Giovanni Barberini
"Religione, società e diritti umani
nel contesto centro-orientale"
"Diritti Umani e Religioni:
il ruolo della libertà religiosa"

Riflessioni ed osservazioni di uno spettatore esterno

di Claudio Simeoni

Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa
Helsinki, 1975 - Articolo sette

La religione pagana e l'Università Ca' Foscari 2008

 

Giovanni Barberini

 

Riflessioni relative al Convegno di Studio dal titolo "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa" tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

L'intervento del professor Giovanni Barberini, ordinario di diritto ecclesiastico alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Perugia, viene commentato partendo dalla registrazione e dagli appunti in sala.

Il titolo della sua relazione è "Religione, società e diritti umani nel contesto centro-orientale".

Il suo intervento dura circa 37 minuti. E' Il secondo intervento della giornata di venerdì 05 dicembre.

L'intervento del professor Barberini è centrato sulla guerra per il controllo degli Esseri Umani come bestiame. Il professor Barberini, un fanatico integralista cattolico, nella sua relazione esprime molto bene l'uso dei "diritti umani" come arma di destabilizzazione sociale. Al professor Barberini dell'uomo, in quanto individuo, non frega assolutamente nulla. Per il professor Barberini l'uomo è tale solo in funzione del potere della chiesa cattolica e chi sottrae l'uomo al possesso della chiesa cattolica commette un delitto contro i diritti di libertà.

L'integralismo e il fondamentalismo religioso vengono manifestati dagli individui quando gli interessi del loro credo religioso viene anteposto a quello dell'uomo: il diritto da mezzo usato dall'uomo, diventa fine a cui l'uomo deve obbedire. Il fondamentalista è colui che impone la religione come fine dell'uomo. E' colui che considera "diritto religioso" il diritto della religione di imporsi sull'uomo.

L'esposizione del professor Barberini ci dimostra come la chiesa cattolica abbia usato i diritti dell'uomo e le dichiarazioni sulle sue libertà personali al solo fine di garantirsi la libertà di impadronirsi dell'uomo contro i "regimi comunisti" che gli impedivano di impossessarsi dell'uomo mediante lo stupro emotivo dei bambini. Questa condizione è ben sottolineata dal professor Barberini il quale è indignato per il fatto che i "regimi comunisti" non consentivano alla chiesa cattolica di indottrinare i bambini consentendo lo sviluppo di un'alta percentuale di individui atei o, come lui li chiama, miscredenti.

Nella sua esposizione il professor Barberini ci racconta come lui abbia lavorato attivamente per destabilizzare i paesi dell'est Europa e come egli sia responsabile della distruzione di quei sistemi economici in funzione della maggior gloria della chiesa cattolica.

In tutta l'esposizione del professor Barberini, i bisogni dell'uomo non esistono se non come giustificazione per ottenere le condizioni per imporre i bisogni della chiesa cattolica. Proviamo a seguire il riassunto e la sintesi dell'esposizione del professor Barberini che integro con l'articolo integrale della dichiarazione di Helsinki che egli pone a fondamento della sua relazione.

Durante la pausa dei lavori, il professor Barberini ci tenne molto a spiegarmi le dure condizioni ideologiche dell'est Europa che lui aveva incontrato nella sua esperienza. Solo che allora io stavo dalla parte opposta del professor Barberini. Parte opposta che non consisteva nel parteggiare per i regimi dell'est, ma per i bisogni dell'uomo. Quel bisogno di liberarsi dalle atrocità cristiane e cattoliche che lo aveva portato "anche" a costruire i regimi dell'est in antitesi al terrorismo cattolico. Quell'esperimento volse al termine in quanto, chi costruì tali regimi, era stato educato dal punto di vista cristiano e non aveva l'uomo al centro delle sue azioni, ma lo Stato. Come il cristiano ha dio al centro della sua azione. Ciò non toglie che i diritti umani vanno riferiti all'individuo e non possono essere una giustificazione per distruggere i diritti dell'individuo in funzione di una morale o di un diverso potere politico-sociale.

Usare i diritti umani come arma di destabilizzazione sociale del nemico, è una porcheria che di solito si ritorce, nel tempo, contro chi la usa.

Veniamo alle riflessioni del professor Barberini.

In che misura il fatto religioso aiuta o ostacola l'identificazione e la fruizione dei diritti umani?

