L'assolutismo della ragione e il razionalismo

I fondamenti del pensiero religioso pagano

di Claudio Simeoni

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Per la Stregoneria il 1789 rappresenta una data fondamentale nella costruzione del divenire umano. L'uscita dall'orrore cristiano ha in quell'anno la sua realizzazione nella divinizzazione della ragione.

La ragione come divinità degli Esseri Umani contro l'orrore dell'oscurantismo.

Com'era intesa la ragione? Oggi si usa questo termine come se il suo significato fosse dato, da tutti accettato e da tutti compreso. Un termine univoco che significa quella e solo quella cosa. In Stregoneria quel termine viene usato in maniera appropriata per quanto riguarda la Stregoneria; ma per quanto riguarda i concetti umani?

Leggiamo cosa ci dice il dizionario di filosofia tascabile della BUR "Gli autori, le correnti e le idee" a proposito della ragione:

"Con Cartesio la ragione, intesa come "capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso" e identificata con un "buon senso" universalmente diffuso, si prepara ad assumere la funzione di strumento di liberazione dal pregiudizio e dal peso e dell'autorità e della tradizione. In tale veste essa diviene la protagonista della cultura illuministica e finisce per essere, nel corso della Rivoluzione Francese, perfino deificata e fatta oggetto di culto, sostitutivo delle vecchie superstizioni religiose."

La guerra non fu fra l'oscurantismo e la ragione, ma fu una guerra tutta all'interno della ragione dove la distinzione fra vero e falso era quanto distingueva la ragione nel proprio sviluppo dai fantasmi dell'immaginario religioso il cui scopo era quello di bloccarne lo sviluppo.

Il concetto di ragione, inteso come misura delle cose e della vita, è un concetto proprio del creazionismo!

Soltanto chi immagina sé stesso creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo può parlare di ragione come metro di misura delle cose. Un metro di misura che non gli servirà per definire il dio pazzo della sua creazione, ma gli servirà per confermare l'oggettività dell'esistente come limite e definizione dei suoi sensi. In altre parole, l'esistente è quanto egli misura e descrive e non esiste nessun esistente fuori da quella misurazione e da quella descrizione. Il che consegue che il suo condizionamento educazionale ha raggiunto il suo successo in quanto egli non è in grado né di immaginare né di concepire l'esistenza di un diverso da descrivere mediante i suoi sensi divenuti in maniera diversa. Quanto egli è, è quanto egli avrebbe dovuto essere in quanto nessuna modificazione è possibile per costruire un proprio essere presente diverso quale quello che egli esprime. Egli è ciò che è, perché così è stato creato da un dio pazzo al quale si sottomette sia che lo chiami il macellaio di Sodoma e Gomorra sia che lo chiami ragione o descrizione della sua esistenza.

Non è chi si ritiene creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo che giunge alla ragione. Chi giunge a definire la ragione come metro di misura del mondo lo fa perché si ritiene, consapevolmente o meno, creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo.

Il concetto di ragione diventa importante e determinante soltanto per chi ha fatto proprio il concetto di creazionismo proprio del cattolicesimo e del cristianesimo. Il concetto di ragione, che fu uno strumento attraverso il quale gli Esseri Umani limitarono l'orrore del controllo cristiano, diventa lo strumento attraverso il quale il cristianesimo riafferma la sua dittatura sull'Essere Umano.

Se il concetto di ragione, all'interno della Rivoluzione Francese, era tale da rimuovere i fantasmi imposti dalla religione rivelata e dalla tradizione che questa aveva militarmente imposto, è altrettanto vero che la sicurezza nella ragione era stata costruita dal Potere di Avere perché soltanto all'interno della ragione il Potere di Avere, al di là di chi lo detiene, è in grado di assicurarsi il possesso degli Esseri Umani.

Leggiamo sempre da quel dizionario cosa dicono della ragione gli Stoici:

"Per gli Stoici l'uomo differisce dagli altri viventi appunto perché, partecipe com'è del logos universale, trova nella ragione una guida ben più duttile e sapiente dell'istinto animale."

Il presupposto dell'esaltazione della ragione non sta nell'uso che ne fa l'Essere Umano, ma nella proiezione di universalità che ne dà l'Essere Umano. L'Essere Umano presuppone l'esistenza di un Logos Universale. Presuppone, ma non dimostra. Da questo presupporre scarta quello che chiama istinto animale per separarlo dalla ragione quale elencazione delle cose. Ne consegue che, data questa divisione assolutamente arbitraria, inserisce nell'istinto animale quanto il Potere di Avere che lo domina, sia sotto forma di religione stoica, tradizione, morale o stato, indica come istintivo e pertanto condannabile e inserisce nella ragione quanto, religione stoica, tradizione, morale e stato, indicano come positivo perché funzionale allo sviluppo della propria capacità di controllo e di gestione dell'Essere Umano.

