Amore e Odio
Il putamen
e l’insula
Afrodite e le Erinni
L’individuo e la società
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Le gocce
di sangue di Urano Stellato, accolte da Gaia, fra l’altro, genereranno le
Erinni e, i genitali, Afrodite.
Le
une e l’altra si caleranno negli Esseri della Natura e degli Esseri Umani nel
nostro caso costruendo il fondamento emotivo delle relazioni fra ogni Essere e
ogni altro Essere nella Natura.
Come
gli Esseri, nel corso dell’evoluzione e del mutamento, veicolano queste Potenze
della Vita diventa materia tecnica analizzata oggi dalla scienza.
Le
nuove apparecchiature sono in grado (e in futuro lo saranno ancora di più) di
analizzare la variazione della struttura fisica di un individuo al sorgere
delle Erinni o di Afrodite dentro di lui
Amore
e furore che spezza ogni catena e ogni legamento, sia fisico che emotivo, sono
conosciuti da sempre. Da sempre il Mito ci racconta di come gli Dèi esistono e
si esprimono nelle azioni di ogni singolo individuo e come sia solo la volontà
e l’autodisciplina degli individui che deve dirigere e veicolare in maniera
vantaggiosa le loro manifestazioni.
Il
monoteismo, ignaro delle modificazioni del corpo e della fisicità, ha sempre
detto che le manifestazioni psicologiche andavano sottoposte alla morale e
represse per glorificare il suo dio.
Il
monoteismo, e il cristianesimo in particolare, ha in disprezzo il corpo. Ha sempre
voluto ignorare che le manifestazioni di Afrodite e delle Erinni non sono
pulsioni che appartengono “all’anima”, ma sono delle tensioni psichiche che per
esprimersi modificano la struttura fisica dell’individuo alimentando delle
strutture fisiche. Afrodite è un divino che vive solo se manifestato dagli
Esseri della Natura. Quando gli Esseri della Natura lo esprimono, la loro
fisicità si modifica per manifestare quel dio. Quel dio, per manifestarsi,
modifica la fisicità dell’individuo. L’individuo si predispone per agire come
quel dio; egli, nell’azione, è quel DIO!
Quella
relazione dialettica per la quale la fisicità di un individuo si modifica per
esprimere quel dio e quel dio si esprime solo perché si è modificata la
struttura fisica dell’individuo; implica anche che il soggetto modifica la sua
struttura fisica per esprimersi in quel dio; implica anche che il dio ha
modificato, sollecitandola, la struttura fisica del soggetto per poter agire
attraverso il soggetto.
Si
tratta della relazione empatica che esiste fra ogni
soggetto e il mondo in cui l’individuo vive.
Così
la scienza, oggi come oggi, si accorge che, in fondo, esiste una
sovrapposizione di aree cerebrali interessate all’espressione di due tensioni
emotive che la morale tradizionale riteneva opposte: l’amore e l’odio.
Questo
perché la morale tradizionale assume il punto di vista del giudice e della sua
soggettività pretendendo che la soggettività del giudice sia oggettività di un
giudizio. In realtà, l’osservatore esterno osserva degli effetti nella realtà
quotidiana, non la spinta psichica dell’agire del soggetto né il divenuto del
soggetto per il quale vengono manifestati quegli effetti.
Se è
assolutamente vero che le due spinte emotive indicate come odio ed amore hanno
effetti diversi nell’oggettività, il bisogno soggettivo da cui vengono generate
è sempre quello di rimuovere ostacoli posti sulla via del soggetto nella sua
perenne ricerca di felicità. Non si odia un soggetto in quanto soggetto, si è
insofferenti per gli ostacoli che costui, o la sua presenza, generano sulla
nostra vita o su quello che noi pensiamo debba essere la nostra vita. Per
contro, non si ama un soggetto in quanto soggetto in sé, ma per la relazione
che noi mettiamo in essere o vogliamo mettere in essere nei confronti del
soggetto destinatario del nostro amore. In entrambi i casi vengono spazzate via
le barriere razionali che ci imporrebbero di ragionare proprio perché
l’espressione delle emozioni è al di là, al di sopra, e a fondamento, di ogni
manifestazione del soggetto.
L’amore
e l’odio sono due pulsioni che una volta espresse aprono all’individuo un
futuro possibile. Anche se non si capisce come le esplosioni d’odio possano far
aprire un futuro possibile quando le espressioni di odio portano l’individuo in
galera per le azioni fatte, in realtà è così. L’ostacolo emotivo che subiva era
infinitamente maggiore delle conseguenze sociali del suo gesto e l’emozione ha
spazzato via ogni considerazione razionale.
