Gli Spiriti e
la Stregoneria
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Da
tempo immemorabile corrono leggende di relazioni fra chi pratica Stregoneria e
gli spiriti, esseri eterei e di sola energia, che si muovono nel mondo.
Nell’epoca
moderna spesso assumono le sembianze della cultura che li descrive; demoni o
angeli. A volte vengono descritti come forze della Natura.
Spesso,
si racconta, che gli Sciamani o gli Stregoni li evocano come se fossero un
potere da controllare.
C’è
una grande confusione nella capacità e nella possibilità dell’Essere Umano di
percepire il mondo che lo circonda e l’Essere Umano stesso non si rende conto
che per mettere al proprio servizio la propria capacità di percepire il mondo è
NECESSARIO AGIRE IN ESSO. La quantità e la qualità della percezione soggettiva del
mondo è relativa e circoscritta all’azione e agli intenti che l’Essere Umano
mette in atto nel mondo.
La
selezione del nostro modo di percepire il mondo viene predisposta dalla madre
quando costruisce l’ovulo e selezionata durante la gestazione del feto. La
struttura sociale, nella quale nasce il bambino, altro non fa che sovrapporre
le proprie peculiarità a quanto la madre ha costruito attraverso sé stessa.
Così che ad una uguale educazione si hanno risposte soggettive diverse, come a
diversi ambienti educativi si hanno delle risposte soggettive analoghe o simili.
La
costruzione del nostro modo di descrivere il mondo in cui viviamo implica
l’inibizione o il blocco di tutti gli altri modi attraverso i quali noi
potremmo percepire il mondo in cui viviamo e, di fatto, priviamo tutti gli
altri modi con cui potremmo percepire il mondo in cui viviamo delle categorie
descrittive sufficienti per trasferire tali potenzialità percettive alla nostra
ragione.
Spesso
i diversi modi di percepire il mondo in cui viviamo sono attivi dentro di noi,
ma vivono separati dalla coscienza della nostra ragione. O perché tale
percezione avviene con la parte più profonda (antica; emotiva) del nostro
cervello o perché i collegamenti neuronali non sono
adatti a trasmetterla in quanto, non essendo attivati sistematicamente, non
fanno passare il segnale.
Esiste,
nella vita degli Esseri Umani, una serie di momenti in cui la coscienza
dell’individuo si disgrega per poi riaggregarsi. Ogni
sussulto emotivo è un disgregarsi e riaggregarsi
della coscienza. Il sognare è il segnale di una diversa organizzazione della
coscienza. Febbri, droghe, alcool, digiuni, in molte persone portano stadi
diversi di coscienza.
Al
centro di tutto questo c’è la ragione.
La
ragione è intesa come capacità dell’uomo di descrivere il mondo in cui l’uomo
vive. Descrivere il mondo attraverso la forma e la quantità. La coscienza si
rappresenta nella ragione mediante la forma e la quantità che la ragione attribuisce
a quanto percepisce o, meglio, a quanto ha selezionato di descrivere all’interno
di quanto l’individuo percepisce.
La
ragione non descrive un oggetto in sé, ma procede per analogie di impulsi
emotivi. Per la ragione la forma di un oggetto è uguale ad un altro oggetto non
tanto perché l’oggetto è uguale, ma perché suscita la stessa qualità di impulso
emotivo nell’individuo. Poi, l’esperienza, prodotta dalla necessità d’azione
dell’individuo nel mondo in cui vive, diversifica gli oggetti in forme e
categorie diverse anche quando stimolano nell’individuo lo stesso impulso
emotivo.
Il
problema indotto da percezioni della realtà diverse dal quotidiano, diventa
importante quando l’oggetto percepito rimane confinato nella sfera emotiva e
non viene coinvolto nelle esperienze fisiche dell’individuo. Quando noi
leggiamo una favola, gli effetti e le emozioni che la favola suscita in noi
restano confinate in ambito emotivo. Quelle emozioni, una volta richiamate,
suscitano in noi delle immagini. Le immagini, evocate da quelle emozioni, sono
relative alle nostre esperienze, alle possibilità culturali di rendere in forma
e rappresentare la situazione emozionante. Ne deriva che se cinquanta
disegnatori dovessero riprodurre l’afflato emotivo suscitato in loro dalla
favola, lo riprodurrebbero in cinquanta modi diversi non solo per le cinquanta
esperienze diverse di accumulo culturale ma, soprattutto, per il diverso
impatto emotivo che la medesima favola ha avuto su ognuno di loro. La favola
non cambia; cambiamo gli adattamenti emotivi di chi ascolta e la cultura nella
capacità di descrivere tali emozioni.
