Il Potere
di Essere e il Potere di Avere
Il
sentiero di Conoscenza della stregoneria
e le
contraddizioni sociali.
Riflessioni sul Potere di Essere e sul
percorso di Stregoneria
scritto il 16.10.1990 integrato il 18
agosto 2009
di Claudio Simeoni
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Ho ritrovato, per caso,
questo scritto del 1990. L’ho riletto e l’ho integrato con una serie di
riflessioni e di considerazioni attuali. Ne è uscito un testo corposo capace di
definire molti aspetti della relazione fra il Potere di Essere e il Potere di
Avere. Il nuovo scritto è caratterizzato dal tipo di carattere, dal colore
(blu).
Ci
sono sbarre che ingabbiano il corpo, ma liberano lo spirito.
Ci
sono sbarre che bloccano lo spirito illudendo il corpo di essere libero.
Come può esistere un sentiero di conoscenza se
si crede nell’esistenza di un dio creatore? Come è possibile sviluppare la
propria conoscenza mediante l’accumulo della propria esperienza se si pensa che
una provvidenza porta dei doni all’uomo?
Non è mai esistito un solo Stregone che abbia
pensato di cambiare il mondo in cui vive, né di impossessarsi dello stesso. Non
è mai esistito uno Stregone che, pensando di dominare il mondo o gli elementi,
si sia impossessato di “demoni” o “spiriti” per ergersi a padrone. Lo Stregone
è colui che modifica sé stesso, la propria percezione, il proprio “stare nel
mondo” per vivere gli aspetti del mondo che la ragione nega e che, per le
persone normali, sono sconosciuti o inesistenti. Lo Stregone modifica sé stesso
rispetto al mondo e non modifica il mondo per adattarlo a sé stesso.
Modificare sé stessi per essere nel mondo è
proprio della Religione Pagana Politeista che riconosce gli aspetti divini del
mondo con i quali costruire le relazioni.
Modificare il mondo, per adattarlo a sé
stessi, è proprio delle religioni monoteiste che attribuiscono all’individuo,
creato ad immagine e somiglianza del loro dio immaginario, l’aspetto divino e
lo negano agli oggetti del mondo che ritengono muti e a loro disposizione (per
volontà del loro dio).
Alcune
considerazione sul modo di essere.
Quando
un individuo percorre un sentiero che ha come fine la Coscienza di Sé, il
sentiero si impadronisce di lui. Non che gli altri sentieri non lo facciano, ma
mentre gli altri sentieri che portano alla morte sono ammalianti, suadenti e ti
uccidono con la noia e la tristezza, consumandoti giorno dopo giorno, il
sentiero della Conoscenza di Sé non ti dà tregua.
Quando
noi parliamo di un sentiero di Conoscenza parliamo di una trasformazione
delle persone. Un passaggio fra l’inconsapevole e il consapevole dove al
consapevole, come divenuto in questo presente, si aggiunge un’ulteriore
consapevolezza come aggiunta alla consapevolezza precedente. Il nuovo si somma,
si sedimenta, si integra, si amalgama, generando nell’individuo la
consapevolezza di essere in possesso di un nuovo grado di conoscenza. Un nuovo
grado di conoscenza che non distingue dal precedente. Spesso le persone
dimenticano le trasformazioni che le hanno portate a sviluppare l’attuale grado
di consapevolezza. Dimenticando come sono giunti a ciò non si organizzano in
vista di nuovi e possibili traguardi finendo per fissarsi su quello che hanno
raggiunto. In altre parole, non corrono verso la morte del corpo fisico, ma si
siedono e aspettano che la morte, come un destino inevitabile giunga fino a
loro. Se io non ricordo gli sforzi che ho fatto per giungere alla conoscenza
che ho ora, non metto in atto altri sforzi. Perché, nell’educazione che noi
subiamo, gli sforzi devono avere un obbiettivo, mentre la conoscenza non è un
obbiettivo perché non ha nulla di oggettivo, ma è solo una trasformazione
soggettiva data dall’esperienza dell’individuo nella propria vita. Io non posso
organizzare il mio sentiero. Il sentiero, al contrario, organizza me spingendomi,
anche quando vorrei non fare nuove esperienze per paura di possibili dolori, a
nuove sfide e a nuove trasformazioni.
E’ il sentiero che guida l’individuo, non
l’individuo che organizza il proprio sentiero. Però, data un’esigenza e uno
stimolo, l’individuo si organizza per veicolarlo nel mondo. Si organizza per
rispondere ai fenomeni del mondo. Il sentiero, che lo ha costretto a
confrontarsi con i fenomeni del mondo precedenti che hanno formato la sua
consapevolezza, lo ha costretto a forgiare gli strumenti con cui affrontare i
nuovi fenomeni. Così il sentiero spinge l’individuo, ma l’individuo, su quel
sentiero, sceglie sia, spesso, fra più sfide, sia come organizzarsi per
affrontare le sfide. Dalle sue scelte “produrrà la qualità del proprio sentiero
preparandosi alle sfide successive.
Quando
ci si sta rilassando, il sentiero ti butta in pasto ai rompicoglioni.
Quando noi parliamo di un sentiero di
Conoscenza parliamo di una trasformazione delle persone. Un passaggio fra
l’inconsapevole e il consapevole dove al consapevole, come divenuto in questo
presente, si aggiunge un’ulteriore consapevolezza come aggiunta alla
consapevolezza precedente. Il nuovo si somma, si sedimenta, si integra, si
amalgama, generando nell’individuo la consapevolezza di essere in possesso di
un nuovo grado di conoscenza. Un nuovo grado di conoscenza che soggettivamente
non viene percepito come una modificazione di uno stadio precedente, ma come un
“eterno presente”. “Io questo l’ho sempre saputo! L’ho sempre percepito!”. Questo
atteggiamento è determinato dal fatto che la Conoscenza si forma in aree
cerebrali e in ambienti psico-emotivi che sono separati dalla ragione.
L’individuo ha “la sensazione” di sapere senza poter descrivere o comunicare
quella sensazione finché un accumulo di tensioni non producono un salto
qualitativo nella sua ragione, magari scoprendo dei modi con cui definire il
suo sentire nella cultura che lo circonda. Proprio per il fatto che la
formazione della conoscenza e della consapevolezza dell’individuo si forma in
aree, cerebrali e psichiche, della percezione e dell’elaborazione estranee alle
aree della ragione, l’individuo è predisposto a soggettivare tali percezioni
nel momento in cui incontra delle definizioni soddisfacenti per definire il
proprio percepire il mondo. Spesso le persone dimenticano le trasformazioni che
le hanno portate a sviluppare l’attuale grado di consapevolezza. Dimenticando
come sono giunti a ciò, non si organizzano in vista di nuovi e possibili
traguardi finendo per fissarsi su quello che hanno raggiunto. In altre parole,
non corrono verso la morte del corpo fisico, ma si siedono e aspettano che la
morte, come un destino inevitabile, giunga fino a loro. Se io non ricordo gli
sforzi che ho fatto per giungere alla conoscenza che ho ora, non metto in atto
altri sforzi. Perché, nell’educazione che noi subiamo, gli sforzi devono avere
un obbiettivo, mentre la conoscenza non è un obbiettivo perché non ha nulla di
oggettivo, ma è solo una trasformazione soggettiva data dall’esperienza dell’individuo
nella propria vita. Io non posso organizzare il mio sentiero. Il sentiero, al
contrario, organizza me spingendomi, anche quando vorrei non fare nuove
esperienze, per paura di possibili dolori, in nuove sfide e in nuove
trasformazioni.
E’ il sentiero che guida l’individuo, non
l’individuo che organizza il proprio sentiero. Però, data un’esigenza e uno
stimolo, l’individuo si organizza per veicolarlo nel mondo. Si organizza per
rispondere ai fenomeni del mondo. Il sentiero, che lo ha costretto a confrontarsi
con i fenomeni del mondo precedenti che hanno formato la sua consapevolezza, lo
ha costretto a forgiare gli strumenti con cui affrontare i nuovi fenomeni. Così
il sentiero spinge l’individuo, ma l’individuo, su quel sentiero, sceglie sia,
spesso, fra più sfide, sia come organizzarsi per affrontare le sfide. Dalle sue
scelte “produrrà la qualità del proprio sentiero preparandosi alle sfide
successive.
Don
Juan li chiamava pichitos tiranitos, in realtà non esiste, nella lingua italiana, altro termine che quello di
“rompicoglioni”. Personaggi il cui unico scopo consiste esclusivamente nel far
pesare sugli individui il peso delle cose e delle proprie cariche all’interno
del comando sociale, non già per un fine o per uno scopo, ma soltanto per
ovviare alla propria noia nel quotidiano.
Il sentiero di conoscenza è tale solo perché è
un sentiero che porta dalla nascita del corpo fisico alla morte dello stesso.
Ed è un sentiero che forgia la conoscenza dell’individuo attraverso le
esperienze che l’individuo accumula affrontando i problemi della vita. Non
esiste una sentiero in Stregoneria estraneo alla vita o alle esperienze della
vita.
