PERCHE’ ADORARE GLI DEI
DELLE ANTICHE RELIGIONI?
(adorare nel senso di
COLERE)
Perché deve essere
disprezzato il dio dei cristiani?
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Perché
adoriamo gli Dèi?
Adorare
nel significato latino di COLERE che
significa: coltivare, aver cura di, adornare, abitare, frequentare, praticare,
onorare, osservare i culti ecc. ecc.
Perché
gli Dèi SONO CIO’
CHE NOI SIAMO!
Se
non fossero ciò che noi siamo, per quale motivo dovremmo onorarli?
Gli
Dèi sono ciò che noi siamo in senso esteso. Sia come oggetti che ci circondano
che noi definiamo, sia come azioni, fenomeni o rappresentazioni emotive del
mondo in cui viviamo. Gli Dèi costituiscono l’oggettività in cui noi viviamo e
la sostanza della nostra vita. Quando ci sono case e greggi che non producono o
sposi e bambini che muoiono, ci sono condizioni distruttive per la vita.
Condizioni che devono essere cambiate. Così ci sono Dèi che soffrono per
carenze di sviluppo che devono cambiare la situazione. Dèi che si SVILUPPANO
felicemente quando le case e le greggi si sviluppano felicemente; quando sposi
e bambini vivono nella felicità.
Il
pianto degli Dèi, come in queste antiche storie, è per le piante che non
nascono. E’ per una situazione di sofferenza della Natura; degli Dèi che
costituiscono la Natura, i suoi equilibri, le sue condizioni tese
all’espansione.
Perché
“combattono” gli Dèi? Per assicurarsi le condizioni per poter espandersi,
divenire e mutare, nell’infinito dei mutamenti. E’ il mutare, le necessità del
mutamento, che costringe gli Dèi a mettere in atto delle azioni
nell’oggettività. In un’oggettività in perenne mutamento e trasformazione.
E’ in
quest’ottica che dobbiamo guardare agli Dèi delle
Antiche religioni; agli Dèi della vita. Gli Dèi della vita che sono la vita
stessa di cui siamo parte. Siamo parte come divenuti germinati dalle
trasformazioni nel passato e siamo attori che agiscono favorendo le
trasformazioni che pongono le basi per un futuro.
Proviamo
a leggere alcuni passi degli antichi poemi sumeri:
I momenti culminanti del ciclo sono le festività del matrimonio
divino, cioè lo sposalizio annuale per la morte del Dio Tammuz,
che ha un’importanza anche maggiore nella vita religiosa della popolazione. Ogni
anno, quando il figlio divino scende nel mondo sotterraneo, tutta la vita della
natura cessa e la gran Madre resta vedova:
“In Eanna ovunque
in alto e in basso, si piange
Si lamenta nella casa del Signore...
Il pianto è per le piante, il primo lamento
è perché esse non nascono,
Per le case e per i greggi che non
producono,
Per gli sposi che muoiono, per i bambini che
muoiono;
Le genti dalla testa bruna non creano.
Il pianto è per il gran fiume, che non porta
più acque,
Per i campi dell’uomo, che non danno più
grano,
Per le piscine ove i pesci dasuhur non si riproducono.
Per il canneto, ché lo stelo caduto più non
si sviluppa.
Per la foresta, ché i tamerici non crescono,
Per le colline, ove gli alberi masgam non si innalzano,
Per l’orto che rifornisce la casa, dove non
si producono miele e vino,
Per i prati, perché è cessata l’abbondanza
dell’orto e delle piante sihlu,
Per il palazzo, in cui non c’è più la vita ,
dai secoli nei secoli.
e
poi:
Non vive più il signore,
pastore del gregge,
Il marito della regina nei
cieli, non vive più;
Il padrone degli stalli del
bestiame, non vive più;
Quando egli dorme, dormono le
pecore e gli agnelli,
Quando egli dorme, dormono le
capre e i capretti.
(dalla traduzione inglese di S. Langdon, Tammuz and Isthar, pagg. 11 e
14-15)
La Dea peregrinerà per il paese piangendo la sua perdita e finirà
per discendere agli Inferi in cerca di lui:
Al paese senza ritorno, la figlia di Sin, Isthar, diresse il suo pensiero.
