Giovanni Codevilla
"Ortodossia e linguaggio sui diritti umani in Russia.
Nuovo legame tra religione e politica"
"Diritti Umani e Religioni:
il ruolo della libertà religiosa"

Riflessioni ed osservazioni di uno spettatore esterno

di Claudio Simeoni

Restaurazione dell'assolutismo
ortodosso in Russia

La religione pagana e l'Università Ca' Foscari 2008

 

Giovanni Codevilla

 

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa" tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

L'intervento del professor Giovanni Codevilla dell'Università di Trieste viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.

Il titolo della sua relazione è "Ortodossia e linguaggio sui diritti umani in Russia. Nuovo legame tra religione e politica."

Il suo intervento dura circa 35 minuti. E' il primo intervento della giornata di venerdì 05 dicembre.

L'intervento del professor Codevilla è centrato sulla situazione della Russia dopo la disgregazione dell'URSS e le difficoltà che incontra la chiesa cattolica nel fare proselitismo in Russia.

Cosa è successo dopo la disgregazione dell'URSS? E' venuto meno il collante ideologico su cui si reggeva l'URSS. Così è stato necessario, in particolare ad opera dei presidenti post Gorbaciov trovare un nuovo collante col quale aggregare il popolo russo. Come nell'Italia fascista del 1922, anche nella Russia post URSS il collante religioso è apparso funzionale. Come nella Germania di Hitler le organizzazioni protestanti e cattoliche costituirono il collante religioso, così, nella Russia di oggi, il collante è costituito dall'ortodossia. La chiesa Ortodossa, in questa situazione, sta raccogliendo tutti quei privilegi che raccolse la chiesa cattolica durante il fascismo e il nazismo in quanto la chiesa cattolica fornì l'ideologia sia al fascismo che la nazismo (oltre che le chiese protestanti).

Cercherò di riassumere l'intervento del professor Codevilla. Il quadro che ci fornisce non è molto diverso della situazione della chiesa cattolica in Italia che grazie a Berlusconi (e ad un'opposizione compiacente) sta vivendo una stagione di privilegi in disprezzo del dettato Costituzionale e dei diritti dei cittadini.

La chiesa ortodossa russa non ha mai nascosto la tendenza a isolarsi dal mondo avendo sin dal principio privilegiato i valori dello spirito in funzione dell'eternità piuttosto che la convivenza civile. Così la rinuncia della libertà esteriore come pure l'accettazione dell'ingiustizia sociale vengono a costituire una forma di ascetismo che finisce con lasciare la competenza di questo problema al regno di cesare piuttosto che a quello di dio.

"Con la fine del comunismo affiancata dalla spietata repressione la chiesa ortodossa affronta i problemi dei diritti dell'uomo e della libertà religiosa". Il primo documento sono i "Fondamenti sociali della chiesa ortodossa russa" approvato dal concilio dei vescovi approvato a Mosca riunito nell'estate 2000. Nel capitolo 4 indica i diritti umani in cui si precisa che la dignitas umana è radicata nella concezione dell'uomo in cui si dice che la fruizione dei diritti non può prescindere dai diritti morali e dal bene della persona e della società. La chiesa ortodossa considera l'uomo come immagine di dio e non può prescindere dalla legge morale. Nel capitolo 3 dei fondamenti, dedicato ai rapporti fra Stato e chiesa non si lascia nulla alla libertà di coscienza. Per gli ortodossi la libertà di coscienza è la rinuncia ai valori spirituali in quanto:

"La comparsa del principio della libertà di coscienza è la testimonianza di come nel mondo contemporaneo la religione da fatto pubblico si trasforma a fatto privato dell'individuo. Preso a sé questo principio testimonia la disgregazione del sistema dei valori spirituali e lo smarrimento dell'aspirazione alla salvezza della maggior parte delle persone che affermano il principio della libertà di coscienza. Se essenzialmente lo stato è sorto come strumento di ratifica della legge divina nella società, la libertà di coscienza trasforma definitivamente lo stato in una istituzione esclusivamente terrena che non ha obblighi religiosi di nessun tipo."

Nell'articolo 4 la forma ideale del rapporto stato e chiesa si paragona la separazione stato e chiesa come innaturale facendo parte la chiesa ortodossa della chiesa di cristo. Dovrà avere uno status superiore ad ogni altra istituzione religiosa. Essa è la realtà sacra e suprema della maggior parte delle persone oltre che una forza fondamentale dello stato Russo.

I cristiani hanno diritto ad una identità nazionale e la chiesa ortodossa riunisce in sé il principio universale con quello nazionale.