La
razionalità è solo un sottoprodotto dell’esistenza legato alle condizioni di
comunicazione, descrizione e relazioni, all’interno della società nate
dall’uomo dopo milioni di anni che già l’uomo si relazionava e comunicava.
L’uomo non è divenuto come Essere di una società giuridica; l’Essere Umano è
divenuto come Essere della Natura. Una Natura che non impone nessun
comportamento contro sé stessa e che fornisce ad ogni soggetto gli strumenti
per aprirsi al proprio futuro. A differenza delle società umane.
Le
spinte emotive hanno una radice comune; in Urano Stellato.
Vengono
veicolate in maniera diversa, ma proprio perché sono emozioni, si esprimono in
aree comuni dell’emisfero cerebrale.
La
scienza ha scoperto solo questo.
Ha
verificato che durante l’espressione emotiva dell’amore e dell’odio sono
coinvolte delle aree cerebrali comuni. Manifestazioni che si differenziano
coinvolgendo anche aree diverse proprio per la diversa finalità della
manifestazione emotiva.
L’emozione
è sempre figlia di Urano Stellato come l’azione che si dispiega veicolando nel
mondo l’emozione è sempre manifestazione dei Titani dentro ogni Essere della
Natura.
Afrodite
ed Erinni nascono entrambe da Urano Stellato; l’una dal pene e le altre dalle
gocce di sangue.
008-11-04 – 09:09:53
Il lato
biologico delle emozioni
Mentre
l'amore disattiva ampie parti della corteccia associate al giudizio e al
ragionamento, l'odio ne blocca solo una piccola parte
Se guardate
qualcuno che odiate, si metteranno in attività alcuni vostri circuiti cerebrali
distinti da quelli che sono correlati a emozioni come la paura, e in parte
sovrapposti a quelli legati ai comportamenti di aggressione. Per quanto
complessivamente ben separati, il circuito dell'odio condivide peraltro alcuni
punti con quello "dell'amore" .
E' questo
il risultato di una ricerca condotta da Semir Zeki e John Romaya
dell'University College di Londra, che la descrivono in un articolo pubblicato
su PLoS One, e che costituisce un ampliamento dello
studio condotto precedentemente da Zeki sui
meccanismi cerebrali coinvolti nell'amore romantico e in quello materno.
"L'odio
è spesso considerato una passione diabolica che in un mondo migliore andrebbe
tenuto sotto controllo ed sradicato. Ma per il biologo l'odio è una passione
altrettanto interessante dell'amore. Come questo è apparentemente irrazionale e
può condurre le persone a gesti eroici e diabolici. Com'è possibile che due
sentimenti opposti conducano a uno stesso comportamento? ", osserva Zeki.
Per poter
confrontare i risultati di questo studio con quelli sull'amore romantico, Zeki e Romaya hanno centrato la
loro attenzione sull'odio indirizzato verso una persona, mostrando ai loro
soggetti sperimentali le foto di alcune persone che queste odiavano in mezzo ad
altre che ritraevano persone emotivamente neutre i cui visi erano loro
familiari, monitorando nel frattempo l'attività cerebrale.
I
ricercatori hanno così notato che la vista della persona odiata attivava
particolari circuiti corticali e sottocorticali e alcune componenti che si
sanno coinvolte nella generazione di comportamenti aggressivi e nella loro
traduzione in schemi motori. Nella corteccia prefrontale
si attivavano inoltre aree essenziali per la previsione delle azioni degli
altri, il tutto come se ci si stesse preparando ad affrontare l'aborrito
individuo.
A livello
sottocorticale vengono invece coinvolti il putamen e
l'insula. Il primo è attivato anche nelle emozioni di
disgusto e disprezzo, ma prende parte anche alle prime fasi di attivazione nel
sistema motorio.
"E'
significativo - ha detto Zeki - che putamen e insula siano attivati
anche nell'amore romantico. E non sorprende: il putamen
può essere coinvolto nel preparare atti aggressivi in un contesto amoroso, come
quando un rivale rappresenta un pericolo. Precedenti studi suggeriscono inoltre
che l'insula sia coinvolta nella risposta a stimoli
stressanti, e tanto la vista di un viso amato che quella di uno odiato
rappresentano un segnale di stress."
