La scelta di Gesù fra Cesare e dio e
la scelta di Paride della Dea più bella

Due ideologie a confronto

di Claudio Simeoni

Il libro, Gesù di Nazareth: l'infamia umana, è in correzione e di prossima pubblicazione

La scelta del cristiano sottomesso al padrone
la scelta di vita di Paride

La scelta di Gesù nel dare a Cesare e a dio e la scelta di Paride.

Prima di dire che cosa deve essere dato a Cesare o a dio, è necessario stabilire che cosa Cesare o dio hanno dato a me.

Per esempio, che cosa ha fatto lo Stato nelle vesti di Erode per chiedere un tributo a Gerusalemme? Ad esempio, ha ricostruito il tempio. Che piaccia o meno, Erode ha fatto qualcosa per la città. Qualcosa che ha un costo e per il quale, giusto o ingiusto che sia, chiede un tributo.

Che cosa ha fatto il dio padrone cristiano per l'uomo se non imporgli schiavitù, sottomissione e obbedienza? Erode o Cesare hanno dato qualche cosa, il dio padrone degli ebrei ha preteso di togliere all'uomo.

Non si tratta di una questione pretestuosa, si tratta di una relazione esatta che esisteva nella Religione di Roma Antica fra gli Dèi e gli uomini. Gli Dèi o l'autorità si ringraziano (e si pagano i tributi) perché hanno fatto qualche cosa per l'uomo, magari un tribunale ha garantito giustizia, o la città soccorre i bisognosi, oppure, si sono difesi i confini, ecc. Ma quando gli Dèi non rispettano i patti, si abbattono i templi. Quando un soggetto è corrotto, lo si sbatte in galera.

All'interno di quest'ottica affrontiamo questo passo dei vangeli.

Scrivono Matteo e Marco:

"Ma gli mandarono alcuni Farisei con degli Erodiani, per sorprenderlo nei lacci di una questione. Or, giunti, gli dissero: "Maestro, noi sappiamo che tu sei sincero e non hai riguardo a nessuno, poiché tu non guardi in faccia agli uomini, ma insegni la via di Dio secondo verità. E' lecito pagare il tributo a Cesare o no? Dobbiamo pagarlo o non pagarlo?". Egli, conosciuta la loro malizia, disse: "Perché mi mettete alla prova? Portatemi un denaro, che lo veda". Essi glielo presentarono. Egli domandò: "Di chi è questa effige e l'iscrizione?". Gli dissero: " "Di Cesare". Allora Gesù rispose: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". E rimasero meravigliati di lui".

Vangelo di Matteo 22, 16-22; vangelo in Marco 11, 13-17

La domanda è: perché devo dare a Cesare o a dio; cosa ho avuto per dover dare in cambio?

O cosa ha ricevuto da Cesare o da dio per dare loro qualche cosa che qualcuno ritiene che gli spetti?

Cosa è tenuto a dare Cesare o dio all'individuo, a me, per essere nelle condizioni di pretendere qualche cosa?

Di tutto questo Gesù non parla. Non parla mai, nei vangeli, del dovere del dio suo padre o del proprio dovere nei confronti delle persone.

La questione è rivolta ad uno schiavo e la risposta è la risposta dello schiavo che pretende di diventare padrone di schiavi.

La moneta non è di Cesare. La moneta è un valore di scambio; le monete passano di mano perché uno dà perché ha ricevuto. La moneta non appartiene a Cesare, la moneta appartiene a chi detiene il valore della moneta per il quale ha dato qualche cosa in cambio.

La risposta di Gesù è una risposta da schiavista: qual è il valore che il dio pretende da me se non la mia vita? Le persone non sono oggetti che devono qualche cosa al dio padrone.

La questione è posta fra due padroni. La questione è posta ad un terzo padrone che è contiguo al secondo padrone, il figlio del dio padrone, e per continuare ad essere padrone deve mediare tra gli altri due padroni.

