Karma e reincarnazione

La superstizione religiosa buddhista

e la conoscenza dei Jainisti

Orfeo e Platone
Un'antica guerra religiosa - Tredicesima parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

Nella formazione della conoscenza dei Jainisti, che poi è quella della Stregoneria, anche se sono convinto che i Jainisti hanno perso il senso intimo della formazione della loro conoscenza finendo per aderire alla superstizione buddista, si distinguono cinque livelli diversi di conoscenza, coscienza e consapevolezza.

Il primo è quello della ragione che separa sé stessa dal mondo.

Il secondo è quello della ragione che riconosce sé stessa in un mondo di ragioni, di soggetti, che interagiscono con lei.

Il terzo livello è la coscienza, conoscenza e consapevolezza del mondo e della realtà come tempo.

Il quarto livello è la coscienza, conoscenza e la consapevolezza del mondo e della realtà come emozione.

Il quinto livello è la coscienza, conoscenza e la consapevolezza del corpo luminoso che, una volta nato, costruito dall'attività del soggetto della Natura, interagisce con la coscienza ordinaria in una relazione dapprima conflittuale e poi pilotando la coscienza razionale.

Il buddismo, nato in seguito all'invasione dell'India ad opera di Alessandro Magno, ha trasformato questo in superstizione in quanto, praticando l'annientamento della volontà di vivere per fuggire dal dolore, ha annientato anche la coscienza e la possibilità di partorire il corpo luminoso all'atto della morte del corpo fisico. Mentre per i Jainisti la rottura della trasformazione karmica è la trasformazione dell'individuo della natura in un dio, nel buddismo la rottura della trasformazione karmica avviene con l'annientamento della coscienza come dissoluzione. Nirvana, significa dissoluzione (anche se il buddismo moderno ha assunto altri fini oltre la morte per gestire meglio il suo potere). Dissoluzione come fuga dal dolore prodotto dalla vita che, dal punto di vista dell'applicazione pratica della dottrina buddhista nella società, si traduce nella costruzione di una società povera, miserabile, sorretta da principi schiavisti, affinché i componenti della società si convincano che "davvero la vita è solo dolore".

Questo schema della teoria della conoscenza dei Jainisti fu analizzato e praticato da Pirrone e diventa il fondamento dello scetticismo in Grecia. Questo schema lo analizzo in base alla religione Pagana Politeista perché le analogie con il Crogiolo dello Stregone sono importanti.

Vedi: vedi nel Libero dell'Anticristo.

Se lo schema è chiaro per la Religione Pagana lo è meno quando quello schema viene interpretato da altre forme religiose o altri intendimenti filosofici e dottrinali.

E' il caso del buddismo in cui l'elevazione della conoscenza viene idealizzata in senso fiabesco fino a delineare i "poteri" del buddhismo:

"Ai livelli del quarto dhyna corrispondono ben sette cori di beati: quello dei fruitori "del gran frutto" delle loro pratiche (i Brhatphala); quello dei "non esperienti" (gli Asamjnin); quello e i "senza sforzo" (gli Avrha) ; quello dei "senza ardore tormentoso" (gli Atapa); quello dei dotati di "buona vista" (i Sudarsa); quello dei "bene veggenti" (i Suparsin); quello dei "non minimi" (gli Akanistha). Uscita da questo stato la mente capace di attenzione lucida e insieme perfettamente distaccata, è suscettibile di assumere senza sforzo forme diverse, ciò che ne fa la base per l'attingimento delle diverse speciali varietà di super-conoscenza (le abhijna), che, tutte salvo l'ultima, presuppongono la ripetuta immersione nel quarto dhyana per vincere eventuali ostacoli.

La prima abhijna consiste nell'accesso alle otto facoltà paranormali (le siddhil/rddhi): 1) La bi o poli-locazione; 2) l'invisibilità; 3) il passaggio attraverso muri, rocce, ecc. 4) lo sprofondare nella terra e l'emergere come se si trattasse d'acqua; 5) il camminare sull'acqua come se fosse terra; 6) la levitazione; 7) l'estendere il proprio corpo fino a toccare sole e luna; 8) il trasferimento istantaneo fino ad altri luoghi fino al mondo di Brahma. Tali poteri ben noti alla teorizzazione dello yoga e al folklore indiano, sono utilizzati dal Buddha e da diversi suoi discepoli in vari episodi appartenenti agli strati più antichi della letteratura canonica.

La seconda abhijna conferisce la "chiaroaudizione" ossia l'Orecchio Divino (il Divyasrotas).

La terza abhijna permette l'accesso agli altri pensieri.

La quarta abhijna dona l'accesso ai ricordi delle vite precedenti rievocati attraverso una regressione cosciente...

La quinta abhijna conferisce la chiaroveggenza "l'occhio divino" (il Divyacaksus) noto anche nella tradizione brahmanica.

La sesta abhijna cui è possibile accedere da qualsiasi stato di coscienza coincide con la "comprensione liberatrice" (Bodhi); in sostanza interrompe il ciclo karmico.

Tratto da "Storia delle religioni India" a cura di Giovanni Filolamo edizione La Biblioteca di Repubblica

Non è diverso dai super poteri che vengono dati ai seguaci di Gesù. Dal guarire le malattie allo scacciare i demoni, dal manipolare la realtà mistica che poi il loro dio avrebbe confermato, tanto da creare il limbo e poi annullare il limbo, creare il purgatorio e determinarne la realtà formale, alla facoltà di gettare le montagne a mare, ecc.