"Una
differenza marcata fra gli schemi corticali prodotti dall'amore e dall'odio è
che mentre l'amore disattiva ampie parti della corteccia associate al giudizio
e al ragionamento, l'odio disattiva solamente una piccola regione localizzata
nella corteccia frontale. La cosa può sembrare strana, visto che l'odio,
proprio come l'amore, è una passione che 'brucia' tutto. Ma mentre nell'amore
romantico chi ama è spesso poco critico nei confronti della persona amata, è
più probabile che chi odia possa voler conservare il giudizio per calcolare le
mosse per danneggiare, ingiuriare o comunque prendersi una rivincita
sull'odiato. "
Ora, Zeki e collaboratori cercheranno di studiare i meccanismi
dell'odio quando questo non è diretto contro una specifica persona, ma contro
interi gruppi, come nel caso dell'odio razziale, politico e religioso. (gg)
Tratto da:
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Il_circuito_dell_odio/1333712
Le categorie morali
cristiane nelle quali si rinchiudono i giudizi nei confronti delle tensioni
emotive, allontanano gli Esseri Umani dalla consapevolezza che tali pulsioni
devono essere armate. Devono essere armate mediante la conoscenza, affinché la
loro espressione sia arricchimento del singolo individuo, per poter agire nella
società in cui l’individuo nasce e vive.
Odio e amore non sono
delle categorie morali, sono espressione dell’individuo come risposta a
sollecitazioni del mondo in cui vive. La loro espressione è relativa agli
strumenti che quell’individuo si è fornito per
manifestarli meglio. La conoscenza e l’impellenza determinano la violenza e
l’urgenza di manifestazione di quelle tensioni. Manifestazioni delle tensioni i
cui effetti non possono essere imputate al singolo individuo, ma alla relazione
che il singolo individuo vive con i soggetti del mondo cui appartiene. Gli
oggetti del mondo non sono inconsapevoli ed immoti, ma agiscono con
intelligenza e volontà nei confronti del singolo individuo e lo sollecitano
agli adattamenti per loro convenienti.
La libertà dell’individuo
si misura nella possibilità del soggetto di manifestare le proprie pulsioni. Le
impellenze che Afrodite ed Erinni spingono nell’individuo per risolvere le
relazioni col mondo in cui vive. Afrodite ed Erinni spingono all’azione, ma è
compito dell’individuo, mediante la sua volontà, dirigere quell’azione,
gestirla nel mondo in cui vive. E’ compito della società agire affinché le
manifestazioni dell’individuo in risposta a quelle pulsioni siano un guadagno
sociale. Una società è libera nella misura in cui fornisce all’individuo
un’ampia scelta nella quale veicolare le sue pulsioni. Le veicolazioni
sono il metro di misura della libertà individuale in una società. Tanto
maggiori sono gli ostacoli o le regole entro le quali le pulsioni soggettive
sono costrette, tanto maggiore è la costrizione e l’odio che quella società
impone all’individuo. Tanto maggiori sono le possibilità di veicolare le
pulsioni e tanto maggiore è il grado di libertà di quella società. Tanto
maggiore è la conoscenza che la società fornisce all’individuo sulle sue
possibilità di veicolare le sue pulsioni nella società in cui vive e tanto
maggiore è la libertà che quella società impone agli individui nel rispetto
della libertà della società stessa. Tanto minore è la conoscenza che quella
società fornisce agli individui e tanto maggiore è la rabbia e il desiderio di
cambiare la società che nasce nell’individuo.
La voglia di cambiare una
società non è data dalla mancanza di strumenti di libertà in quella società, ma
dall’uso che degli strumenti di libertà gli individui sono in grado di farci.
Se esistono in una società delle possibilità di veicolare le proprie pulsioni,
ma la società non ha fornito la conoscenza, si forma nell’individuo la
necessità di distruggere comunque quella società perché ciò che egli immagina è
ciò che lui vuole realizzare in antitesi a ciò che non consoce e non è in grado
di immaginare.
Così in Itali si pensa al
Federalismo solo perché chi immagina il Federalismo non è in grado di conoscere
la società in cui vive né di usare (perché reso incapace o impossibilitato
dagli interessi di mafie) gli strumenti che, almeno formalmente, la società gli
mette a disposizione.
Queste condizioni
oggettive determinano nell’individuo quell’amore-odio
che, attivando aree cerebrali comuni, regola il suo comportamento nella società
civile. Un amore-odio che attivato dall’azione della società nell’individuo lo
costringe a rispondere, sollecitandolo, alle sue aspettative. Una forma di
sollecitazione che viene pensata al fine di controllare i comportamenti
dell’individuo. Il controllo dei comportamenti sociali non avviene per
“controllo del comportamento di tutti gli individui”, ma sollecitando ed
ottenendo risposte di una percentuale di individui.
Comprendere il meccanismo
e comprendere l’uso che di quel meccanismo noi ne facciamo e altri ne fanno al
fine di farci funzionare come altri vogliono.
Curare la nostra
conoscenza e curare la nostra volontà ci permette di vivere nel mondo. Abitare
il mondo impedendo ad altri di abitarci e di trasformarci in cadaveri.
Marghera, 25 novembre 2008
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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