G. Barberini tratta:
“Religione, società e diritti umani nel contesto centro-orientale”
“Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa”
Commento, riflessioni ed osservazioni.
Riflessioni osservazioni ed interpretazioni di uno spettatore esterno supportato dalla registrazione audio
Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Osservazioni sulla relazione svolta dal professor G. Barberini “Religione, società e diritti umani nel contesto centro-orientale.”
L’intervento del professor Giovanni Barberini ordinario di diritto ecclesiastico alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Perugia viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.
Il titolo della sua relazione è “Religione, società e diritti umani nel contesto centro-orientale”.
Il suo intervento dura circa 37 minuti. E’ Il secondo intervento della giornata di venerdì 05 dicembre.
L’intervento
del professor Barberini è centrato sulla guerra per
il controllo degli Esseri Umani come bestiame. Il professor Barberini,un
fanatico integralista cattolico, nella sua relazione esprime molto bene l’uso
dei diritti umani come arma di destabilizzazione sociale. Al professor Barberini dell’uomo, in quanto individuo, non frega
assolutamente nulla. Per il professor Barberini
l’uomo è tale solo in funzione del potere della chiesa cattolica e chi sottrae
l’uomo al possesso della chiesa cattolica commette un delitto contro i diritti
di libertà.
L’integralismo
e il fondamentalismo religioso vengono manifestati
dagli individui quando gli interessi del loro credo religioso viene anteposto a
quello dell’uomo: da mezzo dell’uomo diventa fine a cui l’uomo deve aderire. Il
fondamentalista è colui che impone la religione come
fine dell’uomo.
L’esposizione
del professor Barberini ci dimostra come la chiesa
cattolica abbia usato i diritti dell’uomo e le sue libertà personali al solo
fine di garantirsi la propria libertà di impadronirsi dell’uomo contro i
“regimi comunisti” che gli impedivano di impossessarsi dell’uomo mediante il
possesso di stupro dei minori. Questa condizione è ben sottolineata dal
professor Barberini il quale è indignato per il fatto
che i “regimi comunisti” non consentivano alla chiesa cattolica di indottrinare
i bambini consentendo lo sviluppo di un’alta percentuale di individui atei o,
come lui li chiama, miscredenti.
Nella
sua esposizione il professor Barberini i dice come
lui abbia lavorato attivamente per destabilizzare i paesi dell’est Europa e
come egli sia responsabile della distruzione di quei sistemi economici in
funzione della maggior gloria della chiesa cattolica.
In
tutta l’esposizione del professor Barberini, i
bisogni dell’uomo non esistono se non come giustificazione per ottenere le
condizioni per imporre i bisogni della chiesa cattolica. Priamo a seguire il
riassunto e la sintesi dell’esposizione del professor Barberini
che integro con l’articolo integrale della dichiarazione di Helsinki che egli
pone a fondamento della sua relazione.
Durante
la pausa dei lavori, il professor Barberini ci tenne
molto a spiegarmi le dure condizioni ideologiche dell’est Europa che lui aveva
incontrato nella sua esperienza. Solo che allora io stavo dalla parte opposta
del professor Barberini. Parte opposta che non consisteva
nel parteggiare per i regimi dell’est, ma per i bisogni dell’uomo. Quel bisogno
di liberarsi dalle atrocità cristiane e cattoliche che lo aveva portato “anche”
a costruire i regimi dell’est in antitesi al terrorismo cattolico. Quell’esperimento volse al termine in quanto, chi costruì
tali regimi, era stato educato dal punto di vista cristiano e non aveva l’uomo
al centro delle sue azioni, ma lo stato. Come il cristiano ha dio al centro
della sua azione. Ciò non toglie che i diritti umani vanno riferiti
all’individuo e non possono essere una giustificazione per distruggere i
diritti dell’individuo in funzione di una morale o di un diverso potere
politico-sociale.
Usare
i diritti umani come arma di destabilizzazione sociale del nemico, è una porcheria che di solito si
ritorce, nel tempo, contro chi la usa.
Veniamo
alle riflessioni del professor Barberini.
In
che misura il fato religioso aiuta o ostacola l’identificazione e la fruizione
dei diritti umani?
