Pier Cesare Bori
"Libertà per sé stessi, libertà per gli altri"
"Diritti Umani e Religioni:
il ruolo della libertà religiosa"

Riflessioni ed osservazioni di uno spettatore esterno

di Claudio Simeoni

La religione pagana e l'Università Ca' Foscari 2008

 

Relatore Pier Cesare Bori

 

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa" tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

L'intervento del professor Pier Cesare Bori apre il convegno dopo il saluto del Rettore e un'introduzione del professor Vittorio Possenti.

Il titolo della sua relazione è "Libertà per sé stessi, libertà per gli altri: la vicenda storica della libertà religiosa".

Il suo intervento dura circa 37 minuti.

C'è qualche cosa che non quadra nell'esposizione del professor Bori.

La registrazione del suo intervento evidenzia non solo molte difficoltà espositive, ma negli ultimi minuti, quando cita il libro di Marcello Pera con l'introduzione di Ratzinger, è in grande difficoltà psicologica. Come se avesse paura ad esporre le proprie tesi in contrasto con Pera e Ratzinger.

Un uomo impaurito!

E' vero che tutta la sua esposizione è estremamente forzata. Non brilla per continuità. Le sue citazioni sono balbettate, quasi mozzicate e le sue idee emergono con grande difficoltà. I discorsi vengono iniziati e mai compiutamente conclusi. Forse, quando usciranno gli atti del convegno, il suo discorso potrà essere più chiaro. Solo che gli atti del convegno saranno dedicati agli specialisti, mentre al convegno stava parlando al pubblico. E io ho quella registrazione.

Nell'ultima parte del suo intervento appare come un uomo assalito dalla paura di esporre le proprie idee e di mettere in discussione le imbecillità di Pera e Ratzinger.

Dissente con un balbettio e un'incertezza che appartiene solo all'individuo che sta affrontando un consesso culturale ostile. Un consesso culturale ostile capace di aggredirlo o interferire nella sua carriera lavorativa. Il balbettio denota il conflitto che si agita dentro al professor Pier Cesare Bori. Un conflitto fra ciò che vorrebbe proclamare con forza, ma non può fare per quella sorta di controllo militare minaccioso dei docenti che lo circondano che sembra percepire come una cappa soffocante. E' in trappola.

In tutta la sua relazione il professor Pier Cesare Bori omette le trasformazioni storiche e le necessità che hanno portato a scrivere la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: liberté, fraternité e égalité, che sorse solo tagliando la testa al dio dei cristiani nella forma del re di Francia (re per volontà del dio padrone, rappresentante del dio padrone in terra, con la prerogativa di fare miracoli per conto del dio padrone).

Partire dalla fine dell'intervento del professor Pier Cesare Bori permette di comprendere l'inizio.

Io, però, non voglio parlare dell'inizio. Perché la sua introduzione mi coinvolge personalmente in scelte e vissuti antichi. E con il suo inizio io voglio concludere il commento al suo interento.

Iniziamo a dire che il professor Bori inizia la sua esposizione partendo dall'articolo uno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: "Articolo 1Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.".

Il professor Bori inizia col sottolineare il concetto di "eguali in dignità e diritti" rilevando fra l'altro, avendo avuto l'occasione di leggere gli atti preparatori, che non si è voluto affermare i diritti né per legge di natura, né per volontà di un qualche dio. Si è voluto ribadire semplicemente quel concetto. Un concetto di "eguali in dignità e diritti" in cui non si attribuisce, per esempio, il concetto di "diritti e doveri".

Ci tiene molto il professor Bori ad affermare che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo rappresenta "l'originalità dei diritti umani rispetto alla tradizione etico e giuridica precedente...."

Il professor Bori si dice contrario all'affermazione secondo cui "i diritti umani vanno attenuati nella loro soggettività e con insistenza [sottomessi?] al dovere dello spirito comunitario...". Non condivide: ".. le posizioni di certi critici occidentali che i diritti umani sono troppo soggettivistici. [...] propone una ragionevole apologia dei diritti umani e la protezione del soggetto contro Stato e chiesa e questo non va perso annacquandoli...".

Afferma, fra l'altro, che la Dichiarazione mira alla "protezione dei deboli contro i poteri forti...."