Questa
stessa situazione si riproduce quando la percezione emotiva della realtà si
trasmette alla ragione eccitazioni emotive al di fuori della coscienza come
espressa dalla e nella ragione. L’impulso emotivo è paragonabile a quello della
favola e si rappresenta nella ragione descritto da oggetti che, nella ragione,
richiamano impulsi emotivi simili o che in passato hanno manifestato impulsi
simili. Non si presenta alla ragione l’oggetto che stimola l’impulso emotivo,
ma si presenta l’impulso emotivo lasciando alla ragione il compito di
rappresentarlo, descrivendolo, nella
coscienza.
Gli
stessi “sentimenti” sono moti dello “spirito”, manifestazione della struttura emotiva,
dell’individuo che non trovano, nella descrizione della ragione, una risposta
negli oggetti descritti. Proprio per questo i sentimenti sono sempre alla
ricerca di manifestazioni, azioni, capaci di coinvolgerli e travolgerli. Questa
ricerca, specialmente quando diventa spasmodica, attiva nell’individuo capacità
di percezione diverse da quella della forma e della quantità controllata dalla
ragione. La diversa percezione incontra nel mondo aspetti che la ragione
ignora, ma che la ricerca spasmodica riversa nella coscienza della ragione fino
a travolgerne i limiti razionali. I limiti entro i quali la ragione racchiude
la propria descrizione.
In
quel momento il mondo si dispiega verso l’individuo in una diversa dimensione
emotiva con una violenza che non permette alla ragione di ignorarne le
manifestazioni. Così la ragione, per difendersi, mette in campo il proprio
IMMAGINARIO. Inizia una dura lotta fra la violenza dell’interiorizzazione
soggettiva delle emozioni percepite nel mondo in cui si vive e la ristrutturazione
della Coscienza che la ragione mette in atto al fine di salvaguardare
l’integrità psico-fisica dell’individuo. Quando quella lotta non porta
l’individuo a morire, si arriva sempre ad un compromesso (qualche volta aiutato
anche dai psicofarmaci) in cui la ragione permette il travolgimento emotivo
dell’individuo in cambio dell’accettazione, da parte dell’individuo,
dell’immaginazione con cui la ragione riveste tale travolgimento emotivo.
A
questo punto è necessario capire la differenza fra ciò che è il mondo in cui
viviamo e ciò che il mondo ci appare o, se preferiamo, quanto descriviamo del mondo in cui viviamo e nella
cui descrizione organizziamo le nostre strategie d’esistenza.
Recentemente
sono state divulgate delle teorie scientifiche più o meno dimostrate. Dalla
presenza della “materia nera” alla massa dell’universo in cui la presenza
massiccia di neutrini determinerebbe la quantità di materia dell’universo. Per
contro, la scienza, negli ultimi secoli, ha stabilito la presenza di onde
radio, onde gravitazionali, onde magnetiche e quant’altro.
Ora, tutti questi oggetti, anche se non rientravano sotto i nostri sensi, nel
corso di milioni di anni, hanno agito ed interferito con le nostre strategie di
adattamento nel mondo in cui siamo nati. L’interferenza non avveniva mediante
l’oggetto che noi descrivevamo, ma mediante dei fenomeni, magari manifestati
dall’oggetto, che noi trattavamo come oggetti in sé. L’evoluzione delle specie,
le strategie di vita dei singoli Esseri della Natura, sono avvenute per milioni
di anni ANCHE in risposta a fenomeni provenienti da questi oggetti anche se
questi oggetti NON rientravano nel descritto della ragione, ma sono entrati,
nel suo pensato, solo di recente. Oggetti sconosciuti hanno agito sull’evoluzione
e la trasformazione delle specie pur non essendo definiti e riconosciuti come
tali dalle specie.
Esiste,
attorno a noi, un immenso sconosciuto dal quale siamo separati attraverso i
confini della ragione, ma che agisce nei nostri confronti e del quale, piaccia
o meno, siamo parte e cooperiamo come singoli individui e come specie da
centinaia di milioni di anni. Il fatto che noi, come specie, abbiamo ritagliato
uno “spazio descrittivo” in quell’immenso, non
significa che l’immenso non ci circondi. Il “non conoscere l’azione d’insieme”
di quell’immenso non esclude le sollecitazioni di
adattamento che quell’immenso invia. Si può negare la
descrizione degli oggetti dell’immenso finché la scienza non mette a punto
strumenti o formule matematiche per descriverli, ma non si può negare che fuori
dalla nostra descrizione “razionale” ci sia un immenso che deve essere
esplorato dalla nostra ragione.
