PER IL PAGANESIMO POLITEISTA:
CONTRO
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Per
La ragione come
divinità degli Esseri Umani contro l'orrore dell'oscurantismo.
Com'era intesa la ragione? Oggi si
usa questo termine come se il suo significato fosse dato, da tutti accettato e
da tutti compreso. Un termine univoco che significa quella e
solo quella cosa. In Stregoneria quel termine viene
usato in maniera appropriata per quanto riguarda
Leggiamo cosa ci dice il dizionario
di filosofia tascabile della BUR "Gli autori, le correnti e le idee"
a proposito della ragione: "Con Cartesio la ragione,
intesa come "capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal
falso" e identificata con un "buon senso" universalmente
diffuso, si prepara ad assumere la funzione di strumento di liberazione dal
pregiudizio e dal peso e dell'autorità e della tradizione. In tale veste essa
diviene la protagonista della cultura illuministica e finisce per essere, nel
corso della Rivoluzione Francese, perfino deificata e fatta oggetto di culto,
sostitutivo delle vecchie superstizioni religiose."
La guerra non fu fra l'oscurantismo e
la ragione, ma fu una guerra tutta all'interno della ragione dove la
distinzione fra vero e falso era quanto distingueva la ragione nel proprio sviluppo
dai fantasmi dell'immaginario religioso il cui scopo
era quello di bloccarne lo sviluppo.
Il concetto di ragione, inteso come
misura delle cose e della vita, è un concetto proprio del creazionismo!
Soltanto chi immagina sé stesso creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo
può parlare di ragione come metro di misura delle cose. Un metro di misura che
non gli servirà per definire il dio pazzo della sua creazione, ma gli servirà
per confermare l'oggettività dell'esistente come limite e definizione dei suoi
sensi. In altre parole, l'esistente è quanto egli misura e descrive e non
esiste nessun esistente fuori da quella misurazione e da quella descrizione. Il che consegue che il
suo condizionamento educazionale ha raggiunto il suo
successo in quanto egli non è in grado né di
immaginare né di concepire l'esistenza di un diverso da descrivere mediante i
suoi sensi divenuti in maniera diversa. Quanto egli è, è quanto egli avrebbe dovuto essere in quanto nessuna modificazione è
possibile per costruire un proprio essere presente diverso quale quello che
egli esprime. Egli è ciò che è, perché così è stato creato da un dio pazzo al
quale si sottomette sia che lo chiami il macellaio di Sodoma e Gomorra sia che lo
chiami ragione o descrizione della sua esistenza.
Non è chi si ritiene creato ad
immagine e somiglianza di un dio pazzo che giunge alla ragione, ma chi giunge a
definire la ragione come metro di misura del mondo lo fa perché si ritiene,
consapevolmente o meno, creato ad immagine e
somiglianza di un dio pazzo.
Il concetto di ragione diventa
importante e determinante soltanto per chi ha fatto
proprio il concetto di creazionismo proprio del
cattolicesimo e del cristianesimo. Il concetto di ragione,
che fu uno strumento attraverso il quale gli Esseri Umani limitarono l'orrore
del controllo cristiano, diventa lo strumento attraverso il quale il
cristianesimo riafferma la sua dittatura sull'Essere Umano.
Se il concetto di ragione,
all'interno della Rivoluzione Francese, era tale da rimuovere i fantasmi imposti
dalla religione rivelata e dalla tradizione che questa aveva militarmente
imposto, è altrettanto vero che la sicurezza nella ragione era stata costruita
dal Potere di Avere perché soltanto all'interno della ragione il Potere di
Avere, al di là di chi lo detiene, è in grado di
assicurarsi il possesso degli Esseri Umani.
Leggiamo sempre da quel dizionario
cosa dicono della ragione gli Stoici: "Per gli Stoici l'uomo differisce dagli altri viventi appunto perché, partecipe com'è del
logos universale, trova nella ragione una guida ben più duttile e sapiente
dell'istinto animale." Il presupposto dell'esaltazione della ragione non
sta nell'uso che ne fa l'Essere Umano, ma nella proiezione di
universalità che ne dà l'Essere Umano. L'Essere Umano presuppone l'esistenza
di un Logos Universale. Presuppone, ma non dimostra. Da questo presupporre
scarta quello che chiama istinto animale per separarlo dalla ragione quale
elencazione delle cose. Ne consegue che, data questa divisione assolutamente
arbitraria, inserisce nell'istinto animale quanto il Potere di Avere che lo
domina, sia sotto forma di religione stoica, tradizione, morale o stato, indica
come istintivo e pertanto condannabile e inserisce nella
ragione quanto, religione stoica, tradizione, morale e stato, indicano
come positivo perché funzionale allo sviluppo della propria capacità di
controllo e di gestione dell'Essere Umano.
