta di ministero delle religioni, esercitò un controllo molto stretto su tutti gli altri movimenti religiosi. Lo Shintoismo cessò di essere la religione di Stato dopo la resa del Giappone, al termine della seconda guerra mondiale, quando l'imperatore Hirohito (1901-1989) salito al trono come centoventitreesimo Tenno il 24 dicembre 1926, dovette rinnegare la propria origine divina rinunciando a considerarsi un Kami vivente; egli perse inoltre molti poteri politici in seguito all'adozione della Costituzione nel 1947.

Il professor Raveri dice che è solo un luogo comune pensare che i giapponesi non siano religiosi. C'è una profonda attenzione religiosa che si coglie, ma è rimossa proprio perché non è stata risolta la contraddizione fra il loro essere persone religiose e il loro rapportarsi, come persone religiose, nella vita sociale e politica.

Il problema religioso ha delle radici gravi ed emotivamente importanti, ma non se ne parla.

Personalmente ho l'impressione che il professor Raveri abbia evitato di dire che la conflittualità riguarda essenzialmente l'interpretazione assolutista dello shinto (il popolo eletto giapponese) con la realtà che si è venuta a creare dopo l'ultimo conflitto mondiale (il popolo eletto sconfitto).

L'attenzione sulle questioni religiose viene posta dalla stampa quando il primo ministro in veste ufficiosa va a visitare il tempio scintoista. L'attenzione della stampa viene attratta quando qualche modifica viene fatta nei testi scolastici o quando il governo va in visita privata ai santuari.

Il problema religioso è scoppiato nel 1995 quando ci fu un attentato di un gruppo di giovani che voleva far esplodere del gas sarin nella metropolitana di Tokio. Un quadro apocalittico dell'evento, se non fosse stato bloccato.

Tokio, Giappone, condannato a morte l'autore della strage nel metro. Nell'attentato, avvenuto nel 1995, con il gas sarin, rimasero uccise 12 persone e alcune migliaia intossicate.

Shoko Asahara, il leader della setta giapponese dell'Aum Shinrikyo, e' stato condannato a morte per impiccagione dopo essere stato giudicato colpevole di aver organizzato l'attacco alla metropolitana di Tokyo con il gas sarin, nel 1995. Un attentato, quello portato a termine in piena ora di punta, in cui erano rimaste uccise 12 persone e alcune migliaia intossicate. Insieme a lui, anche altri undici membri della setta sono stati condannati alla pena capitale.

Shoko Asahara, il cui vero nome e' Chizuo Matsumoto, e' stato giudicato colpevole di un altro attentato al sarin, nella prefettura di Nagano eseguito l'anno precedente a quello della metropolitana di Tokyo, in cui rimasero uccise sette persone, oltre che dell'assassinio di diversi esponenti della setta e dei loro familiari. Durante il processo, che si e' prolungato per otto anni, Asahara non ha mai voluto parlare e spiegare le ragioni delle sue azioni. adnkronos 02.03.2004

Il Giappone si chiese perché i gli attentatori avevano fatto questo. Non erano esterni al Giappone, erano religiosi, appartenevano ad un gruppo buddista e il gesto era motivato da una visione religiosa.

Se lo chiesero perché questo è successo. Si chiesero se altri episodi avrebbero potuto succedere. Storicamente, il rapporto fra stato e religione, utilizzando la religione come strumento ideologico-sociale, fu imposto fra il 1800 e il 1900 in concomitanza dei processi di modernizzazione del paese e l'apertura all'occidente.

Oggi c'è una Costituzione che sancisce il diritto alla libertà religiosa, all'art. 20 e all'articolo 21 vieta il finanziamento delle religioni. Però è una Costituzione imposta dal governo USA dopo la seconda guerra mondiale e non fu generata da una discussione, anche dolorosa come fu in Germania. Fu assunta e in molti casi non compresa. Lo stesso linguaggio costituzionale non appartiene al popolo giapponese.

Per capire bisogna tornare un po' indietro su quella che è stata la storia religiosa che ha condizionato la relazione fra stato e religione nel periodo antico fino all'arrivo della modernità.