Ed è
qui che entrano in gioco gli “spiriti”.
Già
più volte si sono definiti gli “Esseri di sola energia vitale”, fin dalle prime
visioni descritte nel Libro dell’Anticristo.
Cosa
sono gli “spiriti”?
Sono
Esseri di Energia che si muovono nella Natura. Appartengono ad un ciclo vitale
che è estraneo agli Esseri della Natura, ma che con gli Esseri della Natura
hanno in comune l’energia della vita. Sono consapevolezze che si nutrono e crescono
all’interno di un proprio ciclo vitale.
Che
cosa mangiano? Energia! E spesso quell’energia che
viene dispersa nell’ambiente anche dagli Esseri della Natura in ogni loro
azione e in ogni loro “stato d’animo”.
Che
relazioni hanno con l’Essere Umano?
Nessuna!
Solo
che ad alcuni “spiriti” piace una “certa” qualità di energia dispersa dagli
individui in alcune azioni e, in particolare, a quelli che chiamiamo “spiriti
neri” piace l’energia dispersa che abbia il sapore della sottomissione, della
disperazione.
Così,
costoro, coltivano esseri Umani che possano dare loro questo tipo di energia.
Di
questo ne ho già parlato in altri scritti, ma in questo scritto mi interessa
porre l’accento sul come avviene che questi “spiriti” abbiano il controllo
delle persone e su cosa si deve fare per liberarsene.
Questi
spiriti hanno il controllo emotivo delle persone.
Giocano
sul passaggio fra la risposta soggettiva dell’individuo all’emozione e la
descrizione della ragione alla percezione emotiva dell’individuo. Quando un individuo
cade per terra può suscitare l’ilarità dei presenti o la loro disperazione. Lo
stesso gesto, a seconda di come si colloca nella percezione dei presenti,
induce delle risposte diverse.
La
stessa “azione” dello “spirito nero” (perché parliamo solo di “spiriti neri” in
quanto sono gli unici che hanno un interesse specifico per interferire nelle
azioni degli Esseri Umani) può suscitare ilarità fra le persone che esercitano
la loro volontà nella loro quotidianità o può alimentare la patologia
psichiatrica di sottomissione e disperazione quando agisce su persone
addestrate dalle religioni monoteiste a sottomettersi ad una verità o ad un
padrone. Non so quali siano i meccanismi cerebrali della nevrosi d’ansia e
della depressione, né come droghe e alcool sono in grado di agire su quei
meccanismi alterando la percezione dell’individuo; è certo che la descrizione
della ragione riveste tutte le emozioni di morte generate dalla depressione e
dalla nevrosi d’ansia di descrizioni di autodistruzione, di paura e di terrore.
La ragione attribuisce immagini e motivazioni a nevrosi d’ansia e a stati
depressivi ad elementi esterni all’individuo proiettndo
nel mondo esterno le immagini con cui riveste e giustifica lo stato di
depressione o nevrosi d’ansia. Così, il vestito abbandonato su una sedia in
penombra che per la maggior parte delle persone è solo un’ombra nera, per gli
ammalati di nevrosi d’ansia si trasforma in un nemico pronto ad assalirli nel
buio.
E’ su
questo meccanismo che agiscono gli “spiriti neri”. Le malattie come la nevrosi
d’ansia e la depressione, specialmente quando associate a patologie
psichiatriche più gravi, predispongono l’individuo ad essere recettivo a
segnali emotivi inviati dagli “spiriti neri”. La sua reazione non è mai un
rafforzamento del suo stato di malattia, ma la sua malattia si trasforma in un modello morale e comportamentale da
imporre alle persone. lo “Spirito nero”, come una larva, agisce nell’individuo
per trasformare la sua patologia in modello dal quale l’individuo trae forza
per continuare a vivere. Non è più l’individuo depresso che subisce le tempeste
della vita; ma diventa il modello della depressione che trae forza imponendo
quel modello ad altre persone. Non è più l’individuo che soffre abbattuto dal
dolore, ma è l’individuo sofferente che trasforma la sua sofferenza in
comportamento “eroico”. Non è più il poveraccio che soffre, ma è l’eroe
sofferente che fa della sofferenza modello che offre alla società. Resta la
nevrosi d’ansia e resta la depressione come malattie dell’individuo.