Nel suo intervento il professor Bori cita un testo di Max Weber sulla ierocrazia in un libro Economia e società da cui trae ispirazione in una dichiarazione di Marin Crot: "La libertà di coscienza del cattolico consiste nel poter obbedire al papa e quindi di poter agire in modo indipendente secondo la propria coscienza, ma la libertà di coscienza degli altri non è quando esse posseggono la potenza né della chiesa cattolica, né della chiesa luterana e neppure completamente della chiesa calvinista o battista ed esse non possono riconoscere anche in virtù del loro dovere d'ufficio che è quello di proteggere dal pericolo la salvezza delle anime e nei calvinisti la gloria di dio.". Poi parla di ammirazione per la comunità dei quaccheri per la loro tolleranza religiosa.

Afferma il professor Bori che "La libertà di coscienza è in questo senso, ad ogni modo il primo diritto dell'uomo in quanto è il più penetrante, è quello che abbraccia il complesso dell'agire e condizionato eticamente...." Aggiunge: "Essa [la libertà religiosa come diritto] rappresenta un concetto ignoto, in questa forma, nell'antichità e nel medioevo e anche nella teoria dello Stato Russo e alla coercizione religiosa da parte dello Stato."

Continua col quacquerismo come ideologia positiva. Cita aspetti del dibattito femminista quacchero affermando che quando il dio biblico afferma, nei confronti della donna che "egli dominerà su di te" non si tratta di una norma, ma di una profezia come conseguenza del peccato. Il professor Bori vuole ignorare che tutto il movimento di liberazione dell'uomo dalla "città di dio" in cui i cristiani lo hanno rinchiuso passa attraverso la costruzione di variabili all'interno della cultura del tempo. E la cultura del tempo, col massiccio analfabetismo imposto dai cristiani, passava necessariamente dall'interpretazione in forma soggettiva delle uniche storie che le persone conoscevano: le storie della bibbia. E dovevano stare attenti perché i cristiani, ogni volta che scoprivano un eretico, lo ammazzavano.

Parla di Filolamo e della 3^ via per i diritti umani percorribile, secondo Filolamo, fra una concezione secolare negatrice della possibilità che le concezioni cristiane possano costruire un arricchimento dei diritti e cita Pacem in Terris come riconoscimento dei diritti umani ad opera dei cattolici "come segno dei tempi" (Giovanni XXIII lo stupratore di bambini poteva forse accettare i diritti umani dei bambini come diritti sacri?).

Il professor Bori giustifica il proprio dissenso nei confronti dei docenti cattolici riprendendo l'affermazione secondo cui l'amore prende diverse forme (vallo dire a padre Eros e madre Afrodite).

Infine, il professor Pier Cesare Bori farfuglia nella ricerca ossessiva di giri di parole attraverso i quali dire quello che pensa nei confronti di Marcello Pera e Ratzinger senza "ferire" i loro seguaci presenti in sala: CHIAMARE LA COSE COL LORO VERO NOME è un atto di trasformazione soggettiva, di STREGONERIA, non una questione di esercizio culturale. Commentando Marcello Pera e Ratzinger nelle esternazioni secondo cui essendo il cristianesimo superiore dice che con lui "non è possibile dialogare sul piano religioso, ma solo sul piano etico e culturale...". Da "superiorità della religione" a "superiorità della razza", non c'è nessuna differenza ideologica.

E' stato piuttosto difficoltoso seguire la sua esposizione. Il professor Pier Cesare Bori ha affermato di aver scelto di occuparsi di diritti umani quando in Italia c'erano gli anni di piombo. Furono anni in cui molte persone scelsero. Alcuni scelsero di mettere le bombe a Piazza Fontana; altri scelsero di attivarsi per mettere in atto dei colpi di stato; altri scelsero di fermarli; altri scelsero di incarcerare Valpreda; altri scelsero di formare delle commissioni contro i tentativi di colpo di stato di Valerio Borghese o della P2; altri, come Calvi, scelsero il ponte dei frati neri. La storia è recente.

Si trattava di scegliere e la scelta che si faceva determinava il coraggio. Un coraggio che nasceva sia dalla scelta che da come si gestiva, giorno dopo giorno, tale scelta.

