Non nominare il nome di dio invano

Secondo comandamento dell'Esodo

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891173003 Il libro si può ordinare in libreria

Indice dieci comandamenti

Non nominare il nome del Signore, Iddio tuo, invano, poiché il Signore non riterrà innocenti chi proferisce invano il suo nome. Esodo 20, 3

E' il secondo comandamento della chiesa cattolica, ma il terzo se ci si riferisce alla bibbia nell'Esodo.

Cosa significa "nominare il nome"?

Quando un soggetto viene nominato, nella ragione, acquista un riconoscimento gerarchicamente parificato a chi lo nomina. Io ti ho riconosciuto, tu sei "Jahvè". Suona come, tu sei "Giove": tu sei "Apollo"; tu sei "Athena".

Quando nomino il nome del dio della bibbia, lo riconosco e lo colloco nel mio vissuto.

Colloco nel mio vissuto Giove, Apollo o Athena. Perché non si può collocare anche Jahvé?

Perché mentre Giove, Apollo o Athena erano pensati come parte del vissuto degli Esseri Umani; Jahvè, anche se come nome di divinità è più antica dell'elaborazione che ne fecero gli ebrei, l'elaborazione ebrea esclude Jahvè dal mondo e dalla vita ponendolo al di fuori del mondo e della vita. Al di sopra del mondo e della vita. Padrone del padrone e della vita in quanto viene descritto come il creatore del mondo e della vita. Con questa immagine, non inconsueta, il Jahvè non è un "dio degli Esseri Umani", ma è il dio padrone degli ebrei. Gli ebrei sono il suo popolo eletto e fungono da esercito per distruggere ogni altro popolo che segue Dèi diversi da Jahvè.

Jahvè è il padrone e lo schiavo, secondo la logica religiosa degli ebrei, non deve ardire di alzare gli occhi verso il padrone.

Tanto meno può osare dare confidenza al dio padrone chiamandolo per nome.

Lo schiavo deve rivolgersi al padrone chiamandolo "padrone" e questa è la relazione che Jahvè impone ai suoi "fedeli" che sono "schiavi fedeli". Il patto fra Jahvè e il popolo eletto consiste nell'accettazione, da parte del popolo eletto, del giogo della schiavitù che Jahvé impone giustificandola col fatto che lui, il padrone, ha tratto i suoi schiavi dalla schiavitù in Egitto.

Diverso è il discorso per gli altri popoli. Giove, Apollo o Athena (e tutti gli altri Dèi), sono parte della vita, della quotidianità. Non impongono relazioni di schiavitù, ma sempre relazioni alla pari fra "umani" e "Dèi". Così Giove lo chiamo Giove in ogni contesto e mi posso permettere qualche parolaccia quando piove troppo e sono in difficoltà (Giove, come Zeus hanno come corpo fisico l'atmosfera). Giove non si offende per le mie parolacce che sono espressione del mio disagio data una situazione oggettiva nei suoi adattamenti soggettivi. Né si offende Apollo che è il principio maschile della vita e nemmeno Athena. Essi sono Dèi che partecipano alla vita degli Esseri Umani, sono parte della quotidianità.

Holderlin può dire:

Certo allora io non vi invocavo ancora

Con nomi, e neanche voi

Mi chiamavate mai a nome, come uomini si chiamano

Quasi si conoscessero.

Pure conosciuto vi ho meglio

Che mai abbia conosciuto gli uomini:

Compresi il silenzio dell'etere,

Le parole degli uomini non le ho comprese mai.

M'educò il concerto

Del bosco pieno di murmuri,

E ad amare appresi

In mezzo ai fiori.

In braccio agli Dèi sono cresciuto.

La bellezza sta nel sentimento espresso. Un sentimento che appartiene all'individuo che affronta la vita e che riconosce le forze intelligenti che lo sorreggono in questo percorso.