L'dea che sta alla base della dichiarazione dei diritti dell'uomo, anche se molte costituzioni vi fanno riferimento, io ritengo che tale filosofia debba svilupparsi. Questi stati Bulgaria, Cechia, Slovaccia, Ungheria ecc., che hanno un contesto diverso da quello russo sono compresi nella comunità europea. La comunità europea si identificava con una regione prospera. Ora l'Unione Europea si è fatta carico di un progetto di far garantire i diritti e le libertà fondamentali anche ai paesi dell'est. Chi ha avuto la fortuna, come chi vi parla ha visto a partire degli anni 60, ha avuto modo di interessarsi dei regimi dell'est Europa dominati dal marxismo leninismo e poi di assistere alla caduta del muro di Berlino e i sistemi totalitari e alla faticosa installazione dei sistemi democratico dove i credenti e le chiese avevano pagato prezzi molto alti, oggi prende atto, con grande soddisfazione, che un'ampia libertà religiosa si sta affermando.

Infatti, il nazismo, proprio del cristianesimo e del cattolicesimo, si stanno oggi affermando nell'est Europa. Dalla Polonia all'Ungheria, dall'Ukraina alla Bulgaria.

Gli stati d'Europa orientale vivono uno stato di transizione, che non è finito, in un processo di democratizzazione. E' un processo politico. Se dovessi indicare una data molto significativa per il tema in esame, a mio giudizio è il 1975 quando fu firmato l'atto finale del trattato di Helsinki al termine della conferenza sulla cooperazione e la sicurezza in Europa. Nei 10 principi va ricordato l'inciso che si trova nel settimo articolo.

Riporto il settimo articolo della dichiarazione di Helsinki:

Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa
Atto Finale

Helsinki, 1 agosto 1975

La Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, aperta il 3 luglio 1973 a Helsinki e proseguita a Ginevra dal 18 settembre 1973 al 21 luglio1975, è stata conclusa a Helsinki il 1 agosto 1975 dagli Alti Rappresentanti dell'Austria, del Belgio, della Bulgaria, del Canada, della Cecoslovacchia, di Cipro, della Danimarca, della Finlandia, della Francia, della Repubblica Federale di Germania, della Grecia, dell'Irlanda, dell'Islanda, dell'Italia, della Jugoslavia, del Liechtenstein, del Lussemburgo, di Malta, di Monaco, della Norvegia, dei Paesi Bassi, della Polonia, del Portogallo, del Regno Unito, della Repubblica Democratica Tedesca, della Romania, di San Marino, della Santa Sede, della Spagna, degli Stati Uniti d'America, della Svezia, della Svizzera, della Turchia, dell'Ungheria e dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

VII. Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo

Gli Stati partecipanti rispettano i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, per tutti senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione. Essi promuovono e incoraggiano l'esercizio effettivo delle libertà e dei diritti civili, politici, economici, sociali, culturali ed altri che derivano tutti dalla dignità inerente alla persona umana e sono essenziali al suo libero e pieno sviluppo.
In questo contesto gli Stati partecipanti riconoscono e rispettano la libertà dell'individuo di professare e praticare, solo o in comune con altri, una religione o un credo agendo secondo i dettami della propria coscienza.
Gli Stati partecipanti nel cui territorio esistono minoranze nazionali rispettano il diritto delle persone appartenenti a tali minoranze all'uguaglianza di fronte alla legge, offrono loro la piena possibilità di godere effettivamente dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e, in tal modo, proteggono i loro legittimi interessi in questo campo.
Gli Stati partecipanti riconoscono il significato universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il cui rispetto è un fattore essenziale della pace, della giustizia e del benessere necessari ad assicurare lo sviluppo di relazioni amichevoli e della cooperazione fra loro, come fra tutti gli Stati.
Essi rispettano costantemente tali diritti e libertà nei loro reciproci rapporti e si adoperano congiuntamente e separatamente, nonché in cooperazione con le Nazioni Unite, per promuoverne il rispetto universale ed effettivo.
Essi confermano il diritto dell'individuo di conoscere i propri diritti e doveri in questo campo e di agire in conseguenza.
Nel campo dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, gli Stati partecipanti agiscono conformemente ai fini e ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Inoltre adempiono i loro obblighi quali sono enunciati nelle dichiarazioni e negli accordi internazionali pertinenti, ivi compresi fra l'altro i Patti internazionali sui Diritti dell'Uomo, da cui siano vincolati.