Il
meccanismo cerebrale di “compassione” che spinge ogni individuo ad essere
solidale con la propria specie nel proprio mondo, si trasforma nel meccanismo
che necessita di far accettare il proprio stato patologico all’intera specie. Quel
meccanismo neuronale che ci spinge verso la società
degli uomini si trasforma nel meccanismo psichico per imporre alla società
degli Esseri Umani il proprio stato patologico come modello a cui gli esseri
Umani sono tenuti ad aderire. Paolo di tarso e la Teresa di Calcutta, sono
esempi di questa necessità patologica di distruzione delle società civili.
Rimane
la malattia che impedisce all’individuo di uscire dal proprio stato
inchiodandolo in una condizione “di vivere una situazione penosa d’incertezza,
di dipendenza da altri, dominati da un bisogno continuo di rassicurazioni con
tratti di prepotenza dovuti agli aspetti immaturi della sua personalità”. Ma la
malattia non è più presentata al pubblico come un momento di sofferenza, ma
come momento di promozione dell’individuo. Anche se la sofferenza continua in
privato, nell’individuo, in pubblico, questo individuo promuove la propria
malattia. La promuove e la trasmette ad
altri. Altre persone sofferenti si aggregano al fine di trasmettere il loro
modello all’intera società.
E’
l’attività emotiva dello “Spirito nero” il cui scopo non è la distruzione del
singolo individuo, ma quello di assicurarsi la fornitura di grandi quantità di
energia vitale disperse nell’ambiente da individui sofferenti e sottomessi.
L’individuo non risponde superando il suo stato patologico, ma mettendo in atto
delle difese per mantenere il suo stato patologico. una difesa maniacale:
“Fantasia di onnipotenza, accompagnata da euforia, disinibizione,
illimitata fiducia in sé stessi per difendersi in modo reattivo dalla
depressione, immaginando di aver tutto sotto controllo”.
I
santi cattolici ci forniscono decine di esempi di persone malate che hanno
fatto della malattia un modo per far ammalare l’intera società civile: a
maggior gloria del loro dio; degli “spiriti neri”. Vedi Padre Pio.
Come
si combattono gli “spiriti neri”?
Quando
iniziai il mio percorso di Stregoneria li incontrai abbastanza presto sia nel
sogno che nelle visioni indotte dal blocco del dialogo interno (immagini
mentali). Si frapponevano sempre fra me e le persone che mi circondavano.
Ingaggiai spesso delle lotte furibonde nel sognare. Le immagini rappresentavano
pugni che non affondavano e sangue che non sortiva nessun effetto. Penso che
siano immagini del sognare che si presentano in molte persone quando nella loro
quotidianità tentano di liberarsi da legami o impedimenti, più o meno
angosciosi, e il sogno, disgregando la coscienza, scioglie progressivamente le
tensioni emotive.
Poi,
un giorno, scoprii la consapevolezza delle Linee di Tensione. Le forze che
legano “gli oggetti del mondo”, la loro intelligenza, la loro progettualità, la loro azione negli Esseri e la loro
trasformazione attraverso la volontà degli Esseri. Scoprii gli Dèi del mondo e
separai i fenomeni che giungevano dagli Dèi dal mio immaginario che proiettavo
nel mondo (o almeno da quell’immaginario).
Fu
allora che compresi la separazione del mondo degli esseri di Sola Energia dagli
esseri della Natura. Sono due vie alla consapevolezza separate che non si
incontrano se non per la volontà degli “spiriti neri” di assicurarsi una fonte
di cibo: allevare gli esseri Umani come bestiame!
Ma la
cosa che scoprii subito dopo furono gli effetti dell’immaginario della ragione!
Gli
“spiriti neri” non hanno forza, non hanno quel “potere” che millantano nella
loro azione emotiva nella ragione, non hanno interessi se non per la
sottomissione e la creazione dell’ansia patologica negli Esseri Umani. Sono
piccolissimi, ma le loro peculiarità gli consentono di agire sulla struttura
emotiva degli esseri Umani patologicamente malati dai quali riescono ad
ottenere delle risposte funzionali ai loro progetti. Così, gli “spiriti neri”
non appaiono a costoro per quello che sono, ma per quello che l’individuo
patologicamente malato vuole o desidera che siano.
