FEDERAZIONE PAGANA
PRESENTA DAL LIBRO:
LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA
JOHN STUART MILL
ESPERIENZA COME STATO DI COSCIENZA
1) Sostiene un empirismo radicale: "conosciamo le verità in due modi: alcune direttamente e per sé stesse, altre per mediazione di altre verità".
2) Le prime sono l'oggetto dell'intuizione o coscienza, le seconde della inferenza; e "le verità conosciute per intuizione sono le premesse originarie da cui tutte le altre vengono inferite".
3) Poiché "qualsiasi cosa ci sia nota per via di coscienza, è nota oltre ogni possibile dubbio", l'esperienza si risolve per Stuart Mill in un insieme di fenomeni percettivi, o stati di coscienza, che sono particolari, legati tuttavia gli uni dagli altri da rapporti associativi.
Lega l'esperienza alla coscienza. Tutta la verità è esperienza della coscienza sia diretta che mediata da altre verità. La verità fonda la coscienza e la verità è frutto dell'esperienza. E' una specie di gatto che si morde la coda dove la coscienza risulta sospesa in attesa dell'esperienza che ne costruisca la verità. Ma la verità, desunta attraverso l'esperienza, è mediata dal soggetto, mediata e interpretata. Il soggetto ha un fattore che si chiama soggettività attraverso il quale affronta l'oggettività, e attraverso essa l'esperienza costruendo la propria verità.
Non si può disgiungere esperienza e verità dal concetto di soggetto, in quanto è il soggetto l'elemento che unisce l'esperienza da cui deduce la verità. O, meglio la sua verità!
O, meglio ancora, la sua possibile verità! Ancora; la possibilità cui egli è in grado di giungere in base alla sua forza, alla formazione della sua capacità di interpretazione, alla sua possibilità di fagocitare l'esperienza, alla sua capacità di far entrare in gioco la sua volontà in relazione all'esperienza. In altre parole la trasformazione dell'esperienza in verità subisce tanti gradi diversi a seconda del grado di libertà sia oggettiva che soggettiva cui il soggetto è giunto.
Il conoscere la verità è in relazione alla libertà che si è costruita. Tanto basso è il livello di libertà del soggetto, tanto più ristretta è la sua capacità di interpretare l'esperienza, riprodurla, usarla per cercare esperienze indirette e per immaginare quanto non è in grado di sperimentare.
Le cose ci possono essere note oltre ogni ragionevole dubbio soltanto quando il soggetto diventa la cosa stessa. Non è possibile giungere ad una verità con i sistemi di polizia dove si accumulano elementi e si traggono deduzioni: questo succede soltanto nella finzione scenica dove il Comando Sociale esalta sé stesso e le sue capacità di controllo degli Esseri del Sistema Sociale. La conoscenza, elemento attraverso il quale si sviluppa la Coscienza è un movimento del divenire umano, una ricerca di libertà attraverso la quale l'Essere aggiunge alla propria conoscenza nel mondo della ragione fenomeni sempre più complessi dell'oggetto sino a diventare oggetto egli stesso e guardare il mondo attraverso gli occhi dell'oggetto.
La stessa percezione umana è il risultato di un percorso di libertà soggettiva. Così lo sviluppo dei sensi è l'articolazione dell'attenzione attraverso i sensi.
In ultima analisi non esiste quanto afferma Mill se non mette al centro la libertà dell'Essere cui la coscienza che deve giungere alla verità attraverso l'esperienza, è riferita.
I LIMITI DELLA LOGICA INDUTTIVA
1) Anche la logica induttiva, però, ha un suo preciso limite, perché parte dalla concezione dell'uniformità della natura, cioè dal principio di casualità, che, a sua volta, "è esso stesso un esempio di induzione" dall'esperienza.
2) Non si possono dunque avere delle verità assolute, con valore di legge, bensì soltanto delle verità di fatto, che si raggiungono mediante un'inferenza dal particolare al particolare: "le proposizioni generali sono semplicemente registrazioni di tale inferenza già effettuate, e brevi formule per effettuarne altre".
3) In conclusione, fondamento della logica è sempre l'esperienza, cosicché "noi facciamo dell'esperienza il criterio del suo stesso controllo"
I limiti della logica. Come se la logica fosse oggetto in sé e non espressione del soggetto che l'articola. La logica non ha limiti se non nel soggetto. E' il soggetto che ha accesso ad un numero limitato di elementi per cui la sua logica fa acqua ogni qual volta in questa logica interviene un elemento diverso o un elemento considerato acquista un valore diverso. Inoltre la soggettività dei punti di partenza presuppongono sviluppi diversi del discorso logico, come sviluppi diversi vengono formulati in relazione alle intenzioni e agli obiettivi di chi formula il discorso logico.