Questo è l'articolo 7 della dichiarazione di Helsinki a cui il professor Barberini si riferirà nel corso della sua esposizione. Richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Il professor Barberini rileva come, per lui, sia stato importante il solo titolo dell'articolo 7: "Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo".

Secondo il professor Barberini, chi firma quel principio si impegna al rispetto del credo, della razza ecc.

Si tratta, dice, di una formulazione sulla quale aveva influito l'azione diplomatica della santa sede la quale, avendo aderito all'invito rivoltogli dall'URSS per definire un nuovo sistema politico e di cooperazione, trovandosi nella condizione di rappresentare quella che era l'esigenza universalmente sentita, si è fatta portavoce di tutti i credenti e anche dei non credenti. E' stata anche l'attività negoziale messa in atto negli anni 60 da Casaroli e altri che indicavano l'attività religiosa come uno dei diritti fondamentali. Appunto, l'attività della religione, non il diritto dell'uomo al rispetto da parte della religione. Il diritto dell'assassino nel campo di sterminio, non il diritto dell'internato a non essere assassinato. Barberini non parla dei diritti dell'uomo, ma dei diritti della religione sull'uomo.

La formulazione, poi passata all'unanimità nella conferenza; oggi, per l'organizzazione della sicurezza, o un testo viene adottato all'unanimità o non viene accettato. L'attività del Vaticano ha fatto valere anche la libertà dei non credenti e in questo senso si era adoperato per fornire garanzie circa l'interpretazione della sua proposta. Ricordo in particolare, dice il professor Barberini, che la delegazione della Repubblica Democratica Tedesca, una delle più rigide anche sotto questo principio, aveva chiesto espressamente al responsabile della delegazione Vaticana assicurazioni in questo senso. Il responsabile della delegazione Vaticana, dopo una consultazione telefonica con il sant'ufficio, aveva detto che l'interpretazione era questa in conformità al principio della libertà religiosa adottato nel Concilio Vaticano II. Il diritto della chiesa cattolica di violentare l'uomo per imporgli la sua fede.

Questo settimo principio dette voce al dissenso dei firmatari la carta 77, i dissidenti russi e a Solidarnosc. All'interno del blocco socialista c'era l'urto operato dall'opinione pubblica per l'approvazione dell'atto finale. In particolare il 7 principio era collegata agli impegni che si assumevano nella sottoscrizione dell'atto finale. Il principio era collegato agli impegni, c'era la proposta della nuova missione della persona umana e del rispetto della persona umana nella società e la libertà religiosa era uno dei diritti umani rivendicati. Una libertà di coscienza e di condizione veniva intesa dagli oppositori dei regimi come libertà di pensiero e non come una diversa forma di assolutismo.

Ricorda il professor Barberini, come nei suoi soggiorni dell'est Europa doveva portare chili di fotocopie ai suoi amici universitari perché la diffusione dell'atto finale di Helsiski non era così diffuso, proprio perché questi dissidenti intendevano farli valere proprio nei confronti delle autorità del loro paese che pure avevano dato il loro consenso per acquisire quel testo.

Ma c'è un altro motivo che rende significativo il fatto. Per la prima volta il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali era considerato un elemento integrante delle relazioni internazionali. Si instaurava una cintura di sicurezza e di cooperazione insieme ad altri principi del decalogo che erano già stati inseriti nel diritto internazionale. Il rispetto dei diritti umani, ivi compresa la libertà di religione e di coscienza, veniva a costituire un elemento fondamentale della distensione.

Il testo integrale della relazione che sta facendo durante il "Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa", dice il professor Barberini, poi sarà consegnato al professor Possenti (responsabile dell'organizzazione del convegno) per la pubblicazione.

I miei riassunti [Claudio Simeoni], in effetti, hanno lo scopo di individuare condizioni e intenzioni dei relatori, ma non quello di riprodurre le relazioni. Hanno lo scopo di CAPIRE uso e significati del diritto alla libertà di religione e di commentare le relazioni, non quello di riprodurre le relazioni.

Il professor Barberini vuole fissare l'attenzione sulla società in cui il fenomeno religioso vive o non si esprime ancora in piena libertà dal punto di vista della chiesa cattolica. Vuole capire le condizioni per mettere a punto una migliore strategia di intervento missionario da parte della chiesa cattolica.

