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Il concetto di morte
nella Religione Pagana
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Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Noi
viviamo in una società malata perché in questa società non si dà importanza
alla felicità che arreca all’individuo la morte del corpo fisico.
Il
problema avrebbe dovuto essere posto durante la recente vicenda di Eluana Englaro ma lo scontro
sociale ha impedito di trattare il problema della morte in relazione alla
ricerca di felicità degli Esseri Umani
In
questa società si cerca di nascondere la felicità che arreca la morte per
costruire la disperazione della vita.
La
morte è il trionfo della vita; è la felicità dell’individuo.
Non
c’è angoscia nella morte. L’angoscia non c’è nell’azione del morire, l’angoscia
c’è nell’idea, educazionalmente imposta, che le
persone hanno della morte. Solo che l’angoscia che le persone hanno della morte
è l’angoscia del loro vivere nella loro quotidianità.
Chi
vive trafficando in schiavi deve costringere le persone allo schiavismo
mediante il terrore della morte. Un terrore che alimenta costantemente con la
minaccia, il ricatto e il dolore all’interno di una condizione in cui lo
schiavo non immagina il benessere psico-emotivo che
la morte gli dona, ma immagina un dolore gigantesco.
Eppure,
nelle esperienze di premorte, NDE ( Near
Death Experiences ),
il paziente afferma: “La luce in fondo ad un tunnel, calore, un senso di pace e
di felicità e il tempo che smette di scorrere. Sono gli ingredienti di tutte le
esperienze di premorte raccontate da persone che hanno superato chine estreme
come incidenti stradali, arresti cardiaci, stati di coma.” (Tratto da La
Repubblica del 13 aprile 2006)
Ho
fatto una piccola pagina per costringere le persone a riflettere.
La
pagina dal titolo: LA MORTE E' LA FELICITA
UMANA'".
Si
tratta di un concetto Pagano Politeista che partendo dall'idea che la vita
dell'individuo, come il suo corpo, sia una SUA proprietà inalienabile,
considera la morte come il trionfo delle trasformazioni della sua esistenza.
Per contro: la morte è fonte di terrore e
disperazione per il cristiano. Una disperazione che deve imporre ad
altri.
L’individuo
raggiunge la felicità solo nella morte.
Qualcuno
mi dice:
"Scusa
Signor Simeoni, allora quand'è così, uno si compra la pistola e si spara in
fronte. Così sei finalmente felice."
Gli
rispondo:
Non
ti sembra che simili azioni avvengano piuttosto spesso nella società in cui
viviamo?
Molte
persone pongono fine ai loro affanni, uccidendosi.
Uccidendosi,
molte persone ritengono di essere più felici di come stanno vivendo.
E' un
dato di fatto!
Allora
ci si deve chiedere: che cos'è la morte?
E' il
trionfo della vita!
Nel
senso che tu non cercherai mai la morte fintanto che la vita ti darà qualcosa
attraverso il quale arricchire te stesso. Questo "qualcosa attraverso il
quale arricchire te stesso" può cessare a breve, per la concomitanza di
condizioni di vita atroci, o può presentarsi molto avanti con gli anni a mano a
mano che la struttura fisica degenera.
Questo
è il senso della felicità.
Se la
società in cui viviamo disarma gli individui davanti alle contraddizioni
dell'esistenza, spingerà gli individui a cercare la felicità, o l'arricchimento
di sé stessi, fuori dalle condizioni d'esistenza.
Ciò
non toglie che la morte DEVE essere celebrata come un momento felice.
Solo
i trafficanti di schiavi instillano il terrore della morte per dominare le
persone.
La
morte è una porta che si apre: dove si apre, dipende da noi. In ogni caso,
sempre sulla felicità!
La
morte come felicità umana apre un altro discorso: apre il discorso sulle FORTI
MOTIVAZIONI DELLA VITA, proprio in antitesi alla morte come felicità. Una
società che si propone di fornire ai propri cittadini forti motivazioni alla
vita in contrapposizione ad una società che pretenda di governare i cittadini
attraverso il terrore della morte. Quel timore e tremore
che caratterizza il cristiano: "Sono stato abbastanza
sottomesso alla morale del dio padrone affinché il dio padrone mi garantisca il
paradiso o una buona reincarnazione?" Invertire l'approccio alla morte
permette alle persone di cercare motivazioni diverse per le quali vale la pena
di vivere. Davvero pensate che il kamikaze musulmano possa avere delle
motivazioni di vita superiore al dolore che prova nel vivere la situazione
sociale e personale che sta vivendo? Davvero pensate che basta avere la
promessa delle settanta vergini per farsi esplodere? E il ragazzo di diciotto
anni che si è ammazzato perché i genitori si sono separati: quale disperazione
viveva?
Chi
cerca la morte, cerca la felicità!
E
cerca la felicità in una società che non gli fornisce motivazioni sufficienti
per allontanare il desiderio della morte quale idea di felicità.
Nella
società occidentale, la morte viene rimossa come consapevolezza da trasmettere.
Ciò
che io voglio far comprendere è che la morte è fonte di felicità. Tutta la vita
nella Natura tende verso la morte del corpo fisico.
Questo
può apparire paradossale, ma provate a riflettere.