Ciò
che sta alla base della dichiarazione dei diritti dell’uomo, anche se molte
costituzioni vi fanno riferimento, io ritengo che tale filosofia debba
svilupparsi. Questi stati Bulgaria, Cechia, Slovaccia, Ungheria ecc., che hanno un contesto diverso da
quello russo sono compresi nella comunità europea. La comunità europea si
identificava con una regione prospera. Ora l’Unione Europea si è fatta carico
di un progetto di far garantire i diritti e le libertà fondamentali anche ai
paesi dell’est. Chi ha avuto la fortuna, come chi vi parla ha visto a partire
degli anni 60, ha avuto modo di interessarsi dei regimi dell’est Europa
dominati dal marxismo leninismo e poi di assistere alla caduta del muro di
Berlino e i sistemi totalitari e alla faticosa installazione dei sistemi
democratico dove i credenti e le chiese avevano pagato prezzi molto alti, oggi
prende atto, con grande soddisfazione, che un’ampia libertà religiosa si sta
affermando.
Gli
stati d’Europa orientale vivono uno stato di transizione, che non è finito, in
un processo di democratizzazione. E’ un processo politico. Se dovessi indicare
una data molto significativa per il tema in esame, a mio giudizio è il 1975
quando fu firmato l’atto finale del trattato di Helsinki al termine della
conferenza sulla cooperazione e la sicurezza in Europa. Nei 10 principi va
ricordato l’inciso che si trova nel settimo articolo.
RIPORTO IL SETTIMO ARTICOLO DELLA
DICHIARAZIONE DI HELSINSKI
Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione
in Europa
Helsinki, 1 agosto 1975
La Conferenza sulla Sicurezza
e la Cooperazione in Europa, aperta il 3 luglio 1973 a Helsinki e
VII. Rispetto dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali inclusa la libertà di
Gli Stati partecipanti rispettano i diritti
dell'uomo e le libertà fondamentali inclusa la libertà di
Nel campo dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali, gli Stati partecipanti agiscono
Questo
è l’articolo 7 della dichiarazione di Helsinki a cui il professor Barberini si riferirà nel corso della sua esposizione.
Richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Il professor Barberini rileva come, per lui, sia stato importante il solo titolo dell’articolo 7: Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali inclusa la libertà di
Secondo
il professor Barberini chi firma quel principio si
impegna al rispetto del credo, della
razza ecc.
Si
tratta, dice, di una formulazione sulla quale aveva influito l’azione
diplomatica della santa sede la quale, avendo aderito all’invito rivoltogli
dall’URSS per definire un nuovo sistema politico e di cooperazione, trovandosi
nella condizione di rappresentare quella che era l’esigenza universalmente
sentita si è fatta portavoce di tutti i credenti e anche dei non credenti. E’
stata anche l’attività negoziale messa in atto negli anni 60 da Casaroli e altri che indicavano l’attività religiosa come
uno dei diritti fondamentali. La formulazione, poi passata all’unanimità nella
conferenza; oggi per l’organizzazione della sicurezza o un testo viene adottato
all’unanimità o non viene accettato. L’attività del Vaticano ha fatto valere
anche la libertà dei non credenti e in questo senso si era adoperato per
fornire garanzie circa l’interpretazione della sua proposta. Ricordo, dice il
professor Barberini, in particolare che la
delegazione della Repubblica Democratica Tedesca, una delle più rigide anche
sotto questo principio, aveva chiesto espressamente al responsabile della
delegazione Vaticana assicurazioni in questo senso. Il responsabile della
delegazione Vaticana, dopo una consultazione telefonica con il sant’ufficio, aveva detto che l’interpretazione era questa
in conformità al principio della libertà religiosa adottato nel Concilio
Vaticano II.
Questo
settimo principio dette voce al dissenso dei firmatari la carta 77, i
dissidenti russi e a Solidarnosc. All’interno del
blocco socialista c’era l’urto operato dall’opinione pubblica per
l’approvazione dell’atto finale. In particolare il 7° principio era collegata
agli impegni che si assumevano nella sottoscrizione dell’atto finale. Il
principio era collegato agli impegni, c’era la proposta della nuova missione
del posto della persona umana e del rispetto della persona umana nella società
e la libertà religiosa era uno dei diritti
umani rivendicati. Una libertà di coscienza e di condizione veniva intesa dagli
oppositori dei regimi come libertà di
pensiero.