Moralità, pace addestramento patriottico del popolo sono compiti della chiesa ortodossa nella sua azione sociale.

La chiesa ortodossa pur essendo universale è rappresentata da molte chiese locali che la cui specificità è data dall'assunzione della tradizione nazionalistica locale. Così per la chiesa ortodossa il patriottismo è sia comunità etnica che cittadini dello stato. Ha una dimensione territoriale. Il patriottismo ortodosso è efficace contro il nemico, per la patria, per la vita del popolo. Gli ortodossi devono sviluppare l'autocoscienza del popolo che può essere una comunità di fede, in una nazione ortodossa. La chiesa ortodossa vuole il simbolo nelle forze armate e cura particolarmente lo spirito dell'esercito, delle forse armate e delle forze di polizia. Affinché l'esercito torni alle tradizioni ortodosse sancite nel secolo diciannovesimo. Spirito di fedeltà in nome dell'ortodossia.

Questa è la concezione ortodossa della relazione fra individuo religioso e società. In quest'ottica i diritti religiosi sono quelli di essere un ortodosso e di imporre, mediante ricatto sociale, l'appartenenza alla chiesa e all'ideologia religiosa ortodossa. Non diritti dell'uomo, ma diritti della chiesa ad imporre l'ortodossia agli uomini.

Una cosa simile è stata dichiarata da Ratzinger il 10 novembre 2008 quando ha dichiarato:

"Papa Benedetto XVI ha detto che i diritti umani vanno promossi ma anche ridefiniti ed ha chiesto che si intensifichi lo sforzo per garantirne il rispetto."I diritti umani sono fragili se non sono fondati su Dio" ha rilevato il Papa, secondo il quale "un lungo cammino è stato già percorso, ma ne resta ancora un lungo tratto da completare", perché a "centinaia di milioni di persone" non sono ancora garantite "vita, libertà, sicurezza", non sempre "é rispettata l'uguaglianza tra tutti, né la dignità di ciascuno, mentre nuove barriere sono innalzate per motivi legati alla razza, alla religione, alle opinioni politiche o ad altre convinzioni".

Non diritti dell'uomo, ma diritto delle religioni monoteiste di appropriarsi dell'uomo. L'unico ostacolo all'ugualianza dei cittadini è il dio padrone. Quando i cittadini avranno gli stessi diritti del dio padrone e di chi lo rappresenta pretendendo da chi lo rappresenta di assicurare la soddisfazione dei bisogni materiali e il diritto di felicità dei cittadini, allora l'uguaglianza sarà realizzata. Ma torniamo a quanto ci racconta il professor Codevilla.

Il decimo concilio mondiale del popolo russo si era occupato di "FEDE L'UOMO E LA TERRA E LA MISSIONE DELLA RUSSIA NEL XXI SECOLO". E' un circolo formalmente laico, ma in realtà istituito 1983 come forum sociale presieduto dal patriarca di mosca e il vicepresidente, attualmente, è membro dell'unione degli scrittori. Ha sede presso un monastero di Mosca e i compiti di questa organizzazione sono tra l'altro di unire le forze creative per la soluzione problemi nazionali per la rinascita spirituale, la cultura, dell'economia, dell'ambiente e delle forze sociali e dell'unione dei popoli del separatismo e del terrorismo internazionale. In nome dell'ortodossia invita al sacro dovere del servizio militare in nome dell'onore. Concorre a una scuola nazionale e alla lingua russa. Contribuisce ai programmi per la formazione di una coscienza ortodossa di patriottismo e per la rinascita religiosa ecc.

Si favorisce una società che recuperi antichi valori della tradizione ortodossa russa e li trasmetti al di fuori dei confini della nazione alle genti che hanno legami di sangue con la patria.

La patria è eterna, unica, indivisibile, ortodossa e amante di cristo.

Nella dichiarazione sui diritti e la dignità dell'uomo il 10 aprile 2006 a nome della chiesa della civiltà russa si afferma che l'uomo, come immagine di dio, ha un valore speciale di cui non può essere privato. Questo deve essere espletato da ciascuno di noi, dalla società e dallo stato. Noi distinguiamo due libertà, la libertà interiore dal male e la libertà di scelta morale. I diritti dell'uomo hanno come fondamento il valore della persone e devono essere orientati alla realizzazione della sua dignità proprio per questo i contenuti dei diritti dell'uomo non può che essere legato alla moralità. Il distacco di questi diritti dalla moralità [ortodossa] significa la loro profanazione poiché non vi può essere una dignità immorale.