La vita si vive per sfida. O come Contesa
Furente e Amicizia, o come Armonia e Peitò. Per questo motivo i rompicoglioni
non sono tali come soggetti in sé, ma lo sono come soggetti in relazione al
nostro essere dei soggetti nel mondo in cui viviamo
|
|
Da tempo la nostra specie ha cessato
divenire nella Natura. Da tempo, per troppe persone, la specie si è separata
dalla Natura e dall’insieme delle contraddizioni proprie della Natura per
confinarsi nel sistema sociale. Spesso ha finito per credere che le regole
proprie del sistema sociale fossero diverse dalle regole della Natura. Ha da
tempo confuso la veicolazione specifica delle proprie pulsioni con le
pulsioni stesse che, a differenza delle loro veicolazioni, si sono formate
durante lo sviluppo in quanto specie della Natura. |
|
Così le sfide non sono più fra noi e specie diverse,
ma fra noi e altri Esseri della nostra stessa specie che, per loro scelta,
pretendono di impossessarsi di altri Esseri della loro specie. Quando questo
tipo di contraddizioni si manifesta, le pulsioni che entrano in gioco sono
quelle che la nostra specie ha forgiato come specie della Natura, compreso il
bisogno di Libertà, ma la veicolazione delle pulsioni appartiene al divenuto
sociale e alle regole specifiche in cui veicoliamo le pulsioni. Ciò che è
legittimo e ciò che è illegittimo non appartiene a delle regole oggettive, ma
ai rapporti di forza con cui i singoli individui riescono a far diventare
legittima la loro veicolazione.
Il “piccolo tiranno” non è mai un soggetto
legittimo in nessun contesto sociale, ma è solo un soggetto che, mediante la
violenza e i rapporti di forza, impone come legittime le sue pretese.
Così il “rompicoglioni” è tale perché pretende
una legittimazione del proprio violare leggi e norme sociali e pretende, che
tale violazione, sia accettata come un suo diritto.
Anche nella Natura le sfide avvenivano contro
qualcuno che tentava di prevaricarci e ridurci a preda. Solo che nella Natura
spesso era solo ed esclusivamente una lotta a morte che consisteva nel
distruggere l’avversario. Questa pratica è continuata anche quando i gruppi
di uomini hanno combattuto contro altri gruppi di uomini, ma un po’ alla volta,
pur proseguendo anche oggi, un nuovo tipo di guerra si è affacciato nelle
società umane: la guerra che non è quella di annientamento o di conquista, ma è
quella del diritto oggettivo e della legittimazione del diritto oggettivo
contro la soggettività di alcuni che pretendono per sé il diritto in
contrapposizione al tessuto sociale.
Questi alcuni, al di là di come si presentano o
di come si giustificano, sono i “piccoli tiranni”. Sono sempre fuorilegge e
spesso interpretano le stesse leggi per legittimare il loro essere dei
fuorilegge.
Il
potere di essere ti getta immancabilmente nella mischia ogni volta che un
essere che percorre la via alla Conoscenza di Sé tende a sottrarsi.
Il Potere di Essere è il potere con cui il
singolo individuo, somma delle proprie esperienze, si presenta nella società.
Il Potere di Essere trae forza dal singolo individuo, dalle sue esperienze,
dalla sua capacità di organizzarsi nel corso della propria esistenza. Un
individuo costruisce il proprio Potere di Essere in base alle sfide che ha
affrontato nella propria vita.
L’aver affrontato delle sfide nella propria
vita e l’aver risolto dei problemi, porta l’individuo a pensare che tutti i
problemi della vita si possono affrontare e, possibilmente, risolvere dando
loro una direzione in funzione dello sviluppo della vita. Chi ha sviluppato il
Potere di Essere tende a gettarsi nella mischia all’apparire di nuovi problemi.
Al contrario, colui che vive praticando il
possesso, il Potere di Avere, non risolve i problemi che la sua vita gli
presenta, ma delega qualcuno a risolvergli, per lui, quei problemi. Quel giorno
che sarà costretto a risolversi quei problemi da solo, tenderà a negare
l’esistenza del problema stesso (un po’ come la crisi economica e la negazione
dell’evidenza manifestata da Tremonti e Berlusconi).
Ne consegue che, dal momento che esistono dei
problemi e che colui che pratica il Potere di Essere tende a gettarsi per
risolverli, chi pratica il Potere di Avere deve impossessarsi di chi pratica il
Potere di Essere per poter gestire le soluzioni dei problemi che chi pratica il
Potere di Essere è in grado di affrontare. Impossessarsi per riaffermare il
Potere di Avere all’interno della società.
Sorge una contraddizione: mentre chi pratica
il Potere di Essere manifesta delle soluzioni ai problemi direttamente
funzionali alla vita, chi pratica il Poter di Avere deve sì accettare delle
soluzioni ai problemi, ma queste soluzioni devono essere tali da consentirgli
di riaffermare il proprio Potere di Avere all’interno della società, altrimenti
la soluzione proposta, qualora mettesse in discussione il suo Potere di Avere
dovrebbe essere negata come inesistente, folle, utopistica, inappropriata.
Chi pratica il Potere di Avere non risolve i
problemi della società in cui vive, al contrario, risolve il proprio problema
di riaffermazione del proprio potere e del proprio dominio nella società
attraverso delle proposte di soluzioni di conflitti che devono avere come
priorità quella di riaffermare il proprio Potere di Avere all’interno della
società.
Per questo motivo chi pratica il Potere di
Avere deve fingere che i problemi sociali non esistono perché, la soluzione di
tali problemi, minerebbe il suo potere di controllo e di dominio nella società
che intende gestire e dominare. L’esempio di oggi è la crisi economica che
Berlusconi esorcizza. Ci sono dei provvedimenti che si possono prendere e
che avrebbero lo scopo di mettere in sicurezza l’intera società, ma quei
provvedimenti minerebbero il potere di Berlusconi di controllare la società e
minerebbero il suo diritto all’impunità. Piuttosto che prendere provvedimenti
che limiterebbero il suo potere di dominio, Berlusconi preferisce usare la
propaganda per affermare che la crisi non esiste; la crisi è di natura
psicologica; la crisi è già superata. Rimanda nel tempo ogni provvedimento
sperando che un qualche evento casuale cambi il corso dell’economia. Così lui
può rivendicare quell’evento casuale come prodotto della sua attività; non deve
rendere conto dei provvedimenti che non ha adottato; il suo potere di controllo
e di dominio sulla società rimane inalterato.
Il potere
di essere afferma questo. Ogni individuo intenzionato a percorrere un sentiero
atto a condurlo alla Coscienza di Sé, alla fine ottiene un traguardo non
raggiungibile [in questa situazione sociale, economica, politica] dalla massa
degli individui appartenenti al sistema sociale. In altre parole, il potere di
essere, sviluppato nel percorrere un sentiero della Conoscenza di Sé, trasforma
un Essere umano in modo tale da porlo in maniera antagonista nei confronti del
comando sociale e questi, se gli riesce, deve tendere a distruggerlo.
Ci sono solo due modi per vivere la propria
esistenza. O ci si libera dai legami, o si soggiace ai legami. O si modifica il
presente in cui si è nati (anche come liberazione dai legami familiari) o lo si
fissa accettandolo e accettandone la sottomissione.
Questi due atteggiamenti, nella società in cui
viviamo, vengono radicalizzati nei comportamenti umani. Il fitto intreccio di
relazioni sociali ci chiedono, da un lato di non mettere in discussione il
presente (e le relazioni sociali che si esprimo nel presente, per come si
esprimono) e, dall’altro lato, di elaborare nuove forme di relazioni affinché
le relazioni sociali nel presente si perpetuino inserendo delle “novità”
apparenti con cui fissare la sostanza delle relazioni attuale perpetuandole.
Per contro, chi vive per sfida e ha sviluppato
un certo grado di conoscenza tende a rimuovere i legami che gli impediscono di
continuare a vivere per sfida, sia per sé stesso che per la società in cui
vive. La tensione di modificazione del presente viene sfruttata anche dal
Potere di Avere in modo che, al contrario del Potere di Essere, non liberi le
persone dai legami, ma impongano alle persone nuovi e diversi legami. Un
esempio lo abbiamo in questi giorni. Per garantire la sicurezza, il Potere di
Avere ha aggredito gli immigrati, ha proibito l’alcool ai minorenni, ha
aumentato le sanzioni per chi guida dopo aver bevuto, ha criminalizzato chi va
alla ricerca di rapporti sessuali, ha criminalizzato i senzatetto, ha
criminalizzato gli artisti di strada, ha istituito le ronde contro le persone
povere. In pratica, con la scusa di una “sicurezza”, il Potere di Avere ha
trasformato la società in una galera imponendo “nuove” (rispetto all’attuale
presente) e diverse relazioni su cui fissare l’attenzione delle persone. Tutti
i provvedimenti che ha approvato non saranno mai applicati in maniera
sistematica ed oggettiva. Serviranno a singole persone, che all’interno delle
Istituzioni praticano il Potere di Avere, per applicarle soggettivamente; scuse
e giustificazioni per attività di repressione; verranno applicati quando hanno
voglia di reprimere e perseguitare il diverso. E’ la legittimazione delle
attività dei “Piccoli Tiranni”, i “rompicoglioni”, che se in questo momento
ricevono l’applauso di una massa inconsapevole, domani, e non è un domani molto
lontano, quei provvedimenti saranno usati contro la massa inconsapevole che li
sta applaudendo.