Queste parole non potrebbero mai essere usate nei confronti di Jahvé: per lui gli uomini del suo "popolo eletto" sono degli schiavi e gli Esseri Umani, di altri popoli, possono solo essere macellati:

"Quando avrete passato il Giordano per entrare nella terra di Canaan, cacciate via da quella tutti gli abitanti del paese, distruggete tutti i loro simulacri e le loro statue di getto; abbattete pure tutti i loro alti luoghi. Prendete possesso del paese e abitatelo, perché io [il vostro dio padrone] vi ho dato quella terra affinché la possediate." Numeri 33, 51-53

Nessun Essere Umano cresce fra le braccia di Jahvè; può accettare gli ordini di Jahvè, non discutere con Jahvè. L'ebreo e il cristiano possono essere sottomessi al terrore del loro dio padrone, non camminare assieme nella via della vita. Jahvè è un dio descritto come assoluto, immobile, non come gli Dèi delle Antiche religioni che agivano. Jahvé ordina ai subalterni, gli uomini, che agiscono in veste sua. Gli Dèi delle Antiche Religioni agivano, amavano, combattevano, correvano, guardavano con dolcezza la vita crescere e svilupparsi. Combattevano per la giustizia, non per sottomettere e non invocavano il genocidio per il genocidio come il dio degli ebrei: Jahvè.

Posso nominare Giove, nel bene e nel male; posso maledire o benedire Giove; perché Giove è il padre generatore della vita e dalla vita desidera che la vita viva in ogni Essere che esprime la Natura. L'ebreo e il cristiano non possono nominare il nome del loro "dio" perché se lo chiamassero per nome, fra i "tanti Dèi", manifesterebbero quella confidenza che li porta fuori dall'umiltà e dalla sottomissione; dall'accettazione e dal terrore, che il loro Jahvè pretende.

Scrive il catechismo della chiesa cattolica:

"2146 – Il secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di dio, di Gesù cristo, della vergine Maria e di tutti i santi."

Il comandamento non proibisce l'abuso del nome del dio, ma proibisce l'uso del nome del dio.

Il "non nominare il nome del signore" è l'ordine con cui il dio padrone degli ebrei e dei cristiani impone il suo dominio sugli Esseri Umani e, gli Esseri Umani, non chiamandolo per nome, ma solo con la funzione "signore", sinonimo di padrone o dio, sinonimo di "dio che altro dio non c'è" o "dio vero mentre tutti sono falsi", riaffermano la gerarchia nella quale loro occupano il ruolo di schiavi. Il controllore degli schiavi in nome del dio padrone dei cristiani, quando scriveva le encicliche iniziava con il titolo "Servo dei servi"; cioè indicava sé stesso come capo di tutti gli uomini che devono essere servi del dio padrone. Sinonimo di "schiavo tuo, ma padrone di tutti gli schiavi che mi sono sottomessi".

Da quest'idea deriva il discorso della "bestemmia".

Secondo la bibbia degli ebrei e dei cristiani, la bestemmia è considerata e trattata in questo modo:

"Or, un uomo, figlio di una donna israelita e di padre egiziano, uscì fuori tra i figli d'Israele e attaccò lite nel campo con un uomo israelita. E il figlio della donna israelita, la quale si chiamava Salomit, figlia di Dabri, della tribù di Dan, bestemmiò il nome di dio e lo maledì. Allora fu condotto a Mosè e messo in prigione, finché egli non avesse dichiarato che cosa se ne dovesse fare per ordine del signore. E il signore disse a Mosè: "Conduci colui che ha bestemmiato fuori dall'accampamento, poi tutti quelli che lo hanno udito bestemmiare, posino le mani sul suo capo, e dopo sia lapidato da tutta l'assemblea. Tu parla poi ai figli d'Israele, dicendo: chiunque maledice il suo dio, porti la pena del suo peccato, e chi bestemmia il nome del signore, sia messo a morte; lo lapidi tutta l'assemblea, forestiero o natio del paese che sia. Chiunque bestemmia il santo nome morirà.