Fu
allora che compresi come torme di Stregoni e di Sciamani che mi avevano
preceduto avevano sempre confuso, nel loro immaginario, “spiriti” e Déi e non
seppero mai separare distintamente gli uni dagli altri chiamando gli Dèi
“benigni” e gli “Esseri di sola Energia” maligni proprio perché, gli unici
“spiriti” che si interessano agli Esseri Umani, sono gli “spiriti neri”.
Combattere
gli “spiriti neri” nella percezione diversa dalla percezione quotidiana, nel
sognare o in percezione alterata, è la cosa più stupida che ci sia.
Gli
“spiriti neri” si combattono nella quotidianità agendo affinché gli Esseri
Umani non si sottomettano; superino le loro patologie nevrotiche e depressive e
affrontino con progetto e determinazione i problemi della loro esistenza che il
quotidiano gli presenta. Per far questo è necessario che gli Esseri Umani siano
attrezzati psicologicamente, culturalmente ed emotivamente. Gli Esseri Umani si
possono liberare dall’influenza degli “spiriti neri” da sé stessi (e solo da sé
stessi) attraverso la volontà di vita che ogni singolo Essere Umano manifesta.
Gli Esseri Umani, attraverso la sottomissione, nutrono gli “spiriti neri” e
trovano la giustificazione della sottomissione proprio estendendola (e
gestendola per quanto è loro possibile) nel quotidiano degli Esseri Umani.
Pertanto, per combattere gli “spiriti neri”, è necessario combattere gli
effetti della loro azione nell’azione degli Esseri Umani che attraverso gli
“spiriti neri” promuovono sé stessi a modello morale nella società degli Esseri
Umani. Gli Esseri Umani non possono sapere quali sono i comportamenti
coercitivi rappresentati da modelli indotti dagli “spiriti neri” nella società
degli Esseri Umani. Anche perché, il medesimo modello coercitivo, si occulta
all’interno di diverse e diversificate rappresentazioni sociali, politiche,
economiche ecc.
Gli
“spiriti neri” temono la volontà di vita degli Esseri della Natura. La volontà
di vita porta gli Esseri Umani a disperdere l’energia vitale impiegata nella
loro attività col sapore della determinazione e quel sapore, agli “spiriti
neri”, è indigesto.
Alla
fin fine; qual è la suprema MAGIA della STREGONERIA?
E’
vivere!
Vivere
con emozione!
Vivere
con passione!
Vivere
con partecipazione!
Vivere
con compassione (della stessa passione) le tensioni che attraversano tutti gli
Esseri della Natura e della Società civile!
Vivere
con partecipazione nella Natura dalla quale siamo germinati e nella quale
metteremo il nostro contributo di vita.
Gli
Esseri di Sola Energia Vitale che chiamiamo “spiriti” vivono anche in mondi
dove non esiste una Natura. Non hanno nulla a che vedere con la coscienza degli
Alberi, del Bosco, del Luogo. Si tratta di una via alla Conoscenza separata
dalla Natura; una diversa strategia attraverso la quale l’Energia Vitale, la
grande Gaia, procede nelle infinite trasformazioni per passare dall’inconsapevolezza
alla consapevolezza. Per trasformare tutta la materia dell’universo in un
Essere Consapevole ed universale.
Gli
“spiriti neri” sono il fondamento delle religioni monoteiste. Gli “spiriti
neri” sono il dio dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani. Il loro dio si
chiama SOTTOMISSIONE e si ciba dell’energia di morte dispersa nel mondo da
coloro che malati e supplici ne invocano la provvidenza.
Non
cadete in questa trappola. Quando qualcuno si droga è facile che veda la
madonna (basta convolvolo o primule o altre erbe velenose che provocano
intossicazione) o il dio dei cristiani che gli parla e gli dica come lui,
proprio lui, è il destinatario del suo messaggio che deve diffondere agli altri
Esseri Umani. E finalmente il depresso, il nevrotico, avranno una missione, una
ragione di vita. Ma non è la “droga” che provoca questa visione, è la sua
malattia soggettiva che si esprime attraverso la “droga”. Troppo spesso siamo
circondati da persone “malate” che nascondono la loro malattia dietro corazze
psichiche. Quando queste si rompono, poi, ma solo poi, scopriamo gli sfaceli psichico-emotivi che queste persone vivevano.
Non
cadete nella trappola degli “spiriti neri”!
Marghera 16 settembre 2007
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