Consideriamo Mill. Sappiamo che è un alto funzionario della Compagnia delle Indie e conosciamo storicamente come la compagnia stessa si colloca in relazione ai paesi colonie inglesi. La logica di Mill non condurrà mai un percorso antagonista alla logica della Compagnia delle Indie, al massimo potrà modificarne alcuni comportamenti purché questi siano in sintonia con lo sviluppo della compagnia stessa. Il punto di vista, sviluppato attraverso la logica da Mill, sarà sempre in opposizione al punto di vista di chi sviluppa un discorso da posizione antagonista (magari feroce) alla Compagnia delle indie. Adesione o opposizione, in questo caso alla Compagnie delle Indie che si può tranquillamente indicare come Comando Sociale, determina un diverso sviluppo logico in quanto diverso è il grado di libertà con i cui occhi questi due individui guardano il mondo.
I limiti della logica, come i limiti della verità stanno nel soggetto stesso, nel suo grado di libertà, nel diverso livello di sviluppo del proprio Potere di Essere in opposizione al Potere di Avere.
Il fondamento della logica non è soltanto l'esperienza, ma come il soggetto vive l'esperienza, come si pone davanti all'esperienza, cosa fagocita dell'esperienza e cosa può riprodurre dell'esperienza stesa. Il fondamento della logica è la libertà!
IL MONDO ESTERNO E L'IO
1) Per spiegare il mondo esterno e l'io, Mill si avvale del principio che la mente umana è capace di memoria e di aspettazione, "cioè che noi, dopo aver avuto sensazioni attuali, siamo capaci di formare la concezione di sensazioni possibili", e del principio dell'"associazione delle idee"
2) Il mondo esterno è permanente possibilità di sensazione, è cioè il mondo delle sensazioni attuali e di quelle possibili. Una cosa è reale anche quando non la percepiamo perché, "potremmo e dovremmo percepirla, se fossero presenti determinate condizioni, la natura delle quali abbiamo, in molti casi appreso mediante l'esperienza".
3) Analogamente, l'io è la possibilità permanente di stati di coscienza, uniti da un legame stabilito dalla memoria e dall'aspettazione.
Messo in questi termini c'è poco da dire in quanto la memoria dell'individuo è quanto l'individuo ricorda delle relazioni col circostante e di quanto l'individuo è in grado di elaborare di queste relazioni. La maggior parte dei fenomeni che si sono manifestati durante la relazione vanno perduti, per quanto riguarda la ragione, ma sono incisi nell'individuo. L'individuo si modifica ad ogni relazione e questa relazione si incide nell'essere e nella fondazione delle nuove relazioni.
In questi termini possiamo parlare di memoria e di aspettativa. L'unica cosa che m'interessa mettere in rilievo è che il mondo esterno non esiste passivo nei confronti del soggetto, ma è egli steso soggetto che conosce. L'oggettività ha un movimento dinamico ed esercita la propria volontà sul soggetto. Se il soggetto riceve sensazioni dall'oggettività questa riceve sensazioni dal soggetto e l'oggettività ha aspettative sul soggetto.
Il mondo esterno si compone di un numero infiniti di io con i quali l'io si relaziona. La memoria delle relazioni sono incise nell'io, non nella ragione attraverso la quale l'Essere Umano si sforza di fondare il mondo elencandone gli aspetti.
IL "SENTIMENTO MORALE"
1) Stuart Mill, nell'etica, continua l'utilitarismo di Beltham, arricchendolo con nuovi motivi, tra cui l'affermazione che occorre tener conto non solo della quantità, ma anche della qualità del piacere. Alla base di ogni giudizio su un piacere e su un dolore, nonché sulla loro qualità e quantità, sta ovviamente l'esperienza.
2) In ogni singolo individuo, accanto all'egoismo vi è, come motivo altruistico, il "sentimento morale", che assicura la felicità di tutta l'umanità.
3) Questo sentimento che comprende vari elementi e che porta il singolo individuo a sacrificarsi per gli altri, non è innato nell'uomo ma è il prodotto della vita associata.