Una
società è importante perché gli Esseri Umani vivono in quella società;
producono delle merci; consumano delle merci; accumulano la ricchezza; solo
così una società è ricca. La ricchezza materiale e culturale di una società è
fonte di felicità. Una felicità che giustifica la vita in contrapposizione alla
felicità prodotta dalla morte.
Se
muoio non posso fare all'amore; e allora, se faccio all'amore, ricevo una
felicità che mi allontana dalla morte. Mi fornisce una motivazione di vita
superiore alla felicità che mi darebbe la morte. Ma se la chiesa cattolica
costruisce la patologia psichiatrica impedendo alle persone di fare liberamente
sesso nonostante loro ne sentano gli stimoli, lo stato di infelicità che viene
imposto all'individuo lo può portare o a delinquere (pertanto condannato a
morte) o al suicidio nella ricerca di una felicità che il vivere non gli
fornisce.
La
morale cattolica, militarmente imposta mediante le costrizioni sociali, induce le persone a cercare la felicità
nel suicidio.
Qualunque
sistema sociale trema quando gli individui vedono nella morte una fonte di
liberazione; è pronto ad usare per il proprio potere il piacere della morte, ma
il piacere della morte arriva per ogni individuo.
Anche
per gli individui che vivendo una sindrome di onnipotenza, in questo momento,
pensano di aver diritto a decidere la vita o la morte di milioni di persone.
La
morte e la disperazione della morte, come è arrivata per Wojtyla,
così arriverà anche per Ratzinger. Per il cristiano la vita è dolore e
sofferenza. Per il cristiano la morte è la liberazione da una sofferenza che ha
accumulato progressivamente: l’urlo di Wojtyla
disperato prima di morire non è altro che un modo per riconoscere l’inganno che
ha fatto e ha subito.
Riflettete,
perché la chiesa cattolica ha avuto necessità di costruire il terrore per la
morte? Come diceva Epicuro: "Quando noi siamo,
la morte non è; e quando è la morte, noi non siamo!"
Perché
dunque averne paura?
Chi
ha paura della morte può essere sottomesso per tutta la vita; chi ha paura
della morte rinuncia a vivere chiuso in quella paura.
Quando
i media vogliono dirigere le scelte dei popoli evocano degli allarmi sociali,
delle paure. Le paure sono sempre allarmi ingiustificati. Questi allarmi vengono
fagocitati dalle persone che, in quel momento, vedono chiudersi il loro futuro.
Il loro futuro è bloccato in quella paura. Poi, l’allarme si ridimensiona e le
persone possono riprendere a vivere facendo delle scelte.
Davanti
alla morte è diverso. La paura è imposta nell’infanzia poi, crescendo,
l’individuo la sposta in una sorta di “rumore di fondo della propria esistenza”
pronta ad emergere nell’ansia e nell’angoscia non appena i problemi sociali
tendono a travolgerlo. Ma, in modo ancor più drammatico, è l’emergere della
paura della morte con l’avanzare dell’età. Non sono i problemi ad evocare lo
spettro della morte del corpo fisico, ma il futuro negato all’uomo dalla
vecchiaia. La vecchiaia evoca lo spettro della morte negando all’individuo il
suo futuro: da qui la disperazione di Wojtyla che
consisteva nella percezione di un infinito numero di scelte che avrebbe potuto
fare, ma che non ebbe la forza di fare.
La
disperazione per la morte è consapevolezza del nulla e dell’inutile nel quale
si è immersa la propria esistenza. Da qui la disperazione per la morte del
corpo fisico e invocazione della morte del corpo fisico che ponga fine alla
disperazione della non- esistenza. La morte come sollievo al disperato Wojtyla.
La
morte è felicità! Lo
è per ogni Pagano che ha vissuto con passione. Ed è felicità anche per un
disperato come Wojtyla, in quanto, anche se non ha
partorito il suo corpo luminoso, ha, se non altro, messo fine alle sue angosce.
Il disperato chiama la morte affinché ponga fine alle sue angosce.
Si ha
paura della morte solo perché c'è la disperazione; la disperazione di NON AVER
VISSUTO!
Si
muore come si è vissuti; e si vive in funzione della propria morte!
Non
c'è un corpo fisico con cui si rinasce; c'è piuttosto una nascita col corpo di
energia che abbiamo costruito nel corso della nostra esistenza. Ma l’esistenza
deve essere RICERCA DEL PIACERE; manifestazione di felicità sia in potenza che
in essere. La morte del corpo fisico, per il Pagano Politeista, si traduce
nella felicità della nascita. La nascita del corpo luminoso che ha incubato e
costruito dentro di sé nel corso di tutta la sua esistenza.
La
morte come felicità è un concetto Pagano!
Da
come TU pensi la morte, COSI’ ORGANIZZERAI LA TUA VITA! Come ognuno di noi
pensa alla propria morte, così organizza la propria vita. Non necessariamente
si pensa alla morte del corpo fisico. Dunque, come organizzeremo la nostra vita,
così affronteremo la nostra morte. In fondo il desiderio della morte è radicato
dentro di noi, sta a noi, a seconda di come viviamo, trasformarlo in un momento
di felicità o in un’attesa disperata.
Se
pensi alla FELICITA' che viene dal morire, allora cercherai anche ciò che ci rende
felici nella vita di tutti i giorni.
Marghera, 20 aprile 2009
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