Si tratta di un'idea infantile che la psicologia tratta come "pensiero magico" della primissima infanzia e che, l'infantilismo educazionale imposto dalla religioni rivelate e dal buddhismo sulla primissima infanzia mediante i comportamenti dei genitori che riproducono nei loro gesti l'ideale cristiano, islamico, ebreo o buddhista, tendono a fissare in maniera permanente anche nell'età adulta.

Il fedele buddhista non aspira alla conoscenza né considera il suo sforzo per giungere alla conoscenza un percorso che lo trasforma in un DIO. Il DIO è colui che "conosce" in contrapposizione al soggetto che, vivendo nello stato attuale, ritiene che le sue possibilità di conoscere non siano adeguate rispetto ad una realtà che percepisce. Così le azioni di Zeus sono volte a trasformarsi in un DIO oltre il proprio presente intuendo l'esistenza di una possibilità di conoscere che nel presente ritiene inadeguata. E' proprio questo desiderio, questo anelito, che ci permette di individuare il DIO che è in relazione al DIO che sarà mediante la propria trasformazione soggettiva del conoscere.

Il buddhista anela solo al potere inteso come possesso. Tutto deve avvenire "senza sforzo". Senza qualche cosa che diventa privativo dell'unicità dell'individuo. "Senza tormento" e "senza ardore" che porta alla privazione della vita. La privazione della vita mediante uno sforzo continuo di contenimento delle proprie pulsioni e delle proprie emozioni in vista dei superpoteri che permettono, senza sforzo, di dominare il mondo. Il dominio del mondo e la riduzione di altri come oggetti di possesso è l'obbiettivo del buddista, come lo è del cristiano, dell'ebreo e del musulmano. Non lo è del Jainista in cui la conoscenza lo porta a penetrare il mondo in cui vive e lo porta a trasformarsi nella vita e nella propria esistenza.

Il buddhista anela alla bilocazione perché, attrezzarsi per viaggiare, gli è fastidioso.

Il buddhista anela all'invisibilità per non sottoporsi al giudizio di chi reputa malvagie le sue azioni.

Il buddhista anela a passare attraverso i muri perché scavare la roccia o girare la maniglia di una porta, per lui è faticoso e umiliante.

Il buddhista anela all'invisibilità affinché le sue azioni non siano sottoposte a giudizio.

Il buddhista anela a sprofondare nella terra e ad emergere come se fosse acqua affinché sia irraggiungibile.

Il buddhista, come il Gesù dei cristiani, anela a camminare sulle acque perché imparare a nuotare è troppo faticoso.

Il buddhista anela a levitare nel cielo, per stupire le persone della sua onnipotenza e costruire sottomissione.

Il buddhista anela a poter estendere il proprio corpo fino a toccare il sole e la luna per dimostrare di essere onnipotente.

Il buddhista anela al teletrasporto in ogni angolo della terra, ma è sempre stato confinato in un solo luogo.

Il buddhista anela alla chiaraudizione, al sentire tutte le parole pronunciate sulla terra per poter controllare gli uomini suoi schiavi.

Il buddhista anela ad accedere al pensiero di ogni altro uomo affinché, timoroso davanti a lui, sia sempre costretto a non ingannarlo.

Il buddhista anela all'occhio onniveggente.

In sostanza, il buddhista anela ai superpoteri in contrapposizione al jainista che anela di superare ogni limite della sua conoscenza per accedere ad altri livelli del conoscere.

Se alleni la memoria, se ti impadronisci di un linguaggio adeguato, se usi l'intelligenza nelle relazioni col mondo, si diventa un individuo "potente" nella misura in cui si è migliori di chi non esercita la propria memoria, ha un linguaggio povero oppure, anziché usare l'intelligenza nelle relazioni, confida mediante la speranza.

Non si tratta del potere per possedere le persone (Potere di Avere), ma del potere con cui gli uomini sono nel mondo; il potere della vita (il potere di essere). Anche quando l'uomo mette in atto delle azioni percependo gli effetti e le risposte che quelle azioni avranno, certamente quell'uomo è più saggio e più potente di chi mette in atto delle azioni spinto da urgenze presenti senza valutarne le conseguenze. La persona che prima di agire interagisce col mondo e soggettiva le tensioni e i bisogni del mondo in cui vive fondendoli con le proprie emozioni, è certamente più efficace nella sua azione che non colui che antepone sé stesso alla società in cui vive.

Mentre i jainisti praticano il Potere di Essere al punto da poter discutere e disquisire con i filosofi greci al seguito di Alessandro Magno, i buddhisti non avrebbero mai potuto farlo in quanto praticano il Potere di Avere finalizzato al possesso delle persone: riducono le persone in schiavitù.

Ed è ciò che sta avvenendo nel Tibet oggi.

Mentre il Dalai Lama vuole la schiavitù dei Tibetani, la Cina lavora per garantire un futuro al Tibet e il benessere economico ai tibetani.

Claudio Simeoni

Marghera, 19 febbraio 2012

 

La nascita di Fanes, Protogono, Eros Primordiale

Sculture di Wolfgang Joop 54esima Biennale Venezia

Immagini della scuola di Atene di Raffaello

Tratte dalla riproduzione di un artista di strada

Particolare scuola di Atene

Platone e Aristotele

Scuola di Atene

Scuola di Atene

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.