Vincenzo Buonomo
"La libertà religiosa: suo significato e
posizione entro il sistema dei diritti umani"
"Diritti Umani e Religioni:
il ruolo della libertà religiosa"

Riflessioni ed osservazioni di uno spettatore esterno

di Claudio Simeoni

Dichiarazione sul principio di tolleranza
adottata dalla Conferenza Generale dell'UNESCO
il 16 novembre 1995

La religione pagana e l'Università Ca' Foscari 2008

 

Relatore Vincenzo Buonomo

 

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa" tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

L'intervento del professor Vincenzo Buonomo dell'Università Lateranense viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.

Il titolo della sua relazione è "La libertà religiosa: suo significato e posizione entro il sistema dei diritti umani".

Il suo intervento dura circa 35 minuti.

Il professor Buonomo inizia il suo intervento affermando che è la cultura dei diritti che fa nascere i diritti umani e ancor più il diritto di libertà religiosa. E, in effetti, è proprio la mancanza di diritti, sancita dall'assolutismo cristiano, che spinge i bisogni umani a riaffermare sé stessi ricavando uno spazio di libertà soggettiva nell'assolutismo del dovere che i cristiani impongono agli Esseri Umani

Il professor Buonomo rileva come una delle difficoltà culturali, per la definizione del diritto alla libertà religiosa, è la definizione di che cos'è una religione. Secondo me c'è un'altra difficoltà che non è stata detta dal professor Buonomo: la definizione dei limiti d'azione di una religione all'interno di un sistema sociale. Quali sono i limiti dell'azione religiosa? Quando l'azione religiosa diventa un'azione politica o sociale? Se ne accenna all'interno della dichiarazione di Vienna (art. 5) in cui i diritti vanno considerati in maniera globale, ma si aggiunge che tali diritti devono essere presi in considerazione nelle diverse culture. Secondo alcuni, però, questo tende a limitare l'universalità del diritto di libertà religiosa sottomettendolo alla tradizione specifica di quel paese.

Il professor Buonomo dice che è complicato chiedere ad un giudice di intervenire per garantire il diritto della libertà di religione o convinzione o credo.

Normalmente, quando si ricorre ad un magistrato, non si ricorre per questioni generiche, ma sempre per atti e gesti che rientrano in attività miranti a minare il diritto religioso delle persone. Il magistrato non giudica su un esposto generico, ma su atti precisi. Poi devono essere prese in considerazioni le finalità dell'atto e le motivazioni di chi quell'atto ha compiuto.

Il professor Buonomo ci dice come sia stato equiparato il diritto alla libertà religiosa con il diritto di non essere una persona religiosa. Il diritto ad essere ateo o agnostico. Il diritto di professare col diritto di non professare una religione.

Spesso, il vero problema per le religioni, è dato dal negare il ruolo pubblico di una religione. Hai il diritto alla libertà di religione e di coscienza, ma viene negato il ruolo pubblico della tua manifestazione di religione o della tua coscienza. Così si presenta il problema del diritto la TOLLERANZA. Sia come un nuovo diritto che come una riaffermazione e specificazione del diritto alla libertà religiosa.

Che cos'è una religione? Si era inteso come una spiegazione del significato della vita e come vivere in conseguenza. Questo comporta un credo, un modello di comportamento e dei riti conseguenti. Se questo è la definizione esposta dal professor Buonomo, ricordo come la Corte di Cassazione, in una sentenza di rigetto della definizione di religione fatta dalla Corte d'Appello di Miliano, ha dichiarato che non è possibile definire il concetto di religione senza incorrere in un atto di discriminazione religiosa.

Anche sulla questione dei diritti alla libertà religiosa, rileva il professor Buonomo, è difficile che vengano riconosciuti quando vengono richiesti. I diritti devono essere rivendicati e devono nascere da un bisogno effettivo delle persone.

Esiste un complesso di diritti. I diritti d'insieme della persona religiosa. I diritti di libertà devono essere garantiti come insieme dei diritti. Solo una società democratica può garantire i diritti religiosi e le persone religiose che non difendono la democrazia, di fatto, finiscono o per negare i diritti religiosi o tentano di imporre uno stato teocratico basato sulla loro morale e sulle loro norme. Anche se il professor Buonomo non lo ha detto esplicitamente, implicitamente era questo il messaggio.