Mentre il Potere di Essere libera la società
dal bisogno di alcool, dalla povertà e dal suo uso, dall’accattonaggio e dalla
sua necessità; il Potere di Avere, con il discorso sulla sicurezza, alimenta lo
spaccio di eroina, aumenta gli accattoni, aumenta i disperati che si riempiono
di alcol. La repressione è funzionale ad alimentare l’attività di spaccio e
rendere violento l’accattonaggio.
E’ in questi termini che la Stregoneria
afferma che c’è una massa di individui che non riusciranno a conquistarsi il
dio che cresce dentro di loro. Questa massa è stata indotta ad essere
“spettatori plaudenti”, anziché “attori critici” della propria vita sociale.
Questa massa, anziché correre appassionata verso la morte, preferisce attende
la morte nell’inevitabilità di un destino che hanno soggettivato.
Anche
se il soggetto, che coltiva la ricerca di Sé, ha in progetto di sottrarsi
all’attività persecutoria, il comando sociale svilupperà il massimo dello
scontro, nei suoi confronti, al fine di distruggerlo o di fagocitarlo.
In
altre parole, il comando sociale attuerà ogni mezzo a sua disposizione al fine
di costringerlo, spalle al muro, all’impotenza.
Ogni individuo che sviluppa il proprio Potere
di Essere viene vessato dal comando sociale. Se oggi come oggi, in Italia, ad
esempio, ma vale per tutti i paesi del mondo, abbiamo un articolo nella
Costituzione in cui si impone che ogni individuo dia il meglio di sé stesso per
favorire lo sviluppo della società; chi detiene il Potere di Avere nelle
società, per il meglio, intende il proprio meglio, non il meglio sociale. Anche
se abbiamo una Costituzione che parla del meglio per la società, il Potere di
Avere interpreta tale articolo per il “meglio per sé stesso” perseguendo
chiunque faccia del suo meglio per la società senza garantirgli il suo potere
sulla società.
Dal momento, però che la soluzione dei vari
problemi che la società incontra consiste in salti di qualità nelle relazioni
sociali con un aumento di libertà dei suoi membri, specialmente dei livelli più
bassi della gerarchia, ne consegue che il Potere di Avere delle persone che
detengono il comando sociale (inteso come controllo delle istituzioni) viene
visibilmente menomato e la società riceve, come risposta da questi individui
“Istituzionalizzati”, una grande aggressione.
|
|
Nessuno, nella società dominata dal Potere
di Avere può costruire la libertà sociale che consiste nella libertà di
azione delle persone che non hanno possesso. L’azione del Potere di Essere, per
il Comando Sociale controllato dal Potere di Avere, deve essere soltanto
formale, apparente. Deve costruire un’illusione di libertà o un’illusione di
critica. Illusioni che devono essere assolutamente funzionali al Potere di
Avere che, in caso contrario, si troverebbe assolutamente disarmato ed
impotente. |
|
Nessuno, nella società dominata dal Potere di
Avere può costruire la libertà sociale che consiste nella libertà di azione
delle persone che non hanno possesso. L’azione del Potere di Essere, per il
Comando Sociale controllato dal Potere di Avere, deve essere soltanto formale,
apparente. Deve costruire un’illusione di libertà o un’illusione di critica.
Illusioni che devono essere assolutamente funzionali al Potere di Avere che, in
caso contrario, si troverebbe assolutamente disarmato ed impotente.
Dal momento che il Potere di Essere non è in grado
di esimersi dall’affrontare le sfide che la società prospetta, ne consegue che,
fra Potere di Essere e Potere di Avere, non può esserci nessuna relazione se
non come negazione del Potere di Essere (trasformato in mera apparenza), da
parte del Potere di Avere; o un Potere di Avere ridotto al ruolo, dal Potere di
Essere dei cittadini, che gli impone il dettato Costituzionale: sottomesso alle
norme dei diritti dei cittadini e puro strumento di gestione senza un ruolo di
potere di possesso nella società.
Ciò
che farà paura al comando sociale non sarà ciò che egli fa, o ciò che egli
vuole, ma ciò che potrebbe fare o potrebbe volere dal suo punto di vista [del
Comando Sociale]. Il singolo individuo fa paura al comando sociale non per ciò
che fa, ma per ciò che è [o è diventato].
Il
comando sociale lo deve distruggere mettendolo con le spalle al muro,
ricattandolo negli affetti per di impedirgli di agire nel rapporto dialettico
fra soggettività ed oggettività.
Nella società in cui viviamo la contraddizione
fra il Potere di Essere e il Potere di Avere si risolve SOLTANTO all’interno
delle norme Costituzionali a meno che il Potere di Avere non riesca a fare un
colpo di stato con cui assicura a sé stesso i “diritti Costituzionali”
sottraendoli ai cittadini (impedendo cioè che i diritti Costituzionali dei
cittadini costituiscano i suoi doveri) che vengono trasformati in oggetti di
possesso.
Il Colpo di Stato non porta la sottrazione dei
diritti ai cittadini, ma è la sottrazione dei diritti ai cittadini che è un Colpo
di Stato.
Ed è in questa situazione che si muove il
Potere di Essere. Fra un Potere di Avere che deve impedire ai cittadini di
sviluppare il loro senso critico nei confronti del presente e la sua necessità
di avere una massa plaudente dalla quale trarre la legittimazione con cui
privare i cittadini delle loro possibilità. Il Potere di Avere, quando
controlla le Istituzioni, gioca con le interpretazioni, supportate dalla sua
violenza impositiva, al fine di annientare chiunque, nella società, manifesti attività
di critica nei suoi confronti per costringerlo a rispettare le regole che la
società stessa gli ha imposto.
Chi pratica il Potere di Essere dovrebbe tener
conto di questa situazione. Solo che il Potere di Essere, come il Potere di
Avere, sono delle espressioni emotive in cui ogni barriera, razionale e
formale, viene spazzata via per raggiungere un’espressione, sia nell’ambito
verbale, sia nelle scelte con cui gli individui esprimono questi poteri,
assoluta quando la società non ha la forza di mediare ancorandosi alla
Costituzione. Come il Potere di Essere manifesta un desiderio di libertà nella
società che porta spesso chi pratica il Potere di Essere a sacrificarsi per la
libertà della società, così il Potere di Avere, quando non viene sottomesso alle
norme, arriva a legittimare il genocidio e a costruire i campi di sterminio per
riaffermare il proprio dominio sugli uomini e sulle società.
Per
un individuo che ricerca la coscienza di Sé non esiste più un ritorno allo
stato precedente; a ciò che era all’inizio in cui decise di percorrere quella
via. [non ebbe scelta allora, non ha scelta oggi]
Come
direbbe Castaneda; non c’è ritorno ad Ixlan. Chiunque ha affrontato il potere
di essere trova sbarrate le porte che lo possono portare allo stato di inconsapevolezza
precedente. Il potere di essere getta l’individuo che percorre tale sentiero in
uno stato di sospensione del proprio stato fisico-psichico-emotivo attraverso
il quale egli modifica sé stesso imparando la pazienza e la volontà, ma,
soprattutto, imparando ad affinare quelle che sono le armi dello scontro.
Fra Potere di Essere e Potere di Avere non
esiste una mediazione. L’uno e l’altro convivono in forza della mediazione
giuridica che avviene nella società, ma lo scontro è continuo e senza possibilità
di mediazioni. Chi pratica il Potere di Avere non può vivere senza il possesso
delle persone; chi pratica il Potere di Essere, al di là di come lo veicola
nella società, non può vivere come oggetti di possesso di qualcuno. Per contro,
la società impone alle persone di costruire delle relazioni. Chi pratica il
Potere di Avere è costretto a veicolare il suo possesso di individui in modo
tale da non far apparire il suo possesso (o di esercitarlo all’interno delle
leggi o delle possibilità consentite dalla società), ma in modo da poterlo
giustificare con varie motivazioni sia pur formali. Chi pratica il Potere di
Essere usa la critica come mediazione fra ciò che vorrebbe e ciò che può nella
società in cui vive.
Esistono delle mediazioni. Mediazioni che non
sono relativa al Potere di Essere o al Potere di Avere, ma alla veicolazione
degli stessi attraverso gli individui che li esprimono nella società in cui
vivono.