Che cos'è dunque la ragione?
E' la porzione di sconosciuto che
l'Essere Umano descrive in comunione con gli Esseri della propria specie e
nella quale può mettere in comune delle esperienze separando la propria
soggettività da una presunta oggettività sociale descritta.
Data questa definizione proviamo a leggerci, sempre dallo stesso dizionario, la
posizione in merito alla ragione dei neoplatonici: "La tradizione
neoplatonica, che si prolunga anche nella scolastica, subordina la ragione
all'intelletto (nous): l'intelletto divino decade a
ragione nell'atto in cui forma e organizza il mondo." Ambiguo, molto ambiguo!
L'intelletto è la capacità di leggere
dentro. A differenza del D'Aquino e delle sue
affermazioni, è la capacità dell'Essere Umano di leggere e di interpretare
soggettivamente lo sconosciuto che lo circonda, immergersi e discriminare fra i
fenomeni che in quello sconosciuto viene in contatto. Intelletto inteso come capacità del soggetto di formare la propria
comprensione del mondo. Dove quella comprensione viene
vissuta dal soggetto e compenetrata per quello che è.
Il decadere di questa capacità
soggettiva si ha nella ragione. La ragione non ha la capacità di vivere lo
sconosciuto, ma deve necessariamente descriverlo per interpretarlo. Dunque una caduta dell'intelletto, che, in quanto tale e per
le sue espressioni, è manifestazione del divino dell'Essere, nella ragione e
nella necessità della descrizione.
Quando la descrizione imprigiona
l'intelletto del soggetto deve, necessariamente,
alzare delle sbarre per impedire al soggetto di espandersi nello sconosciuto e
di esercitare il proprio intelletto. La ragione deve impedire al soggetto di
vivere lo sconosciuto circostante per poterlo dominare. Per dominare il
soggetto la ragione deve distruggere il suo essere divino rappresentato dalla
capacità del soggetto di usare il proprio intelletto. La ragione, in quel
momento, alza delle sbarre della gabbia nella quale imprigiona l'intelletto
soggettivo dell'individuo che vuole dominare. Gli impedisce di discriminare
quelle sbarre costringendolo non ad individuare le sbarre,
ma a discutere sulla loro qualità. Così i concetti degli apriori
che la ragione innalza a guardia del comportamento soggettivo quali la morale,
le tradizioni, la coscienza, il conformismo ecc. diventano
elementi di una prigionia ergastolana che l'individuo vive distruggendo il
proprio intelletto. Distruggendo il proprio intelletto distrugge sé stesso in quanto divino, distrugge la propria capacità di
affrontare lo sconosciuto, distrugge la propria capacità di divenire
nell'eternità dei mutamenti.
Lasciamo perdere l'interpretazione cristiana secondo
cui è il dio padrone che decade nella ragione o la sua creazione. Lasciamo perdere anche le interpretazioni dei neoplatonici
in questo campo; la contraddizione vissuta da Proclo
e Giamblico fra Oracoli Caldaici
e magia Teurgica da un lato e cristianesimo rampante
dall'altro, ha loro impedito di guardare il tempo che veniva incontro.
In ogni caso: la ragione come
delimitazione del divino. Che significa: la ragione come
delimitazione controllabile dell'infinito indescrivibile.
Cosa succede quando
gli Esseri Umani sono sottomessi alla ragione? Nell'illuminismo si muove anche Kant che (sempre dallo stesso dizionario): "il compito filosofico fondamentale è quello di portare la
ragione davanti al suo proprio tribunale, allo scopo di determinare i limiti di
essa e di valutare la legittimità delle sue pretese."
Che significa portare la ragione davanti
al proprio tribunale? Significa che la ragione deve essere giudicata per sé stessa e con i parametri che usa per definire la realtà
della quale si reputa padrona. Giudicare la ragione, anche se Kant non realizza il concetto, significa strappare la
ragione dalla sua posizione al centro del mondo in cui la sua identificazione
con il dominio del dio padrone vuole collocarsi e riportarla alla definizione
per quello che è: uno strumento che l'Essere Umano usa per costruire sé stesso.
Maledetto! Maledetto quell'Essere Umano quando confonde
mezzi con i fini. Maledetto quell'Essere
Umano che risolve il proprio divenire nella ragione distruggendo la propria
possibilità di affrontare lo sconosciuto che lo circonda. O,
se preferite, rifiuta di usare il proprio intelletto trasformandosi in un dio.