Chi percuote a morte una persona, sia messo a morte; e chi percuote a morte una bestia, ne faccia la restituzione: animale per animale. Chi farà qualche lesione al suo prossimo, sia trattato con ugual misura: piaga per piaga, occhio per occhio, dente per dente; si faccia a lui quanto ha fatto agli altri. Chi avrà percosso a morte una bestia la paghi, e chi avrà ucciso un uomo sia messo a morte. Usare la medesima legge, tanto per il forestiero quanto per chi è nato nel paese: io sono il signore, vostro dio". Mosè allora parlò ai figli d'Israele: ed essi, condotto il bestemmiatore fuori dal campo, lo lapidarono. I figli d'Israele fecero come il loro padrone aveva ordinato a Mosè." Levitico 24, 10-23

Che cos'è la "bestemmia"? Secondo il catechismo della chiesa cattolica la "bestemmia" è:

"2148 – La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro dio – interiormente ed esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di dio, di mancare di rispetto verso idi lui nei propositi, nell'adusare del nome di dio. San Giacomo disapprova coloro "che bestemmiano il bel nome (di Gesù) che è stato invocato" che è stato invocato sopra di loro (Gc 2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la chiesa di cristo, i santi e le cose sacre. E' blasfemo anche ricorrere al nome di dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte [vedi le eccezioni, che la chiesa cattolica ritiene legittime, al quinto comandamento del Catechismo Romano. Nota mia]. L'abuso del nome di dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave. Codice diritto canonico 1369" Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Nel corso della storia la chiesa cattolica ha macellato i popoli affermando che i popoli "bestemmiavano" il suo dio.

Tralasciando la storia, veniamo ai giorni nostri quando i preti cattolici non possono usare il rogo o mettere in galera chi vogliono accusandolo di essere un bestemmiatore.

Nel "Quaresimale Quotidiano" Edito nel 1955 di P. Ermanno Gaica O.F.M., ci sono una serie di riflessioni sul "Perché si bestemmi!". Perché si impreca il dio dei cristiani. Riflessioni che si pongono i cattolici e ai quali si possono dare delle risposte che, a quanto pare, fino ad oggi non hanno mai avuto.

Scrive Ermanno Gaiga:

"Tante volte noi sacerdoti ci domandiamo: ma perché si bestemmia? Per soddisfare una passione, per godere un piacere? L'uomo ricava qualche vantaggio dalla bestemmia?...

Affatto!

Perché il ladro si arrischia nella notte? Un certo vantaggio se lo ripromette, il ladro. Sa che non è il mestiere più sicuro il suo, ma, in vista di poter vivere senza tanta fatica, se il colpo riece, arrischia!

Perché l'ubriacone passa lunghe ore in osteria, al bar, nella taverna? Sa pure, l'ubriacone, che se il ventre si riempie... le tasche si svuotano; ma quel piacere l'attira quasi irresistibilmente!

Perché il vendicativo cova per tanto tempo l'odio entro il cuore? E' sicuro che poi andrà a godersi il fresco... ma non desiste dal suo proposito, perché vuole almeno la soddisfazione di poter dire: ha pagato!

Perché si bestemmia?

"Per rabbia – dice qualcuno; - ho il sangue caldo, le occasioni son tante: gli affari che van male, la moglie incomprensiva, i figliuolo svagati"...

Sì, ma lascia ch'io mi domandi: Sei un uomo o una bestia?... Il cavallo scalcia, perché la mosca lo punge; il cane mugula, perché la fame gli torce le budella; la vipera morde, perché vien calpestata...; ma tu?...

"Per abitudine" – risponde l'altro.

E allora tu dovresti giustificare anche il ladro: ormai è un'abitudine la sua!

"Ma... – dice un terzo – io non ho intenzione di offendere il signore"!

E allora fai a mano di bestemmiare!

Eppur si bestemmia! E quanto, e da quanti! Si vomita da una moltitudine senza numero con una facilità che terrorizza. La bestemmia rugge nelle betole, urla nelle piazze, esce timida nei teatri e nel cinema, sghignazza nelle famiglie; è sulla bocca della persona creduta per bene e su quella del bifolco ignorante; essa suggella il contratto, rafforza il progetto, conferma il giuramento. Tante volte il primo saluto del mattino è la bestemmia, e l'ultimo addio alla sera, è ancora la bestemmia.

Ma che cosa è passato sulla "nostra terra" perché dovesse sorgere un popolo di bestemmiatori?" Dal Quaresimale quotidiano di Ermanno Gaiga O.F.M.