Non esiste un individuo che pratica il Potere
di Essere che passi a praticare il Potere di Avere, come non esiste un
individuo che vive praticando il Potere di Avere e che, ad un certo punto,
inizia a praticare il Potere di Essere. Esistono delle forme apparenti, delle
recitazioni teatrali in cui un attore recita un ruolo non suo. A volte
quell’attore è tanto bravo da far credere agli spettatori che egli è davvero
ciò che sta recitando. Ma si tratta sempre di inganno. L’individuo che pratica
il Potere di Avere e che manifesta dei trasporti emotivi rispetto a chi
possiede. O l’individuo che pratica il Potere di Essere che assume delle
cariche all’interno del Comando Sociale. Non si tratta del passaggio di un
individuo dal Potere di Essere al potere di Avere, o viceversa, si tratta di
veicolazioni, di mediazioni, che la società richiede e alle quali molte
persone, per conservare il presente o per conservare le possibilità di sviluppo
future, mettono in essere.
Chi inizia un percorso di Potere di Essere,
può solo andare avanti. Chi pratica il Potere di Avere può solo radicalizzare
il proprio Potere di Avere per conservarlo nelle contraddizioni che si
sviluppano nella società. Andare avanti, nel Potere di Essere, significa
sommare sfida a sfida, al di là dei mezzi con i quali si conducono le sfide.
Chi pratica il Potere di Essere può, in un determinato momento della sua
esistenza, fermarsi. Vivrà il resto della sua vita rimpiangendo le possibilità
alle quali ha rinunciato. Chi pratica il Potere di Avere può fermarsi nella
radicalizzazione della propria volontà di possesso, ma solo se la società gli
garantisce il possesso che ha raggiunto. Capita, come spesso succede, che
quando qualcuno viene abbandonato dal compagno o dalla compagna sulla quale
pensava di esercitare una sorte di possesso o di controllo, l’accoltelli o la
uccida.
I
rompiccoglioni sono, in realtà, molto deboli.
La
loro forza consiste, essenzialmente, nel gettare le persone in un labirinto,
sia di natura fisica, psichica, ideologica, giudiziaria, ecc., e lasciarveli ad
agitarsi contro muri di gomma costringendolo alla ricerca disperata di un’uscita
che loro gestiscono. Essi sanno che in questo modo possono gettare nella
disperazione gli Esseri Umani, li piegano, li assoggettano al bisogno ed essi,
controllando i mezzi per la soddisfazione del bisogno, ne condizionano scelte e
azioni portandoli alla distruzione. O, peggio ancora, li costringono ad
adeguarsi aderendo al loro modo di essere: si appropriano dell’apparato
psichico delle persone.
Questo
gioco, i rompicoglioni, lo fanno con tutti gli individui del Sistema
Sociale. Quel comportamento diventa
metodo d’azione nel quotidiano. Solo a volte, alcune persone, anziché
semplicemente sottrarsi o, come in molti casi, soccombere, riescono a
sviluppare dei meccanismi atti a modificare i rapporti di forza esistenti fra
le singole persone e i rompicoglioni a favore delle persone del Sistema
Sociale.
Il Potere di Avere trova la propria forza
nella massa che controlla. Sia come controllo militare che come controllo
morale o attraverso l’imposizione del “principio del dovere” alle persone. Si
guarda bene dal non essere, a sua volta, sottomesso ai medesimi principi
sociali.
Il Potere di Essere nasce dal divenuto
esperienziale di ciascun individuo. Dalla sua specifica capacità di critica nei
confronti dell’insieme in cui vive.
Il Potere di Avere deve controllare le
persone; il Potere di Essere deve fare esperienza nelle contraddizioni che la
società, in cui si esprime, indica.
Il Potere di avere usa la denigrazione,
l’offesa e l’ingiuria, contro tutti coloro che manifestando il Potere di Essere
possono costruire spazi di libertà nella società civile. Non esiste un Potere
di Essere funzionale ad un Potere di Avere. Il Potere di Essere può essere
funzionale alla Costituzione della Repubblica o alla Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo, non al Potere di Avere che tenta di sostituirsi alla
Costituzione della Repubblica per impedire alla società e ai cittadini di
esercitare i loro diritti Costituzionali.
Il Potere di Avere deve perseguire tutti
coloro che manifestano il loro Potere di Essere nella società perché sono, di
fatto, la garanzia della sovranità della Costituzione contro tutti i tentativi
di manomissione delle norme Costituzionali.
I rompicoglioni sono molto deboli. Presi uno a
uno e senza una pistola in mano (vale come ricatto del poliziotto e della sua
pistola, come dell’individuo che si fa Istituzione pretendendo una deferenza
non dovuta da parte dei cittadini), non hanno argomenti salvo quella censura
che la Corte di Cassazione ha già proclamato nei confronti di “Lei non sa chi
sono io!”.
Davanti ad organi Costituzionali consapevoli
dei loro doveri nei confronti della Costituzione, chi pratica il Potere di
Avere è costretto ad argomentare anziché ingiuriare. E’ il caso delle domande
che nell’estate del 2009 La Repubblica pose a Silvio Berlusconi che in base ai
suoi doveri Istituzionali avrebbe dovuto rispondere. Invece ha ingiuriato,
offeso, denigrato sistematicamente, proprio per la sua debolezza e per la
mancanza di argomentazioni: era ben consapevole della volgarità e delle offese
che il suo comportamento ha fatto nei confronti della società italiana. La
forza di Berlusconi sta nell’arroganza, nella violenza e nella prepotenza dei
suoi pretoriani, non ha nulla dentro di sé, sopravvive soltanto attraverso un
delirio continuo del possesso.
E’
all’interno di questa situazione sociale kafkiana i cacciatori di conoscenza e
consapevolezza sono costretti a combattere la loro battaglia per l’esistenza.
Se
questa battaglia, apparentemente, ha un nemico socialmente identificabile,
nella pratica, il suo fine, è quello di modificare l’individuo costringendolo a
privarsi degli scudi di protezione psico-fisica-emotiva forniti al Comando
Sociale attraverso il condizionamento educazionale, e che in qualsiasi momento
il Comando Sociale può fa abbassare al singolo individuo per il proprio
vantaggio, e a fornirsi di scudi di difesa psico-fisica-emotiva propri.
In
questo frangente, l’individuo che percorre un sentiero per lo sviluppo della
Coscienza di Sé è fragile e indifeso. La sua percezione delle tensioni
psico-emotive che si manifestano nella vita quotidiana è fortissima, la
percezione dell’attività perversa del Comando Sociale è molto accentuata e,
nello stesso tempo, questa persona non si è ancora fornita di scudi per
proteggere la propria percezione, il proprio sentire e disciplinare le proprie
reazioni. Questa persona, con le spalle al muro, vessata, non ha altra
possibilità che passare sopra l’esistenza dei rompicoglioni.
Normalmente
non è in grado di fare ciò, non dispone né di mezzi, né di Potere di Avere (non
ha una funzione sociale che gli garantisca il potere, non ha avuto modo di
sviluppare autodisciplina) tali da opporre ai rompicoglioni.
Il Potere di Essere sorge nell’individuo come
una necessità spesso prodotta da una sua particolare sensibilità nei confronti
del mondo e, in particolare, della società. Questa sensibilità è un’apertura
nei confronti del mondo al quale l’individuo espone la sua struttura emotiva.
Quell’individuo è esposto e attento ai fenomeni del mondo. L’individuo, anziché
essere gratificato nella sua sensibilità, viene offeso e deriso per la sua
sensibilità. E’ come se un individuo, in un’antica tribù della savana, gli si
spezzassero le gambe solo perché sa correre velocemente. La sensibilità emotiva
viene scambiata per fragilità caratteriale, la sua disponibilità, nei confronti
del mondo, per debolezza e sottomissione.
La prima sfida, di chi pratica il Potere di
Essere, è la sopravvivenza. La sensibilità emotiva si sviluppa nell’età
adolescenziale. Quell’età in cui l’energia vitale dell’individuo subisce una
vera e propria rivoluzione senza che nessuno, nella società, sia preparato ad
aiutare il ragazzo. Molte persone sono pronte ad imporgli obblighi, doveri,
regole morali, ma nessuna che lo accompagni a veicolare in maniera vantaggiosa
la sua energia nel mondo in cui vive. Nessuno è in grado di fargli comprendere
come la trasformazione che sta vivendo sia una trasformazione verso una diversa
stabilità. Così l’adolescente è preda di preti moralisti, di spacciatori di
droga, di mode giovanilistiche, di comportamenti violenti in quanto violenta è
la rivoluzione della sua energia.
Questo è il primo ostacolo che la persona deve
superare per imboccare il sentiero del Potere di Essere: dovrà controllare la
sua sensibilità, armarla di intenti, sia pur contingenti, e iniziare ad
organizzarsi. C’è una pratica che aiuta, ed è il pensiero astratto, ma poche
persone aiutano i ragazzi ad armare di energia e di intento il loro pensiero;
sono di più coloro che offrono cosce, seni, peni, deretani e vagine, alle loro
tensioni. Da un lato viene imposta una morale coercitiva e dall’altro si è
costretti a delinquere per raggiungere un equilibrio energetico.
Se il ragazzo o la ragazza riescono a mediare
fra pulsioni, soddisfazioni fisiche delle pulsioni e pensiero astratto,
l’individuo ha imboccato il sentiero del proprio Potere di Essere.
