ESCULAPIO – ASCLEPIO
La medicina come DIO!
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Ci
sono delle questioni sociali che possono essere risolte comprendendo il culto
di Esculapio e la sua introduzione a Roma.
L’ingresso
di Esculapio a Roma non porta la medicina.
L’introduzione di Esculapio a Roma manifesta la
necessità dello Stato Romano di prendere in considerazione la medicina
scientifica. La medicina Etrusca era ampiamente praticata. Noi abbiamo reperti
che manifestano attività odontoiatrica grazie al ritrovamento di mandibole, ma
ciò che si lega al corpo è andato perduto. La conoscenza delle erbe medicinali
era molto avanzata anche se le nozioni che ci sono pervenute sono tutte di
fonte greca. Il ritrovamento di sonde, pinzette e cucchiai di uso medico
dimostrano l’esistenza di una cultura specifica della medicina in ambiente
Etrusco. Inoltre, sono da considerare le “offerte votive anatomiche” la cui
struttura era estremamente più accurata che non le simili offerte ritrovate in Gallia o in Grecia a dimostrazione dell’esistenza di studi
anatomici. Rimane oscura la conoscenza attraverso la quale veniva rappresentato
in maniera piuttosto fedele l’utero. Le ipotesi sono varie, ma tutte suffragano
l’esistenza di una cultura medica piuttosto partecipata.
Le
offerte votive agli Dèi dimostrano una conoscenza anatomica e dimostrano sia la
necessità di guarire da malattie che guarigioni avvenute. Guarigioni per le
quali si ringraziavano gli Dèi con delle offerte votive.
Con
l’arrivo a Roma di Asclepio, la medicina è ufficializzata. Saranno necessarie dure
lotte e dure dispute fra tradizionalisti e innovatori, ma da tale scontro ne
poteva beneficiare soltanto il progresso. Ricordo soltanto le affermazioni di
Plinio il Vecchio che accusava il medico greco arrivato a Roma al seguito di Esculapio, Arcagato, di
imperversare con bisturi e cauterio tanto da conquistarsi il soprannome di “carnefix”; carnefice. Ricorda molti medici di oggi. La sola
differenza è che allora veniva aperta una porta verso il futuro, i medici
carnefici di oggi si limitano a saccheggiare il presente a proprio beneficio
nascondendosi dietro la rispettabilità titolo di medico. Lo stesso Catone il
Censore teneva in alto disprezzo i medici greci. Nella mentalità romana, lo
spiega Plinio: “Gli antichi non condannavano la medicina in sé, ma condannavano
il mestiere; soprattutto non accettavano l’idea di un utile da un compenso
ricavato sulla vita umana.” (NH, XXIX, 8, 16). Plinio, per contro, difende la
medicina romana antica affermando che troppe persone si facevano portare dalla moda
della medicina greca.
E’
sempre stato il problema della medicina. I pazienti si aspettano i miracoli;
spesso i medici vendono la loro capacità come se fosse miracolosa; però il Dio
Asclepio è la conoscenza che gli uomini, i medici, alimentano, costruiscono,
sedimentano, conoscenza dopo conoscenza, epoca dopo epoca. E’ un bisogno della
mente umana lo sviluppo della conoscenza. Nel caso della medicina; è un bisogno
della mente umana farsi Asclapio per affrontare le
contraddizioni che le sfide, portate dalla Natura e alle condizioni dell’Essere
Umano, siano risolte a proprio favore.
Ed è
appunto questa necessità di sedimentazione della conoscenza che portò a Roma Esculapio in seguito ad una pestilenza che nessun rimedio
tradizionale fu in grado di fermare. Si trattava di porre le basi per il
futuro. Un futuro che sarebbe stato brutalmente interrotto dall’arrivo dei
cristiani. Le scoperte archeologiche ci dimostrano la meraviglia della medicina
di allora che solo oggi, dopo che le società civili hanno limitato il
cristianesimo, ha potuto essere ripresa.
Vi
evito di elencare i progressi della chirurgia in età imperiale romana, ma i
ritrovamenti di strumenti medici a Pompei documentano una struttura medica
estremamente efficiente ed avanzata.
Chi è il Dio Esculapio?
Per
capire il Dio Esculapio è necessario parlare di
Asclepio.