A questo prete, vale la pena di dargliela una risposta. Su questo paese, l'Italia, sei passato tu e la tua banda chiamata chiesa cattolica. Avete ucciso, saccheggiato, bestemmiato contro gli uomini per togliere loro la vita. Avete stuprato bambini per costringerli a pregare. Avete violentato la vita degli uomini a maggior gloria del vostro dio padrone stuprando ogni possibilità di futuro che avevano gli uomini. Ogni omicidio, ogni ingiustizia, ogni atto criminale nei confronti degli uomini, viene giustificato dal vostro dio padrone e da voi stessi in quanto rappresentati del dio padrone. E' il vostro dio padrone che legittima lo stupro di bambini; è il vostro dio padrone che impone la schiavitù e la servitù; è il vostro dio padrone che getta le persone dalle impalcature; è il vostro dio padrone che ispira leggi criminali e cattive contro i più poveri e leggi magnanime contro chi, a sua imitazione, si ritiene il signore delle persone. E' la chiesa cattolica, col dio padrone e il suo delirio di possesso delle persone che impedisce agli esseri Umani di progettare la loro quotidianità e di affrontare con consapevolezza dei propri diritti il proprio futuro. E' il dio padrone, che le Istituzioni civili non vogliono sottomettere a processo per delitto, che spinge al delitto. Che cos'è l'ubriacone nelle osterie se non la vittima del dio padrone dei cristiani e dei suoi portavoce? Chi ha costruito quella disperazione chiudendogli ogni prospettiva di futuro? E nel costruire quella disperazione i cristiani non si sono limitati a danneggiare quel povero ubriacone portandolo alla disperazione, ma hanno danneggiato tutta la società civile che è stata privata dell'intelligenza di quel disperato che è stato costretto, dal dio padrone, a diventare un ubriacone: sia maledetto il dio dei cristiani da tutte le genti della terra!

E chi ha indotto il ladro ad esporsi e rischiare la galera nella notte? Il dio padrone dei cristiani che attraverso la chiesa cattolica ha arraffato le ricchezze della società costruendo la miseria e la povertà fra le persone. La legge condannerà quel ladro, perché la legge del dio padrone è iniqua: condanna alla prigione chi ruba per fame e premia chi deruba i popoli, preti cattolici e banchieri, creando miseria. E perché l'uomo vendicativo cova vendetta per tanto tempo finendo in galera? Per il suo urlo di giustizia! Chi negò a quell'uomo la giustizia? Perché quell'uomo doveva accettare i torti subiti? Perché il dio padrone dei cristiani non è stato punito per i suoi delitti e, pertanto, i magistrati ritengono che i delitti di chi si fa dio padrone vadano trattati con benevolenza: il dio padrone stermina l'umanità e nessuno lo processa per delitto: sia maledetto il dio padrone dei cristiani! E sia maledetto in eterno, qualunque sia il nome con cui si presenta ai popoli o con cui i suoi schiavi lo chiamano.

Per la chiesa cattolica, dunque, non si tratta solo del nome del suo dio padrone, ma di tutelare la sottomissione, la deferenza e il timore, che nei suoi confronti devono avere i cattolici sottomessi alla chiesa cattolica. Una sottomissione che va allargata alla chiesa, al re, all'imperatore, al funzionario, ecc. Una sottomissione in contrasto con i principi della società democratica in cui non esiste un soggetto al di fuori delle leggi; il dio padrone dei cristiani compreso.

Ancora negli anni recenti, fino al 1995 l'articolo 724 del Codice Penale (ripreso dal codice fascista che aveva la necessità di negare i diritti ai cittadini, ma quello di legittimare il diritto dei padroni di uomini) affermava:

"Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato, è punito con l'ammenda da lire 20.000 a lire 600.000."art. 724 Codice Penale.

A questo orrore mette un freno la Corte Costituzionale che con la sentenza 440 del 18 ottobre 1995 dichiara illegittimo l'articolo nelle parole "o i Simboli o le Persone venerate nella religione dello Stato". Ne consegue che l'articolo contro la bestemmia diventa, di fatto, un articolo che tutela le offese al sentimento religioso di ogni religione e diventa:

"Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 51 a Euro 309."

Le prime conseguenze dell'azione della Corte Costituzionale è che l'imprecazione di chi ritiene il crocifisso o l'immagine della madonna o dei santi cristiani un'offesa contro i cittadini, non può essere perseguitata per legge in quanto è del tutto legittima.