Che cos'è dunque la ragione?

E' la porzione di sconosciuto che l'Essere Umano descrive in comunione con gli Esseri della propria specie e nella quale può mettere in comune delle esperienze separando la propria soggettività da una presunta oggettività sociale descritta.

Data questa definizione proviamo a leggerci, sempre dallo stesso dizionario, la posizione in merito alla ragione dei neoplatonici: "La tradizione neoplatonica, che si prolunga anche nella scolastica, subordina la ragione all'intelletto (nous): l'intelletto divino decade a ragione nell'atto in cui forma e organizza il mondo." Ambiguo, molto ambiguo!

L'intelletto è la capacità di leggere dentro. A differenza del D'Aquino e delle sue affermazioni, è la capacità dell'Essere Umano di leggere e di interpretare soggettivamente lo sconosciuto che lo circonda, immergersi e discriminare fra i fenomeni che in quello sconosciuto viene in contatto. Intelletto inteso come capacità del soggetto di formare la propria comprensione del mondo. Dove quella comprensione viene vissuta dal soggetto e compenetrata per quello che è.

Il decadere di questa capacità soggettiva si ha nella ragione. La ragione non ha la capacità di vivere lo sconosciuto, ma deve necessariamente descriverlo per interpretarlo. Dunque una caduta dell'intelletto, che, in quanto tale e per le sue espressioni, è manifestazione del divino dell'Essere, nella ragione e nella necessità della descrizione.

Quando la descrizione imprigiona l'intelletto del soggetto deve, necessariamente, alzare delle sbarre per impedire al soggetto di espandersi nello sconosciuto e di esercitare il proprio intelletto. La ragione deve impedire al soggetto di vivere lo sconosciuto circostante per poterlo dominare. Per dominare il soggetto la ragione deve distruggere il suo essere divino rappresentato dalla capacità del soggetto di usare il proprio intelletto. La ragione, in quel momento, alza delle sbarre della gabbia nella quale imprigiona l'intelletto soggettivo dell'individuo che vuole dominare. Gli impedisce di discriminare quelle sbarre costringendolo non ad individuare le sbarre, ma a discutere sulla loro qualità. Così i concetti degli apriori che la ragione innalza a guardia del comportamento soggettivo quali la morale, le tradizioni, la coscienza, il conformismo ecc. diventano elementi di una prigionia ergastolana che l'individuo vive distruggendo il proprio intelletto. Distruggendo il proprio intelletto distrugge sé stesso in quanto divino, distrugge la propria capacità di affrontare lo sconosciuto, distrugge la propria capacità di divenire nell'eternità dei mutamenti.

Lasciamo perdere l'interpretazione cristiana secondo cui è il dio padrone che decade nella ragione o la sua creazione. Lasciamo perdere anche le interpretazioni dei neoplatonici in questo campo; la contraddizione vissuta da Proclo e Giamblico fra Oracoli Caldaici e magia Teurgica da un lato e cristianesimo rampante dall'altro, ha loro impedito di guardare il tempo che veniva incontro.

In ogni caso: la ragione come delimitazione del divino. Che significa: la ragione come delimitazione controllabile dell'infinito indescrivibile.

Cosa succede quando gli Esseri Umani sono sottomessi alla ragione? Nell'illuminismo si muove anche Kant che (sempre dallo stesso dizionario):

"il compito filosofico fondamentale è quello di portare la ragione davanti al suo proprio tribunale, allo scopo di determinare i limiti di essa e di valutare la legittimità delle sue pretese."

Che significa portare la ragione davanti al proprio tribunale? Significa che la ragione deve essere giudicata per sé stessa e con i parametri che usa per definire la realtà della quale si reputa padrona. Giudicare la ragione, anche se Kant non realizza il concetto, significa strappare la ragione dalla sua posizione al centro del mondo in cui la sua identificazione con il dominio del dio padrone vuole collocarsi e riportarla alla definizione per quello che è: uno strumento che l'Essere Umano usa per costruire sé stesso.

Maledetto! Maledetto quell'Essere Umano quando confonde mezzi con i fini. Maledetto quell'Essere Umano che risolve il proprio divenire nella ragione distruggendo la propria possibilità di affrontare lo sconosciuto che lo circonda. O, se preferite, rifiuta di usare il proprio intelletto trasformandosi in un dio.