Esistono valori che si collocano al di sopra dei diritti dell'uomo. Sono i valori della fede, della moralità, delle cose sacre e della patria. Quando questi valori entrano in conflitto la società e le leggi devono conciliarli armoniosamente perché non si possono ammettere situazioni in cui i diritti dell'uomo calpestino la fede.

E la tradizione morale contro la minaccia all'esistenza della patria. Noi [dicono gli ortodossi] avvertiamo che esiste un pericolo nella intenzione, della creazione di nuovi diritti che legalizzano un comportamento condannato dalla morale tradizionale e da tutte le religioni storiche.

Anche il 26 giugno di quest'anno la chiesa ortodossa russa in un documento si pone in continuità con le tesi precedentemente citate. I diritti non possono essere esercitati in contraddizione con la patria, la morale e la fede. Si afferma che la libertà di coscienza viene spesso trattata come indifferenza contro la patria. Non è accettabile che tute le religioni siano ugualmente vere perché gli ortodossi devono poter indicare gli errori.

Formalmente la libertà di coscienza non rappresenta un ostacolo per l'attività della chiesa in ambito sociale.

Chiesa e nazione sono legate nella nuova Russia con nell'ortodossia.

Il legame fra Ortodossia e politica che contrastano col legislatore Costituzionale. La chiesa ortodossa propone il patriottismo ortodosso: il regno terrestre e celeste. Chiesa e nazione si identificano in un tutt'uno cosa già affermata in Moscovia quando l'acquisizione dei diritti civili si acquisiva col battesimo ortodosso.

Lo spirito nazionale russo con l'ortodossia crea le premesse per un regime teocratico. L'essenza della missione salvifica alla nazione russa. L'ortodossia è anticipazione dell'immagine della città di dio nella società terrestre.

La Russia che porta la croce bizantina a tutti gli slavi e a tutti gli altri popoli in una missione salvifica.

Secondo la chiesa ortodossa il pluralismo religioso è un elemento disgregante della società. Le religioni diverse devono essere osteggiate e la presenza di missionari ortodossi è rilevante anche ai fini della sicurezza nazionale.

Per la sicurezza nazionale si afferma che l'espansione economica demografica degli stati limitrofi rappresentano un pericolo per la Russia che deve difendere le tradizioni storiche. I missionari stranieri sono pericolosi. Tesi che è stata assunta anche da Putin nel settembre del 2000.

Questo riassunto delle strategie ideologiche della chiesa ortodossa che ci ha illustrato il professor Codevilla fanno emergere un quadro ideologico della chiesa ortodossa non molto diverso dalla chiesa cattolica. Il tentativo di far funzionare lo stato Russo in funzione della propria ideologia e della propria morale, esattamente come la chiesa cattolica sta tentando di fare in Italia. Si tratta della riaffermazione dell'ideologia nazi-fascista che ha la sorgente ideologica nell'ideologia dottrinale cristiana e nel clericalismo il suo braccio esecutivo.

Questa interazione fra chiesa ortodossa ci è familiare perché noi, come popolo italiano, l'abbiamo già vissuta durante il ventennio fascista. Per contro il professor Codevilla, che in questa sua relazione mette in evidenza le attività contrarie alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo della chiesa ortodossa considera le attività del regime bolscevico come "spietata repressione" della chiesa ortodossa e non come difesa dall'ideologia spietata della chiesa ortodossa. E' un po' quello che sta avvenendo in Spagna in cui la chiesa cattolica ha macellato migliaia di oppositori politici a Franco e ora fa santi quei macellai aggredendo la società civile ogni qual volta la sua attività di genocidio, per un qualche motivo, viene censurata.

Continuiamo con il riassunto di quello che ci racconta il professor Codevilla.

Lo stretto legame fra ortodossia e stato ha prodotto una normativa in materia di libertà religiosa che opera discriminazioni fra le varie organizzazioni generando privilegi per la chiesa ortodossa.

La legge federale del 97 istituisce una gerarchia e l'arbitraria interpretazione sociale di tale legge fornisce privilegi alla chiesa ortodossa. Una situazione sociale in cui il cattolicesimo e il protestantesimo hanno lo status di religioni tollerate, mentre prima, con lo zarismo, avevano lo status di religioni protette. Erano protette perché godevano della protezione del cristianissimo imperatore, lo zar. Per contro ora L'islam il giudaismo e il buddismo acquistano lo status di religioni tradizionali. Oggetto di tutela seppure in modo secondario rispetto all'ortodossia.

