Gesù di Nazareth:
la concezione sociale di amministrazione di Gesù!
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MATTEO
Parabola dello schiavo amministratore
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.
COMMENTO
Anche in questo pezzo di Matteo il padrone ha il diritto di bastonare e torturare. Matteo tenta di costruire delle giustificazioni morali al comportamento del suo dio padrone. Se il dio padrone agisce in quel modo non è perché lui è malvagio, ma perché è stato costretto dalla malvagità di chi doveva comportarsi in maniera diversa.
E' immediata la considerazione secondo cui non sono i comportamenti dello schiavo preposto a servire a indurre il padrone a torturarlo, ma è il desiderio del padrone di torturarlo che mettono lo schiavo nelle condizioni attraverso le quali il padrone giustifica la sua attività di torturatore.
C'è sempre questa relazione fra schiavo e padrone come oggetto apriori del pensiero di Matteo. Matteo sviluppa un sistema di pensiero nel quale l'essere padrone di schiavi umani non è soltanto una condizione sociale o culturale, ma è una condizione naturale e divina. E' una condizione divina al punto tale che il dio padrone di cui parla è padrone di schiavi che devono obbedire. La malvagità individuata da Matteo non sta nella condizione di schiavitù, ma nell'attività dello schiavo di non comportarsi da schiavo rispondendo alle aspettative del suo padrone. Matteo scrive identificandosi col diritto del dio padrone ad essere obbedito dagli schiavi. Se la condizione di schiavitù è una condizione sociale e culturale nella quale la divinità interviene per la rimozione della schiavitù, vedi ad esempio a Roma Ferronia e Diana, al mutare delle condizioni sociali muta anche la relazione economica fra gli individui e di conseguenza si possono costruire dei processi virtuosi di rimozione della schiavitù. A Matteo interessa sancire la schiavitù come momento attraverso il quale esaltare la sottomissione e l'obbedienza al dio padrone. Tanto che in questo breve capitolo il premio non è la libertà dell'individuo dalla sua condizione di schiavitù, ma è l'estensione della sua schiavitù nella sua intera vita usata per il controllo e l'amministrazione della funzionalità della schiavitù nella casa. Se fai il bravo schiavo continui ad essere schiavo con più potere, se non fai il bravo schiavo ti torturo per l'eternità.
La condizione di schiavitù sociale dei popoli antichi attraverso Matteo, Marco, Luca, Giovanni e Paolo diventa una schiavitù quale emanazione del diritto divino sancito dal loro dio padrone e rientra nel Sistema Sociale come imposizione dogmatica assoluta alla quale nessuno può sottrarsi pena la tortura eterna preceduta dalla tortura sociale e materiale dei cattolici.
Si potrebbe obiettare che questo schiavo non cerca la libertà dal padrone ma cerca di farsi gli affari suoi diventando arrogante nei confronti di altri schiavi. Certo, ma quelle sono le condizioni del racconto imposte da Matteo. Per Matteo il concetto di libertà dalla sottomissione dal dio padrone, per conseguenza da lui, dalla chiesa cattolica e dal pazzo di Nazareth non esiste. Esiste soltanto l'esercizio del possesso dell'individuo da parte del dio padrone e di conseguenza ogni percorso di libertà di una persona è un percorso di appropriazione. Dal momento che la proprietà può essere soltanto del dio padrone e non dei soggetti assoggettati al dio padrone, questi al massimo possono arrecare danno alla proprietà del dio padrone ma non sottrarsi dall'essere proprietà privata del dio padrone.
In altre parole, per Matteo l'unico modo di sottrarsi alla condizione di schiavitù imposta dal suo dio padrone è quella di essere malvagio nei confronti della proprietà del dio padrone. Non esiste per Matteo la ricerca di Libertà dall'aberrazione della tortura del dio padrone perché non esiste in Matteo il concetto di sottrarsi da lui come profeta del dio padrone o dal pazzo di Nazareth o ancora dalla chiesa cattolica quale emanazione del dio padrone. Emanazione del dio padrone non significa serva del dio padrone, ma dio padrone essa stessa, la chiesa cattolica, o Matteo, o il pazzo i Nazareth. Pertanto né Matteo né la chiesa cattolica sono i servi che amministrano per conto del dio padrone ma sono, piuttosto, i padroni essi stessi, detentori della proprietà degli Esseri Umani, in diritto di torturarli.