Le pretese della ragione, di dominare l'Essere Umano, vanno giudicate attraverso i sistemi logici definiti dalla ragione stessa. Se in questo Kant è apprezzabile in quanto giudicando la ragione con le proprie pretese, anche se inconsapevolmente, afferma che il dio padrone dei cristiani deve essere giudicato con lo stesso metro e per le stesse pretese attraverso lo sviluppo della stessa logica con la quale vuole sottomettere gli Esseri Umani, diventa meno logico, meno apprezzabile e infinitamente più discutibile quando (dallo stesso dizionario) afferma: "Questa "critica" della ragione, come è noto, mentre dimostra l'impossibilità della metafisica come scienza, attesta anche che la ragione nel suo uso pratico determina incondizionatamente il fine in sé della volontà".

Quel in sé a cosa si riferisce? Alla volontà in sé o al determinismo della ragione? Il dotto interpreta lo scritto; lo Stregone interpreta la vita. Allora la scienza è espressione della ragione in quanto descrizione dell'esistente che, in quanto descrizione, nella ragione si risolve. La metafisica è oggetto in sé: assembramento dei fantasmi e degli apriori della ragione. I fantasmi della ragione non sono in grado di essere scienza in quanto non sono dimostrabili come descrizione. Non esiste descrizione del dio padrone se non come fantasma proiettato della ragione. Non esiste la vita oltre la morte se non come fantasma della ragione. Non esiste inferno, paradiso o nirvana se non come fantasmi della ragione. Non esistono i giudizi, più o meno universali, se non come fantasmi della ragione. Non esistono questi se non come fantasmi apriori che detengono il potere di determinare aprioristicamente il pensiero umano.

In questo contesto la volontà diventa oggetto descritto della ragione e strumento della ragione stessa. Solo che non si tratta di volontà, bensì di volere. La ragione come soggetto della descrizione è oggetto tardivamente imposto all'attenzione dell'Essere Umano mentre la volontà è l'aspetto fondamentale di quel disprezzo indicato dagli stoici dell'"istinto animale".

Cosa resta del conflitto della ragione?

Perché gli Atei, gli Agnostici e i Razionalisti parlano di ragione come punto di riferimento del loro intento? Perché, come diceva Parmenide, la ragione si contrappone all'opinione. L'opinione è espressione del soggetto mentre la ragione è espressione oggettiva in cui il soggetto si muove.

Il soggetto, per costoro, è creato a immagine e somiglianza del dio padrone e, dunque, l'espressione soggettiva non deve aver valore in quanto il metro di misura è la ragione quale prodotto della creazione del dio padrone. Solo che l'opinione è la trasformazione del soggetto. E' l'adattamento del soggetto nell'oggettività in cui cresce e, dunque, l'opinione è l'espressione del soggetto nella ragione che ne ha piegato il suo reticolato sinapsico, il suo genoma, alle esigenze che la ragione, socialmente espressa, ha imposto. Il soggetto risponde alle sollecitazioni dell'oggettività in cui cresce finendo per identificarsi in quell'oggettività come la sola oggettività esistente e sola oggettività in cui può esistere. Quella ragione finisce per distruggere il divenire del soggetto che, uscito dalla vagina della propria madre esprimendo la volontà della dilatazione nell'oggettività in cui è nato, finisce per fagocitare quell'oggettività distruggendo la soggettività stessa.

Cosa resta della ragione?

La sua espressione del dio creatore che imprimendosi sull'Essere Umano chiede la sua adesione per distruggerlo nella sua dilatazione.

La ragione quale espressione del campo di sterminio, stile nazista, che distrugge il divenire dell'Essere Umano.

La ragione in quanto espressione del dio padrone che chiede all'Essere Umano di accettare e fagocitare la sua verità che deve essere accettata con tutto il cuore e con tutta l'anima. La ragione che accetta la fede come sbarre che impediscono all'essere Umano di uscire dalla ragione per affrontare lo sconosciuto che la circonda.

La ragione come espressione della realtà del circostante. La realtà del circostante quale espressione della ragione che il soggetto deve riconoscere, pena la sua distruzione.

CHIUNQUE PARLA DI RAGIONE, LO FA SOLTANTO PER IMPORRE IL DIO PADRONE!

CHIUNQUE PARLA DI RAGIONE COME MODO DI ESSERE DELL'ESSERE UMANO, E' CRISTIANO!

IL CRISTIANESIMO E' LA NEGAZIONE DELLA LIBERTA' DELL'ESSERE UMANO IN QUANTO RINCHIUDE LA SUA TRASFORMAZIONE NEL CAMPO DI STERMINIO DELLA VERITA' RIVELATA.

VERITA' RIVELATA CHE DIVENTA FANTASMA APRIORI COL QUALE CONDIZIONARE IL PENSIERO DELL'ESSERE UMANO.