Le pretese della ragione, di dominare
l'Essere Umano, vanno giudicate attraverso i sistemi logici definiti dalla
ragione stessa. Se in questo Kant è apprezzabile in
quanto giudicando la ragione con le proprie pretese, anche se
inconsapevolmente, afferma che il dio padrone dei cristiani deve essere
giudicato con lo stesso metro e per le stesse pretese attraverso lo sviluppo
della stessa logica con la quale vuole sottomettere gli Esseri Umani, diventa
meno logico, meno apprezzabile e infinitamente più discutibile quando (dallo
stesso dizionario) afferma: "Questa "critica" della ragione, come è noto, mentre dimostra l'impossibilità della
metafisica come scienza, attesta anche che la ragione nel suo uso pratico
determina incondizionatamente il fine in sé della volontà".
Quel in sé a cosa si riferisce? Alla
volontà in sé o al determinismo della ragione? Il dotto interpreta lo scritto;
lo Stregone interpreta la vita. Allora la scienza è
espressione della ragione in quanto descrizione dell'esistente che, in quanto descrizione, nella ragione si risolve. La metafisica è
oggetto in sé: assembramento dei fantasmi e degli apriori
della ragione. I fantasmi della ragione non sono in grado di essere
scienza in quanto non sono dimostrabili come descrizione. Non esiste
descrizione del dio padrone se non come fantasma proiettato della ragione. Non
esiste la vita oltre la morte se non come fantasma della ragione. Non esiste
inferno, paradiso o nirvana se non come fantasmi della ragione. Non esistono i
giudizi, più o meno universali, se non come fantasmi
della ragione. Non esistono questi se non come fantasmi apriori
che detengono il potere di determinare aprioristicamente il pensiero umano.
In questo contesto
la volontà diventa oggetto descritto della ragione e strumento della ragione
stessa. Solo che non si tratta di volontà, bensì di volere.
La ragione come soggetto della descrizione è oggetto tardivamente imposto all'attenzione
dell'Essere Umano mentre la volontà è l'aspetto
fondamentale di quel disprezzo indicato dagli stoici dell'"istinto
animale".
Cosa resta del conflitto della ragione?
Perché gli Atei, gli Agnostici e i
Razionalisti parlano di ragione come punto di riferimento del loro intento? Perché, come diceva Parmenide, la ragione
si contrappone all'opinione. L'opinione è espressione del soggetto mentre la ragione è espressione oggettiva in cui il
soggetto si muove.
Il soggetto, per costoro, è creato a immagine e somiglianza del dio padrone e, dunque,
l'espressione soggettiva non deve aver valore in quanto il metro di misura è la
ragione quale prodotto della creazione del dio padrone. Solo
che l'opinione è la trasformazione del soggetto. E' l'adattamento del
soggetto nell'oggettività in cui cresce e, dunque, l'opinione è l'espressione
del soggetto nella ragione che ne ha piegato il suo reticolato sinapsico, il suo genoma, alle esigenze che la ragione, socialmente espressa,
ha imposto. Il soggetto risponde alle sollecitazioni dell'oggettività in cui
cresce finendo per identificarsi in quell'oggettività
come la sola oggettività esistente e sola oggettività in cui può
esistere. Quella ragione finisce per distruggere il divenire del soggetto che,
uscito dalla vagina della propria madre esprimendo la volontà della dilatazione
nell'oggettività in cui è nato, finisce per fagocitare quell'oggettività
distruggendo la soggettività stessa.
Cosa resta della ragione?
La sua espressione
del dio creatore che imprimendosi sull'Essere Umano chiede la sua adesione per
distruggerlo nella sua dilatazione.
La ragione quale
espressione del campo di sterminio, stile nazista, che distrugge il divenire
dell'Essere Umano.
La ragione in
quanto espressione del dio padrone che chiede all'Essere Umano di accettare e
fagocitare la sua verità che deve essere accettata con tutto il cuore e con
tutta l'anima. La ragione che accetta la fede come sbarre che impediscono
all'essere Umano di uscire dalla ragione per affrontare lo sconosciuto che la
circonda.
La ragione come espressione della
realtà del circostante. La realtà del circostante quale
espressione della ragione che il soggetto deve riconoscere, pena la sua
distruzione.
CHIUNQUE PARLA DI
RAGIONE, LO FA SOLTANTO PER IMPORRE IL DIO PADRONE!
CHIUNQUE PARLA DI
RAGIONE COME MODO DI ESSERE DELL'ESSERE UMANO E' CRISTIANO!
IL CRISTIANESIMO E'
VERITA' RIVELATA
CHE DIVENTA FANTASMA APRIORI DAL QUALE CONDIZIONARE IL PENSIERO DELL'ESSERE
UMANO.
