Non desiderare la donna d'altri

Nono comandamento dell'Esodo

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891173003 Il libro si può ordinare in libreria

Indice dieci comandamenti

Non desiderare la donna d'altri

Esodo 20, 17

Si tratta del decimo comandamento dell'Esodo, la chiesa cattolica lo ha trasformato nel nono comandamento dividendo la proprietà della donna dalla proprietà della roba da parte dell'uomo. Con questa separazione la chiesa cattolica ha diviso la specie umana in incubi e succubi: chi possiede e chi può solo essere posseduta. E' una divisione che risponde ad una pulsione omosessuale. Il controllo della sessualità della donna per controllare la sessualità dell'uomo.

La chiesa cattolica costruisce il suo modello di donna nel magnificat. Nel Magnificat i cristiani definiscono la donna. La donna che non solo obbedisce al proprio padrone, ma magnifica la sua obbedienza come gloria del padrone. Nel magnificat la donna cessa di essere una persona per diventare un oggetto. Esattamente come definita nell'Esodo che equipara la proprietà della donna al bue, all'asino e alla roba.

I cristiani, con Luca, vanno oltre la riduzione della donna ad oggetto e in bocca alla loro madonna mettono l'esaltazione della schiavitù e del possesso. Quel magnificat a cui la chiesa cattolica costringe tutte le donne fino ad attribuirsi il diritto di bruciarle sui roghi.

Scrive il magnificat di Luca:

"L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio gioisce in dio, mio salvatore! Perché ha rivolto i suoi sguardi all'umiltà della sua serva. Ed ecco che fin d'ora tutte le generazioni mi chiameranno beata. Perché grandi cose ha fatto in me. L'onnipotente il cui nome è santo. La sua misericordia si estende d'età in età su coloro che lo temono. Ha mostrato la potenza del suo braccio, ha disperso gli uomini dal cuore superbo. Ha rovesciato i potenti dai loro troni, e ha esaltato gli umili. Ha saziato di beni gli affamati, e rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, verso Abramo e la stirpe in eterno." Luca 1, 46-55

Il modello di donna degli ebrei e dei cristiani è una non persona. Un soggetto che non ha diritti se non quelli di rivendicare di poter obbedire al proprio padrone: il diritto di essere schiavo; oggetto di possesso.

Non esiste né fra gli ebrei né fra i cristiani il concetto di persona, soggetto di diritto, ma solo quello di oggetto di possesso. Solo il loro dio padrone è persona (poi lo estenderanno alla trinità). La donna non solo è oggetto di possesso, ma oggetto d'uso. Esattamente come la roba o l'asino o la casa.

Come oggetto d'uso è solo un "buco fra le gambe" e la legge ebraica è molto precisa sul come usare o non usare, da parte del padrone, quel "buco fra le gambe".

Prendiamo il Levitico e leggiamo le relazioni che la donna può o non può intrattenere e l'uso del "buco fra le gambe" che il padrone può o non può farci:

"Nessuno si accosti ad una sua prossima parente per scoprire la sua nudità: io sono il padrone. Non scoprire la nudità di tuo padre né di tua madre: essa è tua madre, non scoprire la sua nudità. Non scoprire le nudità della moglie di tuo padre: essa è nudità di tuo padre stesso. Non scoprire le nudità di tua sorella, figlia di tuo padre o di tua madre, nata in casa o generata fuori, non scoprire la sua nudità. Non scoprire le nudità della figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia: perché è la tua stessa nudità. Non scoprire la nudità della figlia della moglie di tuo padre, generata da tuo padre, essa è tua sorella: non scoprirne la nudità. Non scoprire la nudità della sorella di tuo padre: essa è carne di tuo padre. Non scoprire la nudità della sorella di tua madre, perché essa è carne stessa di tua madre. Non scoprire la nudità del fratello di tuo padre; non ti accostare dunque a sua moglie, perché è la donna di tuo zio. Non scoprire la nudità di tua nuora, essa è moglie di tuo figlio: non scoprire la sua nudità. Non scoprire la nudità della moglie di tuo fratello: essa è nudità di tuo fratello. Non scoprire la nudità di una donna e quella di sua figlia, né prendere la figlia di suo figlio, né la figlia di sua figlia per scoprire la loro nudità; esse sono la medesima carne con la tua: ciò è un'infamia. Non prendere una donna per moglie insieme con sua sorella, scoprendone le nudità, mentre sua sorella è viva." Levitico 18, 6-18