Si tratta di una trappola retorica in cui gli evangelisti Marco e Matteo chiudono il lettore. Il lettore, lo schiavo che ascolta, è il soggetto assente e ignorato.

L'azione di Gesù è la continuazione dell'attività di depersonalizzazione delle persone per trasformarle in oggetti che si possiedono e che non hanno diritto alcuno. Il cristianesimo, secondo alcuni, introduce, in contrapposizione all'antico concetto di Fato, il concetto di libero arbitrio. Il libero arbitrio che consisterebbe nel fare ciò che vuole Gesù o essere legati e cacciati là dove c'è dolore e stridor di denti. L'affermazione di Gesù non è altro che la continuazione della depersonalizzazione delle persone le quali non manifestano nessun diritto. O obbediscono o vengono uccise.

Alla domanda, Gesù non sceglie perché non ha nessuna ragione per scegliere: lui è quello che si fa pagare con soldi e col corpo delle persone. Che senso ha per Gesù quella domanda quando Gesù pretende di possedere le persone con tutto il loro corpo e tutta la loro anima?

Non è Gesù che sceglie. Gesù non dice: "Io pago le tasse o non pago le tasse." Non dice perché è necessario pagare le tasse o non è necessario pagare le tasse. Gesù afferma che il denaro, come misura del lavoro degli uomini, va dato a Cesare e il corpo e la psiche degli uomini a dio. Ma Gesù non dice che il suo lavoro deve essere dato a Cesare. Lui è il beneficiario dei corpi degli uomini che si mettono in ginocchio davanti a lui come padrone.

O sottomettersi, o subire l'ira.

E le persone?

Ma è sempre stato così?

Proviamo a pescare dal Mito Greco, da Apollodoro Epitome, la scelta di Paride.

"Per una di queste ragioni Eris getta una mela, come premio per la più bella, davanti alle dee Era, Atena e Afrodite; Zeus ordina ad Ermes di condurre le Dee da Alessandro, sull'Ida, perché vengano da lui giudicate. Ad Alessandro, le Dee promettono doni: Era disse che se fosse stata scelta gli avrebbe dato il dominio del mondo; Atena la vittoria nelle guerre, Afrodite le nozze con Elena. Lui sceglie Afrodite, poi si imbarca sulle navi che gli ha costruito Fereclo e salpa alla volta di Sparta."

A differenza di Gesù che sceglie affermando che gli schiavi devono dare il loro lavoro a Cesare (ad un padrone materiale) e il loro corpo e la loro psiche a lui in quanto figlio del dio padrone, Paride sceglie e si assume la responsabilità della scelta.

L'uomo è il responsabile delle proprie scelte. Gesù non è un uomo, è un padrone che si ciba di uomini.

Al raduno degli Dèi Eris lancia una mela con sopra scritto: "alla più bella".

Tre Dee si contendono la mela: Hera, Atena e Afrodite.

Paride viene incaricato di scegliere quale delle Dee è la più bella e di donarle la mela d'oro.

Hera è l'Essere Natura; di cui Paride è parte.

Atena è l'arte dell'agguato; è lo strumento che Zeus ha donato agli Esseri della Natura affinché si trasformino in Dèi.

Afrodite è la fusione emotiva che porta al divenire della vita.

Come potrebbe Paride scegliere la più bella di queste tre Dee quando ognuna di esse è a fondamento della sua stessa esistenza?

Dare a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio: che cosa riceve l'uomo in cambio?

Le tre Dee non offrono soltanto il loro aspetto, sul quale Paride non può sindacare, ma portano dei doni a Paride.

La scelta di Paride non è fra la più bella fra le Dee. Paride deve scegliere quale dono accettare dalle Dee. E' il dono che sollecita la scelta. E' nel dono il segreto del mito.

Hera offre il potere come dominio e comando sugli uomini!

Atena offre la vittoria in guerra!

Afrodite offre di far innamorare di Paride la donna più bella del mondo.

Cosa comportava accettare un dono?

Il dono di Hera lo trasformava in "padrone di uomini".