Per chiarire questo ecco soccorrerci
l'aberrazione Hegeliana in cui si dice (sempre dallo stesso dizionario): "la ragione "si riconcilia" con la realtà, nel
senso che il suo compito non è più quello di fornire modelli del mondo come
dovrebbe essere, ma di intendere e giustificare il mondo com'è!" In altre
parole, non esistono tante descrizioni del mondo quante sono le descrizioni
degli Esseri Umani, ma esiste una sola descrizione del mondo, educazionalmente imposta, e il compito della ragione è
trovare le giustificazioni per imporla al soggetto.
Non più la ragione
come elemento che determina la descrizione, ma la ragione come elemento attivo
nella giustificazione e nell'imposizione sul soggetto della descrizione stessa. La ragione come cane da guardia del
pensiero dell'individuo.
Anche se altri pensatori hanno
continuato lo sviluppo del significato di ragione, voglio fermarmi qui per sottolineare che chiunque usi termini come ragione o
razionalismo lo fa soltanto per giustificare la costruzione di campi di sterminio
dei quali chiedere il consenso agli Esseri Umani mentre li sta sterminando.
La pochezza e la miseria del pensiero
nato dalla ragione e dal razionalismo è tale da impedire qualsiasi sviluppo
dell'Essere Umano.
Nella storia dell'umanità il concetto
di ragione e di razionalismo stanno alla pochezza culturale ed emozionale delle
barzellette propagandate dal pazzo di nazareth
all'interno dei vangeli ufficiali. La ragione è un elemento fondamentale
all'interno del quale costringere gli Esseri Umani con l'uso di catene formate
dai fantasmi dell'apriori che alla ragione fungono da guardiani feroci.
Noi sappiamo che l'uso della ragione
è uno strumento per la distruzione della capacità dei soggetti di affrontare e sviluppare la loro vita e il razionalismo è
l'arte attraverso la quale si tenta di impedire ai soggetti di usare le armi
che LIBERTA' fornisce loro per costruire percorsi diversi nella loro esistenza.
La ragione è il prodotto del dio
padrone, anche se è più esatto dire che sono i
processi di imposizione agli Esseri Umani della ragione che hanno consentito a
questa di salvaguardare la costruzione del proprio dominio sugli Esseri Umani
costruendo dei fantasmi cui chiedeva sottomissione.
La ragione e il razionalismo hanno
messo il dio padrone a guardia dei loro confini. A sua volta il dio padrone ha
eletto la ragione a strumento con cui dominare gli Esseri Umani.
Gli Atei, gli Agnostici Razionalisti
altro non fanno che esaltare la capacità coercitiva del dio padrone sugli
Esseri Umani esaltando la centralità su di loro del dominio della
ragione e del razionalismo.
Razionalismo usato come metodo
critico nei confronti di chi, seguendo impulsi e tensioni che da dentro di lui si impongono nel circostante, tenta di costruire un divenire
diverso del determinismo dell'orrore del dio padrone dei cristiani di cui la
ragione è strumento di stupro della vita.
Noi, come Pagani Politeisti, siamo
coscienti dell'importanza della ragione nelle relazioni umane, ma guardiamo con
orrore quando la ragione viene calata nel cuore degli
Esseri Umani per distruggere Libertà nei suoi processi di crescita. Se
difendiamo la ragione come metodo di relazione fra gli Esseri Umani, siamo
feroci nei confronti di coloro che tentando di imporre
la ragione come limite e fine dello sviluppo umano ha il solo scopo di
costruire, per l'umanità, solo un grande campo di sterminio!
Pertanto, chi ci parla di ragione o
di razionalismo lo fa nel tentativo di puntare una pistola alla tempia degli
Esseri Umani al fine di renderli incapaci nell'affrontare la vita. renderli incapaci di chiamare le cose col loro vero nome.
Renderli incapaci di chiedersi il perché delle cose. Renderli
incapaci di ascoltare le tensioni che sviluppandosi dentro all'Essere Umano gli
indicano la via dell'Infinito.
Chi antepone il termine ragione o
razionalismo all'esposizione del proprio pensiero lo
fa al solo scopo di nascondere i propri intenti: la distruzione del divenire
umano! Distruzione che deve essere combattuta al di là della
forma con cui si presenta. La sua rappresentazione determina la sua etichetta e non il suo chiamarsi. Pertanto la
distruzione del divenire umano è sempre opera degli adoratori del pazzo di Nazareth anche quando si presentano come Atei, Agnostici
o di qualunque altra religione rivelata. La costruzione di Libertà negli Esseri
Umani nel momento presente è il metro di misura e di definizione con cui
chiamiamo ogni apparenza che si presenta. Libertà si presenta con mille facce,
l'orrore con quella del macellaio di Sodoma e Gomorra, del pazzo di Nazareth o dei concetti apriori a guardia della distruzione del
divenire umano!
29.11.1999
(NOTA: il documento è del 1999, era andato
perduto e ricaricato e reso disponibile in internet nell’aprile del 2008)
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Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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