La Costituzione della Repubblica salvaguarda
le diversità culturali come patrimonio della società, ma il Potere di Avere
aggredisce le diversità per sottometterle al suo dominio. In questa attività i
ragazzi pagano il prezzo maggiore. Chi imbocca il sentiero del Potere di Essere
è sempre solo davanti al mondo e chi lo potrebbe aiutare, della sua generazione,
si è spesso perso fra oratori, droga e qualche volta galera.
Questa
persona è disarmata davanti al Potere di Avere. Questa persona può allenare la
pazienza, il tempo gioca a suo favore [prima o dopo la morte si prende anche i
rompicoglioni; e allora è giusto esultare!]. Tutta la sequenza degli
avvenimenti che è costretto a vivere con pazienza, gioca a suo favore. Il
Potere di Essere cresce dentro di lui. Chiede di uscire e di prorompere.
Allenare la pazienza, nelle condizioni critiche che la vita propone attraverso
l’attività dei rompicoglioni, aumenta la quantità di Energia Vitale interna
dell’individuo.
Quali
possibilità rimangono a questo individuo? Rimane la possibilità violenta ed
accorta contro i rompicoglioni. Violenta, in quanto decisa; accorta, in quanto
deve mettere i rompicoglioni nelle condizioni di non nuocere una volta per
tutti. Non nuocere a sé, né, mai più, ad altri.
Per
far ciò, questo individuo, deve affrontare i rompicoglioni sul loro stesso
terreno.
Quanti
sono i Don Chisciotte costretti a lottare, lancia in resta, contro i mulini a
vento? Tutti cacciatori di Coscienza di Sé costretti dai mulini a vento a farsi
affrontare con armi inadeguate. Quanto è debitore, a costoro, il Sistema
Sociale? Forse, quasi tutta la libertà fino ad oggi raggiunta dagli Esseri
Umani nei Sistemi Sociali è merito dei folli Don Chisciotte che nella loro
follia, con armi inadeguate, dettero l’assalto ad immensi mulini a vento della
costrizione umana.
Ci sono persone che rappresentano un
patrimonio per la società nel suo insieme e che, invece, vengono emarginate
dalla società perché, proprio perché sono preziosi per la società, possono
criticare e mettere in discussione il dominio del Potere di Avere.
Per il Potere di Avere è importante fissare il
proprio dominio sugli individui; le persone sensibili, nella società,
costituiscono, per il Potere di Avere, un pericolo per il suo dominio assoluto.
Le persone sensibili vengono aggredite fin dall’adolescenza e si impone loro di
veicolare la loro sensibilità lungo direttrici autodistruttive. Difficilmente
una persona sensibile sarà sufficientemente “cinica” da accumulare denaro
danneggiando, mentendo e ingannando, la società civile. Una persona sensibile
mette al centro della sua attività ciò che percepisce e l’emozione che quel
percepire gli provoca. Una persona sensibile sarà ingannata, raggirata,
truffata, da persone “ciniche” che giocheranno sulla sua sensibilità per
distoglierla da ciò che la potrebbe rafforzare.
C’è un modo di porsi, lagnoso, lamentoso e
supplicante, che viene praticato da coloro che chiedono l’elemosina, ma che
hanno abbastanza forza sociale per agire nei confronti di chi da loro qualche
moneta. E’ un modo di esporre, mediante lamentazione i loro problemi in modo da
impietosire quell’unica persona che si è fermata per dare loro una moneta. Se
questo modo di fare è chiaro e lampante quando fatto da persone povere o
zingari, diventa, invece, insinuante, violento e aggressivo, quando è praticato
dalla società civile e dal Potere di Avere per impedire che la persona
sensibile metta in atto delle difese giuridiche del proprio essere nella
società: “Ma che cosa vuoi mettere di mezzo i sindacati! Risolviamo fra noi;
siamo una famiglia!” “Ma cosa vuoi che sia” dice il prete pedofilo al ragazzo
“lo fanno tutti! Vuoi denunciare proprio me?”.
Le persone sensibili, sono sempre oggetto di
aggressione per costringerle a mantenere scoperta la loro sensibilità e
impedire loro di armarsi per difendere la loro sensibilità.
E’ la società cristiana che spacciando il
dolore del suo criminale profeta crocifisso tende ad intrappolare la
sensibilità degli adolescenti per usarla per scopi diversi dall’interesse
sociale. Poi, quando gli adolescenti sono diventati adulti, è troppo
tardi per dare una diversa veicolazione alle loro emozioni e anche chi fra loro
potrebbe farlo è intrappolato in storie di oratori, droghe, e galera.
Le persone sensibili percepiscono la violenza
della repressione contro i diritti Costituzionali in maniera più drammatica che
non la superficialità con cui tale violazione viene spacciata da chi la fa nel
tentativo di rendere le persone inconsapevoli della sua gravità.
“I politici pensavano che le farneticazioni
della Lega a Pontida sulle ronde restassero confinate nel folclore; ora se le
trovano approvate dalla legge!”
Chi nella società ti insegna ad allenare la
pazienza e a prepararti, mentre aspetti l’occasione, quando le emozioni
ribollono, la rabbia monta e la forza di Dike ti spinge a spaccare tutto? Chi è
in grado di tenerti per mano quando numerose forze, invece, ti vendono le loro
ricette chiedendoti di portare la loro bandiera o di accorrere al suono della
loro campana? E quando la persona sensibile non accorre al suono di una
campana, sottomettendosi ad una bandiera, inevitabilmente è solo: con sé stesso
e tutto il mondo che vuole schiacciarlo.
La società perde le persone più sensibili
perché non ha strumenti con cui proteggerne la fragilità della loro percezione
e così rinuncia al proprio patrimonio sociale ed umano. Rinuncia a quell’empatia
sociale che fa sentire i cittadini parte e referenti della società civile.
Rinuncia alla società per forgiare chi tenta di appropriarsi della società
civile costruendo il proprio Potere di Avere che trova, nelle necessità di
riprodurre il possesso nella società, una sponda favorevole nella quale
affermarsi.
Ci sono dei momenti nella storia in cui le
persone sensibili diventano socialmente preziose, ma non sempre le persone
sensibili sono sopravvissute all’educazione nella società per essere disponibili
nei momenti critici.
Eppure se la ragazza o il ragazzo riesce in
quei momenti a sopravvivere, difendendo la propria sensibilità, armandola,
anziché soffocarla dentro di sé, e a rendersi consapevole delle trasformazioni,
inizia a sviluppare il proprio Potere di Essere.
Affrontare il Potere di Avere sul suo stesso
terreno!
E’ un po’ quello che avviene oggi per la
“sinistra” italiana. Davanti al Potere di Avere di Berlusconi non ha strumenti
con i quali opporsi. Berlusconi usa i miliardi e il possesso, il controllo
delle televisioni e dell’informazione; l’opposizione cerca di scimmiottarlo,
sia pur da una posizione “razionale”, senza avere gli stessi mezzi o la stessa
volontà di possesso delle persone. Per contro, quella stessa “sinistra” ha
aiutato i Berlusconi a distruggere chiunque manifesti il proprio Potere di
Essere. Le uniche persone che, per la loro caratura morale e per la loro
capacità di usare “parole alate” (parlare al cuore delle persone) potrebbero
opporsi a Berlusconi. Così Veltroni, Rutelli, Franceschini, sono più dei
vice-Berlusconi che non degli oppositori.
Il Potere di Essere ha al suo centro gli
ideali e agisce in funzione degli ideali; il Potere di Avere usa gli ideali per
mascherare interessi diversi. Mentre il Potere di Essere afferma che non si
deve risolvere nessuna contesa mediante la guerra, il Potere di Avere, che
pratica la guerra, afferma di uccidere e aggredire in nome della pace. Chi
pratica il Potere di Essere potrebbe rispondere, ribadire, anche in maniera
efficace, ma a rispondere alle affermazioni sulla guerra del Potere di Avere
sono rimasti altri, come D’Alema, Veltroni, Fassino, Franceschini che, in
fondo, la guerra la approvano e non approvano la Costituzione della Repubblica.
Per contro, chi pratica il Potere di Essere,
non potrebbe mai essere un servo di una campana o di una bandiera: può gettarsi
come un folle contro il mulino a vento Berlusconi, ma non essere un servo come
Veltroni, Rutelli o Franceschini. Chi pratica il Potere di Essere può essere
servo di un ideale, di un’idea, di un’utopia, non di una persona o di un
padrone.
Il
Potere di Essere non permette nessuna ritirata.
Dal
Potere di Essere, chi costruisce la Coscienza di Sé, ha assorbito energia; dal
Potere di Essere si è assorbita Coscienza, consapevolezza e Sapere. Dal Potere
di Essere si è appresa la percezione delle Linee di Tensione che attraversano
l’universo e legano fra loro tutti gli Esseri in esso presenti. Dal Potere di
Essere si è appresa la percezione [emotiva] della presenza di infinite Coscienze
di Sé. Il Potere di Essere ha suscitato l’Intento che l’individuo persegue
nella sua azione: intento dopo intento! E mentre tutto questo veniva appreso da
chi segue quel sentiero, egli rimuove gli ostacoli che il Comando Sociale,
attraverso il Condizionamento Educazionale, gli aveva imposto per impedirgli di
percepire l’infinito, o parte di esso, dei fenomeni che lo circondano. La mente
si è aperta al nuovo, il nuovo si è svelato attraverso una sequenza intuitiva
che appare all’individuo come un’illuminazione continua. Le costrizioni
educazionali del Comando Sociale cessano di essere ovvietà, accettate
passivamente, della realtà del Sistema Sociale, per apparire per ciò che è:
adattamento soggettivo ad un gioco perverso di individui malati di noia e di
morte.