La casa buia, la dimora di Inkalla,
La casa donde chi entra non torna,
la via che non ha sentiero per tornare
indietro,
La casa in cui chi entra resta privo di
luce,
Dove han polvere,
per nutrimento, e argilla per cibo.
Non vedono la luce, dimorano nel buio.
Unica copertura, come per gli uccelli, le penne.
La polvere si è posata sulla porta e sul
chiavistello.
(Dalla traduzione inglese del poema babilonese sulla “Discesa di Isthar all’Inferno” fatta da Jastrow.)
Essa muove a pietà il dio del mondo sotterraneo e sveglia Tammuz dal sonno della morte. Col ritorno di Tammuz la natura risuscita:
Innini grida alle sue donne sacre:
Nel cielo c’è luce, sulla terra c’è luce.
Nel seno della madre essa gli dà riposo.
In Erech poggiano
le mura di mattoni: su Erech egli getta un occhio
fedele.
Turgidi maturano i fichi; nelle pianure
prosperano gli alberi.
Il valoroso scese nel suo battello
accorrendo dall’Ade.
Il santo marito della regina dei cieli scese
nel battello accorrendo dall’Ade.
Dove erba non c’era, ora si mangia erba,
Dove acqua non c’era, ora si beve acqua,
Dove il bestiame non aveva ripari, ora si
costruiscono ripari.
Tratto
da: Christopher Dawson
“L’età degli Dèi” editore Longanesi 1950
Deportati
a Babilonia gli ebrei possono, per la prima volta nella loro storia, andare a
scuola e apprendere i rudimenti della cultura babilonese. Così nasce l’idea di
inventarsi un dio creatore e padrone del mondo. Un dio senza doveri, né
obblighi, né funzioni; esattamente come loro si immaginano padroni degli uomini
e in diritto di sterminarli.
Non comprendono
il senso del mito, né la magia del divenire e della trasformazione del presente
mediante atti eroici. Non comprendono di vivere in relazione col mondo e nel
mondo. Essi vogliono pensarsi “fuori del mondo”; senza relazioni col mondo;
senza obblighi nei confronti del mondo; senza doveri né diritti nei confronti
del mondo in cui vivono. Gli ebrei elaborano quel concetto di “estraneità” dal
mondo che li colloca fuori dall’insieme sociale umano. Dimenticano Baal, fondamento della loro cultura, ed elaborano la loro
patologia psichiatrica da onnipotenza di desiderio e di dominio del mondo. Il
delirio di onnipotenza viene elaborato dagli ebrei e razionalizzato all’interno
del Pentateuco. Il Pentateuco, a sua volta, giustifica la riproduzione continua
e sistematica del delirio di onnipotenza che viene imposto ai bambini:
“Ascolta, Israele: il dio tuo padrone, iddio tuo, è l’unico dio.
Amerai dunque il tuo dio padrone, iddio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta
la tua anima e con tutte le tue forze. E questi comandamenti, che oggi ti dono,
rimangano ben impressi nel tuo cuore, insegnali ai tuoi figli, parlane loro e
quando te ne stai in casa tua, e quando cammini per via, e quando ti corichi, e
quando ti alzi. Legali come segnali alla tua mano e ti siano come frontali fra
i tuoi occhi; scrivili sugli stipiti della tua casa e sopra le tue porte.
E quando il dio padrone, iddio tuo, ti avrà introdotto nel paese
che promise con giuramento ai tuoi padri, ad Abramo, ad Isacco e Giacobbe, di
dare a te; quando avrai preso possesso delle città grandi e belle che tu non
hai edificato, delle case ricolme d’ogni bene, che tu non hai riempito,
dei pozzi in piena efficienza, che tu non hai scavato, delle vigne e
degli uliveti, che tu non hai piantato; quando finalmente avrai mangiato
e sarai sazio, guardati bene dal dimenticare il dio padrone, che ti ha tratto
dall’Egitto, dal paese della schiavitù. Temi il dio padrone, iddio tuo, servi a
lui solo e nel suo nome pronunzierai i tuoi giuramenti.” Deuteronomio
6, 4-13
Manca
la funzione. PERCHE’ ADORARE QUESTO DIO?
L’odiato
Tammuz:
Il valoroso scese nel suo battello
accorrendo all’Ade.
Il santo marito della regina dei cieli scese
nel battello accorrendo dall’Ade.