Per Matteo sancire la schiavitù come volere del suo dio padrone è un imperativo dottrinale. Se Matteo affermasse la necessità dell'uscita dalla schiavitù questo pezzo non sarebbe mai stato scritto in quanto avrebbe dovuto attribuire al servo interessi diversi da quelli della pura e semplice sottomissione al suo dio padrone o all'amministrazione della casa. Il servo avrebbe avuto degli ideali, degli intenti, delle aspirazioni, invece è solo oggetto di possesso in cui il suo essere schiavo non è il dovere del lavoro, ma è il dovere della sua anima.
Matteo non conosce il movimento delle cose: il servo è! E' servo come il padrone è padrone. Pertanto il padrone può pretendere la soddisfazione della propria soggettività e soddisfare la propria soggettività torturando fra pianti e stridori di denti chi non si può difendere.
Per millecinquecento anni ogni cattolico ha costretto a piangere e a digrignare i denti chi non si poteva difendere: ogni cattolico è responsabile di ogni atrocità commessa in millecinquecento anni nei confronti degli Esseri Umani di cui si ritenevano i padroni.
Quanta gente, ingannata dagli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra pensava di identificarsi con i torturatori e si resero conto dell'inganno soltanto quando gli infilavano i ferri roventi costringendoli a: pianti e stridori di denti!
In questa parabola troviamo uno degli insegnamenti centrali del cristianesimo: rinchiudere il pensiero umano entro confini definiti per poterlo sottomettere.
1) Il padrone è padrone in quanto padrone!
2) Lo schiavo è schiavo in quanto schiavo!
3) L'obbedienza è dovuta!
4) L'obbedienza è funzionale al padrone!
5) Il padrone non è sottoposto a doveri, né deve rispettare regole!
In questi cinque punti troviamo riassunte le sbarre attraverso le quali il cristianesimo intende circoscrivere il pensiero umano. I cristiani si identificano con il padrone! Essi sono il padrone e manifestano il loro essere padrone gestendo la propria porzione di schiavi. Così la gerarchia dello schiavismo discende dal rappresentante del dio padrone in terra e poi via via scendendo nella gerarchia ecclesiastico-sociale per finire alla struttura della famiglia dei ruoli dove l'ultimo schiavo disgraziato sociale, il capofamiglia, costretto ad obbedire a tutte le soggettività sociali può scaricare il suo bisogno di comando e di identificazione col dio padrone all'interno della famiglia di cui si reputa padrone. Quando poi la famiglia dei ruoli entra in crisi perché in contrasto con i dettami sociali, allora ecco la crisi del maschio abituato ad essere padrone e incapace a sviluppare la propria capacità di farsi Venere nei confronti della vita.
Il padrone è il padrone. Il padrone è l'identificazione dell'individuo col dio padrone del quale ne esercita le prerogative di possesso nei confronti di chi non si può difendere. Il cristianesimo considera che esiste sempre un dio padrone che tenta di scalzare un altro dio padrone. La guerra contro i così detti eretici che la chiesa cattolica ha condotto attraverso l'uso dei roghi altro non fu che la guerra per impedire che qualcuno si sostituisse ad essa nell'interpretazione della volontà del dio padrone e si considerasse padrone a sua volta di Esseri Umani in contrapposizione a sé stessa. La guerra di Libertà degli Esseri Umani nei confronti del suo orrore è una cosa inesistente, impensabile, perché per la chiesa cattolica gli Esseri Umani non sono determinatori in sé della propria vita, non scelgono, ma solo bestiame di un gregge. Vogliono sicuramente appartenere ad un altro gregge; ad un altro padrone! Qualunque rivendicazione degli Esseri Umani non esiste, ma esiste l'aspirazione a servire un altro padrone: questo è il pensiero della chiesa cattolica che deriva da questo tipo di parabole del pazzo di Nazareth.