La donna è un "buco", una "figa", una "bestia da riproduzione", non è una persona portatrice di bisogni e di sessualità. Se noi prendiamo questo pezzo del Levitico e lo leggiamo da punto di vista della donna, tutte le proibizioni appaiono per ciò che sono: la riduzione della donna a non persona, a bestia o oggetto.

Questi divieti sono rivolti al maschio in una società in cui le donne non hanno diritti (come i figli, per esempio dei quali, secondo questo schema, il padre può "scoprirne le nudità"). In effetti, per scrivere questa aberrazione gli ebrei dovettero ridurre la donna a bestia in una società che ne negava il diritto alla sessualità, ma la riconosceva solo come "scrofa" per produrre figli che erano oggetti posseduti dal padre-padrone: io sono il Signore! Questa riduzione della donna a "scrofa da riproduzione" genera il primo conflitto fra l'ideologia sociale degli ebrei con Roma Antica. Mentre a Roma il controllo delle nascite porta anche alla soppressione del neonato (oggi potremmo parlare di uso del preservativo o del diritto di aborto delle donne, che la chiesa cattolica combatte e nega), gli ebrei violentano donne e uomini costringendoli a vivere nella sofferenza dei loro numerosi figli il cui onere di mantenimento ricade sull'intera società. A Roma le donne sono padrone del loro corpo mentre il corpo delle donne ebree appartiene al loro dio che ne dispone. Quando poi il cristianesimo entrerà in guerra con gli ebrei per il controllo del corpo, allora i cristiani mutueranno "l'idea di celibato" e di "continenza" dai Neoplatonici che l'avevano sviluppata nella società romana in alternativa alla soppressione dei neonati.

Gli ebrei non riconoscono alla donna (e all'uomo) disporre del proprio corpo in quanto, per loro, il corpo della donna è solo "un buco" che deve produrre figli a maggior gloria del loro dio padrone: tanti figli equivale a tanto potere per far guerra ai vicini. Così, anziché sopprimere il neonato, fanno guerre di sterminio per diminuire la popolazione in eccesso.

A differenza del "buco" con cui gli ebrei identificano la donna, tutte le leggi mediorientali, da Babilonia, ad Hammurabi, alle leggi Assire, pur essendo molto dure, riconoscono la donna non solo come soggetto di diritto, ma come persona. Nelle tavolette delle leggi medio-assire, in un periodo comprensivo del regno di Tukulti-apil-Esara I, cioè dal 1426 al 1077 a.c. e probabilmente vigenti durante la permanenza degli ebrei a Babilonia si legge alla legge n. 12:

"Chi commette violenza carnale contro una donna sposata incontrata in un luogo pubblico, sia che venga colto in flagrante, sia che venga data prova testimoniale, sia condannato a morte, mentre la donna non subisca alcuna pena".

Tutta una serie di leggi, dal codice di Hammurabi al codice di Esunna, ai codici Caldei, parlano di persone, donne o uomini, e non di rapporti sessuali, in quanto rapporti sessuali, da punire. Spesso la punizione, come dell'adulterio, è fatto come violazioni a norme sociali, non a norme "vaginali". In nessuno di questi codici le donne sono bestiame da allevamento, ma soggetti portatrici di diritti nella società e le società, che piaccia o meno, le ritengono responsabili del loro agire nella società.

Leggiamo alcune leggi dal codice di Hammurapi:

"127 Se un uomo calunnia una sacerdotessa-ughabtum o una donna sposata, sia percosso davanti ai giudici e gli siano rasati i capelli di mezza testa.

128 Se un uomo ha preso moglie senza stipulare un contratto, il matrimonio non è valido.

129 Se la moglie di un uomo è sorpresa in adulterio, i colpevoli siano legati (insieme) e gettati nell'acqua. Se il marito fa grazia della vita alla moglie, il re concede la vita al colpevole.