Le forme tradizionali religiose sono manifestazioni locali del Budda e forme originali di vari gradi di illuminazione. Il professor Raveri parla del sincretismo fra la tradizione buddista e lo shintoismo che arriva a produrre delle forme originali per cui si crea un complesso di corrispondenze di manifestazioni di diverse forme di divino che rimandano ad altre realtà mitologiche, ma simili (una specie di interpretatio romana). In questa operazione si innesta un concetto, come quello del "sutra del Loto", che rimanda all'idea che la verità assoluta e compassionevole scende fra gli uomini e si fa polvere, si opacizza. La grande verità assoluta scende per raggiungere gli uomini perché gli uomini non sanno arrivare alla verità ultima e quindi la verità-divinità si adatta e si manifesta a ciascun uomo secondo il suo livello di conoscenza per portare all'esito della liberazione finale.

Dice, il professor Raveri, che non si tratta di un sincretismo vero e proprio in quanto i giapponesi hanno ben chiara la differenza fra Buddismo, Shintoismo, Taoismo e fra le diverse scuole Buddiste. Secondo il professor Raveri è la capacità di vedere una sintonia di analogie, ma non in modo meccanico, in un sistema religioso aperto dove le divinità shintoiste si integrano con quelle buddiste e taoiste in un sistema religioso capace di assorbire ogni innovazione.

Il professor Raveri dice che non si può parlare di una libertà religiosa in Giappone come noi la intendiamo, perché non si possono attribuire categorie religiose occidentali e contemporanee che non appartengono alla loro tradizione religiosa. Possiamo parlare di armonie. Molto spesso assistiamo ad una serena convivenza religiosa.

Serena convivenza religiosa, ma ha due prezzi da pagare. Il primo prezzo è l'inserimento in una logica politica. Tutte le manifestazioni del divino sono sfaccettature della verità ultima, Dainichi.

Questo sistema ha al suo centro il Dainichi. Il Buddha e tutte le manifestazioni del divino sono, tutto sommato, sfaccettature di Dainichi, della verità ultima associata al Dainichi che è il progenitore della dinastia imperiale.

E quando l'imperatore sale al trono, è una cerimonia in cui l'imperatore conosce l'ultimo segreto di Dainichi; cioè il centro di tutto questo sviluppo spirituale. Tutte le tradizioni inglobate, in ultima analisi, viene a fare un atto di fede per una conoscenza perfetta che porta l'imperatore a identificarsi con l'assoluto e quindi, di fatto, legittimano il suo potere.

Utilizzo dichiarato dello strumento religioso. E lo usarono. E nel modo più sottile e più "ingannevole".

Questo sistema fu utilizzato dalle gerarchie religiose e politiche per incamerare ogni innovazione religiosa. Ogni movimento innovativo sia esogeno che endogeno veniva elaborato per trovare delle similitudini e incorporarlo nel sistema. Veniva garantito lo sviluppo in armonia.

Questo è il senso del fallimento dello scontro con i primi missionari fra il 1500 e 1600. All'inizio fu davvero un incontro che finì male. Finì con le persecuzioni dei cristiani in Giappone. Perché dietro ai missionari ci sono i governi coloniali e i missionari cristiani aprivano le porte agli occidentali. I missionari cristiani non potevano accettare questo gioco di corrispondenze religiose. Non potevano accettare che ci fossero molte verità e un'unità profonda. Ci fu il rifiuto dei missionari cristiani che non accettavano di essere inglobati nell'armonia. Il cristianesimo separava i cittadini del Giappone dalle altre forme religiose, shintoismo e buddismo, come delle non verità. Un errore da perseguire e da correggere. I missionari cristiani non potevano accettare di far parte dell'insieme armonioso. Si separavano dall'insieme.

Il professr Raveri non lo dice, ma io sono convinto che fu proprio l'incontro con i missionari cristiani che indusse il Giappone a modificare le concezioni religiose shintoiste in senso monoteista anche per rispondere ad esigenze di modernizzazione.