Dove erba non c’era, ora si mangia erba,
Dove acqua non c’era, ora si beve acqua,
Dove il bestiame non aveva ripari, ora si
costruiscono ripari.
È
attento al benessere degli uomini in quanto uomini!
Gli
Dèi dei Sumeri vivono la vita, la curano, sono
responsabili:
Non vive più il signore, pastore del gregge,
Il marito della regina nei cieli, non vive
più;
Il padrone degli stalli del bestiame, non
vive più;
Quando egli dorme, dormono le pecore e gli
agnelli,
Quando egli dorme, dormono le capre e i
capretti.
Perchè
combattono gli Dèi?
“In Eanna ovunque
in alto e in basso, si piange
Si lamenta nella casa del Signore...
Il pianto è per le piante, il primo lamento
è perché esse non nascono,
Per le case e per i greggi che non
producono,
Per gli sposi che muoiono, per i bambini che
muoiono;
Le genti dalla testa bruna non creano.
Il pianto è per il gran fiume, che non porta
più acque,
Per i campi dell’uomo, che non danno più
grano,
Per le piscine ove i pesci dasuhur non si riproducono.
Per il canneto, ché lo stelo caduto più non
si sviluppa.
Per la foresta, ché i tamerici non crescono,
Per le colline, ove gli alberi masgam non si innalzano,
Per l’orto che rifornisce la casa, dove non
si producono miele e vino,
Per i prati, perché è cessata l’abbondanza
dell’orto e delle piante sihlu,
Per il palazzo, in cui non c’è più la vita ,
dai secoli nei secoli.
Tratto
da: Christopher Dawson
“L’età degli Dèi” editore Longanesi 1950
Gli
Dèi combattono per la vita!
Il
combattere degli Dèi altro non è che costruzione di un futuro.
La vita
e il suo continuo sviluppo è nei desideri degli Dèi Babilonesi. La vita che
circonda gli Esseri Umani è fatta da Dèi che parlano agli Dèi e gli Dèi
rispondono. Risponde Eanna; risponde al richiamo
della vita. Non distrugge case per darle agli uomini trasformati in bestiame;
alimenta e nutre la vita in quanto la vita è l’oggetto della sua attenzione.
Gli
Dèi delle Antiche Religioni non erano padroni assoluti e immobili degli Esseri
Umani e tanto meno della vita. Non si pensavano onnipotenti e padroni. Gli Dèi
delle Antiche Religioni erano portatori di libertà perché essi vivevano
all’interno delle trasformazioni, dei mutamenti. Necessitavano di libertà per
divenire e trasformarsi a loro volta.
Eanna non condanna gli uomini; gli Dèi alimentano le tensioni verso il futuro
degli Esseri Umani. Gli Dèi si manifestano mediante la libido, le relazioni
sessuali che risponono ai desideri degli Esseri della Natura. Non sono i
padroni. Non ordinano di macellare e di massacrare chi non si mette in
ginocchio davanti a loro. Ma soprattutto è la vita; il femminile che lo genera
e la libido che si manifesta mediante il desiderio espressione degli Dèi e del
dio che cresce dentro ad ogni Essere figlio della Natura. E allora: qual è la
funzione degli Dèi se non quella di alimentare l’oggettività nella quale gli
Dèi delle specie della Natura possono divenire e crescere?
Da un
lato gli Dèi babilonesi come parte della natura che alimentano la Natura per
alimentare il loro eterno divenire e crescere e, dall’altro, l’onnipotenza distruttiva
del dio padrone degli ebrei e dei cristiani che opponendosi alla Natura deve
aggredire la sessualità delle persone per ridurle ad oggetti di possesso e
mettere le funzioni riproduttive al servizio del loro dio negando la sessualità
delle persone.
Negando
alle persone di gestire il loro corpo. Trasformando, con questo, le persone in
schiave. In schiave per volontà del dio padrone che fa della schiavitù
insegnamento divino e sacro.
E
così nel cristianesimo abbiamo due figure centrali. Da un lato la vagina
vergine di Maria. La prostituta per eccellenza. Colei
che rinnega tutta sé stessa in funzione della sua trasformazione in un oggetto
posseduto dal suo padrone e dall’altro lato l’esaltazione della sofferenza che
negando il figlio e ammazzando il figlio santifica il sacrificio umano di
Abramo negando agli Esseri Umani ogni futuro. Il futuro che ha nei figli il
simbolo del divenire viene negato dal cristianesimo attraverso la sofferenza
della croce.
