I "vizi" capitali come strategia
per distruggere l'uomo

Peccati capitali, sensi di colpa,
psicanalisi e psicologia

di Claudio Simeoni

L'egoismo come rimedio all'infantilismo della sottomissione cristiana è il titolo di un piccolo trattato che misi a disposizione nel web dal 1999. Il pezzo tratta della coercizione morale imposta fin dall'infanzia e della necessità dell'individuo di liberarsene nelle condizioni sociali in cui vive. Questo trattato individuava nei vizi capitali o peccati capitali, una delle chiavi di lettura della coercizione cristiana che bloccava lo sviluppo dell'ego dell'individuo. Esistono delle esigenze reali per rimuovere uno schema cattivo e coercitivo come i vizi capitali che i cristiani definiscono come peccati. Simon Laham scopre il trucco della libertà che la rimozione del concetto di peccato capitale comporta nella psiche dell'individuo, ma continua a collocare l'individuo all'interno dello schema generale della coercizione cristiana. Come se la coercizione educazionale cristiana fosse un elemento naturale. Il cristianesimo è trattato come oggettività naturale e non criminale. Come un processo educazionale nel quale si costringe l'uomo a veicolare la sua psiche e le sue pulsioni vitali legittimando una morale coercitiva e distruttiva. Sia per l'individuo che per la società.

L'errore fondamentale che porta al fallimento della psicanalisi e della psicologia è quello di non mettere in discussione l'oggettività, spesso criminale, in cui l'uomo diviene, si adatta crescendo dalla primissima infanzia fino all'età adulta. Età adulta che la psicanalisi e la psicologia trattano come elemento naturale dell'uomo pretendendo di modificarne singoli aspetti, ma mantenendo costante la struttura sociale coercitiva nella quale l'uomo si forma e diviene.

Simon Laham scopre la "gioia del peccato" che libera la struttura psichica da un aspetto coercitivo opprimente e che quell'oppressione diventa la costante in cui si manifesta la percezione psichica dell'ambiente da parte del soggetto. Tale oppressione induce la malattia psichiatrica come risposta soggettiva ai principi morali imposti dal cristianesimo. Violare tali imposizioni porta un senso psichico di benessere solo quando tale violazione non comporta sensi di colpa. Il senso di colpa è il guardiano psichico che costringe l'individuo ad obbedire alle imposizioni morali dell'educazione cristiana. Spesso il cristiano quando viola le imposizioni morali non lo fa come una liberazione della sua struttura psichica, ma come atto criminale convinto che la violazione, che lui chiama peccato, sia in realtà un delitto. Essendo un delitto, spesso, non mette limiti all'azione delittuosa perché il dolore psichico del senso di colpa è uguale, sia che la violazione nel peccato capitale sia piccola sia che tale violazione sia grande.

Come è scritto nel trattato sull'Egoismo come rimedio all'infantilismo della sottomissione cristiana, la liberazione dalla coercizione espressa dal considerare vizi o peccati elementi come lussuria, accidia, ozio, invidia, ira, gola, orgoglio permette all'individuo di reagire alle sollecitazioni sociali agendo opportunamente per migliorare la società tutta. Mentre nel cristianesimo, che determina le pulsioni di vita come peccati capitali, l'uomo è creato ad immagine di un dio criminale e il peccato è tale perché è un offesa al suo dio padrone, la società, che a differenza della verità del dio padrone, è aperta ad ogni futuro possibile, la pratica e la veicolazione delle pulsioni censurate come peccati o vizi, apre tutta la società ad un futuro migliore di questo presente.

Simon Laham fugge da una visione d'insieme per cogliere le prerogative dell'individuo "furbo" in una società di malati da sensi di colpa. Il furbo, secondo Simon Laham, si soddisfa nel peccato, mentre il malato fa del peccato una sbarra della sua prigione.