Per chiarire questo ecco soccorrerci l'aberrazione Hegeliana in cui si dice (sempre dallo stesso dizionario):

"la ragione "si riconcilia" con la realtà, nel senso che il suo compito non è più quello di fornire modelli del mondo come dovrebbe essere, ma di intendere e giustificare il mondo com'è!"

In altre parole, non esistono tante descrizioni del mondo quante sono le descrizioni degli Esseri Umani, ma esiste una sola descrizione del mondo, educazionalmente imposta, e il compito della ragione è trovare le giustificazioni per imporla al soggetto.

Non più la ragione come elemento che determina la descrizione, ma la ragione come elemento attivo nella giustificazione e nell'imposizione sul soggetto della descrizione stessa. La ragione come cane da guardia del pensiero dell'individuo.

Anche se altri pensatori hanno continuato lo sviluppo del significato di ragione, voglio fermarmi qui per sottolineare che chiunque usi termini come ragione o razionalismo lo fa soltanto per giustificare la costruzione di campi di sterminio dei quali chiedere il consenso agli Esseri Umani mentre li sta sterminando.

La pochezza e la miseria del pensiero nato dalla ragione e dal razionalismo è tale da impedire qualsiasi sviluppo dell'Essere Umano.

Nella storia dell'umanità il concetto di ragione e di razionalismo stanno alla pochezza culturale ed emozionale delle barzellette propagandate dal pazzo di nazareth all'interno dei vangeli ufficiali. La ragione è un elemento fondamentale all'interno del quale costringere gli Esseri Umani con l'uso di catene formate dai fantasmi dell'apriori che alla ragione fungono da guardiani feroci.

Noi sappiamo che l'uso della ragione è uno strumento per la distruzione della capacità dei soggetti di affrontare e sviluppare la loro vita e il razionalismo è l'arte attraverso la quale si tenta di impedire ai soggetti di usare le armi che LIBERTA' fornisce loro per costruire percorsi diversi nella loro esistenza.

La ragione è il prodotto del dio padrone, anche se è più esatto dire che sono i processi di imposizione agli Esseri Umani della ragione che hanno consentito a questa di salvaguardare la costruzione del proprio dominio sugli Esseri Umani costruendo dei fantasmi cui chiedeva sottomissione.

La ragione e il razionalismo hanno messo il dio padrone a guardia dei loro confini. A sua volta il dio padrone ha eletto la ragione a strumento con cui dominare gli Esseri Umani.

Gli Atei, gli Agnostici Razionalisti altro non fanno che esaltare la capacità coercitiva del dio padrone sugli Esseri Umani esaltando la centralità su di loro del dominio della ragione e del razionalismo.

Razionalismo usato come metodo critico nei confronti di chi, seguendo impulsi e tensioni che da dentro di lui si impongono nel circostante, tenta di costruire un divenire diverso del determinismo dell'orrore del dio padrone dei cristiani di cui la ragione è strumento di stupro della vita.

Noi, come Pagani Politeisti, siamo coscienti dell'importanza della ragione nelle relazioni umane, ma guardiamo con orrore quando la ragione viene calata nel cuore degli Esseri Umani per distruggere Libertà nei suoi processi di crescita. Se difendiamo la ragione come metodo di relazione fra gli Esseri Umani, siamo feroci nei confronti di coloro che tentando di imporre la ragione come limite e fine dello sviluppo umano ha il solo scopo di costruire, per l'umanità, solo un grande campo di sterminio!

Pertanto, chi ci parla di ragione o di razionalismo lo fa nel tentativo di puntare una pistola alla tempia degli Esseri Umani al fine di renderli incapaci nell'affrontare la vita. renderli incapaci di chiamare le cose col loro vero nome. Renderli incapaci di chiedersi il perché delle cose. Renderli incapaci di ascoltare le tensioni che sviluppandosi dentro all'Essere Umano gli indicano la via dell'Infinito.

Chi antepone il termine ragione o razionalismo all'esposizione del proprio pensiero lo fa al solo scopo di nascondere i propri intenti: la distruzione del divenire umano! Distruzione che deve essere combattuta al di là della forma con cui si presenta. La sua rappresentazione determina la sua etichetta e non il suo chiamarsi. Pertanto la distruzione del divenire umano è sempre opera degli adoratori del pazzo di Nazareth anche quando si presentano come Atei, Agnostici o di qualunque altra religione rivelata. La costruzione di Libertà negli Esseri Umani nel momento presente è il metro di misura e di definizione con cui chiamiamo ogni apparenza che si presenta. Libertà si presenta con mille facce, l'orrore con quella del macellaio di Sodoma e Gomorra, del pazzo di Nazareth o dei concetti apriori a guardia della distruzione del divenire umano!

29.11.1999

(NOTA: il documento è del 1999, era andato perduto e ricaricato e reso disponibile in internet nell’aprile del 2008)

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