Orfeo e Platone, le Origini del mondo

Un'antica guerra religiosa - Prima parte

di Claudio Simeoni

Orfici e Platonici

In tutti i frammenti orfici che sono giunti fino a noi non c'è una sola traccia di azioni demiurgiche o di un soggetto che costruisce il mondo al di fuori del mondo stesso.

Nei frammenti orfici, la figura che maggiormente balza agli occhi e che rappresenta una sorta di inizio è Nera Notte o Madre Notte.

Nera Notte rappresenta la condizione dello spazio. All'inizio del tempo, dicono gli orfici, c'era lo spazio in tutte le sue forme: Erebo e Tartaro. Quello spazio era caratterizzato dall'assenza di luce: dall'assenza di coscienza. Era uno spazio vuoto. In esso non brillava nessuna consapevolezza e, al veggente, appare come un Caos infinito in cui la sua ragione si perde. In questo spazio vuoto non esisteva la terra, né l'aria, né il cielo. Dentro a Nera Notte, quando il tempo non era, tutto era nero e tutto era silenzio.

Questa visione, da cui gli Orfici partono per sviluppare il loro discorso cosmologico, si trova in contrasto con la visione cosmologica di Platone.

Nel Timeo Platone scrive:

"E ciò che è generato, abbiamo detto che è necessario che sia generato da una causa. Ma il Fattore e il Padre di questo universo è molti difficile trovarlo e, trovatolo, è impossibile parlarne ad altri. E questo si deve indagare dell'universo: guardando a quale degli esemplari chi ha fabbricato l'universo lo abbia realizzato, se all'esemplare che è sempre nello stesso modo e identico o a quello che è generato. Ma se questo mondo è bello e l'Artefice è buono, è evidente che Egli ha guardato all'esemplare eterno; e se, invece, l'Artefice non è tale, ciò che non è neppure permesso a qualcuno di dire, ha guardato all'esemplare generato. Ma è evidente a tutti che egli guardò all'esemplare eterno: infatti l'universo è la più bella delle cose che sono state generate, e l'Artefice è la migliore delle cause."

Il punto di partenza dal quale iniziare ad analizzare la realtà del presente vissuto, in Platone è diametralmente opposta al punto di partenza dal quale gli orfici fanno iniziare il loro discorso cosmologico.

Platone mette al centro del suo pensiero sé stesso come Artefice; Orfeo mette al centro del suo pensiero il mondo in cui vive. Mentre Platone è estraneo al mondo in cui vive, Orfeo partecipa alla vita del mondo. Come estraneo al mondo, Platone identifica il mondo come una costruzione dell'Artefice. Platone dice che è l'artefice che ha guardato all'esempio eterno. Un esempio al quale guardare e da usare come modello per fabbricare l'universo attuale che, considerato bello, manifesta l'essere bello dell'artefice.

In Platone si manifesta un gioco retorico che parte dal presupposto che nessuna cosa può esistere se qualcuno non l'ha costruita seguendo un modello e l'esistenza della cosa manifesta la realtà oggettiva del suo costruttore. Un costruttore che è "molto difficile trovarlo ed è impossibile parlarne ad altri". Si tratta, in sostanza, di un oggetto, l'artefice, immaginato da Platone partendo dal presupposto che l'universo sia opera sua. Platone non può pensare l'universo se non come l'opera di un artefice.

Platone si guarda bene di chiedersi chi abbia costruito l'artefice.

Se nulla può esistere se non ciò che è modellato da un artefice; com'è possibile che possa esistere un artefice che non è modellato da un altro artefice?

Quando Platone afferma che non è permesso ad alcuno dire che l'Artefice si è ispirato ad un modello di universo generato, significa che pone degli aut-aut alla sua indagine che dipende tutta dall'accettazione dell'esistenza dell'artefice al cui concetto, il suo interlocutore, si deve adeguare.

Nella Nera Notte, dicono gli Orfici, appare un uovo pieno di vento. Gli Orfici non si chiedono "Chi ha messo l'uovo!". Gli Orfici dicono che in Nera Notte loro scorgono un uovo. L'uovo appare come "generato" da Nera Notte. Divenuto in essa. Non dicono "Nera Notte ha costruito un uovo", ma dicono:

Nel seno sconfinato di Erebo

la Notte dalle ali di tenebra generò per prima un uovo pieno di vento.

La "guerra" fra i teologi Orfici e Platone, si sviluppa partendo da queste due condizioni che entrambi pongono a fondamento della definizione del divenuto della realtà nella quale vivono.

L'Artefice che costruisce il mondo seguendo un modello, ha un'intelligenza, un progetto, uno scopo, una volontà, ecc. Non è attribuita, al contrario, intelligenza, scopo, volontà a Nera Notte: lei genera, non costruisce.

Partendo dal punto di vista della scienza del 2000 si può affermare che la ricerca scientifica conferma la visione degli Orfici, un unico oggetto rotondo nel buio dello spazio, mentre nega farneticazioni deliranti di Platone che vede il mondo costruito da un Artefice. Il big-bang corrisponde alla visione degli Orfici, mentre, non fornisce nessun elemento a sostegno delle tesi di Platone.

Claudio Simeoni

Marghera, 06 gennaio 2012

 

Immagini della scuola di Atene di Raffaello

Tratte dalla riproduzione di un artista di strada

Particolare scuola di Atene

Platone e Aristotele

Scuola di Atene

Scuola di Atene

Vigili manganellatori propri dell'ideologia religiosa di Platone e cristiana

Fortificazione di Mestre: cristianesimo e Platonismo

Toro uno dei simboli dell'Orfismo

Cerimonia dionisiaca Palazzo musica Bologna

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Orfeo e Platone

Si tratta di due modi diversi ed inconciliabili mediante i quali pensare e vivere il mondo in cui si nasce. Mentre Platone si fa artefice e demiurgo del mondo, Orfeo si fa cantore e viaggiatore del mondo in cui è nato. Mentre Platone, attraverso Socrate pretende di imporre le leggi e le regole della società e dell'universo, Orfeo costruisce le relazioni con la vita e con la Natura. Platone, con Socrate, pretende di essere il padrone degli uomini, Orfeo un uomo che vive.