Fu un processo endogeno e richiese al paese uno sforzo enorme per modernizzarsi, tecnologizzarsi. Fu un cambiamento spaventoso senza una strategia. Con uno slogan che fu una grande illusione: "spirito giapponese e la tecnologia occidentale". Di fatto il problema non fu tecnologico, fu uno sconvolgimento culturale. Non si diceva perché si deve cambiare il modo di vivere e questo fa perdere al giapponese il proprio senso di stare nel mondo.

Ci fu una rottura col passato. Il cambiamento portava a due idee del mondo incompatibili. Il meccanismo di difesa di una cultura violentata dalla tecnologia occidentale favorì la creazione mitica dello "spirito giapponese" per fondare il proprio futuro.

Lo shintoismo elabora il concetto di UNO e viene elaborato il concetto di centralità del Giappone rispetto al mondo. Viene idealizzato il concetto di villaggio col suo spirito contadino in contrapposizione ad un occidente tecnologico.

Il Giappone ricorre ad un discorso religioso fondamentalista e nasce l'idea del dio unico fatto dal governo. Questo shinto elitario viene reinventato. Si crea una chiesa unica. Una chiesa verticistica dello stato che ha al suo vertice l'imperatore, la verità ultima. Figlio di dio in terra e i Giapponesi figli di dio l'imperatore.

Quest'immagine di forza, chiarezza e coerenza, porta il paese verso l'occidente, ma c'è sempre un prezzo da pagare. Questa unicità è un atto di debolezza e l'unicità dà sempre una dimensione falsa del rapporto con gli altri; ha bisogno di creare un'alterità per rafforzare la propria identità.

Non si tratta più di un rapporto facile con gli altri. Noi contrari agli altri. Noi non siamo mai uomini o sottouomini, ma super uomini. Pagheranno Cina e Corea e il paese pagherà un grandissimo prezzo per le guerre perse. I superuomini erano solo uomini normali. Il buddismo e il cristianesimo diventano le religioni da negare perché universalistiche. Siamo la razza superiore, siamo la razza figli di dio, siamo l'unica religione vera e questo modo di pensare arriverà fino alla fine dell'ultima guerra. La situazione oggi non è risolta, se noi esaminiamo i movimenti religiosi dalla fine della guerra noi troviamo dei movimenti religiosi a contatto con i buddismi, che tendono all'apertura, e poi c'è il tentativo di ritorno alla religione unicitaria, dello schinto. E' la situazione di conflittualità che il Giappone vive attualmente.

Questa la relazione del professor Raveri.

La contraddizione del Giappone fra assolutismo shinto della superrazza e quella dell'apertura verso il mondo è una contraddizione che tutto il mondo, sia pure in forme diverse, sta vivendo dal punto di vista religioso.

E' all'interno di questo conflitto, come nel resto del mondo, che si gioca la libertà religiosa delle persone. L'attacco alla metropolitana di Tokyo col gas sarin non è altro che l'annientamento del diverso, di colui che non si vuole adeguare alla forma religiosa che il gruppo o la religione propone. E' lo stesso atteggiamento dell'integralismo cristiano o monoteista. Oppure dell'integralismo buddista, quando non viene mediato dalla società civile. Fino ad ieri le religioni avevano un'ideologia che, più o meno, spacciavano come una verità. Oggi la razionalità religiosa è stata superata dalla cultura che, però, non è riuscita a liberare la manifestazione emotiva delle persone nella realtà in cui vivono.

Come il Giappone ha perseguito chi ha usato il gas sarin nella metropolitana, così il Giappone perseguiterà chiunque intende delinquere in nome o per conto di una religione: e c'è da riflettere su che cosa intendiamo per libertà religiosa!

L'ideologia di onnipotenza dei seguaci dello shinto razzista si scontreranno sempre con le esigenze di una società aperta al mondo; esattamente come i seguaci del monoteismo fanatico cattolico si scontreranno sempre con la società laica come determinata dalla Costituzione in Italia.

Marghera, 15 dicembre 2008

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