La verginità della Dea;
la verginità degli Esseri
Umani
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Atene è figlia del distruttore Efesto e
della vergine Atena!
Ad Atene, nell'Agorà, è ben conservata la struttura esterna di un
tempio che viene chiamato Teseidon in quanto dedicato
a Teseo. Originariamente il tempio non era dedicato a Teseo, ma ad Efesto.
I Greci hanno dimenticato il Mito e non si ricordavano più perché
avevano dedicato un tempio ad un dio zoppo.
Solo che Efesto è il potere attraverso
il quale l'Essere Natura, Hera, rimescola le carte
della vita quando scelte distruttive dei suoi figli (delle specie) danneggiano
eccessivamente gli equilibri al suo interno.
La nascita di Efesto fu un'esigenza per
l'Essere Natura perché, suo marito, l'Atmosfera, Zeus, fagocitando Meti, aveva calato negli Esseri della Natura, i figli di Hera, L'ARTE DELL'AGGUATO: Atena!
Attraverso l'arte dell'agguato i figli di Hera,
scelta dopo scelta, potevano trasformarsi in Dèi e, se una specie prevale
eccessivamente, altre specie sono in difficoltà per far nascere gli Dèi dai
loro processi di trasformazione.
Così, Efesto, quando esplode, rimescola
le carte della vita.
E rimescola la struttura del metallo fondendolo: infatti Efesto è rappresentato come un fabbro, ma sarebbe più
corretto chiamarlo "distruttore della forma precedente dalla quale nuove
forme emergono".
L'arte dell'agguato, Atena, è una delle tre Dee vergini.
E questo perché nessuno può possedere in maniera esclusiva l'arte
dell'agguato, la verità o il principio femminile della vita. Le si possono
manifestare, ma non possedere!
Secondo il mito di Apollodoro, un giorno
Atena va a farsi costruire delle armi da Efesto. Efesto è eccitato perché Afrodite è assente (Afrodite non è
vergine!) e allora si avventa su Atena, la quale fugge inseguita da Efesto. Efesto non può possedere
Atena, ma nell'eccitazione eiacula e una goccia di sperma cade sulla gamba di
Atena la quale, schifata, si pulisce con un panno di lana. Da quella goccia di
sperma caduta sulla gamba nasce Erittonio che sarà il
fondatore della città di Atene.
Il Mito ha molte chiavi interpretative.
La ricerca archeologica, recentemente, ne ha aggiunta un'altra.
Gli archeologi si sono chiesti: "Come facevano a Cipro a
fondere il rame se non c'è carbone e non c'è abbastanza legna per produrre
carbonella?" Per fondere il rame è necessario raggiungere la temperatura
di 1080 gradi e senza carbone sembra impossibile. Però la scoperta archeologica
di un enorme frantoio nell'isola di Cipro, attorniato da molte fornaci per il
bronzo, ha lasciato perplessi i ricercatori che hanno fatto un esperimento. E'
stato fatto un fuoco di sterco ed è stato aggiunto, con una canula
di fiume, olio d'oliva. Il fuoco ha raggiunto una temperatura sufficiente per
fondere il rame. Il segreto della fusione del rame era l'olio d'oliva!
Pertanto, molto probabilmente, quel segreto è l'origine della
fondazione di Atene e il figlio Erittonio, nato da
una vergine e dal fabbro, altro non è che il mito a fondazione della città di
Atene. E allora, gli Ateniesi non scelsero Atena in contrapposizione a Posidone per il dono dell'ulivo in quanto cibo, ma scelsero
il dono dell'ulivo in quanto attraverso l'ulivo fondevano il rame, ricavavano
il bronzo e fondavano il loro futuro.
Il mito ci racconta come Atene sia nata dall’arte dell’agguato e l’arte
dell’agguato è la manifestazione di Atene.
Erittonio è Atene. Atene è figlia dell’arte dell’agguato:
Atena! Tutta la sua storia di Atene, la stessa Democrazia è arte dell’agguato
che Atene ha portato al mondo e, ancor oggi, non c’è una soluzione migliore per
quanto milioni di uomini tendano a screditarne la dignità per i loro interessi.
Ma Erittonio è figli anche dello sperma di Efesto, è figlio della disgregazione di precedenti
relazioni sociali. Di precedenti società in cui gli equilibri con il mondo che
le circondava erano compromessi.
Atene è figlia di una vergine e di un distruttore: il distruttore
pone le basi, la vergine il futuro.
Il tempio ad Efesto era il tempio al
padre della città!
Poi, quando gli uomini dimenticano, anche il senso dei simboli
sparisce!
Però, il simbolo ci permette di ricordare.
Nell'Inno Omerico alla Dea Estia si
legge:
Estia, che nell'incantevole Pito
custodisci
la sacra casa del
signore Apollo. il dio arciere:
dai tuoi riccioli
stilla sempre limpido unguento.
Vieni in questa casa,
vieni con cuore benevolo
insieme al saggio Zeus:
concedi grazia al mio canto.
La questione non è se l'Essere Umano saprà elaborare la propria
verità (Estia), ma se avrà la forza dell'Arciere
Apollo per manifestarla!
Quando nasce la vergine Atena non usa la sua forza per chiedere
agli Esseri Umani di mettersi in ginocchio, ma, dall'Inno Omerico ad Atena:
Comincerò a cantare Pallade Atena, la gloriosa dea
dagli occhi splendenti,
ingegnosa, dal cuore inflessibile,
vergine casta,
intrepida signora dell'acropoli,
Tritogenia; il saggio Zeus la generò da solo,
dal suo capo
venerabile, rivestita già delle armi di guerra
dorate e lucenti. Tutti
gli immortali si stupirono
a questa vista: essa
balzò fuori rapidamente
dal capo immortale,
agitando un giavellotto acuto
davanti a Zeus Egioco.