Solo gli Stregoni possono pensare una società senza sbarre e senza filo spinato emotivo, non certo psicologi o psicoanalisti come Simon Laham che, fuggendo, hanno trasformato la psicanalisi e la psicologia in una discarica di macerie.

Riporto l'articolo de La Repubblica di Elena Dusi:

"Scopri la gioia del peccato". Nel libro "Joy of Sin" lo psicologo australiano Simon Laham afferma che questi sono perfettamente in linea con la nostra natura. E spiega: "Se guardiamo alle evidenze scientifiche, si scopre che in realtà hanno molti aspetti positivi". Ecco perché

di ELENA DUSI

SETTE VIZI capitali? "Se riusciamo a maneggiarli con saggezza, possono tornarci estremamente utili". Parola di Simon Laham, psicologo dell'università di Melbourne, che delle nostre debolezze ha guardato la faccia meno scontata scoprendone gli intriganti punti di forza. Nel libro "Joy of Sin" ("La gioia del peccato", per il momento disponibile solo in inglese), il cui titolo fa il verso a quel "Joy of Sex" che fu uno dei manuali più famosi degli anni '70 in America, Laham ripercorre la scienza del nostro senso morale. Scoprendo che i vizi che definiamo da secoli come "capitali" sono in realtà del tutto in sintonia con la nostra natura. E se riusciamo a padroneggiarli senza farci trascinare - è il messaggio - possono addirittura acuire le nostre migliori caratteristiche. "La morale - così Laham spiega la genesi del suo libro - è un aspetto molto più complesso di quel che pensiamo. Etichettare qualcosa come "giusto" o "sbagliato" fa perdere molte sfaccettature interessanti. Dei sette vizi capitali è stato detto per secoli che sono da evitare a ogni costo. Ma quando si guarda alle evidenze scientifiche, si scopre che in realtà hanno molti aspetti positivi". La lussuria, per esempio, aguzza il cervello. "Ci rende più attenti ai dettagli e più efficienti nella scomposizione dei problemi alla ricerca di una soluzione. In una parola, migliora il ragionamento analitico" spiega lo psicologo australiano. Sprona poi la nostra creatività, un tratto sempre grandemente apprezzato dalla persona corteggiata. Ma cosa sarebbe la lussuria senza la gola. Laham ha una parola buona anche per chi indulge a cibo e dolci: "Uno studio citato nel libro dimostra che un individuo che ha appena mangiato una fetta di torta è più disposto a dare soldi in beneficenza rispetto a un individuo affamato. Chi è a dieta, d'altra parte, tende ad avere difficoltà nei test di problem solving". La stessa avidità, entro certi limiti, ha i suoi aspetti positivi. "Denaro vuol dire opportunità, e quindi occasioni per essere felici", trova Laham. "Se l'avidità non è eccessiva e non compromette le nostre relazioni sociali o la salute, non ci sono controindicazioni alla voglia di arricchirsi". Lavorare per guadagnare va bene, ma senza compromettere il sacrosanto riposo. Così anche per la pigrizia arriva da Melbourne una riabilitazione. "Correre tutto il giorno ha come effetto secondario la tendenza a concentrarci solo sui nostri problemi. È stato dimostrato invece che rallentare e oziare ci mette in sintonia con gli altri. Per questo i pigri sono meno egoisti e più attenti alle esigenze di chi si trova in difficoltà". Dormire a lungo e con soddisfazione, spiegano poi molte ricerche citate nel libro, alleggerisce il cervello e migliora le funzioni cognitive come memoria e creatività. Se poi proprio qualcuno si deve invidiare, è bene sceglierlo con oculatezza. "Confrontarci con chi è migliore di noi è sempre positivo" spiega ancora Laham. "Ma diventa controproducente se l'oggetto dell'invidia è una figura irraggiungibile". E un confine sottile separa anche l'orgoglio che è giusto riconoscimento di un successo dall'eccesso di presunzione che ci si ritorce contro come un boomerang. "Parlare dei propri risultati come frutto di duro lavoro paga sicuramente. Attribuirli a ipotetiche qualità innate o a puro talento ci porta invece ad apparire tracotanti". Come infine testimoniò Lutero ("Non lavoro mai tanto bene come quando sono ispirato dalla rabbia") un'ira giustificata che si trasforma in indignazione rende più vibranti le nostre facoltà. "Proviamo rabbia quando ci troviamo di fronte a un'ingiustizia o quando incontriamo degli ostacoli che ci allontanano dalla meta" conferma Laham. "In entrambi i casi, l'istinto ci porta a lottare per raggiungere la meta o per ripristinare la giustizia sociale". Per chi credeva che peccare fosse solo una questione di lasciarsi andare, ecco dimostrato quanta storia c'è dietro a una scienza delle tentazioni tanto antica quanto Adamo ed Eva.