Il piacere, la sua quantità e la sua qualità è sempre relativa al soggetto. In che situazione vive il soggetto? Cosa si intende per piacere e per dolore nell'esistenza del soggetto? In che relazione è il soggetto con il mondo circostante?
Il piacere e il dolore sono sempre elementi soggettivi e relativi alla relazione oggettività soggettività, non sono valori assoluti in sé, non indicano il divenire dell'individuo, ma tendono, facendoli passare come valori assoluti, ad inchiodare l'individuo nel proprio stadio di essere permettendogli però di provare un qualche tipo di piacere o di subire una qualche forma di dolore.
AFFERMAZIONI DA AGGIUNGERE ANCHE PER BENTHAM
Da contrastare l'affermazione secondo la quale l'individuo ha un atteggiamento egoistico. Egoismo è indebita appropriazione dell'esistente, un'appropriazione che travalichi i limiti dei bisogni dell'individuo. L'individuo non può essere egoista in quanto l'egoismo non appartiene ad un modus operandi del Potere di Essere. Non è l'individuo egoista, ma il Comando Sociale. Dato però che il Comando Sociale non è un'astrazione, ma è composto degli Esseri che attraverso questi vivono e soddisfano i propri bisogni ecco che il termine egoista può essere usato per definire chi vive soddisfando i propri bisogni attraverso il controllo esercitato dal Comando Sociale. Sono però individui che hanno rifiutato il Potere di Essere per appiattirsi ed alimentare il Potere di Avere.
Solo costoro dunque oltre che ad essere egoisti sono anche altruisti.
Il problema sta nello scomporre gli Esseri Umani che vivono sviluppando il proprio Potere di Essere da quelli che vivono appiattiti sul Potere di Avere. Chi non vive manipolando le merci per trasformarle in ridotti necessita di appropriarsi di tali prodotti altrimenti non può soddisfare i propri bisogni. Egli dunque può dimostrare altruismo appropriandosene soltanto di una piccola parte o, viceversa, dimostrare egoismo appropriandosene di una grande quantità.
L'Essere Umano che vive sviluppando il Potere di Essere non può né essere altruista né essere egoista. Egli vive in relazione al circostante, paga la soddisfazione dei propri bisogni con merci trasformate in prodotti, prende quanto gli necessita ed accumula quanto gli può servire, ma non arraffa per il gusto di accumulare costringendo altri al bisogno per imporre il proprio volere e la propria determinazione trasformandoli in schiavi.
Il sacrificio per gli altri appartiene soltanto a chi ha appiattito sé stesso sul Potere di Avere. Chi si è sviluppato in relazione al Potere di Essere vive in relazione agli altri e non necessita di sacrificarsi per gli altri in quanto l'aumento di forza, l'aumento di soddisfazione dei bisogni degli altri è aumento della propria forza, della propria capacità di soddisfazione dei propri bisogni. Chi sviluppa il Potere di Essere non si appropria dell'esistente per sacrificarsi quando questo è in pericolo, ma cresce con l'esistente di cui diventa parte. Il fatto che si verifichino delle circostanze affrontando le quali egli perde qualche cosa, o la vita stessa, è soltanto un caso fortuito in quanto è toccato a lui esattamente come quando l'Essere Lupo è a caccia, il cacciato non si sacrifica per il branco, ma la costruzione delle circostanze ha impedito a lui di sottrarsi. Egli non si è sacrificato per il branco, ha vissuto la sua ultima sfida.
Al contrario, chi alleva bestiame umano può trovarsi in una situazione grave in cui, per un sussulto del Condizionamento educazionale, immola sé stesso. A mio avviso l'attenzione non deve essere puntata sulla sua azione, ma sull'orrore che permise di trasformare Esseri Umani in bestiame. Il Comando Sociale provvederà immediatamente ad innalzare un altare. Egli ha bisogno di martiri davanti ai quali immolare i suoi schiavi. L'altruismo e l'egoismo sono termini che appartengono al Potere di Avere, non al Potere di Essere.
UN LIBERALISMO PROGRESSISTA
1) Sul sentimento morale, oltre che sul metodo dell'esperienza, Stuart Mill fonda anche le sue teorie economico-politiche, che si possono sintetizzare in un liberalismo progressista.
2) Egli crede in un sistema democratico rappresentativo, nel quale anche le minoranze vengano ascoltate e nessuna classe sociale possa "respingere le altre ai margini della vita politica".