Secondo il prof. Barberini, gli stati e le popolazioni dell'Europa centro orientale, oltre che aver perduto la sostanza del retaggio culturale della mitteleuropa a causa della divisione del continente, per oltre 40 anni sono stati dominati dal "marxismo-leninismo" che è entrato nelle società e in quelle popolazioni in forme e in tempi diversi e la rinascita [dell'ideologia assolutista cristiana] non può non seguire la stessa strada differenziata. Il cammino del dominio cristiano risente intensamente dell'intensità dell'organizzazione marxista che ha agito nei vari contesti.

Quando oggi si dice che nella Repubblica Ceca oltre una maggioranza, 60 70% della popolazione, comunque una grande parte della popolazione, si chiama atea o miscredente, non fa tanta meraviglia perché ricordo, dice il professor Barberini, quando vivevo nei collegi universitari a Praga e in Boemia, l'indottrinamento di questi studenti da parte degli organi del partito.

In realtà io [Claudio Simeoni come spettatore al convegno] ho chiesto al professor Barberini perché considerava indottrinamento quello del Partito Comunista Ceco e non quello della chiesa cattolica. La mia domanda partiva non soltanto dalle condizioni storiche dell'Italia e della Spagna, ma da tutte quelle centinaia di migliaia di bambini violentati dai preti cattolici, dal ruolo delle scuole religiose del Canada, dalla decimazione religiosa degli aborigeni australiani, dalla deportazione e dalle violenze sui bambini inglesi, della situazione dei reclusori irlandesi, ecc. ecc.

Milioni di bambini segregati e costretti a sottomettersi al credo cattolico per sentirsi dire dal professor Barberini che la chiesa cattolica non indottrina nessuno. Chissà a cosa pensa che servano, il professor Barberini, gli insegnati di religione cattolica nella scuola pubblica se non per indottrinare violentemente i ragazzi.

Naturalmente, su questo, il professor Barberini è "scappato". Il suo fondamentalismo gli impediva di discutere.

Così, il professor Barberini, dice che quegli studenti indottrinati dalle scuole dell'est Europa sono oggi dei maturi signori che si qualificano come atei o miscredenti.

In questo modo il marxismo, secondo il professor Barberini, è entrato nelle società.

Dice Barberini che dei legami fra la religione e nazione ci sono realtà diverse; tante quante sono le realtà dei paesi dell'est. Non solo per ateismo e marxismo ma anche per relazione fra nazionalismo e chiese specifiche.

Un altro problema per la chiesa cattolica, secondo Barberini, sono le minoranze nazionali che molto spesso si presentano con problemi specifici dal punto di vista religioso e nazionali. Costituiscono problemi religiosi e alcune leggi possono incidere anche sull'esercizio della libertà religiosa.

Norme giuridiche relative a minoranze nazionali possono ricadere sull'esercizio della loro libertà religiosa.

Ricorda Barberini che durante il regime comunista della Romania, la violenza del regime messo in atto in Transilvania nei confronti della minoranza ungherese tradizionalmente di fede cattolica fece partire la prima scintilla che ha abbattuto il dittatore romeno Ceausescu. La scintilla anti-Ceausescu, secondo Barberini, è scoppiata in Transilvania.

Barberini avverte l'esigenza di accordi bilaterali fra gli stati per risolvere gli annosi problemi dei paesi europei per quanto riguarda le minoranze, tali accordi sono stati stipulati e altri si stanno per stipulare. Nelle fasi di transizione, che saranno ancora lunghe e diversificate, un ruolo importante è il riconoscimento alle chiese che sono state all'opposizione durante il comunismo. Questo spiega alcune leggi e normative fate dopo il 1989. Le legislazioni sono diverse. Ci sono state chiese all'opposizione durante il regime marxista leninista, come la chiesa cattolica, chiese che non sono state in opposizione dichiarata e chiese che sono vissute nel sistema. Il dato di fatto è che chi è stato all'opposizione oggi può giocare e gioca un ruolo nella rinascita e nel processo di democratizzazione del paese.

Infatti il nazismo si sta imponendo.

Secondo Barberini, le chiese e le comunità religiose ora fanno assegnamento sul consolidamento delle istituzioni democratiche. In altre parole, sul quadro Istituzionale Costituzionale per operare senza chiedere, ma in questo quadro operano per ottenere norme e diritti per tutti.