Maria rappresenta l’ideale cristiano: un corpo senza intelligenza, passione e
desideri. La bestia asociale che può essere usata per il piacere di un padrone
che non è capace di costruire relazioni con le persone e che, per questo, deve
annullarne la personalità.
Non
deve apparire strana la conflittualità sociale provocata dal tentativo del
cristianesimo di impossessarsi degli Esseri umani sottomettendoli al suo dio
padrone attraverso la privazione della loro libido e della libertà di veicolare
la libido nella società. Una libertà negata dall’imposizione di una morale
atroce e criminale che vede una continua ribellione da parte degli esseri umani
in risposta alle voci del mondo, della vita, che chiamano gli Esseri Umani a
prendere il loro posto nella Natura.
Allettati
dall’avere “case che non hanno costruito”; “città che non hanno costruito”;
“campi che non hanno arato”; “pozzi che non hanno scavato” e, nello stesso
tempo, terrorizzati dalle maledizioni di un padrone che si nutre della libido
repressa dei cristiani; ebrei e cristiani sono pronti a macellare chiunque
metta in discussione diritti che non hanno e a rivendicare impunità per delitti
in disprezzo del genere umano e della vita tutta.
Ne
“Il fungo sacro e la croce” John Allegro ci racconta
il suo punto di vista sulla “nascita” degli antichi Dèi:
“Se vogliamo azzardare un’ipotesi illuminata circa le idee
dell’uomo << primitivo >> su dio e l’universo, questa dovrebbe
basarsi sulla ragionevole supposizione che tali idee fossero semplici e
direttamente legate al mondo della sua esperienza. Egli poteva aver dato al dio
diversi epiteti per descrivere le sue varie funzioni e manifestazioni, ma non
c’è ragione di credere che dietro a quei nomi non si nascondesse un’unica,
onnipotente deità, un supremo creatore, datore di vita. L’esame etimologico
oggi possibile dei principali nomi di Dèi, avvalora questo punto di vista
orientandosi verso un tema comune di fecondità. Così i principali Dèi dei Greci
e degli ebrei, Zeus e Geova, derivano entrambi il
nome dal significato sumerico << succo di
fecondità >>, spermatozoi, << seme di vita >>. La frase è
composta da due sillabe, IA (ya, in dialetto za), cioè succo, alla lettera << acqua forte >>,
e U. Si tratta forse del più potente fenomeno dell’intera religione del Vicino
Oriente. Nei testi si trova rappresentato da una quantità di segni cuneiformi
diversi, ma alla radice di tutti c’è l’idea della << fertilità >>.
Dunque una U significa << copulare >> o << montare >>o
<< creare >>; un’altra << diluvio >> come fonte dello
sperma divino; un’altra << vegetazione >>, come frutto divino;
mentre un’altra U è il nome del dio tempestoso medesimo. Perciò, lungi dal
suggerirci una molteplicità di Dèi e la nozione di conflitti teologici, le
nostre più antiche testimonianze ci riportano ad un’unica idea, perfino ad
un’unica lettera, la << U >>. Dietro al Giudaismo e al
Cristianesimo, in pratica dietro a tutte le religioni della fertilità del
Vicino oriente e i loro più sofisticati sviluppi, c’è questo singolare
fenomeno: << U >>.
In parole povere, il ragionamento dei primi teologi sembra essere
stato questo: poiché la pioggia fa crescere le messi, deve contenere in sé lo
sperma della vita. Nell’essere umano questo è rappresentato dagli spermatozoi
emessi dal pene nell’orgasmo. Ne consegue che la pioggia altro non è che il
seme divino, cioè il creatore onnipotente, Dio.
Il più formidabile schizzo di questo << seme >> è
accompagnato dal tuono e dall’urlo del vento. Questa è la << voce
>> di Dio. In qualche angolo della volta celeste un colossale pene
raggiunge un orgasmo che scuote i cieli. Le << labbra >> della
punta del pene, il glande, si aprono e il divino seme è lanciato fuori e
trasportato dal vento sulla terra . Come la saliva può essere vista mescolarsi
al fiato durante un eloquio accalorato, così il << discorso >> del
pene divino è accompagnato da una poderosa raffica di vento, il santo, il
creativo spirito che reca in sé la << saliva >> del seme.