Il vasto Olimpo sussultò
cupamente sotto l'urto
della dea dagli occhi splendenti,
la terra emise un grido
terribile, il mare si sconvolse,
gonfiandosi con flutti
spumanti. Poi d'improvviso le onde
si fermarono, il
luminoso figlio di Iperione arrestò
lungamente i veloci
cavalli, fino a quando la vergine
Pallade Atena ebbe tolto dalle spalle immortali
le armi divine: né gioì
il saggio Zeus.
Così ti saluto, figlia
di Zeus Egioco
io canterò te e anche
un'altra canzone.
La questione consiste sul come si considera la vita: quali sono i
principi etici e morali che manifestiamo? Usiamo la forza per mettere in
ginocchio il più debole o la usiamo per dare l'assolto al cielo della
conoscenza e della Consapevolezza?
Anche nell'Inno Omerico ad Afrodite si parla delle tre Dèe che non
sono sensibili ai doni di Afrodite la Dèa di Cipro,
che suscita dolce desiderio negli Dèi e soggioga le razze degli uomini mortali,
gli uccelli del cielo e tutte le specie animali che la terra e il mare nutrono
in gran coppia.
"Tre sono i cuori
che essa non sa piegare né ingannare:
Una è figlia di Zeus Egiogo, Atena dagli occhi splendenti.
A Lei non piacciono le
opere dell'Aurea Afrodite:
le sono care le guerre
e le opere di Ares,
mischia e battaglie, e
ama promuovere splendide imprese.
Per prima insegnò agli
artefici che vivono sulla terra
a fabbricare cocchi e
carri intarsiati di bronzo,
e ammaestrò le tenere
fanciulle dentro le case,
ispirando in cuore a
ciascuna lavori magnifici.
E neppure Artemide dalle frecce d'oro, la Dea cacciatrice,
si lascia domare da
Afrodite, amica del sorriso.
Infatti le piace
colpire con l'arco le fiere sui monti,
ama le cetre le danze e
le grida acute,
i boschi ombrosi e le
città degli uomini giusti.
Le opere di Afrodite
non piacciono neppure a Estia,
la casta fanciulla, che
l'accorto Crono generò per prima
e poi per ultima - per
volere dell'Egiogo Zeus –
l'augusta Dea ambita da
Poseidone e Apollo.
Essa però non volle,
anzi oppose un netto rifiuto,
e toccando la testa di
Zeus, il padre Egiogo,
fece un solenne
giuramento, che si compì pienamente:
di restare per sempre
vergine, venerabile fra le Dee.
Invece delle nozze il
Padre Zeus le diede un gran privilegio,
ed essa siede nel
centro della casa, accogliendo le offerte:
è onorata in tutti i
templi degli Dèi,
e presso tutti i
mortali è la più venerata fra le Dee.
Questi sono i cuori che
Essa non sa piegare né ingannare:
ma nessun altro può
sfuggire ad Afrodite
né fra gli Dèi beati né
fra gli uomini mortali.
Vergine significa NON ESSERE POSSEDUTI, non essere trasformati in
oggetto di possesso.
Gli uomini perdono la loro verginità quando, anziché essere dei
soggetti di diritto preferiscono accettare di essere degli oggetti di possesso
di un qualche padrone!
Così, come la Verità (Estia) non può
essere posseduta, nemmeno il principio femminile della vita, né l'arte
dell'agguato (Artemide e Atena), possono diventare oggetto
del possesso di qualcuno a discapito di ogni altro Essere della Natura!
Nemmeno
la DEMOCRAZIA può essere posseduta, se non quando è stuprata dallo STATO MAFIA.
Perché la Democrazia è il gesto manifestato mediante l’agguato che Atene ha
portato all’umanità. L’arte dell’agguato, la SIGNORA ATENA, per bocca di
Pericle così si pronuncia:
“La nostra costituzione
non calca l’orma di leggi straniere. Noi piuttosto siamo ad esempio agli altri
senza imitarli. Il suo nome è Democrazia, perché affidiamo la città non ad un’oligarchia,
ma ad una più vasta cerchia di cittadini; ma in realtà le sue leggi danno a
tutti indistintamente i medesimi diritti nella vita privata; e per quanto
riguarda gli onori, ognuno viene scelto secondo la fama che gode, non per
appartenere all’uno o all’altro partito a preferenza del valore. Né avviene che
la povertà offuschi il prestigio e arresti la carriera di chi può rendere buoni
servigi alla città. Libera si svolge la vita politica nella nostra città, e
quanto a quel sospettoso inquisire nelle quotidiane abitudini dei concittadini,
non ci si irrita col vicino, se anche in qualche cosa si comporta a piacer suo,
né lo si rattrista con un dispettoso cipiglio, pur senza colpirlo direttamente.
Senza alcuna costrizione nella vita privata, nei rapporti pubblici non
trasgrediamo la legge soprattutto per reverenza verso di essa: ubbidendo ai
magistrati in carica e alle diverse leggi, specialmente a quante proteggono gli
offesi e a quante, senza essere scritte,
recano come universale sanzione il disonore.”
Lo
stupro di Atena c’è quando, all’onore dello stato democratico si sostituisce lo
stato mafia, quello stato in cui l’oligarchia domina mediante la privazione dei
cittadini dei loro diritti: DELLA LORO VERGINITA’! Cittadini a cui si chiede di
rinunciare ad essere soggetti di diritto, ma di farsi possedere dall’oligarca
di turno!
Marghera,
06 ottobre 2007
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