Mentre i cattolici tentano di violentare i cittadini, di lapidarli, come impone loro il dio padrone, la legge interviene per fermare l'abominio dei cattolici.

E' come nel caso successo a Bologna nella mostra dal titolo: "La madonna piange sperma".

Come spesso succede, ai diritti dei cittadini si oppone l'odio dei cattolici, sia che siano di sinistra, come il fascista Cofferati, sia che siano di destra, come il fascista Fabio Garagnani.

Riprendo la vicenda da un articolo del Corriere della Sera del 27 luglio del 2007.

La vicenda:

Partiamo dall'inizio: a metà giugno nel quartiere San Vitale, compare sui muri delle case il programma di una manifestazione estiva ospitata negli spazi di vicolo Bolognetti. Tra gli spettacoli in cartellone c'è una performance, promossa dall'associazione gay «Carni scelte », dal titolo «LaMadonna piange sperma». Scoppia il caso: la curia cittadina parla di «bestemmia abominevole», il sindaco Cofferati di «inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti», l'arcivescovo Carlo Caffarra celebra una messa «riparatrice» nel santuario di San Luca. La polemica cresce — l'evento, tra l'altro, è patrocinato dal ministero delle politiche giovanili, dalla Regione e dal Comune — e non si placa finché gli organizzatori non decidono di cancellare lo spettacolo (previsto in scena per il 29 giugno scorso).

Il terrorismo:

Storia finita per tutti, ma non per Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, che denuncia per vilipendio gli organizzatori della performance incriminata. La pratica va avanti e finisce sotto gli occhi del procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola. Che ora, a un mese e mezzo di distanza, rende nota la sua decisione, maturata — dice — dopo lunghe riflessioni e in una lettera, inviata al gip di Bologna pochi giorni fa, fa richiesta di archiviazione per la denuncia di Garagnani. Motivo: in questo caso, il reato di vilipendio alla religione non sussiste. «Perché—dice oggi Di Nicola al Corriere di Bologna—per il codice la bestemmia è tale solo se indirizzata a santità o divinità e la Madonna, per i teologi, non rientra in nessuna di queste categorie».

La conclusione della vicenda:

Per dirimere il caso, Di Nicola si è appellato alla sentenza della Corte costituzionale del 18 ottobre 1995, che dichiara l'illegittimità costituzionale del primo comma dell'articolo 724 del codice penale («Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti ») che considera colpevole di bestemmia chi offende «i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato». Dopo quella sentenza, il reato di bestemmia è limitato a chi oltraggia la «divinità». E se la Madonna divinità non è (ma «simbolo» o «persona ») bestemmia non c'è stata. Ineccepibile dal punto di vista giuridico. Da quello teologico, Di Nicola dichiara di essersi documentato per settimane, «studiando anche nei weekend». Ma non cita le sue fonti. Vedremo cosa ne penseranno curia e fedeli che, dopo aver vinto la battaglia di metà giugno, ora si vedono non offendere, ma addirittura negare la natura divina della Vergine.

La chiesa cattolica e i politici cattolici agiscono per stuprare i cittadini dando forza di legge a norme che non sono leggi. Forti dell'impunità che le Istituzioni garantiscono loro e del terrore che la chiesa cattolica, attraverso la complicità di relazioni mafiose, i cittadini si trovano spesso privati delle norme Costituzionali e assoggettati a norme proprie della monarchia assoluta. Questi cittadini, che volevano fare la loro manifestazione artistica, sono stati stuprati; sono stati lapidati, come ordina il dio dei cristiani. Sono stati lapidati con l'aiuto di Cofferati e di Garagnani che hanno provveduto a seguire la bibbia anziché le leggi dello Stato.

La prima cosa che salta agli occhi è che "dio" non è un nome proprio, ma è un nome comune. Indica "un dio" e non esiste un nome proprio "dio" se quel "unico dio" non venisse imposto mediante la violenza ad individui ridotti alla schiavitù. Un cristiano che dicesse "dio porco", si può presumere che si riferisca al suo dio. Si può presumere, ma non necessariamente, di rivolge al suo dio in quanto non ha nominato il nome del suo dio. Qui si pone un problema giuridico non da poco che la Corte Costituzionale Italiana ha affrontato.