Lo schiavo è sempre uno schiavo, al di là della gerarchia che detiene nella chiesa o nella casa del padrone. Lo schiavo messo a sorvegliare gli altri schiavi esprime i comportamenti che la chiesa cristiana immagina abbiano gli schiavi. Non si appropria del potere tentando di diventare padrone a sua volta: in altre parole non tenta di distruggere il dio padrone in quanto portatore di perversione sociale, ma si abbandona al non ottemperamento delle mansioni imposte. Non viene meno al suo essere schiavo, non esprime proprie tensioni e propri bisogni, ma si abbandona in una sorta di accidia senza però contrapporre a questa la sua soggettività. Infatti per la chiesa cattolica gli schiavi non hanno volontà, determinazioni, bisogni e intenti, ma sono soltanto soggetti di obbedienza in quanto svuotati della capacità di essere culturalmente propositivi. Per ottenere schiavi di questo tipo è necessario addestrarli fin che sono piccoli all'obbedienza, altrimenti imparerebbero che nella vita esiste la possibilità di determinazione soggettiva. Se poi l'educazione all'obbedienza si scontra con le necessità di determinazione sociali necessarie per affrontare l'esistenza portando l'individuo ad esprimere tensioni di possesso e pertanto di devastazione sociale, la chiesa cattolica afferma che questo non è colpa delle sue perversioni educazionali, ma la colpa va attribuita al soggetto che non si è sufficientemente sottomesso al dio padrone che lei gli presentava.
La terza sbarra che dobbiamo considerare è come l'obbedienza sia dovuta. L'obbedienza è dovuta in quanto obbedienza del più debole nei confronti del più forte che reclama obbedienza in risposta al terrore che la sua forza incute. E' il terrore che impone obbedienza. A questo punto appare ovvio come la chiesa cattolica imponga terrore per ottenere violenza. Un terrore che viene imposto ai bambini in quanto la quantità di azioni per ottenere di terrorizzare l'emotività è infinitamente più piccolo che non quelle messe in essere per terrorizzare degli Esseri Umani adulti che hanno costruito, nei confronti delle azioni coercitive della chiesa cattolica, una serie di barriere e di resistenze. Il terrore messo in atto nei confronti dei bambini sfugge all'adulto che non è in grado i valutarne l'impatto sull'emotività del bambino trasferendola come devastazione sociale nei suoi tempi di crescita. In altre parole il piccolo terrore cattolico sul bambino è enorme data la fragilità emozionale del bambino e costui, crescendo, trasferirà il terrore subito e l'impotenza soggettiva a farvi fronte, all'interno del Sistema Sociale. L'obbedienza è obbedienza. La chiesa cattolica pretende che l'obbedienza sia dovuta in quanto essa è la chiesa cattolica e terrorizza per ottenerla: la pena del pianto e dello stridor di denti visualizza il terrore sociale che la chiesa cattolica impone al Sistema Sociale per ordine del pazzo di Nazareth al fine di ottenere obbedienza.