Anche il professor Vittorio Possenti ha fatto la sua scelta. Come l'ha fatta Marcello Pera o Ratzinger.

Non basta scegliere una via che appaghi il nostro sentimento o le nostre passioni se non siamo in grado di raccogliere, in quella e per quella via, le armi e gli scudi con cui affrontare le battaglie della vita.

L'articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo recita: "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione."

Un solo gesto, contro il diritto alla libertà religiosa, fatto ad un solo individuo, è un gesto, per quanto piccolo sia il danno fisico o psicologico che procura al singolo individuo, talmente devastante da mettere in discussione TUTTO il sistema dei diritti umani. L'etica di ogni paese, di ogni DEMOCRAZIA, che dal riconoscere quei diritti umani riceve legittimazione, considera l'infimo gesto di negazione dei diritti come un GRANDE atto di eversione dell'ordine democratico.

Un solo gesto, un solo atteggiamento, che non riconosca un'ingiustizia nell'applicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, per quanto piccola essa sia, è un atto di TERRORISMO ASSOLUTO il cui delitto è infinitamente più grave del più grave dei gesti criminali fatti negli anni di piombo.

Ogni individuo che subisce un solo atto di violenza, per quanto piccolo questo sia, finalizzato ad impedirgli o limitargli i diritti di fruizione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, subisce un atto di violenza e di disprezzo nei confronti di tutta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Un atto di violenza e di disprezzo nei confronti della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che deve suscitare una protesta e un'indignazione tanto più grande quanto è piccola l'ingiuria e la violenza che ha impedito al singolo individuo l'esercizio dei suoi diritti.

Perché?

Perché chi subisce ingiurie o intoppi contro l'esercizio della sua libertà religiosa può protestare alzando la voce e urlare contro l'ingiustizia, ma chi viene sterminato, per impedirgli di esercitare i propri diritti definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, può solo essere sotterrato.

Tutto questo è stato ignorato dal professor Bori. Ha ignorato l'uomo nella sua vita quotidiana e ha ignorato le necessità dell'uomo che hanno generato la necessità della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. E' come per le vicende degli anni di piombo. Si ignorano le condizioni che hanno generato quelle reazioni: a tutt'oggi i responsabili della strage di Piazza Fontana non sono ancora stati arrestati. Il tentativo di colpo di stato che quell'attentato favoriva; l'incarcerazione arbitraria e la conseguente morte di Pinelli oltre che agli anni di carcerazione preventiva, arbitaria e illegale di Valpreda, vengono ignorati. Viene ignorato il bisogno di libertà dell'uomo. Lo stesso bisogno, sia pur veicolato in maniera diversa che alla fine degli anni '60 e gli anni '70 spinse migliaia di individui nella spirale degli anni di piombo, è la stessa necessità che negli anni '40, in condizioni diverse, spinse alla nascita della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Il professor Bori, ignora la vita. La vita che nel suo eterno corso incontra ostacoli e vortici nei quali immerge degli individui chiedendo loro di rimuovere gli ostacoli per poter riprendere il suo corso. Lo spermatozoo che feconda l'ovulo avrà un futuro, a differenza degli spermatozoi che non feconderanno l'ovulo, ma quello spermatozoo è la qualità che emerge dalla quantità; senza la quantità la sua qualità non emergerebbe. Questo è stato ignorato dal professor Bori che ha separato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo dall'immenso dei bisogni umani che l'hanno rivendicata per rinchiuderne la nascita in una logica assolutista e separata dalla vita: un affare interno al cristianesimo!

Marghera, 09 dicembre 2008

NOTA: La violenza criminale di Pier Cesare Bori costituisce offesa per l'umanità. E' la violenza assoluta. Quella con cui il gestore dei campi di sterminio, con assoluta gentilezza, gira la manopola del gas per uccidere le persone nelle camere a gas. Ha forse costui bisogno di parole violente? E' una persona gentile che uccide migliaia di persone aprendo il gas. Lui, in fondo, ha solo aperto il gas. Questa è la gentilezza criminale e terrorista di Pier Cesare Bori.

NOTA: E' morto il 04 novembre 2012 a Bologna.La sua eredità di devastazione sociale rimane.

 

Indice convegno sulla libertà religiosa

La Religione Pagana

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