Il dono di Atena lo trasformava in servo di uomini (a cosa serve poter vincere sempre le guerre se non per passare l'intera vita a fare guerre?).

Il dono di Afrodite avrebbe permesso a Paride di manifestare le proprie tensioni e le proprie pulsioni con la più grande passione che avrebbe potuto suscitare nel mondo in cui viveva.

Paride sceglie sé stesso; sceglie Afrodite.

Sceglie di vivere una vita piena di emozioni e di passioni piuttosto che dominare altri uomini o essere servo della società cui apparteneva.

Questa scelta sarà piena di conseguenze, ma Paride ha esercitato il suo libero arbitrio.

Per quella scelta vive, combatte e muore. Come succede ad ogni Essere della Natura e Essere Umano nel nostro caso, che anche quando afferma di non scegliere in realtà ha scelto.

Nel dare a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio non c'è scelta per il soggetto. L'individuo non ha alternative se non quella di rinunciare a vivere. Ma rinunciare a vivere non è un'alternativa della o nella vita, è fuori della vita. Il soggetto non trae nessun beneficio nel dare a quei due in quanto, quei due, stando all'ideologia di Gesù, non sono tenuti a dare nulla all'uomo, ma pretendono, con la violenza, che l'uomo si metta in ginocchio.

L'uomo è un soggetto odiato dal dio Gesù. L'uomo è odiato perché non adora abbastanza Gesù. Gesù non si ritiene in diritto di portare qualche cosa all'uomo. Ma come, dicono i cristiani, si è sacrificato per lui! Ma chi glielo ha chiesto? Chi ha manifestato la necessità che Gesù si sacrificasse? Non è più probabile che Gesù ha fallito nel suo tentativo di stuprare gli uomini e allora i suoi seguaci hanno trasformato il suo fallimento in una pubblicità? La pubblicità di un nuovo dentifricio, o meglio la pubblicità di un modello al quale costringere gli Esseri Umani in ginocchio?

Paride ha vissuto. Paride si è fuso con gli oggetti del mondo. Paride si è trasformato in un DIO!

Già, perché mentre i doni di Hera e Atena erano legati alla ragione, alla quotidianità, il dono di Afrodite lo proiettava nell'infinito dei mutamenti.

Cesare rappresenta per i cristiani il modello di monarchia assoluta; dio in cielo e Cesare in terra. Sarà il modello che i cristiani imporranno agli Esseri Umani fino al 1789. Nel 1789, tagliando la testa al re che rappresenta dio in terra, Paride può scegliere di vivere la propria vita trasformandosi in un dio nell'infinito dei mutamenti.

Mentre il mito ci racconta che gli Esseri, figli di Hera, spesso devono combattere anche contro gli Dèi, anche contro Hera stessa per riaffermare il proprio diritto a decidere della propria vita; i vangeli ufficiali della chiesa cattolica raccontano agli Esseri Umani che non c'è speranza. Raccontano che il mondo è fatto da dio e da mammona; dal loro dio e dal benessere terreno che, loro, chiamano ricchezza e che non c'è scelta se non fra l'uno o l'altro e che, comunque, quella scelta sarà giudicata dal loro dio che condannerà chi non ha scelto lui.

Mentre il mito ci racconta come solo l'uomo coraggioso, capace di fare le proprie scelte, può continuare a divenire nell'infinito dei mutamenti; i cristiani ci raccontano che solo mettendoci in ginocchio davanti a loro c'è qualche possibilità che il loro dio voglia "salvarli" dal disfacimento che hanno prodotto nella loro esistenza.

Paride sceglie fra i doni degli Dèi. Su tre doni che gli Dèi gli offrono, due appartengono al Potere di Avere, al potere che deriva dal possesso; solo uno appartiene al Potere di Essere, cioè alla capacità o possibilità per l'individuo di manifestare le proprie pulsioni e le proprie tensioni per trasformarsi.

La scelta di Paride è sul Potere di Essere. Egli vuole vivere; egli vuole amare; egli vuole percorrere i sentieri dell'infinito.