Il Potere di Essere trasforma una persona. Non
è il vivere per sfida vuoto e senza prospettive. Dopo una sfida c’è un’altra
sfida. Per chi pratica il Potere di Essere ogni sfida è seguita da una
sconfitta. In fondo, non ha nulla da conquistare che appartenga alla società in
cui vive.
Dalla quantità emerge la qualità.
Quando la stanchezza prende le persone,
l’universo si dispiega. Non possiamo sapere se sia l’intero universo a
dispiegarsi o se sia soltanto un salto nella capacità di percezione dell’individuo.
Non lo possiamo sapere, ma sappiamo che succede. La mente, sfida dopo sfida, si
è fatta agile. Ha accumulato esperienza nella comunicazione emotiva, è
diventata consapevole delle trasformazioni a cui l’uomo, come individuo e come
specie, va incontro.
|
|
E’ il premio per chi ha praticato il Potere di
Essere: è immerso in un immenso infinito dal quale attinge. Questo non lo
rende “invincibile” e nemmeno “un superuomo”, gli dà la consapevolezza
dell’immenso in cui è immerso e della fugacità del presente che sta vivendo:
tutto cresce, declina e muore. Qualcuno cresce con onore, declina con
passione e muore con gloria; qualcun altro è solo miseria che semina dolore. |
|
E’ il premio per chi ha praticato il Potere di
Essere: è immerso in un immenso infinito dal quale attinge. Questo non lo rende
“invincibile” e nemmeno “un superuomo”, gli dà la consapevolezza dell’immenso
in cui è immerso e della fugacità del presente che sta vivendo: tutto cresce,
declina e muore. Qualcuno cresce con onore, declina con passione e muore con
gloria; qualcun altro è solo miseria che semina dolore.
Ormai la sua azione si spegne.
Chi ha praticato il Potere di Essere declina
spegnendosi.
Non affronta più le sfide nella società in cui
vive.
Ronzinante non cavalca più.
I mulini a vento continuano a svettare con
altri nomi producendo altre angosce.
Qualcuno si è tolto la maschera di Arlecchino
e l’ha appesa al muro della vita.
Chi ha praticato il Potere di Essere nella
società è come colui che sta seduto sulla sponda di un fiume e, ogni tanto,
vede passare qualche cadavere di coloro che vivevano del Potere di Avere.
Cadaveri erano e cadaveri hanno continuato ad essere: l’anima l’hanno persa il
giorno che fecero del possesso delle persone il fine della loro esistenza.
Le Linee di Tensione che attraversano gli
Esseri dell’Universo altro non sono che gli Dèi dei quali, chi ha praticato il
Potere di Essere, è diventato parte. Ma non c’è piacere in tutto questo, solo
una profonda tristezza per la libertà che avrebbe potuto esserci e non c’è
stata. Una profonda tristezza per le sfide che le generazioni future sono
chiamate ad affrontare perché la nostra cavalcata fu tanto difficoltosa. Il
piacere arriva dopo, ma questo è un altro discorso.
Hai
voluto aprire la mente alla percezione dell’universo? Ma nella percezione
dell’universo c’è pure questo! Anzi, sussurra il Potere di Essere nell’individuo,
proprio il rapporto antagonista con questo è in grado di fornirti gli scudi
attraverso i quali non essere più soltanto il Don Chisciotte che si getta a
testa bassa contro i mulini a vento lancia in resta, ma diventare colui che pur
lanciandosi contro i mulini a vento coltiva il
proprio sapere e la sua conoscenza. Non una folle corsa per soddisfare
emozioni inconsapevoli, ma sviluppo della consapevolezza con cui armare di
intelligenza quella corsa.
Nella
relazione fra l’individuo e le contraddizioni nel mondo sta la chiave dello
sviluppo Potere di Essere.
Chi
sviluppa il Potere di Essere non vince mai quando distrugge “il suo nemico”. La
lotta del Potere di Essere contro i rompicoglioni non ha l’obbiettivo di
appropriarsi del Potere di Avere. Il nemico, chi pratica il Potere di Avere,
non ha una sostanza che può interessare chi pratica il Potere di Essere. Chi pratica il Potere di
Avere trae forza solo dal terrore che riesce a produrre, dalla vigliaccheria
con cui viola le regole sociali, dalle prigioni con cui si garantisce il
diritto al dominio, dal suo esercito di zombi ammalati di noia e di morte.
E’ il segreto del Potere di Essere.
Il Potere di Essere, alimentando illuminazione
dopo illuminazione dentro alla persona, crea, sfruttando le convinzioni imposte
dall’educazione, la convinzione dell’emergere di una forza prodigiosa dentro
all’individuo. L’individuo è indotto a partecipare alle sfide sociali in virtù
della nuova conoscenza, del nuovo sapere, che ha interiorizzato. Ma quel nuovo
sapere rende lucida la persona soltanto nei meccanismi attraverso i quali
costruire la libertà sociale, non per appropriarsi, distruggere o conquistare.
Il Potere di Essere è un potere emotivo che spezza i legamenti e le
costrizioni, non è un potere militare che distrugge le persone o che conquista
trincee.
Chi pratica il Potere di Essere combatte
le battaglie, ma le combatte in funzione della libertà intesa come distruzione
di legami e di catene con le quali è imprigionato il divenire umano: non
costruisce altre catene, nemmeno per i nemici che combatte nella società.
Chi pratica il Potere di Essere è un
“guerriero dello spirito” perché il suo potere si riferisce soltanto allo
spirito e alla vita. Per la vita del singolo individuo che pratica il suo
Potere di Essere, per l’insieme sociale in cui il singolo individuo pratica il
suo Potere di Essere, per la nazione e il continente in cui il singolo
individuo pratica il proprio Potere di Essere.
Il Potere di Essere può combattere per
distruggere le catene, non per forgiarne di diverse. Questo avviene soltanto
quando si fronteggiano Potere di Avere contro Potere di Avere.
Il Potere di Essere, altro non fa che
trasformare l’individuo che lo pratica rendendolo immenso, ma non permette a
nessuno di conquistare un dominio sociale. Perché, alla fine, c’è sempre la
signora, la morte del corpo fisico, che determina le condizioni della vita: e
la disperazione di Berlusconi (una disperazione che soffoca con la pratica del
puttanismo per illudersi di aver bevuto alla fonte dell’eterna giovinezza).
Per
chi pratica il Potere di Essere la vittoria consiste nella serie di atti
attraverso i quali viene praticata la quotidianità, le scelte di vita, la
strategia delle scelte soggettive, mentre il Comando Sociale o un aspetto di esso
è intenzionato a distruggerlo. La vittoria consiste nel sottrarsi al Comando
Sociale impedendogli di costringerci a diventare parte di esso.
La
sconfitta, per i cacciatori di conoscenza, sempre più raramente consiste nella
morte del cacciatore di Coscienza di Sé e sempre più consiste nel costringere
l’individuo ad aderire acriticamente agli scopi del Comando Sociale. O, peggio
ancora, in critica costruttiva per lo stesso.
La sconfitta c’è quasi sempre all’inizio del
sentiero. Il sentiero conduce chi sviluppa il proprio Potere di Essere, ma chi
sviluppa il proprio Potere di Essere non è estraneo al sistema sociale. Ha
interiorizzato la sua cultura e ha subito la sua educazione. La prima
illuminazione, la prima intuizione che l’individuo percepisce, gli dà un senso
di potenza. Così è facile preda delle illusioni. Noi viviamo in una società che
dispensa illusioni a piene manie e chiede alle persone di considerare quelle
illusioni come cose reali della loro esistenza.
Molto spesso, chi vive per sfida costruendo il
proprio Potere di Essere, non viene più ammazzato, ma emarginato e costretto al
silenzio sociale. Per il Potere di Avere è sufficiente chiudere attorno a
questa persona il suo sentiero. E’ importante che tale sentiero non diventi un
patrimonio sociale. Quella persona raggiunga pure l’Universo e l’insieme che
contiene purché non semini questa possibilità nella società.
Per il Potere di Avere non è importante se una
persona diventa eterna o incontra gli Dèi. E’ importante che la società civile
non si metta in testa che sia possibile, costruendo la libertà in nome delle
Istituzioni e della Costituzione della Repubblica, incontrare gli Dèi;
costruire un cammino di libertà sociale; affrontare la crisi economica e, nello
stesso tempo, diventare eterni attraverso un cammino virtuoso in cui le persone
riconoscono la responsabilità delle loro scelte nel mondo sociale in cui
viviamo.