3) Il benessere della comunità, e in particolare delle classi popolari, deve essere la conseguenza dell'autogoverno e della giustizia, con un'opportuna distribuzione della ricchezza.
4) Mill non accetta le teorie del socialismo, perché teme che, "per amore dell'uguaglianza", possano mettere in forse la libertà individuale
Spesso chi si spaccia per liberale assume, come proprie delle teorie soggettive che contrabbanda per oggettive.
Un sistema democratico rappresentativo! Se il capitale non avesse la possibilità di acquistare (pagandoli) i consensi non avrebbe nessun rappresentante tanto piccola è numericamente la classe cui appartiene. Dunque in un sistema rappresentativo la minoranza da proteggere sarebbe proprio quella della classe cui Mill appartiene.
Il benessere delle classi popolari è la raccolta delle briciole che la classe cui Mill appartiene lascia cadere. Ben poca cosa rispetto alla consistenza numerica della classe stessa.
Tutta la teoria di Mill gira attorno ad una truffa. La sua classe è composta da individui socialmente più deboli e pretende di guardare dall'alto in basso le classi popolari alle quali concede un benessere attraverso l'amministrazione del governo e della giustizia. Le affermazioni di Mill non sono solo ridicole, ma offensive!
Veniamo inoltre al pericolo della perdita di libertà individuale. Attraverso la Compagnia delle Indie l'Inghilterra ha trafficato in schiavi per secoli. Se ne è sbattuta altamente della libertà degli Esseri Umani. Dunque che ha da dire Mill? Che il socialismo potrebbe impedire la libertà individuale? Ma lui la libertà individuale l'ha sempre impedita proprio attraverso quella compagnia di cui è diventato un alto funzionario. Allora dove stà il pericolo?
Il pericolo reale stà nel mettere in discussione il diritto di trafficare in schiavi! L'unica libertà che Mill concepisce è il diritto di accumulare ricchezza seminando miseria. Questa libertà ha paura di perdere Mill. Questa libertà egli teme, non la perdita della libertà individuale degli Esseri Umani, ma la sua libertà di trafficare in schiavi. Questo del resto è l'essenza del liberalismo il cui scopo è quello di difendere i privilegi di chi li possiede davanti alle richieste di chi chiede libertà di non essere venduto o comprato come uno schiavo, davanti alle richieste di chi chiede una dilatazione della propria libertà nell'oggettività sociale in cui vive.
L'ESISTENZA DI DIO
1) Secondo Mill, l'esistenza di dio non può essere dimostrata in alcun modo. L'ordine della natura, tuttavia, suggerisce di ammetterla, anche se ci mostra un dio non creatore ma semplicemente ordinatore dell'universo.
2) dio è infinitamente buono, ma non è onnipotente, altrimenti non potrebbe tollerare i gravissimi mali del mondo.
3) L'alleanza tra dio e l'uomo è necessaria per combattere questi mali e far trionfare il bene.
Fa parte della storia del liberalismo dimostrare come dio non era dimostrabile, ma d'altro canto l'immagine di dio serve per mettere in ginocchio gli Esseri Umani. Dunque bisogna salvare il salvabile. Un'immagine da vendere agli schiavi affinché continuino a coltivare il principio speranza in un paradiso dopo la morte e intanto accettino di farsi comprare e vendere. Però è necessario ridimensionare l'idea di dio per ridimensionare l'impatto e il ruolo che hanno le gerarchie ecclesiastiche, ed economicamente parassitarie, nel Sistema Sociale. Allora si nega dio in quanto dimostrazione, ma lo si tollera come ordinatore della natura. Questa non deve avere nessuna libertà; deve essere schiava anche lei di qualcuno, meglio se quel qualcuno è dio!
La bontà di dio è una pura e semplice affermazione come la negazione della sua onnipotenza. Non si può affermare l'uno senza l'altro. Se dio è buono e onnipotente non si comprende come tollera i mali del mondo; se dio è cattivo li tollera, ma come mettere in ginocchio gli Esseri Umani? Mill dà la soluzione di un dio buono e non onnipotente. Per questo per mettere in ginocchio gli schiavi ritiene necessario l'esercito. Ritiene necessaria l'alleanza fra il Comando Sociale e dio; insieme possono mettere in ginocchio gli schiavi; insieme possono trarre profitto dalla loro attività; insieme possono essere liberi di togliere la libertà agli Esseri Umani.
Questo è il liberalismo!
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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