Nel 1997 dopo la caduta dei comunisti, si tenne a Budapest un simposio con i rappresentanti religiosi di vari paesi dell'area e si disse (il professor Barberini fa una citazione in francese) quello che tutte le comunità religiose potevano e avrebbero potuto fare per la rinascita degli stati. Libertà di pensiero, di religione, di manifestazione, libertà di movimento ecc. Tutte le libertà sono coordinate fra loro con vincolo di solidarietà così che l'arbitraria distinzione di una di esse si ripercuote su ognuna delle altre.

In sostanza, si è passati dalla libertà religiosa del singolo cittadini alla libertà dei cristiani di imporre il cristianesimo al singolo cittadino. Per fare questo i cristiani si sono appropriati degli Stati con cui imporre la sottomissione ai cittadini.

La libertà religiosa e di alcune istituzioni confessionali è considerata come una sorta di libertà privilegiata. In questo caso di transizione, dice il professor Barberini, dello stato democratico nell'est si deve considerare la libertà di coscienza comprendendo la spinta alla rivendicazione. I privilegi accordati alle chiese suona come riparazione per i gravi torti subiti. Si accordano privilegi alle chiese che il professor Barberini giustifica con l'oppressione subita in passato. Le chiese e le comunità religiose di molti stati si trovano a sostenere la rinascita religiosa ed economica del paese e questo giustificherebbe le norme emanate a vantaggio delle Associazioni Religiose Cristiane. Perché, secondo Barberini, gli stati hanno interesse che tutti contribuiscano alla rinascita sociale del paese e al consolidamento delle loro Istituzioni.

La libertà delle religioni si inserisce nella stabilità interna degli stati, ma se ricordiamo il tentativo di una sistematica educazione atea messa in piedi dai regimi marxisti leninisti di cui facevo cenno prima, quali conseguenze ha prodotto nella coscienza di coloro che allora erano giovani per la conseguente secolarizzazione e l'educazione atea che forma una miscela contraria al fenomeno religioso.

Barberini ha volutamente omesso di dire che l'ateismo non è contrario al fenomeno religioso, ma è una interpretazione soggettiva del fenomeno religioso. L'ateismo non è antireligioso, l'ateismo può essere anticristiano in quanto nega l'attività di un presunto dio sull'uomo. Barberini, anti-ateo, dovrebbe dimostrare l'esistenza di dio, ma preferisce partecipare ad una guerra di religione contro chi pensa in maniera diversa dal suo modo di pensare.

E' perplesso Barberini: consideriamo che la rivendicazione della libertà religiosa ha funzionato come rivendicazione della libertà di pensiero durante il regime comunista e contro il regime comunista; in occidente il fenomeno della secolarizzazione che avanza rapidamente ha una sua storia e la religione cristiana e le chiese non hanno giocato quel ruolo che hanno giocato nell'Europa occidentale. Quel ruolo che invece hanno giocato nell'Europa orientale dove credenti e non credenti si sentivano tutelati dalle chiese che erano all'opposizione del regime. Non vorrei esprimermi in un modo semplicistico, ma caduti i regimi comunisti la secolarizzazione intesa come affrancazione del sociale dal religioso ha ripreso il suo cammino quasi favorita dal nuovo status libertatis.

Secondo Barberini, il quadro giuridico su cui è venuta a formarsi la libertà religiosa nell'Europa dell'Est è articolato molto succintamente su tre livelli: norme costituzionali, norme ordinarie e gli accordi.

I paesi dell'Est si sono dotati di norme Costituzionali. Sulle norme Costituzionali c'è poco da dire perché fra 1990 e 2000 è stata trovata piena indipendenza e sovranità degli Stati con riferimenti espliciti agli standard internazionali. Non è stata una cosa molto facile e tutte le Costituzioni hanno un'impostazione liberl-democratica.

In tutte le Costituzioni è compresa la libertà religiosa espressa in varie formulazioni. Culto, pratica individuale e collettiva, in genere, riaffermata e garantita.