Questa << saliva >> è il << discorso >>
visibile di Dio; è suo << Figlio >>, la << Parola >> o,
per dirla con il Nuovo Testamento, il << Verbo >> che << era
presso Dio, e il Verbo era Dio; egli era al principio presso Dio. Tutto per lui
è stato fatto e senza di lui non è stato fatto nulla di ciò che esiste. In Lui
era la vita... >> (Giovanni, 1: 1-4). E secondo i salmisti: << Per
la parola del Signore furono stabiliti i cieli e col soffio di sua bocca tute
le loro schiere >> (Salmi, 32:6); oppure, << Mandi (invece) il tuo
spirito, e sono creati, e rinnovellati la faccia della terra >> (Salmi,
103:30).
L’idea della parola creativa di dio doveva avere un’enorme
importanza filosofica e religiosa e fu, ed è tutt’ora,
oggetto di profonda discussione metafisica; ma all’origine non si trattava di
una nozione astratta. Voi potevate vedere la << Parola di Dio >>,
sentire la pioggia sulla faccia, vederla penetrare nei solchi della Madre
Terra, la << labbra >> del ventre della creazione. Dentro vi arde
un eterno fuoco che di tanto in tanto manifesta la propria presenza
drammaticamente, eruttando da un cratere di un vulcano, portando ad ebollizione
l’acqua delle sorgenti dove la crosta terrestre è più sottile. Era questo
calore uterino che rendeva possibile la generazione e che più tardi i teologi
identificarono come il luogo e il significato del castigo eterno.” Pag. 40-41
Secondo
il punto di vista di Allegro, gli Dèi esistono perché nell’uomo ci sono le
pulsioni del piacere. Quella ricerca del desiderio che spinse le specie fuori
dal brodo primordiale e che le costrinse ad usare la loro volontà nei vari
processi evolutivi.
Ricerca
del piacere. Una ricerca che la moderna psicologia ha individuato come una
delle forze primordiali che spingono al divenire della vita; lontano dalla
sofferenza; verso la soluzione dei problemi che le relazioni fra il soggetto e
il mondo costruiscono.
Perché
agisce il dio dei cristiani?
Ha
forse un qualche nemico da combattere per permettere all’umanità o alla Natura
di divenire e di trasformarsi?
Quale
azione può fare il dio dei cristiani per gli uomini, lui che si vanta di averli
creati a sua immagine e somiglianza? Cosa può portare agli uomini lui che è
capace solo di chiedere obbedienza e sottomissione pena il terrore delle sue
“grandi” gesta che nessuno ha mai visto, ma qualche ebreo drogato ha
millantato?
Il
cristianesimo è verità! In quella verità deve soffocare le persone; deve
soffocare la vita. Quella verità va imposta, a tutti prescindendo dall’oggetto
manifestato da quella verità. Non si limita il cristianesimo a condannare Galilei; brucia milioni di persone chiamandole ERETICHE!
Tutti costoro hanno il torto di pensare cose diverse da quella verità
proclamata dal cristianesimo; dal suo Gesù; dal suo dio!
Gli
eretici dimostrano la menzogna della VERITA’ del cristianesimo. Il
cristianesimo non ha strumenti per giustificare il suo inganno, la sua truffa
che spacciando il suo dio padrone come assoluto non tollera discussioni su quell’assoluto. Il dio dei cristiani detta la SUA morale.
Una morale inumana. Volta a negare tutte le forze psichiche che furono il
fondamento del divenire umano. Solo negando le forze psichiche della vita il
cristianesimo allontana gli Esseri Umani dalla vita. Li allontana dagli Dèi
rinchiudendoli nella patologia psichiatrica delirante.
Perché
onoriamo gli Dèi?
Perché
sono la vita. La vita che si dispiega nell’eterno corso dei mutamenti!
Perché
disprezziamo il dio dei cristiani? Perché pretende di stuprare la vita.
Pretende di esserne in padrone. Il padrone della vita millantando di esserne il
creatore.
Il
dio dei cristiani ha mentito: è solo il prodotto della fantasia malata di morte
quale frutto del delirio di onnipotenza di chi, incapace di vivere nella
società e nella Natura, pretende di essere fuori di questa. Giudice e padrone
che si crogiola nelle perversioni compiacendosi dei suoi genocidi.
Marghera 15.09.2008
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