130 Se un uomo usa violenza ad una sposa ancor vergine e residente nella casa del padre, sia condannato a morte. La donna non subisca nessuna pena.

131 Se una moglie accusata dal marito di adulterio non è colta in flagranza, deve giurare davanti al dio la sua innocenza per poter tornare alla sua casa.

132 Se una donna sposata è accusata di adulterio e non è colta in flagranza, si immerga nel fiume per provare la sua innocenza al marito.

133 Se la moglie di un uomo che è stato fatto prigioniero trae dai beni del marito il necessario per vivere non può sposarsi con un altro. Se si sposa sia gettata nell'acqua.

134 Se la moglie di un uomo fatto prigioniero non ha il necessario per vivere, può sposarsi con un altro senza essere considerata colpevole.

135 Quando il primo marito viene liberato, la moglie deve ritornare da lui, e i figli che nel frattempo costei ha avuto con l'altro uomo rimangano con il loro padre.

136 Se un uomo fugge dalla sua città e poi ritorna, non può riprendersi la moglie se nel frattempo si è sposata con un altro.

(Tratto da: "Antiche leggi" I codici del vicino oriente Antico di Claudio Saporetti editore Rusconi come la citazione medio-assira)

Come si legge sono tutte regole finalizzate all'equilibrio nella società. Condivisibili o meno, non sono finalizzate alla schiavizzazione della donna, ma al mantenimento di relazioni condivise nella società.

Agli ebrei interessa solo "il buco" delle donne, non il soggetto donna. La stessa cosa la fanno i cristiani che negano la soggettività della persona donna e i suoi bisogni: per gli ebrei e i cristiani la donna è solo un oggetto d'uso.

La definizione del ruolo della donna, come scritto nel Codice di Hammurapi, è estremamente complessa ed è fatta da un equilibrio di diritti e di doveri il cui rispetto sancisce il diritto della donna di essere persona. L'uomo ha doveri nei confronti della donna e la donna può pretendere dei doveri dall'uomo che non ne può disporre alla stregua di un oggetto.

La chiesa cattolica e i cristiani in generale, vanno oltre. Usano questo "comandamento mutilato" per trasformarlo in un "dovere", imposto ai loro fedeli, di negare i loro desideri e le loro pulsioni di vita affinché si trasformino in schiavi della fede nel padrone. Non si tratta più della donna trasformata in un "buco" che è l'oggetto di possesso, ma il "buco" diventa il simbolo delle passioni e dei desideri che la chiesa cattolica vuole reprimere per costruire la gloria della sofferenza che rappresenta col crocifisso.

Il nono comandamento assume una connotazione violenta e perversa il cui scopo è la distruzione pulsionale della società attraverso la distruzione delle pulsioni di vita degli individui.

Questo passaggio è ben evidenziato nei catechismi attuali della chiesa cattolica in cui la formazione della patologia psichiatrica, mediante la costrizione emotiva, prende il posto della discriminazione dei sessi che la chiesa cattolica ha messo in atto nelle società civili per due millenni.

La chiesa cattolica non è più in grado di rivendicare il controllo del "buco vaginale" della donna, ma usa il "buco vaginale", del quale ha voluto il controllo per secoli, per estenderlo a tutto l'apparato emotivo e desiderante dell'individuo che la chiesa cattolica intende sottomettere alla sua fede.

Che cos'è la concupiscenza? E' il desiderio appassionato. In desiderio in sé stesso che spesso viene identificato col desiderio sensuale e deriva dal latino "bramare".

La chiesa cattolica usa il nono comandamento (nella divisione che ha operato del decimo estraendo "non desiderare la donna d'altri") come il comandamento che condanna il desiderio: condanna la vita, il suo sviluppo e il suo assalto al cielo dell'esistenza.

Le pecore della chiesa cattolica devono stare sottomesse. Non devono desiderare, nemmeno di uscire dalla vagina della madre. Devono subire passivamente le condizioni imposte. Il nono comandamento, come realizzato dalla chiesa cattolica, è una dichiarazione di guerra all'uomo e alla donna desiderante che impegna sé stessa ( o sé stesso) a modificare il proprio presente: a costruire il progresso sociale!