Ricorda
il professor Barberini, come nei suoi soggiorni
dell’est Europa doveva portare chili di fotocopie ai suoi amici universitari
perché la diffusione dell’atto finale di Helsiski non
era così diffuso, proprio perché questi dissidenti intendevano farli valere
proprio nei confronti delle autorità del
loro paese che pure avevano dato il loro consenso per acquisire di quel testo.
Ma
c’è un altro motivo che rende significativo il fatto. Il fatto che per la prima
volta il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali era
considerato un elemento integrante delle relazioni internazionali. Si
instaurava una cintura di sicurezza e di
cooperazione insieme ad altri principi del decalogo che erano già stati
inseriti nel diritto internazionale. Il rispetto dei diritti umani, ivi
compresa la libertà di religione e di coscienza, veniva a costituire un
elemento fondamentale della distensione.
Il
testo integrale della relazione dice il professor Barberini,
poi sarà consegnato al professor Possenti per la pubblicazione.
I
miei riassunti, in effetti, hanno lo scopo di individuare condizioni e
intenzioni dei relatori, ma non quello di riprodurre le relazioni. Hanno lo scopo
di CAPIRE uso e significati del diritto alla libertà di religione e di
commentare le relazioni, non quello di riprodurre le relazioni.
Il
professor Barberini vuole fissare l’attenzione sulla
società in cui il fenomeno religioso vive o non si esprime ancora in piena libertà dal punto di
vista della chiesa cattolica e capire le condizioni per mettere a punto una
migliore strategia di intervento missionario.
Gli
stati e le popolazioni dell’Europa centro orientale, oltre che aver perduto la
sostanza del retaggio culturale della mitteleuropa a
causa della divisione del continente, per oltre 40 anni sono stati dominati dal
marxismo-leninismo che è entrato nelle società e in quelle popolazioni in forme
e in tempi diversi e la rinascita non può non seguire la stessa strada
differenziata. Il cammino risente intensamente dell’intensità
dell’organizzazione marxista che ha agito nei vari contesti.
Quando
oggi si dice che nella Repubblica Ceca oltre una maggioranza 60 – 70%, comunque
una grande parte della popolazione, si chiama atea o miscredente, non fa tanta
meraviglia perché ricordo, dice il professor Barberini,
quando vivevo nei collegi universitari a Praga e in Boemia, l’indottrinamento
di questi studenti da parte degli organi del partito.
In
realtà io ho chiesto al professor Barberini perché
considerava indottrinamento quello del Partito Comunista Ceco e non quello
della chiesa cattolica. La mia domanda partiva non soltanto dalle condizioni
storiche dell’Italia e della Spagna, ma da tutte quelle centinaia di migliaia
di bambini violentati dai preti cattolici, dal ruolo delle scuole religiose del
Canada, della decimazione religiosa degli aborigeni australiani, dalla
deportazione e delle violenze dei bambini inglesi, della situazione dei
reclusori irlandesi, ecc. ecc.
Milioni
di bambini segregati e costretti a sottomettersi al credo cattolico per
sentirsi dire dal professor Barberini che la chiesa
cattolica non indottrina nessuno. Chissà a cosa pensa che servano il professor Barberini, gli insegnati di religione cattolica nella
scuola pubblica se non per indottrinare violentemente i ragazzi.
Così,
il professor Barberini dice che quegli studenti
indottrinati dalle scuole dell’est Europa sono oggi dei maturi signori che si
qualificano come atei o miscredenti.
In
questo modo il marxismo, secondo il professor Barberini,
è entrato nelle società.
Dei
legami fra la religione e nazione ci sono realtà diverse; tante quante sono le
realtà dei paesi dell’est. Non solo per ateismo e marxismo ma anche per
relazione fra nazionalismo e chiese specifiche.
Un
altro problema, per la chiesa cattolica, sono le minoranze nazionali che molto
spesso si presentano con problemi specifici dal punto di vista religioso e
nazionali. Costituiscono problemi religiosi alcune leggi che possono incidere
anche sull’esercizio della libertà religiosa.
Norme
giuridiche relative a minoranze nazionali possono ricadere sull’esercizio della
loro libertà religiosa.
Basta
ricordare che durante il regime comunista della Romania la violenza del regime
messo in atto in Transilvania nei confronti della minoranza ungherese
tradizionalmente di fede cattolica fece partire la prima scintilla che ha
abbattuto il dittatore romeno Ceausescu. La scintilla
anti-Ceausescu
è scoppiata in Transilvania.