Il discorso di religioni tradizionali non trova riferimenti nella storia della Russia. Nel decreto di tolleranza del 1905 giudaismo e islamismo erano religioni riconosciute e tollerate mentre buddismo lamaista erano prima equiparati agli idolatri e ai pagani. Fa divieto di chiamare i lamaisti come idolatri. Non si trova riferimento nella Costituzione Russa la dicitura di religione tradizionale.

L'idea di rafforzare le lo status giuridico delle tradizioni russe, secondo gli ortodossi, è giusta e ciò permette, secondo loro, di affrontare i problemi dell'educazione. In questo modo gli ortodossi darebbero una stabilità alla Russia evitando spinte separatiste.

Per quanto riguarda i cristiani non ortodossi, si fa riferimento al problema del proselitismo. Gli ortodossi chiedono che i rapporti della chiesa russa con i cristiani non ortodossi si svolgano con spirito fraterno con gli ortodossi e difendere congiuntamente i valori cristiani e di porre fine al proselitismo.

Gli ortodossi accettano le altre religioni solo se non fanno proselitismo soffiando loro i credenti. La chiesa ortodossa interviene per impedire di sottrarre i credenti in quei gruppi che appartengono ad altri "insiemi".

L'attività missionarie e il proselitismo, per le chiese ortodosse, non era concepibile nella Russia imperiale stante il divieto di praticare un'altra fede.

In occidente il proselitismo viene spiegato come attività dei missionari volta a convincere gli altri alla propria fede o alle proprie convinzioni. Non ha una connotazione negativa.

Nel linguaggio ortodosso il termine proselitismo ha una connotazione negativa e sconvolge quella originaria.

La Corte Costituzionale Russa ha accolto la novità del termine e afferma, in una sentenza, che lo stato ha il diritto di ostacolare l'attività missionaria ivi compresa l'attività di proselitismo se questa è incompatibile con la libertà di pensiero di coscienza e di religione e con altri diritti della libertà costituzionale. Specialmente se è accompagnata da offerta di vantaggi materiali e sociali al fine di reclutare nuovi membri alla chiesa sfruttando persone che sono in difficoltà o in povertà o con minacce di violenza. Cioè con attività che non hanno nulla a che vedere con la diffusione delle idee. L'accusa di proselitismo in negativo sono rivolte sia ai protestanti che ai cattolici. Oggi i cattolici hanno un numero di parrocchie che è pari alla metà di quelle che contavano nel 1917.

La chiesa ortodossa fa sempre riferimento agli ex territori russi. Si garantisce il monopolio dell'ortodossia sia dal punto di vista sociale che politico. L'esercito è definito come "amante di cristo". Il capo di stato deve tornare ad essere il protettore della chiesa ortodossa e protettore della fede. Le altre religioni sono relegate in un regime di apartheid e sono legate ai nuclei famigliari ad esse tradizionalmente fedeli. C'è di fatto il divieto di mutare religione. L'esperienza religiosa, si può affermare, ha una base etnica e si può trasmettere solo per via ereditaria.

Il patriarca si pone a protezione dell'ortodossia dei russi e degli ucraini. E' il patriarca della grande Russia e alla sola ortodossia è concesso di svolgere azione di proselitismo nelle popolazioni slave. Si propone di fatto il sistema zarista.

Le limitazione delle attività religiosa delle chiesa cristiane non ortodosse equivale il divieto di svolgere qualsiasi azione missionaria. I loro seguaci possono essere soltanto per tradizione familiare e possono essere soltanto coloro che storicamente ed etnicamente appartengono a quel gruppo religioso.

Questa questione è ribadita nei confronti della chiesa cattolica in un documento specifico del 2000 in cui si tratta il tema di proselitismo. La negazione del diritto di diffondere informazione religiose e atee conferma le intenzioni della chiesa ortodossa di tornare a prima del 1917. I movimenti giovanili vicini al governo dichiarano di ispirarsi alla nazione unica ortodossa e nazionalista (una sorta di camicie grigie di Hitler o delle camicie verdi di Bossi, Borghezio, Boso ecc.). Formazioni di destra che hanno bruciato scritti avversi in piazza? Tutti tesi a salvare l'identità russa dall'immigrazione.

Conclude la sua relazione il professor Codevilla dicendo che ogni settimana vengono firmati accordi e trattati fra istituzioni civili e chiesa ortodossa, anche in contrasto con la legislazione vigente.

Come in Italia. Un esempio recente è il denaro sottratto alla scuola pubblica per favorire le scuole private cattoliche.

Marghera, 12 dicembre 2008

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