Alcune Costituzioni come Estone, Lituana e Polacca, indicano i limiti posti alla libertà religiosa. Ci sono dei rischi per l'incidenza dell'apparato amministrativo. Si possono presentare rischi di interferenza motivati da situazioni relative all'ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la salute pubblica, la morale pubblica e i diritti degli altri cittadini. C'è implicitamente o esplicitamente riferimento alla società Democratica ma, stando a quello che ho detto della difficoltà del processo di trasformazione, questo riferimento non rappresenta una garanzia. I limiti sono posti e c'è l'apparato amministrativo che consente al legislatore di agire applicando quelle norme come ritiene opportuno.

Normalmente le legislazioni più o meno riconoscono in senso liberale giuridico alle confessioni religiose uno status giuridico, ma non con la prassi precedente. V'è molta diversità. In molti casi ci sono delle procedure abbastanza onerose per giungere al pieno riconoscimento.

Alcuni di queste Costituzioni sanciscono il principio della separazione fra stato e chiese. Altre sanciscono una religione di stato; la Costituzione Polacca parla di imparzialità e quella Romena parla di autonomia delle confessioni; la non esistenza della religione di stato si manifesta in modo assai differenziato nei vari stati. Gli stati possono imporre misure legislative che poco hanno a che fare col concetto ottocentesco della separazione dello stato dalla chiesa e il principio di laicità dello stato.

Alcune sentenze della Corte Costituzionale Ungherese dal 1993 in poi delineano un concetto di laicità dello stato in senso positivo. Non soltanto nei confronti delle chiese storiche, ma anche in tutte le confessioni religiose. Si predilige uno stato di neutralità ma sempre, secondo la Corte Costituzionale, lo Stato non si mostra indifferente nei confronti del fenomeno religioso.

La legislazione ordinaria fa leggi ordinarie che disciplinano la libertà religiosa all'interno della Costituzione.

Ci sono due situazioni esemplari di attuazioni Costituzionali per riconoscere le nuove organizzazioni religiose. Due situazioni molto diverse.

La Polonia ha dato dimostrazione di aver cambiato strada. Sono 158 le confessioni religiose che sono state riconosciute e con 14 ha stipulato accordi sul modello italiano. I matrimoni celebrati da questi gruppi sono riconosciuti dallo Stato.

In Lituania sono riconosciute 9 confessioni religiose ritenute tradizionali perché ben radicate, così si dice, nella società. Il problema sorge perché tutte le altre confessioni possono chiedere una prima registrazione, ma devono passare 25 anni per la conferma della registrazione perché sia confermata dando prova di essersi ben radicate nella società.

Questa norma in nessun paese europeo passerebbe e l'Unione Europea ha chiuso gli occhi pur di far entrare la Lituania nell'Unione. La chiesa cattolica ha firmato accordi con tutti gli stati per avere un regime di parità di trattamento.

Concludendo, il professor Barberini si chiede: che ruolo intende giocare il cristianesimo vista la fase che gli stati membri stanno attraversando di secolarizzazione, ateismo miscredenza? E come l'arrivo di sei stati cattolici in Europa possono influire sulle scelte?

Tutta questa esposizione, fatta dal professor Barberini e intercalata con alcune mie osservazioni alternative al cristianesimo, appare come il tentativo della chiesa cattolica di disarticolare i paesi dell'est Europa. Un tentativo che in questo momento la chiesa cattolica sta portando avanti anche in Spagna.

E' evidente che quando il muro di Berlino è caduto, è caduta anche l'importanza che aveva la chiesa cattolica e le chiese cristiane nella guerra contro l'est Europa. Ora i cittadini d'Europa possono abbandonare le chiese cristiane senza poter essere accusati di essere "atei e comunisti".

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è stata usata dalla chiesa cattolica per combattere una battaglia di potere e di dominio, come ci ha spiegato il professor Barberini che a questa guerra ha preso parte. Una volta abbattuta la cortina di ferro la chiesa cattolica appare per ciò che è: il soggetto contro il quale è stata scritta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo affinché nessun uomo sia mai più schiavo del dio padrone e del cristo Gesù. Né schiavo di chi li rappresenta e pretende di gestirne la vita.

Marghera, 13 dicembre 2008

Indice convegno sulla libertà religiosa

La Religione Pagana

riflette sulle

norme sociali che regolano

la società civile in Italia

Indice generale temi vari di Stregoneria

Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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Questa società rappresenta quanto abbiamo ereditato e la nostra azione sociale, in questa società, determina quanto noi vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli. Per questo nessun Pagano potrà mai fingere che quanto succede nella società non lo riguardi.