In
proposito si avverte l’esigenza di accordi bilaterali fra gli stati per
risolvere gli annosi problemi dei paesi europei per quanto riguarda le
minoranze e tali accordi sono stati stipulati e altri si stanno per stipulare.
Nelle fasi di transizioni che saranno ancora lunghe e diversificate, un ruolo
importante è il riconoscimento alle chiese che sono state all’opposizione
durante il comunismo. Questo spiega alcune leggi e normative fate dopo il 1989.
Le legislazioni sono diverse. Ci sono state chiese all’opposizione durante il regime
marxista leninista, come la chiesa cattolica, chiese che non sono state in
opposizione dichiarata e chiese che sono vissute nel sistema. Il dato di fatto
è che chi è stato all’opposizione oggi può giocare e gioca un ruolo nella
rinascita e nel processo di democratizzazione del paese.
Le
chiese e le comunità religiose ora fanno assegnamento sul consolidamento delle
istituzioni democratiche. In altre parole sul quadro Istituzionale
Costituzionale e operare pur senza chiedere, ma in questo quadro operare e
ottenere norme per ottenere diritti per tutti.
Nel
1997 dopo la caduta dei comunisti, si tenne a Budapest un simposio con i
rappresentanti religiosi di vari paesi dell’area e si disse (il professor Barberini fa una citazione in francese) quello che tutte le
comunità religiose potevano e avrebbero potuto fare per la rinascita degli
stati. Libertà di pensiero, di religione, di manifestazione, libertà di
movimento ecc. Tutte le libertà sono coordinate fra loro con vincolo di
solidarietà così che l’arbitraria distinzione di una di esse si ripercuote su
ognuna delle altre.
La
libertà religiosa e di alcune istituzioni confessionali è considerata come una
sorta di libertà privilegiata. In questo caso di transizione, dice il professor
Barberini, dello stato democratico nell’est si deve
considerare la libertà di coscienza comprendendo la spinta alla rivendicazione.
I privilegi accordati alle chiese suona come riparazione per il gravi torti
subiti. Si accordano privilegi alle chiese che il professor Barberini
giustifica con l’oppressione subita in passato. Le chiese e le comunità
religiose di molti stati si trovano a sostenere la rinascita religiosa ed
economica del paese e questo giustificherebbe le norme emanate a vantaggio
delle Associazioni Religiose Cristiane. Perché gli stati hanno interesse che
tutti contribuiscano alla rinascita sociale del paese e al consolidamento delle
loro Istituzioni.
La
libertà delle religioni si inserisce nella stabilità interna degli stati, ma se
ricordiamo il tentativo di una sistematica educazione atea messa in piedi dai
regimi marxisti leninisti di cui facevo cenno prima, quali conseguenze ha
prodotto nella coscienza di coloro che allora erano giovani per la conseguente
secolarizzazione e l’educazione atea che forma una miscela contraria al
fenomeno religioso.
Perché
tutto questo?
Perché
se consideriamo che la rivendicazione della libertà religiosa ha funzionato
come rivendicazione della libertà di pensiero durante il regime comunista e
contro il regime comunista; in occidente il fenomeno della secolarizzazione che
avanza rapidamente ha una sua storia e la religione cristiana e le chiese non
hanno giocato quel ruolo che hanno giocato nell’Europa occidentale. Quel ruolo che invece hanno giocato nell’Europa
orientale dove credenti e non credenti si sentivano tutelati dalle chiese che
erano all’opposizione del regime. Non vorrei esprimermi in un modo
semplicistico, ma caduti i regimi comunisti la secolarizzazione intesa come
affrancazione del sociale dal religioso ha ripreso il suo cammino quasi
favorita dal nuovo status libertatis.
Il
quadro giuridico su cui è venuta a formarsi la libertà religiosa nell’Europa
dell’Est è articolato molto succintamente su tre livelli: norme costituzionali,
norme ordinarie e gli accordi.
I paesi
dell’Est si sono dotati di norme Costituzionali. Sulle norme Costituzionali c’è
poco da dire perché fra 1990 e 2000 è stata trovata piena indipendenza e
sovranità degli Stati con riferimenti espliciti agli standard internazionali.
Non è stata una cosa molto facile e tutte le Costituzioni hanno un’impostazione
liberl-democratica.
In
tutte le Costituzioni è compresa la libertà religiosa espressa in varie
formulazioni. Culto, pratica individuale e collettiva, in genere, riaffermata e garantita.