Secondo
il mito Asclepio è figlio di Apollo e Coronide. Una delle storie di Coronide
viene narrata da Pindaro che ci dice che Coronide, amata da Apollo, attendeva
un figlio da lui. Nell’attesa del figlio Coronide tradì Apollo con Ischi,
figlio di Elato. Adirato Apollo fece uccidere
Coronide da Artemide. Quando il corpo di Coronide era
sulla pira e stava per bruciare, Apollo strappò dal cadavere il bambino e lo
affidò a Chirone. Se in un mito si dice che nessuno
può ingannare Apollo che tutto sa e che tutto vede, in un altro mito , Ovidio,
è un corvo che riferisce del tradimento di Coronide ad Apollo e questi, anziché
ringraziarlo, lo punisce cambiandogli il colore dal bianco al nero. Claudio Simeoni è l'autore della pagina web dedicata ad Esculapio - Asclepio.
Alcuni
miti fanno risalire la nascita di Asclepio da una fanciulla della Messenia, Arsinoe.
Altri
miti sono riferiti da Pausania che riporta tre
versioni del mito.
In
ogni caso, Asclepio diventa il Dio della Medicina dopo che Zeus lo fulmina per
aver alterato il corso delle cose. Infatti, era diventato così bravo non solo
da curare i feriti, ma anche da resuscitare i morti. La morte è il limite
invalicabile per gli Esseri della Natura. Una volta morti, non ci può essere
ritorno. Una volta morti, gli Esseri della Natura, possono diventare degli Dèi,
ma non possono ritornare ad essere Esseri della Natura. E’ il limite che
Asclepio non poteva superare. Superare quella regola sarebbe equivalso ad
impedire agli Esseri della Natura, gli Esseri Umani nel nostro caso, di
diventare degli Dèi. C’era un solo modo per confermare quel limite ed era la
morte di Asclepio stesso e la sua trasformazione in un DIO.
Asclepio
è la capacità degli Esseri Umani di superare le contraddizioni della malattia.
Affrontare le condizioni di sofferenza e ripristinare le buone condizioni di
vita.
L’arte
della medicina non è arte magica. La magia interviene nella medicina come
trasformazione.
Come
venne portato in Italia il culto di Esculapio (nome
latino di Asclepio)?
Riporto
da:
Tratto
da “Il culto di Esculapio nell’area Nord-Adriatica”
di Cristiano Tiussi ed. Quasar
INTRODUZIONE DEL CULTO A
ROMA
IL CULTO DI ESCULAPIO IN ETA’ ROMANA
Il culto di Esculapio
fu introdotto a Roma agli inizi del III sec. a. c., quando,
in seguito alla terribile epidemia del 293 e alla consultazione dei libri
Sibillini, un’ambasceria di dieci uomini si recò l’anno successivo all’Epidauro, metropoli del culto, e da qui riportò in patria
il serpente, personificazione del Dio; la missione fu preceduta, nello stesso
293, da una suplicatio
pubblica rivolta ad Esculapio.
Nonostante alcuni tratti leggendari,
legati soprattutto al comportamento dell’animale, che avrebbe denotato subito
la favorevole predisposizione della divinità, il racconto delle fonti è, nella
sostanza, degno di fede: a Roma il Tempio fu eretto sull’isola Tiberina, quindi
extra pomerium, come avveniva generalmente nel caso
di un culto straniero, e fu consacrato alle calende di gennaio di 291 a.c.
In realtà il dio della medicina era già
da tempo noto in Italia, solo nelle colonie della Magna Grecia e della Sicilia,
ma forse anche in alcuni centri etruschi, frequentati da mercanti provenienti
dalla penisola ellenica. Appare quindi, estremamente probabile che i romani fossero venuti a conoscenza del
dio greco già durante il IV sec. a.c., quando la spinta espansionistica verso il meridione
li portò in contatto con le civiltà della Magna Grecia e in particolare con
Taranto, e una serie di osservazioni di carattere linguistico riguardanti il teonimo sembrano confermarlo. Acquisterebbe così maggior
credito la notizia dell’esistenza ad Anzio di un luogo sacro di Esculapio già all’epoca dell’ambasceria del 292 a.c. e
dunque prima della fondazione del santuario Tiberino. L’introduzione del culto
a Roma si inseriva in una particolare situazione politica, caratterizzata da
grandi fermenti religiosi, che avevano portato in un breve volgere di anni,
all’ufficializzazione del culto di Salus sul Quirinale nel 302 a.c.,
all’erezione dei templi di Bellona Victrix nel 296, di Venus Obesequens nel 295, di Quirinus e
di Fors Fortuna nel 293.
In questo contesto la missione in Epidauro nel 292 assumeva un significato particolare,
poiché si trattava della prima ambasceria
inviata in Grecia per ricevere una divinità straniera. Il capo della
legazione di dieci uomini era Q. Ogulnius
Gallus, personaggio politico di spicco all’inizio del
III secolo a.c., legato ad importanti famiglie
patrizie, tra cui i Fabii Pictores,
un esponente dei quali aveva curato a sua volta la decorazione del tempio di Salus. Tribuno della plebe assieme al fratello Gnaeus nel 300 a.c., egli aveva
promulgato la lex Ogulnia,
che apriva ai plebei il collegio dei Pontefici e degli Auguri; in qualità di
Edile, sempre in coppia con il fratello, nel 296 a.c. aveva fatto collocare nel
capitolium soglie di bronzo, vasellame d’argento e un
nuovo acroterio con la quadriga di Giove e aveva eretto una statua raffigurante
la Lupa e i Gemelli nel Foro. Da un lato, dunque, il rispetto dell’ideologia
romana, dall’altro l’esigenza di allargamento delle tradizioni nazionali, alla
ricerca di simboli capaci di unire a Roma la maggior parte dei popoli Italici,
nel momento storico in cui, terminate le guerre sannitiche, si profilava
all’orizzonte lo scontro decisivo con Taranto. In questo senso doveva sembrare
particolarmente promettente l’apertura religiosa nei confronti di un culto,
come quello di Esculapio, che godeva di una certa
popolarità nelle colonie greche dell’Italia meridionale.
La scelta particolare di Epidauro, determinata senz’altro dal fatto che il suo era
considerato il santuario più celebre (se non il più antico) del dio medico,
rivestiva, tuttavia, anche un connotato specificatamente diplomatico, dal
momento che avrebbe consentito di rinsaldare il rapporto di amicizia con la
Lega Ellenica fondata da Demetrio Poliorcete, cui
apparteneva la città peloponesiaca. Furono
probabilmente il prestigio e le capacità diplomatiche dimostrate in quell’occasione a far si
che Q. Ogulnio
facesse parte, nel 273 a.c., della prima ambasceria
ufficiale inviata in Egitto presso Tolomeo Filadelfo.
Anche i materiali archeologici attestano
una certa diffusione del culto di Esculapio a Roma
proprio nei decenni successivi alla sua introduzione, tra il III e l’inizio del
II sec. a.c. epoca in cui sono databili quattro delle cinque iscrizioni
repubblicane a lui dedicate e i numerosi votivi anatomici rinvenuti alla fine
del secolo scorso durante i lavori di arginatura del Tevere. Nella prima metà
del II sec. a.c. è inquadrabile anche la nota iscrizione trilingue (greca, latina e punica) di S. Nicolò Gerrei , in Sardegna, con cui Cleon,
servus di una società di publicani
che aveva in appalto la gestione delle saline (probabilmente quelle di Caralis), dedicò un altare di bronzo ad [....in greco]/Aescolapius, identificato, nel testo punico, con Eshmun.
Che l’immediata diffusione del culto a
Roma sia in qualche modo ricollegata all’operato degli stessi personaggi
fautori della sua introduzione, sembra un’ipotesi attendibile, dal momento che
la più antica attestazione epigrafica del culto stesso, l’Aisclapi
pocolom, fu rinvenuta a Chiusi, probabile città
d’origine della gens Ogulnia: da qui provengono,
inoltre, due dediche votive databili tra fine dell’età repubblicana e l’inizio
dell’età imperiale.
E’ innegabile, invece, che tra il II e la
prima metà del I secolo a.c. siano pressoché assenti, a Roma e nel resto
dell’Italia, testimonianze archeologiche del culto, circostanza che
difficilmente sarà imputabile alla casualità dei ritrovamenti, ma che potrebbe
derivare da una fase di graduale regresso del culto stesso, prima di una nuova
fioritura alla fine dell’età repubblicana, in concomitanza con la restaurazione
del santuario tiberino e con la generale risistemazione
in tono monumentale dell’isola verso la metà del I sec. a.c.
Appare
del tutto evidente come l’introduzione del culto di Esculapio
a Roma sia stata dettata da esigenze sanitarie. La necessità di introdurre la
medicina attiva come pratica collettiva. Per introdurre una pratica collettiva,
come è la medicina, era necessario introdurre il “modello” divino a cui
riferirsi: Esculapio. Salus,
divinità che rappresenta la salute, è una divinità passiva. Nel senso che
rappresenta lo stato di essere dell’individuo, non il movimento verso la
salute. Esculapio, invece, è colui che opera per
ottenere la salute. Esculapio è colui che combatte
per ottenere il ripristino delle buone condizioni di vita delle persone. Il suo
operare è tanto maestoso da fare ciò che nessun altro aveva mai osato prima:
resuscitare i morti. Attraverso quest’azione,
Asclepio, si era trasformato in un DIO.
La
necessità di introdurre Asclepio a Roma era la necessità di introdurre la
medicina attiva, la medicina come arte e scienza. Poi, quando vengono dimenticati
i motivi per i quali si è introdotto quel divino, il DIO, si cala nelle
attività degli Esseri Umani. Le loro attività diventano il suo corpo che gli
Esseri Umani alimentano alimentando l’arte medica. Un’arte medica che ha nel
“fattore di crescita” contenuto nella saliva della Vipera di Esculapio la rappresentazione più alta del “curare” le
persone. La ragione dimentica il significato e il perché quel DIO è stato
portato a Roma e in Italia, ma rimangono gli effetti. In tutti i centri dove
c’era il culto a Salus o ad una Dea della guarigione,
viene sovrapposto il culto di Esculapio. In altre
parole, potremmo dire che, dovunque ci sia stata la ricerca della Salute, si è
introdotta l’attività mediante la quale costruire la salute e il benessere fra
gli Esseri Umani.
La
pestilenza indica ai romani la necessità di migliorare gli strumenti con cui
affrontare le malattie. Esculapio non è la verità
assoluta, ma è la forza della trasformazione dell’arte medica. Lo sviluppo
della conoscenza. Il suo culto si sovrapporrà a tutti i culti dedicati alla
Salute o a Dee che allontanano i mali. La figlia di Esculapio,
Igea che è la Salus dei romani. Simbolicamente è la
medicina che partorisce la salute.
Anche
nel Veneto il culto di Esculapio si diffonde.
Ritrovamenti archeologici, anche molto recenti, confermano la diffusione del
culto.
Riporto
l’elenco di alcuni ritrovamenti archeologici sempre ripresi da “Il culto di Esculapio nell’area Nord-Adriatica” di Cristiano Tiussi ed. Quasar:
TRACCE RINVENUTE DEL CULTO
DI ESCULAPIO IN VENETO
FELTRE
Non è del tutto chiaro se la grande
statua di Esculapio di Feltre,
rinvenuta in giacitura secondaria, sia realmente riferibile al complesso
individuato nel corso degli scavi in piazza del Duomo, recentemente interpretato
come la sede (schola) dei collegi professionali dei
fabbri, dendrophori et centonari. Vale la pena di notare che sia la statua feltrina che le due epigrafi votive di Belluno e di Castellavazzo sembrano rientrare in un quadro più ampio
legato alla valorizzazione delle divinità connesse con la sfera della sanatio della Valle del Piave: nella non lontana Lagole, in Cadore, il culto preromano,
connotato in senso iatrico, di Trumusiate/Tribusiate, subentrò a partire dall’età Augustea
o immediatamente post-augustea, quello di Apollo
(evidentemente con la sua qualità di Medicus),
attraverso una interpretatio
che si ricollegava alla tradizione precedente, in parte trasformandola.
La statua rinvenuta nel 1974 durante
gli scavi nella piazza del Duomo a Feltre, in
collocazione secondaria: nell’agosto del 1976 in occasione della ripresa delle
ricerche archeologiche, furono recuperati, nella scarpata meridionale che
delimitava lo scavo, altri frammenti pertinenti la statua : la base intera con
parte delle spire del serpente, un tratto dell’ascella destra, l’alluce di un
piede, a anche alcuni elementi della testa del dio (frammenti della fronte e
gruppi di riccioli dei capelli e della barba.
A
parte la conservazione di statue e frammenti votivi al museo Nazionale
Archeologico di Aquileia, sono da ricordare:
1) Base votiva dedicata ad Aesculapius Augustus da P. Sertorius Bioticus, da Barbarano (ager Vicetius) Museo
Civico Vicenza: Fu scoperta nei pressi del castello di Barbarano
Vicentino (Vicenza) ad una profondità di 80 cm, in seguito a lavori di scavo
per l’acquedotto effettuati nel 1957.
2) Testa di Esculapio
– Museo Civico di Vicenza
Rinvenuta durante gli scavi del teatro
romano di Berga a Vicenza nel 1838
3) Rilievo raffigurante Asclepio (?)
dal santuario dei Dioscuri ad Ateste
– Verona, museo Maffeiano
Rinvenuta nel 1709 in località Casale
ad Este (le vicende legate al ritrovamento non sono
chiarite del tutto).
4) Statua di Esculapio
dal teatro di Tegeste – Trieste Museo civico di
Storia e Arte
Altri frammenti ritrovati, segnalati e
anche perduti nel Veneto.
Da
questi ritrovamenti, appare evidente quanto fosse esteso il culto di Esculapio. Se l’introduzione del culto è avvenuto per
esigenze di progresso sociale, il decadimento dell’età aurea del culto di Esculapio è avvenuto quando, acquisita la mentalità che la
medicina fosse una scienza che andava coltivata, il divino di Esculapio si era calato negli Esseri Umani e dagli Esseri
Umani veniva espresso. L’arte medica diventava pratica sociale; il divino Esculapio diventava soggetto manifestato dagli Esseri Umani
che mediante l’attività medica lo evocavano.
Anche
prima dell’arrivo di Esculapio esisteva una pratica
medica sia fra gli Italici che fra i romani, ma era necessario
ISTITUZIONALIZZARLA. L’istituzione del culto di Esculapio
ha trasformato la medicina in scienza sociale. Le scuole mediche si
moltiplicano e l’ultimo grande scienziato è Galeno che a cavallo del 200 d.c.
non solo reinterpreta Ippocrate,
ma pone le basi per la medicina futura. Galeno polemizzerà con la filosofia
scolastica. Galeno nel 158 d.c. ritornò a Pergamo e il capo dei sacerdoti di
Asclepio lo nominò medico dei gladiatori. Carica che mise a frutto per studiare
i traumi e come curarli. Quando i giochi furono soppressi, per l’arrivo dei Galati e le guerre conseguenti, andò a Roma dove il
successo delle cure prestate al filosofo Eudemo e alla moglie del console
Flavio Boeto gli aprirono le porte al suo successo. Galeno
è l’ultimo grande scienziato medico antico che ha in Esculapio
il modello divino cui riferirsi. Ricerca, sperimentazione, critica e dibattito,
sono a fondamento della sua attività. Non esiste una scuola medica, del suo
tempo, con cui Galeno non abbia polemizzato in una ricerca (che è propria della
manifestazione degli Dèi nelle azioni umane) ossessiva del vero in
contrapposizione alla superstizione o a credenze apriori.
Con
la morte di Galeno nel 200 d.c. ebbe fine la medicina. Poi, arrivati i
cristiani, il velo nero dell’ignoranza rappresentato dall’attesa della
provvidenza del loro dio, calò sugli occhi degli Esseri Umani. Galeno sarà
messo sugli altari come limite invalicabile della scienza medica. La sua
ricerca del vero sarà trasformata in “verità da imitare”. Il suo relativismo
sarà chiuso al superamento e trasformato in assolutismo. Trasformato in
superstizione. Fu necessario oltre un millennio perché Esculapio
si risvegliasse fra gli Esseri Umani anche grazie a Paracelso
(informazioni relative alla medicina greco-romana sono tratte da Antje
Krug “Medicina nel mondo classico” ed. Giunti).
Marghera 27.06.2008
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