Nel corso dei secoli la chiesa cattolica ha imposto la sottomissione al suo dio. Una sottomissione militare che solo col terrore poteva essere ottenuta. Questo terrore, nel corso della storia, ha avuto vari aspetti, come quello della tortura, dei roghi, della Polizia e dei magistrati compiacenti al terrore della chiesa cattolica. Il problema giuridico della chiesa cattolica si pone dopo la dissoluzione del regno di dio. Durante il regno di dio, gestito dalla chiesa cattolica, la parola dio era usata come nome proprio. Non si permetteva di chiamare "dio" nessun altro soggetto. Poi, una volta dissolto il dominio della chiesa cattolica, la parola dio è diventato un nome comune che, nella religione Pagana Politeista, deve essere seguito dal nome del dio per individuare la Divinità di cui si parla.

Così l'espressione "dio porco!" cessa di essere considerata una bestemmia se non in ambito prettamente cristiano dove tutti intendono quel significato specifico e non il significato della parola generica "dio". Nella società civile non può essere considerata una bestemmia. La Corte Costituzionale parla di "offesa alla divinità" e la divinità deve essere espressamente citata. Così, anche se i Pagani ritengono che le offese fatte agli Dèi sono un problema degli Dèi in quanto i Pagani non necessitano di un esercito per imporre le loro Divinità, un'espressione come "Porco Giove" è oggettivamente e giuridicamente una bestemmia in quanto riferita incontrovertibilmente a quella Divinità. Come può essere perseguita come bestemmia un'offesa fatta ad Allah. Questo perché, anche se Allah è il nome per indicare dio nei paesi di lingua araba, nell'uso occidentale rappresenta specificatamente il dio della religione Islamica.

Ciò che è importante comprendere è che nella società non esiste il reato di "bestemmia", ma col nome di bestemmia usato nel codice penale si intende la difesa di un sentimento religioso che però può essere protetto SOLO nella misura in cui quanto qualifica quel sentimento religioso è circoscritto nella comunità religiosa separata dal contesto sociale. Quando, i principi sociali della religione cattolica manifestati dal dio vengono imposti in un qualche modo alla società civile, allora questa ha il diritto giuridico di censurare il dio dei cristiani come un criminale, un delinquente e un porco. Non può esistere, nella società civile, nessun principio cristiano che possa essere anteposto alle norme della Costituzione. Da qui diventa legittima la reazione rabbiosa di chi vede in pericolo i diritti sociali. Diritti sociali messi in pericolo dall'adesione di individui ai principi cattolici che, individui all'interno delle Istituzioni, vogliono imporre. In quel caso, "dio porco" diventa non solo legittimo, ma doveroso per la riaffermazione emotiva dei principi Costituzionali.

Spesso l'azione del dio dei cristiani si percepisce nell'educazione delle persone che ci stanno davanti e che, rappresentando le Istituzioni o agendo in disprezzo del circostante, manifestano principi cattolici in opposizione a principi Costituzionali. In questo caso, riaffermare che il dio dei cristiani è un porco, diventa un dovere per riaffermare i principi Costituzionali nei confronti delle loro azioni. Non esiste, infatti, nessun padrone morale che abbia un qualche diritto sulle nostre azioni. Solo la legge determina i modi di esprimere le nostre azioni e pone i limiti della loro espressione, non il dio dei cristiani!

Non nominare il nome del Signore, Iddio tuo, invano, poiché il Signore non riterrà innocenti chi proferisce invano il suo nome. Esodo 20, 3

Questa affermazione è un vero e proprio delirio. Una pretesa illegale in ambito civile.

E' una bestemmia nei confronti della Costituzione della Repubblica e come tale va tratta.

Marghera, 22 dicembre 2009

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I dieci comandamenti di ebrei e cristiani sono un insieme di leggi che legittimano la schiavitù, il genocidio e la trasformazione degli individui da soggetti di diritto Costituzionale ad oggetti di proprietà. I dieci comandamenti sono leggi fatte da un padrone per legittimare il suo essere padrone.