Nel Catechismo della chiesa cattolica è scritto:

"2515 La "concupiscenza" nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell'appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L'Apostolo san Paolo la identifica con l'opposizione della <> con lo <>. E' conseguenza della disobbedienza del primo peccato. Ingenera disordine nelle facoltà morali dell'uomo e, senza essere in sé stessa un peccato, inclina l'uomo a commettere un peccato."

Il nono comandamento, viene piegato dalla chiesa cattolica al di fuori dell'Esodo e viene spiegato come lo strumento con cui si controlla il desiderio dell'uomo. Si spiega il nono comandamento con la condanna del desiderare. Quel desiderare che non è altro che la pulsione di vita.

Per questo il nono comandamento viene usato dalla chiesa cattolica per condannare e attentare al diritto alla vita delle persone.

Il desiderio in generale e la "concupiscenza" in particolare, sono le forze che spingono l'individuo a modificare il suo presente. Due autori "filosofi" moderni del desiderio hanno scritto:

"[il desiderio] è l'attività che cerca di procedere per rompere la diga che la trattiene. L'oggetto che si presenta nel pensiero come la meta del desiderio è l'oggetto dell'ambiente che, se fosse presente, assicurerebbe una riunificazione dell'attività [dell'individuo] e la restaurazione della sua unità [individuale]." J. Dewey

E M. Heidegger:

"L'essere [Essere Umano] per le possibilità si manifesta per lo più come semplice desiderio. Nel desiderio l'Esserci progetta il suo essere in possibilità che, non solo non sono mai afferrate nel prendersi cura, ma la cui realizzazione non è mai né seriamente progettata, né realmente attesa."

(Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti)

In Heidegger c'è l'attesa del dio padrone come desiderio che individua nell'uomo esattamente come Paolo di Tarso condannava la concupiscenza perché, essendo impotente e non-desiderante, aveva nell'attesa del suo dio padrone la promessa della sua concupiscenza.

L'imposizione dell'eunuco per i regni dei cieli è l'operazione fatta dalla chiesa cattolica nei confronti dei suoi fedeli. Fermare il desiderio significa fermare la vita nelle persone: ridurle al rango di pecore da condurre al macello.

Dal momento che le donne, per il loro ruolo nelle specie della Natura, potevano veicolare il desiderio del cambiamento nel presente, il "non desiderare la donna" era il vero comandamento. La donna, per gli ebrei prima e per la chiesa cattolica poi, era un oggetto di possesso, una non persona, che come una bella casa poteva innestare il desiderio degli uomini.

Se oggi questi discorsi li sentiamo fare dai musulmani a proposito del velo fino all'estremismo del burka, non dobbiamo dimenticare che il velo era imposto proprio dai cattolici alle donne per tentare di fermare il desiderio nelle società civili ed impedire la modificazione di un presente che vedeva la chiesa cattolica dominare le società:

"Alla base della diffamazione delle donne nella chiesa [cattolica] sta l'idea che esse sono contrapposte al sacro come qualche cosa di impuro. Le donne, secondo la valutazione clericale, erano esseri umani di seconda categoria. Clemente Alessandrino (morto prima del 215) scrive che nella donna "già la coscienza che ella ha della propria natura deve suscitare il pudore" (Pedagogus II, 33,2). Pur non spiegando minimamente la causa di questa loro vergogna, dice loro come vestirsi: "La donna deve in ogni circostanza essere velata, a meno che sia in casa. Per il fatto quindi che si vela il volto non trascinerà nessuno al peccato. Questo è in effetti ciò che vuole il Logos: perché (secondo lui) conviene che ella preghi velata". (Pedagogus III, 79,4). Il comando alla donna di velarsi ha valore soprattutto nella sfera del sacro. Anche le Costituzioni Apostoliche (intorno al 380) prescrivono che le donne possono fare la comunione solo velate (II, 79,4). Anche papa Nicola I nella sua risposta ai Bulgari dell'886 ordinò che le donne in chiesa fossero velate. Nel VI secolo si chiederà che anche le mani della donne fossero coperte: "Una donna non può ricevere l'eucarestia con le mani nude" (Mansi 9, 915). L'ordine di velarsi impartito alle donne è frequente e appartiene alle misure repressive ecclesiastiche contro le donne."