La sconfitta, per chi pratica il Potere di
Essere, nasce dall’interiorizzazione dell’illusione. Illusione che tutto sia
uguale; illusione dell’inutilità dell’agire; illusione che nulla cambi.
L’illusione che sottomette e che ci illude dell’inutilità del nostro agire per
una libertà che l’illusione ci vuole far credere che sia più desiderata che non
realtà in trasformazione.
“Esistono
due tipi di “comando Sociale”. Uno è quello giuridico e regola le relazioni fra
le persone: buono o cattivo che sia è il prodotto dei rapporti sociali; ’altro
è quello educazionale-emotivo che tenta di appropriasi degli individui e
sottometterli. Il secondo, quasi sempre, si sovrappone al primo, usando i mezzi
del primo per appropriarsi e distruggere gli individui. A volte i due Comandi
Sociali vengono in conflitto, ma il secondo tenta sempre di usare il primo per
i suoi scopi.
Chi pratica il Potere di Essere distingue chi
governa gli uomini nella società da chi, governando gli uomini nella società,
tenta di impossessarsi del loro spirito e della loro anima. Si distingue fra
chi governa e chi possiede.
E’ uno degli scontri più importante che sta avvenendo
in questo momento nella società civile. Lo scontro è fra le Istituzioni legate
alla Costituzione e chi vorrebbe consegnare le Istituzioni democratiche alla
monarchia assoluta imponendo alla società civile regole morali ed etiche
estranee al dettato Costituzionale. E’ lo scontro fra chi vorrebbe il
controllo del corpo delle persone, affinché le persone obbediscano alla sua
morale piegando ad essa i loro bisogni, e chi vuole la libertà delle persone di
disporre del proprio corpo, delle proprie pulsioni e della propria libertà.
Allenare
ed esercitare l’immobilità e la pazienza è un’attività che deve essere elevata
ad arte. Davanti a quest’arte il Comando Sociale si arrende. Il Comando Sociale
non può gestire chi è immobile, né chi non ha paura della morte. Quando viene
messa in atto una qualche forma di attacco al Comando Sociale, questo può
rimanere stordito per qualche tempo, ma poi si riadatta e riprende ad agire per
condizionare le persone stesse.
L’immobilità
è uno stato psichico che le persone apprendono solo dopo molta esperienza.
L’immobilità è prodotta dalla sottrazione dell’attenzione soggettiva
dall’attività del mondo. E’ come se le persone dicessero al mondo: “Vai avanti,
che io ho altro da fare!”. Lo stato psichico di immobilità è una variazione
soggettiva dell’indifferenza. Il mondo in cui viviamo fa in modo che le persone
siano coinvolte nelle attività solo in funzione di desideri, bisogni e
progetti, di chi le “educa”. L’educazione ha il preciso scopo, nella società in
cui viviamo, di addomesticare le persone in funzione di scopi e desideri non
loro, ma di quelli dei loro “educatori”.
Quando l’individuo si sottrae agli obblighi
morali e ai desideri dei suoi educatori, inizia a partecipare alle sfide del
mondo e della vita (una volta si parlava di ribellione giovanile). Subentra la
seconda fase in cui il mondo tenta di coinvolgere il “ribelle sensibile”
all’interno di “sfide di vita!” che lui determina e gestisce mediante
l’informazione e la comunicazione. Mettere enfasi sulle notizie ha lo scopo di
coinvolgere lo spettatore costringendolo a tifare per una parte anziché
un’altra. E dopo aver messo enfasi, si invita lo spettatore ad esprimere la sua
opinione. Opinioni che, prive del senso critico distrutto dall’enfasi, vengono
espresse con grande veemenza, partecipazione ed enfasi emotiva. Fino, a volte,
a spingere al linciaggio.
L’immobilità, di chi costruisce il Potere di
Essere ha lo scopo di sottrarre la propria attenzione al coinvolgimento
imposto. Il Potere di Avere ha i mezzi per coinvolgere, mediante l’informazione
e la comunicazione, le persone; le persone, mediante il loro Potere di Essere
possono soltanto sottrarsi al coinvolgimento imposto (appunto, immobilità) e
scegliere là dove e come impegnarsi.
L’immobilità è una fase psicologica che viene
manifestata da chi pratica il Potere di Essere dopo che ha accumulato
esperienza nel suo coinvolgimento nelle sfide della vita e del mondo.
L’apprendimento dell’immobilità e il suo uso
diventa necessario quando, una volta che ci si è impegnati nelle sfide della
vita che ci appassionavano, il Potere di Avere, visto che non ci può
controllare mediante l’imposizione della sottomissione, ci propone, mediante la
comunicazione e l’informazione adeguatamente pilotata, sfide dopo sfide al fine
di impedirci di scegliere noi qual è la sfida che vale la pena di affrontare e
quali sono le sfide che non devono assolutamente essere combattute. Un po’ come
i missionari cattolici che inducono fame e miseria nel mondo usando la fame e
la miseria nel mondo per costringere le persone ad essere psicologicamente
coinvolte nel sostenerli mentre costruiscono ulteriore fame e miseria nel
mondo. Se le persone non si sottraggono mediante l’immobilità, vengono
coinvolte in sfide nelle quali aiuteranno i missionari cristiani a costruire
ulteriore miseria nel mondo.
I
cacciatori di Coscienza di Sé raramente si trovano a dover affrontare il
Comando Sociale nel pieno delle loro forze e nel pieno del loro potere. Quasi
sempre il confronto avviene quando il cacciatore di Coscienza di Sé non si è
ancora impadronito degli scudi con cui proteggersi sul sentiero della
Conoscenza di Sé. Le illusioni e le aspettative razionali lo avvolgono ancora,
e il cacciatore di Conoscenza non sa ancora districarsi fra ciò che immagina e
ciò che è, ciò che è, ciò che è! Costui si trova coinvolto contro il Comando
Sociale senza aver armi con cui difendere la forza che cresce dentro di lui.
Chi sviluppa il proprio Potere di Essere lo fa
sempre in relazione alla società in cui vive. Non esiste la possibilità di
costruire il proprio Potere di Essere in modo separato dalla società in cui
nasciamo e viviamo. Chi parla di eremitaggio, parla di non conoscenza; di una
separazione fra sé e le proprie angosce che si sviluppano nella vita sociale.
L’individuo è in fuga e giustifica questa fuga con una “ricerca di conoscenza”,
magari attraverso la ricerca del silenzio o pratiche di meditazione. Non esiste
il silenzio se non come necessità di separarci dal mondo. Anche su una montagna
o nel deserto, le infiniti voci emotive raggiungono chiunque sa ascoltare e chi
sente, e ha paura di ascoltare e partecipare, fugge anche da questo
nascondendosi. La stessa pratica della Meditazione, se non è funzionale a
mettere ordine nella relazione fra ragione come descrizione del mondo e
emozioni come manifestazione delle forze della vita, è solo una pratica di
annientamento delle forze della vita che dentro di noi spingono per
relazionarci col mondo.
All’inizio del percorso, con cui le persone
costruiscono il loro percorso del Potere di Essere, si trovano a dover
affrontare le contraddizioni che si esprimono nel sistema sociale in cui
vivono. Le contraddizioni, nella nostra epoca, attualmente, sono sempre
contraddizioni fra la necessità di apertura verso un futuro possibile, percepito
dalle persone, e la conservazione del presente messo in atto da chi esercita il
Potere di Avere nella società.
E’ con lo scontro nella società che le persone
costruiscono il loro Potere di Essere. Solo che anche il Potere di Avere si
adatta agli scontri che il bisogno di
libertà gli impone come variazione del suo possesso delle persone. Il Potere di
Avere ritiene del tutto normale possedere le persone, stuprarle, costringerle
all’obbedienza. Il Potere di Avere considera legittima la sua attività e criminale
ogni richiesta di legalità democratica che, per quel che gli riguarda, va
repressa nel sangue. Per il Potere di Avere è legittimo picchiare i bambini per
“educarli” (eufemismo che sta per
sottometterli e costringerli all’obbedienza). Per il Potere di Avere è
illegittima l’indignazione provocata dal suo diritto di picchiare i bambini.
Per la Costituzione della Repubblica è illegittimo picchiare i bambini per
“educarli” e legittimo è indignarsi con chi lo fa. Per chi costruisce il
proprio Potere di Essere, nelle contraddizioni sociali, la domanda che si deve
porre non è su cosa è giuridicamente legittimo, ma su che cosa, il Potere di
Avere, vuole far passare come legittimo anche in offesa a ciò che
oggettivamente e giuridicamente è legittimo.
All’inizio del sentiero per costruire il
proprio Potere di Essere si organizzano delle sfide di vita partendo da
illusioni. L’illusione che guardando o sentendo una cosa, tutte le persone
intendano quella cosa. L’illusione che il proprio sentire sia il sentire di
tutte le persone. L’illusione che i propri desideri siano i desideri di tutte
le persone. Le proprie tensioni, le tensioni di tutto il mondo. Le illusioni,
presto cadono. Le persone sono divise fra ciò che possono e ciò che vogliono;
fra ciò che credono e ciò che sperimentano; ciò che desiderano e il ruolo che
devono recitare.