(27 febbraio 2012)

Tratto da:

http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/27/

Che l'oggetto dell'invidia sia un oggetto irraggiungibile per i cristiani, appare evidente. Il cristiano si identifica col dio padrone o con l'onnipotenza del suo Gesù. L'invidia è per il ruolo del dio padrone o di Gesù. Ogni persona di "rango elevato" la trattano come fosse un dio padrone o un Gesù al quale sono deferenti e sottomessi. Che i cristiani considerino un peccato essere orgogliosi davanti al loro dio padrone, è un dato di fatto, ma che gli uomini siano orgogliosi del risultato dei propri sforzi, non solo è legittimo, ma apre ad altre possibilità da ottenere e raggiungere mediante altri e nuovi sforzi. Se in una società, basata sull'identificazione nel modello del dio padrone, superare il dio padrone è un peccato "nessuno può essere più del maestro", in una società in continuo divenire e in continuo miglioramento il superamento del presente è un dovere inderogabile, "triste quell'allievo che non è migliore del suo maestro".

Per questo motivo i vizi capitali, o peccati capitali, sono vissuti come ostacoli enormi allo sviluppo dell'individuo e della società. Un peccato del dio padrone cristiano. Una bestemmia del dio padrone e del padrone Gesù suo "figlio" contro l'umanità e le sue aspirazioni di libertà. La psicologia non condanna il dio padrone dei cristiani o il Gesù dei cristiani. Non li condanna non perché non individui nelle loro azioni dei delitti contro l'umanità, ma perché lo psicologo, lo psichiatra, lo psicoanalista nel farlo è attraversato da sensi di colpa per l'educazione che lo ha sottoposto alla coercizione cristiana. La condanna del dio padrone di ebrei e cristiani è un limite che lo psicoanalista non è psicologicamente in grado di superare. Come Freud non fu mai in grado di superare il complesso di Edipo e la sottomissione al Mosé ebreo anche quando ne avvertiva tutta la violenza e il carattere inumano della sua attività. Laham conclude l'intervista rilasciata a Duse affermando "In entrambi i casi, l'istinto ci porta a lottare per raggiungere la meta o per ripristinare la giustizia sociale". Con questo detta i limiti. La mia giustizia è la condanna per le violenze messe in atto dagli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra e del criminale in croce.

Solo la condanna di costoro può ripristinare la giustizia nella società e nelle mie emozioni violentate. Non si tratta di "ripristinare la giustizia", ma di condannare i responsabili "dell'ingiustizia". Che poi questa condanna possa, a lungo termine, ripristinare un senso della giustizia, può essere. Ma non potrà mai essere se la fonte dell'ingiustizia, il dio padrone di ebrei e cristiani e il criminale in croce, non saranno condannati per delitto con tutti i modelli morali e sociali che hanno imposto all'umanità.

 

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Marghera, 29 febbraio 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Il fuoco e il rito Pagano

I riti religiosi che ci trasformano sono le nostre azioni. Le azioni che noi facciamo in risposta ai problemi che incontriamo nel mondo in cui viviamo. Il nostro dovere è capire i riti che alimentano il fuoco della vita nella società in cui viviamo.