Gesù di Nazareth:
Gesù vuole le persone come schiavi, umili, sottomesse e prive di personalità!
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LUCA
Servire con umiltà
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".
COMMENTO
L'umiltà del servo e l'umiltà dell'uomo di conoscenza e del cercatore di consapevolezza. Qual è la consapevolezza che il pazzo di Nazareth impone a chi intende seguirlo? La consapevolezza dell'inutilità soggettiva. L'individuo si ritiene inutile e pertanto trova gratificazione soltanto nel servire chi ritiene importante. C'è chiaramente l'intenzione di annullare chi intende seguire il pazzo di Nazareth. Si intende annullare la sua soggettività la quale pretende il riconoscimento delle azioni compiute.
Quando compi delle azioni, secondo il pazzo di Nazareth, non le compi per impegno soggettivo, ma perché non hai altra scelta che compierle. Il compimento di quelle azioni, non comporta il riconoscimento delle azioni compiute, ma l'annullamento di chi ha compiuto quelle azioni in quanto il compimento di quelle azioni determina l'inutilità di chi le ha compiute. Il compimento di quelle azioni porta, l'individuo che le compie, ad annullare la sua utilità nei confronti del padrone che potrà riattivare quell'individuo soltanto nel momento in cui gli conferirà nuovi compiti riconoscendogli un'ulteriore utilità.
Per il pazzo di Nazareth, l'individuo in sé è inutile. E' un oggetto di cui il padrone si serve per ottenere dei vantaggi salvo gettare l'individuo in quanto oggetto senza utilità.
Per il pazzo di Nazareth l'individuo non ha fine in sé, ma ha fine soltanto mentre serve il suo padrone e diventa inutile quando ha portato a termine il suo servizio. Un servizio dal quale non è in grado di sottrarsi. Quando ha arato il campo dovrà servire il suo padrone.
Il padrone non dice allo schiavo: "Hai fatto bene il tuo lavoro, ecco il compenso!", ma dice piuttosto: "Cosa mi importa se tu hai fatto bene il tuo lavoro, se tu non lo facevi bene io ti bastonavo, hai fatto bene il tuo lavoro e ora continua a lavorare se non vuoi sentirti inutile e bastonato!"
Questo ci consente di conoscere l'esatta relazione che esiste fra il pazzo i Nazareth e gli Esseri Umani. Per il pazzo di Nazareth gli Esseri Umani sono solo servi da usare, oggetti da bastonare o da considerare inutili. Gli Esseri Umani, per il pazzo di Nazareth sono soltanto bestiame per il suo servizio. Devono servirlo, pena il terrore. Solo fintanto che lo servono sono oggetti utili, quando hanno cessato di servirlo devono sentirsi oggetti inutili e supplicare il padrone affinché li reimpieghi o li renda in qualche modo utili.
Perché sentirsi obbligati nei confronti dello schiavo che fa bene il suo lavoro? Lo schiavo, per il pazzo di Nazareth, è solo oggetto di possesso. Un oggetto che ara il campo e che gli serve da mangiare, magri sé stesso!
Il cavallo porta il cavaliere lungo il percorso in cui il cavaliere intende andare. Giunto a destinazione il cavaliere toglie la sella al cavallo, lo abbevera, provvede perché mangia e solo dopo che si è assicurato che il cavallo sia alloggiato in un luogo sicuro e rifocillato provvede a riposare e rifocillarsi egli stesso. Il cavaliere ha bisogno del cavallo anche domani e domani ancora. Per il cavaliere il suo cavallo è prezioso, provvede affinché sia sempre in grado di servirlo. Il cavaliere non ammazza, rendendo inutile la sua cavalcatura, una volta giunto a destinazione. Il cavaliere ringrazia il cavallo per la sua fatica e, quando è possibile, fa in modo che fatichi il meno possibile affinché possa, all'occorrenza, essere pronto ad affrontare nuovi impegni.
L'Essere Umano, per il pazzo di Nazareth, non è un cavallo, è una bestia da sacrificare; sono tanti gli Esseri Umani da distruggere!
Ha lavorato e che lavori! E' uno schiavo! Se domani, in quanto schiavo non sarà in grado di lavorare, crepi e se ne prenda un altro.
Gli Esseri Umani, per il pazzo di Nazareth, non sono uguali a sé. Non hanno i suoi stessi bisogni e le sue stesse determinazioni: sono oggetti da buttare.
Questo insegnamento del pazzo di Nazareth ha attraversato la storia legittimando non solo lo schiavismo, ma le stragi compiute all'interno dello schiavismo stesso. Questo tipo di direttiva divina non ha soltanto legittimato la schiavitù, ma anche la qualità della schiavitù che nel corso dei secoli ha devastato i continenti di questo pianeta.
Quando noi, oggi come oggi, figuriamo nella nostra mente il concetto di schiavitù lo figuriamo come si è espresso nei secoli in cui l'umanità è stata sottoposta al terrore cristiano. La schiavitù cristiana come imposta, descritta e voluta attraverso l'imposizione del dio padrone dal pazzo di Nazareth. A questo criminale interessava esclusivamente distruggere l'umanità costringendo gli Esseri Umani in ginocchio e sottomessi a sé stesso in quanto padrone e a quelli che, impossessatisi degli Esseri Umani, intendevano sostituirvisi facendosi pastori e pescatori di uomini.
Per un diverso tipo di umiltà è necessario riconoscere all'Essere Umano delle determinazioni soggettive attraverso le quali affrontare l'oggettività nella quale vivere. Allora, e solo allora, l'Essere Umano, qualunque sia la sua condizione sociale, è soggetto di contratto e il suo lavoro è riconosciuto importante. Non soltanto ora, ma anche domani e domani ancora. Non è oggetto da buttare, ma soggetto che trasforma l'esistente.
Quest'Essere non sarà mai umile in ginocchio e consapevole di inutilità, ma sarà umile davanti all'immenso e nell'esecuzione della propria strategia soggettiva. Il suo tremore non sarà il tremore proprio di chi subisce il terrore del padrone, ma sarà il tremore di chi stringe pugni, denti e tendini nel concentrare sé stesso per affrontare lo sconosciuto circostante. La sua riverenza non sarà nel riconoscimento di essere un oggetto appartenente al dio padrone, ma sarà la riverenza di chi conscio dell'immenso in cui si muove tratta ogni oggetto con rispetto.
Questo tipo di umiltà non è conosciuta nel cristianesimo. Proprio perché il cristianesimo trasforma l'Essere Umano in oggetto di possesso non può permettere a nessun oggetto che egli possiede di esercitare la propria volontà e le proprie determinazioni salvo per imporre sé stesso come servo del dio padrone e diventare, a sua volta, capo di servi del dio padrone.
Con questo passo di Luca viene definita la qualità della schiavitù nel cristianesimo. Non solo la schiavitù come organizzazione giuridica da imporre ai sistemi sociali, ma tutta la struttura di assoggettamento degli Esseri Umani alla chiesa cattolica che, consideratasi padrona degli stessi, pretende da questi di essere servita in quanto si ritiene padrona degli individui al punto tale da ritenersi in diritto di stuprarli.
Questo è l'insegnamento divino del pazzo di Nazareth!
08.02.2000
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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