Particolarmente significativa è, poi, la Dichiarazione sulla eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basate sulla religione o sul credo, proclamata dall'Assemblea generale con risoluzione A/RES/36/55 del 25 novembre 1981. Questa dichiarazione raccoglie e approfondisce i precetti sui diritti religiosi contenuti nelle carte, nei patti, nelle convenzioni o nelle dichiarazioni precedentemente emanati dalle Nazioni Unite.

Se cambiare religione è una cosa abbastanza ordinaria in occidente, non lo è in molti paesi (vedi islam). Infatti, alla risoluzione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo nel 1948 si oppose l'Arabia Saudita, per motivi religiosi, e i paesi dell'est Europa perché non erano inclusi diritti di ordine economico.

Alla base del diritto alla libertà religiosa, diventa importante l'eliminazione di ogni forma di intolleranza religiosa. Libertà religiosa significa non subire forme di intolleranza religiosa. In pratica, là dove ci sono forme di intolleranza religiosa non è applicato il diritto alla libertà religiosa come previsto in sede ONU.

Spesso non si limita la libertà di religione, ma si limita la libertà di manifestare la religione. Questa libertà di manifestare la religione si chiama intolleranza. Solo che l'intolleranza è anche quando c'è la pretesa delle religioni maggioritarie di inquinare il territorio imponendo i propri simboli, percepiti come simboli di morte e di orrore, a persone che non appartengono a quella religione o, peggio, all'intera società civile. Intolleranza è messa in atto dalla chiesa cattolica quando impone di esporre il crocifisso nelle scuole o nei tribunali. Quando espone il crocefisso sulle montagne e nei luoghi pubblici con un chiaro intento di intimidazione religiose. Di questo il professor Buonomo non ha parlato! In tutto il Convegno non si è parlato degli atti di intolleranza messi in atto dalla chiesa cattolica, né ne ha parlato il professor Buonomo. La chiesa cattolica, quasi sempre, parla di intolleranza rispetto a sé stessa. Solo che spesso fa passare la difesa dei cittadini dalla sua azione politica e sociale come intolleranza religiosa. Quando, invece, la chiesa cattolica effettivamente mette in atto azioni intolleranti (leggi criminali) rispetto alle persone con un credo diverso. La chiesa cattolica agisce sia direttamente, sia tramite organizzazioni apposite che ha costituito al suo interno e delegate a tale scopo.

Nel 1995, anno della tolleranza, l'UNESCO adotta i principi sulla tolleranza della dichiarazione del 1981. Non è solo un problema di libertà religiosa, ma è quello di garantire, secondo il professor Buonomo, la tolleranza della manifestazione religiosa. Il problema, anche qui, è sapere dove finisce l'attività religiosa e dove inizia quella politica.

Se io vengo aggredito perché manifesto le mie idee religiose rientro in una norma giuridica della tolleranza religiosa, se io vengo aggredito perché agisco nella società per imporre le mie idee religiose la questione assume un aspetto diverso. Come afferma la Corte Costituzionale Russa, che ha dovuto distinguere fra ciò che è manifestazione di idee religiose e ciò che è azione dei missionari nella società civile che approfittando delle condizioni di difficoltà delle persone le inducono alla conversione religiosa. Lo stesso accadde con lo tsunami dove i missionari cristiani intervennero con la scusa di aiuti per costringere le popolazioni disastrate a convertirsi al cristianesimo. La stessa cosa accadde in Afganistan dove quattordici missionari cristiani della Corea del sud furono sequestrati e poi rilasciati dai Talebani. E' per questo motivo che mentre la libertà di religione ha un suo "quadro giuridico", la tolleranza non ha un vero e proprio quadro giuridico né è ben definita oggettivamente in quanto non ben definiti oggettivamente sono i limiti dell'attività religiosa.

La dichiarazione dell'UNESCO del 1995 trasforma la tolleranza religiosa in un vero e proprio principio di libertà.

Dichiarazione sul principio di tolleranza
adottata dalla Conferenza Generale dell'UNESCO il 16 novembre 1995

Articolo 1

1.1 La tolleranza è il rispetto, l'accettazione e l'apprezzamento della ricchezza e della diversità delle culture del nostro mondo, delle nostre modalità d'espressione e dei nostri modi di esprimere la nostra qualità di esseri umani. EĎ incoraggiata dalla conoscenza, dall'apertura mentale, dalla comunicazione e dalla libertà di opinione, di coscienza e di fede. La tolleranza è l'armonia nella differenza. Essa non è solo un obbligo d'ordine etico: è, allo stesso tempo, una necessità politica e giuridica. La tolleranza è una virtù che rende possibile la pace e contribuisce a sostituire alla cultura della guerra una cultura di pace.