Chi percorre il sentiero del Potere di Essere
usa sempre parole alate in un mondo che usa parole ingannatrici e che, mediante
la compassione e la recitazione delle emozioni, tenta di appropriarsi e di
usare chi percorre il sentiero del Potere di Essere.
Chi percorre il sentiero del Potere di Essere
cade in numerosi inganni prodotti dalle sue illusioni. Soltanto dopo molta
esperienza impara a distinguere il produttore di inganni e di illusioni da chi
usa parole alate. E allora dovrà diventare spietato contro chi coltiva
illusioni ingannando chi usa parole alate.
Questa spietatezza, chi percorre un sentiero
di Potere di Essere, si concretizzerà nella IMMOBILITA’ con cui, chi percorre
un sentiero del Potere di Essere, dovrà deridere e disprezzare chi crea
illusioni.
Quando
la pazienza non è perfettamente allenata non è in grado di controllare gli
effetti che ha sul suo sentire la percezione del circostante e, meno che meno,
esercitare la follia controllata in stato di perenne tensione emozionale.
In
una situazione normale, questo individuo disporrebbe di una pazienza
eccezionale, saprebbe deviare il percepito del circostante e saprebbe anche
esercitare la sua follia controllata allo scopo di non offendere con i suoi
atti e il suo sapere il proprio interlocutore.
In
una situazione eccezionale tali scudi tendono a disintegrarsi e deve impiegare
nuove e diverse strategie per poterli ricostruire. Questi atti e queste
strategie tendono a ricostruire la sua volontà. Questi atti sono quelli che
permettono all’Essere Umano, che percorre un sentiero della Conoscenza di Sé,
di ricompattarsi dopo ogni sfida per ricominciare da capo.
L’immobilità va di pari passo alla pazienza. L’immobilità
è sottrazione soggettiva ai coinvolgimenti, la pazienza è l’attesa che si
concluda ciò che si è messo in moto senza introdurre nuove variabili affinché
ciò che si è messo in moto, giunga a concludersi in quel modo e solo in quel
modo.
Per allenare la pazienza è necessario
conoscere il fondamento emotivo di ogni espressione razionale che si manifesta
nel presente.
L’impazienza e l’avventatezza ha la sua
origine nella convinzione che tutto il presente abbia un fondamento razionale e
che le trasformazioni in corso, in cui le persone agiscono, abbiano dei fini
razionali e pensabili. Non è così. Il presente, in cui noi viviamo, è una
manifestazione limitata di una serie di tensioni emotive che attraversano gli
Esseri (umani nel nostro caso) e che costoro riversano nella loro quotidianità
in base alla loro capacità di interpretazione e veicolazione delle loro
esigenze emotive.
L’impazienza e l’avventatezza, nascono sempre
da illusioni di conoscenza, mentre la pazienza nasce dalla conoscenza dei
meccanismi emotivi e dal loro trasferimento nella quotidianità.
Non serve esercitarci nella pazienza, si ha
pazienza quando si ha conoscenza. Si è avventati e impazienti quando si è
avvolti dalle illusioni. Ma se una persona è avvolta dalle illusioni, non ha
ragione di imporsi la pazienza perché soltanto l’esperienza, forgiata
attraverso l’agire, gli consente di acquisire la Conoscenza che gli permette di
imparare la pazienza.
Quando il Potere di Avere, mediante
l’imposizione educativa, ci impone di diventare tifosi e poi, in base alle
nostre tifoserie, agisce per gestire le nostre opinioni e le nostre scelte, è
importante la tifoseria alla quale la nostra sensibilità ci ha portato ad
aderire. Io ricordo, quand’ero bambino, i films di Caw Boy e di “indiani”. Il film
ci invitava a prendere posizione e gli spettatori si identificavano con il Caw
Boy; alcuni con gli indiani. Era una questione di sensibilità emotiva, di
identificazione psicologica fra le persone che sognavano una qualche forma di
libertà e le persone che sognavano di dominare altre persone.
E’ molto facile imboccare un sentiero che
porta al Potere di Essere quando si ha la capacità di identificarsi, in base a
dei bisogni di libertà, con altri che manifestano situazioni simili. Ma è anche
estremamente pericoloso, dal punto di vista sociale, perché la sensibilità
empatica che ci permette di identificarsi in persone che hanno le stesse
tensioni è quella che rende, quelle stesse persone, fragili alle sollecitazioni
del mondo in cui viviamo e prede di ogni produttore di illusioni che invia
segnali emotivi elaborati artificiosamente.
C’è sempre quella differenza esistente fra
l’individuo preadolescenziale, che assorbe i fenomeni dal mondo, si adatta
rispondendo ai fenomeni senza una capacità critica, e l’individuo adulto che
acquisisce la capacità critica nei confronti dei fenomeni del mondo. Questa
differenza descrive molto bene il diverso modo che c’è nel percorrere il
sentiero del Potere di Essere. Nel preadolescente e nell’adolescente, fino
attorno al venticinquesimo anno (circa), il sentiero è vissuto come
un’esperienza razionale; dopo, l’individuo, se sopravvive, inizia a penetrare
la dimensione emotiva del mondo e della vita percorrendo il sentiero con “armi”
proprie di quel sentiero.
E’ in questo momento che nasce la pazienza.
Una pazienza che sarà il frutto della conoscenza.
Per
quanto tempo si sviluppa la trasformazione soggettiva? Per quanto tempo
l’individuo deve affrontare i rompicoglioni? Continua fino a quando il Potere
di Avere perde interesse per l’individuo che persegue (o per le cose per cui lo
persegue), fino a quando i rompicoglioni sono attratti da altre necessità. Ed
egli, povero Don Chisciotte, continua nella sua corsa all’assalto dei mulini a
vento finché questi non cessano di roteare le loro pale.
Continuerà
fintanto che il Potere di Essere, dentro di lui, non forgerà il suo ULTIMO
INTENTO l’ultima sfida, prima di lasciare il corpo fisico!
Il
Potere di Essere trasforma l’individuo gettandolo continuamente nella mischia
della vita senza mai abbandonarlo. Tanto più sarà stanco e tanto più
violentemente il Potere di Essere lo
getterà nella mischia. Quando l’individuo sarà tentato a tornare indietro, si
accorgerà che “l’indietro” non esiste. Non solo il Potere di Essere lo
impedirà, ma anche il Potere di Avere non gli darà tregua. Avanti e indietro,
la via è ugualmente lunga e ugualmente stretta (dice Per Gint). A questo
individuo non resta altro che modificarsi giorno dopo giorno. Non gli resta che
affrontare la sua sfida quotidiana.
Ogni
granello di consapevolezza che costui riuscirà a gettare nel Sistema Sociale
sarà un nuovo piolo alla scala della conoscenza sociale che altri cacciatori di
Conoscenza di Sé potranno utilizzare, calpestandolo!
Per quanto tempo ci sarà la trasformazione
emotiva dell’individuo che percorre il sentiero del Potere di Essere?
Continuerà fino al momento della morte del
corpo fisico.
Il suo intervento nel Sistema Sociale
continuerà fintanto che vivrà, ma si esprimerà per mezzi e intenti diversi a
seconda della sua trasformazione soggettiva. Il Potere di Avere deve, innanzi
tutto, conservare sé stesso. Il possesso si alimenta non solo nella guerra con
chi pratica il Potere di Essere, ma con una guerra continua con vari Poteri di
Avere che mettono in discussione il Potere di Avere imperante. I padroni devono
guardarsi da altri padroni. Le banche da altre banche, non solo dai loro
clienti. Per il Potere di Avere non sempre, chi pratica il Potere di Essere, è
il nemico da fermare, altri Potere di Avere che devono affrontare altri Potere
di Essere, sono in agguato per assicurarsi un consolidamento del loro Potere di
Avere.
E’ la complessità del sistema in cui viviamo.
Tutte le persone educate all’obbedienza del dio padrone si identificano, esse
stesse, nel dio padrone e pretendono che altri li riconoscano in quanto tali.
Chi pratica il Potere di Essere deve riconoscere queste dinamiche sociali e,
qualche volta, saperle sfruttare.
Non esiste un tornare indietro da un sentiero
che conduce al Potere di Essere. Il sentiero è vivo ed è composto dalle
Consapevolezze degli Dèi. Quando chi percorre un sentiero che porta al Potere
di Essere tenta di sottrarsi al sentiero, il sentiero non glielo permette. La
sensibilità che ha sviluppato nel percorrere il sentiero lo chiama, come un sussurro
di vento, verso altre imprese. Ci si sottrae da un’impresa, da un
comportamento, non dal sentiero!
Ogni granello di conoscenza che le persone,
che percorrono un sentiero che sviluppi il loro Potere di Essere, sapranno
sviluppare sarà un nuovo gradino che la società, in cui quella persona ha
vissuto, userà per nuove trasformazioni.
Marghera, 18 agosto 2009
TORNA AI TESTI DELLA STREGONERIA PAGANA
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO