FEDERAZIONE PAGANA
PRESENTA DAL LIBRO:
LA TEORIA DELLA FILOSOFIA APERTA
ANTONIO ROSMINI SERBATI
LA SENSAZIONE
1) Rosmini, sostenendo con la tradizione cattolica l'oggettività della conoscenza respinge sia le teorie empiristico-sensiste degli illuministi, sia quelle Kantiane e degli idealisti.
2) Secondo Rosmini, ogni ente reale, dotato di una propria individualità, possiede un sentimento fondamentale, il quale non è altro che il senso generico della propria entità.
3) Questo sentimento fondamentale viene investito e modificato dall'azione degli stimoli esterni, e tale modificazione costituisce la sensazione.
4) Ma la sensazione da sola non dà la conoscenza vera e propria, che è tale in quanto è oggettiva, mentre "la sensazione è una modificazione del soggetto senziente".
5) La conoscenza è costituita dal giudizio, e perché si abbia l'atto del pensiero, occorre l'intervento della ragione.
La conoscenza come oggettività è un'affermazione assolutamente soggettiva. La conoscenza è il divenuto e processo del divenire dell'Essere. Affermare che la conoscenza sia un dato oggettivo significa risolvere il divenire dell'Essere in un ente conclusivo. Conoscenza di Sé è un processo ottenuto mediante la trasformazione dell'Essere attraverso il quale l'Essere si relaziona con l'oggettività ampliando, continuamente, la quantità e la qualità della relazione. La conoscenza come dato oggettivo per quanto siamo non può esistere in quanto quello che siamo è un momento di transizione rispetto a quello che l'Essere si propone di diventare. Oggettività è quella conoscenza alla fine dei mutamenti e delle trasformazioni. Ammesso che ogni Essere esistente in questo momento riesca a diventare Universo attraverso le sue trasformazioni possiamo dire che la conoscenza oggettiva è il diventare universo; ammesso ma non concesso. La maggior parte delle Coscienze oggi esistenti si fermeranno per strada e dovranno trovare altri canali attraverso i quali continuare le trasformazioni, dunque la conoscenza oggettiva per esse non può esistere in quanto non diventeranno universo. Questo è un dato ipotetico, filosoficamente parlano, ma comunque molto più reale che non l'esistenza di un dio creatore all'interno del quale risolvere il problema della conoscenza.
Cosa si intende per ogni Ente reale? Tutto l'esistente è Coscienza, parte di Coscienza, Coscienza in trasformazione, mutamento e sedimentazione. La Coscienza come tale si relaziona con tutte le coscienze, al di là della quantità e della qualità della relazione, ed è attore nella relazione. Essere attore nella relazione significa che il soggetto non viene semplicemente coinvolto dagli stimoli esterni, ma seleziona gli stimoli esterni stimolando a sua volta l'esterno affinché presenti questo o quell'aspetto. Inoltre il soggetto seleziona gli stimoli, non li subisce passivamente, blocca gli stimoli, alcuni stimoli nemmeno lo toccano, altri sono devastanti, ma il soggetto relaziona sé stesso, emette stimoli, alcuni non toccano l'oggetto che blocca alcuni stimoli e altri stimoli del soggetto non toccano l'oggetto e, altre volte, quegli stimoli sono devastanti.
Personalmente non mi piace, parlando di Coscienza e di sensazione l'immagine di un passivo e di un attivo all'interno della relazione. Non esiste soggetto o oggetto che non eserciti la propria volontà e la propria determinazione. Non mi piace sentir parlare di sensazione come un qualche cosa che si riceva passivamente come Esseri innocenti. Non esiste un Essere innocente, al massimo esiste un essere disarmato e reso impotente. Inoltre la relazione del soggetto mediante il percepito con l'oggettività è costruzione del libero arbitrio dove, nella stessa proporzione in cui, il soggetto si adatta all'oggettività, questa si adatta al soggetto. La modificazione è reciproca.
La sensazione non dà la conoscenza, la sensazione provoca l'adattamento soggettivo all'oggettività del soggetto. La conoscenza è elemento della Coscienza del soggetto, è la capacità di costruire le relazioni con l'esistente potendo scegliere fra cose e sensazioni diverse. La sensazione provoca l'adattamento soggettivo del soggetto, la Coscienza provoca le scelte attraverso le quali il soggetto opera l'adattamento soggettivo all'oggettività. Il termine senziente, usato da Rosmini è un termine fuorviante in quanto il significato di Essere Senziente è quello dell'Essere che può discriminare fra le sensazioni. Non esiste un Essere nell'oggettività che non sia senziente, il problema non sta nell'essere o meno senziente, il problema sta se vale la pena o se è nella natura discriminare all'interno delle sensazioni o se invece la discriminazione consiste proprio nel non considerarle come sensazioni. Inoltre, un'altra discriminazione consiste nella risposta che viene data alla sensazione. La risposta alle sensazioni data dall'Essere Terra è una risposta diversa da quella data dall'Essere Umano, non tanto per la diversa fisicità degli Esseri, ma per i diversi modi di risposta frutto, fra l'altro, della diversa sequenza dei mutamenti soggettivi. Il termine senziente va preso con le molle in quanto obbedisce al pensiero a priori di Rosmini.
La ragione rappresenta l'Essere nel quotidiano, il pensiero è l'attività della ragione attraverso il quale questa mette in ordine i fenomeni che l'avvolgono. La conoscenza non è costituita dal giudizio in quanto la conoscenza è strumento attraverso il quale l'Essere si dilata nell'esistente. La ragione è parte dell'esistente, ma non è l'esistente. La conoscenza della ragione è una cosa, la conoscenza dell'Essere è un'altra cosa. La conoscenza della ragione abbisogna di giudizi in quanto essa esercita il suo controllo sull'Essere proprio attraverso i giudizi, ma la Conoscenza dell'Essere abbisogna di sospensione del giudizio per dilatarsi nell'esistente ed afferrare la propria noumenia.
L'IDEA DELL'ESSERE
1) Ora, afferma Rosmini, la nostra ragione possiede una sola categoria: l'idea dell'Essere o Essere ideale. "L'uomo non può pensare a nulla senza l'idea dell'essere", infatti "l'esistenza è, di tutte le qualità comuni delle cose, la comunissima e universalissima".
2) L'idea dell'Essere è l'idea dell'essere possibile: "la semplice idea dell'essere non è percezione di qualche cosa di sussistente, ma è intuizione dei possibili, la possibilità delle cose".
3) Essa è l'idea prima innata nell'uomo, del tutto indeterminata, che presenta "i caratteri della semplicità, dell'identità, dell'universalità, della necessità, dell'immutabilità, e dell'eternità".
4) E' l'idea che rimane quando si tolgono ad un ente reale tutte le sue determinazioni ad eccezione di quella dell'essere, che è la condizione fondamentale dell'esistenza.
La ragione possiede una sola categoria: sé stessa. E non come semplice idea ma come necessità di affermazione sia all'interno della Coscienza di Sé sia nella relazione col mondo circostante. Tutte le identificazioni della ragione sono costruzioni a posteriori dove la ragione sancisce il proprio potere e il proprio dominio sulla Coscienza di Sé dell'individuo proclamandosi dio creatore assoluto nei confronti dell'Essere e, come tale si proclama idea di sé stessa. L'esistenza è una qualità comune delle cose, ma quando si parla della Coscienza l'esistenza è legata alla cosa in essere. Esiste una condizione perché quella coscienza che era non è più, è stata ma non ha continuato ad essere. Dunque quanto esiste esiste, si tratta di capire se quanto esiste è compreso dalla ragione o viene da questa escluso, nei confronti dell'Essere per riaffermare sé stessa e la sua universalità nei confronti dell'essere. La ragione immagina sé stessa come assoluta, le possibilità per diventare assoluta, ma la ragione inganna sé stessa. L'assoluto è fuori della portata della ragione in quanto l'assoluto è il divenire dell'essere di cui la ragione ha un funzione contingente. La ragione crea un inganno nei confronti dell'Essere spacciandosi per assoluta ed immaginando il proprio divenire e le possibilità che non sono sue ma dell'Essere. La ragione racconta quanto non può mai avere né quanto non potrà mai raggiungere in quanto quel raggiungimento è prerogativa dell'Essere e non della ragione.
Il possibile è per l'Essere e non per la sua ragione parte dell'Essere.
Pertanto l'idea dell'Essere o Essere ideale non è l'idea prima innata nell'uomo, ma è costruzione della ragione (vedremo quando si parlerà della stregoneria quali sono i fattori che hanno indotto la ragione a costruire questo) come autopromozione ad ente assoluto nei confronti dell'individuo.
Nel suo inganno è un'idea semplice, ma è solo inganno in quanto la ragione non è in grado di elaborare nessuna idea se non quella di asservimento. La ragione domina l'individuo e come tale si spaccia per assoluto cui l'individuo deve omaggiare e sottomettersi. Come idea è sempre la stessa anche se si riproduce in maniera diversa nelle diverse culture, si può dunque accettare come idea universale imposta dalla ragione di ogni singolo Essere Umano all'Essere Umano stesso. Si può affermare che essa è l'idealità con la quale la ragione si presenta al dominio dell'Essere Umano. Si può affermare che la ragione necessita di appropriazione dell'Essere Umano per costringerlo a sviluppare sé stessa. Si può affermare che l'idea imposta dalla ragione è immutabile in quanto la ragione la ripropone ogni volta che le sembra opportuno all'Essere come promozione di sé stessa nei confronti dell'Essere. Che questa idea è eterna relativamente alla volontà usata dalla ragione per imporre sé stessa all'individuo.
Quando l'individuo decide che la ragione non è tutto sé stesso, ma una parte che non si deve permettere di dominarlo, una parte di cui egli si è appropriato e ha fondato per relazionarsi col mondo esterno, allora la ragione abbandona l'idea dell'essere o essere ideale per mettersi al servizio dell'individuo e dei mutamenti attraverso i quali egli tende a diventare Universo.
Anche davanti a tutte le dimostrazioni della non esistenza dell'Essere ideale, una volta che sono rimossi tutti gli aggettivi e tutte le determinazioni attraverso le quali l'Essere ideale era identificato la ragione tende a conservare il concetto di Essere ideale ed è pronta, in ogni istante, a riproporlo qualora la resistenza dell'individuo venga meno.
La ragione assoggetta l'individuo all'Essere ideale per assoggettarlo a sé stessa.
LA PERCEZIONE INTELLETTIVA
1) Quando l'idea innata nell'essere informa di sé le sensazioni, si formano le prime rappresentazioni mentali, le idee determinate, cioè le percezioni intellettive: "la percezione intellettiva è l'atto con cui la mente apprende come oggetto un reale, ossia lo apprende nell'idea".
2) La conoscenza è pertanto il frutto di una sintesi tra le sensazioni, che ne costituiscono la materia, e la categoria della ragione, cioè l'idea dell'Essere che ne costituisce la forma e che è l'unica idea che non proviene dall'esperienza e che permette il sorgere di tutte le altre.
3) La conoscenza è aderente alla realtà: "la sensazione è soggettiva,...l'idea è oggetto, la percezione intellettiva è oggettiva"
4) Però Poiché l'uomo non può mai sperimentare tutto, la sua conoscenza è limitata: essa tuttavia può essere continuamente perfezionata.
Col termine mente identifica la ragione. Quando in questa si forma l'idea? quando la ragione si appropria dell'oggetto e lo inserisce nelle proprie descrizioni. Prima di allora quell'oggetto non esisteva. Non importa se esisteva in sé, non esisteva per la ragione del soggetto. Non dimentichiamo che per la ragione non esiste nulla al di fuori di sé stessa. Prima della ragione c'era il nulla. Per esempio, nella ragione non è compresa l'esperienza fetale dell'essere. Eppure è fuori dubbio che questa c'era, ha formato l'essere stesso e ha permesso la fondazione della ragione!
La ragione fonda sé stessa nell'età infantile e, attraverso questa fondazione, costruisce delle idee attraverso la riaffermazione di sé stessa nei confronti dell'idea. In altre parole l'oggetto diventa idea della ragione soltanto quando la ragione ha sperimentato di non aver nulla da temere dall'esistenza di quell'oggetto e dei fenomeni attraverso i quali lo identifica. Se la ragione deve temere qualche cosa da fenomeni o da oggetto, ma non ha forza per rifiutare tali fenomeni e tali oggetti, allora li trasforma e, attraverso la trasformazione, rende la loro rappresentazione inoffensiva per sé nei confronti dell'individuo cui appartiene.
L'individuo o l'Essere più in generale si relazionano con gli oggetti al di là della loro rappresentazione, la ragione deve rappresentarli, elencarli, renderli inoffensivi per sé stessa. Solo allora questa diventano idea della ragione. Ma, torno a ripetere, la ragione è parte dell'individuo non l'individuo stesso come vorrebbe farsi credere.
La conoscenza è lo sviluppo, il divenire dell'essere nell'oggettività. Cosa certamente diversa dalla conoscenza riferita alla ragione. Questa deve trasformare le sensazioni in giudizi attraverso i quali costruire la relazione fra sé, ragione, e il mondo esterno, relazione che già esisteva nell'essere prima della fondazione della ragione.
Potremmo dire a questo punto che un conto è parlare di conoscenza come oggetto della ragione e un altro è parlare di conoscenza come oggetto dell'individuo.
Tutto il resto è pura e semplice costruzione soggettiva. La sensazione è sempre soggettiva, ma è soggettivo anche il percepito in quanto non corrisponde quasi mai al fenomeno. Costruzione soggettiva dell'oggetto attraverso la limitatezza della capacità del soggetto di percepire i fenomeni o, che poi non differisce molto, capacità dell'oggetto di presentare al soggetto quei fenomeni che il soggetto sceglie di percepire volgendosi col lato che il soggetto predilige. L'idea dunque non è rispondenza dell'oggettività, ma come costruzione della soggettività. L'immagine mentale costruita ad och dalla ragione per riaffermare sé stessa e piegare, a sé stessa, l'individuo.
Nessun Essere può sperimentare tutto, ma ogni Essere può divenire tutto!
Non è questione di ciò che si è, ma la questione stà nella sequenza dei mutamenti attraverso i quali si diviene.
Per Rosmini perfezionare la conoscenza equivale ad un progredire. Per me sviluppare la conoscenza e la consapevolezza equivale a dilatare la mia coscienza nell'oggettività e, attraverso quella dilatazione, nutrire il corpo luminoso che cresce. Il mio divenire è il mio tentativo di diventare eterno, non il perfezionare delle mie sensazioni. Cosa mi importa di perfezionarmi quando la morte è in grado di pareggiare chi si perfeziona e chi non si perfeziona? Qual è la posta in gioco per lo sviluppo della Coscienza e della Consapevolezza? C'è il divenire eterni attraverso lo sviluppo dell'Essere Luminoso che cresce dentro l'Essere Umano. Dunque a me interessa relazionarmi con tutto l'esistente. A me interessa mettere la ragione al suo posto, a me non interessa se nell'attuale forma io non riesco a sperimentare tutto quanto è sperimentabile, a me interessa svilupparmi nell'esistente sperimentando quanto mi è possibile sperimentare, dilatando la mia Coscienza e la mia consapevolezza conscio che alla morte del corpo fisico non c'è un dio assassino che può decidere di mandarmi all'inferno o in paradiso, ma che trarrò forza da ogni scelta e da ogni sperimentazione vissuta. In altre parole diventerò quanto saprò costruire sfruttando l'opportunità offertami da quest'esistenza.
L'ESSERE REALE
1) L'essere, cioè tutto ciò che esiste, si presenta in tre forme: l'essere ideale, cioè l'essere come oggetto di pensiero (idea dell'essere), l'Essere reale, cioè l'essere come cosa in sé, universale e assoluto (dio) o particolare e contingente (il mondo), l'essere morale, cioè l'essere come adesione perfetta tra il suo pensiero e la sua realtà.
2) Le tre forme dell'essere coincidono in dio, al cui concetto Rosmini giunge esaminando l'idea dell'essere innata nell'uomo.
3) questo non può essere l'idea di dio, perché l'idea dell'essere più indeterminato, mentre dio è infinitamente determinato.
4) Ma Poiché l'esperienza non riesce a determinare completamente nell'uomo l'idea dell'essere deve pur esistere un essere reale, dio, che esaurisce l'infinità di tale idea. Dio possiede attuate in sé tutte le infinite possibilità di determinazione dell'essere.
5) Gli esseri finiti sono creati da dio, il quale astraendo tutte le sue infinite determinazioni, pensa l'idea dell'essere, cioè la sua possibilità. Tale possibilità è il principio di ogni essere finito.
L'oggettività si presenta nella forma in cui il soggetto riesce a percepire e la sua capacità di percezione dell'oggettività è determinata dal proprio divenuto come essere. Da questo divenuto l'Essere affronta l'oggettività e tenta di spiegarla. In realtà egli spiega sé stesso e la sua posizione nei confronti dell'oggettività.
La divisione dell'oggettività fatta da Rosmini è la sua divisione dell'oggettività e i suoi limiti stanno nella divisione stessa.
Egli ha bisogno di suddividere la realtà in funzione del suo fine e il suo fine è l'esaltazione e l'imposizione dell'immensa potenza di dio. Non importa cosa lui cerca e attraverso quali percorsi del pensiero formula la sua convinzione. Quella convinzione è già parte di Rosmini, con quella convinzione Rosmini è cresciuto e, nella struttura del proprio pensiero, Rosmini non accetta nessun'altra conclusione che non sia la conclusione imposta a priori.
La divisione dei tre esseri è una divisione puramente operativa. Il primo, l'essere ideale, altro non è che l'esaltazione e la divinizzazione della capacità umana di formulare pensieri attraverso il parlato. Esaltare l'Essere Umano in quanto capace di produrre un'idealità significa abbassare l'intera natura. Elevare l'Essere Umano a padrone e signore della natura in quanto padrone del proprio pensiero e, come tale, capace di costruire l'idealità.
Secondo Rosmini la natura non ha pensiero, la natura è incapace di idee astratte, mentre l'Essere Umano ha idee astratte, dunque il suo pensiero possiede una qualche virtù divina e, come tale, ha una categoria dell'essere attraverso la quale definirla.
Il secondo essere appartiene al principio dell'uguaglianza: l'Essere Umano uguale a dio. In realtà il principio deve essere invertito, non è dio che pensa l'Essere Umano, ma è l'Essere Umano che pensa dio. Dunque non è dio che crea l'Essere Umano ma è l'Essere Umano che crea dio.
A dio Rosmini attribuisce tutti gli attributi che ritiene impossibili negli Esseri Umani. Egli non concepisce né la trasformazione né il divenire. Egli si è dimenticato di essere stato un feto nel grembo di sua madre dunque non può concepire nemmeno l'esistenza della possibilità della sua trasformazione dopo la morte del corpo fisico: deve necessariamente confidare in un dio che egli inventa a beneficio della propria consolazione. Ma davanti a quel principio contribuisce a mettere in ginocchio milioni di Esseri Umani.
Il terzo Essere è l'arte attraverso la quale Rosmini intende mettere in ginocchio gli Esseri: costringerli ad aderire soggettivamente al proprio pensiero. Ma il proprio pensiero non è sviluppo nella libertà, ma è scelte obbligate nell'oggettività imposta. Sono scelte all'interno del condizionamento educazione che impone all'individuo l'idea di dio come determinazione per il proprio esistere impedendo all'individuo di liberarsi di tale idea. Per Rosmini l'Essere morale è quell'essere che aderisce all'idea di dio e a quell'idea conforma il proprio agire. Per Rosmini l'essere morale è quell'essere che ha rinunciato a sviluppare il proprio divenire.
Tutto questo porta Rosmini a formulare l'idea di dio, in realtà era l'idea di dio alla base del suo percorso di pensiero e non avrebbe ammesso nessuna deviazione per giungere a dio. Pur di giungere a dio avrebbe mentito, alterato le riflessioni attraverso l'articolazione del pensiero era disposto a violentare sé stesso pur di sottomettere gli Esseri Umani all'immagine di dio. Poteva giungere a conclusioni diverse?
E' evidente che nell'uomo l'idea di dio fantasticata da Rosmini non entra nell'uomo. Dio è creazione della mente umana e per quanto si recitino aggettivi sull'onnipotenza e sull'immensità di dio questi è sempre limitato alla mente stessa. Nulla può superare l'immaginazione degli aggettivi assoluti, ma dio cessa di esistere quando la mente cessa di pensarlo. E anche se si pensa che dio possieda in sé tutte le determinazioni infinite, in realtà è sempre la mente umana a vagheggiare in quel senso. Vagheggiamento che conduce a considerare l'esistente come creato dal dio e non come dio creato dalla mente per impedirsi di svilupparsi risolvendo nel concetto di dio tutte le contraddizioni dell'esistente.
L'ESSERE MORALE
1) La volontà raccoglie o rifiuta le percezioni intellettive, determinando in tal modo le azioni umane. Le modificazioni subite dal sentimento fondamentale spingerebbero naturalmente l'uomo a trattenere le sensazioni piacevoli e a respingere quelle dolorose.
2) Ma l'idea dell'essere, trasformando le sensazioni in idee o enti ideali, indica una gerarchia di valore di tali enti sulla base delle loro determinazioni, e mostra perciò il comportamento che deve essere tenuto dalla nostra volontà.
3) L'uomo deve "riconoscere negli oggetti quel grado di entità che ciascuno di essi ha nell'ordine suo" e, perciò deve ricercare gli enti con maggior valore.
4) Quando il piace dell'uomo si accorda con questo principio, si ha la felicità, quando vi è conflitto fra il piacere e il dovere, quest'ultimo deve avere la prevalenza.
5) Infatti, mentre il piacere si rifà ai sensi ed è un bene soggettivo, il dovere si rifà all'intelletto ed è un bene oggettivo, e "l'atto moralmente buono ha per suo termine il bene oggettivo".
Il volere umano accoglie e rifiuta quanto è in grado di svilupparlo e quanto è in grado di comprimerlo e distruggerlo. L'Essere Umano non raccoglie le sensazioni piacevoli e respinge quelle dolorose, ma affronta l'oggettività nella quale determina sé stesso. Queste determinazioni a volte danno piacere e a volte producono dolore, ma il fine è lo sviluppo dell'essere.
E' diverso se anziché aver a che fare con gli Esseri Umani abbiamo a che fare con il Potere di Avere e con Esseri Umani che hanno sposato le prerogative, il fare e i mezzi del Potere di Avere. Allora in questo caso il discorso cambia. In questo caso siamo davanti a degli Esseri Umani vuoti i quali ricercano il piacere fine a sé stesso e allontanano il dolere a meno che il dolore non sia per la struttura alla quale aderiscono con tutto sé stessi per la quale sono anche disposti a sacrificare la loro miserabile vita.
O ci riferiamo alle prerogative del Potere di Essere o a quelle del Potere di Avere. Appare evidente che Rosmini ignora completamente il Potere di Essere. Egli concepisce sé stesso come proiezione del dio che, attraverso le sue fantasticherie, proietta nell'infinito dunque egli intende come dovere quanto serve al dio per fondare la propria esistenza. Non si può permettere che qualcuno dimostri come la sua idea non esista e allora eccolo a indicare agli Esseri Umani la loro adesione al dovere come esaltazione del volere del proprio dio. Da qui Rosmini stabilisce una gerarchia di valori cui l'Essere Umano deve aderire a seconda della situazione in cui si trova o a seconda delle scelte. L'Essere Umano deve scegliere quanto ha più valore. Ma Rosmini non libera l'Essere Umano dall'imposizione di quest'immagine. Non afferma l'Essere Umano può deridere la mia idea di dio in quanto fasulla ed opporsi. Questo è inconcepibile per Rosmini, egli vive l'assoluto nella sua idea e non concepisce che qualcuno possa, attraverso la sua morale, opporre una morale a quella che lui pensa. Egli può concepire che gli Esseri Umani non si comportino come egli vorrebbe perché i fattori cui egli dà valore non sono da loro concepiti con lo stesso valore; egli pensa gli Esseri Umani come incompleti e, quindi, devono cercare le cose con maggior contenuto di valore. In realtà egli non pensa di essere sulla via errata: egli non pensa che il suo sistema di valori rappresenta lacrime e sangue per gli Esseri Umani. Come, sembra affermare, è così bello sottomettersi a dio; io lo faccio sempre. E non comprende come egli abbia smarrito il ricordo di libertà nel prostrarsi davanti all'immagine e, perdendo quel ricordo, esalta la sottomissione per non risultare l'unico Essere Umano vuoto del suo tempo.
Che il piacere si rifa ai sensi questo è dovuto soltanto per gli Esseri Umani dediti al Potere di Avere, Esseri Umani vuoti dove l'imposizione del dovere è un atto di violenza avendo questi scodato cosa significa esistere all'interno della natura. Deve essere imposto loro un dovere per sottometterli a quel Comando Sociale di cui il dio di Rosmini è soltanto una proiezione. Cosa significa atto moralmente buono? Io ho disprezzo per chiunque lavori per mettere Esseri Umani in ginocchi privandoli dell'infinito del loro divenire. Che cosa significa essere buoni? Rosmini pensa che essere buoni significa rubare il divenire degli Esseri Umani mettendoli in ginocchio davanti al suo dio!
IL PENSIERO POLITICO
1) La società civile non può togliere i diritti degli individui, perché "ha l'intento di tutelarli senza distruggerli, senza minorarli, senza legarli o recar loro alcun pregiudizio".
2) Essa deve limitarsi a coordinare i diritti individuali, perché non si impediscano reciprocamente, lasciandone intatto il valore. Ogni forma di governo è buona, perché rispetti questa legge fondamentale.
3) Lo stato deve garantire il bene comune, che "è il bene di tutti gli individui che compongono il corpo sociale e che sono soggetti di diritti", mentre il bene pubblico "è il bene del corpo sociale preso nel suo tutto".
4) Al bene comune è legata la giustizia, al bene pubblico l'utilità: quest'ultima può essere compito dello stato solo se viene subordinata al bene , del quale è giudice l'autorità divina, e pertanto la Chiesa.
5) Infatti il cristianesimo "è conforme alla natura dell'umanità, e traccia un governo bene ordinato, che discendente da dio, principio semplicissimo, si dilata fino ad abbracciare la moltitudine degli uomini."
Quanto esiste non deve essere modificato in quanto la sua modificazione porta ad un deterioramento dei diritti del Comando Sociale. Questo è quanto afferma Rosmini. Il suo tentativo di ordinare il comportamento della società in realtà è il tentativo di costringere i più poveri a riconoscere il diritto di chi ruba loro il pane dalle loro mani. Ma, si obietta, egli afferma che una società non può togliere il diritto agli individui, dunque sembra un discorso logico, ma di quali diritti sono portatori i braccianti e gli schiavi salariati del tempo di Rosmini? Solo di quelli di essere derubati della fatica del loro lavoro. Dunque Rosmini è interessato a salvaguardare il diritto di chi ruba il pane dalle mani degli Esseri Umani più deboli. Questo è il suo interesse fondamentale. Lo stato deve limitarsi a coordinare i diritti individuali, ma se nello stato esistono Esseri Umani cui non sono riconosciuti diritti se non quelli di essere derubati, cosa coordina lo stato se non il furto dalle mani degli Esseri Umani più deboli? Per coordinare i diritti, questi devono essere riconosciuti e un Sistema Sociale si riconosce dai diritti che riserva a chi non si può difendere e quanta forza di sé impegna per imporre il rispetto ai più forti del sistema stesso.
Lo stato deve garantire il bene comune, ma come può garantire il bene comune se lo stato basa il proprio esistere sulla relazione schiavi e schiavisti? Come può garantire il bene comune quando egli, anziché essere mediazione fra gli individui è mediazione nei confronti degli schiavi del volere degli schiavisti?
Al bene pubblico deve essere legata la giustizia. Ma la giustizia è espressione del Comando Sociale, è espressione del volere degli schiavisti di cui il Comando Sociale è espressione, come si può concepire una giustizia che viene violata ogni qual volta non faccia comodo a questo o a quell'organo di controllo dello stato? Il problema fondamentale nell'esercizio della giustizia è che questa viene imposta, sempre e comunque ai più deboli socialmente e con la massima violenza, mentre agli Esseri Umani con cariche all'interno del Comando Sociale viene imposta, quando viene imposta, attraverso mille precauzioni e, a volte, pur di non imporla, si modifica la giustizia stessa.
Non a caso Rosmini fa soggiacere la giustizia e il bene pubblico al volere della chiesa. Questa è espressione di dio dunque si ritiene in diritto di appropriarsi di tutto l'esistente in quanto tutto l'esistente è creato da dio. Rosmini non si libera da quest'immagine è troppo forte per lui il desiderio di commerciare in bestiame umano, è troppo forte il considerare sé stesso come pastore o pescatore di anime.
L'esaltazione del cristianesimo è l'esaltazione della capacità e della possibilità della chiesa cristiana di distruggere il genere umano mettendolo in ginocchi davanti al suo dio.
La chiesa cristiana vista come elemento naturale dello sviluppo dell'umanità; dio come padrone degli Esseri Umani, dio che abbraccia tutti gli Esseri Umani e li soffoca attraverso il possesso.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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