Cosa vuole l'Essere Umano che il Gesù dei cristiani costringe a dare a Cesare quel che è di Cesare e al dio suo padre, cioè a lui stesso, ciò che appartiene al dio suo padre?

Può quell'uomo chiedere, al suo dio o al suo cesare, che stiano ai patti?

Gesù disprezza gli Esseri Umani capaci di stare ai patti. Non li può ricattare; non li può colpevolizzare. Chi sta ai patti può chiedere giustizia. Chiedere giustizia significa chiedere che, sia il Gesù che il dio suo padre che Cesare, ottemperino a ciò che può dar loro diritto di chiedere qualche cosa al singolo uomo! Un patto fra pari: il dio dei cristiani, il Gesù dei cristiani, Cesare e ogni singolo individuo, seduti attorno ad un tavolo che discutono su che cosa conviene. Dove il dio dei cristiani, cesare, il Gesù dei cristiani non "trattano" con tutti gli uomini come massa, ma con ogni singolo individuo del passato, presente e futuro, che cosa a loro quattro conviene! Solo allora si rispettano gli uomini, anziché pensarli bestiame di un gregge che qualcuno si ritiene in diritto di potarli al macello della vita; sia esso il dio dei cristiani, cesare o Gesù o qualunque altro!

Nella scelta di Paride gli Dèi trattano con OGNI SINGOLO UOMO!

Ogni uomo nella sua vita consegna la sua mela d'oro agli Dèi e, consegnandola, fa le sue scelte; esercita il suo libero arbitrio nell'infinito dei mutamenti. Il mito ci racconta che ogni uomo è un soggetto che tratta personalmente con gli Dèi; sceglie! E nel scegliere si fa carico delle conseguenze della sua scelta!

Ogni uomo è un Paride che sceglie il proprio futuro.

Se il dio dei cristiani non è in grado di rispettare i patti che ha fatto con ogni singolo Essere Umano non è in grado nemmeno di rivendicare un qualche diritto sull'uomo! Non è forse Gesù di Nazareth ad affermare che non sarebbe passata quella generazione senza che lui sarebbe venuto sulle nubi con grande potenza alla destra del padre mentre le stelle cadevano sulla terra e avrebbe giudicato?

Ha mentito!

Non è stato ai patti!

Chi credeva nella sua venuta, chi è stato da lui convinto che non avrebbe mai "gustato la dolce morte", moriva fra le sofferenze che l'attesa, prodotta dalla convinzione, alimentava dentro di lui. Moriva nella disperazione della "sua" venuta. Non aveva messo in conto di essere stato truffato, raggirato, imbrogliato. Ora rimpiange tutte le cose che avrebbe potuto fare e non ha fatto attendendo quella venuta!

Gesù è solo un criminale.

Afrodite ha promesso a Paride che scegliendo di manifestarla avrebbe vissuto una vita piena. Non gli ha promesso l'eternità, gli ha promesso soltanto l'amore: solo che l'amore di Afrodite, manifestato nella quotidianità, porta all'eternità.

Nel dare a cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio, Gesù nega la personalità dell'uomo e nega, con questo, la valenza e l'importanza delle scelte del singolo individuo. Nega l'uomo perché, se dà è oggetto posseduto da Cesare e da dio, ma se non dà viene bruciato.

Negare l'uomo, la sua volontà e la sua capacità di scelta è proprio del cristiano che considera sé stesso una pecora pronta a percorrere una strada che lo porta al macello della vita!

Lusiana, 06 aprile 2007

 

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Claudio Simeoni

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La Stregoneria procede nel mondo per analisi della realtà in cui gli Esseri Umani vivono. Il cristianesimo procede per verità ontologiche da imporre con la violenza alle persone. Quando la verità imposta dal cristianesimo è inadeguata, il cristianesimo procede applicando alla parola immutabile del suo dio padrone il desiderio di dominio come espressione della malattia di delirio narcisistico di dominio dell'uomo sull'uomo.