1.2 La tolleranza non è né concessione, né accondiscendenza, né compiacenza. La tolleranza è, prima di tutto, un atteggiamento attivo, animato dal riconoscimento dei diritti universali della persona umana e delle libertà fondamentali dell'altro. In nessun caso la tolleranza potrà essere invocata per giustificare attentati a tali virtù fondamentali. La tolleranza deve essere praticata dai singoli individui, dai gruppi e dagli Stati.

1.3 La tolleranza è la chiave di volta dei diritti dell'uomo, del pluralismo (incluso il pluralismo culturale), della democrazia e dello Stato di diritto. Essa implica il rifiuto del dogmatismo e dell'assolutismo e rafforza le norme enunciate dagli strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo.

1.4 In conformità al rispetto dei diritti dell'uomo, praticare la tolleranza significa: non tollerare l'ingiustizia sociale, non rinunciare alle proprie convinzioni, non fare concessioni in proposito. La pratica della tolleranza implica che ciascuno possa scegliere le proprie convinzioni liberamente e che accetti che gli altri godano della medesima libertà. Significa accettare che gli esseri umani, caratterizzati naturalmente dalla diversità del proprio aspetto fisico, della propria situazione, del proprio modo di esprimersi, dei propri comportamenti e dei propri valori, abbiano il diritto di vivere in pace e continuare ad essere ciò che sono. Essa significa altresì che nessuno deve imporre le proprie opinioni ad altri.

La trasformazione del concetto di non discriminazione in diritto di discriminare avviene soprattutto attraverso l'attività di interpretazione che viene svolta dall'ONU. Esistono, dice il professor Buonomo, la medesima protezione delle convinzioni religiose "teiste" e non "teiste" che vengono messe sullo stesso piano e si perde la distinzione giuridica precedente che era fra "religioni tradizionali" e "nuove forme di religione". Viene reintrodotto in modo esplicito il diritto di cambiare religione o credenza. Con la possibilità di scelta si garantisce anche la possibilità di cambiare.

E, infine, il professor Buonomo ricorda che il fruitore dei diritti è la persona. E' la persona che è universale e pertanto gode dei diritti che sono universali.

Il professor Buonomo ci ha condotti attraverso queste considerazioni.

Quelle sono le norme. Sta alle persone usare quelle norme per sé stesse e per i loro bisogni.

Il processo in cui è venuta formandosi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è iniziato nel momento in cui all'uomo non erano riconosciuti diritti: tutti i diritti erano del dio padrone e della gerarchia. Era il diritto della monarchia assoluta che ancora domina in Vaticano.

I bisogni e le necessità degli uomini li hanno condotti a rompere quell'assolutismo e tutta la storia, che noi leggiamo negli ultimi 1700 anni, altro non è che la storia dell'uomo che si libera dall'assolutismo del dominio dell'ideologia e del dogmatismo cristiano.

Chi legge la storia dal punto di vista del dogmatismo cristiano, Ratzinger lo ha dimostrato nella Spe Salvi, vede un susseguirsi di verità che emergono contrapponendosi alla verità assoluta del dio cristiano. Costui oppone assolutismo ad assolutismo. Chi legge la storia dell'uomo in funzione dell'uomo e della vita, scorge la ricerca del vero. Un susseguirsi continuo di trasformazioni e di progresso nelle relazioni umane. Ratzinger nell'uomo non riesce a scorgere il progresso. Per Ratzinger il progresso va "dalla fionda alla superbomba"; per gli Esseri Umani il progresso va dall'assolutismo cristiano che negò la grandezza di Grecia e Roma alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Dopo la Dichiarazione il non cristiano si appresta a percorrere il sentiero che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo ha spalancato consapevole che i cristiani faranno quanto potranno per impedire la fruizione, da parte dei cittadini, dei diritti spettanti loro.

Non basta che i diritti siano scritti, vanno rivendicati nella società, come etica naturale attraverso la quale costruire le relazioni sociali.

Marghera, 10 dicembre 2008

Indice convegno sulla libertà religiosa

La Religione Pagana

riflette sulle

norme sociali che regolano

la società civile in Italia

Indice generale temi vari di Stregoneria

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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La società in cui viviamo

Questa società rappresenta quanto abbiamo ereditato e la nostra azione sociale, in questa società, determina quanto noi vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli. Per questo nessun Pagano potrà mai fingere che quanto succede nella società non lo riguardi.