L'obbedienza deve essere funzionale al padrone. Io posso obbedire ad un ordine perché chi dà quell'ordine ha lo stesso mio intento e le stesse mie finalità. In questo caso obbedire o non obbedire è una mia scelta soggettiva. Io non sono sottomesso a chi dà l'ordine, ma la mia decisione di obbedire è alla pari di chi ha dato l'ordine. Questo, per la chiesa cattolica è inconcepibile! L'obbedienza di chi è sottomesso al padrone deve essere funzionale al volere del suo padrone e deve essere esente da giudizio soggettivo. Abramo non discute l'ordine del suo dio di ammazzare suo figlio: obbedisce! Nemmeno tratta il prezzo per il sacrificio. Nemmeno dice: "Io ti sacrifico mio figlio, ma tu prima garantisci il benessere al mio popolo affinché molti figli nascano e possano vivere nell'abbondanza: dopo ti sacrifico mio figlio!" Prometeo non si fa riguardo nell'ingannare Zeus per garantire il benessere al proprio popolo, garantendo agli uomini la parte migliore del sacrificio. Prometeo non si fa riguardo nemmeno a rubare il fuoco agli dèi per donarlo agli Esseri Umani, né Eracle, nello stesso mito, teme il furore di Zeus nel liberare il figlio di Giapeto dalle catene e dal supplizio che Zeus gli ha inflitto. Questi concetti sono estrani al cristianesimo: l'obbedienza deve essere funzionale ai desideri soggettivi del padrone. Così Abramo obbedisce come il papa cattolico pretende obbedienza e via via scendendo dalla gerarchia sociale fino alla famiglia dei ruoli nella quale il padre padrone pretende obbedienza. L'obbedienza non come strategia del vivere assieme e della costruzione del reciproco futuro, ma obbedienza come risultato dell'annullamento della soggettività in funzione del servizio al dio padrone. Da questo appare chiaro come l'insegnamento alla chiesa cattolica del pazzo di Nazareth fosse quello di non fidarsi delle dichiarazioni delle donne che i cattolici assassini chiamano Streghe, ma di torturarle ben bene affinché soffrendo di pianto e di stridor di denti obbedissero all'autorità confessando quanto l'autorità cattolica pretendeva che esse confessassero.
L'insegnamento del pazzo di Nazareth è quello secondo cui il padrone non è sottoposto a regole né deve rispettare nessun impegno se non quello di esprimere incondizionatamente la propria soggettività alla quale chiunque deve obbedienza. Questo si dirama lungo l'intera gerarchia di possesso imposta dalla chiesa cattolica. Qualcuno potrebbe obiettare che la gerarchia sociale, sia pure in forma diversa, c'era anche prima che la chiesa cattolica la imponesse. Vero! Solo che la gerarchia sociale che precede l'avvento del cattolicesimo era una gerarchia sociale, culturale rispecchiava i costumi di quella popolazione. Pertanto subiva tutte le variazioni sociali e culturali delle popolazioni che la esprimevano. Il cattolicesimo ha costruito la gerarchia sociale quale gerarchia di possesso degli Esseri Umani imponendola quale emanazione del suo dio pazzo di cui i cattolici sono manifestazione. "Da radio Maria parla il dio padrone!" E' una dichiarazione del direttore per negare il diritto di discutere fatta il 17 dicembre 1999 alle ore 10,30 riportata da un lettore del giornale La Repubblica del 28.12.199. Per i cattolici nessuno deve giudicare l'operato del padrone. Egli non è sottoposto a regole né a leggi. Loro sono il padrone di Esseri Umani, loro non devono essere sottoposti a regole o a leggi. Loro possono uccidere, distruggere, stuprare perché il diritto di fare questo glielo ha dato il loro dio padrone e padroni essi stessi. Per verificare questo basta leggere i percorsi socio politici che hanno condotto i sistemi giuridici delle società umane fuori dall'assolutismo cattolico. E' sufficiente questo per chi, incapace di percepire le tensioni che dal circostante si riversano sugli Esseri Umani, non è in grado di percepire l'orrore e la morte che la pretesa di essere padroni degli Esseri Umani ha lastricato la storia dell'umanità ad opera dei cattolici e quanto orrore e morte la sta lastricando in questo momento per l'insegnamento di un povero pazzo il cui scopo era quello di impossessarsi degli Esseri Umani.
Questi sono gli insegnamenti che la chiesa cattolica ha appreso e ha imposto sugli Esseri Umani attribuendoli al suo pazzo profeta che del disprezzo e la distruzione degli Esseri Umani ha fatto la ragione della sua vita!
08.02.2000
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Piaz.le Parmesan, 8
30175 - Marghera - Venezia
tel. 041933185
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