Tratto da: "Eunuchi per il regno dei cieli" di Uta Ranke-Heinemann editore Rizzoli ed. 1995 pag. 124

Ribadisce il concetto il catechismo attuale della chiesa cattolica:

"2521 La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore presenza l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimare nascosto. E' ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione."

E ancora il Catechismo della chiesa cattolica:

"2522 - Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; chiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo e della donna tra loro . Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio e il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione."

Con il controllo della libido la chiesa cattolica distrugge l'uomo rendendolo sottomesso.

Si passa, in sostanza, dal più antico concetto di donna come oggetto di proprietà, alla proprietà della libido e della veicolazione della libido delle persone nella società.

"Io" dice la chiesa cattolica "Ti dico come tu devi avere rapporti sessuali, che cosa volere, che cosa desiderare, che cosa pensare e che cosa poter fare in quanto desideri!". Io, dice la chiesa cattolica, io in quanto parola del dio padrone.

Tu, dice la chiesa cattolica, sei il mio schiavo e devi rispettare la morale che io ti impongo. Ogni volta che tu veicoli le tue pulsioni devi essere condannato alla sofferenza, non hai diritto alla felicità della vita. La patologia psichiatrica della depressione, dei sensi di colpa, dell'incapacità di veicolare la propria libido in una società organizzata dalla chiesa cattolica che aggredisce ogni libertà di relazione degli individui porta inevitabilmente alla disperazione che indica nel suicidio la soluzione di quel presente angosciante.

Così la patologia psichiatrica della depressione che sopraggiunge mediante il controllo della libido delle persone.

La malattia della depressione, con il suo corollario di sensi di colpa e di atti di autoflagellazione (sia fisici che morali), diventa lo scopo di questo comandamento: il controllo delle persone. La loro riduzione in schiavi con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. Scrive la chiesa cattolica nel suo Catechismo:

"2519 Ai "puri di cuore" è promesso che vedranno dio faccia a faccia e che saranno simili a lui. La purezza del cuore è la condizione preliminare per la visione. Fin da ora essa ci permette di vedere secondo dio, di accogliere l'altro come un "prossimo"; ci consente di percepire il corpo umano, il nostro e quello del prossimo, come un tempio dello spirito santo, una manifestazione della bellezza divina."

In cambio dell'angoscia che ti spinge al suicidio, dice la chiesa cattolica, ti prometto che tu "vedrai dio". Te lo garantisce il sessualmente impotente Paolo di Tarso e Giovanni, solo che la chiesa cattolica si dimentica che le affermazioni (Paolo di Tarso 1 Corinti 13, 12 e Giovanni 3, 2) con cui sostiene la sua promessa sono truffe messe in atto per allontanare la verifica dei fedeli nel presente e bloccarli nella costruzione del loro futuro:

Afferma Gesù in Giovanni 3, 1-3:

"Or fra i giudei vi era un tale, chiamato Nicodemo, capo dei Giudei. Egli andò da Gesù di notte e gli disse: "Rabbi, noi sappiamo che tu sei venuto da dio come maestro, perché nessuno può compiere i prodigi che tu fai, se dio non è con lui". Gesù gli rispose: "In verità, in verità ti dico: nessuno può vedere il regno di dio se non nasce di nuovo"."

Si tratta di un trucco retorico con cui ingannare. Lo stesso trucco usato dai maghi da televisione e dai truffatori i quali, millantando un filo diretto con un qualche "superuomo" (tipo padre pio, dio, la madonna, o i vari Gesù) chiedono sottomissione e deferenza. Una sottomissione e una deferenza che impone immediatamente sofferenza chiamando una parte dell'individuo a negarne un'altra:

"Ciò che è generato dalla carne è carne; e quel che nasce dallo spirito è spirito." Giovanni 3, 6.