Alcune
Costituzioni come Estone, Lituana e Polacca, indicano i limiti posti alla
libertà religiosa. Ci sono dei rischi per l’incidenza dell’apparato
amministrativo. Si possono presentare rischi di interferenza motivati da
situazioni relative all’ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la salute
pubblica, la morale pubblica e i diritti degli altri cittadini. C’è
implicitamente o esplicitamente riferimento alla società Democratica ma, stando
a quello che ho detto della difficoltà del processo di trasformazione, questo
riferimento non rappresenta una garanzia. I limiti sono posti e c’è l’apparato
amministrativo che consente al legislatore di agire applicando quelle norme
come ritiene opportuno.
Normalmente
le legislazioni più o meno riconoscono in senso liberale giuridico alle
confessioni religiose uno status giuridico, ma non con la prassi precedente.
V’è molta diversità. In molti casi ci sono delle procedure abbastanza onerose
per giungere al pieno riconoscimento.
Alcuni
di queste Costituzioni sanciscono il principio della separazione fra stato e
chiese. Altre sanciscono una religione di stato; la Costituzione Polacca parla
di imparzialità e quella Romena parla di autonomia delle
confessioni; la non esistenza della religione di stato si manifesta in modo
assai differenziato nei vari stati. Gli stati possono imporre misure
legislative che poco hanno a che fare col concetto ottocentesco della
separazione dello stato dalla chiesa e il principio di laicità dello stato.
Alcune
sentenze della Corte Costituzionale Ungherese dal 1993 in poi delineano un
concetto di laicità dello stato in senso positivo. Non soltanto nei confronti
delle chiese storiche, ma anche in tutte le confessioni religiose. Si predilige
uno stato di neutralità ma sempre, secondo la Corte Costituzionale, lo Stato
non si mostra indifferente nei confronti del fenomeno religioso.
La
legislazione ordinaria fa leggi ordinarie che disciplinano la libertà religiosa
all’interno della Costituzione.
Ci
sono due situazioni esemplari di attuazioni Costituzionali per riconoscere le
nuove organizzazioni religiose. Due situazioni molto diverse.
La
Polonia ha dato dimostrazione di aver cambiato strada. Sono 158 le confessioni
religiose che sono state riconosciute e con 14 ha stipulato accordi sul modello
italiano. I matrimoni celebrati da questi gruppi sono riconosciuti dallo Stato.
In Lituania sono riconosciute 9 confessioni religiose ritenute
tradizionali perché ben radicate, così si dice, nella società. Il problema
sorge perché tutte le altre confessioni possono chiedere una prima
registrazione, ma devono passare 25 anni per la conferma della registrazione
perché sia confermata dando prova di essersi ben radicate nella società.
Questa
norma in nessun paese europeo passerebbe e l’Unione Europea ha chiuso gli occhi
pur di far entrare la Lituania nell’Unione. La chiesa
cattolica ha firmato accordi con tutti gli stati per avere un regime di parità
di trattamento.
Concludendo,
il professor Barberini si chiede: che ruolo intende
giocare il cristianesimo vista la fase che gli stati membri stanno
attraversando di secolarizzazione, ateismo miscredenza? E come l’arrivo di sei
stati cattolici in Europa possono influire sulle scelte?
Tutta
questa esposizione, fatta dal professor Barberini e
intercalata con alcune mie osservazioni alternative al cristianesimo, appare
come il tentativo della chiesa cattolica di disarticolare i paesi dell’est
Europa. Un tentativo che in questo momento la chiesa cattolica sta portando
avanti anche in Spagna.
E’
evidente che quando il muro di Berlino è caduto, è caduta anche l’importanza
che aveva la chiesa cattolica e le chiese cristiane nella guerra contro l’est
Europa. Ora i cittadini d’Europa possono abbandonare le chiese cristiane senza
poter essere accusati di essere “atei e comunisti”.
La
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è stata usata dalla chiesa
cattolica per combattere una battaglia di potere e di dominio, come ci ha
spiegato il professor Barberini che a questa guerra
ha preso parte. Una volta abbattuta la cortina di ferro la chiesa cattolica
appare per ciò che è: il soggetto contro il quale è stata scritta la
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo affinché nessun uomo sia mai più
schiavo del dio padrone e del cristo Gesù. Né schiavo di chi li rappresenta e
pretende di gestirne la vita.
Marghera,
13 dicembre 2008
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