Una volta separato il corpo dallo spirito, attribuisco allo spirito quanto mi conviene e alla carne quanto voglio condannare: di fatto condanno l'uomo alla sofferenza per ottenere la sua sottomissione devota fino a produrre il "desiderio patologico" che negando gli oggetti del desiderio reale condanna l'uomo alla sofferenza libidica:

"Come anch'io, quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino e ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo ho smesso le cose proprie del bambino. Noi ora vediamo, infatti, come per mezzo di uno specchio, in immagine; allora invece vedremo faccia a faccia; ora conosco solo in modo imperfetto, ma allora io conoscerò perfettamente nello stesso modo in cui sono conosciuto. Ora, dunque, rimangono la fede, la speranza e la carità, queste tre, ma la maggiore di tutte è la carità." Paolo di Tarso 1 Corinti 13, 11-13

Rimane, dice Paolo di Tarso, la disperazione. La sua disperazione si conchiude nell'ATTESA. Un atteggiamento imposto con la violenza ai fedeli cristiani che, in questo stato psichico, possono essere gestiti dalla chiesa cattolica mediante il possesso dell'oggetto della loro attesa.

Dice la psicologia dell'ATTESA:

"Dimensione che caratterizza l'atteggiamento psichico rivolto al futuro. E. Minkowski individua nell'attesa il contrario dell'attività: "Fenomeno vitale che si contrappone all'attività, pur essendo situato sul suo stesso piano, non è come ragione vorrebbe la passività, bensì l'attesa [...] . Nell'attività tendiamo verso l'avvenire, nell'attesa invece viviamo, per così dire, il tempo in senso inverso; vediamo l'avvenire venire verso di noi e attendiamo che questo avvenire divenga presente" (1933, p. 88-89). Per questo l'attesa è ansiosa. Le ansie dei primitivi, come quelle dei psicotici, sono spesso connesse a quelle che V. E. Frankl chiama ansia da attesa (angoscia) che sospende l'attività in cui abitualmente si esprime la vita. Di qui il suo carattere penoso che non ha il suo opposto nell'attesa gradevole, ma nell'attività che è in grado di esprimersi in una temporalità che non ci sorprende. Là invece dove la temporalità è imprevedibile, dove ridurre lo spazio dell'"ancora e nonostante tutto possibile" e perciò del "sempre incombente", assistiamo ad un'esistenza che si restringe nel tentativo di esporre il minimo di sé alla minaccia dell'imprevisto." Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti vocabolo: ATTESA.

Si tratta della condizione in cui la chiesa cattolica vuole chiudere l'uomo. Quella disperazione di Paolo di Tarso che, chiuso nell'attesa di un'impossibile realizzazione, alimenta la propria disperazione con la patologia delirante che chiama "fede", con l'acqua che disseta i suoi deliri che chiama "speranza" e con l'attività in cui conchiude la sua azione danneggiando il mondo che chiama "carità". Mediante la "carità" costruisce la miseria nella società che gli consente di imporre la patologia delirante della "fede" per controllare le persone mediante la gestione dell'oggetto "speranza".

Col nono comandamento, come imposto dalla chiesa cattolica, siamo passati dall'intento ebreo di trasformare la donna in un "buco d'uso" privandola del diritto alle determinazioni nella società in contrapposizione alla società Babilonese, alla gestione delle emozioni come espressione del desiderio umano. La società civile, nei suoi sforzi di riportare la donna nel suo ruolo sociale, ha condannato le regole che sono emerse nel corso dei millenni dall'assolutismo cristiano. Per contro la chiesa cattolica ha progressivamente spostato l'obbiettivo del suo possesso. La chiesa cattolica continua a combattere il modo di vestire delle donne, il diritto d'aborto, il diritto al divorzio, il diritto all'autodeterminazione del proprio corpo, ma oggi è diventata una "battaglia di retroguardia" rispetto al controllo del desiderio e delle pulsioni degli individui che, attraverso il nono comandamento, la chiesa cattolica spinge al suicidio!

Marghera, 04 giugno 2010

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I dieci comandamenti di ebrei e cristiani sono un insieme di leggi che legittimano la schiavitù, il genocidio e la trasformazione degli individui da soggetti di diritto Costituzionale ad oggetti di proprietà. I dieci comandamenti sono leggi fatte da un padrone per legittimare il suo essere padrone.